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Domande



T/N POV


Varcata la porta di casa, entrai di corsa nella mia stanza ignorando il saluto che Misao mi rivolse dalla cucina.

Chiusi la porta alle mie spalle e mi buttai sul letto sprofondando con la faccia nel cuscino.

Volevo eliminare tutto. Ogni parola, ogni gesto che mi era stato rivolto durante quella giornata soffocante.

Tutto, tranne quello che riguardava Shinso.

Pensai di scrivergli per chiedergli se avesse visto qualcosa e per raccontargli tutta la verità. Io in quella situazione non centravo nulla e ci tenevo che lo sapesse.

Mi trattenne solo l'idea che potesse non averci visto e che mi sarei scavata la fossa da sola se gliene avessi parlato.


Sentii bussare alla porta.

"T/N, tutto bene? E' successo qualcosa?" chiese Misao non provando nemmeno ad entrare.

"Sto bene. Tranquilla." risposi.

"Farò finta di crederci. Cosa vuoi mangiare stasera?"

"Nulla."

"Eh no! Ora stai sfiorando il contro senso T/N. Qualcuno che sta bene non rifiuta sicuramente di mangiare, soprattutto se questo qualcuno sei tu. " disse aprendo lentamente la porta ma rimanendo appoggiata allo stipite a braccia conserte.

"Davvero, Misao. Ho solo bisogno di stare da sola."

La sentii sospirare.

"Come vuoi. Io sono di là se hai bisogno."

Chiuse la porta e udii i suoi passi allontanarsi.

- Devo riuscire a non pensare a tutta la situazione imbarazzante di oggi, altrimenti ci esco di testa.-


Il giorno seguente trovai Takagi ad aspettarmi nell' ingresso dalla UA, appoggiato al mio armadietto per le scarpe, con le mani in tasca.

"Buongiorno!" sorrise.

Lo ignorai e, con una leggere spinta alla spalla, lo feci spostare per poi iniziare a cambiarmi.

"Ehm, T/N. Volevo dirti che mi dispiace per ieri. Non so cosa mi sia preso." continuò.

Ero troppo arrabbiata con lui, anche solo per rispondergli.

Appoggiò il gomito all' armadietto di fianco al mio portando una mano sulla guancia e guardandomi con il suo solito sorriso beffardo.

"Davvero, mi dispiace. Non prenderla a male, ma è che ti trovo troppo bella e il mio corpo ha reagito da solo."

Continuai ad ignorarlo.

Quel suo atteggiamento era così esasperante e fastidioso da dare la nausea.

Con la coda dell' occhio vidi che si voltò per un istante verso la hall per poi tornare a sorridermi.

Dopo di che, mi afferrò una ciocca di capelli e se la portò alle labbra. Me ne accorsi tardi e mi allontanai di scatto.

"Ehm, Takagi tieni le mani a posto. Magari queste idiozie funzionano con le tue solite gatte morte, ma non con me." lo rimproverai puntandogli il dito.

"Ahah, le 'mie gatte morte', come le chiami tu, farebbero la fila per essere trattate come ti tratto io."

"Bene. Allora vai a infastidire loro." conclusi sbuffando e mi voltai per andarmene.

Mi trattenne nuovamente per il braccio e mi strattonò verso il suo petto sfiorandomi le labbra con un dito. Il mio cuore accelerò per lo spavento e lo schifo che provai in quel frangente.

"Ma è anche vero che le 'mie gatte morte' non sono interessanti come te. Mi piaci troppo e continuerò a provarci con te finché non mi dirai di si, voglio solo che tu lo sappia." sussurrò.

- A cosa diavolo dovrei dire di si? -

Tornai a sentirmi sporca e percepii un assurdo bisogno di buttarmi tra le braccia di Shinso per poi sparire. Quell' immagine mi aiutò a trovare la forza di reagire.

Con una mano lo allontanai riuscendo a liberarmi dalla sua presa e presi a camminare stizzita verso la mia aula.

"T/N, tesoro. Abbiamo il compito insieme da finire oggi, ricordatelo!" urlò davanti ai nostri compagni ancora intenti a cambiarsi.

Salii velocemente al piano della mia classe e mi fiondai nei bagni. 

Aprii subito i rubinetti e mi sciacquai la faccia per cercare di calmarmi.

- Le cose stanno prendendo una piega che non mi piace. -


A differenza del giorno precedente, l'ora della pausa pranzo arrivò con una lentezza inaudita.

Quella mattina, Shinso mi aveva rivolto un timido cenno con la testa come saluto e si era seduto subito al suo banco. Avevo passato le intere ore successive con lo stomaco sotto sopra temendo quello che avrebbe potuto pensare nel vedere Takagi atteggiarsi con me in quel modo. La mia parte pessimista residente nel mio inconscio, mi sussurrò che poteva esserci una seria possibilità dove, in realtà, non gliene importasse nulla di quello che era successo.

Nel frattempo, dovemmo concludere il compito di analisi sui quirk e feci tutto quello che era in mio potere per allontanare le inquietanti avances di Takagi.


Quando la campanella suonò, vidi Shinso uscire dalla classe con lo zaino in spalla.

Mi alzai di scatto e lo seguì.

"S-Shinso, aspetta!" lo chiamai quando giunsi nel corridoio notando che stava andando nella direzione opposta alla mensa.

Si voltò verso di me con espressione seria.

"Ehm, non mangi in mensa oggi?" chiesi.

"No." rispose apatico. "Oggi preferisco pranzare nel cortile."

Mi sembrò essere tornato lo Shinso dello stesso giorno in cui l'avevo conosciuto, quello dal modo di fare insofferente. Temetti il peggio, questo poteva darmi la conferma che ci aveva visto davvero.

"E...vai da solo?" chiesi a testa bassa.

"Si."

Cadde il silenzio mentre cercavo nella mia testa qualcosa di sensato da dire per trattenerlo. Avevo il petto colmo di paura: non poteva essere già tutto finito. Non per un' idiozia in cui io non centravo niente.

Lo sentii sospirare e, alzando lo sguardo, lo vidi portare una mano dietro il collo e chiudere gli occhi.

"Vuoi...vuoi venire anche tu?" chiese.

Sentì il cuore alleggerirsi all' istante.

"S-si, se ti va."

"Non c'è problema."


Arrivati nel cortile ci sedemmo tra gli alberi che circondavano la scuola.

Nel mio silenzio, era come se anche io fossi tornata al giorno in cui l'avevo incontrato. Mi sentivo in colpa anche ad aprire bocca, come se avessi perso il permesso di rivolgergli la parola.

Allo stesso tempo, raccontargli quello che era successo con Takagi per giustificarmi poteva essere un' arma a doppio taglio e decisi di evitare, nonostante ne fossi tentata.

"Hai il pranzo con te?" chiese posizionando lo zaino davanti alle sue gambe incrociate.

"N-no, ma sono a posto!" dissi sorridendo imbarazzata.

Mi squadrò per qualche istante per poi sospirare mettendosi a cercare qualcosa nella sacca.

"Allora ho fatto bene a portarne due." disse tirando fuori due bento dallo zaino e porgendomene uno.

"P-per me? Sei sicuro?" chiesi ancora più in preda all' imbarazzo.

"L'ho portato apposta."

"A-apposta?! Stai scherzando?"

Sorrise leggermente muovendo la scatola con il pranzo davanti alle mia mani.

"Apposta per te."


- Ok. Ok. Questa volta l'infarto è abbastanza assicurato. Magari prima era solo pensieroso per gli affari suoi. -

"G-grazie." dissi prendendo il bento tra le mani, completamente rossa in viso.

"Dei tuoi gusti so solo che ami lo zaru soba, spero solo che quello che c'è lì dentro possa piacerti."

Finalmente il mio cuore si liberò di tutte le catene che lo trattenevano e tutte le ansie sparirono in un attimo.

"Mi piacerà sicuramente! In realtà mangio davvero di tutto, non ho problemi!" dissi in preda ad un euforia che non sentivo da un po'.

"Meno male."


Senza esagerare, quello fu uno dei bento migliori che io abbia mai mangiato in tutta la mia vita. Equilibrato in ogni sua parte, completo di sapori decisi ma anche delicati.

"Shinso, sul serio, devi fare i complimenti a tua madre per questo capolavoro." dissi porgendogli la scatola totalmente ripulita con espressione soddisfatta.

Sorrise a denti stretti prendendo il bento tra le mani e mettendolo nello zaino.

"Non è stata mia madre a prepararlo, l'ho fatto io. Felice che ti sia piaciuto."

- Sa anche cucinare. Bene, io direi che possiamo definitivamente firmare il contratto per l'acquisto. -

Zittii immediatamente i miei pensieri totalmente fuori luogo.

Ero ancora imbambolata quando, con mia sorpresa, Shinso si sdraiò nell' erba accanto a me, con le braccia dietro la testa, iniziando poi a scrutare le luci che filtravano dagli alberi.

Anche io alzai lo sguardo e rimasi un po' a studiare le forme della natura che ci circondava.

Scese un silenzio carico di pace che durò svariati minuti. Tutto quello che era successo il giorno precedente sparì definitivamente e mi sentii come se mi si ricaricassero le batterie.

In totale balia di quella serenità mi sdraiai anche io accanto a lui e il suo buonissimo profumo mi circondò nuovamente.

Voltai leggermente lo sguardo nella sua direzione e lo scoprii a scrutarmi con gli occhi socchiusi.

Arrossì subito: non eravamo ancora mai stati tanto vicini.

"E' successo qualcosa ieri pomeriggio, T/N?" chiese.

Mi si gelò il sangue.

- Proprio ora che ero riuscita a non pensarci. -

"N-no. Abbiamo mangiato una crepes e poi sono andata subito a casa."

"Capito." disse chiudendo gli occhi.

Ne approfittai per osservarlo ancora un po'. Per quanto mi accorgessi di essere estremamente ripetitiva anche nei miei pensieri, mi domandai come facesse ad apparirmi così bello.

Non riuscivo a pensare ad altro; mi piaceva, forse troppo.

Sentì il telefono vibrare nella tasca e lo presi in mano sbloccandolo.

Era un messaggio di Misao che mi chiedeva di recuperare qualcosa da mangiare per la sera stessa dato il frigo totalmente vuoto. Risposi al messaggio e prima di rimettere via il cellulare mi bloccai.

Pensai a quanto sarebbe stato bello avere una sua foto, nonostante, con alta probabilità, da fuori potrebbe essere considerata una cosa da maniaci. Ma cosa poteva esserci di male in un gesto del genere?

Ci rimuginai qualche istante e mi feci coraggio aprendo la fotocamera frontale. I suoi occhi erano ancora chiusi e pensai che, se li avessi aperti mentre scattavo, sarebbe stato l'apice delle figure da perfetta idiota. Idiota e stalker, per di più.

Alzai il braccio facendo più silenzio possibile e dopo averlo inquadrato, scattai.

Per mia fortuna stava ancora sonnecchiando e misi velocemente il telefono nella tasca, tornando ad osservare il fogliame sopra di noi.

Chiusi gli occhi anche io per godermi quella penombra e scacciare quella briciola di senso di colpa per il mio gesto.


"T/N, posso farti ancora una domanda?" chiese.

Sbarrai gli occhi e iniziai a sudare freddo.

"Certo, dimmi tutto!"

"E' una cosa stupida, ma vorrei saperlo. Non ti preoccupa quello che potrebbero dire le altre persone vedendoti insieme a me?"

Tirai un sospiro di sollievo.

"Non mi interessa. Perchè lo chiedi?"

"Ho sentito alcuni commenti non proprio belli su di te in classe questa mattina. Dicono che tu mi tenga compagnia perché ti faccio pena o che con alta probabilità io ti stia usando con il mio quirk."

"Eh?! Chi avrebbe detto queste cretinate?" chiesi irritata.

"Le ho sentite nel vociare indistinto quando sono entrato in classe. Non saprei dirti chi è stato."

- Questa è follia. -

Mi voltai su un fianco per guardarlo meglio e, sentendomi muovere, Shinso aprì gli occhi voltando lo sguardo nella mia direzione.

"Lasciali perdere, Shinso. Non ho mai pensato che tu mi faccia pena o qualunque altra cosa di questo tipo. Sto in tua compagnia perché mi va, nulla di più. Finchè la mia presenza non ti infastidisce, non ho problemi a passare del tempo con te." dissi seria.

Volevo che riuscisse a percepire tutta la mia sicurezza in quelle parole atte a fargli dimenticare quei commenti senza fondamento.

"Però potresti isolarti dal resto della classe per colpa mia. Magari non da tutti, ma dai tuoi nuovi amici di sicuro. Non credo di stargli molto a genio."

- Amici? Ma nemmeno lontanamente. -

"Chissene frega." dissi a denti stretti.

"Vorrei che tu ci pensassi, invece." continuò mettendosi seduto. "Non credo proprio di valerne la pena, T/N."

"Stai scherzando, spero? Vali duecento volte quei mentecatti della nostra classe!" dissi quasi urlando mentre anche io mi misi a sedere.

Portai la mano alla bocca rendendomi conto che avevo parlato senza pensare e Shinso mi guardò con aria interrogativa.

Dopo qualche secondo passato a squadrarmi con aria seria, fece una cosa strana.


Con mio enorme stupore, lo vidi avvicinarsi lentamente al mio viso, spostando anche le spalle nella mia direzione, mentre il suo sguardo rimaneva fisso su di me.

Avvampai di colpo non sapendo cosa fare e, quando fu a pochi centimetri dal rossore delle mie guance, mi parlò a bassa voce.

"Se io usassi la mia Unicità su di te, la cosa non ti infastidirebbe nemmeno un pò? E come fai ad essere così sicura che io non l'abbia già usata?"

Il mio cuore accelerò i battiti senza ritegno.

Era così vicino al mio volto da farmi ombra.

Il mio stomaco si chiuse istantaneamente e ricominciai a sudare freddo.

"B-bhe...c-come ti ho già detto mi fido di te. S-so che non faresti mai una cosa di questo tipo." balbettai cercando di non guardarlo negli occhi.

"Quello che voglio sapere è il perché. Perchè ti fidi così ciecamente di me? Non riesco proprio a capirlo." chiese con espressione seria.

Vagai negli spazi vuoti della mia mente cercando una risposta sensata, ma non trovai nulla che potesse convincerlo.

"Se...se ti infastidisco, basta dirlo." bisbigliai.

"Non è questo il punto. Voglio sapere perché vuoi passare del tempo con me nonostante che...insomma...io sia io. Cioè nulla di speciale, ma potenzialmente pericoloso per la tua persona." continuò serio non accennando a muoversi. "Sul serio, sono giorni che ci penso e non riesco a trovare una risposta."

- Sono giorni che ci pensa? E' davvero così importante per lui? -

Vederlo così insicuro mi mise una particolare malinconia addosso. Tutti questi problemi erano dovuti al malessere che tanti anni di prese in giro e isolamento gli avevano causato. Tutto per colpa del suo quirk, una cosa che non aveva scelto di possedere.

"N-non c'è un motivo preciso. Mi piace...mi piace la tua compagnia e basta. N-non credo ci sia bisogno di un perché." riuscii a biascicare trovando il coraggio di guardarlo negli occhi con ancora il suo viso a pochissima distanza dal mio.

Tanto vicino da sentire il suo respiro scaldarmi le guance già bollenti. Vederlo così instabile mi provocò un fortissimo nodo alla gola, come se fossi sul punto di commuovermi.

Lo vidi stringere i denti.

"N-non è possibile. Te lo giuro, T/N. Non riesco a capire. Ci deve essere qualcosa che..."

- Basta così.-


Il collegamento tra mente e muscoli si interruppe e  il mio corpo si mosse da solo.

Lo abbracciai, affondando il viso sul suo petto e cingendogli la vita. Lo sentì irrigidirsi sotto la mia presa ma non si mosse.

"T-T/N..." bisbigliò.

"Smettila di mortificarti. Le persone orrende sono altre e me lo confermi continuando a chiedermi se la tua presenza può farmi del male. Sei più sensibile ed empatico tu di qualunque umano che io abbia mai incontrato. E...e allora mi chiedo: come può una persona come te essere cattiva?" dissi dando il via libera al fiume di pensieri che mi affollavano la mente.

Non mi rispose e non volevo neanche provare a immaginare l'espressione che potesse avere in quel momento.

Passarono svariati secondi e pensai che, probabilmente, era così imbarazzato per il mio abbraccio da non riuscire a dirmelo nè tanto meno a costringermi a spostarmi.

Iniziai lentamente ad allontanarmi ma, in quel preciso istante, Shinso alzò le braccia e mi riportò sul suo petto mettendo una mano tra i miei capelli per tenermi ferma la fronte contro la sua spalla.

Fui convinta di sentire il mio cuore fermarsi, ma in realtà accelerò così tanto che riuscivo a sentire i battiti farmi vibrare la cassa toracica.

Lo sentii poi abbassare il viso per avvicinarsi lentamente al mio orecchio.

"G-grazie, T/N. Questa volta per davvero, grazie." sussurrò con voce spezzata.

Non avevo idea né di cosa dire né di cosa fare e scelsi di lasciarmi andare e godermi il momento.

"N-non c'è di che, Shinso. Sono cose che penso sul serio." dissi chiudendo gli occhi.

"Te lo giuro. Non ho mai nemmeno pensato di usare il mio quirk su di te e ti posso assicurare che mai lo farò." continuò.

"Non preoccuparti. Ero certa che fosse così."

Mi strinse ancora più forte e sentì le sue braccia tremare leggermente, come se stesse cercando di trattenere le lacrime.

Rimanemmo in quella posizione per svariati secondi, dopo di che cominciò ad allentare la presa e ci staccammo definitivamente.

"Perdonami. Non volevo apparire patetico." disse abbassando lo sguardo.

"Eh? Sei stato tutto tranne che patetico, credimi." sorrisi.

"Non ti farò più domande di quel genere d'ora in poi. Scusami ancora."

"Ahah, smettila Shinso! E' tutto a posto!" risi tirandogli una pacca sulla spalla, totalmente in imbarazzo.

"G-grazie." disse.

In quel momento riuscii a ritornare mentalmente nel mondo reale e mi chiesi quanto mancasse all' inizio della lezione. Presi il telefono e controllai l'ora.

"Ehm, Shinso!" dissi alzandomi velocemente da terra in panico. "Non vorrei dirtelo, ma la pausa è finita da un pezzo!"

"Cosa?"

Anche lui controllò il cellulare e scattò in piedi recuperando la sua roba.

Corremmo verso la scuola e ci fiondammo in classe dove il professore ci accolse con una battuta fortemente ironica dietro alle risatine maliziose dei nostri compagni. Ci scusammo e ci sedemmo ai nostri posti ancora ansimanti.

Guardando in direzione di Shinso, lo vidi sorridere.

Finalmente riuscivo a rivedere quella curva meravigliosa solcargli il viso.

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