- 58 - Il risveglio
Erano passati più di dieci giorni dalla visita inaspettata di Firya e ancora Roxane non era riuscita a tirar fuori quel pugnale dalla sacca, come se il solo vederlo le fosse troppo doloroso. Kaharan continuava ad essere in stato di incoscienza anche se, da due giorni a quella parte, aveva smesso di lamentarsi nel sonno. I giorni passavano tutti uguali. La principessa si svegliava, andava ad assicurarsi che alla sua cavalla non mancasse nulla, sgranocchiava quel che trovava nella stanzetta delle castagne o nel giardino e raccoglieva qualcosa dall'orto, dato che, come se non bastasse, dopo l'ultima visita di Firya era spuntato vicino al lago anche un simpatico orticello di verdure.
Al pomeriggio rimaneva davanti al fuoco e attendeva. Attendeva un minimo movimento, un minimo richiamo, ma non accadeva mai niente. Kaharan non dava segno di volersi risvegliare.
Quel giorno Roxane era abbandonata a pancia in giù vicino al fuocherello e osservava uno scarafaggio che con zampette agili cercava di mettere il più presto possibile la maggior distanza tra lui e le mani della principessa. Era tutto inutile però, queste infatti lo riprendevano e lo capovolgevano di nuovo, così lo scarafaggio doveva nuovamente fare un'enorme fatica per rimettersi sulle zampe e correre ancora.
La ragazza osservò il piccolo essere divincolarsi agitando le zampe per aria e provando un pizzico di pietà, con un bastoncino raccolto al suo fianco, lo aiutò a rimettersi sulle zampe e lo lasciò andare per la sua strada.
Quando lo vide fuggire a gambe levate sorrise divertita e quando i suoi occhi incontrarono quelli di Febo notò che l'unicorno aveva le orecchie tese, come se avesse percepito un rumore.
"Cos'hai sentito, Febo?", chiese la principessa preoccupata cambiando subito espressione.
L'unicorno non si mosse, rimase imbambolato come fosse una statua per qualche secondo continuando a fissarla con sguardo intenso. Roxane poté scommettere di aver visto un lampo di ilarità balenare in quegli occhi d'abisso.
Un debole lamento le giunse all'orecchio proprio nel momento in cui l'unicorno nero si sollevò su se stesso e con un nitrito di giubilo uscì dalla stanza al galoppo, sollevando un enorme polverone.
"Ma si può sapere che ti prende? Dannato unicorno!", sbottò Roxane scrollandosi di dosso la polvere.
Aveva davvero udito un lamento?
Si guardò intorno in cerca del flebile richiamo che aveva sentito e la risposta alla sua domanda le venne un istante dopo. Non appena alzò gli occhi dal suo vestito pulito, il suo sguardo si posò istintivamente sul ragazzo dai capelli rossi che piano piano cercava di sollevarsi dal giaciglio e che dopo non poca fatica era riuscito a mettersi a sedere in maniera malferma.
Roxane rimase impietrita continuando a osservare quella scena incredula. Era un'allucinazione? O Kaharan era veramente sveglio?
Lo vide guardarsi intorno con occhi spaesati e posare il meraviglioso sguardo smeraldo su di lei.
"Kaharan!", esultò la principessa.
Roxane si gettò sopra di lui in un abbraccio mozzafiato senza pensare e senza nemmeno ricordare quello che Firya le aveva raccontato. Lo strinse forte a sé e gli accarezzò i capelli rossi. Era caldo, molto caldo, segno che la febbre non era del tutto passata. Ma stava bene! E questo era l'importante.
Il principe cominciò a respirare in maniera affannosa. Quell'abbraccio era peggio di una morsa stretta al cuore, ma per una volta ignorò quel dolore tremendo e ricambiò il calore di quel gesto. Di certo la principessa era mancata anche a lui, sebbene non volesse ammetterlo a se stesso.
Roxane scoppiò in lacrime mentre lo stringeva. "Mi hai fatto prendere un enorme spavento!", gli aveva detto tra un singhiozzo e l'altro.
"Roxane... Roxane...", la voce rotta del principe e poi una leggera spinta da parte sua la costrinsero ad allontanarsi.
"Hai ragione, scusa...", disse la principessa asciugandosi gli occhi arrossati dal pianto.
Kaharan abbassò le palpebre stanco. "Non che mi sia dispiaciuto ma... devi capire che ho appena aperto gli occhi dopo...".
"Dopo quindici giorni", completò la frase la principessa.
"Dopo quindici giorni...", le fece eco lui stancamente.
Incredibile come quell'abbraccio avesse sciolto i cuori dell'uno e dell'altra. La ragazza adesso non riusciva a pensare che quello che le stava davanti fosse il suo acerrimo nemico.
"Avrai fame", lo incalzò la principessa. Prese la ciotola dentro la quale aveva lasciato alcune castagne già cotte e sgusciate, dopodiché corse in giardino a raccogliere alcune varietà di frutti.
Quando fu di ritorno lui era ancora seduto che la aspettava.
"Non dovresti usarmi tutta questa premura, sai?", la accolse sorridendo.
A quelle parole Roxane non diede nemmeno retta. Era troppo contenta di non essere più sola.
La ragazza corse a sedersi accanto a lui e quando lo raggiunse trasse dalla tasca del vestito un coltellino col quale iniziò a sbucciare una mela in silenzio. Kaharan la osservò intenta nel suo lavoro.
La principessa teneva la testa china, ma benché i capelli le nascondessero parzialmente il viso, vide una lacrima brillare e bagnare il colletto del suo vestito.
"Ehi... ", mormorò lui. Avvicinò la mano con delicatezza e le spostò una ciocca di capelli che le nascondeva gli occhi. La principessa non alzò lo sguardo e questa ricadde di nuovo al suo posto. Kaharan allora cercò di spostarsi a fatica più vicino a lei e questa volta allungò la mano fino a sfiorare il suo mento e a sollevarlo. Gli occhi del principe erano contratti dallo sforzo che quel tocco gli costava.
La principessa sollevò il viso. Era confusa, spaesata. Non riusciva proprio ad interpretare il comportamento di Kaharan in quel momento. Era troppo buono! Troppo bello! Troppo dolce per essere vero! I suoi occhi impauriti incontrarono lo sguardo sicuro di lui e a quel punto Kaharan tolse la mano. "Grazie...", sussurrò, "di tutto...".
Roxane lo guardò ancora. Si sentiva attratta dalla sua vicinanza. Il desiderio forte di sentire il calore delle labbra di lui tornò a farsi presente. Sentiva che poteva avvicinarsi. Doveva! Non ci sarebbe stato momento migliore di quello!
Evidentemente il principe intuì la pericolosità di quella vicinanza perchè si allontanò da lei. "Di nuovo, vero?", le chiese serio.
Roxane annuì imbarazzata.
"Non cascarci Roxane... è come la bestia feroce che ammalia la preda".
La principessa parve risvegliarsi. Si distanziò scossa dalle sue ultime parole, la stava proteggendo? Possibile che si fosse capovolta la situazione? Che ne era stato della Roxane preoccupata per il padre? Impaurita? o meglio ancora... Che ne era stato del Kaharan perfido? Del Kaharan scontroso? Taciturno? Tutto questo la gettava in un profondo stato confusionario.
Per porre fine a quel momento d'imbarazzo alla principessa venne in mente la visita di Firya.
"Kaharan...", lo chiamò con voce ferma che a sentirsi non le sembrò neanche sua.
Il principe preoccupato e intento a osservarsi le fasciature e il drago distolse lo sguardo all'istante per puntarlo su di lei.
"Devo dirti una cosa...", continuò la principessa. Gli servì la mela sbucciata e mentre il ragazzo si riempiva lo stomaco Roxane iniziò a raccontare della sua convalescenza, dell'aiuto che le ninfe le avevano offerto, dell'alloggio e della pozione che gli aveva salvato la vita, terminando col resoconto della visita di Firya e del pugnale.
Al termine del racconto Kaharan spalancò gli occhi. "Un'arma affilata e tutto scompare...", sussurrò tra sé.
"Cosa hai detto?", chiese Roxane che non aveva sentito.
Lui la ignorò, "Che ti ha detto la tua amica ninfa? Dov'è il pugnale? Dammelo!".
Ecco dov'era finito il Kaharan prepotente... c'era ancora ed era tornato fin troppo in fretta.
Roxane ubbidì, corse alla sacca e ne trasse fuori l'arma. "Firya dice che non puoi toccarla...", lo ammonì la principessa.
"Sciocchezze...", fece lui rubandoglielo dalle mani. Si sentì uno sfrigolio e nello stesso istante in cui lo afferrò Kaharan lasciò cadere il pugnale. "Ahi!", protestò.
"Te l'avevo detto", disse Roxane in tono canzonatorio, lo prese e se lo rigirò tra le mani.
"Perché puoi toccarlo solo tu? E a che serve esattamente?".
Roxane gli si sedette di nuovo accanto. "Firya mi ha raccontato la storia di tuo padre, mi ha parlato di Ginevra...". A quel nome il volto del principe si incupì.
"L'unica cosa che non mi ha detto è stato in cosa consiste la tua maledizione!". La principessa si fermò a pensare e rivolse lo sguardo sul petto di Kaharan. "C'entra lui, non è vero?".
"Questo non ti riguarda!", ribatté freddo Kaharan coprendosi l'immagine con una mano.
Roxane non si arrese. "È un sigillo, non è così?".
Kaharan la guardò accigliato senza rispondere.
"Ho capito, me lo dirai quando te lo sentirai", sospirò Roxane delusa.
Kaharan tornò a farsi serio. "Ora potresti dirmi cosa ti ha rivelato la tua amica ninfa?".
"Firya!", lo rimproverò Roxane.
"D'accordo, Firya...", fece lui accomodante.
Roxane parlò di Ginevra, delle ninfe e di tutto quello che le aveva riferito Firya il giorno della sua visita.
"Quella maledetta era una ninfa!", imprecò Kaharan a denti stretti.
Roxane annuì correggendolo. "Solo per metà".
Kaharan si distese di nuovo. "Molto bene Roxane. Credo che tra noi ormai non ci siano più segreti... almeno in parte, quindi...".
"Quindi mi racconti di te, giusto?", lo interruppe lei curiosa.
"No!", la rimbeccò lui con dispetto. "Quindi mi faccio una bella dormita...".
Roxane aprì la bocca per protestare.
"Fai la brava intanto...", disse lui mentre la zittiva con una mano e si girava al fianco opposto per darle le spalle. "Anzi...", disse ammiccando fuori dall'uscita con un sorrisetto irritante, "guarda un po' chi c'è là!", indicò il giardino dove Febo era in piedi sull'uscio con le mascelle serrate su un sanguinolento cadavere di coniglio. "Che ne diresti di porre fine alla tua dieta vegetariana e mettere sul fuoco un po' di cibo più soddisfacente?", propose Kaharan con un mezzo sorriso.
La principessa non credette alle proprie orecchie. "Ma per chi mi hai presa?", sbottò, "Per una schiava? Sono pur sempre una principessa, mio caro!".
Lui sghignazzò e le diede nuovamente le spalle. "Fa come credi", disse abbandonandosi ad un sonoro sbadiglio.
La principessa sospirò. Si risolse che forse un po' di carne avrebbe fatto piacere anche a lei dopo giorni di dieta forzata a base di vegetali.
Si avviò verso l'uscita con la consolazione che avrebbe mangiato lei metà della preda. Dopotutto sarebbe toccato a lei ripulirla e cuocerla.
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