- 81 - L'inizio della corsa e l'esito della prima battaglia
Velkam correva, galoppava al buio lanciando un ansimante Perla al di là delle sue possibilità. Il volto teso dalla concentrazione veniva illuminato di tanto in tanto dai raggi lunari mentre, senza esitazione, sceglieva le scorciatoie o i viottoli più agevoli da battere.
Giunse alla Tana dopo circa mezz'ora. Broke lo aspettava all'entrata dell'immensa caverna.
"Maestà, vi attendevo con ansia... tutto bene?".
Velkam annuì col fiatone e alla luce delle torce si accorse di quanto fosse imbrattato di sangue.
"Portate dell'acqua tiepida", ordinò l'anziano alle donne che si erano accalcate là vicino per ascoltare.
"Sedete, sarete stanco...", lo invitò Broke porgendogli uno sgabello.
Velkam vi si appoggiò con le gambe tremanti per essere stato a cavallo tutto quel tempo. "Non posso fermarmi a lungo, devo ripartire subito! Abbeverate Perla, rifocillatelo e preparate le mie provviste".
Una donna di mezza età si avvicinò con una bacinella d'acqua appena scaldata. Il re si sciacquò braccia, mani e viso, e con l'aiuto di un garzone sistemò alla mano ferita una fasciatura pulita.
"Non fatemi stare in pensiero Sire. Come è andato il primo attacco?".
Velkam si asciugò il viso con uno straccio prima di parlare. "Bene, sono riusciti a fare un varco al portone d'ingresso. Li ho lasciati in un corpo a corpo. Mi fido di Dalhom e Lianus, sanno il fatto loro. Sopratutto Lianus, lo conosco da una vita e le sue strategie sono fin oltre migliori delle mie. Non abbiamo nulla da temere!".
"Quante perdite?".
"abbiamo perso qualche uomo durante la scalata delle mura, sai Broke... pece bollente".
Il vecchio fece una smorfia di raccapriccio.
"Notizie di quelli della Tana?".
"Ci siamo persi non appena ho dato il via all'attacco, mi dispiace".
Il vecchio annuì silenzioso. Velkam si alzò ricordandosi della sua prossima missione. "Devo andare", disse con decisione mentre riponeva la spada, ora pulita, nel fodero.
"Siete sicuro, mio signore? Non volete riposare?".
"No Broke, non è tempo di adagiarsi sugli allori".
"Come volete...", disse il vecchio, "Malyda...", continuò rivolgendosi alla donna che prima aveva portato la bacinella con l'acqua, "và dallo stalliere, fai preparare velocemente Perla. Il re deve partire.
Volete che le provviste vi siano sistemate su un altro cavallo?", aggiunse rivolgendosi al re.
"No, Perla basterà... è addestrato a tutto".
"Ma non sapete in cosa potreste imbattervi nella foresta, un altro cavallo potrebbe...".
"Mi rallenterebbe la marcia, Broke. Perla è più che sufficiente!".
"Come credete, Maestà!".
Si rimise in piedi aiutandosi col bastone e apprestandosi ad accompagnarlo all'uscita. Malyda si avvicinò al vecchio e gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
"Malyda dice che è tutto pronto. Troverete tutto ciò che vi serve nelle sacche assicurate ai finimenti del vosro cavallo".
Il re annuì. Quando fu all'esterno del rifugio vide lo stalliere della Tana dirigersi verso di lui tenendo per le redini il suo destriero bianco.
"Bene mio re...", concluse Broke guardandolo in viso, "siete giovane, ma sono sicuro che avete tutto il coraggio e la nobiltà d'animo che vi servono per quest'impresa. Non mi resta che augurarvi un buon viaggio".
Il re lo abbracciò con un sorriso mesto.
"C'è una cosa che non vi ho mai detto, ma che credo sia opportuno sappiate...".
Velkam lo scrutò con rinnovata curiosità.
"La foresta è popolata da creature magiche e la più pericolosa è la risposta a tutte le domande del principe Nero. È quella bestia che Kaharan cerca!".
"Broke non capisco...".
"Nel folto di questa foresta, sull'alto pendio che si erge al centro dell'isola, dimora un drago".
"Come... come fai a saperlo?", balbettò il re incredulo. Quella rivelazione improvvisa lo aveva raggelato.
"È una storia lunga, vi basterà sapere che i numerosi anni passati in questo luogo mi hanno reso più saggio di quanto pensaste!", abbozzò un sorriso stanco.
"Fate attenzione, mio Principe. Quando tutto sarà finito vogliamo voi al governo della nostra Elea, nessun altro. Voi siete l'eletto, voi riporterete un lungo periodo di pace su quest'isola".
"Broke, tu farnetichi... cosa stai dicendo?".
Il vecchio gli pose una mano sul capo con aria solenne, socchiuse gli occhi mormorando una strana litania. A un certo punto dalla mano si sprigionò una debole luce che divenne sempre più forte fino a che non scomparve. Quando Broke distolse la mano, al suo posto sfolgorava un piccolo segno giallo. Una spirale di fuoco che già dopo pochi minuti si era dissolta nel nulla.
"Ma... cosa è stato?", chiese il giovane re allibito. Si accorse di boccheggiare incredulo e richiuse la bocca per darsi un po' di contegno.
Broke sorrise: "La magia esiste ancora, Maestà, e Aurora non è l'unica ad essere una strega".
"L'avete tenuto nascosto per tutto questo tempo?", intervenne il re.
"Ognuno di noi ha qualcosa di magico in sé. Voi possedete la grandezza d'animo, senza quella gli incantesimi poco importano".
"Ma...".
Il vecchio lo zittì con un cenno. "Ho infisso su di te uno speciale incantesimo, spero che riuscirà, almeno in parte, a tenerti fuori dai guai".
Il viso di Velkam si illuminò di un sorriso. "Grazie!", esclamò.
Si arrampicò a cavallo aggrappandosi alla sella e quando finalmente poté guardare Broke dall'alto aggiunse: "Ho da farti un'altra promessa...", sorrise, "ti prometto che al mio ritorno legalizzerò la magia, e tu potrai insegnare a coloro che ne avranno attitudine. Le streghe e le creature magiche non dovranno più nascondersi!".
Broke sorrise sereno: "Vi aspetterò mio re, e magari, nel frattempo impartirò qualche lezione alla nostra Aurora... se non vi dispiace!".
"Fate pure, maestro!", aggiunse il re soddisfatto."Adesso devo andare... il dovere mi chiama".
Broke sollevò la mano in segno di saluto. "Riportaci la nostra principessa e io per primo te ne sarò eternamente grato!".
Il re si incupì, ma solo un attimo. C'era qualcosa di strano nel modo in cui Broke aveva pronunciato quelle parole. Che Roxane avesse qualche legame con la magia?
Scosse la testa scacciando quei pensieri e con un colpo secco di talloni e un nitrito da parte del suo Perla si lanciò al galoppo. Qualcuno poco distante lo attendeva per guidarlo al luogo dove erano state trovate le prime tracce.
La battaglia era continuata anche dopo la partenza del re, senza esclusione di colpi. A capo degli eserciti i dieci generali facevano del loro meglio per incoraggiare gli uomini. Incitavano a far breccia tra le fila nemiche per fare ingresso dentro le mura.
Nox si era creata in poco tempo una difesa impenetrabile. I suoi soldati erano veramente ben addestrati.
Era già l'alba, la guerriglia si era protratta per tutta la notte e il tira e molla tra i due eserciti durò per più di tre ore. Le catapulte continuavano con il loro instancabile lavoro ma era davvero complicato far fuori la difesa del nemico.
"Cavalleria! Lancieri!", l'urlo potente di Lianus raggiunse gli interessati che presto volsero su di lui l'attenzione, "Secondo assalto! Spingeteli dentro, fate breccia nelle loro fila!".
Subito i cavalieri con le loro spade e le loro lance fecero impeto cozzando letteralmente le armi contro quelle della fanteria di Nox. Vi fu un aggrovigliarsi di corpi, ancora schizzi di sangue ma il muro di uomini restava sempre intatto mentre dalle mura continuavano a piovere frecce fiammeggianti e pece bollente.
"Dannazione!", imprecò il consigliere.
Dalhom lo affiancò per informarsi su cosa fare. "È da più di tre ore che andiamo avanti di questo passo. Da quando è iniziata la vera guerra non c'è stato un attimo di tregua, e senza alcun risultato. Così finiremo per perdere troppi uomini", si lamentò il ragazzo.
"Hai ragione, ma non possiamo mollare proprio adesso".
Il ragazzo osservò la situazione provando a ragionare, spremendo le meningi per trovare una strategia vincente. "Potremmo provare con la falange, facciamoli avanzare, dopodiché gli lanceremo contro la cavalleria alla carica, insomma, dopo che saranno stati indeboliti. Che ne dici?".
Lianus parve riflettere, ogni attimo che passava segnava la fine della vita di molti dei loro uomini e dei nemici.
"D'accordo. Proviamo quest'ultima mossa. Se non dovesse funzionare batteremo la ritirata. Dobbiamo prepararci meglio per vincere. Nox non è così facile da espugnare come pensavamo e questa guerra si potrebbe protrarre per mesi. Sono molto potenti".
Dalhom annuì calandosi di nuovo l'elmo sul volto. Vide Cassandra poco distante incitare i suoi uomini e sembrò che gli si contorcesse lo stomaco per la preoccupazione che provava per lei. Se le fosse successo qualcosa...
"Cavalleria sui fianchi!", ordinò.
Presto al suo ordine i cavalieri si ridisposero lateralmente lasciando scoperta la falange dei fanti.
"Avanzi la falange! Attaccate!", urlò Dalhom con tutto il fiato che aveva in gola.
Tutti i fanti con un urlo iniziarono ad avanzare di corsa gettandosi con tutto il peso del loro corpo sui nemici. Alcuni persero la vita all'istante, trapassati dalle spade dei soldati avversari, altri riuscirono a mietere vittime dallo schieramento opposto e altri si gettarono nella mischia ferendo e uccidendo senza esitazione.
E finalmente dopo circa mezz'ora l'esercito nemico sembrò cedere. Lianus esultò di gioia.
"Cavalleria, alla carica, date loro la lezione che si meritano!", rise sguaiatamente incitando gli uomini col suo vocione orgoglioso.
Finalmente, con l'intervento della cavalleria si riuscì ad aprire un varco nell'esercito nemico. Furono di nuovo sangue e morte, ma ormai il più era fatto. Bastava impadronirsi di quella parte di Nox e iniziare ad occupare i quartieri giorno dopo giorno.
Ma presto, troppo presto per poterne gioire, sopraggiunse un altro enorme esercito.
La situazione si capovolse all'istante e chiamare ad intervenire gli eserciti a riposo e le riserve di Lumos non sarebbe servito a niente.
"Dalhom!", strillò furioso Lianus.
Il ragazzo a dorso del suo cavallo gli si fece incontro. "Siamo spacciati. Non ci voleva!".
"Dobbiamo dare ordine di ritirata, stiamo subendo troppe perdite".
"Avviso i corni".
"Sì, vai ragazzo, sono in grado di capire quando la situazione si mette male, e siamo messi male per davvero!".
Il ragazzo annuì con un cenno del capo e precipitatosi più lontano, là dove gli uomini coi corni attendevano per un segnale, annunciò: "Ritirata! Ritirata!".
Il suono dei corni si levò presto alto, e tutti gli uomini cominciarono a indietreggiare proteggendosi con gli scudi e continuando a respingere l'attacco nemico.
"Dobbiamo dileguarci nella foresta, ritirata!", continuò Lianus mentre il nemico continuava a stare loro alla calcagna.
Quando furono abbastanza distanti il nemico fece dietro-front a riparo delle mura, evitando di esporsi a rischi eccessivi e i soldati di Lumos e Nublia marciarono stanchi e feriti fino ai loro accampamenti.
Dall'alto del suo castello Ghernò aveva osservato lo sviluppo degli eventi e mentalmente si preparava ad un nuovo attacco più temibile di quello che aveva dovuto appena fronteggiare.
Il viaggio che il re aveva intrapreso sarebbe stato di certo lungo e faticoso, ma il modo in cui Velkam aveva preso a cuore quella missione avrebbe di certo giovato al suo istinto di ricerca già ben affinato.
Perla, il suo fido destriero, sapeva bene il fatto suo. Galoppava instancabilmente senza che fosse necessario alzare su di lui frusta o speroni.
In poco tempo il ragazzo giunse al luogo prestabilito. Un uomo dalla tozza statura scese da cavallo e con aria noncurante si limitò a indicare una parte indefinita alla sua destra.
"Questi resti sono stati trovati da alcuni miei uomini. La principessa deve essere passata di qui".
Velkam non aggiunse né chiese altro. Scese dalla groppa di Perla e trascinandoselo dietro per le redini si avvicinò ai resti di quello che sembrava un focolaio arrangiato alla bell'e meglio. Quando fu abbastanza vicino si chinò sulle ginocchia e prese tra le dita un pezzetto di brace che portò a un palmo dal naso analizzandolo dettagliatamente. "Sono tracce piuttosto vecchie".
"Evidentemente è una delle loro prime tappe. Abbiamo fatto del nostro meglio, Maestà".
"È comunque una buona pista, partire da qui è certamente meglio che partire da zero".
Il re si alzò in piedi scrollandosi la polvere dalle ginocchia e perlustrando con minuziosità il luogo dove si trovava. Poco distante vi erano le tracce dei cavalli, quasi del tutto degradate ma ancora riconoscibili.
"È questa la direzione", esultò il ragazzo mentre si preparava a risalire a cavallo.
L'uomo annuì con disinteresse e gongolando per l'indecisione si risolse col dire: "Adesso, se non vi dispiace tolgo il disturbo, vostra Maestà".
Velkam che continuava a percorrere il perimetro del luogo a cavallo e che pareva essersi dimenticato di lui alzò la testa per congedarlo. "Sì, vai pure, da qui proseguo da solo".
Quello non se lo fece ripetere due volte e con un frettoloso inchino come ultimo saluto, salì in groppa al suo destriero e si dileguò tra gli alberi della selva.
In quel momento Velkam si rese conto di essere infinitamente solo.
I suoi consiglieri combattevano una guerra impegnativa e lui non poteva nemmeno regalare loro il sostegno morale che si meritavano.
Si dispiacque di non poter essere al loro fianco in quella battaglia che, in qualunque modo si sarebbe conclusa, sarebbe rimasta senza dubbio nella storia.
Il suo cavallo scosse il capo per cacciare alcuni moscerini fastidiosi che gli si erano attorniati all'occhio.
"Buono Perla", lo accarezzò Velkam con dolcezza grattandolo sopra le orecchie e pettinando con le dita la sua lunga criniera candida. L'animale raspò con lo zoccolo e si mosse di qualche passo, innervosito dalle presenze che avvertiva in quel luogo sconosciuto.
"Non è niente, bello, su... rimettiamoci in marcia", lo spronò facendogli riprendere un passo cadenzato.
Andare piano però non lo incoraggiava. Aveva fretta, fretta di arrivare alla fine, fretta di rivedere Roxane, di portarla in salvo. Accelerò. Lanciando il suo cavallo al galoppo e fermandosi solo di tanto in tanto per controllare dove fosse giunto o per riconoscere qualche nuova traccia.
Brandelli di vestiti, sterco di cavalli o ancora tracce di fuochi spenti, bracieri, fasciature o qualunque altra cosa avrebbe potuto attribuire al loro passaggio, era per lui fonte di esultanza.
Cavalcava instancabilmente, riposando solo quando era notte fonda e riprendendo il viaggio appena sorgeva il sole.
Per tre giorni continuò con quel ritmo, ignaro delle sorti dei suoi consiglieri o più in generale degli esiti della guerra che Nublia e Lumos stavano combattendo contro Nox. Isolato da tutto e da tutti.
Quella battaglia sarebbe finita in fretta oppure al suo ritorno -sempre se un ritorno ci fosse stato- avrebbe trovato la situazione come l'aveva lasciata?
Mentre pensava nella solitudine più completa, correva, bruciava le tappe costeggiando il fiume per abbeverare se stesso e Perla di tanto in tanto.
Era ormai riuscito a dedurre che Kaharan aveva seguito il suo stesso ragionamento. Del resto, due cavalli non potevano abbeverarsi in borracce. Ma qual era la destinazione del principe Nero? Poteva darsi che a un certo punto avrebbe preferito allontanarsi dal fiume per seguire un'altra pista?
Con quel dubbio Velkam continuò a costeggiare il corso d'acqua consapevole che per il momento era la cosa più logica da fare.
Al quinto giorno dell'irrefrenabile corsa si imbatté in una caverna dove aveva trovato alcuni brandelli del vestito di Roxane. Ne raccolse uno e si guardò intorno in quell'antro buio. Poco distante trovò i resti di un'erba medicinale. Cosa era successo?
Riprese l'interminabile cavalcata, sfrecciando tra quell'infinita distesa di alberi alti e venendo a contatto col sole solo quando usciva dal coperto soffitto di chiome d'alberi per abbeverare il suo cavallo.
I pomeriggi ormai cominciavano ad accorciarsi, e le sere si facevano sempre più fredde ma il ragazzo preferiva dormire sempre allo scoperto, seguire le tracce e non abbandonare mai la pista se non per necessità. Come in accademia gli avevano sempre insegnato. Se avesse piovuto sarebbe stato ancora più difficile localizzarle e lui non poteva permettersi un insuccesso del genere o anche solo una breve esitazione.
Per alcuni giorni proseguì nella sua impresa indisturbato, erano pochi gli animali in cui si era imbattuto. Qualche lupo solitario e qualche strano volatile o creatura di cui non aveva mai sentito parlare a Nublia. Creature leggendarie che vivevano seminascoste nei meandri di quella foresta sconfinata.
Aveva perfino intravisto un unicorno nero, forse una femmina dato che era seguita da un cucciolo dal manto argenteo. Magnifiche bestie, aveva pensato mentre con stupore rimirava il lungo e appuntito corno dorato dalle numerose proprietà magiche.
I pernottamenti furono uno più duro dell'altro. La notte del quinto giorno si imbatté in una debole ma fastidiosa pioggerellina e la notte dopo, trovò riparo in una Tana, dove a giudicare dal piccolo focolaio artigianale spento da un pezzo, avevano pernottato anche Kaharan e Roxane.
Non era stato facile trovare quell'altra tappa del viaggio dei due. A metterlo in dubbio quel giorno erano state alcune carcasse di animali e il loro odore putrescente. Animali dotati di tre teste ciascuno. I corpi erano già in decomposizione ma non era stato difficile notare gli squarci inferti dalla lama di una spada sulla pelle ormai secca. Fu così che trovò poco distante da quella zona la tana, luogo in cui qualche tempo prima Kaharan e Roxane si erano riparati.
Fu al sesto giorno della sua marcia che si ritrovò finalmente in un posto favoloso. Aldilà di ogni sua immaginazione. La radura in cui scelse di pernottare era bella da mozzare il fiato, così il ragazzo, calata ormai la sera, distese il sacco a pelo sul praticello che aveva l'aria di non esser mai stato calpestato e dopo aver messo a suo agio Perla si infilò nel suo giaciglio stanco e sfinito cadendo all'istante in un sonno profondo.
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