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-31- Danza nel buio


Con passo lento e sinuoso le quattro ninfe precedute dai satiri si spostarono nel punto più profondo della radura, là dove gli alberi tornavano a creare una calotta che copriva il prato circostante. Roxane e Kaharan le seguirono guardandosi intorno. Quel meraviglioso tramonto arancione e quel paesaggio perfetto non erano per niente reali. Non una foglia era al posto sbagliato, né vi erano erbacce, soltanto erba verde e sempre fresca che tornava come intatta dopo essere stata calpestata.

Firya si accomodò elegantemente per terra, le sue gambe erano lisce e adornate da cavigliere fiorite, le teneva raccolte al petto e portava un sorriso soddisfatto sulle labbra, come volesse vantarsi della sua personalità magica.

Roxane studiò per un attimo Kaharan, stava scrutando insistentemente quella ninfa, perché? Era serio, seduto nei pressi del fuoco ma a debita distanza da loro, quasi temesse quella allegra compagnia. Le ninfe erano assolutamente inoffensive, eppure Roxane aveva notato gli scarti improvvisi del giovane principe ogniqualvolta una ninfa gli si avvicinava più del dovuto.

La principessa sentì una melodia librarsi nell'aria e fu certa che Saphiro era tornato a suonare. Quando si voltò lo vide. Aveva le estremità dello strumento tra le labbra carnose e sul volto portava un'espressione talmente concentrata da sembrare ancora più gradevole d'aspetto.

"Allora...", cominciò a parlare Firya. Stava poggiando al centro del loro cerchio una ciotola ricolma di un fluido color miele e delle mele rosse dal colore invitante. Quando lo fece guardò i nuovi arrivati negli occhi e incurvòorgogliosa la testa di lato. "Da dove venite?".

"Sì, da dove venite!", le fece eco la compagna Cokyra che si era appena separata dal gruppo di satiri e ninfe danzanti ed era corsa a prendere una mela. Mentre attendeva una risposta la principessa la vide strapparne un morso deliziata. "Serviti cara!", aggiunse poi offrendo la ciotola alla principessa.

Roxane accettò un frutto e vi diede un morso. Un sapore incredibilmente dolce la allettò e per un attimo dimenticò la domanda che gli era stata posta dalle due ninfe. Quando si accorse che le due la stavano ancora osservando insistentemente parve risvegliarsi dal torpore di quel frutto magico e guardò il principe nella speranza che parlasse lui al posto suo. Non sapeva cosa dire, e soprattutto, aveva paura di dire più del dovuto.

Kaharan tuttavia non le venne in aiuto. Rimase seduto con sguardo austero e continuò a mantenere la medesima posizione con la schiena poggiata ad un albero vicino, senza immischiarsi.

"Ehm...", fece la principessa dubbiosa, "io... vengo da Lumos, lui da Nox, siamo...". Ebbe un attimo di esitazione, "siamo...".

"Siamo e basta!", intervenne Kaharan, facendole capire che la discussione doveva terminare prima ancora di cominciare.

"Oh...", intervenne Cokyra affascinata tentando di avvicinarsi a lui, "il giovane umano è misterioso".

Kaharan sbarrò gli occhi e scartò improvvisamente di lato. "Stammi lontana, ninfa!".

Firya lo guardò con occhi ridotti a fessure. "Non sei molto socievole, vedo...", si spostò alle spalle i lunghi capelli che le cadevano davanti il viso e si alzò per scrutarlo dall'alto. "Come ti chiami, umana?", domandò poi alla principessa.

"Roxane...", rispose lei.

"Bene Roxane, vuoi unirti a noi nella nostra danza?". Cokyra le porse una mano diafana per aiutarla a sollevarsi.

"Davvero posso?".

"Certo!", trillò Firya cantilenante. "Saphiro, una bella danza per la nostra ospite che questa sera si unisce a noi!".

Metlydi approfittò dell'attimo di silenzio tra il cambio di una melodia e l'altra per trasformare l'arancione del tramonto in un profondo blu scuro trapunto di stelle. Con un gesto della mano, infine, la ninfa accese un timido fuocherello.

La principessa accettò il miele che le ninfe le avevano servito. Vide Elaxio chiedere la mano a Cokyra e vide le due creature danzare nel buio con estrema leggerezza e sinuosità. Firya sorrideva accarezzando i capelli di Saphiro che nel contempo continuava ad allietare la serata col suono del suo flauto di canna.

Il satiro con le treccine si avvicinò a Roxane e toltale la ciotola ormai vuota prese una sua mano fra le sue. La principessa si alzò allegra e come fosse stata in uno dei suoi sogni più belli si sentì sollevare da Vamyrio con sforzo quasi nullo. Questo la fece volteggiare in aria con un sorriso decisamente contagioso.

Danzarono per tutto il canto, mentre il satiro e gli altri intonavano la melodia con parole incomprensibili, poi il satiro la abbracciò e senza preavviso la fece volare in alto tra le sue braccia, finchè lentamente non la fece ricadere sul manto erboso. "È stato un piacere Roxane!", disse sorridente mentre mostrava una fila di perfetti denti bianchi. Si inchinò davanti a lei come a volersi congedare e allungò il passo per recarsi a chiedere la mano della ninfa dorata.

Roxane vide Tanedya danzare col compagno Vermilius e Firya che disturbava ancora Saphiro. Alla fine del pezzo vide questi ultimi scambiarsi un tenero bacio sulle labbra, mentre la ninfa verde con viso curioso gli pizzicava le guance.

La principessa si sentì presa da una strana ebbrezza. Si disse che probabilmente quell'eccitazione era causata da quello che aveva appena mangiato e bevuto. Iniziò a ridere come ubriaca a quelle scene di allegria e dimenticò per un momento la stessa presenza di Kaharan.


Il ragazzo, dal canto suo, non si era mosso dal suo angolino in disparte. Per tutto il tempo era stato tormentato dal ricordo di quel semplice nome che la ninfa Firya aveva pronunciato con noncuranza.

Stava parlando di Ginevra la strega? E perché l'avvicinarsi di una creatura magica lo faceva stare tremendamente male?

Era ancora appoggiato all'albero, lontano dal fuoco, e il suo petto era scosso da un vago brontolio. Aveva la sensazione di essere trafitto da mille lame e intanto la principessa danzava tranquilla. 

Già... lei non poteva capire cosa significasse portare quel fardello. Non poteva capire perché lui si fosse comportato in quella maniera nei suoi confronti, perché avesse la necessità di ucciderla. Solo così sarebbe stato finalmente libero di regnare e la sua dinastia non si sarebbe estinta. Era sangue reale quello che gli serviva. Era Roxane la chiave per avere accesso alla caverna del drago, dello stregone, o di chissà cosa. Si disse che alla fine una condanna in più, anche se di una principessa, nella sua vita non avrebbe fatto alcuna differenza.

La guardò per un attimo sorridere, inconsapevole di ciò che la aspettava. In effetti neanche lui lo sapeva, e il caso non escludeva che sarebbe morto lui stesso nel tentativo di vincere.

La ninfa verde smeraldo sembrò leggerlo nella mente e smise di ballare. Lo stava osservando da un po', ma ora si stava avvicinando a lui.

Impaurito dalla reazione del suo corpo il ragazzo si allontanò. Il suo respiro divenne più agitato e il dolore al petto si triplicò e divenne insopportabile. La sua bocca emise senza volerlo un ringhio spontaneo, animalesco. "Che vuoi?", proruppe con voce forzata non appena questa gli fu di fronte.

Firya si fermò a scrutarlo assorta. "Non riusciresti mai a nascondermi chi sei veramente...". I suoi occhi ridenti si posarono sopra di lui. "Mi hai fatto una domanda poco fa, a cui io non ho risposto. Ma che mi ha fatto capire molto...".

La ninfa strappò un filo d'erba e lo accarezzò con la mano liscia sedendosi a debita distanza dal principe.

"Mi chiedevo se fossi mai arrivato Kaharan! E soprattutto se fossi arrivato con lei...". Un sorriso le illuminò il volto.

"Le mie compagne, come me, sanno chi sei e anche perché sei qui... e sanno come me, che tu non riusciresti mai a fare quello che ti prefiggi. Sei puro di cuore, lo vedo... Guardala Kaharan, pensi che non potrebbe finire diversamente?". Firya sghignazzò come sefarlo in un discorso del genere fosse stata la cosa più logica del mondo.

"Cosa... come conosci Ginevra?", balbettò il ragazzo avido di curiosità.

Firya lo guardò con aria assente. "Oh, noi non la nominiamo, se non per casi eccezionali. Ha deluso le creature di tutta la foresta, ha perso il nostro appoggio da tanto tempo ormai!".

"Che vuoi dire con questo, è ancora viva? Quella maledetta ha reso la mia vita un inferno! Ma se mai la scoverò, giuro che la pagherà cara!".

Firya si alzò in piedi e lisciò con le mani diafane il vestito, teneva ancora il filo d'erba tra le mani. "Vedrai principe... verrà il tempo della tua vendetta, ma non cercare di nascondere ciò che c'è di buono in te. Non importelo... ti prego, segui il tuo cuore!". Con quelle ultime parole la figura luccicante si allontanò nel buio per riunirsi agli altri nel gioioso falò. Kaharan la vide sedersi a fianco a Roxane e lì essere raggiunta da Tanedya.

"Roxane, lascia che ti faccia una treccia", disse la ninfa verde alla principessa con la sua solita aria giocosa.


"Fai pure, Firya". La principessa rabbrividì al tocco leggero di quelle mani vellutate e mentre la sentiva armeggiare con i suoi capelli tornò a guardare le altre ninfe danzanti.

"Sapete? Non avevo mai visto delle ninfe prima d'ora".

Tanedya la guardò dal fianco con un sorriso. "Le ninfe come noi non si mostrano agli uomini, se non in via di casi eccezionali!".

"Ci sono altre ninfe come voi?".

Firya rise. "Oh sì, molte!".

"Quindi avete anche una regina, giusto?", chiese Roxane avida di sapere.

"Esatto...", continuò Tanedya, "si chiama Dafne e vive nella corte delle ninfe. Naturalmente introvabile per gli esseri umani, mia cara".

Roxane riesaminò le precedenti parole di Tanedya. Aveva parlato di casi eccezionali?

"Perché avete detto che vi mostrate agli umani in casi eccezionali? Vorreste dire che... che io e lui siamo un caso eccezionale?".

Tanedya guardò indecisa le compagne. "Temo di sì mia cara, molto eccezionale, ma lo scoprirai a tempo debito. Lui...", con un cenno indicò Kaharan dietro di loro, "ha l'animo trasparente, proprio come il tuo. Sarà compito tuo tirar fuori ciò che c'è di limpido in sè. Ricorda sempre: gli occhi sono lo specchio dell'anima, e so leggere nei tuoi così come so farlo nei suoi... Non dimenticare mai queste parole, inoltre non esitare mai a chiamarci se dovessi averne bisogno".

Roxane si sentì confusa. Cosa volevano dire le ninfe con tutto quel discorso complicato?

Era vero, le creature magiche se non lasciavano un velo di mistero nei loro avvertimenti o nelle loro profezienon ci provavano gusto . 

Forse quelle ninfe volevano lasciare intendere a Roxane che i suoi sospetti erano fondati. In Kaharan c'era qualcosa di buono e stava a lei scoprire cosa e perché lo tenesse nascosto.

"Ecco fatto". Firya ruppe il silenzio imbarazzante che si era venuto a creare annodando i suoi capelli con la magia.

"Si scioglieranno tra qualche giorno...", la avvertì con un sorriso, "ma adesso torniamo a ballare. Non vorremmo annoiarci qui per tutto questo tempo, vero?". Si alzò e di corsa si unì al gruppo danzante col vestito svolazzante e i capelli dondolanti alla leggera brezza.

"Le ninfe sono le più belle creature che abbia mai visto", disse la principessa dimentica del discorso appena affrontato.

Tanedya le sorrise e se la trascinò dietro, ma in quel momento Roxane pensò a Kaharan. La ragazza si voltò, desiderosa anche solo di incontrare il suo sguardo. Avrebbe voluto vedere i meravigliosi occhi verdi del principe che la scrutavano solo per una volta, ma si stupì.

Lui non c'era più, se n'era andato. Il tronco dell'albero al quale era rimasto appoggiato per tutto quel tempo era vuoto, e perfino l'albero sembrava aver perso tutta la sua bellezza. In quello stesso momento la principessa Roxane si sentì infelice e incredibilmente sola. Chissà perché, aveva dato per scontato che lui sarebbe stato insieme a lei per quella sera.

Scosse la testa scacciando Kaharan dai suoi pensieri . Quel cibo magico doveva averle dato di volta al cervello.

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