Mistero a Hollywood
Stagione 2 - Episodio 18
Se c'era una cosa che doveva ringraziare a sua madre era di averle sempre insegnato a tenere la testa sulle spalle e i piedi per terra. Al contrario della maggior parte degli altri cacciatori, Kimberly Forst non era una semplice girovaga che viveva di stenti e alloggiava in bettole; o meglio, lo faceva per risparmiare, ma sapeva anche come guadagnarsi i soldi legalmente, senza troppi problemi. Anche per questo non aveva mai avuto bisogno di mentire sul suo cognome, perché grazie agli agganci giusti lei compariva su ogni albo di dottorato e soprattutto era esperta il più possibile su ogni tipo di lavoro.
Per questo motivo il regista di Hells Hazers, l'aveva assunta come direttrice del suono, dopo aver letto il suo esauriente curriculum. In quello studio, dove stavano girando il film, in passato erano successi parecchi fatti spiacevoli, perciò si era fatta ingaggiare per avere la possibilità di studiare la situazione da vicino.
A parte però una finta morte, provocata per creare scalpore e far credere che il set era maledetto, cosa che nessuno poteva immaginare fosse vera, non era accaduto ancora nulla.
Qualcosa però, in quell'ennesima giornata di riprese, in cui non faceva altro che ascoltare gente urlare e recitare scene del film che lei solitamente viveva in prima persona, le tirò su il morale.
Dalla porta che dava all'esterno, sulla strada principale degli studi, apparve un confuso assistente, con in mano un vassoio pieno di frullati.
«Ehi tu! Me ne porti uno?» disse, cercando di rendere la sua voce il più diversa possibile da quella che aveva di solito; ma il ragazzo era talmente distratto che comunque non si sarebbe accorto di nulla.
«Ecco...» disse appena, porgendole il vassoio, ma guardando da un'altra parte, verso la scala che portava alla zona alta del set in cui erano fissati i fari e alcune scenografie.
«Se stai cercando MF, non ne troverai, non ancora.» fece lei, dando poi un lungo sorso al suo milkshake alla fragola; tanto che stava ancora bevendo quando il ragazzo si girò stupito.
«E tu come... Kim. – la ragazza gli sorrise, mentre finalmente staccava la bocca dalla cannuccia – Sei venuta qui anche tu?»
«Diciamo di sì, ma non sono di certo un'assistente.» scherzò lei, prendendo con la mano libera le cuffie che aveva al collo e muovendole leggermente.
«Non che io volessi fare quello, ma mi ci hanno scambiato.» brontolò Dean, facendola ridere.
Non ebbero però il tempo di dire altro, perché i tecnici sul set cominciarono a dare gli ordini e Kimberly dovette nuovamente dedicarsi al suo lavoro. Posò il bicchiere del frullato nell'apposito posto sul bracciolo della sua sedia e si infilò le cuffie, perdendo di vista il ragazzo e concentrandosi sul piccolo mixer che aveva davanti; mentre sotto l'ordine di un'altro tecnico venivano spente le luci.
«Suono partito.» confermò alzando un pollice verso il resto dello staff e a quel suo consenso portarono il ciack davanti alla camera e fecero partire la scena.
Finalmente dopo parecchie ore di lavoro si poté sgranchire le gambe e alzarsi dalla sedia. Inoltre il suo stomaco pretendeva qualcosa da mangiare, visto che l'unica cosa che aveva ingerito da quella mattina era stato il frullato che le aveva offerto Dean.
Arrivò al tavolo dei buffet, proprio quando il ragazzo se ne stava andando, avvicinandosi con aria da idiota all'attrice protagonista.
«Ti prego, dimmi che non sta andando a flirtare con Tara Benchley.» supplicò, facendo voltare il fratello minore, che invece era rimasto lì.
«Temo di sì... Anche se a detta sua si sta informando.» confermò Sam, con un mezzo sorriso, mentre lei prendeva un panino dalla grossa piramide in mezzo al tavolo.
«A proposito Kim... Come... Come stai?» domandò il ragazzo e lei notò subito il nervosismo nelle sue parole; probabilmente si sentiva ancora in colpa per la storia della possessione.
«Alla grande! – gli sorrise lei, dopo aver ingoiato il boccone – La gamba è guarita, ho un nuovo lavoro temporaneo...»
«Un lavoro temporaneo?»
«Sì, sono la direttrice del suono. – fece indicando col pollice la sedia in cui stava la sua postazione – Diciamo che ho unito l'utile al dilettevole: ho un lavoro di cui mi faccio pagare e intanto cerco informazioni sugli spiriti che ci sono nel set.» concluse con un sorriso, per poi ficcarsi l'ultimo pezzo del panino in bocca.
«Quindi anche tu hai sentito dell'omicidio di due giorni fa.»
Lei scosse la testa, in segno di negazione, per poi spiegare quel suo gesto.
«No lui è...»
«...un attore.» fece Dean dietro di lei, che aveva lasciato la giovane attrice per riunirsi a loro due.
«Esatto. Non so bene tutta la storia, ma credo sia stato assunto solo per fare quella sceneggiata della tragedia nello studio e aumentare la pubblicità per il film. Anche perché fino a un paio di giorni prima che è morisse, non c'era tra lo staff ed io sono qui dall'inizio.» aggiunse, in modo esaustivo la ragazza, prendendo un'altro panino dalla pila.
«Beh, voglio andare a vederci chiaro. Magari quello lì sa qualcosa che noi non sappiamo.» suggerì Sam.
«Si ricomincia!» gridò una voce dal set.
«Ok, voi andate. Ci rivediamo qui tra un paio d'ore.» si raccomandò lei, ingurgitando tutto il panino restante e correndo verso il suo posto.
Si infilò le cuffie e alla richiesta del regista alzò solamente il pollice dando il via alla scena.
Stavano girando ormai da una buona mezz'ora, quando accadde qualcosa di veramente strano. Era intenta ad ascoltare l'audio dalle cuffie, mentre Mitch diceva la sua battuta.
«Io credo che siano tornati perché abbiamo letto quel libro. Tornati dall'inferno.»
Ma quando toccò alla bionda parlare e dire la sua battuta, uno strano suono fece interferenza con le cuffie. Non era qualcosa di normale e lei lo sapeva bene, qualcuno stava davvero minacciando quel set ed ora ne aveva la conferma.
Prese un grosso respiro, sperando che lo spirito non si palesasse proprio in quel momento, perché non avrebbe potuto agire davanti a tutte quelle persone.
«Stop! – gridò il regista – Questa è buona.»
«Purtroppo il suono non va bene, sentivo rumori di sottofondo.» mentì spudoratamente, in modo che potesse registrare nuovamente quella scena, senza nessuna interferenza di qualsivoglia MF.
«Bene. – gridò un'assistente – Rifacciamola per il suono!»
La scena sembrò nuovamente filare liscia, ma all'improvviso il soffitto della casa in legno costruita in mezzo al set si ruppe e ne apparve il produttore, con una corda legata al collo.
«Merda!» sussurrò Kim, alzandosi di colpo dalla sedia e togliendosi le cuffie dalle orecchie. Aveva aspettato troppo, sarebbe dovuta intervenire nel momento in cui aveva sentito quei rumori, invece di attendere che accadesse la tragedia. Perché questa volta era sicura che fosse tutto vero, soprattutto perché chiunque nello studio era rimasto completamente scioccato.
«Qualcuno chiami la polizia e... Continuiamo le riprese domani!» gridò un tecnico, mentre lei stringeva i pugni, continuando ad osservare l'uomo che volteggiava in mezzo alla casetta impolverata.
Si costrinse a girarsi, nel tentativo di auto convincersi che non era colpa sua. Dopodiché prese il telefono e pestò con rabbia i tasti, mandando un veloce messaggio ai fratelli, dicendo loro di vedersi davanti lo studio.
Quando si incontrarono, poco tempo dopo, la ragazza raccontò loro tutto, descrivendo ogni minimo dettaglio di ciò che era accaduto.
«Merda...» ribadì anche Dean in un sussurro, passandosi una mano sul viso.
«Ho sbagliato. Avrei dovuto intervenire subito, non appena ho sentito quell'interferenza.» disse lei, la voce rotta dai sensi di colpa.
«Come avresti potuto? C'era fin troppa gente; inoltre non potevi sapere come sarebbe successo.» la rassicurò Sam.
«Beh, comunque sia non ci rimane molto da fare, almeno per oggi. Domani uno di noi due andrà all'obitorio ad assicurarsi che Brad Redding sia morto, mentre gli altri torneranno sul set e magari rivediamo quella registrazione.» sentenziò il fratello maggiore. Gli altri due accettarono, rispondendo solo con un cenno di testa.
«Allora ci vediamo domani.» fece per salutare il fratello più piccolo, pronto ad allontanarsi.
«Già... Tu sai per caso dove dormono gli assistenti?» domandò Dean a Kimberly.
«Considerato che non lo siete davvero, da nessuna parte... Ma se volete potete venire sulla mia roulotte. – suggerì la ragazza – Anche se qualcuno di voi dovrà dormire sul divano.» aggiunse guardando proprio il ragazzo.
«Cosa? Perché io?!» e lei rispose alzando le spalle.
«Perché ho deciso così.»
Il giorno dopo fu proprio Dean a rimanere sul set con lei, mentre Sam si recò all'obitorio. Nonostante tutto però, Kim vide a malapena il maggiore dei Winchester, un po' perché presa dal suo lavoro e un po' perché anche l'altro si era immedesimato forse un po' troppo dal finto ruolo di assistente.
Tutta la mattina, perciò, trascorse tranquilla, tranne per stupide discussioni sul set del fatto che secondo alcuni non aveva senso che il sale spaventasse i fantasmi; un commento che fece quasi ridere la ragazza.
«Kimberly, veniamo da te.» la voce di Dean risuonò dalle cuffie, facendole alzare gli occhi al cielo.
«Lo sai che non c'è bisogno di riferirmi tutto tramite cuffie, vero?» gli disse non appena si avvicinarono entrambi.
«Inclinazione professionale.» rispose lui e lei sollevò un sopracciglio, fingendosi confusa.
«Quale inclinazione professionale, sei assistente da meno di ventiquattr'ore.»
«Beh, comunque, potremmo riascoltare l'interferenza?» intervenne Sam, scocciato dell'ennesimo battibecco tra i due.
«Sì, certo.» sospirò la ragazza, passando poi un paio di cuffie a Sam, l'unico che ancora non aveva ascoltato l'anomalia del suono, visto che il fratello maggiore l'aveva fatto quella mattina.
Notò subito lo sguardo azzurro di Sam sgranare, nel momento in cui venne trasmessa quella voce astrale, che aveva subito attirato la sua attenzione il giorno prima; la stessa espressione che aveva fatto qualche ora prima Dean.
«Che ne pensi?» domandò lei, quando si tolse le cuffie.
«Sono segnali evidenti.» confermò lui.
«L'ho pensato anche io, inoltre da questa mattina, forse anche da ieri, ho riscontrato rilevazioni elettromagnetiche altissime.» aggiunse l'altro fratello e lei si sentì quasi in colpa nel aver pensato male di lui; non era vero che aveva ignorato completamente il suo lavoro da cacciatore per fare l'assistente, ma anzi con quella scusa era riuscito a muoversi più facilmente di lei, costretta su quella sedia ogni volta che cominciavano le riprese.
«Ma, a questo punto... Chi è il fantasma e che vuole?» domandò Sam.
«Potrebbe essere uno qualsiasi di quelli che sono morti su questo set. – intervenne lei – Lasciando perdere la finta morte di tre giorni fa, questo set è famoso per essere maledetto, guardate!» concluse, sollevandosi un po' e prendendo un foglio dalla tasca posteriore dei jeans.
Questo riportava l'articolo di una donna, Elise Drammond, che aveva avuto una storia con un dirigente, ma dopo essere stata usata e licenziata si suicida, impiccandosi proprio dalle travi dello studio 9, durante le riprese.
«Forse è lei.» commentò Sam.
«Sì, ma come possiamo esserne sicuri?» domandò Dean.
«Brad è morto allo stesso modo, forse potrete trovare qualche indizio in quel momento.» suggerì allora la ragazza, passandosi una mano sotto al mento.
«Sì, ma come?» a quella domanda di Sam, Kimberly non rispose, anzi cambiò canale delle sue cuffie e parlò al microfono.
«Drew, ti mando due assistenti, potresti dar loro i giornalieri di ieri? – domandò, dopodiché fece un cenno di conferma e chiuse la comunicazione – Tornate alla roulotte e visionate i giornalieri, se trovate qualcosa mandatemi un messaggio.» aggiunse, rivolgendosi ai due fratelli; proprio mentre il regista chiedeva nuovamente il silenzio in studio, per ricominciare le riprese.
«Abbiamo finito ragazzi! Tutta la troupe domani mattina alle sei!» gridò il capo assistenti, dando il via libera a tutti di tornare alle ruloutte.
Kimberly posò tutta la strumentazione e prese la sua borsa. Un paio di ore prima aveva ricevuto finalmente un messaggio da Dean che le diceva che dai filmati si vedeva una donna in abito bianco che assomigliava in modo incredibile ad Elise, una persona che non c'era sul set in quel momento. Kim perciò gli aveva chiesto di richiamarla quando sarebbero usciti dalla roulotte per tornare sul set, ma l'unica cosa che ricevette da Dean furono alcune comunicazioni riguardanti il film. Cosa diavolo gliene importava del film in quel momento? Fermo restando che comunque i diretti interessati le avevo chiesto i favori, prima ancora che il finto assistente glieli riferisse.
Quando finirono le riprese, perciò, decise di sua iniziativa di chiamarli, per sapere che intenzioni avevano, ma chiamò Sam, perché era troppo irritata dal comportamento del fratello maggior per parlare con lui.
«Kim.» rispose subito il ragazzo.
«Sam, quindi che facciamo?» domandò, cercando di capire quale fosse il piano dei fratelli.
«Noi andiamo al cimitero, dissotterriamo Elise e bruciamo il suo cadavere. – spiegò Sam, attraverso l'apparecchio – Tu... Forse sarebbe meglio che restassi lì sul set, giusto per essere sicuri che il fantasma non faccia danni mentre stiamo ancora scavando.» aggiunse.
«Va bene.» rispose semplicemente lei, con un sospiro.
«Ti scoccia?»
«Cosa? Passare una notte in un set di un film dell'orrore in attesa che compaia qualche fantasma? Tesoro, è il mio lavoro.» scherzò e dall'altra parte senti l'altro ridere.
«Allora ti mandiamo un messaggio quando è fatta.» fece Sam, per poi congedarsi e chiudere la chiamata.
Si rimise il telefono nei jeans e lasciando la borsa nella sua postazione, ne tirò fuori solo la pistola che teneva ben nascosta in una tasca interna; agganciandola anch'essa alla cintura.
Non sapendo con esattezza cosa fare, andò verso il centro del set, ad osservare da vicino la struttura che doveva rappresentare la baita in cui si svolgeva gran parte del film. Aprì la porta, facendola cigolare; non aveva mai visto l'interno da vicino e rimase ammirata dalla cura dei dettagli che gli scenografi avevano messo in ogni parte della finta abitazione. Il finto strato di polvere che copriva i mobili in legno dall'aria vecchia, le tende sgualcite, persino le travi del pavimento che scricchiolavano ad ogni passo. Scostò una delle tendine di quel rosa sporco, per osservare fuori dalla finestra, allungando lo sguardo verso la finta vegetazione ed oltre, notando i bagliori degli obbiettivi delle telecamere.
Stufa di rimanere lì, decise di fare un giro fuori, nel bosco fittizio senza avere una vera e propria meta. Stava camminando in mezzo ai pini e gli abeti di plastica, quando le luci finalmente si spensero, segno che tutti i tecnici e gli assistenti avevano abbandonato lo studio. Si accorse però subito di non essere l'unica rimasta lì dentro, quando sentì qualcuno lanciare un urlo di protesta dal fondo degli studi.
«Ehi! Ragazzi! Devo ancora incontrare il nuovo produttore!» fece, permettendole di capire il punto preciso da cui provenisse e decidendo di raggiungerlo, per lo meno per tenerlo d'occhio ed evitare che succedesse qualcos'altro di spiacevole.
Nonostante fosse tutto fittizio, camminare sopra a quel terriccio scostante, spostando rami di plastica non fu affatto semplice. Si ritrovò proprio dove la vegetazione finiva, alle spalle della casa in legno e vide subito l'uomo poco più in là.
«Ehi.» disse ancora lui, ma quando uscì del tutto Kim si accorse che non stava parlando con lei, ma con qualcuno che dava loro le spalle, poggiato allo stipite della porta. Qualcuno che prima non c'era.
«Merda!» disse in un sussurro prendendo subito il cellulare e la pistola. Digitò un numero sul primo e caricò l'altra, mentre l'uomo inconsapevole del pericolo, tentava di chiedere informazioni su come trovare l'uscita dallo studio.
«Kim. Abbiamo risolto, abbiamo bruciato il corpo di Elise.» disse subito la voce dall'altro capo del telefono.
«Non abbiamo risolto nulla. C'è un'altro spettro.» ebbe appena il tempo di rispondere, perché subito dopo la figura si voltò, mostrando un ragazzo alquanto giovane, con il viso completamente maciullato; sembrava quasi che la sua testa fosse finita in un enorme trita-rifiuti.
L'uomo indietreggiò spaventato, cadendo a terra e lei corse nella sua direzione, parandosi tra i due e, dopo aver serrato il telefono tra l'orecchio e la spalla, mise entrambe le mani sul calcio della pistola e sparò un colpo; facendo sparire lo spettro.
«Come sarebbe a dire che ce n'é un altro?» fece la voce del ragazzo dall'altro capo del cellulare, ma lei non gli rispose, perché lo spettro ricomparve.
In quello stesso istante il grosso ventilatore che veniva usato per l'effetto del vento durante le registrazioni del film, si mise in funzione e finalmente Kimberly comprese. Se non avesse fatto subito qualcosa sarebbero finiti entrambi fatti a pezzi esattamente come era accaduto a quel ragazzo.
«Cosa aspetta?! Vada via!» gridò all'uomo che tentò di rialzarsi, mentre lei sparava l'ennesimo proiettile di sale contro lo spettro.
«Kim! Kim!» continuava a chiamarla Dean, ma un po' per il rumore della pistola, un po' perché concentrata su altro lei continuava a tenere il telefono vicino all'orecchio senza però rispondere.
L'uomo alle sue spalle ebbe appena il tempo di alzarsi, dopo il suo avvertimento, che ricadde a terra, trascinato da una forza invisibile verso il ventilatore, proprio nel momento in cui lo spirito sparì di nuovo.
«Nooo! – gridò lei, lanciando la pistola a terra e prendendogli la mano – Dean, sbrigati, ti prego!» supplicò perentoria, poi chiuse la chiamata e lasciò andare anche il telefono, afferrando l'uomo con entrambe le mani, nel tentativo di tenerlo il più lontano possibile da quell'aggeggio mortale.
Tirò l'uomo con tutte le sue forze, i muscoli di braccia e gambe le iniziavano a fare male per lo sforzo, ma lei non voleva mollare. L'avrebbe salvato. Doveva salvarlo.
Quando Dean e Sam arrivarono allo studio una ventina di minuti dopo, forse un po' di più, lei era lì. Seduta per terra, con le braccia attorno le ginocchia, il volto coperto di sangue non suo e lo sguardo fisso su quello spettacolo raccapricciante. Il corpo dell'uomo era completamente a pezzi, triturato dalle pale del ventilatore che dopo aver fatto il volere dello spirito e averlo ucciso si erano fermate.
«Kim. – disse subito il maggiore avvicinandosi a lei e prendendole il viso per voltarla verso di sé – Kim stai bene?» chiese, ma lo sguardo della ragazza era vuoto, perso nel nulla.
«Non l'ho salvato Dean... Non riesco più a salvare nessuno...» disse e il suo tono di voce era privo di ogni emozione, come se avesse parlato un automa, nemmeno la vicinanza di Dean sembrava riuscire a smuovere in qualche modo le sue emozioni, non in quel momento.
«Ragazzi, io non vorrei mettervi fretta. – intervenne Sam, senza dare il tempo al fratello di rispondere alla ragazza – Ma dobbiamo andarcene e in fretta. Se qualcuno ci trova qui finiamo nei casini, soprattutto Kim, ridotta così.» aggiunse, raccogliendo gli effetti personali della compagna.
In assoluto silenzio Dean tese una mano a Kimberly, aiutandola ad alzarsi e nello stesso mutismo uscirono dallo studio 9 per dirigersi al loro van.
I ragazzi lasciarono fare la doccia prima a lei, dopodiché tutti andarono a dormire, ma nessuno dei tre, per un motivo o per l'altro, riuscì a farlo davvero.
La mattina dopo Kim si sentiva meglio. Purtroppo non era la prima volta che non riusciva a salvare una persona, nel suo lavoro le era capitato molte volte e nonostante si sentisse in colpa ogni volta per non essere stata capace di proteggerle, sapeva che ci doveva fare i conti. Fu lei, quindi, a rompere il ghiaccio, non sopportando più quel silenzio innaturale che ormai regnava da parecchio tempo nella roulotte.
«Mi ero informata anche dello spettro dell'altra notte, almeno credo fosse lui. Si chiamava Billy Beard, faceva l'elettricista per un film del '66. Lui stava aggiustando un ventilatore per il vento e improvvisamente si è azionato, spaccandogli la testa. Lo spensero quasi subito, ma ormai era troppo tardi.» spiegò, ricordando l'articolo che aveva letto giorni prima quando aveva cominciato a seguire quel caso e a lavorare come fonico nel film.
«Però è strano. Insomma Elise e questo Billy non hanno nulla in comune.» commentò Dean, bevendo un lungo sorso del suo caffè e poi ficcandosi un pancake intero in bocca. La ragazza lo guardò leggermente schifata, ma non disse nulla.
«Beh, sono entrambi morti nello studio 9, come molti altri.» fece Sam, cercando una spiegazione plausibile.
«Sì, ma è rarissimo che un gruppo di spettri infesti in massa lo stesso luogo, soprattutto se non sono morti nello stesso momento, ma in occasioni diverse.» disse allora Kim, confermando ciò che aveva detto l'altro ragazzo.
Non riuscirono a parlare d'altro, perché nonostante la polizia avesse chiuso lo studio per le indagini, il regista aveva fatto sapere a tutta la troupe che li avrebbe voluti vedere proprio all'ingresso.
Poco dopo, infatti, la sua costosa Ferrari gialla si fermò, e lui scese da essa con aria tranquilla.
«Allora gente, – cominciò a chiamare la troupe, togliendosi gli occhiali da sole e lasciando le chiavi dell'auto ad un'assistente che passava di lì, in cambio del caffè che teneva in mano – venite tutti qui, ok? Devo fare un annuncio!»
Lo staff lo attorniò, nel vocio generale, ormai la notizia dell'ennesima vittima di quella notte era rimbalzata da una parte all'altra e anche nel resto degli studios, conoscevano la sfortuna che stava portando quel film.
«A causa dell'incidente di Jay di ieri sera e parlando con la polizia... Abbiamo deciso di interrompere per qualche giorno. Lo so, lo so, non voglio mentirvi, questa settimana abbiamo avuto dei problemi; ma sappiamo tutti che Jay e Brad più di ogni altra cosa volevano vedere sugli schermi di tutta l'America "Hell Hazers - The Reckoning". Ora glielo dobbiamo. Andiamo avanti e finiamo ad ogni costo questo maledetto film!» disse deciso e quasi con entusiasmo, cominciando a battere le mani.
Il resto della troupe fu coinvolta dall'applauso, persino Dean e Sam si unirono, forse per dissimulare, ma Kim non ci riuscì. Il pensiero che tutte quelle persone erano più preoccupate di finire un film, piuttosto che di cosa fosse successo a dei loro colleghi la sconcertava e soprattutto la spaventava più dei mostri che affrontava ogni giorno.
Il regista, diede loro la possibilità di andare, dicendo che quando avrebbero potuto ricominciare le riprese, li avrebbero richiamati. Molti della troupe tornarono a casa, dei pochi che rimasero nelle roulotte all'interno degli studios, ci furono loro tre.
Fu Kim ad offrirsi, quella mattina, per andare ad ottenere informazioni: voleva tenersi occupata, in modo da non pensare a tutto ciò che era accaduto fino a quel momento.
Quando rientrò, li trovò entrambi svaccati sul divano a guardare ancora i giornalieri, anche se ormai sembrava inutile, mentre pranzavano con due porzioni dell'insalata russa che lei aveva preparato proprio il giorno prima.
«Potevate anche aspettarmi.» si lamentò la ragazza, osservandoli leggermente irritata.
«Avevamo fame. – disse Dean, portandosi la forchettina di plastica alla bocca e buttando giù il boccone – Comunque quest'insalata russa è la fine del mondo. Dove l'hai comprata?» domandò, mentre si avvicinava al frigorifero, decisa a pranzare anche lei.
«L'ho fatta io. – rispose, con tono leggermente scocciato – Nel tempo libero mi piace cucinare.» aggiunse.
«Diavolo, sei da sposare.» disse il ragazzo senza nemmeno pensarci.
In un attimo Kimberly sentì il viso incendiarsi e dovette nascondersi dietro l'anta in metallo del frigo. Era ovvio che Dean l'aveva detto d'istinto, soprattutto perché era uno di buona forchetta. Avrebbe dovuto prenderlo come un apprezzamento della sua cucina più che altro, ma il suo cuore che martellava furioso era di tutt'altra opinione e per la milionesima volta maledì la sua incapacità di negare ciò che provava.
«Quindi, Kim. – intervenne Sam, probabilmente accorgendosi del disagio che aveva creato il fratello – Hai scoperto dov'è seppellito l'elettricista?» chiese.
La ragazza, chiuse un attimo gli occhi, ritrovando la sua lucidità e prese la ciotola in cui era rimasta ancora un bel po' di insalata russa, richiudendo l'elettrodomestico.
«Già, ma non vi piacerà. – disse, poggiandola sulla penisola lì di fronte e prendendo un piattino di plastica, in modo da farsi una porzione anche lei – Billy Beard non è stato sepolto, ma cremato.»
«Magnifico.» fece di nuovo Sam con tono rassegnato.
«Qundfi, ora che faffamo?»
«Mio Dio Dean, ingoia prima di parlare.» lo rimproverò la ragazza lanciandogli un occhiataccia, proprio mentre lo vedeva mandare giù un'altro boccone di insalata russa e sedendosi di fianco ai fratelli col suo pranzo.
«Comunque ha ragione. Se non possiamo bruciare il corpo di Billy, che facciamo?» chiese il fratello minore.
«Non ne ho idea. – rispose lei portandosi alle labbra un boccone di insalata russa e buttandolo subito giù – Voi non avete trovato nulla nei giornalieri?» domandò, con poca speranza.
«Non nelle prime sei ore.» rispose Dean, che ormai guardava lo schermo con aria parecchio annoiata, proprio come l'altro.
«Forse gli spiriti vogliono chiudere il film perché pensano che sia brutto. In fondo non hanno torto.» commentò Sam e Kim scoppiò a ridere.
«Effettivamente.» aggiunse.
In quel momento sullo schermo il personaggio interpretato da Tara Benchley, stava cominciando a recitare i versi in latino che servivano ad invocare i finti spettri dall'inferno.
Kimberly sembrò sentirlo davvero per la prima volta, non più preoccupata di come suonasse l'audio, ma piuttosto delle parole che venivano usate. In quel momento qualcosa riaffiorò nella sua memoria, probabilmente nello stesso momento in cui accadde a Sam, che mandò indietro il video e si rizzò sul divano.
«Ascoltate l'invocazione. – disse facendo una pausa e lasciando che l'attrice sullo schermo continuasse a parlare in latino – Ragazzi, questa è un'invocazione vera.»
«Un rituale negromantico.» aggiunse lei, riconoscendo finalmente le parole e ricordandone alcuni stralci.
«Che accidenti ci fa in un film di Hollywood?» chiese Dean, lo sguardo di nuovo serio, mentre poggiava il piatto vuoto sul tavolino di fronte a lui.
Dopo quella scoperta decisero nuovamente di dividersi, ma questa volta fu Kim a rimanere nella roulotte, dopo essersi procurata un paio di manoscritti del copione, mentre i due fratelli andarono a parlare direttamente con lo sceneggiatore.
Non appena tornarono le cose si fecero più chiare per tutti. L'autore del primo copione era stato Walter Dixon, quello che tutti credevano fosse l'assistente. Poi però, vista la mancanza di trama romantica e adrenalinica del film i produttori assunsero un nuovo sceneggiatore, Martin Flagg, che tagliò gran parte dei riti e delle parti tecniche, per lasciare spazio a cose più frivole, ma che sicuramente sarebbero piaciute di più al pubblico.
Kim aveva letto quel primo copione ed era chiaro che fosse un manuale di istruzioni per le evocazioni; un libro per evocare i fantasmi e far fare a loro ciò che si vuole.
«Controllandoli in questo modo, puoi anche ordinar loro di uccidere la gente.» fece Dean, comprendendo subito dove il discorso e le deduzioni di tutti e tre, stavano convergendo.
«Quindi diciamo che Walter ha imparato un bel po' di magia nera.» aggiunse Sam, proseguendo il concetto del fratello.
«E magari è anche piuttosto seccato che stiano rovinando il suo film.» concluse lei, poggiando finalmente il copione sul tavolino.
«Abbiamo un movente.» confermò di nuovo il fratello minore.
Decisero di agire quella sera stessa, scoprendo subito di aver fatto la scelta giusta. Non appena furono dentro lo studio delle urla di uomini attirarono la loro attenzione. Kim caricò la pistola, con rabbia repressa; questa volta quel bastardo di un fantasma non l'avrebbe fatta franca, né lui né qualunque altro spettro Walter avesse evocato.
Tutti e tre si gettarono nella finta boscaglia, arrivando in tempo per vedere lo spettro trascinare dal piede il nuovo sceneggiatore, mentre quello vecchio lo minacciava, dicendo che aveva rovinato il suo film.
Dean e Kim spararono praticamente insieme, lui con una carabina e lei con la pistola, facendo schizzare i proiettili di sale verso l'obbiettivo che sparì seduta stante non appena fu colpito, lasciando l'uomo che stava tirando, a terra.
«Siete arrivati al momento giusto.» disse con un sospiro e quello che doveva sembrare un tono di gratitudine; mentre la ragazza gli porgeva la mano per rialzarsi.
«Sì, lo sappiamo.» rispose invece Dean, ma fu subito interrotto da Walter che aveva visto la scena da qualche metro più in là.
«Cosa fate?» chiese tra il confuso e lo spaventato.
«Stavo per chiederti la stessa cosa Walter! – intervenne Sam, avvicinandosi a lui che scappò verso la scala in metallo che portava ai piani superiori dello studio – Evocare questi spiriti, fargli uccidere per te, stai giocando col fuoco.» il tono del ragazzo nonostante fosse arrabbiato era sempre stato molto diverso da quello del fratello, più che una minaccia il suo sembrava un'avvertimento.
«No... Voi non capite...» disse Walter salendo ancora più sù, il suo sguardo era spaventato.
«Credi davvero che non capiamo?» domandò allora Kim, guardando in alto.
«Senti... – fece lui, fermandosi di nuovo all'ennesimo pianerottolo e cominciando a piagnucolare – Metti anima e cuore in una cosa, anni di duro lavoro, anni. E poi loro te lo prendono e te lo riducono in pezzi! E poi, vogliono che tu sorrida e gli dica grazie.»
«Walter ascolta è solo un film. Tutto qui.» cercò ancora di tranquillizzarlo il minore dei Winchester.
L'uomo sospirò, voltandosi un attimo, quasi come se stesse soppesando cosa fare, dopodiché si voltò e si rivolse di nuovo a loro.
«Sentite... Io non ho niente contro di voi, non fate parte di questo. Quindi per favore, vi prego andatevene, ma Martin deve restare.» l'ultima frase la disse fra i denti, in un evidente segno di odio.
«Mi dispiace non è possibile. – s'intromise Dean, che fino a quel momento era rimasto in silenzio – Non è che ci piaccia lui, ma... è una questione di principio.»
«Allora dispiace anche a me.» e questa volta le parole di Walter parvero proprio una minaccia, mentre sollevava il medaglione, lasciandolo dondolare.
Mentre Sam cercava di dissuaderlo ancora con le parole, Dean si avvicinò a lei, sussurrandole all'orecchio.
«Spara al medaglione.» disse in un soffiò, che sembrò attraversarle tutto il corpo. Fece un cenno con la testa e alzò la pistola, ma la sua concentrazione non c'era. Lei era una tiratrice perfetta, anche un'oggetto così piccolo e lontano come l'amuleto di Walter l'avrebbe colpito senza problemi, ma qualcosa la distraeva e sapeva bene cos'era.
«Kim che stai aspettando!» disse a voce più alta il ragazzo, incitandola, ma questo non fece altro che metterla ancora più a disagio e quando sparò, colpì solamente uno dei tubi in metallo vicino all'uomo che si chinò un attimo impaurito, ma assolutamente incolume, nel momento in cui aveva già evocato gli spiriti.
La terra sotto di loro cominciò a tremare e poco dopo, tre spiriti diversi apparvero da un lato dello spiazzo, proprio dove iniziava la foresta. I due ragazzi sollevarono le armi, puntandole sui nuovi nemici, mentre lui chiamava il fratello per attirare la sua attenzione, ancora indirizzata sull'uomo che li aveva evocati.
«Coraggio, venite avanti.» minacciò a denti stretti Dean, tenendo la carabina puntata contro di loro, ma questi prima ancora che potessero sparare, sparirono esattamente come avevano fatto la notte prima con Kim e Jay.
«Non sono scomparsi! – cercò di avvertirli lei – Sono solo...» non ebbe il tempo di finire la frase che Sam fu scaraventato per terra.
Accorsero subito verso di lui, aiutandolo a rialzarsi, per poi correre via, inoltrandosi nella boscaglia di plastica. Arrivati nella parte frontale dello studio, quella dove vi erano le telecamere, esplosero alcuni riflettori, costringendoli a ripararsi con le braccia dalle scintille che avevano provocato. Dopodiché conclusero la corsa nella casetta in legno, chiudendosi la porta alle spalle.
«Riuniamo qualche bel fantasma, ci facciamo due risate.» si lamentò ironico il maggiore dei Winchester, caricando l'arma.
«Ehm... Ragazzi...» disse lei, vedendo che come ogni set che si rispettava, tutto il retro della casa era inesistente. L'abitazione era costruita a metà, per permettere alle telecamere di riprendere all'interno usando spesso la stessa angolazione.
«Oh, merda!» esclamò il ragazzo voltandosi e accorgendosi della situazione.
«Non ci credo che questi fantasmi siano veri.» intervenne Martin, anche se la sua voce tradiva non poca paura.
«E invece sì.» ribatté di nuovo Dean, ma subito dopo calò un silenzio, carico di tensione, mentre lui e Kim tenevano strette le loro armi, pronti a sparare a qualsiasi cosa si sarebbe mosso.
«Sono sconvolto. – continuò lo sceneggiatore, non riuscendo a sostenere quella situazione – Come fa Walter a controllarli?»
«Il talismano.» risposero all'unisono i due e Kim sentì nuovamente le guance vampare, mentre l'orrenda sensazione del senso di colpa per non essere riuscita ad impedire l'ennesima evocazione, le attanagliò la gola.
Improvvisamente Sam, preso da un lampo di genio, prese il cellulare dalla tasca. Attirando l'attenzione dell'uomo vicino a lui.
«Che stai facendo?»
«Se una macchina da presa riesce a riprenderli...»
«...può farlo anche la videocamera del telefono!» esclamò Kimberly, tirando fuori il suo.
Proprio in quel momento, il più giovane dei Winchester avvisò il fratello, di un fantasma e questo sparò alla ceca, fidandosi delle indicazioni e centrandolo in pieno. Usando lo stesso metodo, spararono ad altri due spettri, che comunque sarebbero ricomparsi dopo poco, quando il ragazzo si accorse di Walter che stava correndo sul camminamento proprio sopra di loro.
«Continuate voi. Tratteneteli, io vado dietro a Walter.» disse.
«Bene. – confermò Kim, per poi passare il suo cellulare a Martin – Sà cosa fare.» si raccomandò e lui fece un cenno di conferma, prendendo con mani tremanti l'apparecchio e cominciando a visionare, attraverso l'obbiettivo, tutta la piccola stanza in legno.
«Non credevo ci fosse un'altra vita dopo.» commentò l'uomo continuando a muovere il telefono.
«Oh, invece c'è e come. – disse subito Dean, con il suo classico tono ironico – Ma il più delle volte è uno strazio.» aggiunse, facendola sorridere.
«Laggiù!» gridò l'uomo ed entrambi spararono un colpo.
Spararono nuovamente a tutti e tre i fantasmi e corsero per raggiungere Sam e Walter, in modo da dare una mano. Superarono una porta antincendio e li trovarono lì nel bel mezzo di una discussione.
«...Adesso non li possiamo fermare. – stava dicendo Sam – Walter tu li hai evocati, li hai obbligati a uccidere. Non saranno molto comprensivi con te ora.»
«Sì? E perché no?» fece l'uomo che sembrava non credere ad una sola parola. Dovette ricredersi immediatamente, perché fu trascinato a terra da una forza invisibile e tenuto a forza premuto contro il pavimento. Cominciò ad urlare disperatamente, mentre sulla sua schiena comparivano ferite invisibili; a Kim ricordò molto l'attacco dei demoni ombra e il pensiero del dolore che aveva provato quel giorno la fece rabbrividire.
Lo sceneggiatore sollevo il telefono, osservando attraverso lo schermo gli spettri che dilaniavano la carne del poveretto, quasi come zombie affamati. Presa da un moto di nausea e di terrore, oltre al pensiero irrazionale che non erano riusciti a salvare nemmeno lui, Kim si voltò di colpo, stringendosi a Dean e nascondendo il volto nella sua giacca. Lui la strinse col braccio destro, mentre con l'altro sollevò la carabina e sparò un colpo in direzione di Walter, mettendo fine alle sue urla e alle sue sofferenze.
«Quindi ti sei licenziata?» le domandò Sam, mentre stavano uscendo dallo studio 9.
Erano passati due giorni dall'orribile evento e dopo che la polizia non avendo nessun indizio aveva rimandato il caso, tutta la troupe si rimise a lavoro, sfruttando un nuovo copione di zecca scritto da Martin Flagg, in cui i fantasmi si vedevano attraverso il telefono, grazie ad una frequenza particolare.
«Sinceramente ne ho avuto abbastanza di questo set.» rispose la ragazza accennando una risata; questa però s'interruppe seduta stante, quando i due si fermarono davanti alla roulotte di Tara Benchley.
Dean era appena uscito da lì, infilandosi la camicia con un aria fin troppo soddisfatta e subito dopo l'attrice fece altrettanto, rimanendo però all'ingresso in accappatoio.
«Che bravo assistente.»
Improvvisamente Kim sentì il cuore andare in mille pezzi. Non riusciva neanche a descrivere il male che di punto in bianco le prese stomaco e il petto. Non poteva credere avesse potuto fare una cosa del genere, non dopo quello che era accaduto in quegli ultimi giorni.
L'attrice salutò entrambi per poi rientrare nel van e, improvvisamente, quel dolore si trasformò in rabbia. La sua mano partì da sola, quasi come mossa dall'istinto o da quel fuoco che le stava bruciando nelle viscere. Colpì il volto di Dean talmente violentemente da lasciargli un bel segno rosso sulla guancia.
«Idiota!» gridò per poi andarsene, prima ancora che qualche lacrima potesse tradirla. Non si era ancora allontanata abbastanza che sentì il ragazzo darle della lunatica. Accelerò il passo e raggiunse la sua moto, sapendo che in realtà era colpa sua: per l'ennesima volta i suoi segreti e la sua gelosia avevano rovinato tutto.
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