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Sin city

Stagione 3 - Episodio 4
In questo capitolo un personaggio (comparsa) sarà diverso da quello della serie per esigenze di trama.


Il delirio dei giorni successivi all'apertura delle porte dell'Inferno, l'aveva completamente assorbita. Non era arrivata al punto di cacciare un demone o uno spettro al giorno, ma quasi e la cosa sembrava cominciare a pesarle più del solito. Sentiva l'impellente bisogno di una pausa, di un momento di respiro e tranquillità; per questo motivo decise di cercare padre Shonas, nella speranza che almeno lui la rassicurasse su tutto ciò che la tormentava.

Aveva scoperto che già da quasi un anno si era trasferito a Elizabethville in Ohio, probabilmente per cambiare aria; perciò si era diretta lì, trovandosi nuovamente invischiata in un lavoro che in quel momento aveva davvero poca voglia di intraprendere.

Proprio la mattina dopo il suo arrivo, aveva scoperto che un uomo si era suicidato sotto gli occhi di padre Shonas e una suora, ma nonostante il tragico evento, l'uomo di chiesa l'aveva rassicurata che non c'era nulla di maligno in quello che era successo. Kim, però, non ne era affatto convinta e decise che sarebbe rimasta lì, per capirci meglio, prendendosi comunque almeno quel giorno di respiro.
A dare man forte a quel suo bisogno di una pausa fu un'incontro particolarmente inaspettato.

«Kim?» disse una voce alle sue spalle, mentre stava passeggiando per la via con un frullato in mano. Si voltò, incrociando un paio di occhi scuri incorniciati da una pelle bronzea e lunghi capelli legati, che probabilmente da sciolti arrivavano alle spalle.
«Ray? – disse, forse con un tono fin troppo entusiasta – Cosa ci fai qui?» continuò, avvicinandosi per salutarlo.

Ray Milton era stato il suo migliore amico al liceo, uno dei pochi che conosceva il suo lavoro e cosa comportava. Grazie a lui aveva avuto le migliori coperture tra scuola e casa, oltre che molti consigli.
Da ragazzi erano praticamente inseparabili e fu davvero difficile per lei lasciarlo, quando decise di farsi istruire da John, per diventare una cacciatrice migliore. Nonostante tutto però erano rimasti in contatto, almeno per un po', perché nell'ultimo periodo aveva tagliato i ponti con quasi tutti, ma soprattutto con il suo passato, anche per quanto riguardava ciò che valeva la pena ricordare.

«Sono di passaggio, domani mattina riparto, sto andando nel nord Dakota. E tu? Non mi dire che...»
«Non lo so, non ancora per lo meno. Ero venuta qui per rilassarmi a dir la verità, ma a quanto pare ultimamente sono i problemi a inseguire me.» scherzò lei, tirando sù un'altro sorso di frullato dalla cannuccia rossa.
«Beh, se vuoi distrarti questo pomeriggio io sono libero.» disse allargando le braccia, un gesto che faceva sempre quando si rendeva disponibile a lei in tutto ciò di cui aveva bisogno.
«Ci sto! Ordiniamo una pizza e ci svacchiamo sul letto della mia stanza d'hotel. Ci sono un po' di cose che mi devi raccontare.»

Il programma pomeridiano andò esattamente come aveva preannunciato la ragazza; stare di nuovo assieme al suo migliore amico sembrava averle sciolto i nervi e soprattutto averla fatta tornare indietro nel tempo. Le chiacchiere variarono da un discorso all'altro e mentre lei poteva solo raccontare della sua solitaria vita da cacciatrice, Ray le disse che era diventato un modello e che finalmente aveva trovato un fidanzato fisso da ormai due anni.

Stava quasi per tramontare quando decisero che forse era l'ora di salutarsi. Ray si stava rimettendo la camicia che l'amica gli aveva esplicitamente chiesto di togliersi per vedere come si era sviluppato il suo fisico, nulla a che vedere con lei che si sentiva ancora intrappolata in un corpo da ragazzina.

Proprio nel momento in cui aprì la porta qualcuno stava entrando nella camera dall'altra parte dello stesso corridoio, qualcuno che non vedeva da praticamente due mesi.
«Dean... Sam...» disse stupita di vederli.
«Kim! Anche tu hai fiutato il paranormale?» domandò il ragazzo più grande che sembrava particolarmente di buon umore.
«Veramente io...» non riuscì a finire di parlare perché Ray le fu alle spalle, mentre si sistemava l'ultimo bottone.

Qualcosa alla bocca dello stomaco si smosse, nel vedere la faccia tesa e innervosita di Dean, mentre osservava quel gran figo del suo migliore amico in un gesto facilmente fraintendibile. Le fu davvero difficile trattenersi dal ridere a quella reazione; sapeva fosse un pensiero meschino godere in quel modo di lui, soprattutto perché era lei la prima a respingerlo, eppure sentiva l'odore pungente della vendetta dopo quello che lui le aveva fatto passare a Hollywood, che attenuava il rimorso.

«Amici tuoi?» domandò l'amico, con la sua classica nonchalance, poggiandosi sullo stipite.
«Ray, ti presento Dean e Sam Winchester.» fece lei, sapendo bene che l'amico al solo sentire il cognome li avrebbe riconosciuti.
«I figli di John Winchester.» disse lui, confermando la sua sicurezza. Sapendo praticamente tutto di lei, fin da quando erano diventati migliori amici, era ovvio che gli avesse raccontato anche del suo mentore.

«Conoscevi nostro padre?» domandò Sam incuriosito, mentre il fratello maggiore sembrava ancora intento a squadrarlo dalla testa ai piedi, nel tentativo di capire che intenzioni avesse.
«Solo di fama. Kim me ne parlava quando andavamo a scuola assieme.» rispose, avvolgendo le spalle della ragazza col braccio.
A quel gesto lo sguardo di Dean si assottigliò ancora, mentre la soddisfazione aumentava nel petto di Kimberly.

«Beh Ray, – disse, comprendendo che quella tortura era durata abbastanza – è stato davvero bello rivederti.» gli sorrise, rimanendo ancora sotto il suo braccio.
«Vale anche per me, scricciola.» rispose lui, usando l'appellativo con cui la chiamava sempre, vista la sua corporatura minuta; dopodiché si allontanò lasciandoli nel corridoio.

Improvvisamente l'aria si era fatta gelida; Dean sembrava avere tutta l'intenzione di restare muto continuando a guardare con aria fin troppo seria la ragazza, mentre Sam si era ammutolito per qualche motivo sconosciuto.

«Immagino siate qui per il caso del suicidio alla chiesa.» commentò Kim, cercando di rompere quel silenzio snervante.
«Già... – rispose il fratello minore, tornando in sé – Vuoi... Vuoi entrare un attimo da noi?» chiese, aprendo la porta della camera. Lei rispose solo con un cenno di testa e, dopo aver chiuso a chiave la sua, li seguì all'interno della stanza d'albergo, praticamente identica a quella dove stava prima.

«Quindi chi era quello?» domandò con tono grave Dean, togliendosi la giacca elegante, indossata sicuramente per una qualche copertura, e buttandola sul letto.
«Un amico del liceo.» rispose lei, alzando le spalle. Il momento di godimento nel vedere la gelosia del ragazzo era completamente sfumata, lasciando spazio solo al pensiero che da quel momento in poi non si sarebbe più potuta tirare indietro dalla caccia che molto probabilmente incombeva lì a Elizabethville; insomma poteva dire addio ai suoi giorni di relax.

«Hai qualche notizia di questo caso?» chiese Sam, confermando la sua ipotesi.
«Non molto. Ero venuta qua perché conosco il parroco della chiesa, volevo solo rilassarmi un po', ma la mattina in cui sono arrivata è avvenuto il suicidio e successivamente ho scoperto anche del morto per quella strage. Non ho ancora cominciato a indagare seriamente. È probabile che fossero posseduti, ma non ho nessuna prova.» spiegò, sedendosi sul divano e accavallando le gambe.
«Questo lo sapevamo. – confermò Sam – Forse i demoni si stanno impossessando della gente di questa città per trasformarla in un Inferno.»

«Ma perché un demone si farebbe saltare la testa?» intervenne allora Dean.
«Sinceramente credo che i demoni, soprattutto quelli minori, non facciano sempre tutto con un piano alle spalle. Potrebbe semplicemente averlo fatto per divertirsi.» rispose la ragazza, con tono assorto.
«Cioè?»
«Si spara e va in un altro corpo, magari uno più atletico o attraente.» si spiegò meglio.
«Come un vecchio compagno di liceo che sembra un surfista da spiaggia?» la provocò il maggiore, con voce nuovamente grave.
«Sono sicura che Ray non fosse posseduto Dean, puoi stare tranquillo.» gli rispose, con un finto sorriso, leggermente irritata dall'insistenza del ragazzo.

«Che tu sappia c'è qualcuno qui che prima era una persona a posto e poi all'improvviso è cambiato?» domandò allora Sam, cercando di deviare il discorso.
«Come ho detto sono arrivata da poco, ma ho sentito di un certo Trotter: il presidente del Rotali Club, sembra che all'improvviso sia impazzito. Gioca d'azzardo, va con le prostitute... Dean fai sul serio?» fu più forte di lei cambiare discorso, mentre vedeva il ragazzo mettere una pila di monetine sopra la solita macchinetta per i massaggi.
«Cosa c'è? Mi piace rilassarmi, ok?» protestò lui, facendole scuotere la testa.

«Dove lo troviamo?» chiese allora Sam, tornando al discorso principale.
«Beh, potremmo andare a vedere al suo bar. – rispose lei, alzando le spalle, per poi tirarsi su dal divano e andare verso la porta – Immagino che vi vogliate cambiare, vi aspetto sotto tra una ventina di minuti.» aggiunse, per poi uscire dalla porta.

Quando fu nuovamente sola, nel corridoio del motel, si sentì quasi sollevata di quell'incontro. Era vero, spesso i fratelli Winchester erano due spine nel fianco e soprattutto due combina guai, ma erano la cosa più vicina ad una famiglia che aveva e in quel lungo periodo le erano decisamente mancati. Per questo motivo il pensiero di una caccia in loro compagnia, improvvisamente, le era apparso più leggero.


Nemmeno una mezz'ora dopo era già in direzione del bar; avevano deciso di andare a piedi, vista la bella giornata e la vicinanza del locale rispetto all'hotel dove alloggiavano.

«Ma questa non era una noiosa cittadina rurale?» domandò Dean, guardandosi attorno.
Effettivamente le vie erano parecchio affollate, principalmente di belle ragazze in abiti succinti che bevevano, chiacchieravano e ridevano tra loro. Un particolare che aveva notato anche Kim non appena era arrivata il giorno prima, ma che aveva tranquillamente trascurato nel momento in cui il pensiero di quella piccola vacanza, ormai sfumata, l'aveva entusiasmata.
«Già... Almeno così credevo.» commentò il fratello, guardandosi intorno, ancora più stupito.

«Beh, non so voi, ma io voglio dare una bella occhiata in giro.» rispose subito il ragazzo più grande, notando alcune ragazze che passavano di fianco a lui e facendo cadere il suo sguardo sui loro fondoschiena. Le seguì di qualche passo, notando poi un'altra donna seduta all'interno di un'auto, che aveva tutta l'aria di essere una escort e lo stava invitando ad entrare nell'abitacolo.
«Non è il momento, playboy.» lo rimproverò Kimberly, proprio mentre lui si stava sporgendo, prendendolo per la manica e tirandolo lontano dal veicolo.
«Oh ma insomma...» si lamentò lui, per poi seguire comunque lei e il fratello all'interno del bar.

Il locale se possibile era ancora più pieno delle strade fuori e la puzza di sudore, misto a birra, impregnava l'aria; mentre il clangore dei boccali e il vociare delle persone rompevano il silenzio. Persino farsi spazio in quel caos era fastidioso e più di una volta la ragazza ricevette alcune spallate da avventori poco attenti.

«Allora, dove sarà questo Trotter?» chiese Sam, guardandosi attorno.
«Cercate Trotter? – intervenne un uomo che, passando lì a fianco aveva sentito la domanda del ragazzo – È quello laggiù.» aggiunse, indicando un uomo robusto e distinto, davvero poco conforme alla clientela del locale.

«Che facciamo?» fece allora Kim.
«Non so voi, ma io vado a chiedere qualche informazione alla barista...» commentò Dean, che aveva notato la ragazza dietro al bancone; una bella donna dall'aria seducente resa ancora più accattivante dai lunghi capelli corvini e dal top rosso con uno scollo vertiginoso. A quel commento Kim serrò le mascelle, sapeva benissimo che Dean la stava provocando, per vendicarsi di ciò che era accaduto poco prima con Ray, ma sapeva anche che se c'era una cosa a cui Dean Winchester non sapeva dire di no, questa era una bella donna.

«Prenderai mai qualcosa sul serio?» sbuffò, non riuscendo a trattenersi dal commentare.
«Oh andiamo... Ma guardala... Ha un culetto che è uno spettacolo.» disse lui, ignorandola quasi completamente; forse non lo stava facendo per vendetta, forse davvero voleva provarci con la barista.

«Dici davvero?» li sorprese una voce, proprio sotto di loro. Il reverendo Shonas era seduto al bancone, con un bicchiere di scotch in mano e li guardava divertito.
«Padre Shonas, cosa...?!» cercò di domandare la ragazza, leggermente sconvolta.

«Sapevo che sareste finiti qui. Tappa obbligata.» sorrise, sollevando il bicchiere e bevendo un altro sorso.
«Beh, non ci aspettavamo certo di vederla qui.» fece il più giovane dei fratelli, rispecchiando esattamente la confusione della ragazza.
«Che mi piaccia o no, devo seguire il mio gregge.» rispose lui, con una tranquillità quasi innaturale.
«In più il clero beve gratis.» intervenne finalmente la barista che, dopo aver lanciato una fugace occhiata a Dean, riempì nuovamente il bicchiere del prete.

I due si scambiarono alcune battute alquanto ambigue sul confessarsi e andare in chiesa la domenica, dopodiché il reverendo si alzò dal suo posto, lasciando il bicchiere vuoto sul banco in legno e avvicinandosi a Dean.
«Hai ragione è uno spettacolo.» disse in un mezzo sussurro, ma che anche gli altri due poterono tranquillamente sentire.

«Allora, che ordinate?» chiese con tono sensuale la barista, riportando l'attenzione su di sé.
Ancora un po' confusi dalla situazione, Sam e Kim negarono di voler bere qualcosa, mentre l'altro ne approfittò subito, chiedendo la specialità. Non ebbe però nemmeno il tempo di ricevere il suo bicchiere, perché improvvisamente la ragazza lo colpì al braccio.
«Ahia! Che c'é?!» si lamentò.

«Guarda...» disse indicando poco più avanti, verso i tavoli da biliardo. Un uomo con l'aria mostruosamente afflitta e quasi fuori dal mondo, reggeva una pistola in mano.

Il trio si precipitò verso di lui, cercando subito di farsi spazio tra la folla, ma non erano ancora arrivati quando il primo sparo fendette l'aria facendo urlare tutti gli avventori del locale. L'uomo aveva sparato a qualcuno dall'altra parte del tavolo verde e ora sembrava pronto a farsi fuori.

Kimberly arrivò per prima e si lanciò su di lui, impedendogli il folle gesto. Subito Dean le diede man forte, bloccandogli la mano con la pistola, mentre Sam si avvicinava e versava qualche goccia di acqua santa su di loro, nel tentativo di capire se fosse un demone. Il corpo dell'uomo però non emise neanche un minimo sbuffo e l'uomo protestò, dando spiegazione di quell'omicidio appena compiuto, dicendo semplicemente che l'altro si era portato a letto sua moglie.

Comprendendo che non fosse nulla di paranormale, ben  presto fu chiamata la polizia che arrestò l'uomo: questi aveva confessato subito, esattamente come aveva fatto con i ragazzi, e dopo avergli messo le manette un paio di agenti lo scortarono fuori dal locale, probabilmente diretti alla centrale.
Nel momento in cui un poliziotto si avvicinò al trio, rivelando che presto sarebbe arrivato il fotografo del giornale locale per fare una foto a coloro che avevano almeno in parte salvato la situazione, compresero che fosse ora di levare le tende.

Stavano per uscire quando, lanciando un'ultima occhiata all'interno del bar, Kimberly si accorse di qualcosa a cui non aveva fatto caso, nel caos generale.
«Ehi... Dov'è la barista?» domandò, riferendosi alla ragazza con cui nemmeno un'ora prima Dean ci stava provando.

Anche i due fratelli si voltarono, scandagliando il locale con lo sguardo, ma nonostante molti dipendenti del bar, seppur scossi, avevano ricominciato a servire lei non si vedeva da nessuna parte.
«Magari è scappata...» fece semplicemente Dean, sollevando le spalle con noncuranza.
«Impossibile. – rispose subito Kimberly – È stata lei a chiamare la polizia e sono sicura di averla vista bersi un drink mentre aspettavamo che arrivassero le forze dell'ordine.»

«O magari ha finito il turno...» aggiunse sempre il maggiore dei Winchester.
«Oppure... Potrebbe essere lei il demone che cerchiamo.» disse la ragazza. In realtà non ci credeva sul serio a quello che diceva, più che altro perché non aveva prove; ma certo era buona abitudine dei demoni prendere possesso di belle donne per adescare le persone giuste.
«Fai sul serio?» domandò allora Dean, leggermente irritato.
«Possiamo smetterla di discuterne?!» si lamentò l'altro fratello.

«Beh, facciamo così... Io la vado a cercare e se la trovo glielo chiedo, va bene?» l'ironia nel tono del maggiore dei Winchester era lampante e Kimberly sapeva che era tutta rivolta a lei; nonostante ciò gli rispose Sam, quasi come se lei non esistesse.
«Bene, nel frattempo io terrò d'occhio quel Trotter. Magari anche lui può essere una pista da seguire.»

«Quindi fate tutto voi? – chiese innervosita Kimberly – Allora posso tornare a godermi la mia vacanza.» aggiunse sbuffando e uscendo dal locale, vedendo bene di colpire Dean con una spallata nel momento in cui gli passò di fianco.


Non provò nemmeno a fare ciò che aveva minacciato; non sarebbe riuscita a godersi nemmeno un minuto di relax, per svariati motivi. Innanzitutto aveva ancora troppa irritazione in corpo per riuscire a pensare ad altro se non a quanto fosse maledettamente stupido Dean Winchester, ma poi, quando la rabbia sfumò, arrivò la preoccupazione. Nessuno di loro tre era sicuro che quella storia della cittadina piena di demoni fosse vera o no, ma nonostante padre Shonas negasse ogni presenza maligna era evidente che stavano accadendo troppi fatti strani uno di fila all'altro.

Per questo motivo stette quasi tutto il tempo chiusa nella sua camera d'albergo, con la televisione accesa che faceva da sottofondo ai suoi pensieri.

In quel momento avrebbe tanto voluto avere nuovamente la compagnia di Ray, per poter distrarsi per davvero. Se lo immaginò lì, mentre la prendeva in giro per la sua evidente cotta nei confronti di Dean.
"Non è vero!" rispose lei, presa da un momento di panico.
"Oh andiamo te lo si legge in faccia, sembri una ragazzina alla sua prima volta." scherzò il ragazzo, mostrando uno dei suoi migliori sorrisi canzonatori.
"Nemmeno fosse l'ultimo uomo sulla terra. – mentì spudoratamente – Non potrei mai sopportare di stare con quell'ammasso di egocentrismo e menefreghismo."

Improvvisamente Ray cambiò aspetto: la sua statura slanciata da modello si accorciò leggermente e le sue spalle divennero più ampie e tozze; i capelli si ritirarono nella radice fino ad assumere una pettinatura a spazzola, il viso da perfetto Adone si fece più squadrato e i suoi occhi scuri divennero di quell'intenso verde oliva che la faceva impazzire.
"Davvero pensi questo di me?" domandò il ragazzo, avvicinandosi pericolosamente a lei.

Stava per sfiorare finalmente le sue tanto agognate labbra, non le importava nulla delle conseguenze, a quelle ci avrebbe pensato dopo, ora voleva solamente godersi quel momento, eppure non le fu possibile. Era ad appena un millimetro da lui, quando un suono tremendamente fastidioso le penetrò il timpano, svegliandola di soprassalto.

Un sogno, era tutto un maledetto sogno, ma in fin dei conti doveva aspettarselo. Sospirò, stropicciandosi il viso con una mano e allungando l'altra verso il suo cellulare che stava continuando imperterrito a squillare. Non guardò nemmeno chi la stesse chiamando, rispose e basta, ma non appena sentì quella voce un brivido le percorse la schiena.

«Kim, ci sei? – domandò capendo che aveva preso la chiamata, eppure lei rimase zitta – Senti, scusa per il comportamento di oggi ero un po'... nervoso. Io sto tornando al bar, raggiungimi se vuoi.» continuò allora, per poi chiudere.

Scosse la testa, lasciando cadere l'apparecchio telefonico sul letto. Com'era possibile che riuscisse sempre a convincerla a fare tutto ciò che voleva? Sarebbe arrivata al punto che non avrebbe più resistito nemmeno alle sue avance, e allora forse lì sarebbero cominciati i problemi.

Si alzò dal letto, dirigendosi al bagno, decisa a darsi almeno una sciacquata prima di uscire, anche perché quel maledettissimo sogno l'aveva accaldata parecchio.


Arrivò al locale che Dean era già seduto al bancone con davanti una birra, proprio di fronte alla barista vestita di rosso che sembrava tornata tranquillamente a lavorare.
Si sedette in silenzio al suo fianco, ordinando. Voleva parlargli, chiedergli anche lei scusa, ma non sapeva cosa e come dirglielo, quando qualcuno la precedette.

Una donna bruna si avvicinò al ragazzo con fare seducente e una voce altrettanto sensuale, facendolo ovviamente voltare dalla parte opposta.
«Vuoi sapere una cosa? – cominciò la donna – Tutte le donne di questo bar... sono letteralmente pazze di te.» aggiunse, sorridendogli con quelle labbra rosso fuoco.

Come ogni volta che accadeva una cosa simile, le viscere di Kim si contorsero dalla bile; nonostante sapesse che non poteva fare nulla per evitarlo. Come se non bastasse, Dean sembrò rincarare la dose, rispondendo con tono alquanto affabile.
«Sai chiunque avrebbe fatto quello che ho fatto io... Chiunque avrebbe voluto evitare una strage.» disse, prendendosi tutto il merito di ciò che era accaduto ore prima e a quelle parole la donna sorrise ancora di più.

«Ho una proposta da farti... – riprese con tono ancora più lascivo e la sensazione alle viscere della ragazza s'intensificò, sapendo perfettamente dove sarebbe finito il discorso, anche Dean aveva capito, perché trattenne appena un sorrisetto, ma la donna continuò imperterrita – Normalmente, la mia tariffa è un centone...» dopodiché avvicinò le sue labbra scarlatte all'orecchio del ragazzo e lei non sentì più nulla, anche se era sicura di immaginare ogni singola parola.

Era già pronta ad alzarsi e andarsene, dandosi della stupida per aver creduto anche solo un secondo che le cose potessero cambiare, ma dovette ricredersi nel momento in cui vide il maggiore dei Winchester accigliarsi e rivolgersi con tono calmo alla sua interlocutrice.
«Ma per chi mi hai preso?» domandò.

«Come sarebbe a dire?! – chiese di risposta la donna, confusa quanto lei dal fatto che il ragazzo stesse resistendo alle sue avance – Non sai che ti perdi.» aggiunse poi, con tono offeso allontanandosi.

I due ebbero appena il tempo di scambiarsi uno sguardo, ma non riuscirono nemmeno a decifrarsi a vicenda che furono interrotti di nuovo dalla barista che posò la birra davanti a Kim, rivolgendosi però a lui.
«Sei uno dei pochi che è riuscito a non farsi incastrare. – disse con tono divertito – Come hai fatto?»

La velocità con cui rispose Dean mise di nuovo all'erta la ragazza, eppure questa volta la sensazione di fastidio allo stomaco non era così forte.
«Beh, le ho detto che ho una cotta per la barista. È stato facile.»
«Chi ti dice che la barista sia disponibile?» rispose a tono lei.
«Ottima domanda. – fece lui con un cenno della testa, per poi ripartire alla carica – Beviamo qualcosa insieme quando stacchi stase...»
«Non mi va di aspettare. – fece nuovamente la barista, senza nemmeno farlo finire di parlare, chinandosi in avanti e mostrando tutto il décolleté – Posso andarmene anche subito.» aggiunse in un sussurro suadente.

Dean a quella proposta sorrise, mentre lei afferrò la giacca da dietro il bancone e alzò l'antina che le permetteva di raggiungere il lato clienti del locale. Si diressero entrambi verso l'uscita, ma prima di lasciare il bar Dean lanciò un'occhiata decisamente seria alla sua compagna che invece era rimasta seduta sullo sgabello, con la birra in mano.

Comprese subito quali erano le sue intenzioni e le scappò un sorriso; si stava facendo perdonare. Aveva deciso di approcciare la barista per capire se fosse veramente lei il demone e darle così ragione e adesso le stava chiedendo di seguirli, in modo da avere un supporto se fosse stato come diceva lei. Anche perché, per qualche motivo, di Sam non vi era ancora traccia.

Lasciò la bottiglia di vetro praticamente integra sul bancone e uscì anche lei, dirigendosi subito verso la sua moto, senza però distogliere lo sguardo dai due che proprio in quel momento stavano salendo sull'impala, mentre il tramonto tingeva già ogni cosa di arancio.

Li pedinò, mantenendosi a distanza di sicurezza, in modo che la barista non s'insospettisse troppo, finché non li vide fermarsi davanti a quella che aveva tutta l'aria di una villa abbandonata.
L'edera si era inerpicata lungo tutti i muri, ricoprendoli quasi completamente; le uniche parti libere dal fogliame erano alcune finestre e l'ingresso, che aveva l'aria di essere molto vecchio, ma non decadente.
Kimberly non era ancora scesa dalla moto, che li vide entrare nell'edificio, ma non dal portico, come tutte le persone normali, bensì da una porticina laterale che fino a poco prima non aveva notato tra i grovigli di edera.

Scese il cavalletto in modo da fermare la motocicletta e dopo aver sganciato le chiavi smontò. Non sapeva il motivo, ma una strana sensazione le stava prendendo la gola, una sensazione che non provava da ormai parecchio tempo; l'ultima volta era stato al cimitero, quando Dean le aveva ordinato di attendere vicino all'auto, invece di permetterle di seguirli. Ora però era stato lo stesso Winchester a chiederle di stargli dietro, lanciandole quello sguardo al bar.

Allungò le dita alla cintura, percependo il calcio della pistola, dopodiché prese un lungo respiro e si diresse verso la stessa porta da cui erano entrati i due.

Era una vera e propria cripta: subito dopo l'entrata una serie di gradini in pietra scendevano, in almeno tre rampe, tutte illuminate da alcune lampade al neon. Kimberly avanzò verso il basso, cercando di fare il meno rumore possibile; sapeva che non doveva assolutamente farsi vedere, altrimenti non avrebbe potuto aiutare Dean sorprendendo il demone, ovviamente se i loro sospetti si fossero rivelati veri. Arrivata alla fine delle scale, infatti, vide i due al centro di una stanza che aveva  l'aria decisamente inquietante, l'arredamento riprendeva molto quello usato nei film quando bisognava fare delle sedute spiritiche.

Si accucciò dietro il muro, proprio in prossimità dell'ultimo gradino, da lì aveva una visuale perfetta di quasi l'intera stanza, senza aver bisogno di sporgersi e rischiare così di farsi scoprire.
«Fa come se fossi a casa tua...» sussurrò con tono sensuale la ragazza, dopo aver dato un semplice bacio a stampo a Dean. Un bacio che stranamente non pesò affatto a Kim, forse troppo concentrata sulla missione per preoccuparsi delle sue gelosie, oppure semplicemente si era accorta che non vi era affatto sentimento in quell'effusione.

La barista si allontanò da lui, andando a poggiare la giacca nell'unico angolo della cripta che lei non riusciva a vedere, accendendo poi un'altra luce.
«Ho dimenticato di dirti... – esordì Dean, sorprendendo anche lei – Che so esattamente che sei venuta qui, dopo l'incidente al bar.»
Il cuore di Kim perse un colpo e quasi si sentì in colpa di aver dubitato di Dean anche solo per un secondo. Nonostante la litigata, lui aveva comunque fatto ciò che le aveva detto; dandole retta. Il ragazzo continuò a parlare.

«Ci ho messo un po' a scovarti, ma poi ti ho vista uscire proprio da questa villa. Non credevo vivessi in uno squallido seminterrato... Sempre se ci vivi e non ci uccidi solamente le persone.»
A quell'ultima provocazione, la donna scattò in avanti pronta ad attaccare il giovane cacciatore e la mano della ragazza, nascosta dietro al muro, saettò alla pistola che teneva alla cintura, senza però darle il tempo di estrarla. La barista infatti si era bloccata sopra il tappeto che si trovava al centro della stanza, come immobilizzata da un muro invisibile che la fece crollare a terra. Dean allora si chinò davanti a lei, con quello sguardo serio che assumeva quando lavorava. Kimberly quasi non si accorse di lui che sollevava il tappeto, mostrando un Cerchio di Re Salomone disegnato in gesso sul pavimento; troppo intenta a controllare il battito del suo cuore nel vedere quegli occhi verdi così autoritari e determinati.

«Mi dispiace tesoro... Ma ora ti rimando da dove sei venuta.» disse allora lui, riscuotendola dai suoi pensieri.
Lo vide alzarsi nuovamente e tirare fuori la Bibbia dalla tasca interna della giacca. Non aveva nemmeno fatto in tempo ad aprirla alla pagina giusta, che la donna, senza battere ciglio sibilò qualcosa tra i denti; qualcosa che Kim non riuscì a sentire, ma che fece cambiare completamente l'espressione del ragazzo che chiuse di scatto il libriccino rosso che aveva in mano, voltandosi verso di lei. Kimberly incrociò il suo sguardo terrorizzato solo per un attimo, dopodiché il seminterrato in cui si trovavano cominciò a vibrare.

Il demone chiuse gli occhi dopo quella prima scossa, che portò la ragazza a poggiarsi al muro di fianco a lei per reggersi in piedi, poi una folata di vento, proveniente da chissà dove, cominciò a smuovere l'aria e a far oscillare il grosso lampadario.
«Che aspetti Dean! – gridò la ragazza cercando di sovrastare l'ululato del vento che rimbalzava da un lato all'altro di quella segreta – L'esorcismo!» lo esortò.

Dean tornò con lo sguardo sul libro e dopo averlo riaperto tentò di cominciare il rituale per rispedire quel demone all'Inferno. Il vento però s'intensificò, strappando le pagine della Bibbia che stava leggendo proprio in quel momento. Quando le folate furono talmente forti da fargli sfuggire il libro di mano e far roteare in modo vertiginoso il lampadario in cristallo, la stanza ricominciò a tremare, come se vi fosse un terremoto, smuovendo muri, pavimento, ma soprattutto il soffitto.

«Kim attenta!» ebbe appena il tempo di gridare il ragazzo, perché subito dopo la trave che sosteneva l'ingresso della sala, sotto cui si trovava lei, cedette, franando e bloccando la via per le scale.
Kimberly fece un balzo indietro talmente veloce da cadere a terra, inciampando sul primo gradino che serviva per risalire al piano superiore, ma se Dean non l'avesse avvisata, probabilmente sarebbe morta sotto quelle macerie che ora la separavano da lui e dal demone.

«Kim! Kim! Stai bene?» sentì gridare dalla parte opposta di quel muro di pezzi di cemento; il tono della sua voce era talmente preoccupato e in ansia che alla ragazza sembrò mancare il fiato.
«Sto bene!» rispose, alzandosi e schiaffeggiandosi inutilmente i jeans scuri all'altezza delle cosce, nel tentativo di togliere la polvere.

«Ascolta, devi andare a cercare aiuto.» rispose il ragazzo. Non sapeva cosa stava facendo il demone in quel momento, ma se lo stava lasciando parlare con lei forse si era quietato, magari il suo obbiettivo era stato proprio separarli in modo che potesse affrontare solamente Dean. Con quel pensiero in testa, la ragazza rispose d'istinto.
«No! Non ti lascio da solo qui con lei!» urlò, mentre i ricordi di ciò che stava per accadere all'Incrocio del Diavolo prima che intervenisse e il terrore di perderlo prendevano il sopravvento su ogni fibra del suo corpo.

«Kim, va alla rimessa!» il tono di Dean questa volta sembrava perentorio e per un attimo a Kimberly sembrò di sentire John Winchester che le dava un ordine senza ammettere repliche. La rimessa, probabilmente Dean aveva detto così per non farsi comprendere dal demone, ma lei sapeva benissimo le intenzioni del ragazzo: doveva andare a chiedere aiuto a Bobby.
«Resisti, ok?» enunciò, ma non attese una risposta, sapeva che lui non gliel'avrebbe data, schizzò su verso il piano di sopra e uscì dalla piccola porta d'entrata, raggiungendo in fretta e furia la sua moto.

Non ebbe però il tempo di girare la chiave per accendere il motore che il suo cellulare cominciò a suonare.
«Che c'è?» rispose senza nemmeno leggere chi fosse, ma la voce dall'altro lato fu subito inconfondibile.
«Kim, Dean è sparito. Dovevamo darci appuntamento al bar, ma...»
«Avevamo ragione, il demone è la barista. Dean è intrappolato in un sotterraneo con lei, sto andando a chiamare Bobby. Tu non muoverti.» spiegò velocemente lei, concludendo con quell'ordine categorico. Purtroppo però non aveva la stessa autorità che aveva avuto Dean con lei poco prima e il ragazzo fu subito pronto a replicare.

«Stai scherzando spero... Mandami l'indirizzo.» si lamentò.
«Te lo manderò. – promise lei, con tutte le intenzioni di farlo non appena fosse di ritorno con Bobby – Tu intanto fammi un favore. Cerca padre Shonas, lui può darci una mano.» aggiunse, chiudendo la chiamata e mettendo finalmente in moto.


Non dovette nemmeno arrivare fino alla rimessa, per qualche strano motivo, che l'uomo non volle dirle, Bobby era già diretto verso Elizabethville con tutte le intenzioni di dare una mano ai due ragazzi. Incrociò il suo pick-up sulla statale, a nemmeno una mezz'ora da lì. Si fermarono solo un attimo, in modo che lei potesse spiegargli la situazione, dopodiché montarono entrambi sul loro veicolo e Kimberly fece strada, scortando Bobby verso la villa in cui Dean era intrappolato assieme al demone, non dimenticandosi di mandare il messaggio a Sam sul luogo in cui si trovavano.

Quasi si pentì di averlo fatto, come si pentì di aver chiesto al ragazzo di cercare aiuto in padre Shonas.

Lei e Bobby arrivarono appena in tempo. Il prete, evidentemente posseduto, stava puntando una pistola contro Sam. La ragazza fu velocissima: afferrò la pistola dalla cintura e sparò un colpo, colpendo volutamente la statua di fianco ai due e spaventandoli entrambi.

«Hai scelto la persona sbagliata da possedere, bastardo!» disse con un sibilo, continuando a puntare la pistola a colui che in quel momento era la persona di cui si fidava di più; di fianco a lei Bobby stava facendo la stessa cosa, ma con un'arma che sperava non fossero costretti ad usare, la Colt ammazzademoni.

Il demone, con le sembianze del prete, sorrise mefistofelicamente.
«Mi stai seriamente sfidando Kimberly? Lo sai che potrei raccontare ogni cosa?» la provocò.
«Tu provaci e io dico a Bobby di sparare con quella.» disse indicandolo con un cenno della testa e sperando che il suo bluff fosse abbastanza credibile.

«Chi lui?» chiese ironicamente il demone per poi scaraventare l'uomo contro l'albero più vicino.
Nemmeno Kim e Sam ebbero il tempo di reagire che fecero la stessa fine, la prima a terra, poco più in là e il secondo contro un auto parcheggiata sul vialetto.
Approfittando del loro stordimento, il prete sfondò la porta ed entro nella villa.

«Kim... Tutto ok?» sentì dire da Sam dopo che si fu ripreso anche lui dal colpo.
«Sto bene!» confermò la ragazza alzandosi e notando solo una leggera contusione al braccio.
Il giovane Winchester andò ad aiutare Bobby a rialzarsi rivolgendogli la stessa domanda.

«Non pensate a me. Andate! – disse con la voce un po' strozzata, mettendogli la Colt in mano – Muovetevi!»
«Non sembra essere ferito. – fece Kim che si era approssimata ai due – Andiamo, Sam.»

Era passato davvero troppo tempo e per qualche strano motivo la sua preoccupazione per Dean si era triplicata. Cos'era successo in quel sotterraneo durante l'ora in cui se n'era andata? E se il demone avesse convinto Dean a fare un qualche patto? A quel pensiero la prima immagine che le venne in mente fu il  bacio che il demone dell'Incrocio del Diavolo aveva dato proprio a Dean per sigillare l'accordo. Subito dopo ci furono però pensieri molto più agghiaccianti, uno scenario peggiore dell'altro.

Precedette il ragazzo giù per le scale e quando sentì dei rumori violenti, accelerò il passo, facendo anche tre gradini alla volta.
Era arrivata al fondo della scala quando vide padre Shonas chinarsi e tirare un pugno al terreno vicino al Cerchio di Re Salomone, ormai completamente scoperto, con l'intenzione di romperlo. Il pavimento si crepò e provocò un'altra scossa che per un attimo atterrì la ragazza, col la paura che potesse di nuovo crollarle qualcosa addosso, mentre si reggeva al muro.

I due demoni si ricongiunsero in un bacio decisamente osceno.
Poi accadde il peggio e fu tutto talmente veloce, che nessuno mai avrebbe potuto sapere se fosse potuta andare diversamente.

Dopo essersi staccato dalla sua compagna, il demone che possedeva l'uomo di chiesa afferrò il cacciatore per il collo sollevandolo.
«No Dean!» gridò disperata entrando nella stanza e sollevando la pistola.
Sentiva le lacrime pungerle gli occhi, era talmente presa dalla paura di ciò che stava accadendo che non si accorse nemmeno dell'altro demone che con voce calma stava chiedendo al compagno di lasciarlo andare.
«Kim... va... via...» disse con voce strozzata Dean.
«La prego padre Shonas... So che può combatterlo... – fece lei, ignorando completamente l'avvertimento – La prego lo lasci andare...» la voce le tremava vistosamente, mentre vedeva il volto di Dean farsi sempre più paonazzo.

Improvvisamente un colpo di pistola riecheggiò nella cripta e la donna con la maglia rossa crollò a terra come colpita da una scossa elettrica. Per la sorpresa si voltarono tutti e l'uomo lasciò andare Dean.
«Sam, no! Ti prego non...» la mezza supplica di Kimberly fu completamente inutile, perché il ragazzo con una freddezza indescrivibile nello sguardo, sparò di nuovo e anche il reverendo cadde a terra.

Rimase lì, paralizzata senza riuscire a credere a quello che era successo. Un altro pezzo del suo passato era stato cancellato per sempre, un'altra persona a lei cara era morta e questa volta non sapeva nemmeno a chi dare la colpa di tutto quello che era accaduto.
Improvvisamente sentì le lacrime rigarle le guance; lo sguardo calamitato da quei due corpi a terra, ormai privi di vita, proprio al centro del Cerchio di Re Salomone, mentre il sangue sgorgava dai loro corpi macchiando il pavimento e cancellando i segni di gesso bianco.

«Kim come...» tentò di dire Dean, avvicinandosi a lei, ma venendo subito interrotto.
«Come hai potuto farlo!» urlò disperata a Sam, una disperazione che non aveva mai mostrato davanti ai due fratelli.
Il suo grido riecheggiò nella cripta, lasciandoli di stucco, dopodiché scappo via, con tutte le intenzioni di andare il più lontano possibile.

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