VIVERE LA QUIETE
Il pavone agitò le ali, beccandosi uno sguardo irritato dal semidio. "Vedete? Sembra proprio che prenda in giro, quel dannato pennuto."
Zeus, sospirando, posò la mano sulla spalla del ragazzo, dicendo. "Percy, quello è solamente un uccello, non serve preoccuparsi per un pavone."
"Non serve preoccuparsi per un pavone, animale sacro di Era, appollaiato sulla capanna dedicata ad Era? Sarebbe una coincidenza?" "Potrebbe, certo. Non deve essere per forza un presagio oscuro." "Un... sono quasi sette anni che partecipo ad imprese e non ho mai visto coincidenze. Mai, nemmeno di striscio. Nemmeno per sbaglio."
Poseidone sospirò, dicendo. "Forse è proprio quello il problema, figlio mio." "Ovvero?" "Sei abituato a vivere una guerra senza fine. Prova a smettere di pensare come se fossi in un'impresa." "Ma... lo so che non sono in un'impresa, papà, e non dico che quello è una cosa negativa, dico solo che è una cosa, che potrebbe essere negativa, ma solo perché riguarda Era." "Cerca di non cercare una guerra, figliolo, non serve, vengono da sole. Stai tranquillo, per un po'." "Cosa dovrei fare, allora, papà?"
Sorprendentemente, fu Ade a rispondere. "Passare meno tempo a prevenire guerre e più tempo a goderti la pace, a vivere."
Percy annuendo serio, disse. "C'è qualcosa di ironico del dio dei morti che mi dice di vivere." "Lo so, ascolta le mie parole. So di cosa sto parlando." "Va bene, ci proverò. Anche se è difficile, considerando che appena esco dalla mia cabina vedo quel pennuto."
Zeus rise, imitato dai fratelli. Poi, dissero. "Andremo a discutere di una questione importante con Dioniso. Eravamo passati a controllare la tua salute." "Sto bene, grazie per... avermi aiutato, comunque. Non ricordo se l'ho fatto prima, ma... sono davvero grato."
"Lo avevi fatto, non preoccuparti." Lo rassicurò il padre. Ade, invece, disse. "Visto tutte le volte in cui tu hai salvato noi, senza ricevere nemmeno un grazie o un buon lavoro, direi che siamo ancora in debito." "Vedrò di impazzire di nuovo, allora." "Ottima idea."
Ade diede una pacca sulla spalla del semidio, allontanandosi poi e venendo seguito subito dai due fratelli.
Rientrato nella cabina, dopo aver salutato con un cenno della mano i tre dei in allontanamento, Percy decise di chiamare ancora una volta la madre, sperando in un suo consiglio, o comunque volendo sentire la sua voce.
"Percy, cosa è successo? Hai scoperto qualche cosa che ti ha preoccupato?" "No, anzi... sembro essere il solo ad essere preoccupato per questa faccenda e... voglio dire, credo che sia positivo, ma... non lo so... Non sono sicuro che sia così facile, non ci sono abituato."
Sally Jackson annuì nel messaggio Iride, dicendo poi. "Cosa pensi di fare, quindi?" "Pensavo... vuoi che torni a casa? Magari potrei aiutare te e Paul anche con il tuo essere..." "Con la gravidanza? No, ti chiamerò sicuramente quando fisserò le ecografie dove si vedrà il piccolo, ma per il resto non serve, tesoro. Perché, invece, non resti al Campo e non ti godi un po' di pace con i tuoi amici?" "Al Campo?"
Sally annuì, sorridendo rassicurante.
"Certo, pensavo ti avrebbe fatto piacere vedermi un po' di più, senza lo stress della scuola e cose del genere."
"Certo, lo so, tesoro. Ma possiamo rimandare, non preoccuparti. A proposito della scuola, hai risolto con la tua?" "Sì, ho dato degli esami finali poco prima di partire per il Campo con Neeks e Jas. Ho detto che ero partito per trovare dei parenti lontani da parte paterna, ed erano contenti di darmi una mano, visto che papà per loro è morto." "Hai detto che tuo padre è morto?" "No, non l'ho nominato però. Ho parlato di due cugini e basta, senza menzionare nessun adulto." "Tu sei un adulto, legalmente." "Ecco, intendo... adulto adulto. Cioè uno vero."
Sally scoppiò a ridere, dicendo. "Sono contenta che tu abbia risolto. Ti iscriverai al college?" "Sì, penso proprio di sì. Voglio vedere se hanno delle facoltà per chi ha il deficit dell'attenzione... Esiste?" "Certo che lo fa, tesoro. Magari tu e Paul potreste mettervi a controllare i deplain insieme, quando vieni a trovarci." "Sembra un'ottima idea, sì... ottimo."
Sally sorrise, girandosi poi verso la porta e dicendo. "Scusa, tesoro, la vicina sta traslocando, e le serve una mano. Ci sentiamo dopo, va bene? Rilassati, tesoro, si risolverà tutto vedrai."
"Certo, mamma. Buona notte." "Anche a te."
L'immagine di Sally Jackson scomparve, lasciando Percy a fissare il vuoto per un momento. Infine, si alzò e si sdraiò nel letto, cercando di prendere sonno e di non pensare più al pavone, che continuava a fissarlo dalla finestra aperta. Era sicuramente colpa dell'inutile dea.
"Cosa può fare zio Leo per te, caro Percy?"
Percy guardò l'amico mentre armeggiava con dei dispositivi elettronici posti sul tavolo da lavoro, rispondendo seriamente. "Smettila di riferirti a te stesso come zio Leo. Inutilmente inquietante ed irritante."
Leo ridacchiò, dando una martellata decisa ad un pezzo di bronzo celeste, dandogli una forma a falce.
"Quindi, eviti il pavone, adesso?" "Non evito il pavone."
Leo lo guardò, annuendo un paio di volte. "Certo, non lo stai evitando."
"Volevo parlare con te e basta. Lo sai... mia mamma aspetta un figlio."
Leo sorrise entusiasta, lasciando cadere sia il bronzo celeste in lavorazione sia il martello con cui lo stava lavorando, prima di correre ad abbracciare uno spaesato Percy.
"Ma questa è la migliore notizia che potessi dare allo zio Leo! Sono così contento per te e per tua mamma e per me!"
"Aspetta, per te? Perché anche per te?" "Sarò il migliore zio che quel bambino o bambina o cavallo o qualsiasi cosa sarà possa desiderare! Parola di scuot!"
"Non sei mai stato uno scout, Leo."
"Dai, non essere fiscale!" "Fis... che?" "Ah, già, sei dislessico." "Anche tu." "No, io sono solo iperattivo." "Oltre ogni misura, sì." "E molto simpatico." "Non quanto me, però..."
"Devo dirti anche io una cosa, cioè chiederti un consiglio. Da un dieci ad un altro."
Percy annuì, rispondendo. "Io sono un solido undici, ma continua pure."
Leo, sbuffando, disse. "Domani arriverà Calypso di nuovo, e volevo farle una sorpresa... cosa pensi che possa darle?"
"Beh, prima di tutto ti consiglio di uscire dal laboratorio, sarebbe una sorpresa incredibile. Secondo... fabbricale un gioiello che parli di voi due."
"Un gioiello che... Percy ma tu sei un genio! Ti amo!" "Ecco, non dirlo anche a Calypso, potrebbe creare un dissapore tra voi due." "Nah, anche lei ti ama, è una delle cose che ci ha unito la prima volta."
"Okay, adesso sei strano anche per me, il che è tanto. Credo che andrò a recuperare Jas e Neeks e romperò a loro. Cioè, passerò del tempo con loro." "Credo che rompere fosse la parola corretta, Percy caro. Lo zio Leo sa tutto."
"Bene, hai rotto il pavimento, zio Leo."
Leo si voltò sconvolto. "Non sapevi tutto?" "Sparisci dalla mia vista, Jackson." "Okay, Valdez. Ci vediamo a cena, non si sa bene di quale giorno."
Con il morale incredibilmente sollevato, Percy uscì dal laboratorio dove Leo aveva preso dimora, decidendo di andare alla ricerca dei propri cugini, senza dare una seconda occhiata al pavone ancora fermo sulla cabina di Era.
Angolo autrice
Concordo con Percy: tutta colpa di Era, inutile dea. Mi sto chiedendo a cosa serva, sinceramente.
Detto questo, alla prossima volta!
Godetevi questo bellissimo capitolo,
By rowhiteblack
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro