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La notte dei vampiri

Stagione 3 - Episodio 7


Fece strisciare il fiammifero sulla scatola e subito la fiammella le illuminò per un attimo il viso. Dopodiché getto il piccolo bastoncino sopra il corpo della donna che poco prima aveva dissotterrato e ricoperto di sale e benzina. Improvvisamente quella zona del cimitero si tinse dei colori delle fiamme, smorzando il buio tetro di quella notte nuvolosa e fredda.

Kimberly guardò a lungo la salma bruciare, con la sensazione che quel fuoco fosse anche dentro di lei. Era da ormai due mesi che si sentiva così; non aveva avuto la stessa reazione che l'aveva sorpresa alla morte di John, questa volta il dolore non aveva creato nessun vuoto, nessuna mancanza, soltanto tanta rabbia. Che poi, rabbia verso chi? Nonostante quella sera e per il resto della settimana successiva ce l'avesse a morte con Sam per aver sparato senza dare alla sua vittima una possibilità di liberarsi dal demone che lo possedeva, il raziocino la convinse che non era nemmeno colpa del giovane Winchester. Anzi, lui aveva fatto quello che lei non aveva avuto il coraggio di fare, troppo legata com'era al prete.

Eppure la rabbia continuava a ribollire in lei e l'unico modo che aveva per sfogarla, per non pensare ad altro, era la caccia che ora era diventata quasi un'ossessione. Ogni tanto Dean e Sam avevano provato a chiamarla, ma lei non aveva mai risposto, anche se ultimamente si stava chiedendo perché il suo orgoglio fosse così ostinato, visto che aveva chiarito il fatto che loro non c'entrassero niente.

Inoltre l'ultimo messaggio che le avevano lasciato in segreteria appena tre giorni prima, le aveva fatto capire quanto le mancassero entrambi. In preda a quei pensieri prese in mano il telefono, mentre le fiamme pian piano si affievolivano, e istintivamente premette il tasto per riascoltare quelle parole.

"Kim ascolta... Mi dispiace, ok... Dovevo aspettare, stare più attento. Kim, per favore richiamaci, almeno per farci sapere se stai bene... – concludeva la voce di Sam – Kim, io... Abbiamo chiesto a Ellen e Jo se hanno tue notizie, ma non hanno saputo dirci nulla. Io... Ti prego fatti sentire. A presto." aveva detto invece Dean.

Riconosceva bene il tono delle loro voci anche attraverso il telefono: erano preoccupati, dispiaciuti e nei loro silenzi riusciva a sentire l'affetto che provavano per lei e che lei dentro di sé aveva sempre ricambiato ancor prima di conoscerli davvero. John avrebbe voluto che rimanessero insieme, lei ne era sicura, ma non era facile lasciarsi scorrere tutto addosso. Era vero, aveva deciso una vita per nulla facile e soprattutto parecchio sanguinaria, ma più andava avanti, più i dolori aumentavano e lei stava cominciando anche chiedersi se sua madre non avesse avuto ragione.

Si passò una mano sul volto, in un vano tentativo di scacciare i pensieri e togliere lo stress, per poi rimettere il telefono in tasca e allontanarsi dalla fossa e dal cimitero stesso. Il giorno dopo, magari, avrebbe provato a cercarli o a capire dove fossero.

La mattina dopo si rese conto di quanto quella sua prospettiva fosse non solo difficile, ma a dir poco impossibile; tutte le volte che si era ritrovata a lavorare con loro era stato un caso o comunque li aveva raggiunti perché sapeva cosa stavano cercando, ma questa volta era diverso e gli Stati Uniti D'America erano troppo grandi per cercare due sole persone. Chiamò ogni suo contatto, rimanendo al telefono per quelle che le parvero ore, ma nessuno sembrava aver sentito o visto i fratelli Winchester, nemmeno Jo.

«Mi spiace Kim non so dove siano. L'ultima volta che li ho sentiti è stato due settimane fa, potrebbero essere andati ovunque.» rispose l'amica dall'altro capo del telefono.

«Fa nulla Jo, vedrò di trovarli da sola.» sospirò lei.

«Però forse ho un'informazione che può tornarti utile.» disse velocemente, prima che lei richiudesse la chiamata.

«Sarebbe?»

«Conosci Bela? La trafficante di oggetti sovrannaturali?» continuò Jo.

«Sì... Qualche anno fa mi ha venduto un talismano, ma questo cosa...?» non ebbe il tempo di finire la frase che l'altra la intercettò, continuando a raccontare.

«Era qui stamattina e stava vendendo un sacchetto di cenere demoniaca a un cacciatore. – Kim non poté credere di aver sentito quelle parole, la cenere demoniaca era rarissima e costava una fortuna, non riusciva a spiegarsi come Bela se la fosse potuta procurare, si tenne però quella domanda per sé lasciando proseguire Jo nel suo discorso – Ovviamente è rarissima e quando il cliente ha mostrato diffidenza lei ha insistito dicendo di aver rischiato tanto per quella ed ha parlato di un cacciatore di colore.»

Kimberly sentì un brivido lungo la schiena. Conosceva solo un collega, se così si poteva chiamare, che poteva avere quel particolare manufatto, ma che lei sapeva fosse in prigione ed erano stati proprio lei e i fratelli Winchester a spedircelo.

Prese un'enorme respiro e quasi sperò che quella che Jo le aveva raccontato fosse una falsa pista, anche se il suo istinto sembrava gridarle che sarebbe stato molto plausibile; senza considerare il fatto che Bela era pronta a tutto per soldi, anche tradire la fiducia di qualcuno. Forse lei sapeva dove si trovavano Dean e Sam, e forse li aveva praticamente condannati.

«Grazie Jo, ci risentiamo... Ah, e non raccontare nulla a tua madre, per favore. Dille solo che ci siamo sentite e che sto bene.» aggiunse, sapendo che l'apprensione di Ellen le avrebbe messo solo più agitazione.

«Va bene, ciao Kim.»


Ci aveva messo un po' a scovare Gordon, ma non appena fu sicura delle informazioni raccolte, si diresse subito a Greensborough in North Carolina. A quanto pareva in quella città c'erano state alcune strane e inspiegabili morti e tutti i segni portavano ad uno o più vampiri in azione; era sicura che i due fratelli Winchester erano andati lì per quel motivo.

Arrivò a tarda serata. Per tutto il tragitto non aveva fatto altro che pregare di arrivare in tempo; perché qualsiasi cosa avesse avuto in mente il cacciatore di colore, l'ultima volta aveva rapito Dean e tentato di uccidere Sam. Non poteva permettere che accadesse loro qualcosa di male, si era giurata più volte che li avrebbe protetti e aiutati in nome di John e non aveva nessuna intenzione di ovviare a quella promessa.

Il destino, comunque, in qualche modo, sembrava essere dalla sua parte, quando nella fredda notte di una città enorme come Greensborough, sentì dei colpi di pistola, proprio nel momento in cui spense il motore del suo veicolo.

Senza pensarci due volte, scese dalla motocicletta e dopo aver tirato giù il cavalletto, afferrò la pistola con entrambe le mani e corse verso il punto da cui provenivano i rumori. Con ancora il casco in testa vide Gordon e un'altro uomo caricare le armi e puntarle verso un vicolo apparentemente vuoto. Probabilmente Dean e Sam si erano nascosti appena dietro l'angolo.

Non ragionò nemmeno e, con un paio di colpi di pistola ben mirati, colpì l'auto proprio vicino a loro. I due si girarono e lei si lasciò vedere; magari avrebbero pensato che erano assieme e che quindi dovevano inseguire pure lei; in fin dei conti Gordon l'aveva vista fuggire quella notte quando lo fecero arrestare.

«Inseguila!» disse l'uomo di colore e l'altro si lanciò verso di lei.

Sperando di aver dato ai fratelli il tempo di fuggire e allontanarsi dal vicolo, lei tornò indietro e si mise nuovamente in sella della sua moto, fuggendo via e seminando l'uomo che, invece, era rimasto a piedi.

Non appena fu assolutamente certa di essere al sicuro, nascose la moto in un vicolo abbandonato e s'infilò dentro un piccolo magazzino. Doveva trovare un modo per aiutarli, e doveva farlo il prima possibile. Ragionò in fretta e, per quanto le costasse chiedere nuovamente aiuto a quella maledetta stronza, non vedeva altre soluzioni. Prese il cellulare e chiamò subito il suo numero.

«Che c'è?» chiese con un sospiro.

«Mi chiedi anche che c'è? Hai idea di che cazzo hai combinato?» le urlò carica di rabbia e di tensione.

«Senti, mi ha già chiamato Dean per farmi la ramanzina, minacciandomi pure di morte. Non ti ci mettere anche tu.» si lamentò l'altra e non sembrava affatto dispiaciuta.

«Bela, ti rendi conto che li hai condannati a morte? Se quello lì riesce a beccarli è finita!» anche il solo dirlo ad alta voce le faceva contorcere le viscere e salire la nausea.

«Eh va bene... – sbuffò lei – Che vuoi che faccia?» chiese poi.

«Scova Gordon con uno dei tuoi amuleti e dì loro dove si trova.» sentenziò lei, con un tono che non ammetteva repliche.

«Cosa?! Hai idea di quanto valgono?» protestò.

«Bela!»

«Ok, ok... Lo faccio.» sospirò di nuovo.

«E non dire che sono stata io a suggerirtelo, nemmeno a Dean. Trovati una scusa.» detto questo chiuse velocemente la chiamata, senza attendere nemmeno una risposta.

Adesso toccava a lei scovare il cacciatore di colore, stando attenta alle mosse da fare. Voleva aiutare in qualsiasi modo i fratelli Winchester, ma ancora non aveva pensato a cosa dir loro dopo tutto quel tempo d'indifferenza, perciò preferiva di gran lunga agire nell'ombra.


Dormì solo quattro o cinque ore, non di più; un po' perché il giaciglio approssimativo che si era fatta era scomodo, un po' per la troppa agitazione. Quando la mattina dopo si decise a cercare Gordon, lui sembrava praticamente sparito nel nulla.

Era sul punto di arrendersi, non fosse stato per il fatto che, presa dalla frustrazione aveva tentato di chiamare i due fratelli per avere loro notizie, trovando entrambi i loro cellulari staccati. Probabilmente li avevano spenti o buttati, per evitare che il segnale potesse portare il cacciatore da loro.

In realtà aveva un altro modo per contattarli: il numero di emergenza di Dean, ma per qualche motivo aveva paura ad usarlo. Il terrore che non avrebbero risposto nemmeno lì le attanagliava la gola, perché avrebbe anche potuto voler dire che Gordon li aveva già trovati e...

«Maledizione!» disse tra i denti, bloccando quel pensiero terribile.

D'improvviso, una voce, la colse di sorpresa.

«Guarda un po' chi si vede...» a quelle parole si girò di scatto, mettendo velocemente mano sulla pistola e puntandola contro il nemico.

Si accorse subito, però, che qualcosa non andava, nel momento in cui vide l'uomo senza alcuna arma e con gli occhi iniettati di sangue.

«Merda!» sussurrò, lanciando un'occhiata alla sua moto a una ventina di metri più in là.

Prese un grosso respiro e si lanciò verso di essa, sapeva di non avere nessuna speranza di raggiungerla, ma con la pistola, soprattutto caricata con quei proiettili, gli avrebbe a malapena fatto il solletico. Era disarmata e tutto ciò che poteva usare contro quel nuovo Gordon era nel bagagliaio della motocicletta.

In un attimo si sentì presa per i capelli, mentre un urlo involontario le usciva dalla gola. Tentò di portarsi le mani dietro la nuca, per liberarsi in qualche modo, ma il suo avversario era nettamente più forte e con un'altro strattone se l'avvicinò al corpo. Affiancò il viso al suo e l'odore nauseabondo di sangue le si infilò prepotente nel naso.

«Dove sono?» chiese e alla ragazza sembrò che la sua voce fosse improvvisamente diventata più terrificante.

«Non lo saprai mai...» sibilò, nonostante il terrore cominciasse seriamente a percorrerle ogni fibra del corpo.

L'uomo, anzi il vampiro, la strattonò nuovamente e lei strinse i denti dal dolore, sentendo la cute gridare.

«Dimmi dove sono!» questa volta la sua richiesta fu un urlo e Kim percepì l'altra mano serrarsi sul suo collo, pronta a stringerlo o spezzarlo, se solo avesse voluto.

Il suo corpo aveva cominciato a fremere e non riusciva più a capire se era il tentativo di mantenere i nervi saldi o semplicemente la paura che la stava attanagliando.

«Non lo so.» disse, e in fin dei conti era anche la verità. La sicurezza con cui lo disse, infatti, sembrò convincere anche lui, ma ciò non voleva dire che l'avrebbe lasciata andare.

«Bene. Allora se non puoi portarmi da loro, saranno loro a venire a cercare te.» dopo quelle parole, praticamente sibilate nell'orecchio, Gordon la scaraventò contro il palazzo lì a fianco.

Riuscì a percepire solo un dolore acuto alla parte destra della nuca, poi tutto fu buio.


Quando rinvenne, assieme al dolore alla testa, che ancora la stordiva, percepiva il ginocchio sinistro bruciare e pulsare. Cercò di mettere a fuoco le sue gambe, mentre si rendeva conto di essere legata da qualche parte. Dovette strizzare gli occhi parecchie volte per riuscire a guardarsi attorno: era in quello che sembrava un basso fabbricato da fattoria e l'umidità di quel luogo pareva entrarle nelle ossa, tanto quanto l'odore di muffa entrava nelle narici. Tentò di muoversi, avendo la conferma di avere i polsi legati a quelle che sembravano tubature umide e viscide che aveva dietro la schiena; nel tentativo mosse anche la gamba ferita sentendola bruciare maggiormente e facendole scappare un gemito di dolore.

«Ah... Quindi sei sveglia.» fece una voce cupa alle sue spalle. Tentò di voltarsi, ma vide il suo interlocutore solo quando fu quasi al suo fianco.

«Gordon, brutto bastardo, lasciami andare!» disse a denti stretti, mostrando tutto il coraggio che aveva, anche in quella situazione.

«Assolutamente no, mia cara. Anzi sai che ti dico? Adesso chiamiamo il tuo adorato Dean.» disse con un tono talmente glaciale, da mettere i brividi, mentre agitava un cellulare nella mano.

«Ehi, quello è mio!» esclamò la ragazza, riconoscendo l'apparecchio.

«Sai, Dean e Sam hanno distrutto i loro telefoni e hanno coperto il loro odore, ma a quanto pare Dean ha pensato bene di darti un numero di emergenza, vero?»

Questa volta Kimberly non rispose, digrignò solo i denti, mentre iniziava a percepire una morsa stringerle lo stomaco: era finita di nuovo a fare da esca e non poteva fare nulla per impedirlo. Osservò Gordon selezionare il numero e mettere il viva voce, al terzo squillo la voce di Dean riecheggiò nel basso fabbricato, ma prima che lei potesse dire qualcosa, l'uomo le aveva tappato la bocca con la mano.

«Kim, finalmente, stai bene?» chiese e la ragazza sentì la morsa stringersi ancora di più.

«Ciao Dean.» rispose invece Gordon e Kim sentì chiaramente la voce dell'amico cedere un attimo.

«Come hai quel telefono?» il suo tono era talmente rigido da rendere evidente la sua paura.

«C'era il vostro odore in tutto il negozio, ma purtroppo non lo sento più. Dove siete?» continuò il cacciatore di colore, ignorando le domande del ragazzo.

«Gordon, ti giuro che se le hai fatto del male io...» quella sua minaccia era carica di rabbia.

«Allora forse è meglio se venite da me.» fece lui, con tono tranquillo, per poi staccare finalmente la mano dalla sua bocca.

«Dean! Non venite! – gridò, mentre sentiva già le prime lacrime sfuggire al suo controllo – Mi hai capito! State alla larga da qui! Io me la...» non riuscì a finire, perché Gordon la zittì di nuovo allo stesso modo.

«C'è una fattoria tra Riverside e Turnpike. Vi dò venti minuti, o la ragazza muore.» li avvisò e Dean stava già per ribattere, ma Gordon chiuse la chiamata prima ancora che potesse pronunciare un'intera parola.

«Non cadranno mai nella tua trappola!» lo minacciò Kimberly, quando fu nuovamente libera di parlare, ma ad essere sinceri non ci credeva nemmeno lei a quello che aveva appena detto.

«Oh sì che verranno... E quando lo faranno io potrò uccidere Sam, e ti assicuro tesoro che se tu o quell'idiota di suo fratello m'intralcerete, farò a pezzi anche voi.» disse, sempre con quel tono pacato e glaciale, per poi metterle un bavaglio lercio alla bocca e allontanarsi.


Quando fu nuovamente sola con se stessa, ogni sorta di pensiero si insinuò nel suo cervello, dal più al meno tragico. A partire dalla domanda più cruciale: perché Gordon non l'aveva trasformata in un vampiro, infettando il suo sangue? O forse l'aveva fatto mentre era priva di coscienza e non se n'era accorta. Si auto convinse che fosse impossibile, perché non avvertiva nessun sintomo della trasformazione e a quest'ora avrebbe come minimo sentito il suo stesso sangue gelarsi nelle vene e la gola bruciare per la sete.

Per qualche motivo a lei sconosciuto il cacciatore l'aveva risparmiata da quell'atrocità, forse perché pensava che trasformandola avrebbe rischiato di ostacolarsi con le sue stesse mani, più che ostacolare i suoi nemici.

In tutto ciò, comunque, il pensiero di cosa avrebbe potuto fare a Dean e Sam la terrorizzava. Insomma, sapeva che loro due erano cacciatori esperti e non si sarebbero fatti battere da un vampiro, ma Gordon era più di un semplice succhia sangue, lui era un cacciatore una volta, conosceva le tecniche e poteva prevedere le loro mosse.

Non sapeva quanto tempo fosse passato realmente, ma ad un tratto sentì dei passi leggeri alle sue spalle. Chiuse per qualche secondo gli occhi, col timore che fosse il cacciatore di colore allo scadere dei venti minuti e che fosse arrivata ufficialmente la sua ora, ma i passi sembravano troppo lenti e calibrati per essere di qualcuno che non aveva timore di cosa ci fosse dietro l'angolo.

Rialzò le palpebre e cercò di ruotare il più possibile il collo, per vedere chi fosse anche se dentro di sé sapeva benissimo cos'avrebbe visto di lì a poco. A confermare i suoi dubbi, la figura di Dean Winchester fece capolino nel suo campo visivo.

Bloccata dal bavaglio, la sua voce uscì solo come un mugolio strozzato, ma entrambi i fratelli si accorsero di lei e le si avvicinarono velocemente.

«Ehi! – fece Sam, raggiungendola per primo e togliendole il pezzo di stoffa dalla bocca – È tutto finito...»

«Non dovreste essere qui!» li rimproverò con un sussurro lei, non appena riprese fiato. In realtà, dentro di sé era davvero grata che fossero arrivati; non solo perché non era riuscita a liberarsi fino a quel momento e stava cominciando ad avvertire il terrore di morire lì senza nemmeno aver combattuto, ma sopratutto perché rivedere i loro visi dopo due mesi la fece sentire di nuovo parte di qualcosa.

«Dov'è Gordon?» chiese Dean, ignorando completamente il suo ammonimento, mentre le liberava finalmente i polsi.

«Non lo so io...» si fermò emettendo un verso di dolore. Si era alzata, ma il male al ginocchio la sopraffece, facendole zoppicare i primi passi.

Non ebbe il tempo nemmeno di pensare a una soluzione, o chiedere aiuto, che Dean la prese in braccio, sorreggendola per le spalle e per le gambe. A quel contatto e a quella vicinanza, Kimberly sentì le guance andarle a fuoco e pregò con tutta se stessa di non essere arrossita troppo; ma stranamente a quanto urlava il suo cervello non protestò e anzi si aggrappò al suo collo, lasciandosi portare via.

«Avanti Sam, andiamo!» disse sbrigativo Dean e alla ragazza fu chiaro che erano andati lì soltanto per salvarla e che non avevano nessuna intenzione di affrontare il cacciatore vampiro.

Non fecero che una decina di passi, quando una saracinesca separò loro, dal minore dei Winchester.

«Maledizione! Sam!» gridò il ragazzo. La lasciò a terra e cominciò a prendere a calci la parete di metallo che era appena calata, dall'altro lato si sentiva il fratello fare lo stesso, ma ovviamente nulla si smosse, se non un tremendo fracasso che sicuramente avrebbe attirato da loro Gordon.

«Dean, è inutile.» disse lei, comprendendo che il suo commento non era certo di aiuto.

«Stai attento!» gridò il fratello maggiore come ultimo avvertimento, poi si accasciò vicino a lei con un sospiro.

«Stai bene?» chiese, vedendolo così distrutto, ma a quella domanda gli scappò un sorriso divertito.

«Dovrei chiederlo io a te. Sei stata rapita non so come da Gordon e l'ultima volta che ci siamo visti due mesi fa sei fuggita via in lacrime per...» non sapeva come continuare, forse non voleva riportare alla mente della ragazza brutti ricordi.

«Diciamo che tutto sommato sto bene. Niente che non abbia messo in conto nella solita vita da cacciatrice.» le rispose lei, tirando in sù gli angoli della bocca e ricevendo in cambio lo stesso sorriso sincero.

«Mi sei mancata...» fece lui e poi per parecchio tempo regnò l'imbarazzo e il silenzio.

Fu Kimberly a rompere nuovamente il ghiaccio e a porre quella domanda che le ronzava in testa da ormai la prima volta che avevano affrontato il cacciatore.

«Tu sai perché Gordon vuole Sam morto?» si sentiva chiaramente il suo tono curioso, ma Dean non sapeva come rispondere a quella domanda.

«Ecco vedi, il fatto è che...» non ebbe il tempo di finire la frase. Un fracasso e Sam atterrò poco più avanti rispetto a dove stavano loro, dopo aver sfondato una parete in legno.

I due si alzarono in fretta, mentre Gordon spinse nuovamente il ragazzo contro alcuni scaffali in metallo.

Dean, ovviamente, fu più veloce e dopo averli raggiunti puntò la pistola contro il vampiro, che però fu rapidissimo nell'afferragli il polso per poi voltarsi e colpirlo, facendo cadere anche lui a terra. Kimberly si lanciò letteralmente addosso a lui, prendendolo da dietro e saltandogli sulla schiena nel tentativo di bloccarlo, almeno per dare il tempo ai due fratelli di alzarsi. Fu un gesto a dir poco disperato e inutile, perché in meno di qualche secondo fu scaraventata via anche lei. Sentì una fitta alla schiena non appena toccò il pavimento, ed avvertì quel male irradiarsi in tutta la zona dorsale, ma nessun dolore poteva competere con ciò che accadde dopo.

Gordon, nuovamente libero, aveva appena afferrato il fratello maggiore dei Winchester e con un colpo secco lo sbatté al muro, per poi avventarsi sul suo collo.

«Deeean!» urlò, mentre il panico le attanagliò lo stomaco.

Tentò di alzarsi, a fatica, ma Sam fu più veloce di lei e arrivò alle spalle di Gordon, colpendolo alla nuca e distraendolo da quello che si poteva definire il suo pasto. Non appena il minore dei Winchester impegnò nuovamente il cacciatore di colore in uno scontro, lei si avvicinò all'altro.

«Dean... Stai bene?» chiese con un sussurro, mentre cercava con tutta se stessa di mantenere la voce calma, per non mostrare la tensione che aveva provato poco prima.

Entrambi furono però attirati dai colpi della battaglia e si voltarono. Kimberly, nonostante la gamba le facesse più male di prima, era pronta a ributtarsi nella mischia per aiutare Sam, soprattutto quando vide Gordon sbattergli la testa contro un tavolo.

Non aveva però fatto nemmeno in tempo ad alzarsi, che proprio Sam aveva incrociato due lame, trovate in uno degli scaffali, sul collo del vampiro e dopo qualche secondo di sforzo gli aveva tagliato la testa di netto.

Il ragazzo rimase fermo immobile, facendo solamente scivolare le lame dalle mani, mentre osservava quasi scioccato la testa di Gordon, separata dal corpo. Fu proprio Kim ad avvicinarsi lentamente a lui e mettergli una mano sulla spalla, mentre Dean dietro di lei si rialzava, portandosi la mano al collo.

«È finita Sam...» lo rassicurò lei, regalandogli un sorriso mesto, ma sincero. Lui sembrò essere grato di quel gesto, perché pur senza ricambiarlo si riscosse e zoppicante andò verso il fratello.

«Hai fatto fuori un super vampiro come Gordon senza armi... Sei stato forte lo sai?» disse allora Dean, per sdrammatizzare nuovamente la situazione.

«Molto forte.» aggiunse Kim, questa volta sorridendo veramente.


I due giorni successivi, li passarono insieme, in modo da riprendersi completamente dalle ferite. Furono due giorni tranquilli, quasi surreali. Sembrava quasi che non fosse successo nulla, né con Gordon, né tanto meno con padre Shonas in quella cripta. Passarono la maggior parte del tempo a raccontarsi le piccole avventure e cacce che avevano affrontato in quei mesi di lontananza, con tanto di aneddoti e consigli per le prossime volte.

Al terzo giorno, decisero di ripartire, prendendo ognuno la sua strada.

«Mi raccomando Kim, guai a te se sparisci di nuovo.» si raccomandò Dean, mentre lei montava la motocicletta.

«Ci vediamo presto.» sorrise lei, rassicurandolo, per poi mettersi il casco e partire a tutta birra, allontanassi dai due fratelli e dall'Impala.

Quel sorriso rimase stampato sul suo volto per molto tempo, durante il tragitto per la sua prossima meta. Quel riappacificarsi con loro e quei due giorni di relax era tutto ciò che le era servito per ricaricarsi di nuova energia, consapevole che qualunque cosa sarebbe successa, loro tre sarebbero stati sempre insieme, come una famiglia.

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