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Capitolo Quattro - Occhi Nocciola

Teddy proprio, proprio non riusciva a capire come mai non appena le temperature si alzavano sopra il livello di ''Congelamento Istantaneo'' i grandi lo spedissero a giocare fuori nel momento stesso in cui metteva piede alla Tana. Aveva anche freddo, lui! Era quasi la fine di marzo, ma nella campagna inglese soffiava un venticello dispettoso che gli si insinuava sotto il giacchetto e la maglia, facendolo rabbrividire.
Continuò a chiedersi cosa mai avesse fatto di male mentre si trastullava con la spada di legno, abbattendola contro gli arbusti che spuntavano dal terreno come se fossero terribili nemici. Insomma, va bene, magari aveva rotto qualche vaso negli ultimi anni! E magari aveva combinato altri guai e spaventato Dominique qualche volta! Ma suvvia, non aveva nemmeno mai spaventato Freddie in quel mese... Un colpo della spadina e disse addio a metà di un cespuglio secco.
Per di più, Vic non era ancora arrivata, come sempre, e questo rendeva la sua permanenza in giardino terribilmente noiosa. Era sicuro che se lo avessero lasciato allontanare un pochino avrebbe di certo trovato dei mostri da sconfiggere, ma anche senza voltarsi poteva vedere lo sguardo verde dello zio Harry che seguiva attentamente ogni sua mossa dalla finestra del salotto. Quel giorno il turno di guardia toccava a lui. Il turno di guardia ! Andiamo, ormai aveva quasi sei anni, non era come quando giocava con una microscopica Vi nel box! Poteva badare a sé stesso!
Spezzò un povero ramo innocente con un colpo della spada.
Purtroppo, nessuno dei grandi della famiglia sembrava essere d'accordo. Lo zio George aveva votato in suo favore qualche mese addietro, prima che nascesse Freddie, ma nessuno gli dava mai retta. Dicevano che con tutto quello che aveva combinato si era meritato i diritti politici di famiglia dimezzati a vita... non che Teddy capisse letteralmente cosa voleva dire, ma aveva compreso che doveva trovarsi anche un altro grande che intercedesse per lui dalle nonne, le supreme direttrici delle decisioni. Entrambe gli avrebbero negato persino di portare i capelli colorati, se lo zio Harry non le avesse convinte.
Un alberello tremò sotto i suoi colpi furiosi.
Una voce irata giunse dalla porta della casa alle sue spalle.
<<Ted Remus Lupin! Smetti immediatamente di tormentare quelle piante!>> Nonna Meda sembrava piuttosto irritata,  ferma con le braccia incrociate appena fuori dall'uscio.
<<Ma nonna! Sono secche!>> protestò il bambino.
<<Rifiorirebbero perfettamente, se tu non le distruggessi>> ribatté la nonna. Era una nonna davvero dolce, ma sapeva anche essere severa, e questo Teddy lo sapeva bene.
Abbassò la spada con riluttanza. << Okay, Nonna>>
L'espressione rigida della donna si tramutò immediatamente in un sorriso soddisfatto.
<<Bravo il mio bambino>> sorrise, mandandogli un bacio e facendo per rientrare.
<<Aspetta, nonna!>> la chiamò indietro Ted. La nonna fece capolino dalla porta.
<<Sì, Teddy?>>
<< Quando arriva Vi?>>
Andromeda dovette usare gran parte della sua notevole forza di volontà per impedirsi di alzare gli occhi al cielo  quella domanda, che usciva dalla bocca di suo nipote almeno sette volte per ogni giorno in cui la grande famiglia si riuniva, tutta o in parte. Solo quella domenica era stata posta già tre volte.
<<Te lo abbiamo detto, Ted>> il diminutivo Teddy era, per lei, riservato ai momenti davvero tranquilli e di dolcezza << Non lo so. Sicuramente sarà qui tra poco >>
Detto questo, entrò in casa.
Teddy, tornato ad essere con la sola compagnia della sua nemica noia, prese a correre per i giardino menando fendenti e stoccate ad avversari invisibili, stando bel lontano dagli alberi.
Una vocina squillante risuonò per il giardino. <<Teeeddyyy!!!>>
Il ragazzino si voltò tanto velocemente da farsi male al collo. <<Vi!>> esclamò, abbassando la spada << Dov'eri finita? Ti aspetto da un sacco!>>
La bimba alzò gli occhi al cielo, il nasino all'insù. <<Maman voleva mettermi un vestitino orrible e Domi ha fatto i capricci>> spiegò << Tu cosa fai?>>
<<Teddì!>> li interruppe Fleur, andando verso di loro con la figlia minore tutta imbacuccata in braccio << Cosa fai qui fuori? Tu prenderà freddo! E sei tutto sudato!>>
Lui fece una smorfia. << Mi hanno detto di venire fuori a giocare>>
Bill,arrivato dietro la moglie, scoppiò a ridere. <<Stavi facendo confusione, eh, peste?>><<No!>>protestò il bambino, indignato << Sono solo entrato!>>
Anche Fleur fece un risolino, spostando Dominique da un braccio all'altro.
<< Comunque sarà quasi pronto il pranzo, quindi sarà il caso che rientri anche tu>> commentò lo zio Bill, spingendo il passeggino a due piani verso la porta. Vi prese la mano di Teddy e si incamminò anche lei dietro il padre, tirandoselo dietro. Stavano proprio per entrare dalla porta d'ingresso, che non era mai chiusa senon di notte, quando la zia li bloccò con il braccio.
<<Dove pensi di andare con quelle scarpe piene di fango, Teddì?>> gli chiese inarcando un sopracciglio. Il bambino abbassò lo sguardo ai piedi e notò che in effetti le suole delle sue scarpe da ginnastica avevano una suola aggiuntiva di terra appiccicata sotto.
<<Devi pulirle >> osservò Vi, interessata. La zia Fleur stava proprio per dire che poteva rimediare lei con un incantesimo, ma Teddy trovò una soluzione più semplice. Tolse velocemente entrambe le scarpe senza nemmeno slacciarle.
<<Dai Vi, vieni!>> esclamò, per poi correre dentro con labambina.
Fleur rimase un secondo basita, poi scosse la testa conun sorriso esasperato ed entrò.

La nonna Molly li chiamò a pranzo due minuti dopo che erano entrati,quindi Victoire non ebbe molto tempo per mettersi a giocare conTeddy. Furono entrambi spediti a lavarsi le mani – e la faccia per Ted - e poi invitati a sedersi a tavola. Nonno Arthur aveva inventato un nuovo modo di sistemare i tavoli per fare in modo di riuscire a pranzare seduti, anche se stretti, tutti quanti. Erano in diciannove, compreso Freddie che però non occupava molto spazio, e nella cucina della Tana non sarebbero mai entrati. Durante i grandi pranzi della domenica i tavoli venivano spostati nel salotto, leggermente più grande, e sistemati in uno strano ordine -quella domenica a forma di zeta- per farci entrare tutti.
Vic, come al solito, rifiutò di sedersi su un seggiolone come le gemelline e la sorellina. Non riusciva a capire perché il papà se lo portasse ancora dietro, in effetti. Teddy racimolò quattro o cinque cuscini e li ammonticchiò sulla sedia accanto alla propria, poi il papà la sollevò e la calò dall'alto sulla pila, in precario equilibrio. Il cugino si sistemò scomposto, con i gomiti sul tavolo, e cominciò a giocherellare conla forchetta.
<<Ted! Mettiti composto, per l'amor di dio!>> lo riprese nonna Meda,con le mani sui fianchi << E non sbuffare!>>
Il bambino, visibilmente di cattivo umore, si sedette per bene corrucciando il viso.
<<Teddy?>>lo chiamò la bimba.
<<Umh?>>
<<Come sta zia Ginny? >>
La zia era incinta di praticamente nove mesi, mancavano solo pochi giorni al termine ultimo stabilito dai medimaghi, ed aveva un pancione davvero enorme. In quel momento era seduta a capotavola, su una sedia più simile ad una poltrona, con una mano sulla pancia. Tutti le si affaccendavano intorno premurosi, nonostante le sue continue lamentele - <<Sono incinta, non moribonda!>> - ,così per avere pace lei fingeva di essere stanca e la nonna Molly cacciava ogni essere umano dalla stanza. La zia lo faceva apposta, ed era un segreto che aveva condiviso solo con il " Duetto d'estate",come diceva lei. Aveva preso a chiamarli in quel modo da qualche mese, dicendo che insieme formavano proprio quella stagione, tra i capelli azzurri o comunque colorati di Teddy, quelli biondissimi di Victoire e la loro sconfinata allegria. La prima volta, Vic aveva risposto, storcendo il nasino, che a lei piaceva l'inverno, facendo ridere la zia.
La bambina in realtà non ci aveva fatto molto caso, ma zia Ginny aveva cominciato con quel soprannome poco dopo la nascita di sua sorella Dominique. Questo perché, come invece Teddy aveva intuito – dopo aver origliato una conversazione tra gli zii-,da quando era nata Domi loro due sembravano se possibile ancora più attaccati e inseparabili. Quando si trovavano ad essere nella stessa casa, non passava neppure un millesimo di minuto dall'arrivo del secondo che i due già si erano allontanati per giocare lontano dai grandi. Come lo zio Harry aveva notato, Teddy non aveva mai degnato Dominique di più che un saluto veloce o un buffetto, da quando Victoire aveva messo il broncio perché si sentiva trascurata. O meglio, quella piccola principessa probabilmente si sentiva in dovere di sentirsi trascurata a causa della sorellina, anche se ogni membro della famiglia si impegnava per evitarlo, e aveva preso a mettere su una smorfia delusa ogni volta che qualcuno dedicava alla neonata qualche attenzione in più. Teddy allora, resosi conto della situazione, aveva cominciato a correre da lei non appena la vedeva salutando solo velocemente gli altri per poi correre a giocare per tutto il giorno solo con Vi. Questo aveva portato entrambi ad avere per l'altro un attaccamento ancora più profondo, un legame che andava molto oltre il semplice ritrovarsi a stare insieme di domenica o durante le feste. Ormai non c'era quasi giorno in cui le loro insistenze di vedersi non venissero accontentate, anche perché se erano insieme Vic non si metteva a giocherellare con il broncio per la casa e Teddy non distruggeva nulla come sfogo per la noia. Il più delle volte, non distruggeva nulla. Dopo qualche mese era diventata un'abitudine averli entrambi nell'una o nell'altra casa, che si davano ad esplorazioni silenziose, scoppiettanti battaglie o filosofiche chiacchierate mentre Vicky acconciava i capelli del povero bambino, allungati per l'occasione.
<<Sta bene, penso>> rispose Teddy, strappandola dalle sue riflessioni sul soprannome affibiato loro << Però dice che il pancione pesa come una cassa di bolidi>>
La bimba rise graziosamente, contagiando il cugino.
<<Non vedo l'ora che nasce!>> batté le mani deliziata<< Ti ricordi quando è nato Freddie, Teddy?>>
Il ragazzino annuì. Era passato meno di un mese, dopotutto. <<Piangeva tantissimo. E poi zio George credeva fosse femmina>>
<<Perché gli hanno messo la copertina rosa!>> protestò lei.
Teddysi strinse nelle spalle. << Blu le avevano finite. E comunque si vedeva >>
<< Beh, non tanto però. I bambini piccoli sono tutti uguali!>>
<<Umh,sì, è vero>> concordò lui con un cenno.
Nonna Molly annunciò che la zuppa di cavoletti e carote doveva essere pronta, quindi che si mettessero seduti per bene, e andò in cucina a prendere la pentola.
Teddy fece una smorfia disgutata. << Odio i cavoletti>> chiarì allo sguardo interrogativo della cugina.
<<Non mangiarla>>.A Victoire la cosa sembrava ovvia,
<<Le nonne si arrabbiano>> sospirò il bambino.
Lei socchiuse gli occhi.<< Ma se non ti piace...>>
<<Nonna Meda dice che devo mangiare tutto. E nonna Molly mi uccide se non mangio qualcosa>>
La bambina si arrese. In effetti, rifiutare una portata ai pranzi  della nonna poteva rivelarsi fatale. <<Zia Ginny vuole un maschio,vero?>> cambiò argomento, roteando la forchetta.
Teddy cominciò ad arrotolarsi il tovagliolo intorno alla testa.<<Veramente la zia dice che quando nasce lo vedremo, e basta>>rispose, con la lingua fra i denti e gli occhi rivoltati per vedersi la fronte.
Vi corrugò la fronte. <<Che stai facendo? Lo zio Harry vuole una femmina, giusto?>>
<<Zio Harry dice che se è una femmina sarà come la zia, quindi sarà terribile comunque, quando arriva arriva>> replicò lui, stringendo il tovagliolo arrotolato dietro la testa.
La bambina decise di ignorarlo.<< A me piacerebbe una femmina!>>esclamò << Fred è maschio>>
Teddy lasciò perdere la sua fascia artigianale per guardarla basito. <<Ma ci sono già le gemelle e Dom!>> protestò.
<<Ma Domi non conterà, forse, Ted! E le gemelle valgono per una sola, sono a metà!>> ribatté lei cocciutamente.
<<No invece! Sono due>>
<<Sì,invece! Sono gemelle!>>
Sembrava che si stessero litigando dei personaggi di una raccolta, ognuno dei due impegnato a lottare per averne uno in più dalla sua parte. Dominique non veniva considerata molto, un po' perché Vic non aveva ancora superato del tutto la gelosia, un po' perché Fleur già la trattava con tanta iper-apprensività che sospettavano non sarebbe mai stata buona per i loro giochi. Continuarono così finché Nonna Molly non tornò con la sua enorme pentola di zuppa e furono costretti a zittirsi mentre la distribuiva chiacchierando ininterrottamente.
Teddy fece una smorfia disgustata quando un cavoletto di Bruxelles cadde nel suo piatto insieme alla zuppa, facendo ridere la cugina e determinando la tregua.
Victoire si pulì attentamente le labbra con il suo tovagliolo, perfettamente piegato a differenza di quello del cugino, che era stato costretto da Meda a toglierlo dalla testa e lo aveva abbandonato vicino al suo piatto, tutto stropicciato. La zuppa, pur essendo perfetta e presumibilmente deliziosa come ogni cosa che usciva della nonna, non la aveva convinta. Ascoltando i complimenti dei grandi però, le venne in mente che forse nemmeno a lei piacevano i cavoletti.Comunque, l'arrosto era squisito e anche le patate con burro, e lei si sentiva scoppiare. Nonna Molly era di nuovo sparita nella cucina,per prendere il dolce da quanto aveva capito Vic, e tutti sedevano rilassati e satolli attorno al tavolo, parlando pigramente. A lei venne da sbadigliare e si sbilanciò, rischiando di precipitare dalla pila di cuscini. Per fortuna Teddy la fermò, con uno scatto, e rimise la pila dritta.
<<GrazieTeddy>>
<<Figurati...>>il bambino sembrava distratto.
<<A che pensi?>> gli chiese la bimba. Teddy la guardò e arrossì appena.
<<Cercavo di ricordarmi una cosa>> borbottò.
<<Che cosa?>> la curiosità di Vic era famosa in famiglia.
Il cugino sbuffò. <<Di quando sei nata tu>>
Victoire saltò subito su eccitata. La sua curiosità entrò in modalità turbo. << E che ti ricordi? Com'ero?>>
Era troppo piccola, per quanto fosse sensibile e precoce, per pensare di star toccando un tasto pericoloso. In fondo, lei neppure sapeva ancora che la mamma e il papà di Teddy erano morti proprio il giorno del suo compleanno, due anni prima. Aveva sentito delle storie sulla battaglia, su tutto, ma non sapeva ancora davvero tutto.
Teddy però sì. Non lo aveva saputo quando la cugina era nata, ovviamente, perché era molto piccolo, ma adesso lo sapeva. Si incupì un poco, ma non voleva rattristare la cuginetta.
<<Io...poco poco>> rispose << Che siamo andati tutti all'ospedale, e poi zia ti teneva in braccio. Avevi i capelli tanto lunghi>>
La bambina si beveva avida quelle pillole di storia. Nessuno sembrava mai avere voglia di raccontarle di quando era nata. << E basta?>>
Il bambino strinse gli occhi, cercando di ricordare. Ad un tratto arrossì. << Io... io.. emh...>>
<<Tu che?>> ripeté lei.
<<Lui pensava che tu fossi un fiore>> intervenne lo zio George,seduto davanti a loro, con un ghigno. Teddy arrossì tutto, capelli compresi.
Vicky lo osservò confusa. << Un fiore?>>
<<Giààà...un piccolo fiore giallo, vero Ted?>> lo canzonò lo zio. Il ragazzino era più rosso della salsa alle fragole, e i suoi capelli, striati di rosso e azzurro, schizzavano da tutte le parti.
<<Non è vero!>> si lamentò. Lo zio rise e Teddy fece per ribattere, piccato, ma in quel momento, proprio mentre Nonna Molly stava rientrando in salotto con un'enorme torta alla melassa, un suono strozzato interruppe tutte le conversazioni. Ogni persona nella stanza, fuorché Fred che dormiva beato nella sua culla, si voltò di scatto verso il capotavola a destra.
La zia Ginny stava fissando zio Harry, con entrambe le mani premute sul pancione.
<<Io...OH!>> si interruppe con un gemito. Harry sembrava paralizzato,la fissava con la bocca aperta senza dare il minimo accenno a muoversi. La zia si mosse sulla sedia.
<<Cred-...ouh...Le avevo anche prima ma... Credo che siano delle dog->>ruppe di nuovo la frase con un verso di dolore. Per un'altra manciata di secondi, forse, nessuno fece nulla. Rimasero lì a fissare Ginny che si teneva il pancione, gemendo, poi lei lanciò loro uno sguardodi fuoco. E si scatenò il caos.

Victoire poi non avrebbe saputo dire se era lei a non aver capito bene cosa stava succedendo, o se il putiferio che si era scatenato avrebbero lasciato confuso chiunque. Credeva che nonna Molly, quasi in preda ad un attacco isterico, avesse praticamente lanciato via la torta gridando qualcosa tipo << LE TOGLIE!>> , ma non aveva capito che cosa significasse. Dopodiché era stata circondata da un nugolo di gente che gridava e correva da tutte le parti nella casa, strillandosi a vicenda cose da prendere.
<<La borsa!>>
<<Fleur prendimi la borsetta, cara>>
<<Avete preso le vestine?>>
<<George,la macchina fotografica!>>
<<A-AH! Ahi!>>
Dopo pochi secondi Fred, disteso nel suo passeggino imbottito, si svegliò e, probabilmente spaventato dal chiasso, cominciò a piangere disperato aggiungendosi alla cacofonia. La zia Angelina corse acercare di calmarlo, lo zio George rientrò nella stanza trasportando due borsoni vecchio stile, la zia Hermione cercava di tranquillizzare la zia Ginny mentre lo zio Harry era accanto alla moglie e zio Ron era corso a controllare che ci fosse qualcosa nell'auto, la nonna correva qua e là strepitando ed il nonno stava fermo non sapendo che fare, il papà se ne era andato per prendere delle cose a casa, la mamma calmava Dominique, Teddy pareva sparito...
<<Vi, scendi, sbrigati!>> Teddy riapparve accanto alla sua sedia,scarmigliato, trascinando per mano Molly Junior e Lucy che tutto sembravano meno contente di essere state svegliate dal riposino.
<<Scendi,dai!>> la voce di Ted aveva una nota di urgenza, e sembravasconvolto mentre teneva in piedi le due bimbe .Victoire saltò giù agilmente, facendo rovinare a terra i cuscini. Fece per metterli in ordine, ma Teddy la fermò afferrandole il braccio.
<<Non c'è tempo, dai!>> si mise a correre verso la porta, schivando i grandi in preda al panico e tirando le due gemelline assonnate. Vic lo seguì, rimanendo a corto di fiato nello sforzo di tenergli dietro. Sbucarono in giardino, dove tre automobili stavano atterrando bruscamente con un boato. Da dietro quella al centro spuntò lo zio Ron.
<<Non sapevo come spostarle!>> si giustificò con Percy, che lo guardava tra lo scioccato e l'arrabbiato. Poi corse dentro. Si sentì un crac e il papà riapparve in mezzo al giardino, con una borsa a tracollo che aveva tutta l'aria di aver vissuto diverse guerre di palline di carta e inchiostro. Nel caos che proveniva dalla casa, la gettò nell'ultima macchina e corse dentro. Lo zio Percy, che era rimasto imbambolato, sembrò ricordarsi improvvisamente il proprio ruolo e si mise a trotterellare da una macchina all'altra, borbottando con aria contrariata parole magiche e puntando la bacchetta all'interno dell'abitacolo. Arrivò anche la zia Audrey, gridò qualcosa al marito terrorizzata, poi videle figlie aggrappate a Teddy e si tranquillizzò. Prese ad aiutare il marito, spalancando tutte le portiere. Teddy nel frattempo allacciava una scarpa a Molly Junior, mentre Lucy chiedeva continuamente cosa succedesse. Dalla Tana si sentiva ancora distinto il pianto di Fred,in sottofondo alle grida generali. Un secondo dopo, tutta la famiglia si riversò fuori dalla porta. Nonna Molly e nonna Meda in testa, con un borsone ciascuna, l'una strepitando e l'altra che sembrava esserel'unica tranquilla. Dietro di loro la confusione si infittiva, c'era lo zio Harry che era pallidissimo e cercava di passare dalla porta con qualcosa in spalla, ma non ci riusciva. Alla fine gridò qualcosa indietro e si abbassò piegandosi sulle ginocchia, uscendo finalmente fuori seguito a ruota dal papà, lo zio Ron e lo zio George. Portavano in spalla la poltrona di Ginny come la sedia di una regina, e la bambina capì come mai non riuscissero a passare. La donna,ondeggiando, per poco non batté la testa e alternava strilli di dolore a invettive contro i fratelli e il marito.
<<Cosafat- AH! Idioti, così fate peggio!>>
Quando furono passati e cominciarono a correre verso l'auto in cima alla fila, facendo oscillare la sedia, apparvero la mamma e la zia Angelina con i passeggini di Fred e Domi. Nel caos li avevano scambiati, così Fleur spingeva Fred e Angelina Dominique, ma non sembrava importargli. A Victoire sembrò di vedere un lampo colorato sfrecciare dietro di loro, ma immediatamente uscì la zia Hermionecon una catasta di borsette e la macchina fotografica. Intanto gli uomini stavano cercando di depositare la zia in auto con tutta la sedia, mentre lei e la nonna gridavano e Audrey tentava di mettere calma. Lucy e Molly si guardavano intorno molto confuse, ma almeno stavano buone. Lei aveva un po' freddo, fuori in quel modo, e Teddy era scomparso. Tra le grida, la zia Ginny sparì nella prima auto proprio mentre nonno Arthur chiudeva a chiave la porta di casa. Gli altri cominciarono a fiondarsi nelle altre auto con tutti i bagagli, facendo ancora più confusione, e Teddy non si vedeva. Improvvisamente una finestra del salotto si spalancò con forza e andò a sbattere contro il muro, ma prima che fosse tornata indietro per il contraccolpo Teddy era già saltato fuori e stava correndo verso di loro con dei vestiti sul braccio. << Ho i vostri giacchetti!>> gridò.
La bambina fu risucchiata all'interno dell'auto da qualche parente, insieme alle gemelle, proprio mentre la prima macchina della fila metteva in moto e lei si rendeva conto che il cugino correva in giardino a piedi nudi. Fu trascinata nell'angolo della terza fila di sedili e Ted saltò dentro mentre anche la loro auto faceva rombare il motore, scavalcando sedili in pelle e parenti non identificati per raggiungerla. Si lasciò crollare accanto a lei, e chiuse gli occhi.
Victoire era frastornata. Capiva a metà ciò che stava succedendo, era inscatolata in un rettangolo di metallo che sbatacchiava sollevando una tempesta di polvere per una strada di campagna, circondata dai familiari esaltati e da bimbi che piangevano, non aveva idea di dove fossero i suoi genitori, stava accadendo il finimondo, la nonna strillava e piangeva, la zia Ginny si sentiva male e a giudicare dalla sua faccia anche lo zio Harry, Fred non smetteva di strillare a squarciagola e piangere disperatamente e le stava spaccando la testa...
E, in tutto questo, Teddy non portava le scarpe.

Fu un viaggio movimentato. Di tutta la famiglia, soltanto il nonno, zio Harry e il papà guidavano l'auto, e si erano divisi nelle macchine. Sorvolando sulle grida e la confusione in generale, il nonno perse di vista le due auto più avanti e sbagliò strada, facendoli finire imbottigliati in una cittadina tortuosa. Ritrovata la strada giusta,incontrarono un piccolo incidente che aveva causato una coda. Per fortuna la macchina dello zio e quella del papà dovevano essere già passate, e probabilmente erano quasi arrivate all'ospedale.
Victoire almeno ebbe modo di capire con chi condivideva quel folle viaggio,perché nella fretta tutti si erano fiondati nella prima macchina che avevano trovato, in un miscuglio di famiglie. Lei era seduta in ultima fila, tra Teddy e George che, approfittando dell'assenza di Andromeda, stavano avendo una discussione interessante a proposito di un nuovo Tiro Vispo; davanti invece, c'era il nonno alla guida con accanto Percy, entrambi nel panico per la strada da seguire. Al centro poi le due gemelline si erano beatamente riaddormentate, e Vicky non riusciva proprio a capire come, perché il piccolo Fred, in braccio alla madre, aveva pianto fino a poco prima. Lei, dal canto suo, si era abbandonata sul sedile e cercava di capire il senso di tutto quanto stava succedendo.
Arrivarono a Londra dopo diverso tempo, e ne impiegarono quasi la stessa quantità per trovare un parcheggio. I babbani si fermarono sconcertati per guardare otto persone più un passeggino uscire da quell'auto apparentemente normale e mettersi a camminare velocemente verso il vecchio centro commerciale in disuso. Teddy, con i capelli azzurri e i piedi nudi, attirava ben più che qualche occhiata. Victoire si ricordava di quel posto perché ci erano stati solo un mese prima, ma rimase comunque appiccicata aTeddy per non perdersi. Il ragazzino aveva anche una delle gemelle, forse Molly Junior, appesa all'altro braccio, ma non vi badava.Continuò a correre dietro agli altri finché non si fermarono tutti di fronte alla vetrina dell'edificio. Il nonno avvicinò il viso al vetro con aria nervosa.
<<Emh, salve>> cominciò, schiarendosi la voce <<Siamo qui per vedere Ginevra Potter>>
Vic scrutò al di là del vetro, verso quell'orrendo manichino che si ricordava, per vedere se si muoveva. Quello piegò la testa di lato, come se fosse confuso, poi la raddrizzò e annuì. Lo zio sbuffò.
Il manichino sollevò un braccio e fece loro segno di avvincinarsi, poi tornò inanimato.
<<Ora entriamo?>> chiese curiosa Molly.
<<Sì,non mi lasciare mai la mano, capito?>> le disse Teddy<<Nemmeno tu, Vi>>
Dopo essersi guardati intorno, si accostarono al vetro uno dopo l'altro e lo attraversarono come se fosse fatto d'acqua. La bambina rabbrividì quando toccò a loro e un brivido gelido le passò lungo tutta la schiena. Odiava quella sensazione.
Spuntarono nel grande atrio, disseminato di sedie e panche per chi attendeva, con dei lampadari aforma di sfere luminose appesi al soffitto. Il nonno si diresse al banco dove una strega dava informazioni per chiedere dove dovevano andare. C'era un grande cartellone appeso sopra il banco e Teddy, che teneva ancora strette per le mani lei e Molly, stava cercando di leggerlo. Vic lo vedeva muovere le labbra per sillabare le lettere.
Il nonno tornò dopo qualche minuto, e si incamminarono su per delle scale con le pareti tappezzate di dipinti di maghi e streghe dall'aria vecchia.
A Victoire non sembrava affatto strano che parlassero tra di loro, ma rimase davvero stupita quando uno di loro le rivolse la parola.
<<Buondì, fanciullina bionda!>> il vecchio mago rugoso sembrava di ottimo umore. Poi, da un secondo all'altro, inorridì. <<Ohibò! Cos'èmai quello strano colore negli occhi?! Epidemia! >> prese a gridare <<Allertate le autorità! Epidemiaaa!!!>>
Teddy lo guardò in cagnesco e tirò le mani delle due bambine per incitarle a salire.
<<Sono occhi grigi, testa di carta! Sono bellissimi, ma dove vivi?!>> gridò dietro al vecchio del dipinto, che stava correndo su e giù per il corridoio attraverso le cornici. Quello rispose con altre grida e diversi epiteti poco lusinghieri, al che Teddy corse su per le scale veloce come lo zio Ron alla vista del pollo. Molly Junior, sulle sue gambette paffute, inciampò più di una volta e l'unica cosa che le impedì di finire viso a terra fu semplicemente la presa salda del cugino che la trascinava di peso. Dopo quelle che a Vic sembrarono davvero tante scale si fermarono tutti dietro al nonno, che pareva confuso.
<<Eppure mi sembrava di aver capito proprio a questo piano... A destra...Su...>>borbottava guardandosi intorno. La zia Angelina cullava freneticamente Freddie, che aveva tutta l'aria di voler scoppiare di nuovo in un pianto terribile. Oh, per favore, no, non di nuovo. La gemellina si era staccata, con una certa difficoltà, dalla presa diTeddy e stava caracollando verso sua sorella. Confabularono per un attimo e attirarono poi l'attenzione del padre.
Con un sorriso smagliante, recitarono in coro:
<<Papino! ...>> e poi uno degli insulti davvero poco eleganti che il vecchio abitante del quadro aveva loro rivolto contro poco prima. Chiunque passasse per il corridoio si voltò sconcertato a fissarle. Lei si stava mordendo la guancia, mentre il cugino era diventato rosso fino alla punta dei capelli.
Percy sembrava pietrificato. <<M-Molly Junior!Lu-ucy! >> riuscì a formulare, rivolgendosi alle figlie e sbagliando a chiamarle, come da copione <<Da chi avete sentito questa parola? Non dovete ripeterla mai più, capito?>>
Le bimbe si guardarono stringendosi nelle spalle, e per fortuna in quel momento una testa rossa spettinata spuntò dal corridoio a destra per frenare lasituazione. Il papà, con i ricci spettinati, sorrise.
<<Ehi! Cominciavamo a pensare che foste finiti in Perù!>> rise.
<<No,ma ci siamo passati>> bofonchiò lo zio George, facendo ridere la moglie e Teddy.
Il nonno si agitò imbarazzato.<<Allora?>>
Bill si strinse nelle spalle. <<Non sappiamo, ma dovrebbe star andando bene>> spiegò, facendo loro segno di andargli dietro nel corridoio <<Harry è dentro con Ginny, anche se nessuno vuole fare una scommessa con me su tra quanto lo porteranno fuori svenuto...>>
<<Io la faccio!>>intervenne George con un ghigno. La zia Angelina, esasperata, trovò il modo di farlo tacere piazzandogli in braccio il minuscolo Fred. Vic aveva notato che tutte le volte che lo zio teneva in braccio o solo era accanto al figlio, diventava subsonicamente più tranquillo,premuroso e attento, come se avesse paura di farlo cadere e andare inpezzi. A quanto pareva, anche la zia lo aveva notato e lo sfruttava.
Il corridoio era colorato, come la cameretta della bimba a Villa Conchiglia, con le pareti piene di disegni di fiori e api e bebè. Non capiva perché mai le api. Insomma, erano dolci,disegnate a quel modo paffuto... ma secondo lei ci sarebbero stati molto meglio dei cuccioli. Proprio grazie a questo critico guardarsi intorno notò un piccolo particolare, quasi di sfuggita.
I capelli di Teddy.
Il bambino le teneva ancora la mano salda nella sua, ma la sfumatura dei suoi capelli azzurro-verdi era troppo scura, e lui sembrava pensieroso. Gli occhioni limpidi, di solito scintillanti e dipinti di colori diversi, erano chiari e quasi solo azzurri.Guardava con aria assente le finestre aperte sulle pareti e i disegni, con la piega della bocca all'ingiù.
Victoire si impensierì per il cugino, che stesse male?
<<Teddy>>lo riscosse tirandolo per il braccio <<'Tai bene?>>
Un sorriso sbieco comparve sul volto del ragazzino mentre la guardava, con gli occhi ancora azzurri e tristi. <<Ma certo Vi, sono felice. E tu, sei agitata?>>
Anche se ancora poco convinta,la bimba scosse la testa. <<No, voglio un'altra cuginetta!>>
<<Non sarà una femmina!>> protestò l'altro imbonciandosi. Vic gli rivolse uno sguardo ostinato.
<<E invece sì!>>
Lo zio Ron uscì da una porta, appena in tempo per impedire lo scoppio di una nuova discussione. Aveva i capelli scompigliati – come tutti, a quanto pareva- e la camicia spiegazzata, ma un sorriso enorme gli illuminava il viso. Immediatamente tutti gli adulti gli si assieparono intorno, assetati di notizie, ma i due bambini colsero solo lo zio che scuoteva la testa e qualche parola per incitarli a seguirlo. Gli si affrettarono dietro alla massima velocità che le gambette di Vic potevano sostenere, rimanendo qualche metro indietro nel corridoio oltre la porta. Alla fine di questo, sul quale erano affacciate molte stanze,li attendeva il resto della famiglia in evidente stato di agitazione assoluta. Victoire, ancora frastornata dalla confusione di poco tempo prima, fece una graziosa smorfia.
Invece Teddy sorrise con gioia. A lui erano familiari quell'agitazione e quell'ansia, li ricordava dalla nascita di Fred, di Dominique, delle gemelle... forse persino di Vi. Era l'agitazione della felicità.
Questa volta poi, lui sentiva l'eccitazione che gli rodeva le viscere, smanioso di conoscere quel nuovo arrivato, quel suo nuovo fratellino. Checché ne dicesse Vi, sarebbe stato un maschietto.
Lo faceva solo sorridere nonna Molly che camminava su e giù borbottando contro qualcuno, nonno Arthur che si lucidava compulsivamente gli occhiali, le zie che chiacchieravano ininterrottamente per mascherare la tensione, e i suoi occhi e capelli cominciarono a rianimarsi; l'unica aura di calma proveniva da nonna Meda, che se ne stava seduta con un sorriso sereno e un po' divertito, e quella postura elegante che Teddy non riusciva proprio ad imitare. Eppure il bambino seppe riconoscere in lei una punta di tristezza, la stessa tristezza che gli aveva afferrato il cuore solo qualche minuto addietro. Stavano entrambi pensando a quelle persone che avrebbero dovuto essere lì e invece non c'erano,che avevano lasciato uno strappo impossibile da dimenticare.
Incurante e forse quasi inconsapevole della piccola mano che stringeva ancora nella propria si diresse verso la nonna. La donna lo notò e sorrise caldamente.
<<Nipote, spero vivamente che tu non abbia distrutto il mondo mentre eravamo separati>>lo salutò. Anche Teddy sorrise e, ne era certo, Vi accanto a lui fece lo stesso.
<<Non penso, nonna>> rispose pacifico. Poi mollò la manina di Vi e andò ad abbracciarla, salendo in ginocchio sulla panca dove era seduta e aggrappandosi al suo collo. La nonna lo strinse dolcemente.<<Allora, sei felice, mio piccolo ometto?>> gli sussurrò.
Il bambino annuì contro la sua spalla. <<Sì, nonna. Avrò un fratellino... penso>>
Sentì la nonna ridere sommessamente. <<Oh, piccolo, sì lo avrai>>sorrise <<Anche se penso tu abbia già altri fratellini, tesoro mio>>
Scostandosi, lui la guardò un po' confuso, senza capire.
Andromeda si limitò a ridere piano.<<Torna da Victoire, forza>> lo spinse appena, e lui saltò giù dalla panca, facendosi leggermene male per via dei piedi nudi. Miracolosamente la nonna non se ne era accorta.
Al contrario di quanto si era aspettato, la bimba non aveva messo su il broncio perché la aveva lasciata sola, anzi aveva un piccolo sorriso e lo osservava con gli occhioni grigi come cercando di decifrarlo.

Intorno a lei l'agitazione generale non era cessata, anzi, forse con il passare del tempo andava aumentando. Teddy era quasi sicuro che e non le fosse arrivata qualche notizia al più presto, nonna Molly sarebbe esplosa. Borbottava come un pentola a pressione e secondo lui le usciva anche il fumo dalle orecchie. Lo zio George e Bill che scommettevano su tra quanto sarebbe stato portato fuori lo zio Harry semisvenuto non miglioravano certo la situazione.
Finalmente,quando l'eccitazione e il nervosismo cominciavano a far agitare anche i due bambini, una voce conosciuta trapelò attraverso la porta fondo a sinistra del corridoio, subito seguita dallo zio Harry in persona. Teddy rimase colpito dalla gioia che gli si leggeva in volto,luminosa al punto da sembrare un faro in una stanza buia.
Lo zio stava piangendo, con le lacrime grandi e copiose che gli rotolavano giù per le guance. Fu immediatamente assediato, ma il bambino si tirò dietro Vi sgusciando fra le gambe degli adulti e riuscirono a guadagnare la prima fila. Lo zio Harry stava abbracciando zio Ron, e ridevano entrambi, e poi la zia Hermione e la nonna e il nonno e zio George...
Praticamente tutti lo abbracciarono, cercando nel frattempo di carpirgli informazioni. Ma l'unica cosa che Harry ripeteva meccanicamente, con la voce rotta, era: <<Sta bene,stanno bene, tutto bene>>

Quando vide Teddy e Vic, fece una risata roca e si chinò per scompigliare i capelli al ragazzino. <<Allora, che ne dite, andiamo a conoscere questo bebé?>> sorrise, con gli occhi luminosi come Ted non ricordava di averli mai visti.
Lo seguirono tutti attraverso la porta da cui era uscito, ignorando platealmente i deboli tentativi di protesta di un'infermiera. Una ventina di persone di certo non stavano comode in quella cameretta d'ospedale, anche se alcuni erano bambini piccoli.
Non appena fu entrato Ted cercò lazia Ginny con lo sguardo, tentando di scavalcare gli adulti e continuando ad infilarsi fra un paio di gambe e l'altro trascinandosi dietro una curiosissima Vic. Finalmente, dopo qualche attimo di organizzazione, riuscirono a vedere la zia seduta nel suo letto, che guardava con amore e ridacchiando un fagottino che le si agitava fra le braccia. Victoire, che lo fissava estasiata, cercava di capire se fosse una femminuccia. Teddy fremeva dalla voglia di guardare in quelle coperte, sentiva una morsa allo stomaco e non stette ad ascoltare le congratulazioni o le conversazioni pressanti, né le domande assillanti di nonna Molly alla figlia. Si avvicinò invece ad un lato del grande letto, con Vi al seguito, tentando di guardare meglio. Vedeva la cuginetta lanciare sguardi confusi agli zii che piangevano tutti, chi come una fontana e chi solo qualche lacrima, per poi scuotere la testolina bionda. Il brusìo dei parenti che discutevano tra loro nella stanza andò crescendo, finché a Ted non sembrò di avere un calabrone intrappolato nelle orecchie che gli stava facendo scoppiare la testa. Anche Victoire si era messa le mani sulle orecchie con una graziosa smorfia.
<<EEEHIII!!!>>gridò ad un tratto lo zio Harry, sgolandosi tanto da farsi male alla gola, ma ridendo ancora <<Lo volete vedere questo bimbo ono?>>
<<Oh, sì, sì, sì, sì ...>> cominciò arispondere la nonna, estasiata, poi si interruppe rendendosi conto di cosa aveva appena detto Harry. Per forse un secondo regnò un silenzio attonito. Poi Ron gridò estatico : <<Per le mutande di Merlino, un maschio!>>
Tutta la famiglia si precipitò avedere, assiepandosi attorno al letto mentre Ginny rideva e rendendo impossibile ai due bambini vedere qualcosa che non fossero calze o pantaloni. Con in sottofondo le esclamazioni degli adulti, Vic si aggrappò di nuovo alla mano del più grande come se temesse di perdersi.
<<Teddy, non vedo nulla>> si lamentò,compiendo un vano tentativo di guardare alzandosi sulle punte dei piedi. Teddy, corrucciato, ragionava.
Gli venne un'idea così ovvia che davvero si chiedeva come mai non la avesse avuta prima. <<Vieni,dai>> incitò la cugina, strisciando verso il fondo del letto.Nel frattempo nonna Molly e il nonno stavano ammirando il maschietto-era un maschio! - con dei versetti di gioia.
In fondo al letto,Ted mollò la mano di Vi e si aggrappò al bordo, in modo da potersi arrampicare. <<Sali, su!>> soffiò alla bimba, che stavalì con gli occhioni a fissarlo.
<<Ma non ce la faccio>>
<<Ti aiuto, sbrigati!>> la spronò tendendole la mano, impaziente.Sentiva la curiosità bruciargli lo stomaco, doveva assolutamente vedere quel piccoletto che si agitava così tanto in braccio alla mamma. Certo che non doveva essere un bimbomolto tranquillo.
Tese la mano e tirò su Vic, infastidita dai vestiti, e lo zio si accorse di loro. Scoppiò a ridere.
<<Forza, pesti,venite a vedere>> li apostrofò, sempre con il sorriso e gli occhi brillanti come piccole stelle. Gli occhi della zia Ginny splendevano allo stesso modo, dell'amore più forte di qualsiasi cosa.
Gattonando sul materasso il ragazzino si avvicinò alla zia, ignorando le esclamazioni di orrore provocate dalla vista dei suoi calzini, e lei fece voltare il fagottino per farglielo vedere bene.
Teddy sorrise estasiato e sentì un calore nel petto, proprio sul cuore, simile a quello che sentiva quando vedeva Vi dopo un po' di tempo e lei lo abbracciava stretto. Rimase a bearsi della vista del fratellino senza curarsi delle conversazioni che si facevano intorno a lui.
Nell'involtino di coperte azzurro vivo, un bellissimo colore, era seminascosto un visino rosso e imbronciato. Capelli neri come la pece e sparati ovunque, esattamente come quelli dello  zio Harry - <<Non potevi trasmetterli qualcos'altro, vecchio barbone?> - gli incorniciavano il visino paffuto; la bocca piegata in una smorfia era piegata di lato e il piccolo non la smetteva mai di agitarsi. Ad un certo punto mentre Teddy ancora lo fissava aprì gli occhi, battendo le palpebre lentamente e rivelando un vispo color nocciola dorato.
Vi fissava incantata quel piccolo tornado divitalità, con le labbra socchiuse e i grandi occhi grigi spalancati.
Gettando uno sguardo verso Harry, lo vide tirare su col naso e stringere a sé la moglie, che gli sussurrò qualcosa. Lui annuì.
<<Emh emh>> si schiarì la voce, facendo un'imitazione sconosciuta a Teddy, ma che fece rabbrividire diversi presenti <<Allora, io e Ginny, avremmo...ecco...>>
<<Scelto il nome>> concluse la zia per lui, cullando il bambino. Harry fece un segno affermativo.
<<Sì, insomma. È una cosa importante, quando nasce un bambino... E noi volevamo, io...>>Teddy vedeva lo zio incespicare e guardare in basso, facendo dei piccoli sospiri. Ginny gli strinse dolcemente il braccio.
<<Ricordare>> disse, con un sorriso dolce sulle labbra << Lui erediterà tutto il nostro passato, come anche Vic o Teddy, le gemelle, Fred... Ma sarà di certo un bambino forte, perché la nostra famiglia è forte>>

Vedeva gli altri piangere di nuovo, Teddy, e sentiva adesso gli occhi pizzicargli un poco pensando che lui doveva essere davvero poco più grande di quell'esserino quando la sua mamma e il suo papà erano morti. Ma erano stati eroi, e lui era forte.

Victoire non capiva bene perché ilcugino piangesse, guardando il piccolo nuovo nato, ma gli si strinse comunque guardandolo triste. Quello bastava.

Lo zio si lucidò gli occhiali appannati e sollevò lo sguardo.
<<Sì, è vero,tutti noi siamo forti>> disse, con la voce resa roca dall'emozione e dal pianto, cingendo la moglie con un braccio <<E lui lo sarà, come lo sono tutti loro>> aggiunse, guardando fisso negli occhi Teddy, che fece un piccolissimo sorriso.
E, mentre il bimbetto si agitava un'altra volta e spalancava gli occhietti di un preciso color nocciola, emettendo un gorgoglio, Harry alzò lo sguardo verde e disse tre semplici parole.

<<James Sirius Potter>>

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E dopo sinceramente non so quanto tempo eccomi di nuovo...a portarvi questa cosa.francamente non o quanto sia scritta bene....comunque come va? Io ho cominciato il liceo e già una molto impegnativa...abbiate pieta. Ma chi, poi? Bah, mie ciaoooooo!!!
Bacissimi e abbraccissimi💙❤

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