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Capitolo 47

Kim, dopo aver estratto il microchip, cadde a terra senza emettere suono. Newt la prese al volo mentre tutti gli altri Radurai si avvicinavano alla ragazza morente. Il biondo senza nemmeno accorgersene lasciò cadere una lacrima dal suo viso. "No, no, no..."
Kim si voltò verso Newt sorridendogli senza dire niente.
"Perché? Ce l'avevamo quasi fatta..." Sussurrò il sedicenne piangendo silenziosamente.
"Almeno sei salvo..." Disse la ragazza in un sospiro che ogni minuto diventava sempre più debole. I ragazzi attorno stavano guardando la scena senza capacitarsi di quello che stava accadendo.
"Kim per favore non andare..." La implorò Newt cercando di non scoppiare del tutto.
"Lo sai che non posso..." Sussurrò lei di rimando mentre un rivolo di sangue colava dalla sua bocca.

Newt si avvicinò a lei con il viso e la baciò delicatamente, sperando dentro di sé che in quel modo lei tornasse a nuovo, ma non servì. Con il pollice il ragazzo pulì il sangue dal mento della ragazza e quest'ultima fece altrettanto con le lacrime di lui. Mark, Laila, Minho e ovviamente tutti gli altri, non sapevano che fare, cosa dire e se volevano parlare non riuscivano a aggregare le parole in modo da formare una frase di senso compiuto. Kim proprio in quel momento alzò una mano verso il volto di Newt e gli accarezzò la guancia dove sapeva esserci la cicatrice.
"Almeno ti ricorderai di me." Disse triste la ragazza fissandolo negli occhi.

Proprio in quell'istante si creò tra i due un vortice di colori che comprendeva principalmente l'azzurro degli occhi di lei e il nocciola degli occhi di lui. Esattamente in quel momento Kim avrebbe voluto dire a Newt un milione di cose: voleva dirgli quanto lo amava, quanto avrebbe voluto stare con lui, ma l'unica cosa che fu in grado di sussurrare sembrò quasi stupida.
"Ti ricordi: volevo vedere il mare da quella collina insieme a te."
Lui le sorrise facendo scendere le lacrime sul suo volto.
"Lo vedrai, non può finire così."

Lei sorrise ancora in quel suo modo sghembo che Newt durante i primi giorni nella Radura aveva trovato strano, ma dopo due settimane lo aveva amato.
Di lei amava tutto, ma più di tutto amava il suo essere spontanea, forse spesso persino in modo eccessivo. Amava quando durante i primi giorni lei scrutava guardinga tutti, aveva amato quel giorno in cui avevano parlato per la prima volta, quel giorno in cui Minho aveva detto che sembravano due piccioncini. Quel giorno Newt aveva pensato che una cosa del genere era proprio assurda, irreale. Ora per Kim avrebbe dato la vita proprio come lei aveva fatto per lui pochi istanti prima.

La ragazza in quel momento parlò: "Ti amo." disse con le lacrime agli occhi. Era riuscita a dirlo ancora una volta, nonostante tutto. In quel momento avrebbe voluto abbracciare Newt, baciarlo, lasciarsi avvolgere dalle sue braccia e farsi cullare fino ad addormentarsi. Nella Radura Newt l'aveva salvata dai suoi incubi più di una volta e lei aveva salvato il ragazzo dai Dolenti. Entrambi si erano salvati a vicenda, ma era stata Kim a dover sacrificarsi. E non se ne pentiva affatto.

Ora che aveva i suoi ricordi sapeva che tanto tempo prima, quando era ancora tutto pressoché normale, sua madre le leggeva delle fiabe.
La sua preferita era quella della Bella e la Bestia. Lei fin da piccola si era sempre sentita diversa dagli altri bambini che giocavano per strada con i tricicli e i monopattini; per questo si considerava la bestia.
Aveva sempre sognato di trovare il suo "Bello", in questo caso, in modo che la liberasse dalla maledizione, in modo da poter essere come tutti gli altri.
Crescendo si era resa conto che tutte quelle favole erano solo bugie e che l'unica verità era che la vita era dura e difficile.
Quando aveva conosciuto Thomas aveva visto in lui qualcosa di speciale e aveva pensato che potesse essere lui il suo salvatore.
Lo aveva amato, certo, ma in lui c'era sempre stato qualcosa che non andava. Anzi, c'era stato in lei quel qualcosa che non andava e quando se ne era accorta, Kim, aveva capito di aver illuso il ragazzo. Forse fu anche per quel motivo che decise di entrare nel Labirinto. Per dimenticare.

Ora Kim aveva trovato il suo salvatore, il suo angelo custode: Newt. Lui era sempre stato accanto a lei: era stato suo amico prima del Labirinto e poi l'aveva amata in seguito. Ora la stava stringendo fra le sue braccia mentre la vita scivolava via da lei.

"Insieme." Disse semplicemente la ragazza e a quel punto Newt ridacchiò, ma fu una risata piena di tristezza.
"Fino alla fine." Rispose lui.
"Fino alla fine." Ripetè lei.
In quell'istante Kim sentì qualcosa dentro di sé, come una mano che penetrava nel petto e le strappava via la vita.
"Vi voglio bene ragazzi, vi voglio bene. " Disse portando lo sguardo sui Radurai per poi rivolgerlo nuovamente su Newt.
Lo guardò e lui ricambiò lo sguardo. La ragazza non disse più nulla, guardò dolcemente il ragazzo sopra di lui e con le labbra mimò un "grazie", poi un velo cadde sui suoi occhi ancora pieni d'amore per il ragazzo e per i suoi amici. A quel punto una lacrima scese sul volto di tutti i presenti: tutte quelle piccole manifestazioni di tristezza crearono un piccolo laghetto amaro che avrebbe segnato i cuori dei Radurai per sempre.

Per un secondo fu solo silenzio. Poi un urlo squarciò l'aria immobile della spiaggia.
Per un istante Newt credette persino di aver perso la voce, ma era solo un'impressione.
E alla fine, senza alcun ritegno, scoppiò a piangere e in quel momento si rese conto di aver usato tutte le lacrime che gli rimanevano.


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