Capitolo 15
Il mattino seguente mi sveglio a dir poco spaesata. Ho addosso una coperta sottile, forse di qualche materiale ultraleggero.
Strizzo gli occhi e mi puntello sui gomiti notando che Newt non è coricato vicino a me.
"La bella addormentata ha deciso di svegliarsi, vedo!" Sento dire da dietro le mie spalle.
Mi volto ancora assonnata scoprendo Newt a preparare una colazione molto semplice. Deve aver frugato in tutto lo zaino per racimolare quel poco che ancora abbiamo. Se ci penso l'ultima volta che abbiamo preso da mangiare è stato quasi tre settimane fa, al negozio di alimentari.
Ho perso la cognizione del tempo a forza di stare qua sotto.
"Scusa, ma avevo bisogno di una dormita. Non so se ti ricordi, ma ieri ho rigettato tutto quello che avevo mangiato negli ultimi due giorni, non so se mi spiego..."
"Sì, in effetti non è stato un bello spettacolo."
Sento le guance colorarsi un po' di rosso mentre mi corico a pancia in su.
"Beh, in ogni caso grazie ancora per avermi aiutato. Posso solo chiederti da dove cavolo hai preso questa coperta? Ne abbiamo sempre avuta una e basta."
Il ragazzo mi si avvicina e si corica al mio fianco.
"Diciamo che quando le acque si sono calmate abbastanza sono andato a fare un giro. Ho pensato che di prima mattina i Dolenti non sarebbero di sicuro stati in giro, così ho rischiato."
"Hai rischiato la tua vita per una coperta?"
"Beh, ho rischiato per te, per farti stare meglio. Ti era salita la febbre e diciamo che siamo a corto di medicine."
Non mi guarda in faccia quando lo dice, forse si aspetta che io faccia qualcosa o forse no.
Qualsiasi pensiero stia facendo ora il ragazzo non mi importa: mi sporgo verso di lui, gli stringo la mano e poggio la testa sul suo petto. È caldo, sa di Newt, sa di tranquillità e di casa.
A quel punto il biondo infila la sua mano tra i miei capelli e con delicatezza li pettina, sciogliendo i nodi e sfiorandomi la nuca con i polpastrelli.
"Mangiamo qualcosa?" Domanda a quel punto il ragazzo.
Annuisco e mi sollevo prendendo la colazione per poi tornare vicino a Newt, ancora coricato.
Ci dividiamo in parti ugali barrette energetiche, carne secca e uvetta. Inzio a smangiucchiare tutto con molta calma, appoggiando la testa alla spalla di Newt. Così passiamo lunghi attimi assieme, senza parlare, ma l'uno vicino all'altra.
Appena ho finito di mandare giù l'ultimo boccone, mi sollevo in piedi e inizio a risistemare lo zaino per poter partire il prima possibile.
"Ci fermiamo almeno un giorno se non due. Non voglio ripartire se non sei riposata e nel pieno delle forze."
Newt si è seduto sulla coperta e con fare disinvolto mi parla, mentre mi osserva.
"Possiamo anche ripartire ora, sono già riposata." Rispondo, cercando di nascondere la stanchezza e autoconvincermi di poter riprendere il cammino.
"Molto simpatica, ma rimaniamo qua fino a domani, e su questo non si discute."
Sbuffo alzando gli occhi al cielo.
"E va bene ragazzino, questa volta hai ragione."
"Ragazzino? Ma non l'avevamo risolta questa questione?" Chiede alzando un sopracciglio e mettendosi a braccia conserte come un bambino piccolo, con fare imbronciato.
"Ragazzino, non ho mai detto niente in proposito."
Lui lascia cadere le braccia lungo i fianchi mentre gli occhi gli si accendono di uno strano brillio.
"Va bene, chiamami come ti pare... Attenta però a non darmi sempre ragione, altrimenti diventerai una pappamolle."
Mi avvicino a lui con uno scatto, buttandolo a terra e puntandogli un mio coltello alla gola. Il metallo sfiora appena il suo pomo d'Adamo.
"Come vedi sono ancora in grado di tenerti testa, anche in queste condizioni."
"Peccato che non sei più quella di una volta. Tre settimane fa non mi avresti atterrato senza minacciarmi." Ammicca nella mia direzione e io non posso che dargli ragione con lo sguardo.
"Odio quando hai ragione." Sussurro con un filo di voce. Poi mi rialzo da sopra ragazzo e mi siedo poco più in là, schiena al muro.
Newt mi rivolge uno sguardo beffardo, che nasconde una punta di affetto.
***
Il biondo se ne sta per i fatti propri a guardare il soffitto, steso sulla coperta.
Io me ne sto per i fatti miei a pensare alla mia vita di tre settimane fa.
Avevo un tetto sopra la testa, la mia camera, il mio bagno, la mia sala allenamenti e un pasto, anche se scadendente, tutti i giorni.
Nonostante questo però vivevo dentro una prigione, circondata da uomini di quaranta, cinquanta forse anche sessant'anni. E tra tutti loro solo la Cancelliera sembrava capirmi fino in fondo, ma ora che so la verità credo fosse merito di uno dei suoi trucchetti.
Insomma, magari riusciva a capirmi perché sapeva della mia vera vita prima dell'arrivo dell'Eruzione, degli Spaccati. Forse conosceva la mia famiglia, i miei amici...
Qualunque cosa quella maledetta donna sapesse o meno, resta il fatto che mi ha mentito. Spudoratamente. Per diciassette, quasi diciotto lunghissimi anni.
Almeno, questo è il tempo che avrei trascorso con lei secondo la sua versione dei fatti.
Ma chi può dire che non abbia mentito anche su questo?
La mia vita è una bugia bella e buona: a dir la verità mi domando se anche solo una delle cose che so su di me sia vera, se il mio nome sia veramente Kim o un altro.
Sembra strano come tre settimane fa sembrasse tutto così solido, indistruttibile, come la mia vita fosse così sicura e senza dubbi.
In un attimo è cambiato tutto: se il tempo può fare una cosa del genere, non voglio nemmeno immaginare cosa possano fare le bugie.
La mia vita era basata su ferme convinzioni, come il fatto che la C.A.T.T.I.V.O. fosse buona.
Ma ora che vedo le cose da un altro punto di vista, non posso che definirle illusioni.
Già, la mia vecchia vita, con i suoi lussi, le comodità e quant'altro, era diventata un netta e solida convinzione.
Un'illusione diventata convinzione che in qualche modo mi faceva credere di essere migliore, migliore di quanto in verità io non fossi.
Pensavo di essere più capace in quanto Mune, in quanto prima scelta della Cancelliera, punto di riferimento per molti.
Ma cosa mi aveva portato a credere di essere migliore della gente che si ammazzava pochi metri più in là rispetto alla mia vecchia casa?
Chi ero, chi sono io per giudicare gli altri, me stessa? Nessuno: non ho il diritto di farlo, eppure l'ho fatto, più volte.
Il mio credermi invincibile aveva cambiato il mio punto di vista, mi aveva fatto sperare di poter sopravvivere, andare avanti.
Mi viene quasi da ridere sapendo che poche ore fa ero sul punto di mandare tutto a rotoli, missione e la mia vita stessa comprese.
Altro che indistruttibile o invincibile: sarebbe stato meglio far pena che farsi schifo da soli.
Mi sento veramente un'esaltata ad aver pensato di poter essere perfetta, senza difetti e senza paure.
Quando ho incontrato Newt, l'unico che riusciva, anche se per poco, a tenermi testa, mi sono resa conto che non ero perfetta e quando mi sono messa a piangere come una bambina piagnucolona ho capito di non essere il soldato che credevo.
Ma se non sono né un soldato né un perfetto membro della C.A.T.T.I.V.O., chi sono?
Forse non sono nessuno, forse devo decidere io chi essere.
Se così è, allora devo darmi una bella svegliata e decidere: preferisco la Kim gentile che ama stare abbraccia a Newt e sentire le sue mani attorno alla vita o la Kim fredda e scostante, brava a lanciare i pugnali e squarciare le gole?
Sospiro silenziosamente sperando di non essere sentita da Newt che continua a guardare il soffitto pensando a chissà che cosa.
Chiudo gli occhi e mi porto le gambe al petto.
Per quanto i nuovi sentimenti che sto provando negli ultimi giorni siano così piacevoli, non sono cose da me.
Mi manca sentire i miei muscoli tendersi mentre lancio i pugnali, la mia schiena diventare rigida e il mio corpo diventare un tutt'uno con il combattimento.
Mi sento così vulnerabile, indifesa senza la mia sfrontatezza, il mio essere acida e distaccata.
Anche quando Newt mi abbraccia mi sento allo scoperto, ancor di più quando sento il suo cuore battere mentre mi posa le mani sui fianchi, stringendo appena la pelle.
Voglio essere protetta, sentirmi al sicuro e l'unico modo per farlo, o almeno l'unico che io conosca, è quello di ricostruire pezzo per pezzo il muro che è crollato attorno al mio cuore.
Questa volta costruirò una difesa così impenetrabile che nemmeno Newt riuscirà a tirarla giù tanto facilmente.
Ora però voglio godermi il mio ultimo giorno nei panni di questa alternativa versione di me che non posso accettare.
Sono una guerriera, non una ragazza dolce e premurosa, ma Newt non sembra capirlo. Così mi corico vicino al ragazzo che da diverso tempo mi stava fissando.
"A che pensi?" Domando curiosa mentre il biondo sposta lo sguardo sul soffitto sopra di lui.
"A come sarebbero andate le cose se non avessi detto a Tommy di spararmi. Forse non mi avresti mai salvato, non ci saremmo mai conosciuti. Io sarei rimasto uno Spaccato e tu una della C.A.T.T.I.V.O."
Si gratta la guancia destra e poi tira su con il naso: sembra quasi sul punto di piangere.
Trova una soluzione, mi dico.
Mi schiarisco la gola per un secondo.
"Beh, pensa a come è andata, non a come sarebbe potuta andare. Insomma sei vivo, sei Mune e stai per incontrare Minho e quel tuo Tommy. Cosa vuoi di più dalla vita?"
Alle mie parole il ragazzo si gira e mi fissa con sguardo diversi dal solito, quello sguardo indagatore che usava nei primi giorni seguenti al nostro incontro.
"Niente, non voglio niente. E solo... non riesco a non pensare a come sarebbero state le cose se avessi fatto almeno una volta la scelta giusta."
"Se non hai fatto la scelta giusta prima, falla adesso: vivi la vita e datti una seconda possibilità."
Lui mi sorride in modo sincero e quella striscia di denti luminosa sembra quasi un paradiso nel mezzo di questo inferno che chiamiamo "mondo".
Volta ancora la testa al soffitto, poi si alza e prende lo zaino per tirare fuori delle bottiglie d'acqua.
Lo sento dire "datti una terza possibilità, Newt".
Terza possibilità? Cosa significa?
Anche se in prenda alla curiosità non faccio domande, per evitare di finire in argomenti troppo pesanti da sostenere.
Sia per me che per lui.
***
La sera andiamo a dormire e entrambi ci abbandoniamo al calore della coperta.
Per tutto il pomeriggio abbiamo parlato di diverse cose, tra cui gli amici di Newt e il fatto che la vasca dell'acqua si sia ripulita e riempita completamente dopo il mio "passaggio". La rete idrica qua sotto deve essere perfettamente funzionante, così come il suo ricircolo nelle vasche.
Riguardo a Minho e quel Tommy ho solo scoperto che sono stati nel Labirinto con il biondo.
Erano entrambi suoi grandi amici, ma l'ultimo di cui si è fidato Newt è stato Thomas, il ragazzo che gli ha sparato tre settimane fa.
Mentre mi confidava queste cose gli occhi gli brillavano e mi sembra di aver visto una lacrima scivolare sulla sua guancia.
In quel momento ho fatto uno dei miei ultimi atti gentili e ho abbracciato il ragazzo dicendogli che appena lo avrebbero rivisto, sicuramente sia Minho che Thomas avrebbero capito.
Lui mi ha stretto a sé con quel suo tocco gentile che mi fa sentire speciale e ha appoggiato le sue labbra sulla mia spalla.
Sono stata attraversata ancora una volta da brividi di piacere e ho chiuso gli occhi per un istante.
Ho sospirato appena e in quel momento mi sono resa conto che non posso e non voglio essere dipendente da qualcuno in questo modo.
Così ora, anche se Newt mi sta accanto, abbracciandomi, chiudo gli occhi e evito di pensare alla me dolce e premurosa che domani abbandonerò per tornare a essere la vecchia Kim.
La guerriera.
Space for me||☆
Pive ecco un altro capitolo.
Spero vivamente che vi sia piaciuto.
Considerazioni, dubbi esistenziali e quant'altro qui a lato. 👉
Vi lascio un disegno che ho fatto un po' di tempo fa. :D)))
Okay, la foto fa schifo, ma sono dettagli :)))
Ho comprato questa felpa😍😍.
Anyway.
Non ho la più pallida idea di quando andrò a vedere il film. Quindi ragazzi, chi di voi l'ha visto, non faccia spoiler.
Questo è tutto :))
Forse nelle vacanze di carnevale aggiornerò ancora un po'.
GRAZIE PER LE 13K VISUAL E I VOTI.
❤
Vi lascio 👋
Bacioni ❤
Maty☆
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