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Rabbia


T/N POV



"Forza, apri i nostri regali!" gridò Misao indicandomi il tavolo di servizio su cui spiccavano alcuni pacchetti incartati.

"Non dovevate, sul serio..." mormorai.

"Piantala e sbrigati che sono curiosa!" disse trascinandomi fino al tavolo.

"T/N! Prima il nostro!" urlarono Tomomi e Keiko porgendomi il loro pacchetto.

Imbarazzata, lo presi ed iniziai a scartarlo.

"Ecco, non conosciamo benissimo i tuoi gusti, ma speriamo possa piacerti." sorrisero entrambe.

Una volta tolta la carta, si rivelò una piccola scatola da gioielleria. La aprii e vi trovai un choker con un ciondolo a forma di stella incastonato di brillantini.

"Grazie, ragazze! E' carinissimo!" dissi sorridendo.

"L'abbiamo visto e abbiamo subito pensato a te! Felicissime che ti piaccia!" sorrise Keiko.



"Ora il mio. Già che mi avete rubato il primo posto ed io sono la sua migliore amica; sarebbe spettato a me di diritto." disse Misao mettendosi davanti alle due ragazze e porgendomi un pacco lungo e stretto. "Tieni, tesoro. Sono sicura che ti sarà utile."

Presi in mano il regalo ed iniziai a tremare. Da Misao potevo aspettarmi davvero poche cose, soprattutto dalla categoria di cose che lei ritenesse utili.

"D- Devo andare di là ad aprirlo?" chiesi con un sorriso imbarazzato.

"Ahah! Non dire scemenze! Scartalo e basta, sennò lo faccio io."

Guardai Hitoshi che mi fece un cenno con la testa sorridendo.

Deglutii e scartai lentamente il pacchetto.

Quando rimase solo la scatola, alzai lentamente il coperchio in modo che solo io potessi vedere cosa c'era all'interno e, dopo aver scoperto cosa conteneva, la richiusi immediatamente avvampando di colpo.

"Te sei totalmente fuori, Misao."

"Ahah! Dai, fallo vedere! Mi è costato un occhio della testa e vorrei che tutti possano goderne scoprendo dove ho giustamente speso i miei soldi."

"NO."

"Avanti!" rise cercando di prendere la scatola.

"Ho detto di no!" dissi abbracciando il regalo per per tenerlo lontano dalle sue grinfie.

Di fianco a me, la madre di Hitoshi mi squadrava con aria interrogativa e sarebbe stato ancora più imbarazzante se avesse visto quello che conteneva il pacco.

Dopo svariati tentativi, riuscii a convincere Misao a non mostrare il suo regalo a tutti come fosse un trofeo e smise finalmente di insistere, davanti allo sguardo curioso di Hitoshi.



Per ultima, si avvicinò Mihoko porgendomi un piccolo pacchetto con dei cuoricini stampati sopra.

"Da parte mia e di mio marito, T/N. Con tutto il cuore." disse sorridendo.

Ebbi dei seri dubbi sul fatto che il padre di Hitoshi abbia desiderato prendere parte al regalo: probabilmente era stata solo un idea di Mihoko.

"Non c'era bisogno, davvero." sorrisi.

"Oh, ma figurati! Spero che ti piaccia."

Hitoshi si avvicinò incuriosito dal regalo della madre e si mise alle mie spalle.

Scartai il pacco e vi trovai un' anonima scatolina in finto legno da cui non riuscii minimamente ad intuire cosa potesse esserci all'interno.

Aprii la scatola e scoprii che conteneva un biglietto che iniziai a leggere arrossendo di colpo e sbarrando gli occhi.

"M-Mamma, ma costa tantissimo quel posto." mormorò Hitoshi dopo aver letto con me cosa conteneva il regalo.

"Non dire sciocchezze, io e tuo padre siamo così felici che T/N faccia parte della famiglia che quanto è costato passa tranquillamente in secondo piano. Godetevelo!"

Non avevo ancora cambiato espressione dal momento in cui mi ero resa conto di quale fosse il suo dono.



Mi aveva regalato un weekend alle terme di una località turistica poco lontana con due notti per due persone nell'albergo a cinque stelle della struttura.


Lessi e rilessi istericamente le righe stampate su quel biglietto regalo non riuscendo a capacitarmi della cosa: avrei passato due notti con Hitoshi in un posto davvero lussuoso e mi sentii come congelata.

Imbarazzata alzai la testa e la guardai.

"S-Signora...è bellissimo, ma...n-non doveva..." mormorai imbarazzata.

Mi saltò tra le braccia e mi strinse forte a sé.

"Invece si! Sono felice che ti sia piaciuto, tesoro. Ancora tanti auguri di buon compleanno!"

Non avevo la più pallida idea di cosa dire e rimasi immobile tra le sue braccia.

"Bene, ora vi lascio soli così che possiate godervi la serata. Porti tu la torta, Hitoshi?" chiese staccandosi dall'abbraccio.

"Certo." sorrise Shinso.

Mihoko si allontanò e, prima di seguirla, Hitoshi mi stampò un bacio sulla guancia.

"Va tutto bene. Ora puoi rilassarti." mormorò per poi allontanarsi.



Sospirai cercando di calmarmi quando venni placcata da Misao.

"Allora, allora? Cosa ti ha regalato?"

Le mostrai il biglietto e la vidi sorridere soddisfatta.

"Oh! Era ora! Così potrai usare il mio bellissimo regalo!"

"Penso di stare per avere un infarto." confessai.

"Ahah! Tesoro, sapevi che sarebbe successo prima o poi!" rise cingendomi un braccio intorno al collo.

"Si, ma..."



"LA TORTA!" gridarono Tomomi e Keiko dopo l'entrata di Shinso con in braccio il dolce.

Dopo di che, lo poggiò delicatamente sul tavolo e mi sorrise.

"Credo che tocchi a te spegnere le candeline oggi."

Misao mi spinse fino alla torta ed prese subito il telefono aprendo la fotocamera.

"TANTI AUGURI, T/N!" gridarono nuovamente tutti in coro.



Ero parecchio imbarazzata e sorrisi istericamente ricordandomi uno dei motivi della mia repulsione verso i compleanni.

Tra gli invitanti davanti a me in quel momento, Misao era impegnata a trovare l'inquadratura migliore per una foto memorabile, Keiko e Tomomi sghignazzavano tra di loro e, dietro a quel trio, Hitoshi mi scrutava con occhi dolci con il suo solito bellissimo sorriso.

Quella vista, mi rilassò istantaneamente e riuscii a ricominciare a pensare lucidamente.

Soffiai sulle candeline tra gli applausi di tutti, dopo di che tagliammo il dolce. Misao chiese a Shinso di portarle di nascosto del sakè per festeggiare e mi stupii quando accettò e tornò dalla cucina con la bottiglia richiesta versandone a tutti gli invitati.

Mi avvicinai a lui e gli bisbigliai in un orecchio.

"Ti piace il brivido dell'illegalità, per caso?"

"Ahah, ogni tanto ci sta. E' una bella occasione e vale la pena di correre qualche rischio." rispose porgendo un bicchiere colmo di sakè anche a me.

Accettai di buon grado e bevvi anche io.



La serata si concluse nel migliore dei modi.

Avevo già salutato e ringraziato Mihoko, quando Shinso ci accompagnò verso l'uscita. Misao era visibilmente ubriaca dato che da sola si era scolata di nascosto un' altra bottiglia mentre Tomomi e Keiko non smettevano di ringraziarmi per la bellissima serata riempiendomi di auguri.

Quando uscimmo dal locale era già notte fonda e le mie due compagne di classe, dopo avermi salutato calorosamente, si diressero di corsa verso la stazione. Rimanemmo io e Misao di fronte alla porta del locale mentre io e Hitoshi ci scambiammo un'occhiata.

"Domani purtroppo sono impegnato con i miei per tutto il giorno. Ci vedremo direttamente a scuola." mormorò Shinso.

"D'accordo."

Si avvicinò lentamente a me prendendo il mio viso tra le mani.

"Spero che la serata sia stata di tuo gradimento."

"Poco ma sicuro. Grazie mille, Hitoshi."

"Per te questo e altro." sorrise per poi baciarmi dolcemente.

Sentii delle urla alle mie spalle e mi accorsi che Misao stava molestando i passanti che affollavano la strada raccontandogli avvenimenti della sua infanzia.

Dopo essermi staccata dal ragazzo, la presi per un braccio e iniziai a camminare verso la stazione.

"Grazie ancora di tutto! Ci vediamo a scuola!" sorrisi verso Hitoshi salutandolo con la mano libera.

"Certo." sorrise di risposta.




Arrivate a casa, misi a dormire Misao ed andai a prepararmi per la notte.

Sul mio letto si trovava un sacchetto con all'interno tutti i regali ricevuti durante la serata e mi venne la tentazione di riguardali tutti.

Com'era prevedibile, cedetti e mi ritrovai seduta sul materasso a sorridere come un ebete ricordando la serata appena trascorsa.

Per la prima volta, avevo passato un compleanno degno di questo nome ed era tutto grazie a Hitoshi.

Mi cadde l'occhio sul regalo di Misao e decisi di guardarlo meglio.

Aprii lentamente la scatola e venni rapita da tanta bellezza.



Un bellissimo baby doll era delicatamente piegato ed appoggiato in della carta velina bianca. Lo presi per le spalline e lo alzai davanti al viso per osservarlo meglio.

La base era rossa con del pizzo nero che lo ricopriva nella sua interezza. Era semitrasparente con uno scollo a cuore e con uno spacco che partiva da sotto al seno e lo divideva perfettamente al centro lasciando ai lati due lembi più lunghi.

Arrossii al solo pensiero di poterlo indossare. Lo rimisi nella scatola in fretta e furia e lo chiusi nell'armadio.



Riavvicinandomi al letto, sentii il telefono vibrare tra le coperte e, una volta sbloccato, scoprii che Hitoshi mi aveva mandato la buona notte. Non potei fare a meno di sorridere di fronte a tanta dolcezza.

Quella nottata riuscii a dormire benissimo e mi risvegliai completamente riposata il giorno successivo.

Tentai poi di recuperare i compiti arretrati della settimana appena trascorsa seguendo le indicazioni di Hitoshi tramite messaggio e la giornata passò in un attimo.

La mattina seguente sarei tornata alla UA e mi sentivo parecchio in ansia. Non ero mai stata sospesa in tutta la mia carriera scolastica e non sapevo che impatto avrebbe potuto avere su quello che pensavano di me i miei compagni.



La sveglia suonò e, dopo essermi preparata, mi diressi a larghe falcate verso la scuola.

Mi straniva indossare nuovamente la divisa dopo quei sette giorni di assenza, ma la mia determinazione si fece risentire. Ora che la questione Hitoshi era risolta, potevo concentrarmi sulla mia carriera da hero apprendendo più cose possibili tra le mura della miglior scuola del mondo.

Salendo le scale per arrivare in aula, vidi Hitoshi ad attendermi sul pianerottolo del nostro piano. Mi sorrise e, dopo esserci salutati, ci dirigemmo verso la classe. Era bellissimo camminare tra quelle mura che fino ad una settimana fa ci avevano visto litigare ed ora potevano ammirarci in tutta la nostra felicità.

Quando fummo a pochi metri dalla porta dell'aula, Hitoshi mi trattenne per il polso.

"Aspetta." disse serio.

Lo guardai con aria interrogativa, non capendo quello che intendesse.

Mi spinse delicatamente contro il muro del corridoio e mi baciò.

"Dato che non potrò farlo per parecchie ore, ne approfitto ora." sorrise.



Nel frattempo, in sottofondo vi era un forte vociare proveniente dalla nostra classe e non notammo in tempo Takagi intento ad uscire dall'aula carico di un plico di fogli.

Quando si accorse di noi, ci stavamo baciando nuovamente e si stupì talmente tanto da far cadere a terra quello che portava tra le braccia.

Ci voltammo entrambi concludendo il bacio e riuscimmo a scorgere un forte stupore nei suoi occhi.



"Che c'è, Takagi? Qualcosa non va?" chiesi con aria beffarda.

"C-che cosa...Hitoshi, ma..." balbettò.

Shinso si allontanò da me per posizionarsi di fronte a lui.

"Si? Cosa c'è?" chiese.

"S-Sul serio ci stai cascando di nuovo? Credevo avessi capito." mormorò tentando di sorridere.

Feci per aprire bocca e dirgliene quattro ma Shinso mi precedette facendomi segno di fermarmi con la mano senza distogliere gli occhi da Takagi.

"Ascoltami bene. Ti chiederei cortesemente d'ora in poi di stare lontano da T/N. Pensi sia un cosa fattibile?" disse serio Hitoshi.

Takagi mi lanciò un occhiata rabbiosa per poi tornare a guardare il mio ragazzo.

"H-Hitoshi, non credo tu ti sia reso conto della situazione. Lei ti ha preso in giro dall'inizio alla fine e tu stai ancora al suo gioco?"

"Perchè ci tieni così tanto ad intrometterti, Takagi? So che mi hai detto una marea di bugie."

"Ma cosa dici? Io voglio aiutare te, Hitoshi, lo sai! Sei stato davvero stupido a credere alle parole di una come quella. Non fare l'idiota e ripensa a quello che ti ho detto la settimana scorsa."

Shinso sospirò chiudendo gli occhi e poi si rivolse nuovamente verso Takagi.

"Sai una cosa? Hai ragione."

Trasalii sentendo la sua risposta e deglutii a vuoto.

"Sono stato davvero stupido ad aver ascoltato uno come te. Se non l'avessi fatto, avrei certamente risparmiato a me e a T/N tanto dolore inutile. D'ora in poi non voglio più vederti ronzare intorno a lei."

Takagi era visibilmente alle strette e sorrisi di fronte a quella visione.

"Altrimenti cosa fai?" chiese arrabbiato Takagi.

"Non ho intenzione di risponderti. Vieni, T/N." disse a testa bassa entrando in classe.

Lo seguii ignorando completamente il ragazzo ancora fermo sulla porta.



Takagi non ebbe tempo di dire nulla perché fortunatamente arrivò il professore intimandolo di raccogliere i fogli che aveva fatto cadere e di concludere il suo compito portandoli in sala professori.

Prima di eseguire gli ordini, Takagi lanciò a Shinso un occhiata furiosa e si allontanò nel corridoio. Quegli occhi mi fecero quasi paura, ma Hitoshi non se ne curò particolarmente.



La lezione iniziò e la mattinata passò davvero in fretta. Ogni tanto i miei occhi cadevano sulla chioma di Shinso intento a prendere appunti e mi ritrovai più volte a pensare che ero davvero la ragazza più fortunata del mondo.

Per la pausa pranzo ci avviammo nel nostro solito spiazzo, ma non prima che un Takagi furioso ci squadrò da capo a piedi vedendoci uscire insieme dall'aula.

Ormai era un' abitudine consolidata quella di preparare dei bento per entrambi alternando le giornate. Quel giorno toccava a Shinso e, come al solito, mi gustai quel pasto assolutamente paradisiaco per le mie papille gustative.

"Che ne dici se prenotassimo il regalo di mia madre per questo weekend?" chiese.

Alzai gli occhi dal mio bento e lo guardai arrossendo.

"Non ti va?" continuò Shinso non sentendo una mia risposta.

"C-Certo che mi va!"

"Non sei obbligata, eh. Altrimenti possiamo andarci più avanti."

Percepii una nota di delusione nelle sue parole e non era assolutamente quello che desideravo sentire da lui.

"No, no, no! Va benissimo questo weekend, Hitoshi!" sorrisi.

"D'accordo." disse ricambiando il sorriso. "Li chiamo subito allora, mia madre mi ha dato il codice per la prenotazione."

Prese il telefono e compose il numero.

Nel frattempo, lo osservai mentre si guardava in giro in attesa della risposta delle terme. Quando finalmente risposero, si alzò di scatto e si allontanò leggermente nella boscaglia.

Stava succedendo davvero, ormai non si poteva più tornare indietro. Non era obbligatorio che accadesse qualcosa durante quelle due notti, ma una voce dentro di me, davanti all'attrazione che ci eravamo dimostrati il giorno dopo al nostro chiarimento, mi informava che sarebbe stata una cosa abbastanza ovvia.

Poco dopo, Shinso tornò mettendo il telefono in tasca e si sedette di fianco a me.

"Tutto fatto. Ci aspettano nel primo pomeriggio per lasciare i bagagli e ho anche scoperto che abbiamo la cena del sabato sera inclusa."

"Tua madre è veramente fuori di testa. Mi sento parecchio in colpa..." ammisi.

"Lei stravede per te e pensava che, dopo tutti i problemi che abbiamo passato, ci meritassimo di stare un po' insieme in tranquillità."

"Su quello sono d'accordo, ma...deve aver speso un sacco di soldi e mi dispiace."

"Il suo era un regalo, non farti tutti questi problemi, dico davvero. L'ha fatto con il cuore."

"E va bene. Ci proverò." sospirai. "Ah, volevo ringraziarti per quello che hai detto a Takagi prima."

"Non ringraziarmi. Non ho più intenzione di stare zitto di fronte alla sua sfacciataggine nei tuoi confronti. Almeno, non ora che sei la mia ragazza."

Avvampai di colpo, non ero ancora abituata a sentirmi chiamare così.

Hitoshi si avvicinò a me appoggiando la fronte sulla mia tempia e trattenendomi la testa.

"La mia ragazza e di nessun altro." bisbigliò chiudendo gli occhi.

Ero felice, dannatamente felice davanti a quelle parole e sentii il mio cuore riempirsi di tutto l'amore che provavo nei suoi confronti.


Girai la testa nella sua direzione e lo baciai.

Fu un lungo bacio in attesa di tornare in classe e, quando giunse il momento, ci avviamo in aula tenendoci per mano.



Una volta terminate anche le tremende e noiose lezioni del pomeriggio, ci anticiparono che il giorno dopo ci sarebbe stato un vero e proprio allenamento sul campo con le nostre Unicità e tutta la classe esultò all'idea. Dopo aver osservato la sezione eroi per tanto tempo, non vedevamo l'ora di buttarci anche noi nella mischia.

Uscimmo tutti dalla classe parecchio esaltati tirando ad indovinare su che tipo di allenamento sarebbe avvenuto il giorno successivo.

L'unico che vidi per niente contento della cosa fu Hitoshi e mi avvicinai a lui per chiedergli il motivo.

"Non sei felice per domani?" chiesi.

"Perchè dovrei? La mia Unicità non essendo fisica non può essere allenata in quel senso." rispose a testa bassa.

"Ma non sappiamo quale sarà l'allenamento. Perchè fasciarci la testa prima di ferircela? Magari per chi non ha quirk fisici ci sarà un addestramento apposito."

"Lo spero..." mormorò.

"Non pensarci troppo! Vediamo cosa succederà!" sorrisi.

"Ci proverò."



Iniziammo a seguire il nostro solito percorso fino alla stazione quando, al nostro arrivo, mi voltai e vidi Takagi che ci osservava in mezzo alla folla. Non nego che la situazione fosse parecchio inquietante e feci cenno con la testa a Shinso che si voltò scoprendo anche lui il nostro osservatore.

Subito dopo, iniziò a camminare nella sua direzione con occhi furiosi e non riuscii a fermarlo.

"Cosa diavolo vuoi ancora?" chiese con tono stizzito.

"Oh! Ciao, Shinso. Perdonami non volevo essere scortese." disse con un sorriso imbarazzato. "Io...volevo scusarmi per tutta la situazione che ho creato la settimana scorsa e per le parole di stamattina."


- EH? -


"Pensi davvero che basti chiedere scusa?" disse Shinso.

"Ahah, certo che no! Ma meglio di niente, giusto?"

"Te l'ho già detto, voglio che la lasci in pace d'ora in poi! Non mi importa delle tue scuse, non devi mai più avvicinarti a lei." continuò Hitoshi in preda alla rabbia per poi voltarsi e camminare verso di me.

"Certo, Shinso. Certo." mormorò Takagi tornando al suo solito sorriso beffardo.

Quel suo sguardo mi preoccupò parecchio, ma Hitoshi mi prese per un braccio e mi trascinò dentro la stazione.



"Va tutto bene, Hitoshi?" chiesi vedendolo così alterato.

Non rispose continuando a camminare verso il binario e lasciandomi il braccio solo quando giungemmo sulla banchina.

"Perdonami. Non ne posso proprio più di vedere la sua faccia in giro, mi dà sui nervi. Mi sono lasciato troppo andare."

"Tranquillo. Mi dispiace solo vederti così." dissi avvicinandomi a lui.

In quell' istante il treno arrivò e si aprirono le porte.

"Se vuoi rimango ancora un po' con te." mormorai. "Posso prendere la metro dopo."

"Non ti preoccupare, è meglio che vai a casa a riposare. Starò bene."

"D'accordo..."



Salii sulla carrozza e lo salutai sventolando la mano mentre lui sforzò un sorriso. Non riuscivo a credere che potesse arrabbiarsi tanto per la questione Takagi, ma la trovai comunque una cosa parecchio dolce.

Dopo le mie consuete dieci fermate, giunsi a casa e scoprii che Misao non c'era. Mi cambiai e mi diressi in cucina. Quella sera toccava a me cucinare, così iniziai a preparare tutto il necessario approfittandone anche per pensare al bento che avrei dovuto comporre per la giornata successiva.


Poco dopo, sentii il telefono vibrare nella tasca e pensai subito ad un messaggio da parte di Hitoshi. Quando però vibrò più volte mi accorsi che si trattava di una chiamata e lo presi subito tra le mani.

Shinso mi stava chiamando e mi feci mille domande sulla possibile causa; magari voleva solo sfogarsi un po' sulla questione Takagi.

Risposi senza pensarci due volte mentre un enorme sorriso mi solcava il volto.

"Ciao, Hitoshi! Dimmi!"



Dall'altra parte del telefono sentii solo un forte brusio e del vociare indistinto mentre dei singhiozzi si avvicinavano lentamente al microfono.

"P-Pronto?"

'T/N! Sono Mihoko! Oddio, m-meno male che hai risposto.'

Nelle sue parole riuscii a notare tanta preoccupazione e la sua voce era rotta da un probabile pianto avvenuto poco prima mentre il mio sorriso si spegneva ogni secondo di più.

"M-Mihoko? Che succede?"

'D-Devi...Devi venire assolutamente qui! Subito!'



Sentii una forte ansia attanagliarmi lo stomaco. Il suo solito tono allegro non c'era più e a sentirla così doveva essere successo qualcosa di grave.

"Qui dove? Cosa è successo?" chiesi mentre la paura si impossessava il mio corpo.

Iniziò a piangere facendo fatica a spiccicare parola.

'T-Ti prego, devi venire subito...' riuscì a dire dopo un po'.

"Mihoko, cosa sta succedendo? Ti prego dimmelo, dove devo venire?" dissi quasi urlando mentre il mio cuore mi martellava nel petto.

'H-Hitoshi...Hitoshi è... in ospedale. T-Ti scongiuro, vieni...vieni immediatamente.'



Mi sentii sprofondare e per poco non mi cedettero le gambe. Tremante, strinsi il telefono tra le mani mentre la mia mente lavorava senza sosta pensando a quello che poteva essere successo.

Sentire sua madre in quello stato aumentò ancora di più la mia paura e mi sentii come congelata. I muscoli a malapena rispondevano ai miei comandi, esattamente come la mia voce che, quando cercai di parlare, si rivelò davvero difficile da controllare.



"Arrivo...Arrivo subito, Mihoko!"

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