Sulla punta di uno spillo
Stagione 4 - Episodio 16
Questo capitolo verso la fine avrà il punto di vista di Castiel, prima di tornare a quello di Kim, per esigenze di trama.
Un altro lutto, un'altra persona da aggiungere alla lista di morti che quella guerra stava provocando. Soltanto due mesi prima aveva partecipato alla cerimonia funebre del suo migliore amico del liceo, mentre ora era toccato a Pamela. Quante altre persone avrebbero perso la vita per l'assurda battaglia tra angeli e demoni?
I fratelli Winchester ripartirono il giorno dopo il funerale e lei si sentiva troppo vulnerabile emotivamente per riprendere il viaggio da sola. Per questo motivo lasciò in custodia la moto in un deposito e si unì a loro. Certo, non aveva pensato alla tensione palpabile che c'era ormai da tempo tra i due; tensione che fu evidente durante il viaggio notturno, mentre Sam guidava e lei fingeva di dormire nel sedile posteriore.
«Ruby ci aspetta fuori Cheyenne. – li informò Sam – Ha trovato una pista.»
Se Kimberly rimase zitta, continuando a tenere gli occhi chiusi, Dean invece rispose con un mugolio non molto convinto.
«Lo so che non è proprio la tua migliore amica, ma può aiutarci a trovare Lilith.»
«Sam, lavorare con Ruby o no, non me ne frega niente.» il tono del fratello maggiore era palesemente scocciato e frustrato.
«Qual è il problema?»
«Pamela non voleva averci a che fare. Noi invece l'abbiamo coinvolta lo stesso.»
«Conosceva la posta in gioco.»
«Oh già, salvare il mondo... E noi lo stiamo facendo proprio bene.»
«Dean...» ma il ragazzo non ebbe tempo di dire altro perché lui lo interruppe nuovamente.
«Sono stanco di vedere amici morire e... – ci fu una pausa e un fruscio, poi con voce leggermente più bassa continuò a parlare – Il nuovo potere di Kim è agghiacciante. Se perdessimo anche lei, io...»
«Senti, – ribatté Sam, cercando di cambiare discorso – abbiamo una pista nuova.»
«E la seguiamo, lo so. Adesso sono stanco e non mi va di parlarne.»
A quelle ultime parole di Dean, nell'abitacolo calò nuovamente il silenzio.
«Ah... Casa, odiosa casa...» fu il commento di Dean, non appena misero piede nel piccolo alloggio del motel che avevano prenotato telefonicamente prima di arrivare lì. Non appena Sam accese la luce, però, i tre ebbero l'ennesima brutta sorpresa.
«Winchester e Forst...» li salutò Uriel, con il suo solito tono irritante, mentre alle sue spalle Castiel li osservava con aria seria.
«Oh andiamo!» si lamentò Dean, dando voce al pensiero di tutti e tre, troppo stanchi ed esasperati da ciò che era accaduto pochi giorni prima, per farsi coinvolgere dall'ennesima missione angelica.
«C'è bisogno di te.» fece nuovamente l'angelo di colore, senza mezzi termini.
«Bisogno?! – il tono del maggiore dei Winchester si stava facendo parecchio nervoso – Siamo appena stati dove c'era bisogno.»
«Dean modera il tono che usi con me.» la voce di Uriel era minacciosamente calma e bassa, mentre quella di Dean aumentava per l'irritazione.
«No, tu modera il tono che usi con noi.»
Fu Sam a cercare di calmare gli animi, bloccando con un gesto del braccio il fratello.
«Siamo appena tornati dal funerale di Pamela.»
«Pamela... – continuò Dean, sempre più sfacciato, rivolgendosi questa volta a Castiel, che era rimasto in silenzio ad osservare – Ricordi? La medium. Lo sai chi era? Certo che sai chi era, le hai bruciato gli occhi. Te lo ricordi? Bei tempi. È morta per salvare uno dei vostri preziosi sigilli. Ora magari, potete smettere di spostarci come pedine per cinque dannati minuti?!»
Castiel, di nuovo, non fiatò, lasciando rispondere ad un fin troppo pacato Uriel che stava cominciando ad insospettire anche Kim, l'unica altra persona che era rimasta in silenzio ad osservare lo sfogo del ragazzo.
«Se siete fuori dall'Inferno, è per i nostri scopi.»
«E mi vuoi ripetere quali sono? Dimmi esattamente che cosa vuoi da me.»
«Per cominciare gratitudine.»
«Oh certo... Grazie, grazie mille davvero per aver tentato di uccidere Kimberly... O per averci usati come soldatini ubbidienti...» sbottò nuovamente il ragazzo, ma questa volta Castiel decise d'intervenire.
«Dean, sappiamo che è difficile da capire...»
«...solo che, per noi è irrilevante. – Uriel decise di continuare la frase del compagno che si estraniò di nuovo dalla conversazione, come se facesse fatica a parlare – Sette angeli sono stati uccisi. Tutti della nostra guarnigione. L'ultimo è stato ucciso stanotte.»
A quelle parole Kim rabbrividì, non sapeva con esattezza per quale motivo, ma comprendeva che quello significava che quella guerra stava prendendo la piega peggiore.
«Demoni...» sussurrò, ma nel silenzio della stanza in tensione la sentirono tutti.
«E come ci riescono?» chiese Dean.
«Non lo sappiamo.»
«Scusate, ma cosa volete che facciamo? – intervenne allora Sam – Un demone che ha la forza di uccidere degli angeli, va oltre il nostro potere.»
«Sappiamo occuparci dei demoni, molte grazie.»
«Quando scopriamo di chi si tratta.» riprese a parlare Castiel.
«Quindi per... trovare un demone vi serve il nostro aiuto?» domandò Kim, leggermente confusa, c'era qualcosa sotto, qualcosa che i due angeli stavano nascondendo, ma non riusciva a comprendere cosa.
«Non proprio... – l'angelo con l'impermeabile si avvicinò finalmente al gruppo – Abbiamo Alaster.»
«Bene, fatevi dire il nome del killer.» rispose tranquillamente Dean.
«Però lui... non parla. La volontà di Alaster è molto forte. Siamo a un punto morto.» a quel commento di Castiel il maggiore dei fratelli sorrise, per poi dare la sua opinione.
«Beh, lui può sopportare qualsiasi tortura è un maestro in quel campo.»
«Per questo siamo venuti dal suo allievo. – quella frase di Uriel fu come una stilettata; a Kimberly sembrò fare persino più male di quando aveva scoperto le sue origini angeliche, ma l'angelo continuò imperterrito – Sei la persona più qualificata che abbiamo per interrogarlo.»
«State scherzando vero?!» domandò sconvolta la ragazza, mentre vedeva lui abbassare lo sguardo sotto il peso di una responsabilità così grande e terribile, ma nessuno dei due angeli sembrò considerarla.
«Dean... – fece Castiel – Sei la nostra unica speranza...»
«No. – rispose lui con sicurezza, anche se Kim fu sicura di vedere il terrore attraversare i suoi occhi verdi – Non puoi chiedermi di fare questo Castiel. Non questo.»
«Ci deve essere un'altra soluzione.» provò a dire lei, ma nuovamente non fu calcolata e con il solito battito d'ali, gli angeli sparirono, portandosi via Dean.
In un'attimo Sam e Kim rimasero soli nella camera d'hotel, scioccati e frustrati allo stesso tempo.
«Maledizione!» gridò il ragazzo, preso da un moto di rabbia.
«Non può farlo. Non ci riuscirà e se anche ci riuscisse si spezzerà di nuovo...» commentò la ragazza, la sua voce tremava di rabbia e paura.
«Di nuovo? No Kim, ti assicuro che da quando è uscito dall'Inferno Dean non si è mai risanato. Hai ragione non ci riuscirà. Dovrò farlo io.»
«Sam, no!»
«È l'unica soluzione Kim!» sbottò lui, i suoi occhi azzurri carichi di furia quasi la spaventarono, ma non le impedirono di controbattere.
«Ascolta Sam. Ho fatto finta di nulla l'altro giorno, non volevo che avessi problemi con Dean e non sarei riuscita a battere quei due demoni da sola, ma questa cosa sta diventando più grande di te...»
«Tu non sai niente di me! – la interruppe, alzando di nuovo la voce – Tu non sai cosa ho dovuto sopportare quei dannati sei mesi! Ti sei limitata a chiamarmi, come se questo avesse in qualche modo compensando la mancanza di Dean!»
La ragazza emise un sospiro, ferita da ciò che le stava dicendo, ma senza darlo minimamente a vedere.
«Va bene... Fa come vuoi... Posso consigliarti, ma non posso certo impedirti di fare ciò che ritieni più giusto.» si rimise la borsa a tracolla e poggiò la mano sulla maniglia della porta.
«Dove vai?» dopo lo sfogo il tono di Sam si era nuovamente calmato all'improvviso.
«A cercare una corriera che mi riporti indietro a prendere la mia moto. Dopodiché cercherò una soluzione per conto mio. Non me ne starò con le mani in mano mentre degli angeli muoiono e le due persone a cui tengo di più diventano due sicari di demoni.» detto questo aprì la porta ed uscì.
Fece come aveva detto, in quattro ore di corriera fu nuovamente nella cittadina dov'è si era svolto il funerale di Pamela e con una certa fretta andò a recuperare la sua motocicletta e prenotare una camera d'hotel in cui lavarsi e attuare un piano. La verità era che non sapeva affatto cosa fare, sperare in un'altra soluzione non voleva certo dire avercela già.
Non appena fu in camera, gettò tutto sul letto e si diresse al bagno. Aveva bisogno di una doccia, voleva almeno per qualche secondo avere la sensazione che tutto fosse normale, ma nemmeno l'acqua riuscì a lavare via la preoccupazione o la frustrazione, il suo pensiero correva a Dean, al ricordo delle immagini che aveva visto un paio di mesi prima, quando aveva scoperto cosa il ragazzo aveva passato all'Inferno.
Non poteva immaginare, però, che quel suo struggersi nel cercare disperatamente una soluzione, fosse stata interpretata da qualcuno come una specie di preghiera. Quando uscì dal bagno, con l'asciugamano attorno al corpo, trovò qualcuno seduto sul letto e sobbalzò dalla sorpresa.
«Ciao Kimberly.» disse l'uomo, lo sguardo azzurro e gentile.
«Leuviah...» riuscì solamente a dire la ragazza, stupita della sua presenza.
«Sono felice di vederti, finalmente.» sorrise e la ragazza dovette ingoiare un blocco di saliva e forse anche un po' di rabbia, prima di poter rispondere.
«Sì, beh... Mi perdonerai se la cosa non è così reciproca. Hai abbandonato me e mia madre senza dire niente, ci hai fatto credere che fossi una Winchester per vent'anni.»
«Non ho colpa di questo. È stato Castiel a decidere di agire così; eravamo amici prima che cadessi e ha deciso di proteggerti.» rispose ancora l'angelo, il suo tono di voce era se possibile ancora più avvolgente e rassicurante di quello di Castiel, sembrava quasi musicale.
«Cosa sei venuto a fare qui?» domandò allora lei, le braccia ancora avvolte attorno al corpo per tenere stretta la tovaglia, unico indumento che stava indossando in quel momento.
«Aiutarti. – rispose immediatamente lui – Rivestiti, ti aspetto fuori dall'hotel tra cinque minuti. Non so quanto potrà funzionare, visto che sono ancora braccato e molti angeli hanno tuttora l'ordine di uccidermi per il mio tradimento, ma farò il possibile per impedire a Castiel di torturare psicologicamente te e Dean in questo modo.» disse, dopodiché sparì alla sua vista, come ogni angelo sapeva fare.
Quelle parole avevano riaperto uno spiraglio di speranza nel suo cuore. Non si fidava ancora totalmente di lui, colui che avrebbe dovuto definire un padre, ma di certo il suo aiuto era stato provvidenziale e visto e considerato che non vedeva nessun'altra alternativa per risolvere la questione, doveva concedergli un briciolo della sua fiducia. Si vestì e rimise tutto dentro la sacca, per poi ridirigerai fuori dall'hotel, verso il suo mezzo.
«No, niente moto, non c'è tempo da perdere, la verrai a recuperare in un secondo momento.» disse la voce di Leuviah alle sue spalle, spaventandola una seconda volta. Subito dopo avvertì una gelida e potente folata di vento che la costrinse a chiudere gli occhi e un paio di secondi dopo si ritrovò all'ingresso di una fabbrica abbandonata.
Nell'enorme spiazzo vuoto davanti a loro, sotto la lampada che aveva appena smesso di emettere scintille per via del loro arrivo, c'era Castiel, con le mani poggiate su un vecchio tavolo da lavoro. Nell'assoluto silenzio l'unico suono era quello delle urla del demone, nell'altra stanza.
«Leuviah...» disse l'angelo, senza girarsi.
«Ciao Castiel.»
«Non dovresti essere qui, non dovreste esserlo entrambi. Abbiamo ancora l'ordine di ucciderti.» il tono di voce di Castiel sembrava teso, nervoso e il fatto che non si voltasse per guardarli negli occhi era un chiaro segno del suo disagio.
«Sì, ma non credo che lo farai... – continuò Leuviah con una calma assoluta – Dov'è Uriel?»
«È andato a ricevere la rivelazione.»
I due angeli parlavano con una calma e una serietà talmente irritanti, che Kimberly non resistette più, con un paio di passi raggiunse Castiel al tavolo e si rivolse direttamente a lui, il suono delle urla di Alaster che faceva da sottofondo.
«Perché lasciate che Dean faccia questo?!»
Castiel ci mise un po' a risponderle, ma nuovamente si voltò per non guardarla in faccia, come se comprendesse il dolore che stava provocando ad entrambi e si sentisse in colpa.
«Sta compiendo il lavoro di Dio.»
«Torturare? Mi stai seriamente dicendo che Dio vi ha chiesto di torturare un uomo?» la voce della ragazza stava tremando e nemmeno lei sapeva se era per la rabbia o per la paura.
«Non è un uomo, è un demone.»
«Fa differenza? – intervenne Leuviah che fino a quel momento era rimasto in silenzio – Pensi davvero che torturare sia il lavoro di Dio?»
«Fermalo Castiel, ti prego. Prima che si distrugga l'ultimo briciolo della sua anima.» Kim ormai stava supplicando, una cosa che da quanto ricordava non aveva mai fatto in venticinque anni.
«Chi siamo per discutere la volontà di Dio!» il tono di Castiel si era fatto duro e irritato, ma continuava a non guardare negli occhi i suoi interlocutori, fuggendo ai loro sguardi.
«A meno che... non sia la sua volontà.» ribadì il suo dubbio, l'altro angelo.
«Allora gli ordini da dove verrebbero?»
«Non lo so... Forse da uno dei nostri superiori, ma non certo da lui. – insistette Leuviah, cercando di riportare il compagno al lume della ragione – Il padre che tu ami, credi che voglia questo? Credi davvero che te lo chiederebbe? E tu pensi che sia giusto?»
Le urla di Alaster dall'altra stanza si stavano facendo sempre più strazianti e terrificanti.
«Ti prego Castiel...» la voce di Kimberly era oramai un sussurro e il suo volto si stava coprendo di lacrime incontrollate.
Leuviah si avvicinò di più all'altro angelo, costringendolo a guardarlo.
«Quello che provi ora, si chiama dubbio. Quegli ordini sono sbagliati e tu lo sai questo, puoi fare la cosa giusta. Comprendo la tua paura, anche io ero spaventato, ma insieme possiamo ancora fare qualco...»
«Insieme? – lo interruppe Castiel, inizialmente confuso e poi nuovamente adirato – Io non sono come te. Tu sei caduto. Hai fatto la cosa più abominevole che un angelo potesse fare e poi hai lasciato a me la responsabilità dei tuoi peccati!» disse indicando Kim.
«Castiel...» tentò ancora lui.
«Vattene.» gli ordinò lui, lo sguardo talmente infuocato che sembrava poter lanciare fulmini.
«Mi dispiace Kimberly... Ci ho provato... Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.» si scusò Leuviah con la figlia, per poi porgerle la mano.
«No. Io rimango qui. – disse lei, aveva smesso di piangere e fissava intensamente Castiel – Non abbandonerò Dean, non di nuovo. L'ho fatto troppe volte, pentendomene.»
Una folata e Leuviah andò via senza di lei, mentre i gemiti e i lamenti di Alaster continuavano a tormentare le sue orecchie.
«Dovevi andare via con lui.» le disse Castiel quando rimasero soli.
«Sai... – cominciò lei, asciugandosi le lacrime dal volto e parlando con voce il più calma possibile – Sei mesi fa, quando ero nella più completa disperazione, quando avevo creduto nel miracolo del ritorno di mio fratello e lui mi aveva respinto perché l'avevo tradito e deluso. Un angelo è venuto da me, un angelo che conoscevo solo dalle incredibili storie di mia madre. Avevo sempre creduto che fosse il mio angelo custode e, quando quel giorno mi aiutò, mi offri da bere, ne ebbi la conferma. Ricordo che quell'angelo mi disse che era di vitale importanza che riallacciassi i miei rapporti con Dean, che l'avrei dovuto fare a qualunque costo, che non avrei dovuto abbandonarlo ed io...» Kimberly si fermò, Castiel le aveva fatto un cenno con la mano e in quel momento si accorsero entrambi che le grida del demone avevano cessato. Si sentiva solo un leggero mormorio, incomprensibile, che fece intendere che i due stavano parlando.
«Dici che gliel'ha detto? Chi uccide gli angeli?» domandò Kimberly in un sussurro.
«Non lo so.» rispose solamente, facendo calare nuovamente il silenzio.
All'improvviso si risentirono rumori e nuovi gemiti, ma non sembravano più le urla strazianti provocate dalla tortura, anzi non sembrava nemmeno più la voce di Alaster. Quando realizzò a chi appartenessero quei lamenti, Kimberly sbarrò gli occhi.
«Questo è Dean...» disse a mezza voce.
«Cosa?» domandò confuso l'angelo.
«Non è Alaster, è Dean!» questa volta la ragazza esclamò la sua sicurezza.
«Non è possibile. Ho fatto io stesso il Sigillo di Salomone, non può...»
«Castiel, ti dico che è lui! Apri quella maledetta porta!» la rabbia di Kimberly stava diventando incontenibile, era sicura che se l'angelo non le avesse dato retta, sarebbe stata capace di aggredirlo lei stessa. Per sua fortuna però, Castiel decise di assecondarla.
Lo spettacolo che si parò davanti a loro le fece gelare il sangue nelle vene. Dean era una maschera di sangue e Alaster, o meglio il corpo di colui che possedeva, lo stava soffocando con una mano sola, tenendolo contro la ruota che fino a poco prima l'aveva visto legato, a qualche centimetro da terra.
«Hai molto da imparare ragazzo, – lo canzonava il demone – quindi ci vediamo, puntuali in classe, fresco e riposato, lunedì mattina.»
Con un movimento veloce Castiel si avvicinò al tavolo in cui si trovavano gli strumenti di tortura, afferrò un coltello e mentre il demone si voltava attirato dal rumore, glielo piantò su una spalla. Alaster lascio la presa su Dean, che crollò a terra come un sacco di pietre.
«Oh... C'eri quasi... – disse Alaster, osservando il coltello che, ancora piantato all'altezza del pettorale, emetteva scintille – Dio sembra essere dalla mia parte, oggi.» scherzò, in quella che dalla sua bocca appariva un evidente blasfemia.
«Kim, occupati di Dean.» disse con tono duro Castiel, per poi tendere una mano verso il demone e rigirare, letteralmente, il coltello nella piaga.
La ragazza eseguì subito, non aspettando altro, il dolore alle ginocchia quando si schiantarono al suolo per la furia, fu nulla in confronto a quello che stava provando nel vedere Dean ridotto in quel modo.
«Kim...» biascicò lui, la voce roca.
«Tranquillo Dean, andrà tutto bene... Ci penso io...» nel dire quelle parole gli afferrò la mano.
«No... Kim non...» il ragazzo aveva capito le sue intenzioni, ma non aveva comunque le forze per opporsi.
La ragazza strinse più forte la sua mano, cominciando a percepire ogni livido, ogni ferita; ad ogni zona del viso di Dean che perdeva i toni violacei, lei percepiva pulsare il punto corrispondete su se stessa.
Nonostante le sue ferite stessero guarendo, il ragazzo perse i sensi prima di lei. Lo vide chiudere gli occhi, mentre altro dolore si trasferiva in lei, allora alzò lo sguardo verso la battaglia che imperversava tra l'angelo e il demone, rimanendo paralizzata quando si accorse che Alaster sembrava avere la meglio. Castiel era bloccato a una colonna, trafitto da una trave sporgente; nonostante non potesse morire era evidente la sua sofferenza. Come se non bastasse Alaster stava cercando di rispedirlo in Paradiso, se ci fosse riuscito sia lei che Dean sarebbero stati spacciati.
L'ultimo male, quello al collo del soffocamento, arrivò nello stesso momento in cui apparve Sam. La vista annebbiata dal dolore, il respiro che si faceva più frammentato, le sembrava quasi che le si fosse bloccato qualcosa in gola che le impedisse di prendere l'aria necessaria. Non riuscì a vedere altro, solo la sagoma di Sam che tendeva una mano verso il demone, poi perse anche lei i sensi.
***
Castiel si affacciò alla stanza d'ospedale, osservando le tre persone al suo interno. Sul letto, intubata e collegata alle macchine, vi era Kimberly ancora priva di coscienza. Dean si era addormentato sulla sedia di fianco a lei, le loro dita ancora intrecciate. Solo Sam era sveglio e quando incrociò il suo sguardo lo raggiunse nel corridoio, prima che potesse andarsene.
«Sam...» tentò subito di dire lui, ma il ragazzo non gli diede il tempo.
«Entra là dentro e fa un miracolo. Adesso!» disse, completamente fuori di sé.
«Non posso.»
«Tu e Uriel siete responsabili!»
«No.» ribadì lui.
«Non siete neanche capaci a fare una semplice Trappola del Diavolo!» lo rimproverò sempre con tono adirato il ragazzo.
«Non so cosa sia successo alla trappola... – il senso di colpa si fece spazio nella sua mente, di nuovo – Non si sarebbe dovuta disinnescare.»
«Tutta la faccenda è pazzesca, capisci? Il potere di Kim che si manifesta adesso, gli angeli che muoiono. I demoni non c'entrano niente, qualcun altro uccide i vostri soldati.»
«Forse Alaster ha mentito.»
«No... Non l'ha fatto.» sentenziò Sam, per poi tornare nella stanza in cui stavano l'amica e il fratello, lasciando l'angelo con le sue colpe e i suoi dubbi.
Possibile che Sam avesse ragione? Possibile che non erano i demoni la causa di tutto? Che una qualche volontà del cielo, al di fuori di Dio, li stava punendo per il loro fallimento?
Provò ad esternare i suoi dubbi anche ad Uriel, ma questi non fece altro che autocommiserarsi, dicendo che non comprendeva, per poi lasciarlo nuovamente solo promettendo che non sarebbe stato a guardare mentre i suoi fratelli e sorelle morivano.
Dubbio, quella parola lo stava assillando e sapeva che c'era una sola persona, un solo essere che avrebbe potuto aiutarlo in quel momento, che l'avrebbe compreso. Si era fatta sera, quando provò a chiamarlo, come chiamava ogni suo fratello sulla terra se ne aveva bisogno.
«Leuviah... Leuviah, per favore...» al secondo richiamo, il battito di ali dell'angelo annunciò il suo arrivo e la luce del lampione sotto cui si trovava Castiel sfarfallò per il cambio di tensione.
«Avete deciso di uccidermi alla fine? Oppure vi è bastato ridurre in fin di vita Kimberly ed eliminare una volta per tutte il mio peccato...» il tono dell'angelo era fermo e quasi deluso.
«Sono solo e... Nessuno più di me è pensiero per Kim in questo momento...»
«Che cosa vuoi da me Castiel?» la voce di Leuviah non accennava ad addolcirsi o anche solo a perdere quella sua dura freddezza.
«Sto considerando la disobbedienza.» rispose lui, arrivando dritto al punto.
«Bene.»
«No, non lo è. – ribatté subito, senza dare il tempo al suo ex compagno di dire la sua – Io non ho mai provato... quello che...» non riusciva in alcun modo a spiegare i suoi sentimenti, forse perché fino a quel momento non ne aveva mai provati davvero.
«E non finisce qui. – lo redarguì Leuviah, avvicinandosi finalmente a lui – Decidere da soli le proprie azioni è sconcertante, è terribile... Ma tu sei troppo buono per avere il mio aiuto. Io sono solo un rifiuto una blasfemia che cammina.» gli voltò nuovamente le spalle, pronto ad andarsene.
«Leuviah... Non so che cosa fare, per favore dimmelo tu.» a quella sua supplica l'angelo voltò lo sguardo verso di lui.
«Come ai vecchi tempi? No, mi dispiace. È ora che tu decida da solo cosa fare.» concluse, poi volò via.
Lo fece, decise da solo, scoprendo la verità che si celava dietro ogni suo dubbio: Uriel. Era stato Uriel ad uccidere gli angeli, era stato Uriel a tradire la volontà, per compiacere loro fratello Lucifero, piuttosto che Dio e fu sempre Uriel che rivelandogli che solo un angelo può uccidere un altro angelo, tentò di toglierli la vita, come aveva fatto con gli altri. Ma Leuviah, come ai vecchi tempi, tornò indietro, andando in suo soccorso e macchiandosi dell'ennesima colpa, pur di salvarlo, uccise Uriel.
***
Quando aveva ripreso i sensi, le stavano togliendo il tubo per respirare dalla gola, provocandole qualche colpo di tosse. Sentiva ancora pulsare i vari punti in cui era stato colpito Dean, nonostante ogni livido e ferita era stato medicato con pomate e cerotti.
Il dottore la visitò, cercando di comprendere la sua ripresa e nonostante la fatica a parlare e il dolore alla gola, dimostrò come sempre di essere un osso duro; lo sentì impartire un paio di ordini agli infermieri, tra cui aiutarla ancora nella respirazione con gli occhialini al naso e aggiungerle una flebo di fisiologica per rialzare la quantità di liquidi in corpo.
Quando medico e infermieri uscirono dalla stanza dando il cambio a Sam, i due si scambiarono uno sguardo talmente intenso che sembrava si stessero già dicendo tutto. Lei gli stava chiedendo come stessero Dean e Castiel e se avesse nuovamente usato i suoi poteri demoniaci. Lui la stava rassicurando con una certa preoccupazione, rimproverandola per l'utilizzo sconsiderato dei suoi poteri angelici. Compresero che non avevano bisogno di parlare e dopo una ventina di minuti, in cui Sam non si mosse dalla sedia affianco a lei, informandola solamente che Dean avrebbe cenato e poi sarebbe tornato, la stanchezza e il dolore presero di nuovo il sopravvento su di lei, facendola crollare in un sonno agitato e leggero.
Talmente leggero che quando un'oretta dopo Castiel raggiunse Dean nella sua stanza di ospedale, lei sentì ogni parola della conversazione, continuando a fingere di dormire.
«Stai bene?» domandò l'angelo.
«Non grazie a te. – rispose Dean, ma poi si corresse – In realtà non sto bene comunque. Sarei dovuto essere io al suo posto.» e la ragazza comprese che si stava riferendo a lei, a quello che aveva fatto prendendosi tutto il suo dolore e le sue ferite.
«Nessuno di noi conosce le sue capacità, è la prima della sua specie.»
«Quindi è questo che siamo per voi, specie. Esseri da proteggere solo quando non ci dovete sfruttare.» il tono del giovane Winchester era duro, ma allo stesso tempo leggero, come se trattenesse la voce per non svegliarla.
«Non ho detto questo... Dovrete essere più attenti.» anche il tono di Castiel, come sempre, era calmo e basso.
«E tu dovresti imparare a fare una Trappola del Diavolo.» lo rimbeccò Dean.
«Non è quello che volevo dire... Uriel è morto.»
«Sono stati i demoni? Sam mi ha detto che...»
«È stata la disobbedienza. Lui agiva contro di noi.» spiegò semplicemente l'angelo.
Ci fu una lunga pausa, in cui Kimberly fu quasi tentata di aprire gli occhi, per rivelare loro che era sveglia, ma Dean parlò di nuovo.
«È vero? Ho spezzato il primo sigillo? Ho cominciato io?» chiese. Quella domanda le provocò un brivido lungo la schiena, scuotendola; ma i due interlocutori pensarono fosse solo un movimento involontario dovuto a un qualche incubo, perché l'unica cosa che accadde fu la percezione delle dita di Dean che sfioravano le sue per tranquillizzarla. Alla risposta affermativa di Castiel, comprese finalmente perché tra le sue visioni aveva avuto anche quella degli anni all'Inferno di Dean, anche quello era un sigillo, il primo sigillo spezzato.
«Quando abbiamo scoperto i progetti che Lilith aveva per te, – cominciò a raccontare Castiel – abbiamo assediato l'Inferno e abbiamo lottato per riuscire a raggiungerti prima che...»
«...io dessi inizio all'apocalisse.» concluse Dean, il tono carico di talmente tanto senso di colpa che Kim avrebbe voluto stringergli la mano per mostrargli la sua vicinanza.
«Ma era troppo tardi...»
«Allora perché non mi avete lasciato lì?» domandò il ragazzo fra i denti.
«Non è la colpa a ricadere su di te, Dean, ma il destino a ricadere su entrambi. Finalmente l'ho compreso. È l'uomo giusto che gli ha dato inizio, insieme all'unica discendente del regno dei cieli, che possono porgli fine. Voi, dovete fermare tutto.»
Kimberly sentì le lacrime rigarle il viso, senza che potesse trattenerle e nel sentire la voce di Dean fremere, comprese che anche lui stava piangendo, o forse stava tentando con tutte le sue forza di non farlo, mentre le sue dita si sessarono sulla sua mano.
«Lucifero? L'apocalisse? Che cosa significa? – ci fu una pausa talmente lunga che Kim decise di socchiudere lo sguardo, poco importava se l'avessero scoperta ad origliare, ma i due erano talmente presi dalla conversazione che non se ne accorsero, non subito – Non pensare di scomparire quando ti parlo, cosa significa?!» la voce minacciosa di Dean si alzò di qualche tono.
«Non lo so.»
«Balle!»
«Davvero. – ribadì Castiel – Dean, non mi dicono molto. So soltanto, che il nostro destino dipende da voi.»
«Allora voi altri siete fottuti... Non lo posso fare Castiel, è troppo grande. Non posso parlare a nome di Kim, però farò di tutto perché non riaccada ciò che è accaduto ieri; non le permetterò di rischiare così tanto per questa guerra. Alaster aveva ragione... Io non sono abbastanza forte... – finalmente Dean si voltò, incrociando il suo sguardo, gli occhi arrossati dal pianto; tutto ciò che fece lei fu sorridergli, nonostante l'angolo della bocca le tirava per il labbro spaccato, e stringergli la mano – Trovatevi qualcun altro, non posso essere io.» ribadì il ragazzo, continuando a guardare lei.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro