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Capitolo 1 - La scoperta della punizione

Durante una discussione particolarmente accesa tra Zeus, Ade e Poseidone, Era, persa la pazienza molto tempo prima, esclamò. "Voi non sapete cosa voglia dire soffrire! Non ne avete idea! Dovreste vivere come vivono coloro che soffrono!"
Ignorata, come ormai spesso accadeva, la dea cominciò a pregare che avvenisse qualcosa che facesse loro capire cosa volesse dire soffrire.

Il giorno dopo, Zeus, Ade e Poseidone si ritrovarono in una stanza, con un bambino, dell'età di sei anni, che dormiva nel letto. La stanza era interamente blu, poco decorata. Non c'erano molti mobili, e il ragazzo si stringeva in due coperte. All'improvviso, la porta si aprì. "Ci scusi, non volevamo..." La scusa del Dio si interruppe, anche perché la donna, appena entrata, non aveva dato alcun segno di averli visti.
"Ehy. Campione." Sussurrò, dolcemente, al figlio. "Mmmm. Ho sonno." "Lo so. Svegliati, dobbiamo andare." Il bambino si alzò. "Cosa c'è di colazione?" "Mangi un frutto e del latte." "Un dolcetto blu? Per favore." La donna scosse il capo. "Se farai il bravo alle elementari, potrai mangiarlo." Il bambino sorrise. "Okay."
Gli dei, non capendo cosa fosse successo, si avvicinarono al ragazzo. "Tu sei?" Ma anche lui, come la madre poco prima, li ignorò.
"Cosa succede?" Chiese Ade ai due fratelli. Loro scossero il capo, ignari.
In cucina, il bambino prese del latte e un frutto, cominciando a mangiare. La madre, invece, cominciò a raccomandare un comportamento impeccabile al bambino. Il bambino annuì. "Farò il bravo. Te lo prometto, mamma." "Lo so." Disse la madre, dando un bacio in fronte al figlio. Il bambino, sorridendo, continuò a fare colazione.
All'improvviso, il cellulare della donna squillò. "Pronto? Sì, sono io. No. Non posso. Devo accompagnare mio figlio a scuola. Per favore. Non c'è. Si, certo. Ovviamente capisco. Va bene. Arrivo." Il bambino guardò la madre. "Devi andare?" "Sì. Ti accompagnerà Gabe." Il bambino si intristì "Ma io a Gabe non piaccio." La donna sorrise. "Quando torni, due dolcetti blu. Ma devi..." "... fare il bravo. Non distrarmi, comportarmi in modo educato. Lo so, mamma." La donna annuì. "Non fare arrabbiare Gabe." Il bambino scosse il capo. "Non lo farò."
Ade corrugò la fronte. "Io ho già sentito il nome Gabe. Non so dove." Zeus e Poseidone scossero il capo. "Sarai suggestionato." Disse, ad alta voce, Poseidone. Ormai avevano capito che lì non li sentiva nessuno.
Il bambino, uscita la mamma, aveva finito la colazione. Mentre si stava alzando, scivolò per terra e ruppe la tazza.
Gli dei lo osservarono impallidire. Poi, dopo essersi alzato, cominciò a pulire il pavimento. "Ma... non aspetta Gabe?"
Si sentì un rumore provenire dalla sala, e il bambino, spaventato, si tagliò con un pezzo di ceramica.
"Ragazzo! Che stai facendo?" "I-io.. ho... è stato un incidente." "Sei un buono a nulla! Non mi sorprende che tuo padre se ne sia andato!" "Non... non lo ha fatto per me! La mamma mi ha detto che è disperso in mare!" "Certo. Come no. Probabilmente ti ha abbandonato appena ha capito che scarto eri. Dislessico. Deficit dell'attenzione. Espulso dall'asilo. Visionario. Ti avverto, ragazzino. Se fai come gli anni passati, ti mando dallo psicologo. Dritto di filato!" Il bambino impallidì. "C'era davvero! L'ho visto!" "Te lo sei immaginato. Un ciclope! Pazzo! Visionario!" Il bambino abbassò lo sguardo. "A scuola ci vai da solo. Pulisci la cucina e preparami la colazione. Pizza e caffè." "La mamma ha..." "La mamma? Gli uomini non fanno quello che vogliono le donne! Muoviti!" Mentre il bambino gli passava davanti con i cocchi di ceramica, il signore lo fece cadere per terra. "Ahi!" Esclamò il bambino, tagliandosi le mani e la faccia.
Gli Dei lo guardarono cominciare a piangere, silenziosamente. "Gli uomini non piangono!" Il bambino si rialzò. Raccolse i cocci e li buttò. Poi, preparata la colazione stava per andarsene.
"Ah. Prima o poi imparerai ad obbedirmi. Quando avrai il mio cognome." Il bambino si bloccò davanti alla porta. Davanti agli Dei che, finalmente, lo videro bene in faccia. Aveva i capelli neri, gli occhi verdi, brillanti. Adesso pieni di lacrime, ma con molta forza dentro di sé. Si girò per fronteggiare il patrigno. "Non convincerai mai la mamma a prendere il tuo cognome! E, io rimarrò per sempre Percy Jackson. Non prenderò mai il tuo cognome!"
L'uomo, alzandosi con molta calma, gli si avvicinò. Poi lo guardò in faccia. "Continua così, buono a nulla, e finirai in riformatorio. Qualunque cosa dica tua madre." "Fallo! Sai che ho ragione!" Persa la pazienza, l'uomo tirò uno schiaffo molto forte, che fece cadere il bambino. "Dì di nuovo una cosa del genere, e preferirai la morte." Il bambino si alzò. "Vado a prepararmi." Ed uscì dalla cucina.
Gli Dei lo seguirono. Poi, nella sua stanza, lo videro bendarsi le ferite. "Ragazzi. Siamo nel passato di Perseus Jackson." Disse Ade, guardando i due fratelli. Poseidone annuì soltanto, mentre Zeus disse. "Non immagino il dolore che provi adesso quel bambino. Di soli 6 anni."

Angolo autrice
Salve! Colpo di scena: gli dei nel passato di Perseus. Gli avvenimenti me li invento io. Alla fine del libro, vedrete il loro comportamento con Perseus 16enne.
By Rowhiteblack

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