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Capitolo 1

Come tutte le mattine mi sto allenando con il mio insegnante di quelle che dovrebbero essere arti marziali o simili.
Con un ultimo colpo sul viso e un pugno nello stomaco stendo definitivamente l'uomo che ci mette un attimo a riprendersi dal colpo.
"Complimenti, sei migliorata molto. Ora riposati pure." Dice ancora un po' ammaccato.
Lascio la stanza con passo veloce e mi dirigo verso la mia camera.

Attraverso i corridoi pieni di medici che mi rivolgono sguardi di ammirazione. Cosa ci trovino in me c'è da chiederselo, ma chi li capisce questi. D'altronde sono solo una ragazza magra, con capelli scuri e occhi azzurri con una strana passione per le armi.
Svolto un'ultima curva, o meglio angolo e mi ritrovo faccia a faccia con la Cancelliera Paige.
Da quando Anderson è morto in una strana e improvvisa epidemia di Eruzione due anni fa, proprio qui nel centro in Alaska della C.A.T.T.I.V.O., la Dottoressa Paige ha preso il posto di Cancelliere.

"Buongiorno Kim, spero che la tua lezione sia andata per il meglio."
"Sì, è andata bene." Rispondo fissando la donna negli occhi.
"Ti avverto che questo pomeriggio dovrai venire nel mio ufficio e saltare la tua normale serie di lezioni."
A quelle parole non faccio domande sapendo che la risposta non ci sarebbe proprio o sarebbe addirittura troppo enigmatica per capirci qualcosa.
"Ci sarò, non si preoccupi."
Detto questo sorrido amorevolmente alla donna, anche se non ne ho per niente voglia e continuo il percorso fino alla mia camera.

Appena arrivata chiudo la porta e tirato un sospiro entro nel bagno.

***

Una doccia rilassante è proprio quello che mi ci voleva dopo l'allenamento spossante di oggi. Prendo il mio solito accappatoio bianco, lo infilo lasciandomi avvolgere dal soffice tessuto, dopodiché mi asciugo per bene e infilo la mia tenuta: pantaloni scuri, canotta nera e per finire anfibi e felpa grigia.
Mi asciugo velocemente i capelli e senza la minima voglia, mi avvio alla mensa dove tuttavia l'unica a mangiare sono io.

So per certo che lì dentro ci mangiano anche altre persone, ma non le ho mai viste. Insomma, una pila di vassoi sporchi ogni giorno non è difficile da notare, soprattutto se messa in bella vista sul bancone accanto all'ingresso.

Aspetto che la cuoca rovesci le varie cose commestibili -o almeno dovrebbero esserlo- sul mio vassoio, poi preso posto ad un tavolo inizio a mangiare di malavoglia.

***

Finito pranzo la prima cosa che faccio è andare dalla Cancelliera: quella donna è tanto severa quanto intransigente e l'ultima cosa che voglio è farla arrabbiare.

Arrivata davanti alla porta dell'ufficio, busso e appena una voce dice un sonoro "avanti", entro nella stanza.
La Cancelleria, in tutta la sua austerità, è seduta dietro la sua grande scrivania grigia.
Mi rivolge un sorriso che sembra quasi tirato e mi prega di accomodarmi.

"Di cosa voleva parlarmi?" Domando fissando la donna.
"Beh, prima di tutto volevo ringraziarti immensamente. Fai parte della C.A.T.T.I.V.O. da quando io ero solo una dottoressa. Ti ho visto crescere e posso affermare che sei la mente più brillante che abbiamo qui. In questi lunghi anni ti ho visto cambiare e diventare una donna, un vero portento.
Tuttavia, nonostante mi sia opposta con forza fin dall'inizio, ho dovuto accettare l'idea che un giorno avresti dovuto lasciare il nido e spiccare il volo.
Ora il momento è arrivato: oggi è il tuo ultimo giorno alla C.A.T.T.I.V.O., domani partirai per Denver."

Cerco di non strabuzzare gli occhi dalla sorpresa e di mantenere un'aria dignitosa e seria.
"Mi scusi Cancelliera, ma non ho ancora terminato il corso di addestramento: le lezioni di scienza e chimica su come preparare un ordigno non sono neanche giunte al termine... non posso andarmene con questa inesperienza."
La donna a quel punto si alza in piedi e si dirige verso la finestra del suo ufficio che mostra il bosco innevato che circonda il Centro.
Si volta di spalle osservando fuori.
"Kim, hai completato i corsi molto tempo fa, più di quanto tu possa credere. Ora devi solo mettere in pratica quello che sai."
Si volta a guardarmi e scrutando i suoi occhi capisco che sta parlando sul serio.
"Ma cosa ci andrei a fare a Denver?" replico io "Ormai è stato dichiarato lo stato di allerta. La città è invivibile, è piena di Spaccati. Mi mandate a fare il martire?"

Sto iniziando a perdere le staffe. Ogni santo giorno da due anni a questa parte ho sempre fatto tutto ciò che mi chiedevano, sapendo che l'obbiettivo era trovare una cura all'Eruzione. Ho imparato a combattere, a sparare, a uccidere un uomo con una sola mossa delle mani. Ho imparato le leggi della scienza stando tutti i giorni chiusa in laboratorio a lavorare sui corpi morti degli Spaccati. Ogni giorno, senza mai fermarmi.
E ora sentirmi dire che devo mandare all'aria la mia vita per andare in un posto in cui non sopravvivrei e pure senza una motivazione coerente... beh, mi fa arrabbiare, persino più dell'atteggiamento di Janson o di Randall, capo delle guardie molto arrogante, ormai morto.

Alla fine la Cancelliera, dopo avermi guardato a lungo negli occhi, quasi scrutandomi, si decide a rispondermi.
"No, ti mandiamo a fare il Messia, se la metti in questi termini. Abbiamo una sola fiala, ma la cura per l'Eruzione è pronta. Andrai a Denver e sceglierai qualcuno in cui iniettare il Nirvana 2C, la cura definitiva. Ci comunicherai gli sviluppi che avrà su chiunque lo impianterai mandandoci messaggi tramite l'attrezzatura che ti daremo domani. I tuoi studi si sono resi utili, più di qualsiasi cosa.
Ora preparati, vai a concludere le tue lezioni. Saranno molto speciali."

***

In quell'aria di mistero esco dalla camera non senza prima aver salutato la Cancelliera.
Possibile che abbia detto davvero quelle cose? Hanno trovato una cura per l'Eruzione? Ma soprattutto... Andare fuori dal Centro della C.A.T.T.I.V.O.? Andare a Denver, una città piena zeppa di Spaccati?
Certo, l'idea di uscire finalmente di qui è elettrizzante, ma sapere di dover andare in un luogo in cui ci sono solo Spaccati a perdita d'occhio... questo mi fa meno piacere. Poi perché mai hanno scelto me? Beh sì, okay, sono una dei pochi Muni, ma voglio dire, ho appena diciassette, forse diciotto anni.
Ci sono soldati della C.A.T.T.I.V.O. che hanno molta più esperienza di quanta ne abbia io.

Ma in ogni caso non posso tirarmi indietro. È tutta una vita che sono rinchiusa qui e il panorama delle Fosse degli Spaccati che si vede dalla finestra della mia camera, inizia a stancarmi. Tuttavia non sono sicura di quello che mi è stato detto: la Cancelliera ha sempre portato la sua aria di mistero con sé e così la sua nomina dopo Anderson, ma non avevo mai pensato che potesse mentirmi. O almeno, spero che non lo abbia fatto.

Mentre i dubbi su quella donna continuano ad assilarmi giungo davanti a una stanza con scritto "Aula lezioni. A0."

Entro in classe, dove come consuetudine l'unico banco a disposizione, il mio, riempe la stanza. Dentro l'aula non c'è nessuno, ma mi accorgo presto della scritta sulla lavagna.

"Vai in sala addestramenti"

Senza farmi domande, o almeno non troppe, mi dirigo verso la stanza. Entro dieci minuti sono lì, nella sala di questa mattina, che trovo molto cambiata.
Un grande vetro antiproiettile super rinforzato divide la sala in due. Dietro il vetro tutti i medici della C.A.T.T.I.V.O., la Cancelliera Paige e sfortunatamente anche Janson, uomo insopportabile e uno dei principali consiglieri della Cancelliera, mi stanno osservando entrare. La voce del Capo della C.A.T.T.I.V.O. rimbomba d'un tratto nella stanza.

"Bene Kim, ora ti metteremo alla prova per quello che affronterai domani."
Sento le porte dietro di me chiudersi ermeticamente. Brutto segno.
"Ora nella stanza troverai delle armi comuni quali pistole, fucili e simili. Verranno mandati in questa sala, dal tuo lato del vetro, una banda di Spaccati presi dalle Fosse. Dovrai ucciderli e cercare di iniettare a uno di loro un sedativo che rappresenterà il Nirvana 2C che ti verrà dato domani. Tieni presente che questa è una prova e in caso di problemi verranno uccisi tutti gli Spaccati, ma da questo dipende il futuro nostro e di tutti coloro non ancora oltre l'Andata. Ora procediamo."

Il mio cervello non ha nemmeno tempo per metabolizzare la notizia che esattamente dall'altro lato della sala si apre una porta.

Ne escono tre donne e due uomini che sono molto oltre l'Andata.
I loro volti sono pieni di tagli, pus e il resto del corpo... beh, non è messo meglio. Gli occhi sono arrossati, le teste calve piene di macchie e sangue; i denti gialli e decadenti. Animali, sono diventati animali.
I cinque guardano prima i dottori dietro il vetro, poi me. I loro sguardi pieni d'ira mi colpiscono come proiettili e le facce putrefatte iniziano a darmi il volta stomaco.

Poi la sento. Silenziosa come sempre la paura sta arrivando. Scivolosa e con il suo gusto acido che ti impiastrica bocca e ti manda in pappa il cervello, mi si aggrappa allo stomaco mentre sopraggiunge anche la mia coscienza.
Dolce e rassicurante si insinua sempre più in su, fino ad arrivare al cervello.
"Corri" dice "Uccidi".

In un attimo lo spirito combattivo prende il sopravvento. Gli Spaccati mi si gettano contro con rabbia e occhi iniettati di sangue. Le armi di cui la Cancelliera mi aveva parlato sono alla mia sinistra, su un ripiano. Afferro una pistola e un pugnale e la siringa che rappresenta il Nirvana 2C. Vedo scomparire la mensola con le armi dentro il muro. Bello scherzo, lasciarmi solo queste tre cosette; sempre meglio di niente, comunque. Con una velocità assurda punto la pistola verso gli Spaccati. Due colpi alla testa vanno a segno e due zombie cadono a terra. Fuori due, ne mancano tre.

Ormai le restati bestie mi sono addosso.
Cado all'indietro.
"Schifosa Mune, vai all'Inferno." Mi grida una donna in faccia, sputacchiando in tutte le direzioni.
La bava di colore giallo cola sul mio volto. Io con il calcio della pistola le colpisco la fronte.
La donna mi si accascia accanto, ma non ho tempo per riprendere fiato che gli altri due mi sono sopra.

Una lama argentea vibra in aria e un attimo dopo la testa di uno Spaccato giace a terra mentre il sangue infetto e vermiglio cola copioso ovunque.
L'ultimo Spaccato mi si getta contro e io lascio cadere le armi dalle mie mani. In un corpo a corpo cado nuovamente a terra sovrastata da quello che una volta era un essere umano.
L'uomo sta per dire qualcosa, probabilmente un insulto ai Muni, ma in un attimo una ginocchiata in pancia e un calcio in mezzo al volto lo fanno barcollare dandomi il tempo di alzarmi e di usare il pugnale raccolto da terra.
Lo Spaccato si ritrova l'arma in gola e ormai agonizzante cade a terra mentre prendo la siringa, che per fortuna non si rotta e la uso sulla Spaccata svenuta.

Per un attimo rimango alzata in piedi con un leggero fiatone. Sento poi delle grida di ovazione alzarsi da dietro il vetro insieme a uno scroscio di applausi.

"Complimenti. Hai soddisfatto le nostre aspettative e anche di più."
Sento un portellone aprirsi e non so come, ma i corpi degli Spaccati scompaiono. Sento uno spray venire spruzzato per disinfettare l'aria, una porta aprirsi e delle braccia avvolgermi. La Cancelliera Paige si congratula con me e io la abbraccio, la ringrazio, ma continuo a fissare il vuoto. Sono stata addestrata ad uccidere eppure farlo per davvero, togliere la vita a una persona... quella è tutta un'altra storia.

***

Quella notte dormo a fatica, ma la mattina dopo sono pronta a partire.
Con lentezza vado in bagno e mi vesto facendo di ogni gesto un segno. Indosso pantaloni marrone chiaro con diverse tasche. Canotta color sabbia e così anche la giacca, infine anfibi neri. Mi lego i capelli in una coda lasciando che alcuni ciuffi cadano di lato, sul viso. Esco dalla camera per l'ultima volta.

Prima che io esca dal Centro mi viene dato uno zaino con dentro cibo, viveri e acqua. Poi le armi. Pistole, pallottole e soprattutto pugnali da lancio, arma che so usare discretamente. Saluto ancora la Cancelliera Paige e infine mi metto attorno al volto una sciarpa chiara che mi lascia scoperti solo gli occhi. A Denver farà un caldo pazzesco e la prolungata esposizione a dell'aria infetta, nonostante io sia un Mune, non mi potrebbe fare molto bene. Carico lo zaino in spalla e esco definitivamente dal Centro.

Con lentezza salgo sulla Berga, scortata dalle guardie che si guardano intorno in cerca di Spaccati che potrebbero attaccarci da un momento all'altro. Avanzo in mezzo alla neve lasciandomi dietro impronte non troppo profonde.
Mi giro solo una volta, quando sono sulla navicella: la Cancelliera Paige, Janson e tutti i medici mi stanno guardando fieri. Con un gesto della mano saluto gli uomini e le donne con cui ho convissuto per diciassette anni. Loro ricambiano il gesto, poi il portellone della Berga si chiude davanti ai miei occhi, mentre alcuni fiocchi di neve mi vorticano davanti al volto. Li scaccio con un gesto infastidito e mi preparo al viaggio verso Denver.






Space for me||☆

Pive, non sapete quanto mi fosse mancato scrivere "Space for me||☆".
Ma passiamo avanti.
Spero vivamente di non avervi deluso con questo capitolo.
So di aver fatto felici molte persone riprendendo ad aggiornare la storia.

Ormai ho nelle bozze quasi dodici capitoli, quindi, se per voi va bene pubblicherei una, massimo due volte a settimana.
La scuola mi sta prendendo sempre più tempo libero e ho veramente poco tempo per leggere o scrivere.

Detto ciò commentate il capitolo, ditemi cosa ne pensate della nuova Kim e soprattutto le vostre preferenze sugli aggiornamenti.

Vi ricordo che l'idea della Page per pubblicizzare le vostre storie è sempre aperta, basta chiedere oppure cercare La_gazzetta_di_Wattpad su instagram.
NON È NECESSARIO AVERE IG PER ESSERE PUBBLICIZZATI. BASTA CHIEDERE.

Sulla Page c'è anche il mio trailer Book. Per chi non lo avesse visto e fosse interessato il post è sempre per voi.

Ora vi lascio e vado a obesare.

Bacioni❤
Maty☆

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