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Capitolo 5

Newt's Pov

Sono tornato in vita. Ancora non ci credo. Non so cosa abbia fatto Kim, so solo che un attimo prima Tommy mi sparava in testa e l'attimo dopo mi svegliavo vicino a una ragazza che con quello strano turbante in testa, sembrava una degli antichi beduini delle carovane che attraversavano il Sahara prima delle Eruzioni Solari.
Insomma voglio dire: Tommy mi ha sparato in testa.
In testa.
Dovrei essere morto, un ammasso di carne in putrefazione.
E invece sono qui, ancora una volta, ad affrontare questa vita che odio.
Oh Dio, se la odio.

Insomma, sono uno Spaccato. O almeno lo ero. Kim dice di avermi curato, che ora io sono un Mune, ma fa parte della C.A.T.T.I.V.O. e non posso fidarmi.
L'unica cosa che so è che è meglio non contraddirla. Per nessuna ragione.
È meglio che mi lasci guidare da lei, che mi conduca alla C.A.T.T.I.V.O.
Troverò Thomas, Minho, Teresa e tutti gli altri e poi potremo finalmente scappare, ma non posso esitare.
Devo seguire gli ordini di Kim sperando che non mi tagli la lingua prima del tempo.

***

Quella sera allestiamo il piccolo campo, mangiamo e poi andiamo a dormire, come sempre insomma.
Ogni singolo muscolo del mio corpo sta urlando per il dolore: camminiamo tutti i giorni e ci fermiamo per tre minuti circa ogni... beh, dopo troppe ore di cammino.
Sono sfinito ogni santa volta che ci riposiamo e quando si deve ripartire sento i muscoli tremare, ma non posso lamentarmi, altrimenti la ragazza mi trancia via la lingua.
Alla fine, avvolto da strani pensieri e altrettante strane domande, chiudo gli occhi e mi addormento.

***

Il mattino seguente, un calcio nello stinco mi sveglia.
Bel risveglio del caspio.
"Alzati. Si riparte."
"Non possiamo continuare così. Sono stanco morto, fermiamoci per un solo giorno, per riposare almeno un po'."
Mi rendo presto conto di aver fatto una gran cavolata. Mi sono appena suicidato, ma dovevo provarci. Sto morendo di stanchezza, se cammino per altri due metri svengo.
Kim mi fissa negli occhi e vedo i suoi diventare per un attimo azzurro elettrico, quasi fossero stati attraversati da un lampo improvviso.
Mi osserva e io ancora coricato, guardo lei.
Ha dei lineamenti molto dolci, le sopracciglia scure e sottili, il naso all'insù e le labbra rosee. La pelle è talmente pallida che sembra quella di un vampiro e con quei pugnali e pistole alla cintura, credo che non sia da meno all'essere della notte.
Potrebbe essere quasi amabile, ma sembra chiudersi dietro un muro ogni volta che le viene chiesto qualcosa. Non assomiglia alla ragazza che parlava il primo giorno, quando ci siamo conosciuti per la prima volta, quando le sue battutine taglienti mi hanno fatto quasi pensare che fosse un tipo "alla Minho".

"Dammi una sola buona ragione per cui dovrei dirti di sì. Ragazzino, lo sai che siamo inseguiti dagli Spaccati? Lo sai che se ci trovano ci fanno a pezzi e poi ci mangiano le budella per cena?"
Nel suo sguardo non c'è ribrezzo per le parole che ha detto, anzi i suoi occhi sembrano quasi... divertiti.
Vuole spaventarmi.
"Non me ne frega niente degli Spaccati. Se arrivano li ammazziamo, ma io voglio riposarmi ora. Mi preferisci vivo o morto?"
"Ti preferisco zitto e imbavagliato con un coltello alla gola, possibilmente il mio."
La ragazza non dice più niente, ma si risiede a terra e stende ancora una volta la coperta che ci portiamo sempre dietro.

"Grazie." Le dico, capendo che decisione ha preso.
Lei si volta a guardarmi con quei suoi occhi di ghiaccio e mi scruta, spogliandomi del mio sarcasmo, della mia diffidenza e lasciandomi a nudo, leggendomi dentro le ossa, leggendomi i pensieri.
"Se ho voluto farlo non è stato di certo per te, ragazzino."
"Smettila di chiamarmi così."
"Cosa mi obbligherebbe a farlo, ragazzino?"
Rimango muto, scuoto la testa e rimetto la testa a terra, per riposarmi.
La sento ridacchiare e me la posso pure immaginare, mentre scuote la testa divertita e pensa a quanto io sia stupido.
Uno a zero per la ragazzina sola e senza amici.

***

Mi sono addormentato per alcune ore, almeno credo; l'unica cosa che so è che appena sveglio ho sentito una sonora imprecazione da parte della ragazza.
Mi sollevo sui gomiti e ancora assonnato la guardo. Ha la testa fra le mani, i capelli slegati dalla solita coda le coprono il viso, è seduta a gambe incrociate davanti a un piccolo orologio che sta trasmettendo un ologramma in 3D.

"Ehi, tutto bene?" Domando fissando la ragazza.
A quelle parole lei si volta come una furia e si accorge che la stavo fissando, così si appresta a spegnere l'ologramma e a rimettere l'orologio a posto, al polso.
Mi alzo in piedi preoccupato: è un membro della C.A.T.T.I.V.O., ma è pur sempre una ragazza che ha bisogno di aiuto.
"Come..."
"Non ti dovrebbe interessare." Anticipa lei.
"Non c'è niente di male ad avere paura o a essere triste."
Per confortarla le poggio una mano sulla spalla morbida e levigata da anni di allenamenti.
Lei si volta e mi toglie la mano da dove l'avevo appoggiata.

"Io non ho paura e non sono triste. Io non sono triste per niente. Io non ho paura di niente."
In quel momento mi vengono in mente delle parole che avevo sentito quelli che sembrano secoli fa. Teresa aveva detto a Tommy qualcosa sulla paura e poi lui, mentre parlavamo del più e del meno, me lo aveva riferito.

"Se non hai paura non sei umano."

Ecco cosa mi aveva detto.
Guardo Kim negli occhi, guardo a fondo e cerco di capirci qualcosa in quello sguardo che a volte sembra freddo, altre volte pieno di vita. La guardo e mi sembra di conoscerla da sempre, di sapere cosa prova, poi sbatto le palpebre per un paio di volte e l'illusione di quella sensazione scompare.
"Tutti abbiamo paura. Anche tu, altrimenti non saresti ciò che sei. Umana."
Lei per un attimo assume uno sguardo che sembra quasi triste, poi si riprende e sul suo viso torna lo sguardo arrogante di tutti i giorni.
"Infatti. Io non sono umana."
La guardo negli occhi, stranito, non capendo, ma la vedo allontanarsi, la vedo mentre entra dentro le mura che si è costruita intorno; chiude il chiavistello e spranga la porta. Ora non posso aiutarla, non posso entrare. Scavalcare il muro è impossibile. Dovrò distruggerlo. Pezzo per pezzo.

***

Il pomeriggio lo passo riposando ancora i muscoli ormai meno doloranti.
Kim se ne sta per i fatti suoi rigirandosi un pugnale tra le mani. Di tanto in tanto la guardo. Credo che lei sia a conoscienza di essere osservata, ma non ne sembra turbata.
Vorrei esserle di aiuto, farle capire che la C.A.T.T.I.V.O. non è affatto buona, ma schiva com'è, è già tanto se si fida di sé stessa. A un certo punto, dopo pochi attimi che avevo distolto lo sguardo da lei, Kim parla.

"Hai controllato le ferite?"
Mi ero quasi dimenticato della benda che mi avvolge il busto.
"Sinceramente no."
"È venuto il momento di cambiare le bende o toglierle definitivamente."
La ragazza mi si avvicina e io tolgo la maglietta ormai lacera e rovinata scoprendo il petto bendato.
Con abilità e cura lei inizia a togliermi la fascia molto lentamente, per evitare sanguinamenti o simili. Le sue mani sono sicure nei movimenti, ma insicure su come agire. Le sento tremare quasi impercettibilmente quando per sbaglio sfiora la mia pelle con i polpastrelli: la vorrei rassicurare, o spezzare il ghiaccio con una battuta, ma ho paura di sbagliare e di farla allontanare.
Minho era bravo in queste cose, non io.

"Sei sicura di stare bene?" Domando mentre lei prende il kit medico dallo zaino.
"Senza offesa, ma cosa te ne frega se sto bene o meno?"
A quelle parole mi viene quasi da ridere, ma mi trattengo mentre la ragazza mi disinfetta un taglio non ancora rimarginato.
"Beh, sei la mia compagna di viaggio, sei quella che mi ha fatto tornare dal regno dei morti. Insomma. Un po' mi interesso."
La guardo e lei di rimando mi osserva stranita: non credo che abbia avuto grandi dimostrazioni d'affetto nella vita e forse è anche per questo che si comporta così.
Mentre penso a tutte quelle cose, lo vedo: Kim alza un poco l'angolo destro delle labbra; è il primo sorriso che le vedo fare. Certo è un po' storto e assomiglia a una smorfia, ma non è male.

"Era percaso un sorriso quello?" Domando divertito verso la ragazza.
Lei si allontana un po' da me e mi guarda spaesata. Io ridacchio divertito mentre lei alza gli occhi al cielo e mi affibia un buffetto sul braccio.
La ragazza riprende a rimettermi in sesto mentre io la osservo lavorare attentamente.
Mi dispiace che non riesca a lasciarsi andare, che non si fidi e che non sorrida quasi mai: ormai sono sempre piu convinto che quello strano legame che ho con lei sia reale.
Nutrire tutto questo interesse per una persona sconosciuta è impossibile.
Forse l'unico modo per saperne di più e cercare di far diventare Kim più fiduciosa. Magari lei sa qualcosa che io non ricordo.

"Grazie." Dice guardandomi dritto negli occhi  "Per l'interessamento non richiesto." Aggiunge svelta.
Le sorrido.
"Questo è il primo segno."
"Di cosa?"
"Dell'affetto."
Lei mi guarda non capendo.
"Il sorridere, il dire grazie, il preoccuparti, sono segni del fatto che ti stai affezionando, in questo caso a me."
Lei mi guarda ancor più stupita di prima.
"Ma io non..."
"Anche tu sei capace di amare, in fondo in fondo."
"Insegnami."
La guardo interdetto, cercando di capire se mi stia prendendo in giro o se sia seria.
"Voglio che mi insegni l'affetto."
La guardo e mi sembra di vedere una bambino alla scoperta del mondo, che cerca di capire e imparare chiedendo ai più grandi.

"L'affetto non si insegna. È una cosa che si fa, si dà e si sente senza bisogno di scuole o insegnanti."
Lei mi guarda fisso e per un attimo penso che sia il caso di distogliere lo sguardo, ma i suoi occhi blu non me lo permettono.
"I sintomi? Me li puoi dire?"
Sorrido divertito ancora una volta mentre poggio la mano sulla sua e la sposto sul suo petto in corrispondenza del cuore.
"Lo senti? Ecco, quando provi affetto, quando ti interessi a qualcuno, quando ti preoccupi perché ci tieni, il tuo cuore batte più forte."
"Mh... in pratica è come avere paura."
La guardo e lei fa lo stesso di rimando convinta della sua affermazione.
"Sì, è simile. Ma è mille volte più bello."

***

Alla fine mi cambia le fasciature e mi rimette in sesto, poi mangiamo il solito cibo in scatola prima di andare a dormire.
A un certo punto lei mi parla e ci metto un attimo a metabolizzare le sue parole.
"Se io ti porto al sicuro tu mi insegni tutto quello che non so sull'affetto?"
"Intendi tutto?" Domando ammiccando verso di lei.
Lei ridacchia in modo diverso dal solito, ma poi torna ad essere seria come sempre.
"Se la metti così... sì. Tutto quello che sai me lo devi insegnare e se non lo farai sai già quali saranno le conseguenze."
"Mi torturerai facendomi sentire all'Inferno e questo comporterà spargimenti di sangue, coltelli alla gola e lingue mozzate?"
"Ragazzino, vedo che inizi a capire."

"Dovremo discutere sulla questione del ragazzino..."
Lei ride sotto i baffi.
"Quello non si cambia. Tu sei il ragazzino, io sono quella grande."
Sbuffo divertito, poi mi corico per mettermi a dormire e così fa anche Kim.
Sento in pochi istanti il suo respiro diventare costante. La guardo. Ha una mano sul pugnale che tiene alla vita.
Sotto quel faccino angelico e quegli occhi azzurri che sto imparando a conoscere, si nasconde qualcosa di più profondo, forse oscuro.
Una guerriera.



Space for me||☆

Okay, era un capitolo più sdolcinato.
Amatemi.
Magari nei prossimi capitoli ci saranno degli sviluppi tra i personaggi😏

Ho fatto un video edit su Newt con Power Director che è venuto schifoso, ma details(~•_•)~

Vi lascio i nomi delle mie page così chi ha IG può andare a dare un'occhiata👇:

Page wattpaddiana: La_gazzetta_di_Wattpad

Page scrausa:
me_and_my_fandom
(la gestisco con My_name_is_fangirl, una pazza psicopatica)

E boh.
Come al solito lasciatemi le vostre considerazioni qui a fianco👉

Bacioni❤
Maty☆

P.s. OGGI SOLO PER VOI DOPPIO AGGIORNAMENTO VISTO CHE FINISCO SCUOLA

AMATEMI (~•_•)~

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