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- 4 - I documenti

Kaharan stava seduto nel suo studio. Gli occhi fissi nel vuoto.
Le finestre erano chiuse, non gli avevano mai messo tanta allegria le belle giornate, così anche quel giorno se ne stava rintanato dietro la sua scrivania d'ebano, nel semibuio. Due candelabri erano la sola fonte di luce della stanza.

Il rumore della porta che si apriva lo distrasse dalle sue scartoffie.

"Maestà, un'urgenza".

Ghernò aveva fatto ingresso con una ragazza in catene.

"L'abbiamo scoperta mentre si intrufolava nelle segrete del castello, non sappiamo esattamente cosa avesse intenzione di fare".

Gli occhi verdi e lucidi della ragazza si abbassarono senza poter reggere lo sguardo del principe.

"Cosa dobbiamo farne di lei, Maestà?".

Kaharan si alzò dalla sedia. Vestiva con busto, pantaloni neri e stivali in pelle.
Si trattava della sua tenuta d'allenamento abituale, inseparabile dalla spada che in quel momento giaceva poggiata sul tavolo. Kaharan aveva terminato da poco la lunga sessione di allenamenti mattutina.

Percorse a piccoli passi la distanza che lo separava dal suo fedele servitore e giunto vicino a lui soffermò lo sguardo sulla ragazza a capo chino. I capelli di lei erano biondi e lucidi. Cadevano giù a coprirle il viso come una cascata d'oro.
La giovane era abbigliata con un logoro corpetto e una gonna altrettanto malconcia.
Una serva dunque.

"Una ladra, magari una traditrice... nella mia servitù?", Kaharan gli sollevò il volto con malagrazia per studiare meglio il suo viso. Gli occhi che imploravano pietà catturarono il suo sguardo per un istante.
Un ruggito dentro di lui lo costrinse a mollare violentemente la presa con uno spasmo.

Per un attimo Kaharan aveva sentito il petto pulsargli, là, proprio dove il segno della sua maledizione, il drago, gli si era fatto più vivido.

"Voglio venire a conoscenza delle sue intenzioni, qualunque esse siano state".

Ghernò ghignò: "Niente da fare, Maestà, non parla".

Kaharan proruppe in una risata beffarda. "Che c'è piccola... hai perso la lingua?". Le girò intorno studiandola. "Vorrà dire che ci preoccuperemo di fartela ritrovare servendoci di una sana dose di torture. Ghernò...", disse con tono imperioso rivolgendosi al suo sicario, "portala nelle segrete del castello. Soddisfiamo la curiosità della signora, visto che era così curiosa di entrarci...", fece una pausa "estorcile ogni informazione che riesci...". Arrestò il passo. "Dopodiché, sarai libero di farne quello che vuoi".

Ghernò annuì greve, "sarà fatto, Maestà".

Kaharan si avvicinò alla ragazza. Le spostò i capelli biondi per accostarle le labbra all'orecchio. "È questo che si guadagna ad andare contro il proprio re...", mormorò con tono carezzevole.

La ragazza che fino a quel momento era rimasta in silenzio proruppe in un pianto disperato. Si gettò ai piedi del principe, scongiurandolo terrorizzata. Cercò di muovergli pietà con le parole ma lui, per tutta risposta, le assestò un calcio dritto allo stomaco.
"Portala via! Mi sono stufato di averla tra i piedi!", ordinò al suo servitore. Con uno strattone Ghernò eseguì l'ordine e la condusse verso la porta ancora urlante.

"Ghernò", lo richiamò il principe solitario prima che fosse definitivamente uscito dalla stanza. "Dimenticavi questa...". Gli porse la chiave che portava al collo.

"Già, dimenticavo... ", rispose il boia in tono canzonatorio rivolgendosi alla ragazza. Prese la chiave dalle mani del  sovrano, poi si allontanò con la prigioniera richiudendosi la porta alle spalle.

Non appena il servo fu andato via con la prigioniera, il principe solitario prese la spada poggiata sul tavolo e si incamminò verso i giardini reali.
Uscendo, un panorama semidesolato si fece spazio ai suoi occhi. La terra nera sotto una vasta pineta era l'unico adorno dei giardini di quella corte.

Sotto i pini né un prato, né un fiore. Solo aghi secchi.
Quello era il luogo in cui il principe passava le sue giornate ad allenarsi in completa solitudine.

Si sedette sovrappensiero. Per un momento si domandò se fosse stato giusto quello che aveva appena fatto. Lui, il principe maledetto, che se la prendeva con una ragazza così giovane a causa della sua maledizione.

È questa la sorte che tocca ai traditori! Tuonò la voce della sua coscienza.

Si alzò ignorando le titubanze nascoste del suo animo, poi prese la spada cominciando a sferzare l'aria un paio di volte. Provò un affondo, e ancora un altro.
Impiegare le energie nei suoi allenamenti lo faceva stare meglio.

Rimase in giardino fino al tramonto, fin quando Ghernò non interruppe i suoi allenamenti con un discreto colpo di tosse. Sembrava essere più serio del solito.
"Maestà, perdonate l'intrusione", disse cauto.

Kaharan lo percorse da capo a piedi coi suoi freddi occhi verdi, posò la spada per terra e gli si avvicinò. "Che cosa vuoi?", disse sgarbatamente asciugandosi la fronte imperlata di sudore col dorso della mano. Il petto gli si alzava ed abbassava per la fatica dell'allenamento.

"Si tratta della ragazza...".

Kaharan lo guardò alzando il sopracciglio: "Che c'è? Il mio fidato servitore, quello con la fama di essere il più crudele di tutti, si fa commuovere da una sciocca ragazzina che frigna?".

Ghernò abbassò lo sguardo mortificato. "Abbiamo provato di tutto su di lei, non parla e... è ridotta ad uno scempio...".

Kaharan si voltò nervoso, poi tornò a guardarlo. "Frustatela, provatele tutte, strappategli i capelli ad uno ad uno se necessario, e se anche allora non parlerà... ebbene, allora impiccatela!", l'ultima parola quasi la urlò, infervorato dall'odio per tutte le donne esistenti.

Ghernò chiuse gli occhi incassando la sentenza. Era già consapevole di come si sarebbe concluso il discorso del principe Kaharan. Eppure lui, il più temerario degli esecutori, quel giorno non avrebbe avuto il coraggio di porre fine alla vita di una creatura molto più debole di lui.

"Signore io... non ce la faccio, mi dispiace... questa ragazza mi ricorda troppo mia figlia!".

...

Proprio così. Sua figlia Shara.
Ghernò ripensò al giorno in cui dei mercenari gliela uccisero sotto gli occhi e lui, suo padre, non fu capace di salvarla.
Shara era di ritorno dal mercato, era andata a fare compere.
Ghernò aveva sentito le sue urla fuori casa troppo tardi. Si era affacciato appena in tempo per vederla sgozzare con un pugnale. L'aveva vista accasciarsi a terra esanime e silenziosa.
Se n'era andata per sempre, e con lei era andata via l'ultimo briciolo di bontà presente in lui.
Da quel giorno sentiva solo la voglia di vendicarsi per quel torto subìto, e la sfogava, col favore del principe, razziando e togliendo la vita ad altra gente innocente. Gente innocente come sua figlia.

...

Kaharan calciò la spada spazientito e in un impeto di rabbia lo prese per la collottola sbattendolo al tronco del pino più vicino. "Fallo! O sarai tu a fare la sua fine!".

Ghernò annuì, gli occhi spalancati dalla sorpresa per quel gesto improvviso del re rivolto contro di lui, il suo miglior sicario.

"Sarà fatto!", farfugliò intimorito.

Il principe solitario mollò la presa. "Voglio la sua testa su una picca entro stasera. Sarà esposta fuori dalle mura del castello come monito per il popolo. In questo modo tutti terranno bene a mente di non tradire il proprio sovrano".

Kaharan raccolse la sua spada da terra, ma proprio mentre stava tornando ad allenarsi il boia esordì con un nuovo irritante colpo di tosse.

"Si può sapere che cosa vuoi, ancora?", chiese il principe senza voltarsi.

"Maestà, perdonate se vi disturbo ancora, ma volevo comunicarvi anche che l'informatore ha portato i documenti riguardanti la principessa di Lumos...".

Kaharan stirò un mezzo sorriso. "Ha fatto presto, molto bene!".

Ghernò continuò: "dice che ha avuto la maggior parte delle informazioni dalla servitù, e ha aggiunto che... in pochi mesi è riuscito a tracciare un quadro completo di tutto quello che la principessa Roxane usa fare nelle sue giornate". Gli porse un foglio di pergamena arrotolato e sigillato con della ceralacca.

"Perfetto, pagagli la cifra che chiede, poi torna dalla ragazza e fai quanto ti ho detto. Ora vai, e lasciami solo! Non voglio più essere disturbato per il resto della giornata!".

Ghernò si inchinò: "Col vostro permesso!".

Quando se ne fu andato Kaharan si sedette su un masso e staccò il sigillo per aprire i documenti.

Con calligrafia malferma erano scritti gli orari e i luoghi in cui la principessa soleva svolgere le sue attività. Un rigo sottolineato più volte attirò la sua attenzione: la principessa usa uscire furtivamente dal castello vestita da comune popolana. Ama girare da sola per le vie del paese nelle giornate di mercato all'insaputa del re suo padre.

Kaharan ghignò. Era proprio quello il punto debole che cercava.
La principessa era esattamente una ragazzina capricciosa come tutte le altre.

"Mi rendi la vita facile, principessa, Roxane!", mormorò il principe nero continuando a fissare il foglio di pergamena srotolato tra le mani. Un ghigno crudele gli lineò il viso, e il drago, più vivido, pulsò sul suo petto tornando a ruggire dentro di lui.

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