Capitolo 4
Sono sudata fradicia.
Odio i tapis roulant.
E odio anche Mr. Preston.
Non sono mai stata così tanto stanca in tutta la mia vita e ora anche una tazza dei cereali della mensa potrebbe andare bene, pur di riempire il mio stomaco, in preda alla fame.
"Ragazzi andate a cambiarvi negli spogliatoi e quando tornerete qui riprenderemo l'allenamento. Vi do mezz'ora, muovetevi."
La voce dell'insegnante sfuma via in un secondo mentre io senza nemmeno pensarci mi dirigo a passo spedito verso lo spogliatoio delle ragazze.
Mark e Jack si dirigono verso quello maschile, ma quasi non bado al mio fratellino, troppo occupata a pensare a come sistemarmi nel giro di mezz'ora.
Appena spalanco la porta al fondo della sala, un forte odore di candeggina mi invade le narici, ma sono quasi felice di non sentire odore di sudore, anche solo per un istante.
Ci sono lunghe file di armadietti e panchine, ma girando attorno a questi, noto delle docce e accanto ad ognuna di esse una cesta con alcuni vestiti puliti.
Sulla destra invece c'è un cestino per mettere la roba sporca.
Senza pensarci mi tolgo la maglietta e i pantaloni e mi avvicino al cestino quando noto lì accanto un distributore di bigliettini.
Subito non l'avevo visto perché è perfettamente "mimetizzato" con la parete bianca del bagno.
Mi rendo presto conto che si tratta di una specie di distributore di quelli che, qui, vengono chiamati "biglietti identificativi".
Sopra ad adesso c'è una piccola scritta: "Indicare il numero della camera per riavere indietro i propri vestiti puliti".
Non vedo però tastiere nei dintorni e quindi presumo che il comando sia vocale, così parlo.
"Stanza 217"
Non succede niente; guardo la macchinetta.
Più in basso c'è un tasto con scritto "stampa", il quale attira il mio dito.
Dalla macchinetta, dopo alcuni ronzii alquanto strani, esce un foglietto bianco con sopra scritto il numero della mia stanza.
Subito lo posiziono sulla maglia e quasi per magia la carta del foglio si lega con il cotone del tessuto. Faccio la stessa cosa con tutti i vestiti e in quattro e quattr'otto questi sono in una busta dentro il cestino.
Subito entro nella doccia e non appena apro l'acqua, il calore si diffonde attorno a me, i muscoli si rilassano e io pian piano mi sento meglio. Mi ricordo presto però che ho poco tempo, così finisco per lavarmi velocemente ed uscire.
Mi ritrovo infreddolita senza l'acqua calda sulla pelle e realizzo troppo tardi di non aver pensato di prendere un accappatoio, ma mentre sto iniziando a pensare di dover seriamente uscire bagnata da testa a piedi in cerca di qualcosa per asciugarmi, uno strano tubo cala dall'alto e prima che io me ne accorga un getto di aria caldo mi viene sparato addosso. Grazie al phone-gigante in pochi minuti sono asciutta e posso rivestirmi. Tutti i miei indumenti sono stati sistemati puliti esattamente dove li avevo lasciati io. Eppure nessuno è entrato oltre a me.
Controllo l'orologio al fondo della stanza: sono passati neanche venti minuti e io sono già pronta per ripendere ad allenarmi.
Tuttavia, mentre esco dalla sala, mi domando tra me e me perché, mai e poi mai, la C.A.T.T.I.V.O. abbia migliorato la sala addestramenti così tanto, usando tecnologie avanzate persino nei bagni.
Poi mi rendo conto che lo scopo di tutto ciò non può che essere uno: farci sentire agiati e farci venire ad allenamento con voglia di apprendere, cosa che prima era completamente differente e impensabile.
Evidentemente si sono resi conto che un soldato felice lavora meglio di un soldato insoddisfatto.
Soldato?
Perché ho pensato in questi termini?
Confusa, persino dai miei pensieri, rientro in sala addestramenti con un presentimento non buono che mi ronza nella testa.
***
"Kim, hai fatto in fretta vedo. Bene, allora scegli un'arma e datti da fare."
Rimango basita da una decisione così immediata e diretta, ma vedendo la faccia dell'insegnante subito mi affretto verso l'armeria mobile.
Arrivata, i miei occhi scorrono su pistole, silenziatori, pugnali, coltelli, arco e freccia, maceti, fioretti, sciabole, fucili e qualsiasi altra arma che la mia mente possa aver solo mai immaginato. In sei anni di lezioni so riconoscere la maggior parte delle armi, ma non ne ho mai usata una.
Osservo attentamente ogni singolo ripiano, faccio scorrere lo sguardo su ciascun oggetto: tutte le volte che sento di aver trovato quello giusto e allungo la mano, la ritiro, insicura.
Un conto è prendere in mano una spada giocattolo, ma prendere una novanta millimetri e provare a usarla è tutta un'altra storia.
"Su forza! Non abbiamo tutto il giorno!"
La voce di Mr. Preston mi fa sobbalzare per lo spavento, senza nemmeno accorgermene prendo la prima cosa che mi capita a tiro.
Mi alzo in piedi e solamente dopo guardo cosa ho in mano: un pugnale da lancio.
E io cosa me ne faccio di questo affare? Lanciarlo, che di fatto è quello che dovrei fare, è escluso, perchè imbranata come sono riuscirei a farmelo finire sui piedi.
Tento di voltarmi per posare l'oggetto e prenderne uno più adatto a me, ma non faccio in tempo a farlo che mi ritrovo davanti il piccolo insegnante.
"Ottima scelta! Complimenti! Ricordati però che hai bisogno dell'intero set, non solo di un pugnale."
In men che non si dica Mr. Preston mi porge tutti gli altri sette pugnali e io in modo parecchio impacciato tento di tenerli tutti in mano.
L'uomo rivolge il suo sguardo verso lo spogliatoio maschile, ma non vedendo uscire nessuno torna a fissarmi.
"Mentre quelle piattole dei tuoi compagni finiscono di prepararsi ti faccio vedere come si fa."
Ci dirigiamo entrambi verso uno dei grandi tiri a segno sotto il tabellone dei punteggi.
Mi sposto di lato, sempre tenendo i pugnali in mano, mentre l'insegnante si rivolge verso il tabellone.
Vedo il suo piccolo corpo irriggidirsi, il braccio piegarsi e poi distendersi in un unico grande movimento veloce e il pugnale volare in avanti ruotando.
Seguo la traiettoria e nel momento esatto in cui la lama si conficca nel centro del tabellone, capisco che voglio assolutamente imparare come si faccia.
Voglio capire, apprendere e imitare l'armonia dei movimenti dell'uomo prima che il pugnale volasse, riuscire a ripetere quella strana magia.
"Su, vieni. Ti mostro come fare."
Poso i pugnali a terra e mi avvicino all'insegnante.
"Schiena dritta, gamba destra avanti, tendi i muscoli."
Ubbidisco al suono della voce severa e non appena Mr. Preston ha fatto un giro attorno a me per vedere se sono pronta, mi porge il pugnale.
Lo afferro titubante.
"Chiudi gli occhi."
Senza sapere il motivo di quella richiesta, ubbidisco.
"Ora svuota la mente, liberala da tutti i pensieri che hai. Immagina di percorrere ogni fibra del tuo corpo, immagina di arrivare fino alla tua mano, passando per il braccio, come se fossi lo stesso sangue che ti percorre il corpo da testa a piedi."
Lo faccio, seppur si tratti di un esercizio parecchio strano.
"E ora immagina di risalire, uscire dalla mano, essere la mano stessa e sentire il pugnale, l'elsa, il materiale di cui è fatta, il metallo della lama."
Non so come il professore ci riesca, ma riesco veramente a percepire esattamente le cose che sta dicendo lui, come se fossi effettivamente la mia mano.
"Ora stringi il pugnale e piega il braccio leggermente all'indietro. Quando vorrai lanciare il pugnale ti basterà distenderlo, ma ricorda che dovrai espirare nel momento esatto in cui lo lascerai andare."
D'improvviso nella mia mente si spegne tutto, comprese le sensazioni provate poco fa al sentire le parole dell'ometto.
Sono agitata, il cuore mi batte a mille.
Piego il braccio.
Stringo il pugnale.
Distendo il braccio.
Espiro.
Lancio.
Apro gli occhi per vedere in tempo il momento in cui la mia arma, con un lancio parecchio storto, arriva a sfiorare il bordo destro del bersaglio per poi cadere a terra.
Sento in lontananza una porta aprirsi e capisco che si tratta dei ragazzi.
"Non male come primo tiro Kim, ma c'è ancora molto, se non parecchio, da migliorare. Ma sei sulla buona strada. Continua a esercitarti."
Con quelle parole l'insegnante se ne va a dare disposizioni a Mark e Jack, lasciandomi sola con la mano tremante e un gran desiderio di riprovarci ancora.
***
Ci alleniamo tutto il giorno, fermandoci solo per mangiare la sbobba preparata dalle cuoche della mensa. Passo tutto il giorno a provarci e riprovarci, ma il pugnale certe volte non sfiora neanche il bordo del bersaglio. A fine giornata il mio braccio sembra fatto di gelatina e io non mi reggo più in piedi dalla stanchezza.
"Bene ragazzi, per oggi direi che può bastare. Ci vediamo domani."
Al sentire quelle parole corro a posare i pugnali nell'armeria, seguita a ruota da Mark e Jack.
"Arrivederci!" Urliamo tutti e tre mentre usciamo dalla sala.
Il mio unico pensiero è quello di andare a dormire immediatamente, senza mangiare cena; mi sto dirigendo con Mark vero la nostra camera quando ci accorgiamo, che a differenza del solito, con noi c'è qualcun altro.
"Prima ci siamo presentati di fretta." Inizia lui il discorso, sfoggiando un gran sorriso.
Il mio fratellino e io ci fermiamo.
"Piacere, sono Jack. Mi hanno trasferito qui da poco, portandomi via da New York. Voi invece?"
Mi stupisco della facilità con cui abbia spiattellato la sua vita privata a due perfetti sconosciuti: di sicuro è un tipo estroverso.
Lo fisso dritto negli occhi verdi e dopo alcuni istanti di valutazione, mi convinco che possa essere un buon amico.
Da quando Mark e io siamo qui dentro non abbiamo fatto amicizia perchè di fatto l'unica altra ragazzina che conosciamo è Jessica e di certo non la definirei una possibile e voluta amica.
Jack sarebbe quindi il mio primo amico in assoluto.
"Io sono Kim e lui è Mark, mio fratello. Siamo arrivati qui sei anni fa, da Chicago. Ci ha portati qui nostra madre, Angela West, una dottoressa."
"Storia avvincente, di sicuro meglio della mia." Dice scherzando il biondo, mettendosi a ridere.
Non ha fatto commenti o facce strane nel sentire il nome di mia madre, quindi deduco che nonostante lei sia abbastanza famosa qui dentro lui non la conosce ancora, il che è un bene. Non voglio che ci giudichi in base a quello che ha fatto o meno nostra madre.
Anche io ridacchio sommessamente; oltre a essere estroverso Jack ha anche un sorriso e un riso contagioso, su questo non c'è dubbio.
***
Camminiamo fino alle nostre stanze che non sono molto lontane l'una dall'altra e dopo esserci salutati noi entriamo nella nostra.
"Ehi Mark, alla fine che arma hai scelto oggi?" Domando curiosa.
"Volevo prendere la katana come ha fatto Jack, ma alla fine ho preso l'arco con le frecce."
Subito Mark mima di scoccare una freccia con un arco immaginario e io di cadere a terra, morta stecchita.
Ci mettiamo entrambi a ridere, facendo parecchio casino e solo dopo parecchi minuti ci calmiamo, andiamo in bagno e poi a letto.
Spenta la luce ho un momento per pensare ai dubbi nascosti, che mi sono sorti durante la giornata.
Perché devo impugnare per forza un'arma? Perché non posso andare a imparare altre cose? Non si è mai visto in nessun cartone animato un bambino impugnare una pistola.
Io ho solo undici anni e Mark nove: non siamo troppo piccoli per una cosa del genere?
La risposta è evidente, ma subito dopo penso che forse siamo stati scelti. Forse ci hanno reputato abbastanza grandi da prendere una katana in mano e insegnarci come uccidere le persone. Al solo pensiero rabbrividisco.
Tuttavia rimaniamo pur sempre dei ragazzi, bambini nel caso di Mark e questo non è andare a scuola, ma tutt'altro.
In questo preciso istante, come un'illuminazione arriva un altro dubbio: perché far passare l'infanzia a dei ragazzi in questo modo? Cosa sta architettando la C.A.T.T.I.V.O.?
È a corto di soldati?
Ci vuole addestrare?
Vuole mandarci ad combattere? E se sì, cosa oltretutto?
Tra parecchie domande e parecchi altri dubbi alla fine mi addormento stanca morta.
Ma la domanda continua a viaggiare nella mia mente: per che cosa sto imparando a combattere? Chi dovrò uccidere?
Space for me||☆
BUONGIORNO PIVE
Questa storia è morente quasi quanto la mia voglia di studiare epica per l'interrogazione di giovedì prossimo :')
Anyway spero che il capitolo vi sia piaciuto + tenterò di aggiornare di più, ma comprendetemi: sono piena di verifiche e vado sempre avanti a studiare fino a tardi :')
BTW
Hope to enjoy pt 2 :D
Scleri, domande, dubbi esistenziali e problemi mistici qui a lato👉
Mi dileguo :"))
Maty☆
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro