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- 43- In missione


Kornelius fu riportato in cella con un nulla di fatto. I due scagnozzi di Ghernò avevano provato di tutto su di lui, senza un minimo di pietà, ma non avevano sortito alcun risultato.

Il ragazzo si sentiva il corpo zeppo di piaghe, un dolore acuto alla testa sembrava quasi fargliela scoppiare proprio nel punto in cui Manlio lo aveva picchiato.

La cella era putrida e in essa non si poteva scorgere alcuna traccia di luce, in quel luogo l'unica fonte di luce erano le torce ad olio.

Al piano di sopra, Ghernò, nella sua vestaglia scarlatta, aveva chiesto colloquio con Heord e Manlio.

"Ha parlato?", chiese in tono spiccio senza alzare lo sguardo dal documento su cui stava lavorando.

Heord si strapazzava le dita dietro la schiena in una tipica posa da bamboccione, dovuta forse all'amarezza che provava nel dare la risposta negativa al suo signore.

"Niente, capo, non siamo riusciti a cavargli nulla di bocca. Per poco non lo uccidevamo. Rischiavamo di perdere un testimone se fosse morto... quindi l'ho rispedito in cella".

Ghernò fece un breve cenno di assenso e posò la piuma dentro al calamaio. Alzò lo sguardo mentre arrotolava la pergamena e la sigillò con della ceralacca. "Male, Heord, molto male!", fece in un tono che voleva lasciar trapelare una calma apparente.

"Maestà, che avremmo dovuto fare?", si lamentò Manlio.

"Tu chiudi il becco!", sbottò il boia stizzito, "Siete due buoni a nulla, è questa la verità". Si alzò dalla sedia e con disappunto si fermò a sostenere lo sguardo delle guardie. "Siete sollevati dall'incarico. Il ragazzo sarà messo al riposo per qualche giorno, proveremo in seguito a farlo parlare con un'altra dose di torture. E naturalmente...", fece una pausa, "lo affiderò a qualcuno più capace di voi. Se non collaborerà, vorrà dire che lo impiccheremo... adesso sparite!" terminò tranquillo.

Li liquidò con un'occhiataccia e tornò tranquillamente alla sua occupazione. Per un secondo soffermò i suoi pensieri chiedendosi che cosa stesse facendo Kaharan in quel momento. Sarebbe stato troppo bello rimanere sempre al potere.

Era possibile che essere il padrone momentaneo di tutto e di tutti gli stava montando la testa?

Si alzò dalla comoda poltrona e osservò la notte buia fuori dalla finestra. Era sovrappensiero per tutto quello che di inaspettato era accaduto in quei giorni.

Per un attimo si chiese cosa avrebbe fatto il principe solitario al suo posto se avesse scoperto di avere una spia proprio appostata dietro la porta del suo studio. Rise.

"L'ironia della vita!", si disse giocando con la cintura della sua vestaglia.

Decise che per quel giorno ne aveva avute abbastanza e dopo aver spento tutte le torce si incamminò verso le sue confortevoli camere da letto.

Mancava poco al ritorno del principe? Sarebbe dovuto tornare a leccare i piedi del suo sovrano avendo in cambio solo soprusi?

Aprì la porta dell'ingresso agli appartamenti reali pensando a letto caldo e morbido che lo aspettava. Adesso aveva solo bisogno di una buona dormita. A Kaharan avrebbe pensato a tempo debito.

Morrigu non riusciva a capacitarsi di dover andare via così presto dalla sua splendida Lumos. Avrebbe voluto avere più tempo per rivedere ed esplorare le sue terre.

Molte cose erano cambiate da quando era andata via. E di nuovo era costretta a dire addio alla sua città perché il dovere la chiamava.

Senza aggiungere una parola di più, subito dopo il colloquio col re nel quale aveva chiaramente espresso la volontà di essere lei a voler proseguire da sola il viaggio, si rimise in marcia col suo fedele destriero Achille.

Aveva salutato Mylian con un abbraccio e il re con un distinto inchino.

Però... Velkam non era poi così male! Aveva subito dato la sua massima disponibilità per la ricerca. Ed era naturale. Roxane era sua promessa sposa!

Si chiese perché mai la principessa avesse deciso di fuggire complicando a loro tutti la vita, quando ad aspettarla a casa c'era un bellissimo principe, e per di più anche così buono come Velkam.

Si risolse che non l'avrebbe mai capito. Quelli erano puri pensieri da principessa, i suoi pensieri in quel momento erano altri, non aveva tempo per i capricci a causa dei quali la stessa Roxane si era messa nei pasticci.

Dunque adesso era stato trovato anche il traditore. Possibile che quel ragazzo avesse creduto di uccidere Velkam in presenza dei suoi maggiori consiglieri e migliori combattenti in armi? O forse aveva deciso di pentirsi e aveva pensato che il miglior modo di proteggere Velkam sarebbe stato quello di tentare il suo omicidio e morire nell'intento, giustificandosi in questo modo con chi gliel'aveva commissionato?

Il sole stava già calando. Pensando a quanto accaduto accelerò il passo di marcia consapevole che mancava meno di un'ora al raggiungimento della galleria. Achille sbuffò impaziente e prese il suo incitamento come il permesso di galoppare a rotta di collo.

"Non era questo che intendevo...", lo apostrofò Morrigu, "ma se proprio ci tieni!".

Si aggrappò ben salda alle redini e dopo aver raccolto nella mano destra anche parte della sua criniera, strinse le gambe ai fianchi del cavallo e lo incitò ancora di più alla corsa.

Ritrovare la strada per il passaggio fu tutt'altro che difficile, tutto fu reso più semplice dal fatto che aveva percorso quel sentiero in senso opposto quella mattina stessa.

Sola e in un certo senso in pace con se stessa, ripensò al fatto che stava tornando a casa. Quella che da molti anni era la sua vera casa. Ad aspettarla quasi sicuramente ci sarebbe stato Kornelius, finalmente tornato dalla sua missione.

Con un sorriso luminoso stampato in volto proseguì ad andatura stabile mentre fantasticava sui momenti felici che avrebbe passato con lui. Presto si trovò nella radura, scese da cavallo in tutta fretta, ansiosa di ritrovare la sua famiglia. Il soldato che Velkam aveva mandato a scortarla sbucò poco dopo dal folto degli alberi e insieme spostarono il masso senza eccessivi sforzi. Il cavallo della ragazza raspò nervoso di fronte al buco oscuro e inquietante della galleria.

"Vieni Achille, dobbiamo per forza attraversarlo", gli disse in tono consolatorio la ragazza.

L'animale la seguì riluttante e quando furono dentro Morrigu accese una torcia. Prima di inoltrarsi definitivamente nel passaggio prese un'ultima boccata d'aria pura, salutò il crepuscolo con una triste occhiata e si richiusero il masso alle spalle. Tutto piombò nuovamente nel buio.

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