A very Supernatural Christmas
Stagione 3 - Episodio 8
Kim guardava fuori dalla finestra con aria assorta, osservando i fiocchi di neve che cadevano ormai copiosi, creando quel velo bianco sull'erba del giardino di casa. Se ne stava seduta sul davanzale, giocherellando con il suo coltello retrattile da ormai parecchi minuti, sebbene non sapesse con esattezza da quanto. Fu una voce a riportarla alla realtà.
«Kim, mi aiuti con le decorazioni?» a quel richiamo, emise un sospiro e con un piccolo salto tornò a terra, richiudendo definitivamente il coltello e mettendoselo in tasca.
«Arrivo mamma!»
Kimberly Forst all'apparenza sembrava uguale a tutte le ragazzine della sua età. Amava il natale, i dolci, le feste e le decorazioni, ma odiava i raduni famigliari e gli zii troppo pressanti ed esigenti. Al contrario dei suoi coetanei però, lei sapeva da parecchio tempo cosa si nascondesse nell'ombra e nonostante sua madre avesse cercato molte volte di dissuaderla dal mettersi nei guai, lei aveva sempre risposto che erano stati i guai a cercare lei quando da bambina quello Shtriga aveva tentato di divorarle la linfa vitale. La paura di quell'evento l'aveva segnata e non passarono molti anni prima che decidesse che non si sarebbe fatta intimidire più da nessun mostro. La sua decisione però, non impediva né l'apprensione di sua madre, né tantomeno che dovessero, di tanto in tanto, trasferirsi per allontanarsi da tutti i guai che cominciava ad attirare.
«Bella questa ghirlanda! Dove l'hai presa?» domandò Kimberly, afferrando la grossa composizione verde e osservandone i piccoli fiori a grappolo bianchi, che ricordavano molto i biancospini, ma avevano una forma leggermente diversa e un'odore più dolce.
«Oh... Me la regalata una signora al fondo della strada, dice che quei fiori si raccolgono in estate, ma se si mantengono bene possono durare molti mesi.» rispose la madre con un sorriso, per poi salire sulla scala e cominciare a decorare di luci l'ingresso.
La settimana che anticipava la Vigilia di Natale, passò relativamente tranquilla. Spesso Kim vedeva sua madre rientrare a casa col volto pallido e provato, come se avesse letteralmente visto un fantasma, ma alle sue domande puntualmente rispondeva che era solo stanca dei milioni di preparativi. In fin dei conti poteva capirla, visto che di lì a pochi giorni sarebbero venuti i suoi genitori e sua sorella, con quell'odioso del marito. Kimberly non sopportava davvero nessuno dei suoi parenti; più che altro perché la vedevano solo come un'enorme delusione e per la figlia non voluta che era. Sua madre aveva deciso di farla nascere nonostante tutti i problemi economici iniziali e l'aveva amata sin dal primo giorno, mentre tutti gli altri non erano riusciti a farlo, beh quasi tutti.
«Jenny, tesoro, leva subito quella ghirlanda. Non sai che porta male?» disse zia Nancy, non appena sua madre la fece accomodare in casa. Era la sorella di sua nonna e Kim l'adorava, perché era simpatica e conosceva un sacco di antiche leggende interessanti, oltre ad essere stata l'unica a rimanere vicino a sua madre durante la gravidanza che l'avrebbe poi portata al mondo.
«Perché zia?» domandò la ragazzina, con tono curioso, senza nemmeno salutare, ma prendendole il cappotto per poterlo mettere nel guardaroba.
«Quella è olmaria, nell'antichità veniva usata per consegnare i sacrifici umani agli dei pagani.» spiegò tranquillamente l'anziana, dandole un piccolo buffetto sul naso.
Kimberly ebbe appena il tempo di sorriderle per quel gesto affettuoso, che fu distratta dalla madre.
«Mamma che succede?» domandò, vedendola pallida.
«Niente tesoro, niente.» la rassicurò lei, ma poi seguì il consiglio della zia e tolse la ghirlanda dalla porta di casa, gettandola nel camino. Quel gesto improvviso la insospettì parecchio, ma non disse nulla, anzi fece accomodare la zia in soggiorno pronta a farsi raccontare qualche vecchia leggenda che ancora non conosceva. Lei non lo poteva sapere, ma spesso i suoi racconti l'avevano aiutata a conoscere meglio quelle creature oscure che le capitava d'incrociare e a cui voleva un giorno dare la caccia.
«Mi racconti dell'olmaria e degli dei pagani?» domandò, sedendosi sul divano e attendendo che la zia facesse lo stesso.
«Beh vedi, devi sapere che la maggior parte delle storie che ruotano attorno al Natale vengono da tradizioni pagane. Durante l'Impero di Costantino, i cristiani venivano perseguitati dai pagani, perciò lo stesso Costantino decise in qualche modo di unire le diverse tradizioni per dissipare le ostilità.» la donna si era accomodata vicino a lei ed aveva cominciato a raccontare dal principio.
«Prima era la festività del Solstizio d'Inverno? Giusto?» chiese conferma Kim, ricordandosi di aver già studiato a scuola quel periodo storico, oltre ad essersi informata di suo.
«Proprio quello. Durante il Solstizio d'Inverno, che avveniva tra il venti e il venticinque dicembre, i pagani facevano i loro riti verso gli dei in cui credevano. Spesso sacrificavano un agnello, ma i più eccentrici arrivavano anche a uccidere altre persone, possibilmente miscredenti.» concluse con tono grave la donna.
«Zia per favore, non raccontarle queste cose. Ha già abbastanza idee strane per la testa senza che tu le racconti di sacrifici di sangue.» la supplicò sua madre, che finalmente si era seduta con loro in salotto.
«Quindi i pagani usavano l'olmaria per accompagnare questi sacrifici?» domandò invece lei, senza calcolare di striscio la genitrice.
Zia Nancy ebbe appena il tempo di risponderle con un cenno di testa che il campanello suonò di nuovo, riecheggiando per tutta la casa. In poco tempo anche il resto della famiglia fece il suo ingresso in casa e l'aria come al solito si fece più gelida. Se non fosse stato per il fatto che da sempre la famiglia Forst era una della classiche famiglie da cartolina natalizia, sempre pronta a festeggiare e piena di tradizioni, Kimberly avrebbe giurato che un giorno o l'altro Krampus sarebbe venuto a rapirli tutti. Sapeva bene, però, che non era così che agiva l'Anti-Babbo Natale e che anzi attaccava solamente coloro che non credevano alla magia del Natale e al calore della famiglia. I Forst, invece, erano sempre stati uniti, era lei l'estranea e lo era sempre stata da praticamente dodici anni. Forse era lei quella che doveva essere rapita, d'altronde era il suo destino attirare mostri.
«Allora Kimberly, ormai sei una signorina, hai deciso cosa fare da grande?» chiese sua zia, la sorella di sua madre, con quella sua vocetta odiosa.
Lo sguardo della ragazza guizzò verso la madre che sembrava supplicarla con lo sguardo, come a chiederle di fare la brava. Di certo non poteva dire la verità, già era tanto se accettasse lei quella sua follia, figurarsi se lo rivelava al resto della famiglia che non era nemmeno a conoscenza di cosa si celava ai loro occhi.
«Beh... – cominciò, cercando di trovare una bugia adeguata che però sembrava non riuscire a tirare fuori in quel momento – Non lo so ancora.» rispose alla fine, con tono di resa, alzando le spalle.
«Dovresti farlo tesoro, – intervenne la nonna, pulendosi la bocca dall'ultimo residuo di pudding – non vorrai fare la fine di tuo padre.»
«Mamma!» esclamò la donna al suo fianco scandalizzata, mentre lei percepiva una fitta al cuore, come se qualcuno l'avesse appena pugnalato. Si alzò di scatto e uscì dalla sala da pranzo; ebbe appena il tempo di sentire zia Nancy rimproverare la sorella, quando decise di uscire di casa.
In poco tempo sentì le lacrime scenderle lungo le guance dense e calde, nonostante il freddo invernale di quella giornata. Si strinse nel cappotto che aveva preso al volo e cominciò a far affondare i piedi lungo il vialetto, creando una scia di orme. Perché, perché non potevano lasciarla in pace? Perché dovevano sempre parlare di suo padre. Quel padre che aveva lasciato sua madre incinta e poi era stato costretto ad andarsene, oppure semplicemente aveva dovuto farlo. Poco importava: lei sapeva di aver ereditato molto dal padre, pur non avendolo conosciuto mai davvero. Nè lei né sua madre gli avevano mai dato colpa di nulla, non solo perché nonostante tutto anche da lontano le aveva aiutate economicamente, nelle sue possibilità, ma soprattutto perché Kim stessa sapeva di essere stata davvero un errore, una figlia che non doveva nascere. Sua mamma aveva deciso di tenerla in grembo per nove mesi e darle la vita nonostante tutto e quella vita la doveva comunque ad entrambi.
Quei pensieri tristi e malinconici l'avevano accompagnata quasi fino alla fine della via.
«Tesoro, che ci fai là fuori da sola alla Vigilia di Natale?» domandò una voce gentile.
La ragazza si voltò, notando una donna all'uscio della villa davanti a cui si era fermata. Indossava un grembiule bianco e rosso a tema natalizio ed aveva un sorriso rassicurante sul volto, quasi finto. Nella sua mente balenò l'immagine della strega di Hansel e Gretel che tentava di attirare i bambini nella casa di Pan di Zenzero; subito dopo la scena venne sostituita dai pagani che facevano il sacrificio del Solstizio d'Inverno.
Istintivamente portò la mano alla tasca dei jeans, tirando fuori il manico del coltello retrattile.
«Kimberly.» si voltò nuovamente, incrociando due occhi azzurri che la guardavano seri.
«John...» disse, correndo verso di lui.
«Vieni, ti riporto a casa.» disse con tono risoluto John Winchester.
«Ma John non capisci... Le ghirlande di olmaria, quella è...»
«Sò benissimo cos'è, ma me ne occuperò io, non puoi dare altri pensieri a tua madre, soprattutto a Natale. Inoltre non le avresti fatto nulla con quello.» aggiunse indicando la sua tasca dei jeans, dove lei teneva il coltello che le aveva regalato proprio lui.
«Che fai? Ora mi tratti anche tu da bambina?» si lamentò lei.
«Ci vogliono paletti di legno per uccidere un'incarnazione di Hold Nickar.» spiegò l'uomo senza nemmeno calcolare la sua protesta.
«Hold Nickar?» domandò confusa lei, continuando a camminare al fianco dell'uomo.
«È il dio del Solstizio d'Inverno. I pagani facevano sacrifici umani per lui in cambio di un clima mite.»
«Quindi ora che nessuno crede più in lui...» cominciò la frase la ragazzina, riuscendo finalmente a collegare i pezzi di leggenda che le aveva raccontato quella stessa sera zia Nancy e tutto ciò che era avvenuto nell'ultimo periodo.
«...s'incarna in persone diverse ed esegue i riti tramite loro.» concluse la frase lui.
«Ma è terribile! Dobbiamo fermarlo!» esclamò Kim, con voce decisa e sconvolta allo stesso tempo.
«No Kimberly. Io devo fermarlo, tu ora fili dentro casa e farai finta che non sia successo niente.» la rimproverò con tono duro l'uomo, proprio quando entrambi si fermarono davanti al vialetto di casa sua.
«Ma John, io posso... – la frase le si mozzò in gola nel vedere quello sguardo duro – Va bene.» aggiunse con un sospiro. Dopodiché assunse quell'aria da cagnolino bastonato e con gli occhi bassi attraversò il cancello. Lanciò solo uno sguardo indietro, prima di aprire la porta di casa, ma il cacciatore era già sparito.
***
Kimberly prese un grosso respiro, sollevò la mano che reggeva la grossa scatola verde, infiocchettata di blu e tirò fuori il suo miglior sorriso, dopodiché suonò al campanello. Nessuno rispose al primo trillo, perciò insistette; sapeva benissimo che erano lì e se non fossero venuti ad aprirle, sarebbe passata al piano "B".
Non fu necessario, qualche secondo dopo entrambi i proprietari di casa, le aprirono la porta, con un altrettanto finto sorriso ad accoglierla.
«Buon Natale! – esclamò lei con entusiasmo porgendo la scatola ai due coniugi – Sono la nuova vicina!» aggiunse, mentre la donna prendeva la torta.
«Oh... Oh grazie.» disse l'uomo di fianco a lei.
«Ma non dovevi disturbarti, tesoro.»
«Ah sciocchezze. – rispose lei, sventolando la mano – Mi è stato detto che voi siete i residenti con più spirito natalizio di tutto il paese. So che regalate ghirlande e che avete organizzato i canti di Natale di quest'anno.» Kimberly snocciolò quelle nozioni tutte d'un fiato, attendendo la risposta dei due.
«Oh sì è vero, ma purtroppo...» cominciò la donna.
«...la mia schiena mi sta dando dei fastidi. Quindi non credo potremmo venire.» concluse il marito.
«Oh, che peccato. – rispose lei, cercando di essere il più credibile possibile – Beh, allora vi auguro nuovamente Buon Natale.» aggiunse con un sorriso.
«Certo, Buon Natale, tesoro.» risposero entrambi per poi chiuderle praticamente la porta in faccia.
Non appena fu di nuovo sola sul portico innevato, Kimberly chiuse gli occhi sperando con tutta se stessa di aver dato il tempo necessario alle vittime di quei due, di scappare. Dopodiché tornò alla moto e aprì il cofano sotto al sellino, recuperando due paletti di legno. Quando li ebbe entrambi in mano fece per la seconda volta dietro front e si avvicinò alla casa, questa volta verso la finestra che dava al soggiorno.
Da essa, proveniva un gran caos, sembrava quasi che qualcuno stesse dando spallate a delle porte chiuse. La finestra era aperta e Kimberly ci si infilò senza nessun problema, mentre sentiva chiaramente due voci discutere in mezzo al trambusto.
«Che facciamo? I paletti sono nel seminterrato!»
«Ci servono altri paletti, Dean!»
«Qualcuno ha bisogno di aiuto?» fece lei, alzando la voce per sovrastare il rumore e spuntando da dietro l'albero di Natale con le armi in mano.
«Kim!» esclamò Dean e la ragazza riconobbe nella sua voce quel tono soddisfatto ed entusiasta nel vederla; lei per tutta risposta gli fece l'occhiolino, divertita.
Non stava assolutamente pensando al fatto che per l'ennesima volta stava salvando loro il culo, o che stava ricambiando il favore del loro ultimo incontro, quando avevano ucciso Gordon liberandola. Era semplicemente contenta di vederli, soprattutto in quel giorno speciale; in fin dei conti quei due scapestrati erano come una famiglia per lei e i migliori Natali si passano in famiglia.
«Ok, spostiamo questo!» fece Sam allontanassi leggermente dalla porta che i loro inseguitori stavano cercando di buttare giù, per poi spingervi davanti una credenza, aiutato dal fratello.
«Come sapevi che eravamo qui?» chiese Dean non appena furono liberi di conversare per qualche secondo.
«Non lo sapevo, ma poi ho visto la tua auto. Comunque lascio a voi gli onori di casa.» rispose lei, lanciando i due paletti ai ragazzi e buttandosi sul divano, proprio vicino all'albero di Natale. Il suo fondoschiena scivolo con un rumore fastidioso sul cellofan di cui era ricoperto il divano; si vedeva fin troppo che quella casa era finta, tutto perfettamente pulito e ordinato, fatto apposta per sembrare anche dal di fuori la casa perfetta di una coppia perfetta.
Improvvisamente il frastuono cessò. Alcune palline di neve e tazze che stavano sulla credenza che bloccava la porta erano cadute, ma il mobile si trovava ancora nello stesso posto dove l'avevano lasciato i due ragazzi.
«Dean, dietro di te.» disse con voce calma la ragazza, vedendo l'uomo avvicinarsi. Il ragazzo non si girò abbastanza in tempo ed entrambi caddero a terra, mentre la donna colpì violentemente Sam.
Era una sensazione strana quella che stava provando Kim in quel momento. Solitamente provava una costante apprensione per i ragazzi, ma questa volta era tranquilla; come se sapesse perfettamente che per loro sarebbe stata una passeggiata. Dopo aver risolto quel problema sarebbero andati tutti e tre a festeggiare il Natale da qualche parte.
***
Kimberly sollevò le braccia, estraendo il paletto dal petto della donna. Le sue mani, ancora piccole, rispetto a quelle di una persona adulta erano completamente rosse e impregnate di sangue e lei le osservò col fiato grosso.
«Ora capisci perché non volevo che venissi?» le fece John e lei rispose solamente con un cenno di testa, continuando ad osservare il corpo morto della sua prima vera vittima. Non era mai riuscita ad uccidere un mostro prima di quel momento e nonostante le aspettative e le paure che l'avevano assillata, nonostante avesse immaginato mille volte come sarebbe stata quella sua prima vera battaglia, tutto le continuava a sembrare incredibilmente surreale. Era stato facile seguire silenziosamente John a notte inoltrata e aspettare il momento giusto per uscire allo scoperto, era stato facile sfruttare la sua agilità per mettere alle strette il dio pagano e non dargli nessuna via di fuga. Fin troppo facile pugnalarlo al petto senza pietà. Non poteva dire di non essere rimasta scioccata da quel suo gesto, in fin dei conti aveva ucciso qualcuno, ma il pensiero che quel qualcuno era male allo stato puro e che avrebbe ucciso altre persone da lì all'eternità le aveva solamente dato la conferma che era sempre stato il suo destino diventare una cacciatrice.
«John... Voglio che mi addestri.» disse con tono fermò e deciso, lasciando cadere il paletto impregnato di sangue a terra.
«Cosa?» domandò l'uomo.
«Voglio che mi addestri a diventare una cacciatrice.» ribadì la ragazzina, voltandosi verso di lui. Nei suoi occhi scuri vi era tutta la determinazione e la sicurezza che hanno i veri guerrieri.
***
Dean aveva insistito perché lei passasse con loro il resto della serata, asserendo anche al fatto che comunque Sam non avrebbe voluto festeggiare il Natale, ma che comunque potevano stare insieme.
«Strano... Immaginavo più Dean quello Grinchoso tra i due.» scherzò la ragazza, dando un calcetto alla neve che copriva la strada e facendola schizzare un po' ovunque.
«Ehi! Perché devo essere sempre io quello scontroso?» sbottò il maggiore con aria irritata.
«Ehm... Però... – l'interruppe Sam, prima che cominciassero a battibeccare – Mi dareste una mezz'oretta per fare una cosa? Poi... poi, Dean l'accompagni al motel. Magari, prendete delle birre, ok?». Il ragazzo corrugò la fronte, dubbioso sulle intenzioni del fratello, ma per qualche motivo accettò senza nessuna remora e subito dopo Sam si dileguò, lasciandoli soli.
Per parecchio tempo l'unico rumore fu il suono dei loro passi che affondavano nella neve. Tutta la strada era illuminata, non tanto dai lampioni quanto dalle luminarie natalizie che abbellivano ogni casa del viale.
«Trovo sia stupendo.» asserì Dean, rompendo quegli interminabili minuti di silenzio.
«Cosa?» domandò Kimberly, quasi sembrasse sorpresa che lui avesse parlato.
«Poter festeggiare il Natale con chi si ama. Sai, non tutti i nostri Natali sono stati felici, se così si può dire.» spiegò lui, il suo tono pacato le fece capire quanto fosse serio nella sua affermazione e quanto si stava aprendo con lei a rivelargli una cosa del genere.
«Dieci anni fa ho ucciso il mio primo mostro. – rispose lei, stringendosi nel cappotto – Era un Hold Nickar, un dio pagano proprio come quelli di stasera. Quella notte ho giurato a me stessa che non avrei mai più cacciato il giorno di Natale a meno che non fosse stato strettamente necessario.» quelle parole suonarono più pesanti di come le voleva esprimere, ma purtroppo era la verità e nonostante gli anni, ricordava ancora perfettamente quel giorno.
«Hai vinto.» fece Dean, dopo qualche secondo di teso silenzio, sollevando le mani in segno di resa. Lei per tutta risposta, però, sorrise e sollevò le spalle.
«Siamo cacciatori, no? Non abbiamo altra scelta.»
Dean aprì la porta che conduceva alla camera d'albergo e ciò che si parò davanti ai ragazzi fu qualcosa di semplice, ma allo stesso tempo incredibilmente magico. Una specie di abete spelacchiato, probabilmente il meno costoso che era rimasto al vivaio del paese, stava proprio davanti al paravento, piantato dentro un barattolo di quella che una volta doveva essere vernice e ora invece era terriccio. Ai pochi rami che aveva, invece delle palline colorate, vi erano tanti profumatori per auto di ogni forma e colore, assieme a una scarna fila di lucine lampeggianti.
«Ehi, avete preso le birre?» aveva chiesto subito Sam, voltandosi verso di loro; in mano reggeva un bicchiere pieno di liquido color crema.
«Che cos'è questa roba?» domandò invece Dean, prima ancora che la ragazza potesse dire qualcosa.
«Non lo vedi? Sono addobbi di Natale...» rispose il fratello minore, imbarazzato, mentre Kim chiudeva la porta e li osservava divertita.
«Come mai hai cambiato idea?» anche a Dean ormai era sfuggito un sorriso.
«Beh... Ho pensato che forse potevamo festeggiare tutti e tre assieme.» rispose Sam, alzando semplicemente le spalle. Dopodiché invitò entrambi ad assaggiare l'eggnog, chiedendo al fratello se fosse giusto di alcol.
«Allora che dite di scambiarvi i regali? In fin dei conti ormai è già Natale inoltrato.» esordì Kim trattenendo una mezza risata, osservando i due ancora nervosi della situazione. Sapeva benissimo che lei non avrebbe ricevuto nulla da loro, perché era stata un vero e proprio ospite a sorpresa, ma se Sam voleva festeggiare in modo semplice e tranquillo quel Natale, almeno lo scambio dei regali andava fatto.
«Ah, giusto.» fece subito Dean che aveva comprato poco prima assieme a lei un paio di pensieri per Sam, sempre se si potevano chiamare pensieri due riviste porno e una schiuma da barba. Ma in fondo il bello dei regali natalizi è il pensiero, quel momento in cui comprendi che anche una cosa stupida come una barretta e una tanica di carburante, come il regalo che invece Sam aveva fatto al fratello, può far felice la persona a cui la regali.
«Anche io ho preso un regalo a voi due.» disse d'improvviso Kimberly, prendendosi di coraggio e intromettendosi in quel calore familiare di cui, nonostante tutti i suoi sforzi, lei sembrava ancora non far del tutto parte. Porse ai due ragazzi un pacchettino ciascuno. Era da parecchio che li teneva, sicura che prima o poi, come sempre, li avrebbe rincontrati e avrebbe potuto darli loro.
«Hai fatto dei braccialetti dell'amicizia?» scherzò Dean, non appena vide il suo bracciale; quattro lacci di cuoio intrecciati tra loro, su cui svettava una "D" in acciaio. La ragazza, però, non ebbe nemmeno il tempo di innervosirsi per quella battuta, perché Sam interruppe ogni suo pensiero irritato.
«È bellissimo Kim.» fece, allacciandosi al polso un bracciale identico con la sua iniziale.
«Sono contenta che vi piacciano.» sorrise lei, buttando solo uno sguardo al suo polso dove pure lei indossava lo stesso accessorio.
«Sai Kim, pure io ho un regalo per te!» esclamò d'improvviso Dean, con talmente tanto entusiasmo che per un attimo la ragazza rimase immobile e dubbiosa.
«Sarebbe?» chiese, mentre la curiosità s'insinuava famelica nel suo cuore. Il solo fatto che Dean avesse pensato a lei, anche solo mentre pagava le birre al discount, la mise in fibrillazione, ma poi tutto le crollo addosso come una valanga.
«Del vischio? Fai sul serio?» tentò di dissimulare con un tono il più ironico possibile, mentre dentro di lei il panico prendeva il sopravvento.
«Beh, so che non è un vero e proprio regalo, ma...»
«Scordatelo!» sbottò, alzandosi di nuovo in piedi.
«E andiamo Kim... Cosa vuoi che sia... È solo un bacio, in fondo è da più di un anno che me lo devi.»
Sam, cercò di nascondere l'imbarazzo della situazione bevendo l'eggnog.
«Non ti voglio baciare, ok? Smettila!» insistette Kim, allontanassi nel vedere che Dean si era alzato e aveva cominciato a seguirla con ancora il ramo di vischio in mano.
Passarono vari minuti così, una a scappare e l'altro a inseguirla, girando intorno nella piccola stanza come due idioti. Poi finalmente Dean si arrese e, con qualche bicchiere in più di Eggnog, una scatola di biscotti allo zenzero presi al negozio e le birre, Kimberly si lasciò andare un po' ritrovandosi a fine serata con la testa poggiata sulle sue gambe.
«Sapete... – disse chiudendo gli occhi – Spero proprio di poter passare esattamente così anche il prossimo Natale.»
Non seppe mai se il silenzio che venne dopo quella sua affermazione fu perché i suoi due interlocutori non sapevano cosa risponderle o perché lei si era addormentata di colpo e non aveva sentito la risposta. Stava di fatto che non le era affatto dispiaciuta quella serata con loro.
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