L'uomo nero
Il sole abbagliante risplendeva nel cielo limpido di quella fatidica mattina. Tutto il popolo si era radunato nella piazza principale per assistere all'evento. Nell'aria c'era tensione ed euforia. Sul palco dodici persone erano schierate l'una accanto all'altra e, tra quegli uomini c'era il generale Pitch Black. Lo sguardo fiero e imperioso scrutava minuziosamente i volti dei cittadini che ora si accalcavano sotto a patibolo ed osservavano la scena. Nei loro sguardi Pitch poteva leggervi impazienza, terrore, disgusto, odio, compassione e vendetta. C'era un lieve brusio tra la folla, poi un urlo echeggiò in fondo alla massa -impiccateli!- un altro grido - si! Uccideteli!- -sporchi aristocratici- -ammazzate i comandanti!- altre voci reclamavano la morte di quelle dodici persone. Pitch fece scorrere il suo sguardo tra gli uomini che lo affiancavano. Erano i comandanti di Diarne. Riconobbe tutti i loro visi. C'era Adrian il suo più fedele collega, che ora pero' osservava supplichevole il popolo. Accanto a lui c'era Tristan, un uomo di grande coraggioso che, con il suo unico occhio sano guardava con disgusto tre grandi pali da cui scendevano altri tre cappi. Pitch non provava paura o agitazione per quel paesaggio. Ormai tutto quello che doveva fare l'aveva fatto. Aveva combattuto valorosamente, ma era stato sopraffatto. I rimorsi l'avevano attanagliato fino alla fine e pure ora, che era a un passo dalla morte, poteva sentirli sibilare dentro di lui. Aveva chiesto aiuto ai Fearlings per la protezione della sua bambina e loro avevano acconsentito. Adesso voleva solo riposare. Dopotutto aveva vissuto una bella vita, era stato un famoso generale, un bravo marito e un premuroso padre. Pero' aveva perso. Aveva perso tutto: il suo popolo, la sua città, la sua casa, sua moglie e la sua Lilian. Dentro di lui la consapevolezza di doverla abbandonare lo torturava. Non avrebbe mai più rivisto il suo fiorellino. Non sarebbe stato presente alla sua adolescenza. Non avrebbe visto la sua amata figlia divenire una donna, sposarsi e diventare madre. Non sarebbe mai stato nonno. Tutti questi pensiero lo affliggevano, ma il generale non lasciava trapelare nulla nel suo sguardo spento. Già, i suoi occhi arrossati erano deboli e malinconici, come se supplicassero di voler dormire. Ed era vero, l'uomo era terribilmente stanco sia fisicamente che psicologicamente. I pensieri, i ricordi e i rimorsi lo avevamo distrutto. Così, oscillando tra la stanchezza e il rimpianto si avviò tra le gelide braccia della morte. Il boia gli infilò il cappio al collo e lo strinse. Scrutando lo stesso cielo che, mesi prima aveva ammirato su uno smeraldino prato insieme a sua figlia si chiese "Allora è così che deve finire..." . Ma quello era solo l'inizio.
La piccola Lilian era stata convocata dal re. Dietro di lei due guardie la stavano scortando dal sovrano. Quando entrò Neterio la salutò con un insano sorriso che fece rabbrividire la bambina. -benvenuta Lilian Black- disse con una dolcezza smielata il re. Lei lo scrutò diffidente dalla testa ai piedi, poi chiese -per quale ragione i bambini nella celle questa mattina sono stati portati via? E dove li hanno trascinati le guardie?-Quello fu il primo pensiero che le solleticò la mente ma, quando lo espresse in parole si rese conto di quanto suonasse inappropriato. Dopotutto era alla presenza di un re, certo lei lo odiava, ma comunque era un sovrano e quella era l'ultima domanda che avrebbe dovuto porgli. Inaspettatamente il re sogghignò. Poi si diresse verso la finestra e disse -beh è semplice. Verranno messi al rogo-Lilian impallidì "no, non è vero, non può essere.." Pensò esterrefatta. Gli occhi ambrati erano spalancati e osservavano il monarca dapprima con incredulità, poi con odio. -Perché?!- urlò la piccola con le lacrime che rapidamente le inondavano gli occhi. Poi ripeté sforzandosi di calmarsi -per quale ragione? E poi perche' io non sono tra loro?- - sei una ragazzina sveglia. Allora alla prima domanda ti rispondo che quei mocciosi verranno giustiziati per un mio semplice svago. Alla seconda di posso solo dire che tu sei una bambina molto speciale, Lilian, e non posso permettermi di perderti- "solo... Per svago" queste parole le rimbombarono nella testa. Dentro di se la rabbia iniziò a divincolarsi e a contorcersi come una belva famelica. "Com'è possibile che un essere così disgustoso e cinico possa essere un re? Come può una persona dotata di coscienza compiere quest'atti così raccapriccianti?" Si chiedeva incredula Lilian. Neterio incurante dell'odio della bambina, disse con indifferenza - oh guarda, a quanto pare adesso tocca a tuo padre- quelle parole irrigidirono Lily che lentamente si avvicinò alla finestra. I suoi occhi scivolarono dalla folla alla fila di bambini in manette che piangevano, per poi fermarsi al patibolo dove tre uomini davano le spalle a tre cappi. La piccola sussulto nel riconoscere il padre. Nonostante fossero passate poco più di tre settimane ricordava ogni dettaglio di quel viso pallido. I capelli corvini laccati all'indietro, il suo corpo snello e alto, il suo grande naso adunco e i suoi occhi dorati in cui aveva sempre intravisto amore e gioia. Ma in quel momento li trovava incredibilmente stanchi e sbiaditi. Poi si accorse dov'era il padre. Si trovava su un patibolo e presto il cappio l'avrebbe soffocato. Il terrore assalì la piccola. Si voltò di scatto e, supplicante chiese al re - vi supplico, liberate mio padre!- ma il re la ignorò completamente. Le lacrime iniziare a bagnarle il viso. Si voltò nuovamente verso il padre. La zona su cui poggiavano i suoi piedi cadde e così Pitch si ritrovò a mezz'aria. Il cappio come unico appiglio, ora gli stringeva la gola impedendoli di respirare. La bambina urlò, le sue mani tremarono ed iniziò a sudare mentre i brividi si arrampicavano su quel piccolo corpicino . Suo padre, il suo cavaliere, il suo eroe ora era appeso a una corda che lo strangolava. Il suo corpo si contorceva, la sua bocca si apriva e si richiudeva in cerca di aria, i suoi occhi si socchiusero. Poi con un ultimo strattone, i tremori che poco prima contraevano i suoi muscoli, si arrestarono. Con esso anche il cuore di Lilian si fermò per pochi istanti. Suo padre era morto. Per la seconda volta aveva visto il corpo senza vita di una persona cara penzolare da un cappio. Per la seconda volta aveva perso un suo genitore nello stesso modo del precedente. Per la seconda volta quel doloroso senso di solitudine la trafisse come una lama. Lanciò un urlo disperato per poi accasciarsi a terra. Le lacrime calde le accarezzavano le guance. -padre! Padre! Padre!- continuò a ripetersi come una specie di cantilena quelle parole soffocate dal pianto. Dietro di lei occhi completamente neri la osservavano soddisfatti mentre un sorriso inumano gli si dipingeva sul volto.
Era buio e freddo. Questo fu il primo pensiero che si manifestò nella sua mente. Aprì gli occhi. Le iridi gialli osservavano esterrefatte il cielo notturno. La luna non c'era e le tenebre avvolgevano tutto ciò che incontravano. L'uomo si alzò in piedi. "Sono.... Vivo" questo fu il secondo pensiero che metabolizzò. Si guardò le mani grigie e scheletriche. Si toccò il viso scarno e il naso adunco. Si passò una mano tra i capelli neri. Si guardò attorno, era in un bosco e undici cadaveri inermi e sdraiati sul terriccio lo circondavano. "Ma.... Io chi sono?" Si chiese. Improvvisamente sentì un fruscio alle sue spalle. Qualcosa gli sfiorò i piedi. Si chinò per raccoglierla. Era una polvere nera. I granelli iniziarono a vorticargli intorno alla mano. Ciò rassicurò l'uomo che iniziò a giocarci. Rideva come un bambino. I granelli seguivano languidamente i movimenti delle sue mani. Era come se lui li comandasse. Udì nuovamente un fruscio e così si voltò. Un vento lo investì. In quella tempesta una miriade di granelli neri lo circondarono completamente . I granelli eseguirono vortici e giravolte intorno a lui, con un ritmo sempre più veloce fino a trasformarsi in una vera e propria tempesta di sabbia. L'uomo si coprì il viso. Qualcosa gli sussurrò all'orecchio -tu sei Pitch Black, l'uomo nero, la leggenda della paura- l'uomo si voltò ma non vide nessuno. Con un gesto sicuro delle mani placò quella tempesta. La sabbia lentamente iniziò a scivolargli sugli abiti cambiandoli forma e colore. I granelli crearono una specie di tunica nera che mise in risalto il suo corpo alto e scheletrico. "E così io sono Pitch Black..... Molto interessante" si disse. Nei suoi occhi balenò un bagliore di curiosità e un malato divertimento.
La Paura è l'emozione primordiale dell'essere umano.
I mostri non esistono, ma a volte ci si può diventare.
Pitch Black nacque e morì come essere umano, ma i Fearlings gli offrirono una seconda vita come generale della paura.
L'uomo nero fu la prima leggenda.
Ciao popolo di wattpad. Dunque, so che quest'ultimo pezzo della storia è un po' inquietante ma non ho saputo trattenermi. Il personaggio di Pitch Black mi ha sempre affascinato e non sono riuscita a resistere nello scrivere i più piccoli dettagli della sua morte e rinascita come uomo nero. Tutto questo ha creato un capitolo un po' più lungo del previsto... Sorry 😅. Ci vediamo al prossimo capitolo ciao a tutti ❤️
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