Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

-27- Ritorno alla tana del lupo


Sulheyda si allontanò di corsa dalla fortezza nel timore che Ghernò potesse richiamarla, nel timore che le dicesse che quello della sua liberazione era stato soltanto un crudele scherzo.

Quando percorse il sentiero e si ritrovò nella strada principale allora lì rallentò il passo.

La ragazza ansimava, aveva il fiatone, mentre si guardava intorno in cerca di quella fontana di cui le aveva parlato Ghernò. Si voltò indietro e si accorse che se l'era lasciata alle spalle nella corsa a perdifiato.

Spostandosi una ciocca ribelle di capelli biondi che le erano scivolati proprio davanti agli occhi, la ragazza si avvicinò alla fonte e dopo aver trangugiato dell'acqua fresca, vi immerse la faccia sentendo un brivido di freddo percorrerle la schiena. Una sensazione di sollievo provenne dalle ferite febbrili e in fiamme.

Con l'aiuto delle mani si tolse lo sporco che le insudiciava la faccia e non appena l'acqua si fu ristabilita si specchiò in essa, notando solo allora quanto fosse devastato il suo viso.

Vide una ferita profonda sulla guancia, proprio sotto l'occhio, che a sua volta era cerchiato da un livido nero. Altri taglietti e scottature sulla fronte e vicino le labbra le bruciavano fastidiosamente. Tutto il suo corpo era stato ridotto in terribili piaghe dalla tortura.

Quando la giovane si fu sciacquata anche le braccia, sollevò appena la veste sporca e immerse le gambe nella fontanella sedendosi sul bordo. L'acqua fresca lenì e rinfresco anche quelle altre ferite, e mentre si beava di quella frescura Sulheyda si soffermò a pensare. Si chiese per quale motivo Ghernò le avesse fatto questa grazia. Non riusciva proprio a capire, e a crederci.

Fino a qualche giorno prima aveva creduto che non avrebbe mai più rivisto la luce del giorno e ora si ritrovava sotto il sole a respirare l'aria fresca della piena mattinata con la prospettiva di riabbracciare sua madre, suo fratello, Morrigu e tutti coloro che aveva come più cari al mondo.

Osservò la fontanella di pietra, là dove sgorgava l'acqua sorgente, e non appena si voltò vide che un contadino solitario sul suo calesse si stava avvicinando ad essa per abbeverare il suo giovane asinello.

Sulheyda uscì in fretta dall'acqua, e vide l'uomo anziano accostarsi alla fontanella, con espressione amichevole. A guardarlo da vicino si accorse che era un uomo abbastanza avanti con gli anni. I capelli erano brizzolati e portava dei baffetti talmente curati che erano del tutto in antitesi con la sua camicia sporca. Puzzava di sudore e sembrava essere stremato da una lunga mattinata di lavoro.

Sceso dal calesse avvicinò l'asinello all'acqua permettendogli di bere, poi con un cenno di gentile salutò a Sulheyda le chiese: "Dove va una contadinella come voi in questo stato? La posso aiutare in qualche maniera?".

Timidamente Sulheyda abbassò gli occhi a terra. "Non preoccupatevi, posso fare anche da sola, non è un problema!".

"Avete l'aria stanca, insisto per accompagnarvi, sono sicuro che Agenore non avrà nulla in contrario!", sorrise al suo asinello grattandolo dietro le orecchie, quello mugugnò pigramente e chinò il collo a prendere un'altra sorsata d'acqua.

"Va bene...", acconsentì allora Sulheyda, quell'uomo aveva tutta l'aria di uno di cui poteva fidarsi. "Siete molto gentile, vi ringrazio infinitamente per la vostra bontà. Io dovrei passare al mercato, a comperare un vestito nuovo...", disse prendendo tra le mani un lembo di quello sporco e a brandelli che portava addosso. "Sapete, vengo da una brutta situazione, ma già che vi offrite di darmi un passaggio va benissimo se mi accompagnate all'ingresso principale delle mura della città, lì proseguirò a piedi da sola, non sarà nemmeno necessario fermarci al mercato".

L'uomo la guardò strano. "Andate tutta sola nella foresta?", rimase per un attimo perplesso ma tornò a sorridere quasi subito. "Beh, ovviamente non sono affari miei, mi limiterò ad accompagnarvi. Potete salire sul carro, vi porterò dove avete chiesto".

Strattonò le redini di Agenore e voltò il carro verso la strada dalla quale era venuto, poi, una volta salito anche lui incitò l'asinello ad un trotto forzato ripercorrendo di nuovo la strada principale.

I vicoletti e le stradine brulicavano di gente. Più giù, nella zona del mercato, numerose donne tenevano per mano i loro bambini e ritornavano verso casa con le ceste colme di verdure e prodotti per la cucina.

Sulheyda osservò tutto in maniera distaccata, aveva paura che fosse solo un sogno, un'illusione che al primo schiocco di dita fosse sparita facendola ritrovare di nuovo in quella cella lurida e buia.

A quel pensiero un sentimento angoscioso le invase il petto, si aggrappò ai bordi del carro alla stessa maniera in cui si era aggrappata alla vita per tutti quei giorni di prigionia. Adesso quell'uomo era la sua nuova speranza. L'avrebbe portata a casa, sarebbe finalmente ritornata.

L'anziano non si accorse del sorriso sulle labbra di Sulheyda, e continuò per la sua strada lasciandola vagare coi pensieri fino a che il carro non si fermò.

"Oooooh", disse l'uomo al suo asinello.

Sulheyda parve risvegliarsi e il terrore la invase alla vista delle guardie.

"Che cosa vuoi, vecchio?". chiese una di loro.

"Sono venuto ad accompagnare questa giovane, io non ho bisogno di nulla!". Fece segno a Sulheyda di scendere.

"Vi ringrazio di vero cuore", disse la ragazza all'uomo.

Le due guardie li osservarono con attenzione, l'anziano contadino fece un segno di saluto. "Vai Agenore!", disse rivolto al suo asinello e pian piano Sulheyda lo vide allontanarsi da dove erano arrivati.

La ragazza si sentì di nuovo impotente e incredibilmente sola davanti quei due omaccioni ghignanti.

"Allora? Che cosa abbiamo qui?", disse una della guardie studiandola dalla testa ai piedi con una smorfia di disprezzo sulle labbra incurvate.

"Cosa possiamo fare per una lurida zingara come voi?", sogghignò l'altro.

Sulheyda si fece forza e cercando il tono più fermo che la sua voce le potesse concedere disse. "Devo uscire da qui!".

Una delle guardie rise. "Deve uscire!", accennò una smorfia ai compagni, quelli, evidentemente sotto il suo comando, lo accompagnarono con un sorriso ebete.

"E cosa ci dai in cambio, piccola?".

Sulheyda si frugò sotto la veste in cerca del sacchetto con le monete di Ghernò. Le guardie la osservarono trafficare con la veste sogghignando.

Quando Sulheyda ebbe preso il sacchetto lo porse all'uomo più vicino. Questo ne svuotò il contenuto sulla mano e rimase stupito dalla quantità di denaro che vi era chiuso dentro, ma ancor di più, rimase sorpreso della piccola pergamena arrotolata che vi era contenuta. Un permesso d'uscita firmato dal re in persona. L'uomo mostrò la pergamena agli altri due, poi fece segno alla ragazza di passare.

"Vai, e muoviti, prima che ci ripensi", disse duro.

I due soldati aprirono il pesante portone e Sulheyda risollevata varcò la soglia, felicissima di rivedere quell'ambiente così familiare, la foresta.

Cominciò a camminare a grandi passi, nell'ansia di rivedere gli altri. Sentì la grande porta richiudersi alle sue spalle e solo allora si rese conto di aver paura di quello strano silenzio.

Seguì la strada che aveva percorso tante di quelle volte e si ritrovò davanti all'entrata della tana del lupo.

Poco vicino, Gedian stava trafficando con il recinto dei cavalli, perché probabilmente uno di loro lo aveva rotto.

"Gedian", strillò di gioia Sulheyda.

Il ragazzo, incredulo per aver udito il suono di quella voce, si voltò e la vide. "Sulheyda?".

Un immenso sorriso gli si allargò da un orecchio all'altro, poi al settimo cielo per aver ritrovato un'amica che tutti credevano ormai di aver perduto, gettò la trave che aveva fra le mani e corse a rotta di collo verso di lei. Sulheyda lo abbracciò forte e insieme cascarono sull'erba, l'uno abbracciato all'altra.

"Che fine hai fatto? Ci hai fatto stare tutti in pensiero!".

Si guardarono un attimo negli occhi, poi Gedian rosso in viso si spostò da sopra di lei, e distolse lo sguardo.

Kornelius, che aveva udito tutto quel trambusto, uscì fuori incuriosito, e nel vedere Sulheyda la sua reazione fu molto simile a quella di Gedian. I ragazzi corsero a chiamare tutti gli altri abitanti della tana. In poco tempo Sulheyda si ritrovò soffocata dagli abbracci e quando fu la volta di sua madre, in lacrime dalla felicità la strinse forte. Si sentiva di nuovo a casa, finalmente.
݃

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro