Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

- 33 - Flirattidi



Era sorto il mattino nella foresta e l'aria fresca si infilava dispettosa nelle maniche larghe della camicia di Roxane. Indossava ancora i vestiti di Kaharan, da quando si era bagnata fradicia, e ora dormiva rannicchiata su se stessa sotto una quercia ombrosa.

Pochi passi più avanti Freya si chinava a brucare l'erba per quanto la corda che la legava glielo permettesse.

Kaharan tornava da una notte passata chissà dove. Il ragazzo riconobbe l'ingresso della bella radura e si guardò intorno colto di sorpresa da quel silenzio. Le ninfe erano scomparse, non c'era più traccia di loro e Roxane era rannicchiata a terra sul fondo di essa.

Il principe percorse a grandi passi lo spazio che li separava e si fermò a poca distanza da lei per osservarla con un mezzo sorriso che presto si trasformò in un'espressione dura. Un po' si sentiva in colpa per averla lasciata sola a passare le notte, e questo era un pensiero che non avrebbe dovuto sfiorargli la mente per nessun motivo.

La guardò per altro tempo indeterminato, incapace di distogliere lo sguardo. Era così... ingenua, e bella anche... e poi così gentile. Non meritava la fine che le stava prospettando.

Si chinò più vicino a lei esitando nell'alzare una mano per svegliarla. Sarebbe rimasto lì per sempre, a guardarla dormire, a vedere il suo volto sereno. E forse con la sua positività sarebbe riuscita a rasserenare anche il suo cuore tormentato. Ad un tratto però si ridestò da quei pensieri e terminò il faticoso movimento di scuoterla dal sonno.

"Roxane...", la chiamò, "è mattino!". Tolse all'istante la mano da sopra di lei nel sentire il richiamo del demone pronto a svegliarsi e rimase a debita distanza per vederla rigirarsi sul prato e aprire gli occhi insonnolita.

"Che cosa...?", chiese la ragazza spaesata. Si sollevò a sedere e lo scrutò da sotto in su con un grosso sbadiglio.

Evidentemente Roxane aveva notato che il principe l'aveva chiamata con più gentilezza del solito, perchè sorrise. "Ciao!", disse.

Kaharan vide il suo volto illuminarsi e a quel sorriso sentì le budella annodarsi nello stomaco. Decise che si era lasciato trasportare un po' troppo dai suoi sciocchi pensieri, così si voltò per chiamare il suo unicorno nero e riprese ad ignorare quel sorriso smagliante.

Al richiamo Febo lo raggiunse al galoppo con uno sbuffo. Il principe prese la sua sella riposta insieme al carico del cavallo sauro e lo imbrigliò mentre Roxane faceva lo stesso con la sua cavalla.

Kaharan sistemò il carico sul cavallo sauro mentre l'unicorno raspava ostile minacciando con un nitrito di aggredire l'altro animale.

Il sole quel giorno era nascosto da alcune nuvole d'ovatta, la giornata era un po' più fredda di quella precedente, ma fortunatamente non ci sarebbe stato niente di particolare da affrontare: né temporali, né giornate ventose.

Il principe saltò in groppa all'unicorno e partì avanti, mentre Roxane gli si accodava trainando con Freya il cavallo sauro. La ragazza si stava chiedendo dove fossero finite le ninfe, finchè non ricordò che anche Kaharan era sparito la sera prima.

"Perché ieri sei andato via?", gli chiese irriverente.

Kaharan la ignorò per un attimo, soppesando se fosse il caso di soddisfare la sua curiosità, poi decise di rispondere per non essere assillato durante tutta la cavalcata: "Non credo che ti riguardi!", tagliò corto senza neanche degnarla di uno sguardo.

Roxane accelerò il passo di Freya e lo affiancò. "Perché?", insistette sporgendosi a sorpresa verso di lui quasi fino ad urtarlo.

Kaharan si ritrasse di scatto e la guardò storto, facendo accelerare il passo del suo destriero per prendere le distanze.

Roxane sghignazzò. Appariva euforica, probabilmente per l'effetto della bevanda che le avevano offerto le ninfe. Per tutta risposta accelerò e lo raggiunse ancora. "È una sfida?", chiese divertita. Con un sorriso provocatorio lo guardò da sotto in su e questo sembrò minare il profondo autocontrollo di Kaharan che assunse un'aria alquanto sorpresa.

E se si fosse lasciato andare? Solo per un attimo?

No, assolutamente no! Scocciato, si chiese piuttosto quando sarebbe finita quella farsa.

"Sai?", fece Roxane, "Credo di avere afferrato in parte il tuo problema. Beh, in fondo viaggiamo insieme da...", lasciò la frase in sospeso e il suo sorriso si estese agli occhi. Aveva chiaramente voglia di stuzzicarlo. Contò sulle punte delle dita prima di completare la frase: "circa dieci giorni...". Lo guardò ancora e storse il labbro in una smorfietta maliziosa per vedere che effetto sortissero le sue parole.

"Tu hai paura delle donne! Non è così? E da quello che ho notato ieri, hai paura anche delle ninfe! Tu ci temi!".

Aveva fatto centro. Kaharan rimase parecchio impressionato da quel ragionamento. Non la stava più guardando, teneva lo sguardo vacuo e gli occhi spalancati per lo stupore. Quell'affermazione lo aveva colto del tutto alla sprovvista. La sentì scivolare su di lui come una doccia d'acqua fredda, e lo fece ammutolire come un pugno alla stomaco.

"Allora?", lo stuzzicò sarcastica Roxane, incitandolo all'eloquenza, "Si può sapere perché non rispondi?".

Kaharan non parlò. La bella principessina viziata... si disse, che poteva saperne lei della sua vita?

"Allora! Potresti almeno rispondermi?", insistette Roxane con aria di scherno.

In quel momento Kaharan perse l'ultima goccia di pazienza che gli era rimasta. Si voltò lento, col viso ribollente di rabbia e la guardò di sbieco: "Preferisci che ti tagli la lingua o che ti imbavagli per tutto il viaggio? Dato che non riesci a star zitta per un secondo! O forse non ti hanno insegnato a farti gli affari tuoi?", ribatté acido.

Roxane alzò le mani in segno di resa. "Va bene, mi arrendo!", concluse contrariata.

Il viaggio proseguì in silenzio. Durante il tragitto si imbatterono in un branco di gattoleoni ambulante, ma questi non tentarono neppure di attaccarli e, dopo aver loro scoccato uno sguardo ostile, furono inghiottiti dal folto degli alberi. Roxane aveva visto correre tra gli alberi anche un unicorno nero in libertà. Era meraviglioso vederli allo stato brado.

Erano giunti di nuovo a costeggiare il fiume così ne approfittarono per dare da bere ai cavalli. Nei pressi del torrente incontrarono un cerbiatto solitario che si abbeverava. Kaharan tese l'arco silenziosamente, pronto a scoccare il dardo letale all'ignara bestiolina.

La fame cominciava a farsi sentire anche per Roxane, così la ragazza non protestò. Si limitò a chiudere gli occhi per non guardare e sentì il sibilo della freccia e dal tonfo sordo che ne seguì capì che il cerbiatto era caduto esanime sul terreno. Tolte le mani dal viso notò un movimento spasmodico alle zampe dell'animale che si divincolava ancora in agonia.

"Vieni con me!", le ordinò il principe trascinandosela dietro.

Roxane fissò il cerbiatto sofferente con pietà. I suoi occhi erano puntati sopra di lei quasi ad implorare aiuto. Kaharan si sfilò il pugnale dallo stivale per infliggergli il colpo di grazia, ma Roxane non avrebbe resistito oltre.

"No!", gemette la principessa mentre si faceva scudo agli occhi con le mani.

Kaharan gliele abbassò tirandole per la manica. "Se non guardi lo faccio fare a te!", la minacciò.

Il cerbiatto intanto continuava ad essere in preda alle convulsioni.

"Non puoi costringermi!", urlò.

"Invece sì!", la incalzò lui sprezzante.

"No!", piagnucolò lei.

Fece per scappare ma lui la prese di forza per la manica e la costrinse a guardare. Con un colpo secco il principe affondò il pugnale nel morbido collo dell'animale e uno zampillo di sangue macchiò le fasciature della sua mano. Roxane, con le lacrime agli occhi, guardò la scena impressionata. "Sei...sei...spregevole!", gli urlò contro la ragazza saltando in piedi e correndo in groppa alla sua cavalla, lontana da quella carneficina.

"Freya, oh Freya, perché siamo qui?", singhiozzò stringendo forte in un pugno il crine della sua cavalla. Era spesso e ruvido. Freya ricambiò le parole della principessa con un debole sbruffo.

Roxane guardò dalla parte di Kaharan con disappunto. Lo vide impegnato a fare a brandelli il cerbiatto con il suo pugnale e pensò alla fasciatura della sua mano. Si ricordò che non l'aveva più sentito lamentarsi del dolore, segno che la cucitura andava a migliorare. Si chiese, detestandolo, perché l'avesse guarito.

"Credi di poterti scomodare ad accendere un fuoco al posto di fare la piagnucolona principessa viziata?", le aveva urlato Kaharan da lontano.

Roxane rise tra le lacrime a quelle parole. Anche Lyron le diceva la stessa cosa, forse non avevano tutti i torti... né l'uno, né l'altro. Ma Lyron non c'era più...

Ricacciò indietro le lacrime e cominciò a trafficare per accendere un fuoco. C'era solo un problema. Come si faceva ad accendere un fuoco? Non ci aveva mai provato prima.

Fu certa che Kaharan l'avesse capito perché le tolse i bastoncini di mano e pensò a tutto lui sbottando sottovoce: "Le solite principesse buone a nulla!".

Dopo una sosta di circa un'ora, ormai sazi, i due giovani ripresero il cammino perdendo le tracce del fiume e addentrandosi di nuovo nel folto della selva.

Ogni tanto un ululato squarciava il silenzio. La foresta sembrava più in agitazione del giorno prima.
Sciami di strani animaletti o interi stormi di creature magiche si alzavano per fuggire al rumore degli zoccoli dei cavalli. Roxane vide per la prima volta uno sciame di fatine diurne: erano dorate e scintillanti. Fino ad allora ne aveva letto soltanto nei libri di favole. Non c'erano fate a Lumos, quel genere di creature viveva solo nella selva oscura e nidificava sempre lontano dall'uomo.

A un tratto la foresta piombò di nuovo in un silenzio soprannaturale, ma successe così all'improvviso che Kaharan non poté fare a meno di sguainare la spada dal fodero.

Fu proprio in quel momento che un terribile stridio ruppe il silenzio e dalla chioma di un albero secolare uscì fuori quello che a Roxane parve un orribile mostro. La bestia si parò loro davanti mostrando le zanne appuntite e gli occhi serpentini. Era una creatura molto simile a un pipistrello, ma al contrario di quelli era dotato di due gigantesche mani sproporzionate che terminavano con lunghi artigli acuminati. Aveva ampie e lunghe ali che lo facevano rassomigliare ad un essere mastodontico e invincibile. Quando quella bestia emise un nuovo suono agghiacciante, Roxane urlò dalla paura.

"Vuoi star zitta? In questo modo li richiamerai tutti!".

"Cosa... cos'è?", balbettò Roxane aggrappata alla sua cavalla che scalpitava nervosa.

"È un flirattide. Quelli come lui si muovono in gruppo e sono sicuro che gli altri del suo stormo siano nascosti qui da qualche parte, pronti ad attaccare!".

L'essere tracciò una spirale immaginaria nell'aria per poi piombare sulle loro teste. Kaharan reagì in fretta e fendette l'aria con la spada mozzandogli una mano unghiata.

Il flirattide stridette, uno stridio acuto che a Roxane fece venire la pelle d'oca. A quell'urlo gli altri compagni cominciarono ad affluire davanti a loro, chiamati in soccorso dal mostro che era stato ferito dal principe.

Kaharan combatteva come meglio la mano fasciata gli permettesse, tentava di tenerli a bada in tutti modi, ma più ne massacrava più ne arrivavano, attirati dalle strida dei compagni agonizzanti.

Un flirattide tentò di graffiare la faccia a Kaharan che si difese rapido con la spada. Il ragazzo mozzava zampe, infilzava ali, cavava occhi. Il principe non teneva più il conto di quanti ne avesse sterminati, ma si voltò giusto il tempo per vedere che Roxane veniva disarcionata da Freya e ruzzolava a terra molto malamente. Il principe vide la cavalla fuggire scomparendo in un furioso galoppo tra gli alberi, trascinando con lei anche il cavallo delle provviste che le era assicurato.

"Dannazione!", imprecò.

"No Freya, torna qui!", stava urlando Roxane.

Kaharan intanto combatteva. Continuava a fare di tutto per tenere lontano dalla principessa i flirattidi, i quali sembravano essere risoluti ad accaparrarsi la preda più facile.

A un certo punto un flirattide sorvolò più in alto la zona e si precipitò su Roxane afferrandola per le spalle coi suoi lunghi artigli.

"Kaharan!", urlò la principessa terrorizzata.

Roxane vide dipinta, per la prima volta, sul volto del compagno, un'espressione d'orrore.

Il ragazzo sembrava essere cosciente che un solo morso di quell'essere le sarebbe stato fatale.

Il flirattide stava portando Roxane con sé, e soddisfatto della sua preda aveva richiamato anche gli altri compagni che si erano precipitati vittoriosi da quello che avrebbe dovuto essere il loro capo.

Kaharan ritrovò un attimo di calma, giusto il tempo di riflettere su come agire.

Salì a cavallo, cercando di andare verso la direzione dei flirattidi, poi, lanciato Febo ad un galoppo sfrenato, mollò la presa dalle redini e, mentre cercava di reggersi con le ginocchia, incoccò una freccia.

I flirattidi volavano veloci e ad ogni secondo che passava lui era sempre più distante da loro.

La freccia scoccò, appuntandosi all'ala del flirattide interessato con un sibilo, questo stridette perdendo quota, ma nonostante tutto continuò ancora a volare risoluto.

"Kaharan!", supplicava intanto Roxane tra le grinfie della bestia ,"Aiutami!".

Il principe scoccò un'altra freccia che colpì il bersaglio alle spalle. A raffica ne lanciò altre... ancora una freccia, poi un'altra alla testa e un'altra ancora all'ala. Il flirattide mollò la presa in un verso di profondo dolore, facendo cadere Roxane da un'altezza troppo elevata perché potesse affrontare incolume lo schianto. La vide piombare dall'alto, e col cuore in gola tentò di andarle incontro per trarla in salvo. Fortunatamente la ragazza cadde tra i fitti rami di un albero e vi restò impigliata. Kaharan avrebbe voluto assicurarsi del suo stato di salute, ma non poté. Dovette piuttosto vedersela col resto dei flirattidi infuriati per la morte del loro capo.

La principessa ancora impigliata tra i rami osservò Kaharan combattere contro i mostri, rendendosi conto appena in tempo che, mentre il giovane combatteva con l'ultimo flirattide superstite, uno di quelli agonizzanti si stava risollevando a fatica sulle zampe per mordere ad un polpaccio il principe.

A quel punto Roxane dimenticò tutto l'odio e il rancore che provava verso Kaharan e temette piuttosto per la sua vita, ebbe paura di non averlo più come guida.

"No!", urlò.

Si lasciò andare e ruzzolò rovinosamente sul morbido tappeto di foglie. Sentì un dolore acuto provenire dalle ginocchia a causa del cattivo atterraggio, tuttavia si risollevò a fatica e trovato per terra il pugnale che Kaharan aveva perso durante il combattimento, senza pensarci due volte, corse ad appuntarlo sul dorso del flirattide agonizzante.

Dalla ferita sgorgò un liquido grigiastro che le imbrattò le mani, poi questo con un ultimo stridio si accasciò morente, Nello stesso momento in cui Kaharan aveva assestato il corpo mortale all'altro compagno.

Quando tutto tornò al silenzio il ragazzo si voltò a guardarla stupito, quasi con un sorriso tra il divertito e lo spavaldo. O forse fu così che lo interpretò Roxane. Aveva ancora il fiatone e stringeva tra le mani la spada interamente imbrattata di sangue di flirattide.

"L'hai ucciso tu?," chiese il principe con incredulità.

Roxane annuì con sguardo austero e principesco. "Sì, perché? Ti dispiace?".

Kaharan si chinò a raccogliere le armi disperse un po' per tutto il campo di battaglia con un sorriso sghembo, e fece segno al suo unicorno di raggiungerlo.
Febo, che era intento a fissarlo, al richiamo del padrone ubbidì.

"No, no, per carità!", rispose Kaharan mentre dava una carezza sulla fronte al suo destriero.

Solo in quel momento Roxane si ricordò di Freya e della sua precipitosa fuga.

"Freya!", chiamò la ragazza. "Freya, l'altro cavallo... sono fuggiti mentre...", tentò di spiegargli.

"Non tornerà...", la rimbeccò il principe con ovvietà, "saranno stati mangiati dai flirattidi tutti e due!".

Quelle parole confermarono in lei il timore che aveva avuto da quando Freya era scomparsa. Una lacrima calda scorse lungo il viso della principessa.

"Non piagnucolare al tuo solito, stavo cominciando a convincermi che fossi diversa dalle altre principesse... almeno dopo quello che ti ho visto fare poco fa...".

Il ragazzo continuò a trafficare con le briglie dell'unicorno e mentre lo faceva aggiunse: "Comunque...", si interruppe, ed esitando tornò a guardarla negli occhi con un mezzo sorriso enigmatico, "sei stata brava oggi!".

Quelle parole fecero avvampare Roxane e il cuore cominciò a balzarle nel petto. Che le stava succedendo? Le aveva fatto solo un complimento! E nemmeno tanto importante!

La ragazza abbassò la testa e rispose: "Grazie", ma lo disse talmente sottovoce che forse Kaharan non la udì nemmeno. Quando rialzò lo sguardo, infatti, lui era già lontano da lei.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro