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- 12 - Tentativi di fuga

Freya aveva il fiatone e a Roxane tremavano le gambe per la fatica fatta a reggersi a cavallo in quella corsa sfrenata.

Durante tutto il viaggio la principessa non aveva fatto altro che sperare di evitare la selva oscura, ma ovviamente, giacché tutto doveva andare storto, vi si erano proprio addentrati.

Avevano superato di gran corsa la zona circostante le mura, ma il principe continuava a guardarsi indietro in maniera quasi maniacale, per assicurarsi che nessuno lo stesse seguendo.

I giganteschi alberi secolari sfrecciavano davanti a loro come saette. Oltrepassarono altrettanto di gran corsa una piccola e consunta taverna popolata da povera gente per ritrovarsi, infine, tra la folta vegetazione della foresta.

Non c'era alcuna possibilità, nemmeno la più piccola, di poter sfuggire all'occhio vigile di Kaharan. Roxane se n'era ben accorta a sue spese.

Stavano continuando a seguire un sentiero che li avrebbe portati dritti nel folto della foresta. Quando la principessa si promise che in qualche modo sarebbe scappata; o che almeno, ci avrebbe provato. Sarebbe bastato trovare una falla nell'attenzione del principe per darsela a gambe.

Il pensiero di Freya la riscosse. Non poteva lasciare la sua cavalla e andare via senza di lei. Del resto, senza una cavalcatura come avrebbe fatto ritorno a Lumos?

Il principe solitario si voltò a guardarla un istante, non parlò, sembrava piuttosto avere intuito quello che in quel momento le passava per la testa.

Probabilmente si sarà voltato per essere sicuro che io sia ancora qui. Magari sta anche temendo che provi ad architettare un piano di fuga e mi tiene sotto controllo. Pensò tra sé.

Roxane era perplessa, era impossibile capire a cosa stesse pensando quel ragazzo con quella mente così contorta.

I cavalli stremati dalla corsa avevano il fiatone, parecchia schiuma sporcava il loro manto. Il principe era impassibile, continuava a far procedere ad andatura regolare il suo unicorno voltandosi di tanto in tanto per controllare che fosse tutto a posto. Roxane gli vedeva estrarre costantemente un foglio dalla sacca che pendeva assicurata alla sella, per poi rimetterlo al posto dopo averlo consultato. Una mappa... pensò la principessa.

Se solo avesse potuto dare un'occhiata anche lei per capire dov'erano diretti!

Intorno a loro la foresta era in silenzio. Era mattino inoltrato e l'unico suono udibile proveniva dalle cime degli alberi scosse dal vento popolate da uccellini cinguettanti.

Il cielo era azzurro e le nuvole erano bianche e voluminose.
La giornata era delle più belle.

Qualcosa alla loro destra attirò l'attenzione del principe che istintivamente impugnò l'arco. Lo ripose quando ebbe notato che si trattava solo di un topo che aveva fatto frusciare il fogliame sul terreno.

Durante la marcia Roxane continuò a riflettere per tutto il tempo sulle possibilità di fuga. Le cose da fare sarebbero state due: o attendere che il principe tirasse fuori la mappa e quindi approfittare di quel momento per fuggire, o sperare in un altro qualsiasi momento di distrazione e quindi darsela a gambe.
Aveva stabilito che Freya sarebbe tornata a riprendersela di notte, quando Kaharan avrebbe dormito.

Non dovette aspettare molto che il principe, giunti ad un bivio, tirò nuovamente fuori la mappa dalla sacca. Roxane lo vide srotolarla davanti ai suoi occhi, come sempre, per decifrarne il contenuto.

Era il momento.

La principessa allungò il collo per vedere meglio di cosa si trattasse. Era veramente una mappa! Cercò di leggere le piccole didascalie di fianco ad ogni disegno, provando a decifrare il nome della destinazione.

Niente da fare. Era troppo lontana per poter capire cosa ci fosse scritto.

A quel punto non le restava che darsela a gambe approfittando del fatto che il principe fosse impegnato a ruotare la carta su se stessa per identificare la loro posizione.

Lo vide. Era così assorto nella lettura che neanche si sarebbe accorto di lei. 

Si precipitò da cavallo e scappò di gran corsa verso la direzione opposta, ma il terribile fracasso che fece nel mentre, non era stato messo in conto durante la messa a punto del suo piano.

La reazione del principe fu istantanea alla sua. Con un colpo di tallone invertì la marcia dell'unicorno lanciandosi all'inseguimento di Roxane.

La ragazza era riuscita a guadagnare un po' di terreno ma l'unicorno di Kaharan era troppo veloce anche con altri due cavalli alla calcagna.

Roxane confusa inciampò, perse l'equilibrio cercando di saltare la radice di un albero sporgente da terra e cadde rovinosamente procurandosi un profondo graffio sul viso.
Si toccò la faccia sanguinante, sorpresa dell'esito del suo tentativo di fuga, e poco dopo si sentì afferrare per la colletta.

Il principe la spinse violentemente contro il tronco di un albero. Era fuori di sé dalla collera. "Non ci provare mai più! Dove credevi di andare?".

Roxane tremò al tono della sua voce. L'adrenalina nel suo corpo, che aveva pompato fino ad allora, sembrava essersi spenta. Si accorse solo in quel momento di quanto fosse stata stupida la sua idea.

Il principe la schiaffeggiò e la spinse con malagrazia fino ai cavalli.

"Sali immediatamente e guai a te se cerchi di fuggire di nuovo!". Il suo sguardo penetrò la principessa fin dentro le ossa e un brivido le percorse la schiena.

Roxane salì a cavallo ancora dolorante per la caduta. Una lacrima salata le scese giù, fino alle labbra. Era certa che non ci sarebbe stata nessuna via d'uscita. Ma non avrebbe potuto arrendersi così!

Il principe fece ripartire a passo regolare il suo unicorno nero, e di nuovo ricominciarono l'interminabile marcia.

...

"Sono stanca, non ce la faccio più... fermiamoci, ti prego!".

Roxane era esausta, avevano viaggiato per una giornata intera. Era già il tramonto e la ragazza non riusciva più a reggersi a cavallo. Le tremavano le gambe per la stanchezza e le dolevano le mani per aver tenuto le redini per tutto quel tempo.

Kaharan la ignorò. Probabilmente aveva intenzione di sfruttare la luce del sole fino all'ultimo raggio. Avrebbero cercato un posto dove accamparsi solo col favore della notte.

"Ti prego, non ce la faccio più...". Roxane aveva continuato la protesta senza ricevere alcuna risposta. "Mi senti? Possiamo fermarci ora?".

Kaharan si voltò nervosamente indietro e la fulminò con lo sguardo. "Sta' zitta!".

La principessa ammutolì sorpresa e proseguì senza proferir parola, dubitava che avessero continuato anche dopo il tramonto.
Senza la luce del sole la foresta diventava un luogo pericoloso. Anche se erano ancora agli inizi, presto avrebbero dovuto vedersela con le creature magiche che la popolavano.  Fino a quel momento le uniche bestie che avevano incontrato erano stati cerbiatti, falchi e uccelli in grande quantità.

Il sole era già del tutto tramontato quando Kaharan accostò e scese silenziosamente da cavallo. Si erano fermati proprio nei pressi di un torrente tranquillo e quando fu a terra il principe aguzzò la vista. Che avesse notato qualcosa?

"Sta ferma lì e guai se ti muovi. Un altro passo falso e ti taglio un dito", sussurrò a Roxane con volto minaccioso. La principessa lo vide estrarre l'arco e incoccare una freccia senza fare il minimo rumore. I suoi passi erano come felpati nel terreno, e solo allora si accorse che il bersaglio non era altro che un povero cerbiatto.

"NO!", urlò Roxane con tutto il fiato che aveva in gola. "Che fai?".

Il piccolo cerbiatto udito l'urlo scappò via perdendosi tra i cespugli.

Kaharan si voltò livido dalla rabbia. "Stupida buona a nulla! Me lo hai fatto sfuggire!", si diresse a passo fermo verso di lei e la fece scendere da cavallo. Con un sonoro ceffone le stampò sul volto cinque dita.

Roxane si accasciò a terra un po' vergognandosi. A lei non era mai piaciuto veder uccidere gli animali e non aveva riflettuto che quella volta non era con Lyron, che la accontentava sempre in tutto. Questa volta aveva a che fare col principe nero e non avrebbe mai dovuto interferire.

"Chi ti ha detto di urlare?". Un altro ceffone più forte le fece quasi girare la testa. Roxane avvampò scoppiando in lacrime terrorizzata.

"Stupida! Adesso per colpa tua mi toccherà andare a caccia di notte!".

Kaharan condusse i cavalli vicino ad un albero e ve li assicurò con una corda. L'unico che lasciò libero fu l'unicorno nero. Febo continuava a importunare la sua cavalla e la povera Freya, impossibilitata a scappare cercava di evitarlo nel minimo raggio di spazio a lei concesso dalla corda che la imprigionava.

"Raccogli della legna per accendere il fuoco e cerca di renderti utile!", le ordinò rabbioso il principe.

Era quasi calata la sera. Kaharan aveva acceso un fuoco che illuminava tutta l'area circostante così le fiamme alte avrebbero tenuto lontano le bestie feroci.

Roxane aveva appena finito di gettare l'ultimo legno nel fuoco quando si sentì chiamare dal principe nero. "Tu!".

Kaharan stava in piedi al suo fianco. Si soffermò a guardarlo poi si sollevò anche lei e lo guardò dritto negli occhi. "Che vuoi ancora? Cosa vuoi farne di me? Perché mi hai portata fin qui?", disse lei a denti stretti in tono di sfida.

Kaharan la scrutò impassibile. Raccolse una corda che era poggiata proprio di fianco ai suoi piedi e la fece voltare di spalle per iniziare a legarle i polsi.

"Che vuoi fare? Lasciami!", si divincolò la ragazza senza alcun risultato. Kaharan continuò a tenerla salda per le spalle e quando la ebbe immobilizzata la spinse al tronco di un albero e ve la legò ben bene in modo che non si fosse potuta più muovere. Quando ebbe finito raccolse tutte le sue armi e si allontanò. Roxane lo vide perdersi nell'oscurità della foresta.

"Dove vai? Perché mi stai lasciando sola?", urlò Roxane in tono di protesta. "Torna qui!".

Nessuno rispose, né tanto meno Roxane immaginava che urlargli contro fosse servito a qualcosa. Il principe nero aveva proseguito per la sua strada lasciandola strillare senza lasciarsi impressionare dalle sue proteste ed era sparito nel buio.

Il fuoco scoppiettava spandendo la sua luce nei dintorni. I cavalli, poco più distanti, brucavano l'erba dopo avere avuto acqua in abbondanza dal vicino torrente. Lo scrosciare del corso d'acqua giungeva vicino alle orecchie di Roxane, e a coronare la magnifica atmosfera semi-autunnale si aggiungeva il rilassante canto dei grilli.

Sarebbe stata una bellissima serata, se solo la principessa l'avesse passata diversamente. Magari distesa sulla torre più alta del suo castello ad osservare le stelle, o a cavalcare nella tenuta con Lyron.

Già, Lyron...

Ogni volta che i suoi pensieri volgevano su quel tema gli occhi le si inumidivano e tornava ad essere vulnerabile. Si ricompose, non poteva farsi trovare dal principe in quello stato.

Restò ad attenderlo per ore con le braccia indolenzite dall'innaturale posizione in cui era stata immobilizzata. Così imbacuccata non sarebbe potuta scappare. A dire il vero, non poteva neanche muovere bene la testa. Roxane dovette ammetterlo, il principe era stato più furbo di lei e aveva organizzato tutto alla perfezione. Un brontolio allo stomaco le fece ricordare che non mangiava dal giorno prima, e i morsi della fame aumentarono con l'avanzare del tempo.

Possibile che il principe avesse deciso di farla morire di fame nella foresta? Ma no, avrebbe potuto farlo anche al suo castello. Non avrebbe avuto bisogno di portarsela fin dentro la selva per farla morire di fame. O forse aspettava che si spegnesse il fuoco e arrivassero i lupi a sbranarsela?

Un lontano ululato fece rabbrividire la principessa.

I suoi dubbi furono del tutto messi a tacere quando molto più tardi Kaharan tornò trascinandosi dietro un cerbiatto come preda di caccia. L'animale strisciava a terra il capo senza vita e gocciolava sangue dal muso. Sulla pancia teneva conficcata una freccia.

Un moto di rabbia colse Roxane, sorpresa da quella scena. Stavolta però non parlò. Rimase zitta aspettando che venisse sciolta, e potesse finalmente mangiare. Seppur non condivideva la caccia, la fame non le lasciava altra scelta.

Vide il principe scuoiare il cerbiatto per bene per poi farlo a brandelli col pugnale che Roxane aveva sempre visto riposto nel suo stivale.

"Adesso puoi liberarmi, per favore?", cercò di farsi notare la principessa.

Il principe ghignò. "No!", disse con irritante pacatezza.

Roxane rimase interdetta. "Come scusa?".

"Ho detto che non ti sciolgo, sei forse sorda? Tu per questa stasera non mangi! Così impari a stare zitta e a parlare solo quando sei interrogata!", concluse lui con filosofia.

Lo vide posare un pezzo di carne sul fuoco e dopo averlo abbrustolito, gustarselo con avidi morsi.

"Liberami!". Roxane si divincolò, aveva fame e quel maledetto non poteva vietarle anche di mangiare. Come osava trattarla in quella maniera?

"Ho fame, liberami!", protestò.

Kaharan la ignorò e continuò a strappare la polpa dall'osso. Divorò tutta la carne cotta senza nemmeno degnarla di uno sguardo.

Divincolarsi e urlare tutta la sera fu inutile, la principessa non ne guadagnò nulla se non rimanere legata all'albero per tutta la notte mentre il principe prendeva posto poco più lontano da lei, sdraiato sul morbido manto erboso della foresta.

Dormì in una posizione talmente scomoda che l'indomani mattina quando fu sciolta era dolorante dappertutto. Le braccia e le gambe rifiutavano di muoversi come avrebbero dovuto e i laceranti morsi della fame le facevano brontolare la pancia come mai le era successo. Tutto ciò naturalmente: sia i movimenti goffi, che i brontolii del suo stomaco, suscitarono le derisioni maldestre del principe solitario, che sembrava avesse trovato nel deriderla la sua migliore occupazione.

Quella mattina Kaharan l'aveva svegliata con un violento strattone buttando lì uno: "Svegliati", mentre si indaffarava a non fare niente. L'aveva fatta lavorare come una sguattera imponendole di raccogliere tutto dal campo e incaricandola di portare ad abbeverare i cavalli. Il che era veramente stata un'impresa.

Il solo fatto di provare a tirare le redini dell'unicorno del principe nero era stato la causa di un bel morso alla mano. La bestia si era impennata ed era corsa da sola fino al fiume provocando a Roxane una brutta caduta. Quando la ragazza si era rialzata spolverandosi i vestiti il principe l'aveva spinta da parte malamente ed era corso da Febo disinteressandosi completamente su quali fossero le sue condizioni. Non appena tutto era stato messo al proprio posto, la principessa era potuta salire in groppa a Freya e rilassarsi un po'.

Avevano continuato a galoppare senza particolari eventi fino al pomeriggio.

Era ormai quasi sera e Roxane aveva cavalcato tutto il giorno diligentemente senza mettere sotto i denti niente da due giorni prima. La ragazza si sentiva ormai prossima allo sfinimento così durante una sosta era riuscita a cogliere uno strano frutto da un albero e a divorarlo prima che il principe potesse accorgersene.

Sfuggire al principe, aveva notato Roxane, ormai sarebbe stato impossibile. Ma nonostante tutto avrebbe tentato di nuovo, quella notte stessa.

Il caso volle che giunti in una piccola radura al tramonto il destriero del principe si imbizzarrisse dando a Roxane un'altra imperdibile occasione di fuga.

Come di routine il principe si era fermato a dare un'occhiata alla mappa che portava sempre con sé. Roxane non era ancora riuscita a sapere nulla sul posto in cui erano diretti, l'unica immagine che era riuscita a scorgere sul foglio di carta era quella di un gigantesco dragone.

Quando Kaharan arrestò il galoppo di Febo, Freya, che ormai aveva imparato a seguire perfettamente i movimenti scostanti dell'unicorno del principe, si tenne alla larga da lui nella fermata brusca.

Il cavallo sauro dietro di lei raspò con lo zoccolo. Roxane lo notò ma ignorò il segnale. Poco dopo, lo stesso unicorno nero cominciò ad indietreggiare. L'animale nitriva e si impennava con gli occhi spalancati dalla paura. Il principe si aggrappò alle redini di gran corsa evitando la caduta.

Fu allora che, in un momento di confusione totale, Roxane approfittò per scendere da cavallo e correre a nascondersi dietro un albero gigantesco lì vicino.

Cosa fosse accaduto a Febo non riuscì a capirlo, ma lasciò perdere quei pensieri per darsi alla fuga e cercare il più possibile di allontanarsi da quel posto. Il suo obbiettivo era mettere maggior distanza possibile tra lei e il principe solitario.

Lanciò un'ultima occhiata indietro. Kaharan con un abile salto era balzato a terra e prese ambedue le redini con una mano, stava sussurrando qualcosa all'orecchio del suo destriero. Roxane lo sentì parlare con un tono innaturale. Era dolce e tranquillizzante allo stesso tempo. Il cavallo nitrì atterrito. Scalpitò con gli zoccoli, poi abbassò il capo e finalmente si calmò.

Solo allora Kaharan si voltò per vedere se tutto fosse apposto, ma ebbe una cattiva sorpresa.

Freya nitriva spaventata da tutta quella confusione e Roxane era sparita.


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