- 3 - Luna d'argento
Roxane attraversò il lungo corridoio con la mente confusa, le parole di suo padre l'avevano fatta rattristare parecchio. Come avrebbe potuto volere, suo padre, che lei sposasse Velkam?
Si erano visti soltanto poche volte in occasioni ufficiali, ma non vi aveva mai scambiato neppure una parola al di fuori di certe frasi di circostanza!
Il lungo corridoio svoltava. Le alte finestre aperte lasciavano entrare una fresca brezza, le tende, leggere, permettevano ai raggi lunari di penetrare all'interno del castello. Roxane si fermò solo quando si trovò ad urtare Tayri che, indaffarata com'era con il suo vassoio, non era riuscita ad evitarla in tempo. Le rovesciò tutto il the addosso. A contatto con la bevanda calda la pelle della principessa bruciò. "Ahia!".
"Oh dei! Perdonate principessa, non era mia intenzione!", Boccheggiò Tayri mortificata.
Roxane non seppe se urlarle contro o lasciarla andare. Era molto nervosa perciò si limitò a dirle un: "La prossima volta sta più attenta, e ora va' da mio padre, ti cerca!".
Suppose di aver usato un tono alquanto sgradevole e irritante. Tra lei e Tayri non era mai corso buon sangue.
"Subito, principessa!". Tayri si affrettò a raccogliere la tazza ormai andata in frantumi e si avviò a passo celere in cucina.
Roxane si osservò il vestito, la pelle ancora bruciava là dove era caduto il the. Andò in camera sua e si tolse il vestito avvicinandosi al letto a baldacchino vicino al quale stava una bacinella d'acqua.
Bagnò un lembo del vestito che si era appena tolto e lo poggiò delicatamente sulla scottatura per rinfrescarla.
Infine sfilò la sottoveste e indossò la camicia da notte sdraiandosi sulle coperte bianche.
Un raggio di luna illuminava il ritratto di sua madre che stava sulla parete destra del letto, i suoi stessi occhi la fissavano allegra.
Roxane ebbe l'impulso di coprire quel ritratto, sorrideva troppo e lei in quel momento aveva tutt'altra voglia di sorridere.
Si rigirò più e più volte nel letto aspettando che il sonno la venisse a cogliere, ma niente... non riusciva proprio ad addormentarsi.
Passò un'ora, forse due. La principessa era ancora sveglia.
Si alzò dal letto all'improvviso, si infilò la vestaglia e uscì da camera sua di soppiatto attraversando il lungo corridoio. Ebbe un sussulto nel momento in cui fu davanti alla porta della camera di suo padre. Rallentò, tendendo l'orecchio in ascolto, ma le parve tutto a posto. Dalla stanza proveniva un russare sommesso.
Proseguì così per la sua strada fin quando non si trovò di fronte ad un'ampia scalinata. La scese saltando i gradini a due a due fino ad arrivare agli appartamenti della servitù. Anche là tutto era immerso nel silenzio.
Quando finalmente giunse alla porta secondaria che portava ai giardini reali, la aprì piano cercando di farla cigolare il meno possibile e si ritrovò fuori all'aria fresca.
Si diresse svelta verso le stalle e quando vi fu giunta un rumore improvviso la fece sussultare.
Fece spallucce. Saranno stati i cavalli si disse mentre entrava proseguendo fino all'ultimo box.
Un nitrito gioioso la accolse. Freya, la sua giumenta bianca e grigia, si sporse oltre la chiusura del box per annusarla dritta in faccia, in segno di benvenuto.
Roxane si fermò: "Ciao bella!", la salutò.
Due occhioni neri, felici, corsero giù fino a fermare lo sguardo sulla mano che stringeva una mela che la principessa aveva colto strada facendo. La cavalla la annusò impudente.
"Sei sempre la solita briccona!", sorrise Roxane aprendo la mano per permetterle di mangiarla.
Freya mangiò avida la mela per poi tornare a strusciare allegra il muso contro il viso della principessa.
Roxane la accarezzò pensierosa. Con il dito le disegnò un cerchio immaginario intorno ad un occhio. La discussione col padre l'aveva seriamente disorientata.
Si risolse che una bella passeggiata a cavallo le avrebbe fatto bene, così fece uscire Freya dalla stalla per legarla alla staccionata vicina all'ingresso.
"Chi è là?", tuonò una voce maschile nel silenzio.
Roxane la riconobbe subito, era quella di Lyron, il figlio dello storico stalliere di corte.
Si trattava del bambino di cui si era innamorata a cinque anni.
Da quando era morto il padre lui lo aveva sostituito nelle mansioni e adesso era il nuovo stalliere di corte.
"Roxane! Sei tu? Che ci fai in piedi a quest'ora?", domandò il ragazzo corrucciato.
"Ciao Lyron!", lo salutò lei. Era sempre molto carino, così come lo era stato a cinque anni. Aveva l'aria di un bambino troppo cresciuto con gli occhi azzurri e i lucenti capelli biondi. La corporatura era snella e slanciata. Nonostante non lo avesse più confessato a suo padre da quando aveva cinque anni, Roxane continuava comunque a nutrire una certa attrazione nei confronti di quel ragazzo.
"Esco a fare una passeggiata a cavallo, voglio staccare un po' dalla noiosa routine di corte, tutto qui", disse la principessa.
Lyron le sorrise. "Voi principesse siete tutte uguali, una più viziata dell'altra!".
Roxane si finse offesa. "Come ti permetti? Conosci qualche altra principessa?" Sì finse offesa. In realtà sapeva benissimo che Lyron poteva permettersi un commento del genere, data la loro amicizia di vecchia data.
Lo stalliere per tutta risposta la prese in giro: "sono stanca di questa vita di corte, non sopporto che i servi facciano tutto quello che dico, non sopporto i bei vestiti, né sopporto di non dover lavorare tutto il giorno. Insomma, non sopporto di essere una principessa! Che faticaccia!".
Roxane rise di gusto e iniziò a reggersi per salire in groppa alla propria cavalla. "Lyron, sei ridicolo!", disse sbuffando con disapprovazione.
Il ragazzo ricambiò con un sorriso birichino. "Una mano?", chiese premuroso porgendole il braccio.
"Sì, grazie", rispose lei.
Lyron si precipitò subito sotto di lei e mise le mani a coppa per permetterle di arrampicarvisi sopra col piede. Con un balzo Roxane poté salire in sella.
"Sai decisamente come farti perdonare, mh? Ruffiano! Ci vediamo tra un po' stalliere!", gli sorrise.
Un colpo di tallone e già galoppava nella notte illuminata dalla luna verso il lago della tenuta.
...
Lyron rimase a guardarla ripensando al loro primo innocente bacio. Quando avevano solo cinque anni.
L'aveva colta alla sprovvista mentre era intenta a guardare la ferita che si era procurato cadendo da un albero a causa sua.
Quel giorno Roxane voleva un fiore, e lui per farla felice si era arrampicato fin sopra l'albero con il solo risultato di essere caduto e di essersi fatto male. Allora lei si era sentita in colpa ed era corsa a prendere delle fasciature.
"Fortuna che non è niente di grave!", gli aveva detto. In quel momento il suo viso era stato talmente vicino che lui, vedendola, non aveva esitato. Aveva premuto le labbra sulle sue schioccandole un veloce e innocente bacio, così come vedeva sempre fare agli innamorati.
La piccola principessa quel giorno si era innamorata di lui. Era corsa tutta entusiasta a dirlo a suo padre ma... fu quel giorno che iniziarono i guai.
Da quel momento a Lyron fu proibito di vederla per un certo periodo. Era stato costretto dal padre a tornare in paese, da sua madre.
Quando poi Lyron era ritornato ad aiutare suo padre a corte, dopo più di un anno, era cambiato tutto.
Lei lo aveva dimenticato, lo trattava semplicemente come un amico. Ma lui no, lui non l'aveva mai dimenticata, e nel profondo del suo cuore ancora l'amava.
In fondo, che cosa aveva lui meno di lei? Erano diversi solo perché lui viveva nei piani inferiori della corte o passava le giornate faticando? Era questo a fare la differenza?
"Sapessi quanto ti amo ancora Roxane...", sussurrò al vento, quasi potesse fargli lui da silenzioso messaggero.
Decise che non poteva perdere l'occasione di fingere almeno per un po', almeno per una notte, che tutti e due si amassero. Voleva illudersi, soltanto cavalcando a fianco a lei, parlandole.
E con quell'ultimo pensiero corse dentro a sellare Thor, il migliore cavallo della scuderia.
Voleva raggiungerla.
...
Quando Roxane fu nei pressi del lago rallentò l'andatura di Freya dandole una carezza.
La cavalla si fermò con uno sbuffo quando strattonò appena le redini. La principessa scese, avvicinandosi alla riva piatta del lago che faceva da specchio alla luce della luna.
Un luccichio la distrasse, e infatti, poco dopo una fata notturna con le sue piccole ali andò ad infastidire Freya, posandovisi sul naso.
La giumenta guardò incuriosita l'esserino. Provò ad annusarla ma la fatina le si aggrappò alle narici facendola sbuffare e indietreggiare spaventata.
La principessa scoppiò in una fragorosa risata. "Calma Freya, è solo una fatina!".
La povera fata notturna volò via intimidita e la sua luce si spense in lontananza.
"Visto? L'hai spaventata!", disse Roxane alla cavalla che aveva teso le orecchie attenta a ogni singola parola della padroncina.
Roxane lasciò la presa delle redini, e tolse a Freya cavezza e sella: "Va', sei libera di fare quello che vuoi...", le disse, "ma non allontanarti troppo mentre io vado a fare un bagno".
Non appena Freya fu libera si slanciò in un liberatorio galoppo sull'ampio prato argenteo che circondava il lago. Di tanto in tanto si fermava perché aveva udito il fruscio di qualche altra fatina notturna o per brucare qualche ciuffo d'erba.
Roxane, dal canto suo, si tolse camicia da notte e vestaglia e si tuffò nell'acqua fresca.
All'inizio rabbrividì, poi il suo corpo, abituatosi alla temperatura dell'acqua, si rilassò.
Si immerse sott'acqua di tutto punto e appena riemerse portò i capelli all'indietro con entrambe le mani.
...
Quando Lyron si fermò a pochi passi da Freya, scese da cavallo, immaginando di trovare Roxane nei paraggi.
Un rumore d'acqua lo fece sussultare e non appena il lago gli fu in vista vide Roxane, di schiena, interamente immersa nell'acqua. Era bella come sempre, anzi no, più bella, illuminata dalla fioca luce della luna.
Il ragazzo rimase nascosto dietro a un cespuglio. Era rimasto inchiodato sul posto senza sapere bene cosa fare.
Forse sarebbe dovuto tornare dopo un po' e lasciare a Roxane quel piccolo momento di privacy.
Fu proprio mentre la ragazza stava per emergere dall'acqua che un inaspettato colpo di muso di Freya gli fece perdere l'equilibrio facendolo capitombolare allo scoperto. Roxane urlò istintivamente coprendosi col telo che aveva lasciato a riva.
"Lyron!!!", disse con gli occhi spalancati, "Cosa ci fai tu qui?".
Lyron si augurò che lei non pensasse che la stesse spiando.
"Mi stavi spiando?".
"Ehm...", farfugliò lui confuso, "ti giuro che non volevo, Roxane, perdonami, ero appena arrivato e... e... ho visto Freya da sola e... mi sono preoccupato e sono venuto a cercarti... non sapevo dove fossi o che cosa... stessi facendo".
Roxane sospirò con l'aria di chi la sapeva lunga. "Sì, sì, lo immagino!".
"Veramente, credimi, non l'ho fatto apposta!", tornò a giustificarsi Lyron.
Roxane chiuse gli occhi esasperata poi disse: "Potresti girarti un attimo? Mi dovrei rivestire".
"Certo!", annuì il ragazzo imbarazzato.
Quando si voltò gli giunse all'orecchio il fruscio delle vesti della principessa.
"Puoi girarti!", udì dopo qualche minuto.
"Dovevi dirmi qualcosa?", Gli chiese Roxane.
"No... in realtà volevo chiederti di fare due passi a cavallo con me... se ti va. Ho portato Thor...".
"Oh, certo che mi va!", disse lei entusiasta aprendosi in un sorriso felice.
Con un fischio chiamò Freya. Questa appena la udì si precipitò da lei al galoppo.
Roxane le sistemò sella e briglie e vi salì in groppa con l'aiuto di Lyron.
Non appena anche lui ebbe preso il cavallo, Roxane incitò Freya in un galoppo sfrenato. "Dai, vediamo se sai raggiungermi!", lo sfidò.
Lyron diede un saldo colpo di tacco e in poco tempo riuscì a superarla.
Trascorsero tutto il tempo a cavallo, giocando come due ragazzini, e quando finalmente furono esausti entrambi, decisero di sedersi sotto un albero lasciando di nuovo liberi i cavalli.
...
"Perché avevi l'aria così triste quando sei venuta alla scuderia?", le domandò Lyron curioso.
Roxane non rispose. Rimase ad osservare l'acqua del lago con cipiglio corrucciato.
"Roxane? Stai bene?", la richiamò nuovamente lo stalliere.
"Oh sì...", rispose lei come se si fosse risvegliata appena da un sogno.
Lyron, il lago, la luna... si era quasi dimenticata di quello che le era successo quel tardo pomeriggio.
"Sai una cosa? Dovremmo farlo più spesso, mi piace andare a cavallo... ero quasi riuscita a dimenticare quello che è accaduto prima...", tacque.
"Comunque è per una discussione che ho avuto con mio padre..." terminò la principessa.
Lyron comprese: "allora le voci sono vere? Vuole darti in moglie al principe Velkam?".
Roxane lo guardò negli occhi. "Sì, come l'hai saputo?".
"Ho sentito parlare Tayri con un'altra serva, questo pomeriggio".
"Già...", continuò Roxane, "e io che ho detto di sì, per non farlo stare male... so già che non lo farò!", una lacrima le rigò il viso.
"Oh, Lyron!", lo abbracciò forte senza riuscire più a trattenere le lacrime.
Si guardarono per un momento. Roxane si perse nell'azzurro di quegli occhi. Era così vicina a lui da sfiorare quasi la punta del suo naso.
Lyron le sorrise rassicurante, e di nuovo, come tredici anni prima, la baciò.
Non fu proprio un bacio innocente come quello della loro infanzia.
Quella volta il bacio fu lento, e Roxane potè perdersi nel dolce sapore delle sue labbra e nel salato delle proprie lacrime.
Ma fu solo un momento. Ad un certo punto, istintivamente, la principessa si allontanò. Il suo viso era divenuto rosso d'imbarazzo. "No, Lyron! Non possiamo, lo sai...", mormorò portandosi una mano alle labbra, confusa.
"Roxane...".
"No, non potrebbe mai funzionare tra noi due. Io sono una principessa, tu uno stalliere...". Balzò in piedi cercando Freya con lo sguardo.
"Si è fatto tardi, è il caso che io torni a dormire. Se mio padre scopre che sono stata con te, siamo rovinati tutti e due". Chiamò Freya con un fischio, la sellò e montò a cavallo.
Lui fece lo stesso e, incitati i cavalli, corsero nella notte fino ad arrivare alle scuderie. Roxane scese e cominciò a sganciare la sella per liberare Freya.
"Lascia stare, faccio io", disse Lyron premuroso.
Roxane preoccupata fece una carezza alla cavalla e le lasciò un dolce bacio sulla fronte. "Ciao piccola", la salutò. Quando rivolse lo sguardo su Lyron le sembrò non volesse lasciar trapelare alcuna espressione.
"Ti prego Lyron, non prendertela. Voglio che tu resti solo un amico".
Lyron abbozzò un sorriso triste. "Roxane, sai che ti sarò sempre accanto, eppure...", disse mordendosi nervosamente il labbro, "non smetterò mai di amarti".
La principessa abbassò lo sguardo cupo. "Ti voglio bene", fu l'unica cosa che riuscì a dire stringendo forte la sua mano. Si voltò e corse via verso il castello.
...
In poco tempo si ritrovò dentro camera sua a pensare a quella strana e assurda serata.
Sorrise, tra le lenzuola candide del suo letto.
C'era una cosa che le era sempre piaciuta di Lyron.
Nonostante dovesse stargli alla larga, Roxane a lui non avrebbe potuto rinunciare perchè sapeva farla ridere!
[Basta, è stata una faticaccia e non è venuto fuori neanche un lavoro tanto perfetto ç_ç Vabeh, ci ribecchiamo ai prossimi capitoli! Voi ditemi che ne pensate, se siete lettori di buon cuore :) ]
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