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Lodi

Dopo la trasferta di Magnolia, la vita di Viola aveva ripreso la sua abituale routine.

Oliver non si era più visto, e Caterina, a cui erano proibite le serate, non aveva più condiviso con Viola la frenesia di rivederlo o partecipare a un suo evento.

La sera allo Stalingrado Oliver se ne era andato in fretta, a causa di un malore di Brando, quasi senza salutare.
Viola non aveva potuto sapere se il ragazzo si fosse ripreso, non aveva il numero di nessuno di loro, salvo Caterina, ma senza che le fosse stato detto di tacere, sapeva Caterina non fosse stata messa al corrente di quell'incontro, neanche fortuito, ma sapientemente pilotato da Magnolia.
Ricordava ancora però la sensazione dello sguardo di Oliver su di sé: quel sentimento cucito addosso come un cappotto di lana, leggero ma avvolgente, caldo e protettivo.

Per partito preso le ragazze, Viola e Caterina, condividevano le loro giornate sempre inglobando anche Martina, per espresso volere di Viola, non fosse stato che per un caffè o un saluto.
Avevano anche iniziato a esplorare il centro con i prestigiosi negozi alla ricerca dei regali di Natale.

Le serate di Viola erano un connubio fra Martina e la compagnia degli amici di Fungo.
Era ormai palese che Martina si fosse affezionata a Viola e quindi almeno un paio di sere a settimana se le dedicavano reciprocamente, piegando i voleri dell'una all'altra, così simili ma diverse per gusti e mode.

Viola aveva anche avuto modo di studiare dalla sua posizione di privilegio il rapporto che legava Martina e Fungo, da lei relegato in un'area soffusa; la indisponeva non capirne le dinamiche.
Ma con il passare dei giorni e l'attenzione rivolta alla coppia vedeva quanto questi parlassero.
Tanto e di tutto.

Il dialogo era stato una componente quasi mancante nella sua storia con Paolo: ma non perché fossero una coppia solo passione o superficiale;
si erano illusi che il tempo sarebbe stato loro alleato e parlavano poco, conoscendosi goccia a goccia, sapendo che avrebbero avuto un futuro davanti da riempire. Giovani e illusi.
Viola ricordava poche e sporadiche conversazioni avvenute fra loro e la tematica da lui affrontata, in quelle ore di pulman che li separava da una tratta all'altra, verteva spesso sul rapporto con i due fratelli; talvolta, invece, lui le imponeva la sua musica. Convidevano le cuffie e la doppia seduta si rivelava inutile perché Paolo puntualmente se la stringeva al petto Viola. Ricordava come sul suo viso si formassero due fossette mentre gli raccontava del rapporto di alti e bassi con Marco e Cristina: Marco era il gemello omozigote; Cristina, la sorella minore di due anni; più raro che parlasse di scuola, ma nonostante non fossero molte le informazioni acquisite, le serbava gelosamente nel suo cuore.

Nell'attegiamento d'ascolto di Viola, Paolo era sensibile, non perché lei fosse gelosa se gli parlava dell'amica e compagna di banco, o dell'affetto verso la sorella, ma perché viveva l'insicurezza di Viola.
E Viola aveva amato la sensibilità di un altro essere umano, di sesso opposto, quella stessa che raramente aveva scorto nel fratello.

Viola e suo fratello Mattia erano stati molto affiatati da piccoli, quasi simbiotici nel modo di vivere e vestire, poi con l'età, le diverse destinazioni scolastiche e le inclinazioni, si era creata una frattura d'indifferenza cui Viola raramente si soffermava a pensare.

Nei primissimi mesi in cui aveva abitato la Milano di Paolo, Viola aveva deciso di farsi una violenza immane: appostarsi sotto casa di lui per vederne i membri della famiglia.
Paolo non le aveva mai mostrato una foto dell'amata sorellina minore o del fratello gemello; Viola quindi li immaginava come lui li aveva descritti quasi ne avesse dipinto un quadro o una polaroid di ricordi agrodolci.
Lei era stata ore davanti l'abitazione di lui in zona Cinque Maggio; quando aveva scorto un giovane dalle fattezze così simili al suo Paolo era scappata piangendo e maledicendosi, per essersi recisa un altro pezzo di cuore: volendo a tutti i costi fare parte della vita di lui, anche se lui ora non vi era più ad ammettervela.

Nel frattempo tornava i fine settimana alla casa paterna.
Vedeva Magnolia e subiva gli ormoni di lei e la frenesia di un uscita imminente, al Blue di Lodi.
Magnolia era riuscita a rimanere in contatto con Dado: i due sembravano legati da una improbabile relazione platonica, a detta di Magnolia frustrata, e lui le aveva fatto sapere di quella loro serata in cui si sarebbero esibiti nel locale di Lodi, invitandovele.

Magnolia aveva fatto le fusa e la ruffiana per ottenere da Viola che ve l'accompagnasse.
Avevano anche deciso di trascorrere la notte a casa una dell'altra per poi lasciarsi andare davanti una tazza di cioccolata a confidenze intime.

Caterina non aveva minimamente accennato nei loro incontri, con cadenza quasi quotidiana all'evento al Blue. Forse perché non avrebbe potuto presenziare, o forse perché sapeva che la cittadina distasse poco dalla casa natale di Viola.

Viola aveva qualche riserbo sulla serata, ma non perché non volesse rivedere i ragazzi o sentirli suonare; non perché Magnolia fosse morbosamente insistente a riguardo. No. Aveva chiarito alla cugina che se le nebbie ostili in quel periodo dell'anno fossero state presenti, non sarebbero andate e avrebbero optato per una meta più vicina il loro paesello.
Si era quindi tenuta una scusa, come una ruota di scorta, qualora non se la fosse sentita, o meglio, qualora Caterina le avesse mosso dubbi a riguardo.
Aveva paura che andarci senza Caterina, avrebbe dato un significato alla sua presenza molto più profondo di quanto potesse ammettere.
Vigliaccamente a Caterina non aveva detto nulla. Ma voleva rivedere Oliver, lo voleva davvero.
Anche se loro non avrebbero mai potuto giocare una partita insieme, si abbeverava della consapevolezza di saperlo nella sua vita.
Quel ragazzo che aveva preso il suo cuore di uccellino timoroso e gli aveva concesso sotto la sua attenta sollecitudine di provare a volare, di nuovo.

Viola aveva scovato nelle sue solitarie esplorazioni un angolino di paradiso nella fumosa Milano resa triste da umidità e smog.
In molti le dicevano in ateneo che a breve Milano si sarebbe vestita a festa con luminarie e mercatini propizi alle compere natalizie e sarebbe stata incantevole.
Ma lei dacché aveva scoperto la pinacoteca di Brera aveva trovato la sua oasi felice, ignorando Milano addobbata a festa.
Faticava a ritagliarsi quei momenti solo suoi; girava per le sale della maestosa biblioteca in ciliegio, sedeva alle panche di mogano e vi sarebbe annegata in quella solitudine evocativa e commemorativa.
Aveva preso a leggervi e studiarvi con frequenza, ma era spesso strappata da quel "giardino segreto" dalla sollecitudine delle due ragazze.
Perché Martina e Caterina non le permettevano troppo a lungo di isolarsi.

La sera al Blue era imminente.

Viola aveva preso il treno quel venerdì nel primo pomeriggio salutando Martina; si erano guardate da scambi diversi, a dividerle le rotaie e le destinazioni opposte.

Magnolia e Viola non erano da manuale, ecco perché quella sera ciascuna delle due si era vestita senza consultare l'altra. Erano in parte più mature delle rispettive coetanee non badando alla moda o ai cosmetici, ma anche ingenue sulle vicissitudini della vita, una al pari dell'altra nonostante quei quattro anni di differenza.

Avevano deciso di cenare fuori quella sera con la famiglia di Viola, il fratello Mattia era uscito presto per trascorrere l'inizio del weekend con la fidanzatina di turno.
Viola aveva accompagnato i genitori nella pizzeria che erano soliti frequentare: mai troppo affollata ma dal gusto unico.
Erano abituati i genitori di Viola a concedere alle ragazze un tavolo loro per permettere quell'orda di confidenze che erano certi orecchie adulte non avrebbero gradito.

Dopo aver ringraziato gli zii per la cena, Magnolia, e la concessione la cugina si fermasse a dormire da lei, erano partite alla volta di Lodi.
Non era stato necessario li accompagnassero a casa, nonostante la serata fresca, questi avevano deciso di farvi rientro a piedi.

Viola guidava l'auto del padre, una pregevole bmw bianca, era la stessa su cui aveva imparato.
Il padre le aveva, a quindici anni, insegnato, nella radura del parco naturale dietro casa, a guidare nelle tediose domeniche. L'aveva preparata a una guida sciolta, che le avrebbe consentito di non sentirsi impreparata all'esame.

La serata era abbastanza limpida e Viola sentiva l'eccitazione in crescendo. Aveva ricevuto un messaggio da Caterina che era riuscita a invitare Elisa a casa per una serata film e pigiama, cosicché da sentirsi meno sola.
Le spiaceva solo il padre vi avesse messo due giorni prima di concedere, quella sorta di proroga alla punizione, se lo avesse saputo prima anche Viola avrebbe potuto partecipare.
Viola le aveva solo scritto che era a cena con la famiglia e Magnolia mantenendo riserbo sul proseguo della serata.

Impiegarono davvero poco ad arrivare al Blue di Lodi. E forse era anche troppo presto visto che il locale era pubblicizzato come una discoteca. Viola aveva optato per un abito sbracciato stretto sul busto e scollato con una gonna a campana, per mitigare quella parvenza di eleganza aveva associato le dottor Martins nere, di cui era stata vittima durante una sessione di shopping dall'insistenza delle due amiche milanesi.

Avevano temporeggiare in un bar vicino prima di entrare.

Viola a causa delle luci soffuse aveva faticato ad adattare la vista; il luogo era davvero una discoteca tipicamente anni ottanta: luci stroboscopiche, divanetti in pelle, ...
Un bancone circolare dove staziavano dei barman era già discretamente affollato.
Teneva stretta la mano di Magnolia, entrambe eccitate e felici; avevano scorto il palco dove gli Shand si sarebbero esibiti, ma di loro non vi era traccia.

Magnolia lanciò un urletto divertito presa alla spalle dall'arrivo di Dado.
Dietro di lui Oliver.

A Viola mancò l'aria nei polmoni; indossavano entrambi dei jeans neri e delle camice del medesimo colore, Viola non li aveva mai visti così eleganti e in disaccordo con la loro musica.
Ma Oliver era una visione.
Si scorgeva appena il tatuaggio sul dorso della mano destra; aveva rimosso anche la catena al collo ma i due piercing al labbro luccicavano alle luci della sala. Ne era ipnotizzata.
《Ciao!》
E mentre loro erano persi a guardarsi, Dado, dopo un fugace abbraccio, aveva rapito Magnolia.
Sempre a corto di parole, occhi negli occhi e discorsi fatti di sguardi.
Ed era stato incredibile ritrovarsi vicini, le mani strette, il fiato corto.
《Non sapevo sareste venute.》
Oliver fece un passo indietro e guardò oltre le spalle di Viola.
《C'è anche Caterina?》 Chiese.
Era Viola di solito a ricordarsene, a mettere distanza fra loro.
Abbassò lo sguardo; lui l'avrebbe voluta lì le chiese la sua testa.
Negò col capo.
《È a casa con Elisa. Film e pigiama.》
《Bene.》
Aveva sorriso Ollie facendo un passo verso di lei.
Fugando il dubbio in Viola la sua presenza fosse richiesta o attesa.
E Oliver tenne la mano di Viola stretta alla sua mentre le faceva fare il giro del locale per poi approdare, dopo aver percorso un piccolo tunnel buio, negli arrangiati camerini.
Intimorita dalla presenza del resto della band avrebbe sfilato la mano da quella di lui.

Trovarono Magnolia che dominava la scena seduta su un tavolo a gambe incrociate raccontando qualcosa.
Tutti la salutarono calorosi ma quando fu la volta di Leo questi si soffermò a guardare le loro mani intrecciate, un sopracciglio arcuato ne palesava il dissenso.
Oliver notò quello sguardo e serrò ancora di più la mano di Viola, sfidando quasi il ragazzo a esternare la sua disapprovazione.

Siccome dovevano finire di preparasi le ragazze uscirono, Magnolia era già corsa al bancone.
Viola trovò Leo fuori in quel corridoio buio e cupo.
《Che sorpresa vederti qui.》Esordì il ragazzo.
《In realtà Dado lo sapeva. Sai Magnolia.》
《Ne ho viste tante di ragazze passare accanto a Oliver, l'unica che però gli è sempre rimasta accanto nel tempo e stata Caterina.》
Viola non capiva le parole di Leo, e non le accettava dopo il vivo interesse dimostrato da Oliver; annuì suo malgrado superandolo. L'ombra di Caterina era indiscutibilmente lì. Persino alcuni membri della band la ostentavano.
Non si degnò di replicare raggiunse Magnolia e ordinò un cocktail.

Viola non beveva birra era diverso.
Era stato dopo averne bevute alcune bottiglie in spiaggia, al mare, da sua nonna, che per Paolo si era consumata la tragedia. Al tocco della mezzanotte i ragazzi avevano deciso di tuffarsi da un picco altissimo.
Complice l'alcool e il mare mosso Paolo era morto.

Magnolia si concesse un bicchiere di vino grazie allo stato un poco assente della cugina. Le era sembrato con Oliver ci fosse intesa.

Rilassate le ragazze ballarono tutti i pezzi saltando e fissando i membri della band che stavano inventando e vivacizzandi la serata al Blue.
E si sentiva leggera con gli occhi di Oliver a guardarla. Bella e viva. E lui non lasciava i suoi. Ogni volta che Viola cercava lo sguardo del ragazzo questo era puntato su lei.

La band era autorizzata dopo un'ora  di live a fare una pausa.
I ragazzi cambiarono le camice e poi le raggiunsero al piccolo tavolo che avevano occupato Viola e Magnolia.
E Oliver le tenne una mano e se la strinse in vita in quella stretta seduta dove Dado si era caricato di peso in braccio Magnolia.

Viola mentre andava al bagno, rifiutando la presenza di Magnolia, fece uno spiacevole incontro: si erano guardati tesi. Occhi amati che la guardavano ubriachi e derisori, il ragazzo l'aveva strattonata urlandole addosso.
Lei impietosita dallo stato di lui lo aveva abbracciato, gli aveva parlato per un breve istante per calmarlo, per consolarlo. Erano ormai distanti anni luce da ciò che erano stati.

Magnolia la trovò così, vagamente, scossa accanto a quel ragazzo che lei conosceva a malapena.
Se ne erano andate in fretta per tornare alla loro serata.
Dado aveva riacciuffato Magnolia che lo stuzzicava e Viola aveva chiesto a lui, che era forse il solo a sapere, dove fosse finito Oliver.
《È andato in camerino. Lo trovi lì.》
E lei incendiata da quella serata di aspettative lo aveva raggiunto.

《Vattene! Vattene!!!》
《Oliver!》
《Ti ho chiesto di andartene Viola.》
《Oliver che succede?》
《Perché non lo chiedi al perfettino che poco fa non ti toglieva le mani di dosso supplicandoti di tornare con lui?!》
《Oliver non capisco.》

《Cosa che mi sto fottendo  il cervello per una che è ancora innamorata del suo ex?
Spiegamelo Viola: perché ho mandato a puttane il rapporto con i miei per te e da quando ti conosco non sono più io. Io...》

《Ollie basta!》 La voce di Dado interruppe lo sfogo di Oliver.
Viola aveva abbassato il volto rigato di lacrime.
Oliver le aveva rovesciato addosso un disprezzo che lei non credeva possibile, preda di un sogno che si era dissolto come una bolla di sapone.

Afferrò per mano Magnolia e lasciò il locale.
Nel parcheggio le lacrime avevano preso a scorrere copiose e mentre usciva dal viale lo vide, fermo sul piazzale, ma lo ignorò, cosa che non poté fare con le parole che come lava la corrodevano dentro.

Erano uno sbaglio: che si voleva, che si bramava, che si cercava vibrante di passione....Ma pur sempre uno sbaglio.
E lo aveva capito tardi.

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