Invito
T/N POV
"Le foto erano molto carine, lo sai?" sorrisi volgendo lo sguardo verso Shinso che in quel momento si trovava accanto a me intento a piegare le ultime ghirlande.
Non rispose, ma, per la prima volta da quando l'avevo conosciuto, lo vidi arrossire cercando di ignorare la mia frase.
"N- non volevo offenderti, scusa" dissi.
"No, non mi sono offeso. E' che...insomma...è stato parecchio imbarazzante." disse a bassa voce.
"Posso capirlo, ma eri così un amore che non saprei elencarti un solo motivo per cui dovresti vergognartene." continuai, intenta a dare un' ultima passata con lo straccio al tavolo che avevo davanti.
"G-grazie..."
"Figurati!"
Nonostante gli avessi detto quelle parole fraintendibili, mi scoprii nel non esserne assolutamente imbarazzata. Fu una bella sensazione.
Passai al tavolo successivo spruzzando il detergente sulla superficie.
"T/N."
Mi voltai nella sua direzione e lo vidi osservarmi con occhi malinconici.
"Non so cosa sia successo prima con Takagi e se non me lo vuoi dire va bene così. Ma ora sei sicura di stare bene? Sembravi parecchio sconvolta."
"Ecco...si! Ora sto molto meglio, grazie a te soprattutto!" sorrisi imbarazzata accarezzandomi la nuca.
Sentivo di dovergli delle spiegazioni.
Evitando quel bacio schifoso ovviamente.
"C-comunque non è successo nulla di particolare. Appena sono entrata nello spogliatoio e l'ho visto gli ho intimato di uscire, ma ovviamente non ha voluto ascoltarmi. Dopo di che, ha cominciato a sommergermi con le sue solite frasi umilianti e sono state quelle a farmi crollare." spiegai.
"Capisco." disse voltandosi per poi dirigersi verso l'ultima ghirlanda mentre io mi rimisi a pulire il tavolo.
- Dovrei averla scampata. Ho una voglia assurda di dirgli la verità, ma non vorrei peggiorare la situazione. -
"Takagi...ha di nuovo alzato le mani su di te, per caso?" chiese Shinso rompendo il silenzio.
Quando mi voltai, notai che mi dava le spalle ed era impegnato nel piegare la decorazione
Non avevo la più pallida idea di cosa rispondere.
Una parte di me gridava di dirgli la verità, a qualunque costo; mentre l'altra insisteva nel proseguire sul sentiero di bugie bianche che avevo appena creato.
Deglutii a vuoto, attendendo un segnale qualunque dal mio cervello ormai in tilt.
"Ragazzi, avete finito?"
La madre di Shinso fece capolino dalla porta e ci sorrise.
"Si, mamma. Questa era l'ultima."
"Ottimo, ottimo! Ora venite a sedervi che la cena è pronta!" disse Mihoko per poi sparire nel corridoio.
- Cena? -
Shinso mi si avvicinò e notò il mio sguardo interrogativo.
"Mangiamo sempre a fine del servizio."
"C-chiaro!"
Avevo ancora lo stomaco sotto sopra in seguito a quella serata da incubo, non avevo molta voglia di mangiare.
"Non hai fame, per caso?" chiese.
"C-certo che ce l'ho!" risi imbarazzata.
Detto questo mi mossi verso il corridoio a passi veloci e, una volta sotto lo stipite della saletta, mi voltai verso Shinso che non si era ancora mosso ed era intento ad osservarmi.
Gli rivolsi il sorriso migliore che riuscii a sfoderare al momento cercando di scacciare l'ansia che mi portavo dentro.
"Andiamo?"
Rimase un paio di secondi ad osservarmi per poi ricambiare con un sorriso dolcissimo.
"Certo."
Come c'era da aspettarsi, la cena fu qualcosa di insuperabile.
All' inizio mi sforzai parecchio nel mettere qualcosa sotto i denti ma, piano piano, la gioia e l'entusiasmo di Mihoko mi fecero tornare l'appetito.
Durante tutto il pasto, il padre di Shinso parlò davvero poco ma lo scoprii ogni tanto a squadrarmi con espressione seria.
Temevo di non piacergli per qualche motivo non ben definito, probabilmente non si fidava di me in seguito al rapido avvicinamento avuto con suo figlio. La cosa mi dispiaceva parecchio e avrei tanto voluto che credesse alle parole che gli avevo rivolto all' inizio della serata.
Nonostante ciò, mi trovavo davvero a mio agio e risi davvero molto insieme a Mihoko che non riusciva a smettere di raccontarmi tutti gli aneddoti particolari che erano avvenuti con alcuni clienti del loro ristorante.
Una volta conclusa la cena e sbrigate le ultime faccende, ci preparammo tutti per tornare a casa.
Dopo aver raccolto le mie cose, mi diressi nell' ingresso dove vidi Shinso appoggiato allo stipite della porta.
Cercai di avvicinarmi a lui, ma sua madre mi si parò davanti.
"T/N, ecco! Non penserai che me ne sia dimenticata?" sorrise porgendomi delle banconote.
"N-non ce n'è bisogno, signora! Va bene così!"
"Assolutamente no. Hai lavorato ed è giusto che tu venga pagata."
Capii che non potevo rifiutarli e li presi. Riuscii anche a contarli a colpo d'occhio: erano ben 5000 yen.
"N-non è troppo?" chiesi.
"Per il mazzo che ti sei fatta? Assolutamente no! Accettali e basta, T/N, insieme ai nostri più sentiti ringraziamenti."
"Grazie..." dissi inchinandomi leggermente.
"Bene! Hitoshi, perché non la accompagni a casa? E' tardi e potrebbe essere pericoloso a quest'ora." continuò rivolgendosi verso il figlio.
"Signora Shinso, non c'è problema. Posso anche..." dissi.
"Va bene." si intromise il ragazzo.
"Fantastico! Allora noi andiamo a casa, tanto abitiamo qui sopra. Ci vediamo quando torni, tesoro."
"Si." rispose Shinso prima di rivolgersi a me. "Andiamo?"
"O-ok."
La piccola strada su cui affacciava il ristorante era illuminata solamente dalle lanterne rosse e dalla luce di qualche distributore automatico sparso quando iniziammo a dirigerci verso la stazione.
"Shinso, sai che devo prendere la metro per andare a casa, no? Puoi anche solo accompagnarmi fino alla stazione, se vuoi." dissi.
"Figurati. Non sono stanco e devo staccare un po' la testa da questa serata assurda."
-Perchè avrebbe dovuto trovarla assurda? -
"Capisco."
Giungemmo sulla via principale e il nostro ormai familiare silenzio tornò a farci visita mentre ci limitavamo a camminare uno di fianco all' altro osservando le luci che illuminavano la strada.
Arrivati in stazione, Shinso mi seguì al binario e, una volta sulla banchina, iniziò a fissare qualcosa nel muro del palazzo di fronte.
Mi diede la sensazione di essere teso per qualche motivo.
"Come va con il tuo quirk, T/N?" chiese.
"A rilento direi. Per quanto mi sforzi la mia Unicità fa quello che le pare. Perchè me lo chiedi?"
"Mi stavo chiedendo se ti andasse di allenarci insieme."
Mi illuminai.
"Davvero? Mi piacerebbe davvero molto, Shinso!"
"Anche se...onestamente non saprei quanto possa esserti utile."
"Uhm? Perchè dici questo?" chiesi guardandolo con aria interrogativa.
Ci mise qualche secondo a rispondere come se stesse ragionando sulle possibili opzioni.
"Niente. Lasciamo perdere. Facciamo come se non ti avessi detto nulla."
"Ma Shinso, no!" dissi gonfiando le guance e prendendolo per un braccio iniziando a strattonarlo. "Mi piaceva parecchio l'idea! Non puoi ritirare la tua offerta adesso!"
"Come pensi che possa aiutarti con il tuo quirk? La mia Unicità non ti dà alcun vantaggio per poter imparare qualcosa di nuovo."
Si sentii in lontananza lo stridere del treno in arrivo sui binari.
"Ma io voglio anche aiutare te! E' giusto che anche un' Unicità come la tua venga allenata al meglio, sono sicura che insieme potremmo fare qualcosa di buono." dissi fissandolo dritto negli occhi.
Mi guardò con un espressione leggermente stupita.
In quel preciso istante il treno ci sfrecciò di fianco e, la folata d'aria che provocò, mi spostò tutti i capelli davanti alla faccia.
Prima che riuscissi ad alzare le mani per spostarli, sentii le dita gentili di Shinso farsi lentamente spazio tra le ciocche che mi segnavano il viso mettendole man mano a posto.
Arrossii di colpo e, quando finalmente riuscii a vedere qualcosa, con mio enorme piacere, scoprii il suo bellissimo sorriso a pochi centimetri dal mio viso. Dopo di che, mi poggiò una mano sulla testa accarezzandomi i capelli.
"Sei molto dolce. Grazie per quello che hai detto."
"G-grazie a te." balbettai totalmente rossa in volto.
Forse fu colpa della nostra vicinanza o della pessima serata o della complicità che ispira la notte, che venni rapita dal fortissimo istinto di baciarlo.
Cercai di trattenermi il più possibile, non potevo fare passi falsi in quel momento.
Shinso continuò a guardarmi con quell' espressione di pace fino a quando il treno si fermò completamente e le porte si aprirono.
"Andiamo?" sorrise salendo sul mezzo e tendendomi la mano.
Sorrisi e, senza pensarci due volte, la afferrai e mi lasciai tirare sul treno.
- - -
C'erano una decina di fermate tra casa mia e la fermata da cui eravamo partiti e, una volta saliti, ci sedemmo e parlammo del più e del meno.
"T/N?"
Aprii pian piano gli occhi che si erano fatti parecchio pesanti.
"Dobbiamo scendere alla prossima." continuò Shinso.
Alzai lentamente la testa e mi accorsi di essermi addormentata sulla sua spalla.
Scattai all' indietro mentre quel calore familiare tornava a colorarmi le guance.
"Eri parecchio stanca, eh?" commentò sorridendo.
"S-si! Scusami! Non volevo appoggiarmi a te."
"Se fosse stato un problema ti avrei fatto spostare, non credi?"
"C-certo." biascicai.
Nel frattempo la metro arrivò a destinazione e scendemmo entrambi.
"Già che sei in stazione, puoi...puoi tornare a casa se vuoi." dissi.
"Ormai sono qua, ti accompagno."
Ci avviammo verso il mio appartamento muovendoci tra il forte chiaro scuro che le luci dei lampioni donavano al paesaggio.
Camminavamo uno a fianco all' altro e, osservando Shinso, mi parve pensieroso.
"Tutto bene?" chiesi.
Lo vidi abbassare lo sguardo.
"Stavo...stavo pensando a quello che è successo stasera con Takagi."
Avevo tanto pregato che dimenticasse quella scena, ma a quanto pare ci stava ancora rimuginando.
"T-tranquillo! Sono riuscita a passarci sopra." sorrisi cercando di tranquillizzarlo.
"Non dovresti. Le cose che dice sono abbastanza gravi, non andrebbero prese alla leggera."
"Ehm, lo faccio solo per non soffrirci troppo, tutto qui."
"Stavo pensando che forse sarebbe meglio parlarne con i professori. Si sta prendendo un po' troppe libertà." disse serio.
"Si, ma...non credo che agli insegnanti importi qualcosa di quello che succede fuori dalla scuola. In classe si è sempre comportato bene, quindi temo che non potrebbero farci nulla."
"Si...purtroppo hai ragione."
Avrei tanto voluto anche io fare qualcosa per punire l' atteggiamento invadente di Takagi, ma non avevo la più pallida idea di come avrei potuto muovermi.
Il ricordo del suo bacio di poche ore prima tornò vivido nella mia mente e mi regalò un brivido lungo la schiena.
"Se in una qualunque maniera finisse per farti del male, non potrei sopportarlo. Quindi preferirei evitare che abbia nuovamente la possibilità di alzare le mani su di te come ha fatto durante il servizio."
Il mio cervello si era bloccato sulla prima parte della frase continuando a farmela ascoltare e, ad ogni loop, sentivo le guance aumentare di temperatura.
"G-grazie...Lo vorrei anche io." dissi abbassando lo sguardo.
"Vediamo come si comporta nei prossimi giorni così capiremo come intervenire."
Annuii in silenzio.
"Mi raccomando, T/N. A qualunque suo accenno o parola fuori posto vieni immediatamente da me, non farti alcun tipo di problema."
"S-si."
Mancavano pochi minuti all'arrivo sotto casa mia e nella mia mente ero sempre più indecisa se parlargli o meno del bacio di Takagi.
Rallentai il passo e finii per camminare dietro di lui.
"Comunque, T/N. Ho notato che prima mi hai chiamato Hitoshi." disse Shinso a testa bassa.
Alzai lo sguardo risvegliandomi dalla mia trance; non ricordavo di averlo fatto.
Shinso voltò leggermente la testa nella mia direzione.
"Quando mia madre mi ha accusato vedendo che avevi pianto e tu mi hai difeso. In quel momento hai detto il mio nome." disse notando il mio sguardo interrogativo.
"Oh, s-scusami! Non volevo intendere nulla!" dissi rossa in volto.
"No, tranquilla. Non è un problema. Se vuoi continuare a chiamarmi così a me va bene."
"D-davvero?"
"Certamente." sorrise per poi tornare a guardare avanti.
"V-va bene, allora." dissi arrossendo nuovamente.
Giungemmo davanti al mio condominio e aprii la borsa per cercare le chiavi. Alzando gli occhi vidi le finestre del mio appartamento completamente spente; a quanto pare, Misao non era ancora rientrata.
Quando tirai fuori le chiavi e mi avvicinai al palazzo, notai che Hitoshi mi osservava con occhi strani, come se fosse imbarazzato.
"Allora...ci vediamo lunedì." dissi.
Avrei tanto voluto rimanere con lui, anche solo seduti su una panchina nel più totale silenzio. Immaginavo però che fosse stanco dalla giornata e preferivo che si riposasse.
"S-si..." disse.
Dall' incertezza nella sua voce immaginai che anche lui avrebbe voluto parlare ancora e mi sentii in colpa per aver cercato di chiudere subito la serata.
"Ehm...ecco. Anche se mi sono addormentata in metro mi è passato totalmente il sonno. Che strano non essere stanchi dopo una serata del genere, eh?" risi imbarazzata.
"Neanche io lo sono." disse ad occhi bassi.
Quella poteva davvero essere un' occasione da non perdere, ma temevo di essere soffocante ed era l'ultima cosa che volevo.
In quei pochi secondi di silenzio, zittii la mia parte razionale e scelsi, con il cuore a mille, di lasciarmi andare.
"S-se non hai fretta di tornare a casa, potremmo guardare un film se ti va." dissi.
Shinso alzò lo sguardo e mi guardò stranito.
"S-se ti va ovviamente! Sennò vai pure, non c'è problema!"
L'attesa interminabile della sua risposta mi fece pentire della mia scelta e mi voltai in panico verso la porta cercando più volte di centrare la serratura con la chiave.
"D-accordo! non preoccuparti Hitoshi, va bene così! C-ci vediamo a scuola allora!" risi istericamente.
Presa dall' agitazione, non mi accorsi che Shinso si era avvicinato e si era posizionato al mio fianco.
"Vada per il film." disse.
Mi bloccai non riuscendo a guardarlo, feci un respiro per cercare di calmarmi e finalmente riuscii ad aprire la porta.
Salimmo le scale fino al mio piano ed entrammo nel mio appartamento dove il silenzio mi confermò l'assenza di Misao.
Era la prima volta che portavo un ragazzo a casa e la cosa era non poco imbarazzante.
Ci togliemmo le scarpe e Hitoshi mi seguì fino in salotto.
"E-ecco, guardiamolo qui il film che in camera mia non c'è la tv."
"Nessun problema."
"Vado un attimo a cambiarmi e arrivo. Vuoi qualcosa da bere?" dissi facendo appello al mio autocontrollo.
"Dell'acqua andrà benissimo."
"O-ok, allora arrivo subito. Nel frattempo dai un occhiata ai film sullo scaffale, ne abbiamo parecchi."
"Ne avete?"
- Ah, è vero. Lui non sa che convivo con Misao."
"Beh, ti ricordi la mia amica che era venuta con me al ristorante? Ecco, questa è casa sua e mi sta ospitando. Ora è fuori casa per lavoro, torna sempre molto tardi."
"Capisco. Ok, darò un occhiata."
Mi diressi verso la mia stanza e mi accorsi della mia precisazione non richiesta sull' orario del ritorno di Misao, come se avessi voluto far intendere chissà cosa. Sperai solo che Shinso non ci desse troppo peso.
Indossai una banale tshirt e dei pantaloncini corti, mi bastava essere comoda.
Andai poi in cucina per recuperare l'acqua che Hitoshi mi aveva chiesto e mi diressi verso il salotto.
Vidi Shinso di spalle e inginocchiato, intento a leggere i titoli dei film sullo scaffale più basso.
Si era tolto la giacca di jeans e la sua maglia scura segnava perfettamente quelle linee meravigliose che gli solcavano schiena.
Rimasi qualche secondo imbambolata ad osservarlo, quando lo vidi voltarsi con un dvd in mano.
"Che ne dici di questo?"
Mi avvicinai per capire quale film intendesse e rimasi sorpresa dalla sua scelta.
'The eternal sunshine of a spotless mind.'
"Non ti piace?" chiese.
"N-no, lo adoro!"
"Anche io. Non lo vedo da tanto e mi piacerebbe riguardarlo. Se ti va ovviamente."
"Certo!"
Preparai la postazione per il dvd e spensi le luci per poi sedermi di fianco a Shinso già appostato sul divano.
Il film iniziò e con la coda dell' occhio riuscii a godermi il suo viso illuminato dai titoli di testa.
Ormai, ero riuscita a studiare i suoi lineamenti sotto molte luci e, ogni volta che se ne aggiungeva una, era come se venisse inserito un pezzo nuovo al mosaico del nostro rapporto.
Sorrisi con il cuore colmo di gioia e spostai gli occhi sullo schermo tentando, con non poche difficoltà, di concentrarmi sul film.
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