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Capitolo 39

Newt's pov

Ho trovato il foglio appena entrato nella camera: era scritto con una grafia precisa e mentre leggevo ho sentito le lacrime bagnarmi le guance.

Caro Newt,
mi dispiace tanto dover fare questo, ma non posso più rimanere qui.
Sono diventata un peso troppo grande per tutti voi e non voglio mettervi in pericolo.
Inoltre mi sono resa conto di averti mentito per tutto questo tempo: non credo di provare qualcosa per te, o meglio, non sono sicura se quello che provo sia controllato dal computer della C.A.T.T.I.V.O. o meno.
Ho paura che sia tutto falso, tutto quello che provo, che sento: anche quando penso ho paura che mi stiano controllando da un computer. Alla fine però sono riuscita a trovare una cosa positiva in tutto questo: tu.
Ti ricordi quando ci siamo incontrati per la prima volta?
Io avevo paura, tanta paura, ma quando sei arrivato tu e mi hai aiutato, mi sono sentita meglio.
E sai perché?
Perché dal primo momento che ti ho visto ho capito che tu saresti stato molto, troppo, di più di un amico. Sei sempre stato speciale, mi hai sempre aiutato, ci sei sempre stato.
Sempre.
È per questo che devo andare via. Perché sei troppo importante e non voglio perderti.
Ti ho già ferito, probabilmente più di una volta da quando ci conosciamo, e non voglio continuare a farlo.Ti prometto che appena avrò risolto tutto tornerò da voi, da te.
In fondo ce lo siamo promessi a vicenda: insieme fino alla fine.

Ti voglio bene, complice.
Kim.

Lascio cadere il foglio a terra e con entrambe le mani mi appoggio al tavolino.
Continuo a piangere: perché?
Mi aveva detto che avremo risolto tutto assieme e poi se ne va così senza dirmi niente.
Ma non è quello che mi fa piangere come un idiota, ma il fatto di averla persa del tutto.
Lei non è solo la mia "ragazza" come la definirebbero in molti: lei è quell'unica cosa che fa andare tutto per il verso giusto anche quando il mondo tutto attorno sta cadendo a pezzi.
È proprio in questo momento sento un grande vuoto riempirmi il cuore: è quasi un controsenso, ma non posso negare quello che ora sto sentendo. Sento dei passi avvicinarsi a me e una mano poggiarsi sulla mia spalla.
Con un gesto veloce mi asciugo le lacrime dal volto e mi volto a guardare chi si trova dietro di me. Laila.
"Ehi tutto bene? Dov'è Kim?" Domanda la ragazza con uno sguardo interrogativo.
Senza dire nemmeno un parola mi chino a terra e raccolgo il foglietto scritto da Kim e lo porgo alla ragazza. I grandi occhi verdi di Laila scorrono sul foglio e vedo che si riempiono di sconcerto e tristezza.
Vedo uno strano luccichio negli occhi della bionda e capisco che sta cercando di trattenere le lacrime. Appena Laila ha finito di leggere il foglio lo poggia sul tavolo, dopodiché mi abbraccia. 

"Ci vuole troppo bene." Mi sussurra all'orecchio.
Le cingo alla vita e cerco di non mettermi a piangere.
"Perché ci ha lasciato qui allora?" Domando con la voce colma di tristezza.
"Appunto: ci vuole troppo bene"
A quelle parole mi sento ancora peggio: sta andando a farsi ammazzare per colpa mia.
Nella lettera l'ha scritto precisamente:

È per questo che devo andare via. Perché sei troppo importante e non voglio perderti. 

Mi sento uno schifo a sapere che io sono la causa di tutto questo.
Mi sciolgo dall'abbraccio e fisso negli occhi la ragazza.
"Dobbiamo andare a cercarla." Dico, sicuro di me.
"Ma se diciamo al Braccio Destro cosa sta facendo Kim, penseranno che stia facendo il doppio gioco e ci ammazzeranno tutti."
"Allora dobbiamo andarcene e dobbiamo andare a cercarla al più presto." Ribatto di rimando suscitando un sussulto della ragazza.
In quel momento entrano nella stanza i ragazzi e ci osservano con sguardo interrogativo in cerca di risposte.
"Tutto bene?" Domanda Minho vedendo la faccia sconvolta di Laila e i miei occhi probabilmente rossastri per il pianto.

***

Alcuni minuti dopo ci troviamo tutti seduti sui letti e appena si sono tutti messi comodi, inizio a raccontare.
Nemmeno un mese fa, nella Radura, sarei scoppiato a ridere nel vedere le facce buffe che si sono fatte avanti sul volto dei miei amici, ma ora sono piene di preoccupazione quelle facce e così anche la mia.
"Mi stai dicendo che se ne è andata a cercare suo fratello tutta da sola?" Domanda Frypan che è più serio di quanto non lo sia stato per tutto l'anno in cui sono stato con lui.
"Sì, dice che non voleva metterci in pericolo più di quanto già non fossimo." Rispondo rivolto al cuoco.
A quel punto Alby alza lo sguardo e mi fissa: da molto tempo non ha più parlato con tutti e nemmeno con me. Si è fatto sempre più silenzioso, ma ora quello sguardo che mi sta rivolgendo mi sta dicendo più di mille parole e proprio come quando eravamo ancora nella Radura e lui era il "Grande Capo" e io il suo vice, ci capiamo al volo.  
"Dobbiamo andare a cercarla. Questa vuole suicidarsi e noi non possiamo permetterglielo."
La voce del ragazzo diciassettene rimbomba nella sala e tutti ammutoliscono sentendo nuovamente la voce del loro capo dopo giorni di silenzio.
"Alby per la prima volta in tutta la mia vita mi trovo d'accordo con te." Dice fin troppo ironico Gally.
"Gally non è il momento di scherzare, dobbiamo trovarla o si farà ammazzare sul serio. Sarà meglio che non diciamo niente ai nostri amichetti del Braccio Destro altrimenti questi non ci fanno andare da nessuna parte."
Alby alla fine è tornato a essere il solito Alby: deciso, diretto e severo.
"Come facciamo però, questo posto è pieno di telecamere." Fa notare a quel punto Minho.
"Non abbiamo molto tempo per pensare a quello, dobbiamo semplicemente uscire di qui e il momento migliore per farlo è domani sera.
Ora care signorine tutte a nanna, dobbiamo essere riposati per domani."
Dette quelle parole, Alby si alza e si dirige verso il muro accanto alla porta e spegne l'interruttore della luce.
La luce va via e si sente lo spostamento di molti corpi e coperte. In poco tempo tutti i ragazzi e Laila, sono a letto e così anche io. 

***

Penso e ripenso a un'unica cosa, o meglio un'unica persona, per tutta la notte.
Mi ritornano alla mente i suoi capelli marroni e setosi, i suoi occhi azzurri talvolta freddi, altre volte caldi come il sole.
Il suo sorriso, che all'inizio era solo una sottile linea rosea, col passare del tempo è diventato un sorriso a trentadue denti, ma lo riservava ancora a pochi.
Mi ritorna in mente quella volta in cui ha pianto e mi ha abbracciato e io le ho detto che era una "ragazza okay" e che si sbagliavano a darle della ragazzina di sploff.
Mi ritorna alla mente il nostro primo bacio: l'avevo stretta tra le mie braccia e lei mi aveva circondato il collo con le sue e aveva premuto le sue labbra sulle mie.
Mi ricordo anche di quando avevamo dormito assieme e le avevo accarezzato la schiena per farla stare tranquilla e per farla dormire.
Tutto mi ritorna alla mente in modo violento e la dolcezza di quei ricordi mi pervade facendomi perdere il senso del tempo. Alla fine riesco a chiudere gli occhi e ad addormentarmi.

***

È così bella, anche nel sogno. Sta lì a sorridermi, ma di colpo quel bel momento si interrompe. Sta arrivando un ragazzo dai capelli marroni, corti e da due grandi occhi marroni, profondi. Non mi ricordo di preciso, ma sono sicuro di conoscerlo molto bene. Lo vedo avvicinarsi a Kim, prenderla per i fianchi e baciarla. A quel punto il tonfo del mio cuore rimbomba potente per tutta la sala. Prima che io possa dire o fare qualcosa vengo trasportato via dal sogno.

Sto osservando assieme a Alby e Minho, solamente di due o tre anni più giovani, una grande fossa piena di persone scalpitanti e principalmente infette.
Il vetro della finestra attutisce le grida, ma le urla di quei pazzi riescono a raggiungerci comunque.
"Sono matti."
"Chi? Quelli che sono là dentro o quelli che hanno fatto tutto questo?"
Risponde Minho a Alby indicando prima la fossa degli Spaccati e poi tutto attorno a sé.
"Entrambi. Se la gente là fuori è tutta così, allora non c'è speranza di trovare quella stramaledettissima cura."
A quelle parole un strano silenzio cala sui noi tre del passato.
"Tanto io sono già andato comunque." Dico con un punta di ironia nella voce girandomi a guardare i due ragazzi accanto a me.
"Non dirlo nemmeno per scherzo." Controbatte Alby che ha uno sguardo tra l'infuriato nero e una strana forma di comprensione che lui solo sa dimostrare.
A quel punto anche Minho dice qualcosa, ma non lo sento.
Sto già volando verso qualche altro mio meandro della memoria dove troverò un altro ricordo.

Questa volta sono in una sala bianca, seduto dietro ad un vetro che mi separa da una superficie metallica sistemata quasi in verticale, ma non del tutto.
Da essa si dipartono diversi cavi metallici delle più svariate grandezze e colori, ma non sono solo quelli a attirare la mia attenzione.
Sulla tavola metallica è appoggiata Kim con gli occhi chiusi. Indossa una maglietta e dei pantaloni, ma al me del presente pare stupenda.
Due medici si avvicinano alla ragazza distesa sopra quello strano marchingegno mentre una voce famigliare rimbomba nell'aria.
"Cari ragazzi ecco a voi il famoso Soggetto A0 di cui vi avevo tanto parlato. Lei farà, forse, parte del vostro gruppo un giorno, ma per ora rimane il Soggetto A0, Gruppo C anche meglio conosciuto come L'esperimento."
La voce di Janson scompare mentre i due medici avvicinatisi a Kim hanno iniziato a analizzarla con speciali strumenti.
"Cosa le stanno facendo?" Domanda un voce da dietro di me.
"Stanno installando il sistema H21, ovvero un piccolo microchip. Tutto questo si può considerare merito della Dottoressa Angela, la madre della ragazza, senza la quale tutto questo non sarebbe stato possibile."
Alla fine riconosco la voce che ha fatto la domanda: si tratta dello stesso ragazzo che nel mio primo sogno ha baciato Kim.
Mi volto a guardarlo e mi accorgo che mi sta fissando.
Janson continua le sue spiegazioni, ma il me del passato non lo sta ascoltando perché troppo impegnato a osservare il ragazzo che probabilmente è mio amico, anche se io non lo ricordo.
"Ehi Newt che ne pensi?" Domanda il ragazzo dai grandi occhi marroni, profondi."
"Non lo so Tommy, secondo me sono tutti matti. È una ragazza, ma la trattano come un oggetto."
A quel punto il sogno cambia per la millesima volta e tutto quello che mi ricordo è il nome di quel ragazzo. Tommy, o meglio, Thomas.

Sono in grande salone arredato con tavoli e sedie e per un attimo mi ritorna alla mente la Radura e il luogo in cui mangiavamo.
Ho la schiena appoggiata al muro e così tutti quelli vicino a me.
Anche non vedendoli percepisco accanto a me diversi Radurai come Clint, Jeff, Zart, Gally, Minho, Alby...
Ci sono anche tutti i ragazzi che sono morti nemmeno un mese fa con l'attacco dei Dolenti.
Nella sala vedo diversi medici, Janson e anche una donna dai grandi occhi azzurri e capelli scuri e per poco non la confondo con Kim, ma appena vedo la ragazza, realizzo che quella donna deve essere sua madre, la Dottoressa Angela.
"Prendete il Filtro." Dice uno dei medici.
A quelle parole uno dei suoi compagni prende uno strano marchingegno che assomiglia a una maschera, ma la sua vera utilità è smascherata da una serie di cavetti che si prolungano dalla parte in plastica che ne circonda una in vetro.
A quella vista molti ragazzi vacillano, ma non oppongo resistenza alla schiera di medici e guardie davanti a noi.
Non appena quella strana maschera viene posata sul viso del primo ragazzo, questo dopo alcuni attimi, si affloscia a terra come se fosse privo di ossa.
Subito dopo viene portato via e così i medici passano al ragazzo successivo e a quello dopo ancora. Vanno avanti così finché non arriva il mio turno. Prima che anche solo uno degli uomini in camice possa poggiarmi addosso quell'affare, io volto la testa verso la mia sinistra e mi ritrovo a fissare il volto di Alby.
Con uno sguardo d'intesa che solo due amici come noi possono scambiarsi, capisco al volo che anche se non dovrei sottomettermi ai medici devo farlo, perché non posso ribellarmi e mettere a rischio la mia vita così.
"Girati ragazzo." Dice una voce di medico.
Senza dire una parola mi volto, ma vedendo in lontananza la faccia di Janson non riesco a trattenermi e provo a liberarmi.
Subito accorrono le guardie, ma i medici le tengono a distanza e mi immobilizzano.
Io continuo a scalciare e a dimenarmi, ma ormai è troppo tardi.
Quei matti mi posano sul volto il Filtro e sento tutti i ricordi scivolarmi via, ma questo è solo un sogno, infatti poco dopo mi sveglio.










Space for me||☆

Salve e Buona Pasqua carissimi Velocisti!

Spero che il capitolo vi sia piaciuto e che non abbiate trovato troppi errori, o meglio orrori, di grammatica. 

Vi ringrazio per la classifica, i voti, i visual... non mi aspettavo tutto questo e devo dire che posso solo ringraziarvi tantissimo. Credo che di questa rivisitazione della saga del nostro caro amico James Dashner farò anche un sequel ambientato dopo la 'Rivelazione'. La storia su Thomas non so se pubblicarla ancora o meno, ma non aspettatevi la solita storia d'amore 'si conoscono, si fidanzano, litigano, si fidanzano'. 

E boh, ho detto tutto. Vi chiedo se vi va di andare a fare un giro per le altre mie storie, non sia mai che vi piacciano.

Bacioni.❤️
Maty☆

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