Incubo
T/N POV
I giorni successivi al primo incontro con i genitori di Shinso passarono davvero in fretta e finalmente arrivò il sabato mattina.
A scuola, ogni pausa pranzo l'avevo passata con Shinso nell' ormai nostro spazio verde a discutere del più e del meno, mentre Takagi aveva iniziato lentamente a smettere di parlarmi. Le sue saltuarie occhiate viscide rimasero, ma riuscii a darci man mano sempre meno importanza.
Il giorno seguente alla mia azzuffata con Akane ero anche andata da lei a scusarmi nonostante non fosse una santa; non volevo abbassarmi al suo livello. Accettò le mie scuse con uno strano sorriso e anche lei iniziò ad ignorarmi.
Avevo la compagnia di Shinso e andava bene così, non mi serviva altro.
La mattina del fatidico giorno aprii gli occhi e mi misi a sedere sul letto prendendo il telefono in mano.
Ci trovai un messaggio di Shinso di qualche ora prima a cui risposi subito.
-'Buongiorno. Mia madre chiede se puoi farti trovare al ristorante alle sei. Può andare? Scusa il poco preavviso.'
-'Nessun problema! Devo vestirmi in un modo particolare?'
-'Una camicia e dei pantaloni neri andranno benissimo. Grazie.'
-'Perfetto! Allora ci vediamo dopo! :D'
-'A dopo.'
Mi alzai per andare a mangiare qualcosa e, una volta in cucina trovai Misao addormentata con le braccia conserte appoggiate al tavolo.
Aveva il trucco sbavato ed era ancora con i vestiti dalla sera prima, probabilmente aveva bevuto troppo e, appena tornata, era crollata sul tavolo.
Le accarezzai la spalla cercando di svegliarla.
"Mh...che...che ore sono?" biascicò.
"Quasi mezzogiorno." risposi.
"Cazzo." disse alzandosi in piedi massaggiandosi la faccia. "Devo essere a lavoro tra un' ora."
Si diresse poi verso il bagno e sentii i rubinetti aprirsi.
Mi preparai qualcosa e mi sedetti al tavolo iniziando a mangiare.
"T/N, oggi è il grande giorno, no?" disse sorridente Misao sbucando dalla porta mentre stavo per concludere la colazione.
Era riuscita a prepararsi e a tornare sorridente come suo solito ad una velocità spaventosa. La invidiavo parecchio.
"Grande giorno? Non è nulla di che, devo solo aiutare una sera in un ristorante." dissi tra un boccone e l'altro.
"Tesoro, hai conosciuto i suoi e ti metti a lavorare nel loro locale. Direi che ormai fai parte della famiglia!"
"Non dire cretinate."
"Ahah! Devo scappare, ci vediamo stanotte. Ovviamente..."
Notando la sua pausa mi voltai nella sua direzione e la vidi piegata in avanti intenta a farmi l'occhiolino.
"Ovviamente se sarai tornata a casa. Se passassi una notte alternativa con il tuo ragazzo mi faresti solo che piacere. Spero vivamente di non trovarti qui al mio ritorno. Oppure potresti portarlo a casa! Giuro che al mio ritorno non aprirò la porta della tua camera se sentirò dei rumori sospetti."
"N-non è il mio ragazzo! E piantala di blaterare certe cose!" dissi scattando in piedi.
"Ahah, che carina che sei! Ti auguro una buona nottata, T/N!" concluse allontanandosi nel corridoio per poi uscire di casa.
- Cretina. -
Passai l'intero pomeriggio nel vuoto più totale; avevo già fatto i compiti per la settimana successiva e mi annoiavo parecchio. Ero tentata di scrivere a Shinso per chiaccherare un po', ma mi trattenni. Avevo un paura tremenda di disturbarlo e, nonostante ormai fossimo in ottimi rapporti, temevo sempre di incappare in qualche passo falso.
Cercai di impegnarmi nelle attività più disparate fino all' arrivo dell' ora in cui avrei dovuto prepararmi.
Mi ritrovai più volte a riguardare la foto che avevo fatto a Shinso durante il nostro primo pranzo nel cortile. Aveva un'espressione meravigliosa, come se fosse in pace con il mondo e continuava ad apparirmi sempre bellissimo.
Giunse finalmente l'ora di prepararmi. Mi truccai leggermente e mi vestii come mi aveva indicato Shinso; purtroppo non avevo dei pantaloni neri degni di questo nome e optai per dei leggins. Forse troppo aderenti per l'occasione, ma non avevo altro in quel momento. Dopo di che raccolsi la borsa ed uscii di casa.
Arrivata davanti al locale vidi che le luci all' interno erano spente e mi chiesi se avrei dovuto bussare oppure entrare come se nulla fosse.
Controllai l'orario temendo di essere in anticipo ed in effetti mancavano una ventina di minuti alle sei.
Mi appoggiai con le spalle all' ingresso del ristorante e mi limitai ad osservare il via vai dei passanti.
"Sei arrivata presto."
Mi voltai e vidi il padre di Shinso avvicinarsi alla porta stringendo tra le mani dei sacchetti colmi di cibarie.
"Ehm, si, mi scusi. Se è un problema posso tornare tra poco." dissi.
"Ci mancherebbe. Ormai sei qui, non avrebbe senso." continuò dopo aver posato i sacchetti per terra ed aver iniziato a sferruzzare con le chiavi del ristorante.
"O-ok."
Il padre di Shinso aprì la porta e mi fece entrare. Accese le luci della sala principale e si diresse in cucina mentre io rimasi ferma tra i tavoli all' ingresso.
Dopo pochi secondi lo vidi ritornare intento ad indossare un grembiule.
"Vieni con me, ti faccio vedere dove puoi lasciare le tue cose."
Lo seguii nel corridoio finché non aprii la porta a fianco di quella del bagno indicandone l'interno.
"Vedo che sei già cambiata, ma questo è lo spogliatoio. Metti la tua roba nell' armadietto lì in fondo."
"Va bene."
Dopo di che uscì dalla stanza chiudendo la porta.
Mi trovavo in uno stanzino angusto pieno di scatoloni e di grembiuli illuminato da una timida finestrella.
Eseguii gli ordini del padre di Shinso ed uscii dallo spogliatoio.
Nel locale regnava un silenzio irreale scandito solo dai tocchi sconnessi di un coltello intento a tagliare qualcosa. Di Shinso non c'era ancora traccia e mi sentivo parecchio imbarazzata a trovarmi sola con il padre del mio amico. Non sembrava un gran chiaccherone, proprio come il figlio, e la cosa mi impanicava non poco. Mi avvicinai a passi lenti alla cucina facendomi coraggio per domandargli quello che avrei dovuto fare e lo vidi intento ad affettare dei daikon.
"Ehm...scusi. Posso fare qualcosa in questo momento?" chiesi.
"Potresti cominciare a dare una spazzata alla saletta. E' già tutto apparecchiato, quindi bisogna solo dare una pulita." rispose con tono apatico.
"O-ok." dissi iniziando a dirigermi verso la stanza, ma mi bloccai e piegai la testa verso la cucina. "S-scusi, dove posso trovare la scopa?"
"Nello spogliatoio."
"Grazie."
Feci qualche passo in direzione del corridoio quando lo sentii chiamare il mio nome.
"T/N."
Non aveva ancora alzato lo sguardo dalle verdure che stava tagliuzzando.
"Si?"
"Tu non stai prendendo in giro mio figlio, vero?" chiese.
Percepii un tonfo al cuore.
"C-certo che no, come le viene in mente?" risposi muovendo la testa imbarazzata.
"Hitoshi mi ha raccontato qualcosa su come vi siete conosciuti ed è strano che tu ti sia avvicinata a lui con una tale velocità. Non vorrei solo che mio figlio ci soffrisse, tutto qui."
"S-signor Shinso, le posso giurare che non ho alcuna intenzione di far del male a suo figlio. Dico davvero!"
In quel momento posò il coltello e si voltò nella mia direzione.
"So che non era una cosa bella da chiedere, ma era una domanda che dovevo farti. Se ti ha ferito perdonami."
"N-non c'è problema, sul serio! Posso comprendere la preoccupazione!"
"D'accordo. In ogni caso, il mio nome è Hajime Shinso. Felice che lavorerai con noi questa sera. Se hai bisogno di qualcosa chiedi pure."
"La ringrazio! A-allora vado a spazzare la saletta!"
"Ok."
Mentre mi avviavo a prendere la scopa, lo sentii ricominciare a tagliare le verdure.
Tirai un sospiro di sollievo e mi concentrai sul lavoro.
"Scusami, stavo facendo le ultime compere con mia madre."
Shinso apparve nella sala che stavo spazzando seguito da Mihoko che mi corse incontro e mi abbracciò.
"T/N, tesoro! Che bello rivederti! Vedo che mio marito ti ha già messo ai lavori forzati, perdona il nostro ritardo!"
"N-non c'è problema, signora."
"Ora è meglio che corra in cucina per gli ultimi preparativi. Segui Hitoshi come se fossi la sua ombra e andrà tutto bene!" sorrise avviandosi nel corridoio.
In quel momento feci caso ai vestiti di Shinso e mi resi conto che non l'avevo mai visto senza la divisa della scuola. Indossava dei pantaloni neri e una giacca di jeans aperta sul davanti da cui spiccava una tshirt scura.
Stava davvero bene vestito così.
"Vado a cambiarmi. Arrivo subito." disse uscendo dalla stanza.
Dopo che si fu allontanato ripresi a spazzare la parte che non avevo ancora pulito del pavimento.
Iniziai a sentire l'ansia per l'imminente serata; per quanto fosse stupido, era come mi fossi risvegliata da un sogno ed iniziai a percepire tutta quella situazione come reale.
-Devo rimanere concentrata. Per una volta devo evitare di fare figure pessime come mio solito. -
Dopo aver concluso il mio lavoro, mi diressi verso lo spogliatoio per posare la scopa.
Aprii la porta e in quel preciso istante mi ricordai che Shinso si stava ancora cambiando.
Infatti lo vidi di spalle in fondo alla stanza intento a sfilarsi la maglia e mi congelai sul posto.
Nei pochi istanti precedenti al momento in cui volse il suo sguardo su di me, studiai ogni linea e ogni forma della suo meraviglioso corpo. Avevo sempre avuto un debole per le schiene dei ragazzi e la sua era davvero qualcosa che andava ben oltre alle mie aspettative.
Dopo che si girò completamente nella mia direzione guardandomi con aria interrogativa, cercai di dire qualcosa per liberarmi dallo stato di trance in cui ero precipitata.
"S-scusami tanto! Dovevo solo lasciare la scopa e mi ero dimenticata che ti stavi ancora cambiando! La mollo qui e me ne vado!" dissi completamente rossa in volto per poi appoggiarla velocemente nell' angolo della stanza dove l'avevo trovata.
"Tranquilla." sorrise leggermente.
La combo 'sorriso' e 'schiena stupenda' mandarono definitivamente il mio cervello in rottamazione.
"O-ok, me ne vado! Scusa ancora!" dissi chiudendo di scatto la porta alle mie spalle.
- A proposito di figuracce da evitare...-
"T/N!"
La voce della madre di Shinso interruppe i miei pensieri e la vidi mentre mi veniva incontro. Una volta che si fu avvicinata notò il rossore sulle mie guance.
"Tutto bene?" chiese.
"Certamente!" risposi sicura cercando di scacciare l'immagine di Shinso dalla mia mente.
"Ottimo! I clienti dovrebbero arrivare a momenti e quando varcheranno la porta dovranno trovarci tutti belli sorridenti pronti a salutarli!" continuò iniziando ad aggiustarmi il colletto della camicia. "Sei bellissima, T/N! Faremo un figurone stasera!"
"L-la ringrazio." sorrisi.
In quel momento, Shinso uscì dallo spogliatoio intento ad attaccare gli ultimi bottoni della sua divisa.
"Oh, Hitoshi! Quando arriveranno i clien..."
"Si, mamma. Lo so."
"Perfetto! Allora diamo gli ultimi ritocchi così saremo pronti! Accendiamo le candele nelle sale e sistemiamo bene le decorazioni, nulla deve essere lasciato al caso!" disse ridendo esaltata.
"Ok. Seguimi." sospirò Shinso rivolgendosi a me. Lo seguii nella saletta ed eseguimmo gli ordini di Mihoko.
Mentre si assicurava che le ghirlande di carta fossero al loro posto e perfettamente simmetriche, riuscii a notare quanto Shinso stesse bene con quella camicia.
- Ho fatto proprio bene ad accettare. Si, si. -
Dopo aver scacciato pensieri maliziosi dalla mia mente, scossi la testa e mi concentrai sul lavoro.
"Ragazzi! Ragazzi! Sono arrivati! Venite qui veloci!" disse la voce esaltata di Mihoko dall' altra stanza.
Ci fiondammo nell' ingresso dove prendemmo posizione accanto alla madre di Shinso di fianco alla porta.
Ci inchinammo per accogliere i clienti e, subito dopo, uno di loro entrò nel ristorante seguito da tutti gli altri.
Dopo di che, li salutammo con la solita frase di cortesia mentre si dirigevano verso la saletta.
Dalla mia posizione vedevo solo le loro gambe ed intuii che erano tutti vestiti elegantemente, forse troppo per una normale festa di compleanno.
- Mi ero scordata che fossero una famiglia ricca. -
Il mio cuore accelerò in preda all' ansia da prestazione.
Dopo qualche secondo, due gambe si fermarono davanti a me per voltarsi nella mia direzione.
Sapevo che non avrei dovuto farlo, ma alzai comunque lo sguardo.
"Buonasera, tesoro mio. E' un piacere vederti qui."
Riuscii purtroppo a riconoscere la voce prima di riuscire ad alzare totalmente la testa e i miei peggiori incubi divennero reali.
Takagi era davanti a me con il suo solito sorriso da schiaffi.
Anche Shinso alzò gli occhi e lo osservò serio.
"C-che ci fai qui?" chiesi.
"Si dà il caso che sia il mio compleanno. Non te lo ricordavi?"
"In realtà non me l'hai mai detto..."
Avrei tanto desiderato aggiungere alla mia frase qualcosa come 'e non me ne importa assolutamente niente', ma lasciai perdere per educazione; il locale in cui stavo lavorando non era il mio.
"Ahah, riesci sempre a farmi ridere T/N. E' anche per questo che mi piaci." rise.
- Ecco che ricomincia. -
Una donna bella e prosperosa appoggiò una mano sulla spalla di Takagi per poi dirigersi verso la sala.
"Andiamo tesoro?"
"Si, mamma." rispose il ragazzo per poi voltarsi verso di me. "Ci vediamo di là, non vedo l'ora di osservarti mentre mi servirai i deliziosi piatti di questa dolce famigliola."
Il suo sarcasmo mi penetrò fin nelle ossa e l'istinto mi urlò di dargli un pugno fortissimo in mezzo agli occhi. Mi vennero in mente mille cose con cui avrei potuto rispondere alla sua frecciatina e feci una fatica immensa a non aprire bocca.
In quell' istante sentii una mano circondarmi il polso.
"Spero che la serata sia di tuo gradimento, Takagi." disse Shinso con aria seria.
Fu la sua mano a trattenermi, probabilmente si era accorto di quello che avevo pensato.
"Sicuramente." rispose Takagi allontanandosi.
Per quanto fosse una cosa stupida, mi resi conto che era la prima volta che io e Shinso avevamo un contatto fisico oltre all' abbraccio in cui l'avevo costretto durante una delle nostre pause pranzo. Trovai il gesto di trattenermi dal rispondere a Takagi una cosa dolcissima, come se fosse riuscito a capirmi senza nemmeno guardarmi.
Dopo che anche gli ultimi clienti si furono accomodati, come se lo avesse dimenticato, Shinso mi liberò il polso.
"Grazie, Shinso." biascicai. "Se non mi avessi fermato non so se al momento Takagi sarebbe ancora vivo."
"Lo sospettavo. Sarebbe stata una scena divertente, peccato." sorrise.
"Ma conoscete quel ragazzo?" si intromise la madre.
"Purtroppo è un nostro compagno di classe." rispose Shinso.
"Come purtroppo? Ha detto che siamo una dolce famigliola, è una cosa carina!"
Sia io che Shinso sospirammo per la sua ingenuità.
"Ok, ragazzi! E' giunto il momento di iniziare, siete pronti?" sorrise Mihoko alzando un pugno al cielo. "Diamo il meglio di noi!"
"Si." rispondemmo io e Shinso all' unisono.
- Diamo il via a questa serata da incubo. -
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