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- 55- Visita inaspettata


Roxane aveva raccolto la camicia insanguinata del principe proponendosi di darvi una ripulita al laghetto che Cokyra le aveva regalato. Si fermò a controllare lo stato di salute di Kaharan. Dormiva ancora. Dormiva da circa cinque giorni tra le zampe di Febo che era rimasto per tutto il tempo accoccolato vicino a lui. L'unicorno non lo aveva lasciato un attimo, alzandosi soltanto nel momento dei pasti per poi ritornare immediatamente a vegliarlo.

Quando la vide arrivare Febo abbassò il capo e soffiò con tenerezza sul viso del padrone.

"Febo, va tutto bene?", chiese la principessa "Penso che ormai sia fuori pericolo, dorme come un angioletto!". Il volto angelico, sereno e rilassato di Kaharan la fece rincuorare.

Roxane allungò la mano per accarezzare il muso dell'unicorno nero e si rialzò in piedi uscendo dalla stanza. Camminò spensierata fino al laghetto e lì si chinò per immergere la camicia del principe. Cominciò a sfregarne il tessuto per togliere il sangue e lo sporco incrostato. Fece lo stesso con le bende che gli aveva appena tolto e quando ebbe finito le stese al sole. Guardò il cielo, era di un azzurro limpido e il sole splendeva come un'enorme palla di fuoco incandescente che copriva di luce l'intera foresta. La principessa si riparò gli occhi con la mano e tornò a stendere il resto delle bende appena lavate.

All'improvviso un fortissimo vento fece volare le bende dal ramo sparpagliandole su tutto il terreno, le fronde degli alberi iniziarono a oscillare pericolosamente e la terra le salì agli occhi facendoglieli bruciare. Durò solo pochi istanti, poi tutto tacque.

Roxane si guardò intorno. Di certo a causare quel vento doveva essere stato l'arrivo delle ninfe, così tese le orecchie nel tentativo di captare il suono delle quattro voci. Fu delusa del sentire intorno a sè solo silenzio.

"Ninfe?!", chiese con quello che voleva essere una chiamata alla quale non giunse nessuna risposta. La ragazza fu presa da una sorda preoccupazione. E se quel vento non fosse stato originato dalle ninfe? Se si fosse trattato di creature malvagie? Del resto erano passati fin troppi giorni tranquilli e non era accaduto niente di eclatante seppur Roxane si trovasse nel folto della Selva, sola e indifesa.

"Chi è là?", chiese la principessa allarmata.

Nessuno rispose.

La ragazza raccolse velocemente le bende, le ristese sul ramo e tornò in fretta nel rifugio. Se avessero tentato di attaccarla poteva sempre chiamare le ninfe, no?

Dentro il rifugio tutto era come l'aveva lasciato. Kaharan dormiva e Febo era tranquillo al proprio posto. L'animale non aveva dato segno di aver avvertito alcun pericolo. Quanto a Kaharan, lo rirovò a petto nudo. Probabilmente nel sonno si era scoperto, così la ragazza si avvicinò e lo coprì attenta a non sfiorarlo sulla pelle.

Qualcosa la toccò facendola sussultare a seguito di un rumore di passi. Roxane cacciò un urlo di spavento che riecheggiò per tutta la foresta e si voltò di scatto per conoscere l'identità del suo aggressore.

"Firya! Ma che ti salta in mente?", sbottò la principessa ansimante. Il suo era un tono di rimprovero ma lasciava trasparire anche un malcelato sollievo.

Il volto ridente della ninfa dei boschi era a un centimetro dal suo, la ninfa la abbracciò forte. "Roxane, come stai?".

"Bene... anche se la prossima volta potresti evitare di farmi venire un infarto!".

Firya parve non fare caso alla frecciatina di disappunto. "Tutto bene qui al rifugio?", chiese. "Non sarà un granché, ma almeno sei al coperto".

"Benissimo...", disse Roxane, "grazie a te non manca nulla".

"Sono felice di esserti stata utile", rispose la ninfa con un sorriso smielato sedendosi a terra e incrociando le gambe. "E lui? Come sta?".

"Si sta riprendendo". Roxane si guardò intorno nell'attesa di vedere spuntare dall'uscio le altre tre ninfe, ma non comparve più nessuno. "Le altre?", chiese curiosa la ragazza, "Dove sono?".

A quella domanda la ninfa la guardò con aria colpevole e iniziò a tortursi le dita delle mani. "Oh... loro non... loro non ci sono...", concluse con espressione più decisa, "sono venuta di nascosto".

Roxane la guardò con aria sospettosa. "Firya, stai dicendo che le tue compagne non sanno che tu sia qui?".

"Mh, mh...", annuì la ninfa cercando di apparire tranquilla.

La principessa la osservò incredula. "E perché sei venuta?".

Firya sembrò non stare più nella pelle. Evidentemente attendeva sin dall'inizio quella domanda. Infilò la mano verde smeraldo sotto la veste e ne trasse fuori un'arma dentro a un fodero. "Per questo...", disse porgendogliela.

Roxane esitò a prenderla in mano. "Firya, ma... questo è un pugnale ".

"Già... ma non un pugnale qualunque".

"È pur sempre un pugnale, che dovrei farci?", la principessa fissò l'oggetto in maniera ostile. Ci fu un attimo di silenzio rotto solo dal respiro di Kaharan addormentato.

"Coraggio prendilo...", sorrise la ninfa.

Roxane continuò a guardare il pugnale indecisa.

"Dai... prendilo in mano", allungò di più il braccio fino a farle sfiorare l'arma con la punta delle dita. Roxane inebetita strinse il palmo sull'elsa fredda e lo osservò da vicino.

In quel momento il religioso silenzio venne rotto da un urlo acuto e penetrante della giovane ninfa.

"Lo avevo detto! Io ne ero sicura!", urlò Firya facendola sobbalzare.

A quel chiasso Febo nitrì indignato, ma la ninfa non si curò di niente impegnata com'era nei suoi schiamazzi eccitati. "Lo sapevo che eri tu!", disse quando l'allegria parve svanire.

Roxane si accigliò. "Firya, piantala con le urla o le comparse a sorpresa. Di questo passo prima che tu te ne vada io sarò già morta di crepacuore! Vuoi spiegarmi perché tutta questa esultanza?".

La ninfa tornò a sedersi, "Sì, scusa, scusa.", si affannò. "È che... io gliel'avevo detto e... e loro non mi credevano... ma io...io, sapevo che eri tu... così l'ho preso. Non mi importa cosa ne pensano, né cosa mi faranno... l'importante è che ce l'abbia tu! Li ostacolerò e tu potrai finalmente porre fine a questa storia... e alla sua tortura!!!". Indicò Kaharan risoluta.

"Ehi, ehi, piano... non correre, non ho capito niente. Vorresti spiegarmi tutto... dall'inizio, magari?".

Firya si imbambolò per un secondo, poi con molta pazienza incominciò dall'inizio. "Va bene... immagino che tu abbia sentito parlare di Ginevra...".

Ancora quel nome, il nome che Kaharan continuava a ripetere quando ere tormentato dagli incubi.

"Di Ginevra? Sì, certo, ma mi piacerebbe sapere chi...".

Firya la zittì con un gesto imperioso della mano e continuò con calma: "Ecco, Ginevra... secondo Kaharan è una strega".

"E come fa Kaharan a conoscerla?".

Firya sospirò. "Forse è meglio ricominciare proprio dall'inizio...", si avvicinò a Roxane e cominciò a raccontare.

"Devi sapere che molti anni fa, alla morte di Miras, era necessario che un suo successore a Nox prendesse il potere. Era Pradom, il padre di Kaharan, che sarebbe salito al trono come figlio legittimo del vecchio re...", disse legittimo come se ci tenesse a sottolinearlo.

"Ma per capire bene di cosa si tratta dovremo partire da prima che Miras morisse. Pradom era ancora diciassettenne. Fu allora, che, mentre era a caccia nella Selva, fece conoscenza di una giovane.

"La giovane si spacciava per una strega. Il suo nome era Ginevra, una giovane incredibilmente bella e perfetta di cui presto lo stesso Pradom si innamorò...".

Roxane assorta si era disposta meglio all'ascolto. Finalmente avrebbe saputo la vera storia di Kaharan e avrebbe conosciuto il suo segreto.

Firya continuò. "I giorni passarono da quel primo incontro, e a questo ne seguirono molti altri in segreto, sempre nella foresta. Compiuta la maggiore età il principe volle presentare ufficialmente la sua amata al re, che dopo alcune esitazioni accettò che il figlio prendesse la mano della giovane.

"Per un periodo i due si amarono incondizionatamente. Anche la stessa Ginevra perse la testa per quell'uomo mettendosi contro l'intera popolazione delle ninfe sue compagne".

Quando furono tirate in ballo le ninfe Roxane iniziò a non capire: "Le ninfe? Aspetta un momento... che c'entravate voi in tutto questo?".

"Noi? Non ho forse detto che Ginevra si spacciava per una strega?".

La principessa comprese socchiudendo la bocca per lo stupore. "Ginevra era... una ninfa?".

Firya annuì tristemente: "Per metà ninfa, per metà essere umano. Sua madre perse la vita per avere avuto delle relazioni con un uomo e la stessa sorte sarebbe toccata a lei che fino a quel momento era vissuta con noi nella foresta.

"Quando la regina Dafne lo seppe la bandì dal nostro mondo. A una ninfa era vietato avere contatto con gli umani, figurarsi se avesse potuto sposarne uno.

Ginevra era per metà umana e aveva il colore della pelle uguale al tuo, e Dafne decise di risparmiarla limitandosi ad esiliarla... fu l'errore più grosso che la regina avesse mai fatto, ahimè!".

"Perché? Che successe dopo?".

"Seppur bandita dal nostro mondo e condannata a non rivederci mai più, Ginevra continuò a vivere felicemente con quello che considerava l'amore della sua vita. La mancanza delle sue compagne non le pesò minimamente finchè Pradom si invaghì di una giovane nobile di corte.

Il re fu molto contento, malato com'era e in punto di morte, di vedere al suo fianco una fanciulla di stirpe nobile e così... come tutti gli uomini, Pradom ben presto riuscì a dimenticare Ginevra chiedendo ufficialmente la mano di Morgatha, quella che successivamente sarebbe diventata la regina... sua madre", indicò il principe.

"E Ginevra?".

"Beh, Ginevra potrai benissimo immaginare come si sentì. Tagliata fuori dal nostro mondo, abbandonata da quello per cui aveva rinunciato a se stessa... Per un periodo scomparve misteriosamente. Nel frattempo Pradom si era sposato e sua moglie aveva dato alla luce un erede. Il piccolo Kaharan". Firya rivolse uno sguardo intenerito al principe che dormiva a poca distanza da loro.

"Era bellissimo... la gioia della famiglia reale", continuò come incantata, "ma Ginevra non aveva dimenticato i suoi sentimenti di vendetta. Ritornò un giorno e chiese udienza al re. Quello stesso giorno noi ninfe percepimmo lo sfogo di un enorme potere provenire da Nox. Ginevra aveva scagliato sul piccolo un'orribile maledizione", disse Firya indicando il drago sul petto di Kaharan che spuntava appena da sotto le coperte, "quel segno ne è il sigillo. E l'unico modo per romperlo, sarebbe quello di togliere la vita a chi lo ha imposto".

"Aspetta, togliere la vita a chi? A Ginevra? Ma pensavo che ormai fosse morta".

Firya sghignazzò: "È una ninfa Roxane, noi ninfe viviamo per sempre, nulla può ucciderci a parte quell'arma che hai tra le mani". Indicò il pugnale in mano alla ragazza. "Potresti uccidermi in questo stesso istante se lo volessi. Hai in mano l'unica arma che può togliermi la vita e sei l'unica qui a poterla tenere in mano, l'unica a poterla usare".

Roxane corrugò la fronte, "Vorresti dire che... lui per esempio... non potrebbe tenerlo?", indicò Kaharan.

Firya annuì: "Proprio così".

Roxane guardò il piccolo pugnale tra le sue mani. L'elsa era intarsiata da cinque piccole pietre preziose di colori differenti. A circondarle ci stava una lavorazione sembiante delicati rami d'alloro che vi si intrecciavano intorno. Estrasse l'arma dal fodero facendo luccicare alla luce del sole il metallo della lama.

Firya guardò terrorizzata la punta aguzza del pugnale. "Rimettilo dentro, ti prego!", mormorò inquieta. Roxane vedendo l'amica in difficoltà ubbidì.

"Grazie", sospirò lei.

"Ma allora...", chiese la principessa avida di sapere, "mi stai dicendo che hai preso il pugnale di nascosto alle tue compagne?".

Firya annuì triste: "Sì, ma non alle mie compagne... l'ho rubato alla regina...".

"Cosa?!".

"L'ho preso alla regina, perché ero sicura che fossi tu l'unica a poterlo impugnare, dovevi essere tu!".

"E per questo sarai punita... immagino...".

Firya fece timidamente segno di sì con la testa.

Roxane guardò incredula la ninfa. "No, Firya, non voglio che tu sia punita a causa mia... tieni, riportalo indietro!".

La ninfa scosse la testa decisa. "No, devi tenerlo tu!".

"Ma tu...".

"Non voglio sentire ragioni!", sbottò Firya con aria severa.

Roxane si rattristò: "Sì, ma tu... non potrai più stare con le tue compagne".

Firya sorrise dolcemente. "Non preoccuparti per me Roxane... so di aver fatto la cosa giusta!".

Si alzò in piedi e fece per uscire dalla porta.

"Firya aspetta!".

"Sì?".

"Oggi, prima che tu arrivassi, mi chiedevo per quale motivo non mi ha ancora attaccato nessuna creatura. E' strano visto che mi trovo nel folto della Selva senza difese".

Firya sghignazzò. "Per questo ricordati di ringraziare Tanedya, quando la vedi".

La ninfa abbracciò la principessa e lanciato un ultimo sguardo di apprensione a Kaharan si precipitò ridendo fuori dal rifugio e svanì. Al suo posto crebbe un albero d'alloro e l'eco delle sue risate lontane si spense nel vento.

Roxane diede un'ultima occhiata al pugnale gettandolo infine nel fondo della prima sacca che le venne tra le mani. Era il caso di andare a mangiare, perchè già il suo stomaco protestava dalla fame.

Andò ad attingere un po' d'acqua dalla sorgente e preparò nel fuocherello di Metlydi alcune castagne, servendone qualcuna anche all'unicorno nero che le annusò con aria di sufficienza e ne raccolse una in bocca, quasi a voler fare contenta la principessa accettando ciò che gli offriva.

"Va' a mangiare un po' fuori, su, a lui ci penso io", gli disse la principessa dandogli una leggera pacca sul dorso.

L'unicorno si sollevò sulle zampe e uscì fuori con un nitrito di gratitudine e quando raggiunse il prato iniziò a brucare l'erba e a sradicare con i grandi denti le piantine più tenere.

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