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Capitolo 29

Laila's pov

Vedo il petto della mia amica smettere di alzarsi e abbassarsi e i suoi artigli rientrare all'interno del suo copro come se nulla fosse.
Sono sicura che non sia morta altrimenti lo avrei percepito attraverso il microchip. Sono sicura che se una di noi due dovesse morire l'altra lo sentirebbe subito grazie al nostro legame.
"Non è morta." Dico interrompendo il silenzio che si era venuto a creare dopo l'accaduto
"Come fai a saperlo?" Domanda Minho voltandosi verso di me e osservandomi attentamente.
Faccio un respiro profondo chiudendo le palpebre mentre sento quindici paia di occhi avidi di sapere trafiggermi il petto. Riapro gli occhi e fisso a uno a uno i Radurai ancora in attesa di una risposta.
"Credo che ora sia arrivato il momento delle spiegazioni."
La mia voce rimbalza sui muri della stanza mentre mi alzo in piedi e mi siedo a uno dei tavoli della grande stanza centrale.

In un attimo i Radurai sono tutti attorno a me e quando hanno preso posto inizio a raccontare tutto dall'inizio.
Parlo dei sogni e incubi sia miei che di Kim, del secondo Labirinto, degli esprimenti della C.A.T.T.I.V.O. e dei ragazzi che abitano probabilmente ancora nel centro della società scientifica. Racconto anche del legame che ho con la mia amica che ora giace a terra in una posizione scomposta, abbandonata sul pavimento, ancora incosciente.
"Anche io posso parlare con lei nella mente." Esclama a quel punto Mark, il fratellino di Kim.
"Facciamo una prova. Magari possiamo comunicare anche noi due." Deduco io.
"Mi senti?" Domando fissando Mark negli occhi consapevole di essere osservata da tutti.
"Sì, almeno credo." Risponde la voce del ragazzino nella mia testa.
"Funziona. Posso sentirlo."
Parlo a voce alta.
Vedo i Radurai rilassarsi un poco per poi riprendere subito ad essere tesi come corde di un violino. Subito iniziano le domande da parte del Capo dei Radurai.
"Quindi tu e la ragazzina siete due macchine e se non riuscite a controllare il microchip diventerete dei robot. Mark invece può parlare con Kim nella sua mente e poteva farlo anche Bart, tuo fratello, o almeno così credi. Avete anche detto che possiamo trovare una cura a questa cacchio di malattia e che ci sono dei ragazzi intrappolati nel centro della C.A.T.T.I.V.O. e che loro probabilmente si ricordano di noi, ma noi non di loro. Tutto questo è colpa di un tizio che si chiama Janson e che ci ha fatto a tutti il lavaggio del cervello assieme alla sua amica infermiera dottoressa Paige."
"Detto così sembra abbastanza surreale, lo so, ma credetemi è così. Dobbiamo andarcene e cercare di fare qualcosa."
Mi sento stupida a parlare in quel modo, ma i ragazzi sembrano crederci anche se Alby sembra alquanto titubante.
"Cosa dovremmo fare scusa?" Domanda allora Minho quasi in contemporanea con Gally.
"Iniziamo con l'andarcene da qui e dirigerci verso un qualsiasi posto che non sia della C.A.T.T.I.V.O. Probabilmente anche questo edificio è loro e tutto quello che abbiamo visto era solo un inganno. Più passano i minuti più ne sono convinta. Quando Janson mi ha fatto visita mi ha parlato di un Porto Sicuro, di una cura. Sono tutte bugie. Devono esserlo."
La mia voce rimane fredda per tutto il tempo, ma sull'ultima parte non sono per niente sicura.

Certo Janson mi ha fatto una delle sue solite visite notturne nei miei sogni e mi ha parlato di un Porto Sicuro a centocinquanta chilometri a nord di qui, ma non possiamo fidarci in questo modo delle persone che ci hanno intrappolato in un Labirinto pieno di mostri assassini.
Inoltre ha accennato al salvataggio quasi con un sorriso beffardo che mi ha fatto capire che anche quello è stato solo l'ennesimo inganno della C.A.T.T.I.V.O.
"Forse non sono bugie, forse sono la verità. Secondo me dovremmo andarci a questo... come lo ha chiamato? Porto Sicuro?"
Quelle parole, dette da Minho, mi distraggono dai miei pensieri e mi fanno rimanere letteralmente sbalordita.
Mentre parlo cerco comunque di mantenere una voce tranquilla: "Ragazzi... io conosco Janson e anche voi lo avete conosciuto. Non possiamo fidarci di lui così come se niente fosse. Rischiamo di ritrovarci di nuovo nei Labirinti a marcire come topi. Io devo portare via da qui Kim e se Mark vorrà, verrà con me. Sono sicura che andare al Porto Sicuro sarebbe solamente uno spreco di tempo e energie quando invece potremmo andarcene di qui e cercare un modo per trovare una cura e mettere a tacere la C.A.T.T.I.V.O."
Minho mi osserva stranito, ma anche Alby e Newt non sono da meno.
"Ragazzina non puoi dare ordini. Ti abbiamo conosciuto nemmeno due giorni fa. Come facciamo a essere sicuri di poterci fidare di te?"
Per quanto le parole di Alby mi diano fastidio il ragazzo non ha tutti i torti.
"Fate come volete, ma io devo assolutamente fare qualcosa per Kim e levarle quel maledettissimo microchip dal petto e stessa cosa devo fare su di me. Non vi obbligo a venire con noi se non volete, ma non costringeteci a seguirvi."

Gally, che per tutto questo tempo è rimasto in silenzio, cerca di calmare gli animi notando che si stanno surriscaldando un po' troppo.
"Ragazzi evitiamo di litigare fra di noi. Siamo sopravvissuti dentro al Labirinto per più di un anno perché siamo rimasti uniti. Non buttiamo tutto all'aria come se niente fosse e cerchiamo di vedere quali sono le priorità e quali no. Cerchiamo di far rinvenire la ragazzina per prima cosa e vediamo come reagisce al suo risveglio; dopo decideremo cosa fare e dove andare e vedremo se quei maledettissimi pive del cacchio di medici verranno a riprenderci o se ci lasceranno qui a morire ."

Newt's pov

Le parole di Gally devono essere state molto efficaci visto che Alby e Minho si sono rilassati e che Laila ha assunto un'aria un po' meno tesa. Appena l'ex Intendente dei Costruttori ha finito di parlare, mi alzo in piedi e mi dirigo verso Kim, la prendo in braccio sollevandola a fatica e la porto nel dormitorio dove la poggio delicatamente su uno dei letti.
La sistemo sotto le coperte e mi siedo accanto a lei accarezzandole la mano destra.
Vengo raggiunto da Minho e Alby che poggiano ciascuno una loro mano sulla mia spalla.
"Abbiamo detto agli altri ragazzi di cercare una via di uscita sicura. Si riprenderà, tranquillo."
I miei amici si siedono accanto a me e prendono a fissare la ragazza ancora svenuta.
"Ho paura che muoia. Ho paura di perderla." Sussurro le parole, ma entrambi i Radurai hanno sentito.
"Ehi, ti ho già spiegato che andrà tutto bene e che ce la farà. Ha resistito al Labirinto e ai Dolenti. Resisterà anche a questo. Fidati."
Minho per qualche strana ragione riesce sempre a farmi sentire bene, proprio come un fratello.
"Grazie ragazzi, ma ora lasciatemi solo."
I due Radurai, a malincuore, escono dalla stanza lasciandomi solo con Kim.
Le accarezzo la mano, mi chino su di lei e le schiocco un bacio sulla guancia. Vorrei tanto che accadesse come nelle favole: vorrei che il bacio la potesse risvegliare e far tornare tutto come una volta. Vorrei solo che per una volta andasse tutto bene, vorrei solamente rivedere gli occhi azzurri di Kim, sentire il suo profumo e lasciarmi inebriare. Vorrei baciarla, cullarla fra le mie braccia, sentire il suo piccolo corpo che aderisce al mio. Vorrei, ma non posso. Tutto per colpa della C.A.T.T.I.V.O. che ha trasformato la persona che amo in un robot.

Kim's pov

Credo di trovarmi in uno stato di semincoscienza. Sono consapevole del mondo attorno a me, ma tuttavia non riesco ad aprire gli occhi per poter osservarlo. Tutto attorno a me è nero e il dolore che mi pervade il corpo non ha eguali.
Vorrei svegliarmi perché ho paura di impazzire e di trasformarmi nel robot che Janson mi ha descritto. Sto provando a concentrarmi per aprire gli occhi, ma non riesco a farcela nonostante mi ci impegni con tutta me stessa.
Passa diverso altro tempo, non saprei dire quanto, ma alla fine sento qualcosa, un tocco per la precisione.
È leggero e leggermente umidiccio e mi sfiora le labbra.
Quel tocco.
Mi ricordo a chi appartiene: Newt.
Il mio adorato Newt.
Sento il mio cuore iniziare a scaldarsi sempre di più fino a quando quel calore non diventa quasi insopportabile.
Tento ancora di aprire gli occhi e grazie al pensiero di Newt ci riesco.

***

Mi rialzo di scatto finendo completamente addosso al ragazzo che amo.
"Newt... o mio Dio..."
Metto le braccia al collo del ragazzo e stringo forte la presa. Sento il ragazzo sospirare forte per la sorpresa per poi avvolgermi con le sue braccia.
"Sei tu?"
"Sì... sono io."
Inizio a piangere, ma le mie sono lacrime di gioia.
Affondo la testa nel petto del ragazzo che accoglie il gesto stringendomi ancora più forte a sé.
"Per quanto tempo sono rimasta svenuta?"
"Tre giorni. Avevo paura che tu fossi... morta."
Sposto il volto dal petto del ragazzo e gli sorrido passando le mie dita fra i suoi scompigliati capelli biondi.
Mi chino verso di lui e poggio le mie labbra sulle sue aspirando intensamente il suo profumo. Sento le mani del ragazzo posarsi sui miei fianchi e cercare la pelle della mia schiena per accarezzarla.
Mi scollo dal ragazzo che cerca di trascinarmi nuovamente su di lui, senza successo.
"Ti sembro morta?" Domando ironicamente.
"Per niente."

Alcuni minuti dopo mi ritrovo con la testa appoggiata sul cuscino del mio letto con Newt accanto a me.
"Mi dispiace per quello che ho fatto... davvero..."
Il ragazzo soffoca le mie scuse con baci pieni di passione.
"Non è colpa tua. Stai tranquilla. Ora pensa a goderti questo attimo di pace. Siamo ancora in piena notte e i ragazzi hanno preferito dormire nel salone per lasciarti tranquilla: possiamo stare insieme da soli. Lascia stare il resto."
Sorrido rivolta verso il ragazzo dopodiché mi sollevo e mi sposto sul di lui con delicatezza.
"Lascio stare il resto allora." Sussurro all'orecchio del ragazzo.
Lui in tutta risposta mi bacia l'orecchio e lo morde leggermente. "Smettila..." provo a dire ridacchiando.
Lui passa al collo mentre si volta invertendo i ruoli e facendo finire me distesa e coricata e lui su di me.
"Non credo che tu lo voglia davvero."
Dopo quelle parole il ragazzo riprende a baciarmi senza fermasi facendomi quasi mancare l'aria nei polmoni. Mi accorgo che Newt non indossa la sua maglietta e sento le guance avvampare improvvisamente.
"Tutto bene?" Domanda il ragazzo vedendo che ho smesso di baciarlo. Io fisso il suo petto e lui capisce subito al volo.
"Scusa... io..."
"Tranquillo." Dico sollevandomi, raggiungendo così l'altezza del ragazzo seduto difronte a me.
Poggio una mano sul suo petto dove in corrispondenza, alla scarsa luce della camera, riesco a vedere delle cicatrici biancastre.
Poggio la mano sui tagli sapendo perfettamente la loro provenienza: i segni coincidono non l'apertura della mia mano. Credo di stare per mettermi a piangere, ma sento la mano calda e leggermente sudata del ragazzo poggiarsi sulla mia.
Alzo lo sguardo e fisso i miei occhi in quelli di Newt: il ragazzo sposta la mia mano sul suo petto facendola scorrere sui suoi muscoli. Sento uno strano brivido percorrermi la schiena, ma quella strana sensazione scompare non appena capisco qual è l'intento del ragazzo.
Newt ha spostato la mia e la sua mano sul cuore che sento battere molto velocemente: "Quando quelli stramaledetti medici psicopatici della C.A.T.T.I.V.O. non saranno più un problema noi staremo insieme senza niente che ci divida. Finché non saremo al sicuro non credere, nemmeno per un istante, che io non ti voglia bene, che io non ti ami. Okay?"
Lo guardo dolcemente e lo abbraccio.
"Insieme fino alla fine." Dico con il volto affondato nel suo petto caldo.
"Fino alla fine." Concorda lui appoggiando il mento sulla mia testa.

***

Rimaniamo assieme ancora a lungo. Newt mi avvolge il corpo da dietro così la mia schiena entra in contatto con il suo petto creando un incastro perfetto.
Sento il suo fiato caldo solleticarmi il collo, i suoi baci sull'orecchio e le sue dita tra i miei capelli. Ogni volta che percepisco le sue mani su di me sento quelle scariche di piacere pervadermi dalla testa ai piedi. Mi volto verso il ragazzo, ma mi ritrovo faccia a faccia con il suo petto, o meglio con i suoi pettorali.
Alzo lo sguardo e vedo che Newt mi sta guardando: faccio appena in tempo a sistemarmi più vicino a lui che il ragazzo mi bacia il collo. Lo fa piano, ma le scariche di piacere mi percorrono comunque la spina dorsale. Lo lascio fare e mi accorgo che le mani del ragazzo si sono posate sui miei fianchi scoperti...
Abbasso leggermente lo sguardo per quanto possibile e mi accorgo che la mia maglietta, a forza di voltarmi e rigirarmi, si è spiegazzata tutta e si è alzata lasciando scoperta la mia vita e l'ombelico.
Faccio scorrere le mie mani su quelle di Newt che, forse per timore di aver fatto qualcosa di sbagliato, le toglie.
"Scusa... pensavo che non ti desse fastidio."
"Infatti." Rispondo io afferrando le mani del ragazzo e poggiandole sui miei fianchi.

***

Rimaniamo insieme fino a quando le luci del mattino non schiariscono la stanza facendole assumere colori più chiari.
Newt alla fine si è addormentato e credo che anche io, a un certo punto, abbia ceduto al sonno più tranquillo che io abbia mai avuto da quando ho avuto memoria.
Senza fare il minimo rumore mi dirigo verso il bagno delle ragazze, cercando di schivare i diversi corpi addormentati che si trovano in giro per la sala.
Appena sono entrata mi dirigo davanti allo specchio e con una spazzola che trovo lì accanto mi do una sistemata ai capelli legandoli in una coda.
Dopo essermi sistemata per bene mi tasto le labbra gonfie e rosse per tutti i baci dati a Newt. Spero vivamente che gli altri ragazzi non se ne accorgano altrimenti mi aspetterà un'intera giornata di domandine e battutine pungenti.
Sto per voltarmi per tornare nel dormitorio a svegliare Newt quando mi accorgo di una strana linea grigiastra che esce dalla scollatura della mia maglietta.
Sempre più preoccupata sollevo l'indumento e noto diverse fasciature ricoprirmi il busto. Mi tolgo di dosso il lino rimanendo con indosso il reggiseno bianco e la maglietta.
Abbasso lo sguardo e noto, in corrispondenza del cuore, un piccolo marchingegno di metallo su cui, una piccola luce rossa, sta pulsando insistentemente.
Vedo anche un'altra luce verde, ma non pulsa, anzi, la lampadina è spenta.
Dal piccolo marchingegno si dipartono diversi cavi metallici che mi percorrono il corpo, circondandomi la vita.
Mi volto di spalle e noto un grosso taglio rossastro ricucito alla ben e meglio ricomporsi grazie a diversi altri cavi interni alla ferita.
Il taglio, prima profondo, diventa presto una striscia rossastra mentre il filo nero usato per ricucire la ferita salta via come se niente fosse.
Se qualcuno mi guardasse la schiena ora non credo che penserebbe mai che un attimo prima al posto di quella striscia c'era uno squarcio gigantesco.
Sto ancora osservando la linea rossa quando sento un dolore atroce pervadermi da testa ai piedi: noto che i cavi che ricoprono la parte anteriore del mio busto stanno circondando anche la schiena attaccandosi alla pelle come ventose.
Rimango un attimo interdetta poi urlo per lo spavento.
Urlo forte cercando di togliermi dalla testa le voci che stanno tornando silenziose.
Urlo e sento dei passi venire verso la mia direzione, poi la porta si apre.



Space for me||☆

Salve gente!

E non è morta come potete ben leggere.

Aggiungerei anche un 'ancora', ma credo che ci sarebbe una ribellione generale, quindi evito.

Spero che la mia storia continui a piacervi e boh...
Grazie per i 1,4K visual. Grazie davvero. Paragonati a certe storie saranno ifinitesimali, ma fidatevi per me sono veramente tanti.

Volevo chiedervi se vi andrebbe di andare a dare un' occhiata alle altre mie storie, magari vi piacciono...

IPOTESI ALLA STILES (~*-*)~ :

Se IPOTETICAMENTE io iniziassi a scrivere una storia su Thomas Sangster o robe simili quanti la leggerebbero?

SONO SOLO IPOTESI NIENTE DI SICURO.

*incrocia le dita sperando che siano più di due*

Ora mi dileguo e vado a stolkerar... cioè... a interessarmi legalmente di Dylan, Thomas e il resto delle personcine belle che mi stanno simpy.

Bacioni ❤️
Maty☆

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