- 6 - Rapimento
Un rumore di zoccoli avvisò Roxane che Lyron era di ritorno. Aveva fatto presto.
La principessa gli rivolse un sorriso e di nuovo i suoi occhi luccicarono di felicità. "Sei stato velocissimo!".
Lyron rimase serio. "Sì, ma adesso muoviamoci. Non voglio che ci scoprano", mugugnò.
Partì al trotto con Thor, seguito a ruota dalla principessa.
Si ritrovarono a percorrere tranquilli viali di campagna alberati. C'era un venticello leggero quel giorno. Le fronde degli alberi si muovevano lente e scomposte, il cielo, di un azzurro quasi innaturale, non lasciava posto nemmeno ad una nuvola. Il sole parve a Roxane più luminoso che mai.
Stavano costeggiando un boschetto di piccole dimensioni. Sulla soglia di esso, a bordo del viale, un cerbiatto brucava l'erba silenzioso.
La principessa fece un lungo respiro e chiuse gli occhi. Era felice. Si sentiva bene ogni qualvolta era a contatto con la natura.
Lyron, che era stato per tutto il tempo in silenzio, prese la parola: "Roxane", esordì cupo, "per quanto tempo hai intenzione di rimanere fuori?".
Roxane continuò a fissare le cime degli alberi accarezzando pensierosa la criniera di Freya. "Non lo so, forse tutto il giorno".
Lyron sospirò. "Vorrà dire che resterò tutto il giorno con te".
Roxane accigliata fece per obbiettare. "Assolutamente no! Se mio padre scopre che siamo stati tutto il giorno insieme potrebbe cacciarti dal castello! Come farei senza di te, dopo?", la principessa aveva assunto un cipiglio serio.
"Meglio saperti al sicuro", tagliò corto lo stalliere, "perciò oggi ci daremo alle compere insieme!".
Il sole era già alto quando giunsero in paese. Lasciarono i cavalli in una pensione e si inoltrano per le strade brulicanti di gente. In quel paesaggio rustico e confusionario si levavano le alte urla dei mercanti che proponevano al pubblico le loro merci migliori.
"Uova fresche! Desidera delle uova fresche, signora? Le migliori del luogo solo per lei ad un prezzo d'affare!". Un uomo di mezza età, dal viso gentile, si era rivolto proprio a Roxane.
La principessa sorrise lusingata: " oh no grazie, al momento non ne ho bisogno!".
Lyron le diede la mano facendole cenno di seguirlo. "Vieni, ti porto a conoscere mia sorella, ha una bancarella di stoffe proprio qui vicino".
Roxane sentì la stretta calda della sua mano e si lasciò guidare da lui. Poco più lontano, in una bancarella di stoffe, una ragazza dai biondi capelli lisci, incredibilmente somigliante a Lyron e con un grosso pancione, sventolò una mano verso il ragazzo.
"Ilya", la chiamò Lyron. La ragazza sorrise e gli venne incontro.
"Lyron, fratello mio!", lo abbracciò stretto scrutando Roxane con sospetto. "E questa ragazza chi è? Non sarà che...", mormorò a bassa voce avvicinandosi all'orecchio di lui.
Lyron sorrise. "Non è come immagini", disse scuotendo il capo, poi si chinò a sussurrare all'orecchio della sorella per evitare che qualcuno potesse sentirlo.
Ilya sgranò gli occhi tornando a studiarla con sguardo molto più attento. "Pr... principessa?!", boccheggiò sottovoce. Tentò di fare un profondo inchino per quanto il suo pancione glielo permettesse.
"Non c'è alcun bisogno che vi inchiniate", intervenne Roxane tempestiva.
Lyron prese di nuovo la parola. "Come procede la dolce attesa, sorella?", con mani delicate sfiorò il pancione della ragazza.
"La gravidanza procede bene, dovrebbe mancare poco alla nascita!", rispose Ilya, aprendosi in un sorriso luminoso.
La principessa guardò con tenerezza quella scena, a corte non si erano mai viste scene del genere, là tutto era fatto per necessità, e anche l'amore doveva essere finto.
"Scommetto che sarà bellissimo come te!", intervenne Roxane rivolgendosi a Ilya. La ragazza parve ricordarsi della presenza della principessa solo allora e sorrise timidamente ancora stretta al fratello.
"Lo spero", disse arrossendo, "ma... quasi dimenticavo, principessa", disse prendendo un intero rotolo di stoffa, "accettate questo dono da parte mia!". Glielo tese risoluta.
Roxane ne toccò un lembo, era morbida e vellutata al tatto.
"No, non posso accettare!". Disse dolcemente la principessa. "Pensa a venderla per il bambino".
La giovane abbassò lo sguardo per un attimo, poi tornò risoluta ad insistere. "Insisto, principessa..."
"Davvero, non è il caso...".
Fu Lyron a rompere quel momento di muto imbarazzo. Tolse il rotolo di mano alla sorella e lo poggiò nuovamente tra gli altri sulla bancarella.
"Roxane è appena scappata dal castello, dovrà stare fuori tutto il giorno, e io non potrò tenerla d'occhio questo pomeriggio. Può restare a casa da te e mamma?".
Ilya si riscosse e rivolse nuovamente lo sguardo al fratello. "Ma certo! Sarebbe un onore per noi!". Cominciò a ritirare la merce dalla propria bancarella con l'intenzione di correre a casa per dare la notizia.
La principessa imbarazzata scosse la testa: "No! Ilya, lascia perdere... non è necessario, mi arrangio da sola. Adesso io e Lyron andiamo via", fulminò Lyron con lo sguardo.
"Dico sempre a Lyron che dovrebbe essere meno apprensivo e lui non mi da mai retta, ma non è assolutamente necessario e poi... sarai stanca...", terminò con risolutezza nello sguardo.
Si frugò tra le vesti. "Ecco, piuttosto, prendi questi. Sono per te e per il tuo futuro bambino, fanne buon uso". Le porse un sacchetto con delle monete tintinnanti e a quel gesto Ilya la abbracciò con gratitudine.
"Grazie principessa, grazie di cuore!".
Roxane accarezzò i capelli lisci e biondi della ragazza permettendole di abbracciarla.
"Adesso io e Lyron togliamo il disturbo. Spero di rivedervi presto!", sorrise la principessa iniziando a trascinare Lyron con sè, "sia te... che lui", indicò allegra il suo pancione.
Lyron abbracciò la sorella sussurrandole qualcosa all'orecchio che Roxane non capì, poi la salutò. "Verrò a trovarvi quando posso!", disse deponendole un altro bacio sulla guancia prima di allontanarsi con Roxane.
"Non mi avevi mai detto che avessi una sorella!".
Lyron fece spallucce. "Non pensavo te ne importasse".
Roxane scosse la testa. Si soffermò un attimo a pensare. A quell'ora Velkam era al castello e i servi stavano impazzendo a cercarla per tutta la tenuta.
"A che pensi?", le chiese Lyron. Stavolta fu lei ad alzare le spalle.
"A niente...", disse. Non le andava nemmeno di sforzarsi di pensare a come avrebbe giustificato la sua assenza.
Continuarono a camminare silenziosi. Intorno a loro il caos del mercato sembrava assordante.
"Non credi sia il caso di tornare?", le disse Lyron.
Roxane scosse il capo. "Se tu vuoi andare, nessuno ti costringe a restare con me!".
"Non ti lascio sola, Roxane, lo sai".
Passarono tutta la mattina in giro per il mercato. Lyron prenotò del fieno per i cavalli da fare consegnare al castello e quando fu ora di pranzo la trascinò di nuovo con lui.
"Vieni", le disse.
Roxane lo guardò interrogativo. "Dove mi porti?".
Il ragazzo non rispose mentre ripercorrevano la strada del mercato a ritroso. A quell'ora i mercanti stavano ritirando tutta la loro merce. Ilya era già andata via dal luogo della sua esposizione.
Si fermarono, dopo qualche minuto di cammino, davanti una modesta casa. Lyron si sporse bussando alla porta.
Poco dopo sulla soglia comparve un volto decisamente familiare.
"Ilya!", realizzò la principessa stupita.
Ilya si ritirò dicendo loro: "accomodatevi".
"Questa me la paghi...", minacciò Roxane all'orecchio del suo stalliere. Far incomodare la famiglia per lei... Non era nei suoi piani disturbare e mettere in difficoltà gente di umili condizioni.
Lyron si limitò a sorriderle e a tirarla dentro con sé. I suoi occhi luccicavano più del solito.
La principessa si guardò intorno, non era mai entrata in una casa comune. La vista lasciava spazio ad una piccola ma accogliente cucina. Un buon profumo di galletto al brodo le stuzzicò il naso.
Lyron tirò una sedia dal tavolo e gliela porse, poi anche lui si sedette.
Vide Ilya impegnata a trafficare con il focolaio. Una donna di mezza età comparve dalle scale che davano ai piani superiori, aveva gli stessi occhi azzurri di Lyron ed era incredibilmente somigliante a sua figlia Ilya.
"Principessa Roxane! Allora è vero!", le si inginocchiò davanti. "Quale onore! Accettate l'accoglienza in questa umile casa!".
Lyron rise. "Roxane, questa è mia madre", presentò.
"Non c'è alcun bisogno che vi inchiniate", la sollecitò Roxane, "e sono immensamente dispiaciuta per il disturbo che vi sto arrecando... a causa sua!". Guardò torva Lyron che ricambiò con un sorrisino serafico.
Roxane aveva appreso dal suo stalliere che da quando il padre era morto era lui a mandare avanti la famiglia,
La madre di Lyron apparecchiò la tavola con la migliore tovaglia ricamata in loro possesso, poi passò a servire una porzione di deliziosa zuppa fatta in casa. Roxane si stupì di quella meravigliosa aria casalinga. Le gigantesche e fredde mura del castello non avevano nulla da invidiare a quella piccola e accogliente cucina.
Sarebbe stato bello provare a vivere almeno, per qualche tempo, in un'atmosfera così intima e familiare. Imparare a credere nei valori veri. Sentirsi in una famiglia unita.
Sarebbe stato meraviglioso non essere al centro dell'attenzione di nessuno, essere invisibile senza la necessità di camuffarsi. Poter essere se stessi senza tenere conto di cosa avrebbero potuto pensare gli altri di lei.
"Merydian!", chiamò la madre di Lyron.
Una risposta venne dalla porta secondaria che dava al giardino: "Arrivo".
Un bambino dell'età di circa dodici anni venne a sedersi a tavola. Era entrato di corsa cantando a squarciagola. Anche lui aveva gli stessi occhi azzurri della madre ma i capelli castani.
Il bambino guardò la nuova arrivata sorpreso. "Chi sei tu?", chiese sorpreso. "La nuova fidanzata di Lyron?".
Roxane aprì la bocca per parlare. "Ehm... io...".
"Sì!", intervenne Lyron.
Il bambino rise compiaciuto. "Sei bella!".
La principessa arrossì a quel complimento. "Grazie", disse la principessa abbassando lo sguardo.
"È pur sempre un bambino...", spiegò Lyron rivolgendosi sottovoce a Roxane approfittando della distrazione di suo fratello. "Potrebbe lasciarsi sfuggire qualcosa".
Merydian era passato a sbirciare sotto i coperchi delle pentole, curioso di sapere cosa ci sarebbe stato da mangiare quel giorno. Ilya lo ammonì, e quando finì di fare i piatti intimò al fratellino di andare a lavare le mani.
Il ragazzino non se lo lasciò ripetere due volte e corse subito in giardino. Quando tutti si furono seduti a tavola e fecero la preghiera agli dei per ringraziarli del cibo concesso, Roxane si sentì stranamente a casa.
Il pomeriggio, dopo una breve conversazione, Lyron e Roxane salutarono l'allegra famigliola e si allontanarono da casa decisi a tornare al castello.
"E non mi avevi detto nemmeno che avevi un fratello più piccolo...", riprese Roxane quasi a continuare il discorso di quella stessa mattina, non appena furono abbastanza lontani.
"Pensavo che anche questo particolare non ti interessasse!", aveva detto lui spiccio.
"Potevi dirmelo! Proprio oggi scopro che di te non ho mai saputo niente".
"Perché avrei dovuto parlarti di loro se tu non mi hai mai chiesto nulla a riguardo?".
Roxane si sentì vagamente in colpa. Era vero. Era sempre stata un po' egocentrica.
Sempre a raccontare i propri problemi a Lyron ignorando i suoi. Lui sapeva tutto di lei e lei niente di lui.
Tornarono alla pensione, Roxane pagò, poi andò a riprendere Freya che come al solito l'accolse con un nitrito.
"Ciao bella! Sei contenta di rivedermi?", disse stringendola in un abbraccio attorno al grosso collo. Per tutta risposta la cavalla le puntò il muso dritto in faccia.
Roxane sistemò la sella, e così anche Lyron. Ormai era sicura di poter ritornare a casa. La minaccia Velkam a quell'ora era già in viaggio per Nublia.
Si allontanarono dal paese quando il sole era prossimo a tramontare. Presto giunsero nella stradina di campagna che conduceva alla tenuta.
Ad un certo punto della lunga e silenziosa camminata un rumore li fece trasalire.
Lyron guardingo strinse convulsamente le mani attorno all'elsa del pugnale che portava sul fianco destro.
"Hai sentito?", mormorò.
Roxane annuì guardando il ragazzo preoccupata. "Cosa è stato?".
Lo stalliere scrutò il viale alberato coi suoi occhi azzurri. "Non lo so... ma non mi piace".
Fu un attimo. Una freccia sbucò da un cespuglio e colpì Lyron in pieno petto. Il ragazzo gemette. Il nitrito di Thor ruppe il silenzio.
Dal nulla sbucò ancora un'altra freccia, che si conficcò nella pancia del giovane stalliere. Lyron scivolò da cavallo lentamente accasciandosi a terra.
"Lyron!", urlò Roxane senza riuscire a realizzare quello che nel giro di pochi secondi fosse successo.
La principessa scese da cavallo inciampando per la fretta. "Ti prego, Lyron, rispondi... Lyron!"
Lyron si contorceva sotto di lei, gemendo.
"Sca... vai via... scappa", rantolò il ragazzo. Un rigurgito lo interruppe e un rivolo di sangue colò dalla bocca di lui perdendosi sotto il suo mento.
"Va' via... va...".
Roxane lo guardò dritto in quegli occhi che poco prima le avevano comunicato quanto amore nutrisse per lei. Quell'azzurro era ora offuscato dalla sofferenza. Un estremo sospiro affaticato gli permise di proferire quelle sue ultime parole, poi i suoi occhi azzurri si spensero per sempre.
"Lyron!", la principessa fu colta dalle lacrime. "Lyron, perché?" urlò disperata scuotendo il corpo del giovane perchè si rialzasse. Lo accarezzò, ma Lyron non le rispose più.
"No!", urlò.
Si sentì sollevare da terra all'improvviso. Un uomo con una cicatrice che una volta fu, Roxane dedusse, un netto taglio sulle labbra, le aveva premuto un fazzoletto sulla bocca e la tirava per la veste sporca di sangue.
"Lasciatemi", urlò Roxane, "Lyron...". Urlò ancora, straziata, volgendosi verso il corpo inerte dello stalliere. Il ragazzo non si mosse, una pozza di sangue si era allargata pian piano sotto di lui.
Roxane pianse. "Ti prego!".
Le legarono una catena al piede, poi, mentre le lacrime le annebbiavano la vista, l'uomo l'assicurò ai finimenti di Thor.
"Che c'è principessina? Vi dispiace per il vostro amichetto?", borbottò calciando con noncuranza il corpo del ragazzo ormai senza vita.
La principessa fu spinta insieme a Freya verso degli altri cavalli che sembravano essere comparsi dal nulla.
"Smettila di frignare e sali sul tuo cavallo!" La intimò l'uomo sgarbatamente.
"Lasciami, lurido bastardo!", si dimenò lei.
Fu colta alla sprovvista da un doloroso schiaffo al viso. La sua guancia bruciò.
"Non osare mai più prenderti gioco del maggior sicario del principe Nero! Roxane". Proferì l'uomo puntandole la punta del pugnale contro la gola.
"Ora sali!". Terminò secco spintonandola verso la sella.
Roxane salì in groppa a Freya rassegnata. Piangeva, consapevole che quel giorno per i suoi capricci Lyron era morto.
Ripensò a quegli occhi azzurri, aperti e senza vita. Ripensò al suo viso allegro, al loro ultimo bacio e agli ultimi istanti in cui aveva sprecato le sue ultime parole per dirle di fuggire. Si guardò la veste zuppa del sangue di lui, così come le mani. Cosa sarebbe successo quando Ilya avrebbe saputo della morte del fratello?
È tutta colpa mia, è tutta colpa mia, si disse.
Una lacrima le rigò il viso e ad un tratto si accorse che non avrebbe più rivisto Lyron, che non gli avrebbe mai più parlato.
È morto...
Il ragazzo innamorato di lei adesso non c'era più.
L'uomo a cavallo di Thor e gli altri scagnozzi voltarono i cavalli e la portarono via, ma a Roxane non importava nulla di se stessa.
Freya si oppose alla partenza. L'uomo le diede un colpo di frusta ben assestato e anche lei, sottomessa, partì.
Erano prigioniere, tutte e due, e Lyron non avrebbe mai più fatto ritorno al castello.
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