Capitolo 36
Il sabato e la domenica passano volando. Passiamo il tempo in casa. Cerco di insegnare a Jeremy come cucinare, ma finisce per diventare un disastro. Forse perchè lottiamo con il cibo. Nel momento in cui finiamo, poi, ci tocca pulire il pavimento, gli armadi, le mensole e parte del frigo. Finiamo per ordinare qualcosa d'asporto, perchè la cena è su tutte le pareti. Onestamente, almeno per me, è come se Jeremy ed io ci conoscessimo da una vita. Sono abituata a stare vicino a lui. Ridiamo, scherziamo, qualche volta piango ancora e, per fortuna, meno frequentemente.
Sono seduta con lui sul divano. È già tardi e stiamo guardando il telegiornale. Jeremy si gira verso di me.
-Sei pronta per domani?
-Sì- Sospiro.
-Sicura di voler tornare?- Chiede.
Facendo spallucce, rispondo:
-Devo tornare prima o poi. Non voglio assentarmi troppo a lungo. Vorrei diplomarmi con la lode, se è possibile.
-Okay, beh, domani ti porto a scuola allora. Mi sa che ci tocca prepararci per andare a letto.
-Sì -Mormoro, completamente spaventata- Vedremo come andrà.
Il mattino dopo, sono in piedi in bagno. Non riesco a smettere di toccarmi la sciarpa che ho intorno al collo. Ho troppa paura che si vedano i lividi. Non importa in quale modo io la metta, il livido non si vede, quindi la cosa mi fa stare un po' meglio.
Jeremy arriva alla porta.
-Sei pronta?
-Credo di sì -Sospiro- Non voglio arrivare tardi.
Il tragitto per andare a scuola è silenzioso. Quando ci fermiamo, rimango seduta e guardo fuori dal finestrino.
-Non devi andarci per forza, Izzy. Posso portarti a casa.
-No -Sussurro- Devo farlo -Guardo Jeremy e gli faccio un debole sorriso- Starò bene.
-Se hai bisogno di uscire, chiamami. Ti verrò a prendere- Afferma seriamente.
Gli prendo la mano e la stringo.
-Credo che starò bene. Dovrei entrare ora, però, prima che mi si faccia tardi.
-Va bene, tesoro, ci vediamo quando torno da lavoro. Hai la chiave?- Chiede.
Prendendola, la faccio suonare.
-Eccola.
-Bene, buona giornata- Mormora Jeremy mentre s'inclina in avanti. Mi da un piccolo bacio in fronte.
-Ciao- Dico, mentre scendo dalla macchina.
Chiudo la porta dietro di me e rimango ferma un secondo. Respirando profondamente, avanzo. Ho questa terribile paura che tutti si fermino a guardarmi. Come se avessi un cartello su di me che dice quello che mi è successo. Ma nessuno mi guarda, nessuno dice nulla. L'ansia inizia a diminuire e riesco a sentirmi meglio. I corridoio straripano di gente e mi sento ancora meglio nel perdermi tra la folla. Vado al mio armadietto e lo apro. Rimetto dentro tutti i miei libri ad eccezione di quelli che mi servono. Improvvisamente, sento:
-Isabelle.
Mi giro per vedere Eric.
-Ciao- Sussurro.
-Dove sei stata? Ti avrei mandato un messaggio oggi, se non fossi venuta. Ci stavamo chiedendo dove fossi.
Si sono accorti della mia assenza?
-Ho avuto un'emergenza- Rispondo finalmente.
-Tutti bene?- Chiede Eric.
Cosa devo rispondere?
-Poteva andarmi meglio, ma sto bene.
-Bene -Dice Eric, sorridendo- Pranzi con noi oggi?
Il mio stomaco si torce un po'.
-Umm -Mormoro- Non lo so.
Eric aggrotta le sopracciglia.
-Sicura di stare bene?
-Sì -Rispondo a voce bassa- Sono stati solo sette lunghi giorni. Non mi sento molto socievole in questo momento.
-Perchè non pranziamo solo tu ed io, allora? Possiamo andare in una classe vuota- Offre.
Alzo un sopracciglio.
-Vuoi pranzare con me?
-Certamente -Risponde- Non devi pranzare da sola, se non vuoi stare insieme ad un gruppo di persone.
-Va bene. Grazie -Timidamente, allontano lo sguardo- Beh, ora dovrei andare -Dico- Ci vediamo a pranzo?
-Sì -Risponde- Ci incontriamo qui.
Sorrido.
-Okay, ci vediamo dopo.
Con questo, mi giro e vado in classe. Anche se sono spaventata, non riesco a smettere di sorridere.
Ho perso praticamente una settimana di lezioni, ma per fortuna non sono rimasta indietro.
Quando arriva la pausa pranzo, Eric si trova accanto ai nostri armadietti. Sorride.
-Sei pronta?
-Sì, lasciami prendere il pranzo -Dico. Si allontana dai nostri armadietti. Io apro il mio e prendo la borsa- In quale classe vuoi andare?
-Il Signor Berd fa mangiare gli alunni nelle aule di biologia. Possiamo andare lì.
Eric si dirige per il corridoio ed iniziamo a camminare.
-Allora, posso chiedere qual era la tua emergenza? Non parli molto della tua vita privata. È successo qualcosa a Jeremy?
Scuotendo la testa, rispondo:
-No, lui sta bene. Se non fosse per lui, non so dove sarei finita.
C'è silenzio mentre camminiamo verso l'aula di scienze. Non c'è nessuno, il che è gradevole. Prendiamo posto in un banco.
-Sono contento di sentire che Jeremy sta bene.
Un dolore inizia a formarsi nel mio petto. Stringo le mani con forza.
-Anche io- Sussurro.
-Quindi, ad ogni modo, -Inizia Eric- di cosa vuoi parlare? Cos'hai fatto la settimana scorsa?
La pressione nel mio petto cresce e le lacrime incominciano ad uscire dai miei occhi. No, no, no, non deve succedere! Prendo le mio cose e mi alzo.
-Mi dispiace, Eric, non posso farlo. Devo andare a casa.
-Isabelle, -Dice lui, prendendomi il braccio e fermandomi- aspetta, rimani, non voglio forzarti. Se è successo qualcosa, va bene, non dobbiamo parlarne per forza.
Asciugo le lacrime che scendono sul mio viso.
-Non dovrei rimanere vicino alle persone in questo momento- Mormoro.
-Hey, rilassati e siediti. Siamo da soli qui. Vado a chiudere la porta. Tu siediti e mangia.
Mi giro verso di lui e mi da uno sguardo gentile.
-Va bene- Sussurro.
Goffamente, torno a sedermi. Eric si alza e fa quello che ha detto, chiude la porta. Quando torna, dice:
-Guarda, non c'è nessuno. Ci siamo solo noi.
-Grazie -Rimaniamo in silenzio per un attimo- È successo qualcosa di brutto -Sussurro- Qualcosa di molto brutto.
-Okay -Risponde Eric- Puoi dirmelo, se vuoi. Non ti giudicherò.
I miei occhi guardano da un'altra parte.
-Non lo so. Ci conosciamo appena. Voglio dire, non so se posso fidarmi di te... Senza offesa.
-Non mi offendo -Dice Eric- Sono qui se vuoi parlarne. Altrimenti, possiamo mangiare. Ti piacerebbe una pallina al formaggio?- Spinge il suo pranzo verso di me.
Questo mi fa ridere.
-Sì, grazie -Allungo la mano e ne prendo una- Sai che probabilmente rimarremmo disgustati se scoprissimo come fanno queste cose di formaggio in polvere?
-Cosa!? -Affanna Eric- Non è vero formaggio!? Dimmi che non è vero.
Sbuffando, dico:
-Sì, gli elfi fanno la polvere di formaggio magica.
-Certo, mia madre me lo ha detto- Sorride Eric, mordendone una.
Nego con la testa.
-Scoprirò come fanno queste cose e te lo farò sapere.
Eric guarda il lato della scatola.
-Sì, ecco, i primi venti ingredienti non nominano alcun formaggio.
-Che schifo -Mi lamento- È orribile!
Lui ne lancia un'altra nella sua bocca e geme.
-Però sono taaaanto buone -Mi fa un cenno- Lo so che le vuoi.
Sorridendo, ne prendo un'altra.
-Grazie.
-Di nulla.
Tiro fuori il mio pranzo.
-Jeremy ha voluto che io mangiassi sano, quindi non ho nulla di divertente, come le palline al formaggio. Non volevo prendere ancora patatine fritte, ne mangiamo già troppe a casa. Gli ho detto che non possiamo sopravvivere di quelle, così ora si è fissato con il cibo salutare. Niente cibo spazzatura per il mio pranzo.
-Aspetta, cosa? Vive con te?- Chiede Eric, scettico.
-Oh -Sussurro- Umm, no... In realtà... io vivo con lui. Mi sono appena trasferita.
Attonito, Eric dice:
-Allora, vivi con lui? Senza i tuoi genitori?
-Sì, per favore, Eric, non dirlo a nessuno. Per favore, ti prego, non dirlo in giro- Lo prego.
Scuotendo la testa, assicura:
-No, ti prometto che non lo dirò a nessuno però, Isabelle, credi sia una buona idea? Voglio dire, da quanto tempo uscite? Sei solo all'ultimo anno.
-Non stiamo uscendo. Siamo solo compagni d'appartamento- Affermo.
-Perchè ti dovresti trasferire da un tipo con la quale non stai uscendo? Mi sento confuso.
-Va bene, te lo spiegherò, ma mi sto fidando ti te. Mi rovineresti se lo dicessi a qualcuno.
-Va bene, non dirò nulla -Risponde Eric- Dimmi.
-Beh, la ragione per la quale sono così timida sulla mia vita privata è perchè mia madre è un'alcolista. In realtà, non è nemmeno una madre; mi ha solo messa alla luce. Ad ogni modo, l'altra notte il suo moroso era in casa mia... ed è successa una cosa- Mi fermo e lo guardo.
Eric aggrotta le sopracciglia.
-Ha fatto qualcosa a tua madre? -Respiro profondamente e nego. Allora, quando una lacrima scende sulla mia guancia, l'asciugo. Eric mi guarda e poi la sua espressione diventa scioccata- Ha fatto qualcosa a te!?
Affogando le mie parole, rispondo:
-Sì -Con attenzione, mi tolgo la sciarpa. La mano di Eric gli copre immediatamente la bocca- Mi ha bloccata e ci ha provato... Ma non ci è riuscito. Jeremy non mi lascerebbe mai tornare in quella casa. Per questo mi sono trasferita da lui- Velocemente, torno a sistemarmi la sciarpa.
-Mi dispiace molto, Isabelle -Dice Eric a bassa voce- Stai bene?
-Sono stata meglio -Rido, nervosa- Jeremy si sta prendendo cura di me e sentivo che sarei potuta tornare a scuola.
Eric mette una mano sulla mia.
-Non dirò nulla a nessuno, te lo prometto. I ragazzi di qui sono spietati. Posso capire perchè sei tanto spaventata. Ma tu non hai fatto nulla di male, Isabelle.
-È difficile pensarla così -Sospiro- A volte, è come se non fosse mai successo, come se fosse una cosa che non sarebbe mai potuta succedere.
-Sono contento che Jeremy sia, insomma, lì per te. Se hai bisogno di qualcosa, puoi chiedermela. Mi rendo conto che ho solo 18 anni e vivo ancora con i miei genitori, ma ci sono, se hai bisogno.
Questo mi fa sorridere.
-Grazie. Posso avere un'altra pallina al formaggio?
Sorridendo, Eric dice:
-Questo posso farlo.
Rimaniamo a parlare a bassa voce per il resto del pranzo. Non ritorniamo più all'argomento di prima. È gradevole non avere di fronte qualcuno che non ficchi il naso nella questione. Anche se, sono poche le volte che rido. Mentre usciamo dalla classe, gli dico:
-Grazie, Eric. È stato divertente,
-Hey, domani ti porto un contenitore intero di palline al formaggio. Non dirglielo a Jeremy. Ho la sensazione che non ne sarebbe molto contento. Sto diventando una cattiva compagnia, facendoti mangiare roba con ingredienti falsi.
Con un sorriso, rispondo:
-Sarai il mio spacciatore di formaggio falso.
-Sì, te li venderò e ti chiederò il doppio. Un dollaro e novantanove contro novantanove centesimi.
-Non so se riesco a trovare una cifra così grande -Sospiro sarcasticamente- Jeremy si chiederà dove finiscono tutti i soldi.
Eric ride.
-Oh, mio Dio, ora te li porterò tutti i giorni, solo perchè mi diverte.
-Fantastico -Replico- Beh, la mia classe è dall'altra parte. Quindi, ci vediamo dopo. Grazie per avermi fatto compagnia.
-Nessun problema, signorina. Divertiti a lezione, o almeno provaci. So che le mie sono abbastanza noiose.
Facendo spallucce, dico:
-Infatti, io preferisco le ultime ore.
-Okay, ora sono geloso -Sospira Eric- Allora, divertiti. A dopo- Mi saluta con la mano e si gira per andarsene. Lo guardo allontanarsi, poi vado in classe.
Quando arriva l'ultima ora, mi sento davvero bene. Entro in aula e sorrido al mio professore di arte.
-Buongiorno.
-Signorina Nimon, è tornata! Benissimo. Si è solo persa un piccolo compito, ma posso darti un giorno o due per finire quello prima intanto- Commenta.
Annuendo, gli rispondo:
-Grazie. Penso che oggi riuscirò a finirlo.
-Fantastico- Esclama il mio professore.
Sorridendo, vado a cercare il mio progetto e gli attrezzi da lavoro. Sedendomi, respiro profondamente. Ora, è questa l'unica cosa che mi fa sentire completa. Prendendo una matita, mi metto a lavoro.
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