- 69 - Il giorno dell'esecuzione
Aurora sedeva in cella accanto al corpo di Kornelius straziato dai tormenti. Si percepiva appena il suo fievole respiro ma non aveva ancora aperto occhio dalla sera precedente. Il ragazzo era esausto e quasi esanime quando fu portato in cella. Aurora dal canto suo, non era stata maltrattata più di tanto. Kornelius aveva perso i sensi quasi subito e Ghernò aveva ben capito che lei non conosceva nulla della cospirazione di cui era partecipe il ragazzo. Fu rilasciata in fretta e gettata ancora una volta a marcire in prigione. Poco dopo, con un rumore di ferraglie, la grata si era aperta e al suo interno aveva fatto ingresso un secondino col corpo inerte di Kornelius tra le braccia.
"È ridotto male, poveraccio!", disse l'uomo sbuffando mentre lo poggiava sul pagliericcio accanto a lei, "Secondo me non arriverà neanche a vedere la luce del giorno. Per quanto ne so io, quelli ridotti così non durano più di qualche ora". La guardò con curiosità e la vide asciugarsi una lacrima. Non disse niente, né parlò. Con un'espressione tirata uscì dalla sala buia e si inoltrò nel corridoio rischiarato solo dalla flebile luce di alcune torce. In poco tempo Aurora lo vide svoltare l'angolo e sparire dalla sua vista.
Fu allora che la ragazza, sicura di non essere vista, corse a controllare il suo stato di salute. Il cuore batteva ancora e le ferite sanguinavano tanto. Per non parlare delle ustioni che erano diffuse in tutto il corpo. o
Devo fare qualcosa... si disse. Ho la magia, devo usarla adesso. Ormai non possono fare altro se non uccidermi...
Si frugò sotto la veste. Aveva nascosto alcune erbe curative in una delle tasche interne della gonna. Aveva pensato che sarebbero potute tornarle utili. Prese quelle che le interessavano e strappatene due foglie da un rametto se le infilò in bocca e le masticò cercando di farle diventare una poltiglia morbida da applicare sulle ferite per cicatrizzarle.
Quando ebbe finito decise di passare alla magia. Non sapeva come avrebbe dovuto fare, ma qualcosa le diceva che se era il cuore a volerlo, ci sarebbe riuscita. Proprio come la prima volta che l'aveva curato.
Socchiuse la palpebre e pose le mani sul torace di lui. Da esse apparve una flebile luce che si fece sempre più intensa tanto da risvegliare, e rendere più sonoro, il respiro del giovane.
La ragazza si sentì sempre più debole. Man mano che utilizzava la sua magia per scandagliare l'intero corpo di lui sentì le gambe tremarle e il viso imperlarsi di piccole gocce di sudore.
Ce la faccio... si ripeté, ce la posso fare...
Il soffio vitale scaturito dalle sue mani parve affievolirsi fin quasi a sparire. Aveva esaurito tutte le energie. La ragazza ebbe solo il tempo di guardare stupita le sue mani tremanti, poi si accasciò al suolo cadendo in un sonno profondo.
Morrigu, Mylian, Cassandra e Dalhom si erano appena incamminati verso la meta. A loro seguito stavano una ventina di arcieri, i migliori tiratori scelti che Velkam avesse potuto mettere insieme, e altri cinquanta uomini della fanteria che sarebbero stati usati in caso di eccezionale pericolo. Velkam aveva pensato di mandare i suoi arcieri per permettere loro di dare inizio a un altro piano nel caso non sarebbero riusciti a liberare Kornelius dalla cella stessa in cui si trovava.
Se così non fosse accaduto e avrebbero dovuto attaccare direttamente durante il momento dell'esecuzione, con degli arcieri sarebbe stato più facile recidere le corde scatenando la confusione della folla e recuperando il prigioniero con un cavallo.
La fanteria li avrebbe aspettati ai margini della foresta. Se avessero dovuto respingere un attacco imprevisto questo avrebbe dato loro il tempo di dileguarsi e dividersi per poi ritrovarsi alla Tana, là dove un esercito più numeroso era pronto a fronteggiare gli impavidi nemici che si fossero spinti troppo in fondo al bosco.
In caso contrario sarebbe stato molto semplice: cercare un modo di infiltrarsi nel castello e scendere nelle segrete a prelevare il prigioniero camuffandosi da uomini del corpo di guardia.
I quattro ragazzi camminavano a passo svelto per la foresta. Non avevano scambiato una parola durante tutto il tragitto ed erano tutti quanti piuttosto silenziosi, ognuno assorto nei propri pensieri.
Fu Cassandra a rompere il silenzio. "Chissà perché, ma ho come un presentimento...".
"Di che genere?", chiese Morrigu ansiosa.
"Non so... è come se qualcosa potesse andare storto... me lo sento, e il mio istinto non sbaglia mai!".
"Il tuo istinto?", la canzonò Dalhom sghignazzando.
"Sta zitto! È la verità", concluse lei mettendo il broncio.
Morrigu si incupì e Cassandra se ne accorse.
"Morrigu, non volevo gettarti nello sconforto. Qualunque cosa sia la risolveremo. Siamo qui apposta!"
Morrigu non parve risollevarsi.
"Forse dovresti essere tu a star zitta Cassandra. Non è il caso di demoralizzare i ragazzi senza motivo...", tagliò corto Dalhom. I suoi occhi parvero lampeggiare di una luce benevola.
La ragazza tornò a voltare la testa e spronando si portò davanti alla compagnia. Non era il caso di continuare di questo passo o avrebbero litigato già prima di arrivare a destinazione, e quello sì che sarebbe stato un bel pasticcio.
Aurora fu svegliata dallo sferragliare della porta. Un uomo grande e grosso dall'aspetto burbero li venne a prelevare.
La ragazza sentì Kornelius agitarsi dietro di lei e sollevare il capo insonnolito. "Che... ahia!". Le ferite ancora gli bruciavano.
L'uomo li osservò con espressione arcigna e prese per un braccio Aurora legando i suoi polsi con una corda pesante e ruvida. Kornelius osservò la scena senza parlare. In quel momento si ritrovò a notare che la maggior parte delle bruciature non gli dolevano più. Il suo sguardo incontrò quello di lei colmo di parole, e i due si intesero alla perfezione anche se nessuno osò proferir parola.
Quando il soldato ebbe finito di legare per bene i polsi della ragazza passò a quelli di lui. Lo costrinse ad alzarsi con la forza e gli portò le mani dietro la schiena legandole saldamente mentre le teneva insieme a forza. Kornelius barcollò insicuro, sembrava che tutte le giunture del suo corpo scricchiolassero e protestassero per il cattivo trattamento che fin ad allora avevano ricevuto. Non appena fu legato le mani fuori uso resero il suo equilibrio precario e ancora più instabile.
"Forza andiamo!". Sbottò l'uomo trascinandoseli dietro e facendo loro percorrere tutto il corridoio semibuio a ritroso.
Kornelius notò come le sue gambe funzionassero alla perfezione sebbene la sera prima era sicuro che non avrebbe saputo muovere un passo di più. Certo, ancora facevano male, ma erano molto migliorate! Ancora una volta i suoi occhi incontrarono quelli azzurri di Aurora. Sembravano cerchiati da pesanti occhiaie livide, e da ciò Kornelius capì che la ragazza era rimasta più debole a causa dello sforzo fatto per regalargli la vita e salvarlo ancora una volta.
"Non dovevi...", le mormorò mentre camminavano davanti all'uomo grassoccio che li scortava.
"E come avrei potuto non farlo?", rispose lei in un soffio.
"È stato comunque tutto vano. Ci stanno portando al patibolo".
Aurora abbassò lo sguardo. Chissà perché, ma lei era convinta che la sua vita non sarebbe finita quel giorno. Che non si sarebbe concluso tutto in quel modo.
"Io non lo credo...".
L'uomo dovette averli sentiti bisbigliare perché di lì a poco intervenne. "Ebbene voi due? Che avete da parlare? Zitti e muovetevi, il boia è ansioso di fare la vostra conoscenza", sogghignò e sospinse Aurora con un braccio per costringerla ad accelerare il passo.
"Vorrei tanto poter sperare come fai tu... riuscirci almeno una volta...", aggiunse Kornelius guardando dritto a sé. Erano arrivati davanti l'uscita.
Giunsero alle mura della città che era quasi mezzogiorno. Dalhom si occupò di disporre i fanti e di mimetizzarli tra gli alberi intimando loro di stare nascosti fino al loro ritorno. Diede ai suoi uomini le ultime istruzioni e istruì gli arcieri. Erano vestiti come la gente comune per non attirare l'attenzione del pubblico. Era lì che si sarebbero confusi, qualcuno sarebbe salito ai piani più alti delle case, e da più direzioni sarebbe partita quella pioggia di frecce che avrebbe reciso le corde del prigioniero.
"Adesso dobbiamo pensare a liberarci delle guardie che stanno all'entrata. Come facciamo? Non sappiamo quante ce ne siano!", borbottò Dalhom stizzito.
"Per quello non c'è nessun problema, ci penso io", intervenne Morrigu entusiasta con l'espressione di chi la sapeva lunga a riguardo. "Cassandra mi daresti una mano?".
"Che vuoi fare?".
"Suppongo che al momento la sorveglianza sarà più ristretta. Sono sicura che Ghernò si aspetta un colpo basso di questo genere ma... le guardie sono pur sempre guardie e un'esecuzione incuriosisce un po' tutti, anche qualche vagabondo forestiero".
"Non riesco a capire cosa intendi...", intervenne Mylian dubbioso.
"Delle donne non possono mai essere considerate delle congiurate, dunque...", andò alla bisaccia e ne trasse fuori due semplicissime vesti.
"Ci vestiremo da ancelle. E diremo che stiamo tornando in città. Eravamo state incaricate dalla nostra padrona di andare a raccogliere alcune erbe curative. Le guardie abboccheranno e conoscendo gli uomini vedrai che si faranno distrarre da due belle ragazze che...".
"Che?", fece Dalhom sbuffando. Non si era neanche dato pena di ascoltare quel ragionamento che per lui non aveva né capo né coda.
"Beh, ti chiedo solo di fare un po' la tentatrice con le guardie, Cassandra, tutto qui... dopodiché le stendiamo!".
"Però!", sogghignò Cassandra iniziando ad arrotolarsi la calzamaglia fin sopra alle ginocchia e indossando la veste direttamente sopra i vestiti.
"Sì, ma... non lo so, non mi piace...", intervenne Mylian titubante, "Quante guardie pensi ci siano al primo portone?".
"Di solito ce ne sono sempre quattro, al massimo cinque. Penso che fino a dieci io e Cassandra riusciremmo a reggerle. Se qualcosa dovesse andare storto potreste sempre intervenire voi".
"Morrigu, sei una mente!". Cassandra sorrise.
"Allora prepariamoci".
In men che non si dica avevano indossato tutte e due le vesti e sciolto i capelli. Dalhom aveva poi tratto dalla sacca alcune erbe curative usate di solito dai soldati per il primo soccorso e le ragazze le presero in mano per calarsi nel miglior modo possibile in quella parte. Quando tutte e due furono pronte e furono uscite allo scoperto, una guardia puntò lo sguardo su di loro.
"E voi? Da dove venite?".
Parlò Morrigu: "Dalla foresta... signore".
"E cosa ci facevate tutte sole nella foresta?", proseguì un altro che sbucò poco dopo da dietro i battenti.
"La nostra padrona ci ha incaricato di andare personalmente a raccogliere delle erbe curative", la ragazza abbassò gli occhi con teatrale riverenza, "prima che potessimo perderci tra la folla della piazza di Nox", abbozzò un timido sorriso.
La seconda guardia sorrise. "Ma che piacevoli fanciulle!", disse ammiccando al proprio compagno.
"Sapete, avete proprio ragione, la folla stravede per le pene di morte! Sarà il caso che vi sbrighiate perchè l'impiccagione è stata anticipata e la vostra padrona potrebbe preoccuparsi".
A quella parole Morrigu non seppe più come continuare, sentì un pesante fardello piombarle sullo stomaco. Fu Cassandra a parlare per lei.
"Veramente? Sono già tutti in piazza?".
"Sì, e noi povere guardie non possiamo nemmeno goderci lo spettacolo mentre Ghernò se ne sta seduto col suo sederone su una comoda poltrona a prendersi tutta la soddisfazione!". Si lagnò la seconda guardia, quella più giovane e che sembrava provare più interesse per lei.
"Tu piuttosto, bella fanciulla, come ti chiami?".
Cassandra fece mente locale per inventare due nomi da dire sul momento. "Siamo Selìna, e Judìa", disse inchinandosi in una riverenza.
Morrigu intanto era rimasta silenziosa. La notizia dell'anticipata esecuzione l'aveva gettata nel pieno sconforto. Cassandra non si perse d'animo e proseguì.
"Gradireste un po' di compagnia? Potremmo dire alla nostra padrona che ci siamo attardate nel bosco...", come se non fosse nata per far altro se non prendere in giro di guardie rincitrullite, Cassandra rivolse loro un dolce sguardo accalappiatore e mentre i due uomini non poterono vederla piantò una gomitata al fianco dell'amica perchè si riprendesse.
"Già", disse Morrigu lisciandosi con eleganza i capelli. Aveva ripreso padronanza della situazione.
Cassandra colse un lampo di soddisfazione negli occhi dei due soldati.
"Ma certo. Sareste le benvenute qui...", sghignazzò divertito uno dei due ammiccando al collega.
"Siete soli anche voi?", chiese innocentemente Morrigu penetrandoli con uno sguardo ammaliatore.
"Ci sono altri due nostri compagni, ma non credo che disdegnerebbero la vostra compagnia... sempre se a voi non da fastidio...".
Morrigu sorrise maliziosa. "Io e Selìna adoriamo la compagnia...".
"Già, anche noi", esclamò con gioia la guardia più giovane.
Morrigu si avvicinò a lui con passo ipnotizzante e gli poggiò una mano sul petto guardandolo fisso negli occhi. Cassandra cercò di imitarla, anche se i suoi movimenti risultarono più impacciati e meno femminili di quelli della compagna. Inutile dire che Morrigu si era mostrata una vera maestra riguardo a furbizia.
Quest'ultima si sentì prendere in vita dalla sua preda e capì che era giunto il momento di agire. Fu un attimo. Con gesto fulmineo spinse il soldato al muro facendogli credere che stesse per baciarlo ma nello stesso istante gli sbatté con violenza la testa alla pietra delle mura e quello, colto di sorpresa, si accasciò a terra privo di sensi. Alla vista di quello che era accaduto al suo compagno l'altro tentò di svincolarsi ma troppo tardi che già Cassandra, senza alcun risentimento, gli aveva piantato il pugnale tra le costole e l'aveva ucciso.
Morrigu rimase sconcertata. La bocca spalancata dallo stupore. "L'hai... l'hai ucciso?".
"Sì, perché?", domandò il generale senza capire.
"Ma... non ce n'era bisogno!", protestò Morrigu.
Cassandra non le diede ascolto e con un colpo secco uccise anche quello stordito per terra. "Non è il momento di lasciarsi prendere dai sensi di colpa, Morrigu!".
La ragazza rimase interdetta. Non avrebbe mai immaginato che Cassandra potesse essere talmente letale e così fredda e apatica nel compiere un omicidio.
"È il mio lavoro, ricordi?", le rammentò Cassandra.
Morrigu annuì.
"Ora andiamo, bisogna sbarazzarsi degli altri due".
Oltrepassarono la piccola porticina d'ingresso della torre di cinta e salirono i gradini a passo felpato. Li trovarono seduti ad un tavolo intenti a giocare una partitina d'azzardo e a sorseggiare un boccale di birra. Come per gli altri due, nella maniera più silenziosa possibile, li tolsero di mezzo tutti e due prima che questi se ne potessero rendere conto. Cassandra uccise il primo con un preciso taglio alla gola e il secondo con una pugnalata alle spalle mentre Morrigu guardava attonita la scena.
Quando la giovane generale spostò i due cadaveri per controllare che fossero morti e ne ebbe la conferma si rivolse a lei."Svelta, và a chiamare Dalhom e gli altri".
La ragazza annuì e scomparve per le scale. Cassandra si occupò di spogliare gli uomini della loro armatura e ne indossò una lei riservando l'altra a Morrigu. Con la tunica logora ripulì il pugnale dal sangue dei nemici e se lo rimise alla cintura.
Poco dopo fu raggiunta da Dalhom.
"Dobbiamo fare sparire i corpi!", disse con cinismo perfetto. "Potrebbe andare tutto all'aria se se ne accorgessero. Fate come me. Spogliate i soldati della loro armatura e indossatela voi. In questo modo sarà più facile confondersi tra di loro". Il ragazzo tenne lo sguardo vacuo. Vagamente stupito annuì e scese ad avvisare Mylian.
"Morrigu...", chiamò Cassandra.
La ragazza la raggiunse all'istante.
"Tieni, indossa questa. Dobbiamo avvicinarci il più possiibile al patibolo e con queste sarà più facile confondersi con le guardie vere. Gli arcieri faranno il resto".
"Non... non credevo fossi così fredda in azione", disse Morrigu prendendo a infilarsi l'armatura con l'aiuto di Cassandra.
"Se vuoi essere un buon soldato devi imparare a uccidere. Devi saper guardare la morte in faccia". Gli disse Cassandra in un sibilo.
Morrigu annuì. Era sempre stato il suo sogno quello di diventare qualcuno di importante in ambito militare, tuttavia non si era mai soffermata a pensare su quello che avrebbe comportato combattere in guerra.
"Il prossimo se necessario lo uccidi tu...", continuò Cassandra mentre si apprestava a scendere i gradini cercando di trascinarsi dietro il corpo di un soldato. "Su, dammi una mano qui".
Con l'aiuto di Morrigu portarono i corpi fuori dalle mura e li nascosero nella foresta. Tutti e quattro recuperarono i cavalli mentre gli arcieri cominciarono a defluire poco per volta verso la piazza cittadina. A quel punto fu Dalhom a prendere la parola.
"Bene, lasceremo quattro uomini della fanteria ad attenderci all'ingresso delle mura. Gli arcieri stanno già andando a disporsi tra la folla in maniera sparsa e anonima. Abbiamo sentito del vostro dialogo con i soldati. Spero solo che non sia troppo tardi per intervenire".
"Dalhom fa' in fretta ti prego!", lo supplicò Morrigu.
"Sì, sì, un attimo...", fece lui cercando di abbreviare al meglio il discorso. "Appena arrivati ci disporremo ognuno su un lato diverso del patibolo, intesi? Io starò di fronte, tu Morrigu a destra, tu Cassandra andrai sul retro e Mylian a sinistra".
Tutti fecero segno di aver capito.
"Morrigu che si trova al lato sinistro del patibolo dovrà agire lanciando il pugnale e uccidendo il boia. Subito dopo l'uccisione del boia partirà la pioggia di frecce che manderà la folla in delirio".
Morrigu guardò Dalhom atterrita. "Dalhom...io... io non credo che...".
"Ha ragione...", la interruppe Cassandra, "Prenderò io il suo posto. Non possiamo permetterci di sbagliare il colpo al boia o il prigioniero sarà morto all'istante".
Dalhom annuì: "Perfetto allora tu prenderai il posto di Morrigu e lei prenderà il tuo posto. Morrigu, tu allora sarai quella che andrà a recuperare il prigioniero, intesi?"
"D'accordo!", annuì Morrigu con gli occhi lucidi dalla commozione.
"Dopodiché...", terminò Dalhom, "ci daremo tutti alla fuga per questa porta. Ormai è evidente che il primo piano non potrà più essere seguito. Ci servirà la fanteria. Mylian, và ad avvisarli e dì a due dei loro uomini di spalancarci le porte quando saremo di ritorno con Kornelius".
"Ve bene!", annuì Mylian serio scomparendo dietro le porte per ritornare poco dopo con due dei loro uomini. Lo videro scambiare con questi una breve conversazione e riavvicinarsi a loro. "La fanteria è stata avvisata", annunciò il ragazzo.
"Allora possiamo andare...", li incitò Dalhom mentre saliva in groppa al suo cavallo. Gli altri lo imitarono. "Forza ragazzi. Possiamo farcela! Morrigu...", disse rivolgendosi alla ragazza che era appena saltata in groppa al suo cavallo nero, "tu ci guiderai fino alla piazza!".
E con questo spronarono i cavalli al galoppo per dirigersi verso la piazza della città.
Il luogo brulicava di gente. Dovunque c'erano schiamazzi, conversazioni, mendicanti o mercanti che ne approfittavano per vendere un po' della loro merce. Erano tutti là riuniti per assistere a quel macabro spettacolo. Bella popolazione quella che gode della morte dei suoi stessi compaesani, pensò Morrigu mentre si muoveva tra la gente rischiando di calpestare un sacco di gente al passaggio del proprio cavallo. La piazza era completamente gremita e sentì un tuffo al cuore quando si rese conto di tutti i soldati che erano presenti tra la folla. Come avrebbero fatto a sfuggire dalle grinfie di quel nemico così numeroso? Era semplicemente impossibile! Vide Dalhom farsi largo tra la folla e disporsi di fronte al palco confondendosi con le altre guardie. Nessuno fece caso a loro dato che portavano la stessa armatura che avevano tutti gli altri.
Anche Cassandra e Mylian avevano preso il loro posto e infine fu lei a sistemarsi sul retro del palco.
Da ogni parte c'erano soldati. Il che, se da una parte poteva essere un bene, dall'altra era una totale disdetta. Come avrebbero avuto via di scampo?
Pensa ad adesso, a dopo penserai quando sarà il momento, si disse la ragazza.
Fortunatamente erano arrivati in tempo. La popolazione ancora reclamava il suo spettacolo con accanimento. Che gente ignorante... pensò Morrigu.
Si guardò intorno. Il patibolo era esattamente al centro di una larga piazza, quella dove usualmente si svolgeva il mercato. Le case, una addossata all'altra, chiudevano la piazza lasciando solo quattro vie di fuga. Ogni strada portava ad una diversa zona della città. Si fissò alla memoria la strada da cui erano appena arrivati, chissà se nell'impeto della fuga se ne fosse scordata, poi tornò a guardare fisso sul palco. Si accorse solo in quel momento che erano state preparate due botole. Non una, due! Quindi i prigionieri erano due? Vide Dalhom guardare nella sua stessa direzione. Se ne era reso conto pure lui. Ma troppo tardi. Ormai non c'era più nulla da fare.
La folla esplose in un boato quando arrivò una carrozza trainata da quattro cavalli neri, seguita a sua volta da un carro trainato da altri due cavalli smagriti e deboli. Erano Ghernò e il carro dei prigionieri. Morrigu fu tentata di lasciare la sua postazione e correre a salvare Kornelius maa represse quell'impulso. Aveva promesso a Velkam che non avrebbe compiuto mosse avventate e così sarebbe stato.
Ghernò scese dalla propria carrozza e fu scortato alla sua postazione privilegiata proprio davanti al patibolo. Un'espressione severa gli animava il viso.
Morrigu rimase ferma al suo posto a guardarlo con un'espressione colma di disprezzo.
Gli animi iniziarono a surriscaldarsi quando Ghernò salì sul patibolo per fare uno dei suoi sciocchi discorsi.
"Signori...", disse, "Non ho intenzione di annoiarvi, non preoccupatevi. Voglio solo annunciare che questa è la sorte di chi tradisce il regno e il re!". Abbozzò un sorrisetto. "Spero che quest'esecuzione di oggi sia di monito per tutti quanti affinchè non si ripeta ancora una cosa simile...", annunciò con falso rammaricato. "Sarei costretto ad agire allo stesso modo. E il principe Kaharan al suo rientro non ne sarebbe affatto contento".
Guardò soddisfatto la folla che lo acclamava e con gesto teatrale indicò il carro dove stava rinchiuso il prigioniero.
Scese dal patibolo e mentre si incamminava verso il suo posto Morrigu lo vide impartire l'ordine di portare i prigionieri. Il cuore iniziò a martellarle violentemente nel petto quando la cancellata si aprì e due uomini trascinarono fuori dal carro il primo prigioniero.
Lo vide, dopo così tanto tempo. Era lui, Kornelius. I suoi capelli nero-argentei erano sporchi e scompigliati e il suo corpo era pieno di lividi. Non aveva la casacca ma solo i pantaloni. I piedi erano nudi e anche quelli sanguinavano mentre l'intero viso era una maschera di dolore. Morrigu stentò a riconoscerlo ma annuì a Dalhom confermando che sì, era lui il loro compagno.
A Kornelius seguì una ragazzina. I suoi capelli erano di un biondo sporco e il viso sottile e delicato era martoriato dalla tortura anche per lei.
Che avrebbe dovuto fare adesso? Salvare anche lei? Achille sarebbe riuscito a galoppare con tre persone sulla groppa?
La ragazzina fu spinta con violenza fin sopra il patibolo.
A morte, a morte, a morte cominciò il popolo urlando a squarciagola. Morrigu vide una lacrima rigare il viso della giovane che non mostrava più di sedici anni. Non poteva lasciarla lì, tra gli artigli di quegli avvoltoi. Avrebbe salvato anche lei. Ci avrebbe provato.
I due prigionieri ben presto furono saliti tutti e due sul patibolo e dovettero sopportare inerti il delirio della folla. Il boia li raggiunse e con snervante perizia regolò il nodo scorsoio del loro cappio al collo. Sempre con occhio vigile si assicurò che le mani di ambedue i prigionieri fossero legate per bene e se ne tornò al proprio posto, pronto per abbassare la leva al segnale di Ghernò.
Ghernò con una smorfia soddisfatta trapassò i due prigionieri con lo sguardo. Finalmente avrebbe avuto la sua vendetta. Un solo segnale, e il mondo sarebbe caduto ai suoi piedi. La vita di ogni cittadino era appesa al filo di ogni sua decisione. Gustò per qualche altro minuto quella vista prima di dare il segnale. Il boia lo stava fissando in attesa di un suo semplice segno del capo, ma fu un istante.
All'improvviso l'uomo venne colpito in pieno da un pugnale che gli si era conficcato nella pancia.
Era accaduto tutto troppo in fretta.
Il boia si era appena accasciato senza un lamento quando sulla piazza si riversò una sibilante pioggia di frecce che recise le corde dei prigionieri e colpì alcuni dei soldati schierati su un lato della piazza.
"No!", sbraitò il sostituto del principe nero, "Prendeteli, sono i traditori! Sono loro!".
Kornelius e Aurora non erano ancora riusciti a realizzare cosa fosse successo. La folla schiamazzane era in subbuglio e la gente correva da ogni parte per paura di essere uccisa o arrestata.
All'improvviso un imponente cavallo nero si fece largo tra la confusione e con un salto deciso si arrampicò sul patibolo. Kornelius conosceva una sola persona che aveva addestrato il suo cavallo a salti del genere. "Morrigu!".
La ragazza gli sorrise da sotto l'armatura traendo dallo stivale un pugnale e recidendo definitivamente le corde.
In poco tempo gli uomini di Ghernò si erano ripresi dallo shock e stavano per tornare all'azione.
"Svelta Morrigu, arrivano!", gridò un secondo uomo spuntato a dorso di un cavallo marrone.
Aurora si guardò intorno spaesata mentre Morrigu recideva a fatica le pesanti corde ai polsi di Kornelius. "Dannazione Dalhom, dammi una mano!".
Il ragazzo che era spuntato in quel momento si avvicinò e prese a tagliare le corde che immobilizzavano i polsi di Aurora ma già due guardie di Nox si erano arrampicate sul palco pronte a ostacolare la loro fuga.
In quello stesso momento il petto colmo di paura della giovane strega si riempì di sicurezza e dal terreno, come per magia, o meglio, proprio a causa del suo inconscio uso della magia, sbucarono delle robuste e pesanti liane che trasformarono la piazza sottostante in un intrico di robusta vegetazione e lasciarono solo una via d'uscita.
"Cosa è stato?", domandò stupita Morrigu che intanto aveva appena segato la corda.
"Niente sbrighiamoci!", disse Kornelius arrampicandosi sul cavallo di lei.
"Dalhom, prendi la ragazza!". Il giovane che aveva appena steso un soldato aiutò la ragazzina ad arrampicarsi in groppa al proprio cavallo ed insieme si lanciarono in un galoppo sfrenato.
"Fate in fretta babbei!", imprecò Ghernò fuori di sé mentre i suoi soldati provavano a districarsi dalle liane che li immobilizzavano.
Aurora capì di essere stata lei a provocare quel diversivo. "Dobbiamo muoverci il più in fretta possibile", urlò la giovane strega con quanto fiato aveva in gola. "Non durerà per molto!".
I giovani raggiunsero Mylian e Cassandra che li stavano aspettando poco distante e si allontanarono al galoppo seguiti a ruota dagli arcieri che, vestiti com'erano, si confondevano bene con la popolazione atterrita.
Presto le liane si dissolsero così come erano arrivate e la cavalleria diede inizio all'inseguimento. I sei ragazzi avevano raggiunto l'immenso portone d'ingresso e questo fortunatamente si spalancò al loro arrivo.
"Siamo fuori, finalmente!", urlò Dalhom. Tra gli scudi dei loro soldati pronti a respingere l'attacco si aprì un varco che li fece passare. L'uno accanto all'altro sfrecciarono tra gli alberi mentre in lontananza udirono la battaglia infuriare.
I soldati di Nox avevano incontrato la loro fanteria.
Si fermarono soltanto quando furono sicuri di essere lontani dalle mura.
"Adesso dobbiamo separarci. O c'è il rischio che trovino le nostre tracce. Così li confonderemo. La fanteria non resisterà a lungo e a quest'ora staranno già battendo in ritirata". Dalhom parlava affannosamente intento a ragionare su quale sarebbe stata la prossima mossa.
"Siamo lontani. Possiamo permetterci una breve sosta, giusto per riprendere fiato. A quest'ora i cavalieri di Ghernò staranno decidendo cosa fare. Non si addentrerebbero troppo nella selva senza prima avere il permesso del re".
"Già è vero", gli fece eco Cassandra scendendo da cavallo esausta. Diede una pacca soddisfatta al suo Creon: "Bravo cavallo!", disse sorridente.
In poco tempo tutti scesero dalla loro cavalcatura e trassero un respiro di sollievo. Aurora si gettò in lacrime tra le braccia di Kornelius che la strinse a sé e cercò di consolarla.
Morrigu osservò quella scena interdetta.
Avrebbe voluto abbracciare Kornelius, baciarlo, dirgli quanto gli era mancato se solo quella non l'avesse preceduta. Si sentì un po' infastidita e si chiese come mai si conoscessero. Ma cercò di ignorare l'ansia che le cresceva nel petto aspettando che fosse Kornelius a riabbracciarla.
Il ragazzo si sentì fissato e alzò lo sguardo, Morrigu lo stava squadrando con sospetto. Fu nel momento che Aurora lo lasciò andare che Morrigu senza resistere gli si gettò letteralmente addosso. Fu mentre lo baciava con passione che al posto di sentirsi accolta sentì il viso di lui diventare rigido come la pietra mentre la respingeva con le braccia. "Morrigu... non ora", disse.
Aurora osservò la scena senza capirci nulla e solo allora comprese. "Tu!", disse ferita. "Stai con una ragazza e non me l'hai detto?!".
Morrigu spalancò gli occhi sorpresa fulminando la sconosciuta. "Che cosa hai detto?".
"Lui... cioè tu...", disse Aurora ferita rivolgendosi a Kornelius, "mi hai baciata mentre stavi con un'altra?", affondò il viso tra le mani e scoppiò in lacrime.
A quelle parole anche Morrigu cominciò a sentirsi morire. "Non è vero!", si disse. Si sentì afferrare per le spalle da Cassandra. L'aria intorno a loro si era fatta piena di tensione.
"Morrigu...", provò a dire Kornelius.
"Maledetto!!", urlò Morrigu, "Ho sofferto per te! Ho sofferto quando ho saputo che ti avevano imprigionato, chi ti avrebbero ucciso e tu che hai fatto? Mi hai tradita con un'altra! Una... ragazzina!"La ragazza iniziò a sbraitare senza contegno mentre grossi lacrimoni le rigavano il viso.
Aurora intanto guardava attonita la scena tra le fessura delle dita.
Kornelius sembrava aver perso il dono della parola. Stava cercando l'espressione giusta per dirle che la loro storia era finita?
"Non può più andare avanti così, lo sai!", concluse lui incerto.
"Che cosa?", fece Morrigu incredula, "Mi stai dicendo che è finito tutto tra di noi?".
"Tutto!", concluse lui continuando a fissarla negli occhi con un po' di senso di colpa.
"Sei un verme Kornelius!", Morrigu si avvicinò a lui con rabbia, "Mi fai schifo! Tieniti pure la tua sgualdrina da quattro soldi!".
Il cuore le andò in frantumi quando Kornelius le assestò un sonoro ceffone che la lasciò interdetta. La stava difendendo? Rimase ferma al suo posto, inespressiva, mentre un dolore per il tradimento cominciava a trasformarsi in odio.
Cassandra spalancò la bocca dallo stupore e Dalhom intervenne subito per separare i due litigiosi ma fu il caos. All'istante Mylian sguainò la spada con un urlo e a ciò Kornelius reagì tirando una spada dal cavallo che gli stava più vicino.
Si gettarono l'uno sull'altro senza contegno sebbene Dalhom tentasse di dividerli. Aurora intanto, rannicchiata in un angolo, continuava a piangere per tutto quello che nel giro di pochi minuti era successo a causa sua.
Con un ringhio Mylian incise un'altra ferita al braccio già martoriato di Kornelius. Poi Cassandra lo disarmò.
"Insomma, vogliamo piantarla?", urlò Dalhom adirato.
"Bastardo!", sibilò Mylian tra i denti cingendo per le spalle una disperata Morrigu ancora scossa da singhiozzi.
"Dobbiamo dividerci!", sbottò Dalhom innervosito, "Ora mi sono sul serio stancato! Che ognuno vada per la sua strada. Ci divideremo a coppie e ci ritroveremo tutti alla Tana del lupo".
Kornelius si avvicinò ad Aurora. "Io porto lei, proseguiremo a pie...". Si bloccò quando si accorse della presenza di un altro cavallo dal manto screziato che prima non aveva notato. Aveva già i finimenti e alcune provviste sulla groppa.
"Non importa. Verremo a cavallo", proseguì aiutando Aurora a issarvisi sulla groppa. Era stata lei a evocare quell'altro animale.
"Allora io vado con Morrigu". intervenne Mylian vagamente stupito dal nuovo arrivato.
"Benissimo, Cassandra, con me!", concluse Dalhom salendo a cavallo. "Ci si rivede più tardi, badate a non perdervi!".
E con queste ultime parole si divisero andando ognuno per la propria strada.
[Prossimo capitolo Roxane e Kaharan ;) ]
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