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Epilogo

Aveva detto addio a tutti loro e ora il suo corpo era ancora disteso sulla sabbia bagnata della spiaggia. Newt aveva lottato contro le guardie per rimanerle vicino anche quando il suo cuore aveva smesso di battere e così avevano fatto Laila e Mark, ma ogni tentativo era stato vano. Avevano strappato i ragazzi da lei e poi avevano gettato ciò che un tempo erano stati i Radurai in un elicottero, anche se loro si dimenavano per uscire e tornare da Kim. Andarono via tutti, anche Ava, che era rimasta nascosta, e Janson, lasciando in balia delle onde il corpo della ragazza sul quale si stava allargando sempre di più una macchia di sangue in corrispondenza del cuore. Della sua pelle meccanica non era rimasto niente, c'era solo più la pelle candida e morbida come quella di qualsiasi altra ragazza al mondo.
Con la bocca aperta e gli occhi spalancati verso il punto in cui pochi attimi prima c'era il viso di Newt, se ne stava a guardare il cielo quasi nella speranza che qualche essere divino scendesse a raccogliere ciò che restava di lei per portarla alla pace eterna che lei meritava, ma forse non era ancora giunto il momento, forse poteva ancora tornare indietro. Ma dopo la morte non c'è via per tornare.

La giornata finì e diventò sera anche in Alaska. Il caldo del pomeriggio si dissipò lontano e di quello che era successo ore prima non rimase che il suo corpo a farne memoria. Lontano da lì, a una delle basi della C.A.T.T.I.V.O., i Radurai vennero portati in una stanza bianca e vuota in attesa di qualcosa. Nessuno di loro parlò o disse parole di consolazione perché in quel momento nemmeno quelle potevano servire a qualcosa. Laila avvolgeva con le braccia Mark che in preda alle lacrime non riusciva a trovare la forza dentro di sé per parlare o anche solo singhiozzare. A fianco di loro c'era Minho, il grande Minho, che una volta, nemmeno due mesi prima, era stato uno dei più abili Radurai, un Velocista. Poi dopo di lui venivano tutti gli altri che si erano rannicchiati vicini, accanto alla porta, per tentare un'eventuale, anche se molto probabilmente inutile, fuga. E poi c'era lui, Newt, il secondo in comando. Anche lui non riusciva come Mark a trovare la forza di singhiozzare, ma se l'avesse avuta di sicuro lo avrebbe fatto. Aveva perso tutto, aveva perso lei, l'unica che riusciva a farlo sorride, l'unica cosa che oltre ai suoi amici lo teneva in vita. Lei c'era stata nella Radura, nella Zone Bruciata, a Denver. Lei c'era sempre stata per lui e lui per lei, ma nonostante ciò l'aveva persa in un soffio, in un secondo, in un istante fugace e senza valore per molti, ma non per lui. E ora si trovava con le mani nei capelli, con gli occhi chiusi e le lacrime sulle guance. Fece molti tentativi, aprì e chiuse gli occhi nella speranza di veder comparire il suo sorriso e i suoi occhi ancora una volta, ma la verità era che non sarebbe successo niente. Era morta, non sarebbe più tornata.

Ore dopo tutti i Radurai furono sedati - con non poche difficoltà - e a loro venne rimossa la memoria di quanto accaduto in quei due lunghi mesi; stessa cosa successe a Thomas e Teresa mentre Newt, Mark e tutti gli altri venivano inseriti nel Labirinto ancora una volta, tranne Laila che venne mandata nel nuovo Gruppo B, come da regolamento. Tutte le prove che una ragazza fosse mai stata nel Labirinto A, erano state cancellate, perfino la scritta 'esperimento' sul muro vicino alle Porte Ovest della Radura. Di lei non rimase traccia in nessuno dei suoi amici, nemmeno in suo fratello o nella sua amica Laila, né tanto meno in Newt.

......

Passarono le settimane, ma lo strano vuoto che alcuni Radurai sentivano dentro non scompariva. Era persistente e fastidioso più che mai. A poco a poco tutti riuscirono a scordare quella strana sensazione, tranne uno. Newt continuava a non capire il perché di tutto quello: si sentiva incompleto, quasi come se gli fosse stata strappata una parte del cuore dal petto. Il senso di frustrazione aumentava ogni giorno e ormai era incolmabile; lo stava facendo impazzire a poco a poco. Per queste ragioni un giorno soleggiato, uno dei tanti nella Radura, luogo in cui non pioveva mai, Newt, a discapito delle regole imposte da Alby, si avviò nel Labirinto perdendosi tra le svolte di cemento. Arrivato abbastanza lontano da dove era partito, grazie all'edera che cresceva rigogliosa su un muro, iniziò ad arrampicarsi come tanto tempo prima aveva fatto la persona che causava tutto quel dolore al ragazzo biondo. Arrivato ormai in alto, iniziò a urlare contro coloro che lo avevano messo in quel luogo e che ogni giorno lo osservavano. Urlò per diversi minuti sapendo di essere ascoltato, o per meglio dire spiato. Alla fine il vuoto diventò incolmabile e il ragazzo lasciò la presa dall'edera sperando di morire velocemente, ma il suo piano fallì e ottenne solo una caviglia rotta. Alby quel giorno lo salvò dai Dolenti prima che le porte si chiudessero, ma il segno che Newt si portava appresso sarebbe rimasto lì per sempre. Col passare dei giorni il ragazzo si dimenticò di quel vuoto, ma nella sua testa rimase sempre il dubbio che gli fosse stato portato via qualcosa di importante. E così era, ma lui non ne aveva memoria.

Esattamente due anni dopo dal reinserimento di Newt e degli altri nella Radura, arrivò anche Thomas e seguentemente Teresa. Come tutti sappiamo riuscirono a fuggire dal Labirinto, dalla Zona Bruciata e dalla C.A.T.T.I.V.O., a costo di molte vite, come quella di Chuck o quella di Alby, di Jeff, di Zart, di Teresa stessa e di molti altri ancora. Alla fine i superstiti alle due fasi, il Labirinto e la Zona Bruciata, vennero aiutati a fuggire dalla stessa Dottoressa Paige che un paio di anni prima li aveva imprigionati per assurdi esperimenti. Thomas fu costretto a fare cose indicibili per un ragazzo di appena sedici, forse diciassette anni. La storia tuttavia non si concluse con la fuga dei ragazzi, perché il giorno stesso in cui i Radurai erano stati portati via da una spiaggia in Alaska, qualcosa era successo, qualcosa che si sarebbe ripercosso sul futuro con conseguenze imprevedibili. Una nuova vita ne avrebbe salvata un'altra ormai logorata da un vuoto indicibile anche per via dell'Eruzione. Per la seconda volta nella storia, una carcerata avrebbe salvato il suo complice.


*due anni prima, dopo che i Radurai sono stati portati via da una spiaggia in Alaska*

Passarono le ore e solo a notte fonda gli animali decisero di avvicinarsi al cadavere della ragazza: lo annusarono per scoprire se era infetto e quando si accorsero che non era così, iniziarono a lacerare i vestiti già ridotti in brandelli per arrivare alla succosa carne fresca ancora ricca di nutrienti. Fu proprio in quel momento che due fanali rossi si accesero nella notte spaventando gli animali e rischiarando il terreno bagnato attorno al corpo femminile. Fu leggero, un sospiro quasi, ma ci fu. Il corpo quasi come per magia si sollevò mentre due occhi rossi fiammeggianti si posavano sul mare. La ragazza in quell'istante si accorse di non sapere di preciso chi era, l'unica cosa di cui era certa e che il suo cuore batteva di nuovo. Non si ricordava perché e quando fosse finita lì e tanto meno perché fosse sporca di sangue, ma era sicura che... mancasse qualcosa, o meglio qualcuno. Si sentiva incompleta e questo non le piaceva affatto.

Oltre a quella strana sensazione sapeva solamente tre cose su sé stessa: amava il mare e il suo odore forte e la forza con cui le onde si infrangevano sulla costa, nonostante questa le respingesse ogni volta. Si alzò in piedi puntando meglio lo sguardo verso il mare e lasciandosi scompigliare i capelli dalla brezza marina che tanto amava. Un rombo dal cielo fece presagire l'arrivo di una Berga della C.A.T.T.I.V.O., ma la ragazza non se ne preoccupò, dato che la seconda cosa che ricordava era che la C.A.T.T.I.V.O. è buona. Rimase così a fissare il mare mentre la navicella atterrava dietro di lei e mentre le guardie scendevano per venirla a prendere e portarla a casa. La chiamarono con il suo nome e solo a quel punto lei si mosse: lasciò ricadere le braccia sui fianchi e aspettò che la donna che l'aveva chiamata venisse ad appoggiarle la mano sulla spalla, come la ragazza si aspettava che facesse. E infatti così successe. "Vieni, dobbiamo tornare a casa." "Arrivo." disse con noncuranza prima di lasciare quella spiaggia per incamminarsi verso la Berga.

Mentre saliva a bordo del bizzarro mezzo di trasporto che prendeva quota velocemente, pensò una cosa. Di sé sapeva solo tre cose: amava il mare, la C.A.T.T.I.V.O. era buona e per finire il suo nome. Kim.



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