Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

5

La compagnia teatrale (Viola)

Viola aveva capito che Oliver era davvero in grado di cambiare le sue giornate; al pari di Paolo pareva regalarle un sorriso o relegarla negli inferi, con una parola, talvolta con meno. E questa consapevolezza glielo rese avverso, quasi nemico quel giorno in cui era vittima di un umore particolarmente cupo.

Paolo aveva occupato con il suo ricordo ogni anfratto della memoria. Ogni singolo giorno aveva rievocato il viso di lui, e temeva che concedere a Oliver una possibilità, nonostante le difficoltà non indifferenti create da un rapporto emergente con Caterina, le avrebbe frantumato il cuore, di nuovo.
Paolo era stato la sua ragione di essere, per così tanto tempo, che Viola aveva dimenticato cosa volesse dire volersi bene. Essere egoista. Cercare insomma qualcosa che motivasse le sue giornate. Viola tendeva in maniera inconscia a paragonare chiunque al fantasma di lui, e nessuno aveva mai potuto giocare una partita senza uscirne sconfitto: lotta iniqua e impari. Paolo essendosene andato, aveva lasciato in Viola l'incapacità di vedere una relazione sana, abitata anche da confronti, litigi o solo le vicissitudini legate ad un fato burlone.

《Dobbiamo procurarci degli abiti per domani sera.》
Viola stava stesa sul suo letto prona, presa a scrivere nel suo diario affinché i pensieri del giorno vissuto non andassero persi.
《Mmm.》
《V I O L A!》Martina aveva alzato la voce e Viola era stanca, stanca di combattere contro un interesse che prendeva forma, stanca di ripiegarsi in un frammento del suo doloroso passato.
Paolo era morto. E nonostante se ne sentisse ancora responsabile; la vita andava avanti.
Chiuse con un colpo secco il diario.

《Dobbiamo?》Chiese.
《Michele ha avuto una grande idea.》
Fungo. Sempre lui a margine della vita di Martina; se non fosse stato così onnipresente Viola era certa loro due avrebbero condiviso molto di più.
《Spara.》
《Presso l'atelier di San Babila possiamo scegliere dei costumi senza spendere un euro per il noleggio.》
《Come?》 Aveva chiesto Viola interessata.
《Michele recita in una compagnia teatrale e i costumi di scena sono tanti, potremmo prenderne in prestito qualcuno. Di di sì Viola. Ti pregooooo!》 Aveva supplicato Martina.
《Sì.》
Martina era saltata in piedi eccitata per il coinvolgimento dell'amica, abbracciandola.
《Domani mattina andiamo a vedere allora.》

Viola avrebbe potuto anticipare il rientro presso la casa natale a seguito delle feste proclamate da calendario, ma aveva deciso di non mutare le sue abitudini per festeggiare a Milano con Caterina e Martina la serata di Halloween, quindi sarebbe partita sabato e avrebbe giustificato ai suoi il ritardo al rientro forse con una bugia o un'opaca verità.

《Michele recita?》
Era la prima volta che Viola chiedesse qualcosa che si relazionasse alla vita del giovane, che trovava inadeguato al fianco di Martina.
《Pare. Ve lo vedi?》
Viola aveva scosso il capo con energia.
L'unico ruolo in cui Viola ce lo avrebbe visto bene, era un pregevole Cyrano de Bergerac, vuoi per la bruttezza e il sapiente uso della favella.
Martina aveva rollato una canna ammiccante alla volta di Viola, estorcendole un sorriso; Martina non era mai riuscita a farla bere o fumare ma non vi si era mai applicata. Nonostante Viola credesse Martina la reputasse noiosa, questa era fiera del carattere di Viola che non si lasciava influenzare dalle mode o dalle masse. Ne era addirittura incuriosita, ragion per cui aveva accettato l'invito di Caterina per la serata seguente, rimanendo però in parte piccata, che non fosse stata Viola a parlargliene.
《Stasera andiamo a Busto Arsizio.》
《Nooooo.》Era stata la replica scontata di Viola.
《Eddai Viola, non fare la guastafeste.》
《Se dico sì non rompi?》
《Sììì.》

Avevano trascorso la sera a casa di Marco grande amico di Michele (Fungo), compagno universitario di corso; erano presenti anche Diego e Corrado, assente Tango, per un imprevisto dell'ultimo minuto.
I ragazzi avevano rollato una canna via l'altra, mentre Viola infreddolita li guardava bruciarsi i neuroni appresso al fumo e alla play, in quell'enorme appartamento privo di riscaldamento.
Marco le aveva prestato un maglione, da perfetto padrone di casa, ceduto la stanza da letto, e in assenza dei genitori, li aveva ospitati tutti per la notte. I presenti credevano Marco potesse avere un debole per Viola perché lo vedevano girarle attorno affascinato, la diretta interessata di quelle attenzioni vedeva solo un ragazzo gentile con l'orda di animali che aveva deciso di ospitare, nessuno escluso.

A San Babila Martina e Viola avevano scoperto, in una sartoria, presso il laboratorio teatrale, uno scorcio caratteristico di una Milano d'altri tempi. Viola aveva ammirato estasiata i pregiati tessuti degli abiti di scena e si era innamorata al primo sguardo dell'abito di una Giulietta, così verosimile alla trasposizione cinematografica di Zeffirelli, che le mancava il fiato ammirandone i dettagli.
Viola si sentiva spesso una ragazza fuori dal suo tempo: quello che lei amava non era in linea con le sue coetanee; credeva di essere nata in un'epoca sbagliata e vivere a Milano glielo ricordava ogni giorno.
Eppure aveva scelto Milano come meta per i suoi studi, perché era lì che lei e Paolo avevano fantasticato di vivere insieme il loro futuro: l'avventura universitaria, in un appartamento simile a quello che condivideva con Martina.
Viola e Paolo ne avevano parlato a lungo, decidendo persino il colore delle salviette del loro ipotetico bagno.

Ma era a Milano senza di lui, nonostante fosse la sua città.

《Credo sia perfetto per Te!》
《Ma sarà una festa tema Halloween non carnevale. Che ci azzecca Giulietta?》
Martina aveva guardato Viola cercando una risposta che aiutasse l'amica a prendere una decisione che in cuor suo aveva già preso.
《Beh ... è morta. Quindi quando saremo fra zoombi e streghe non dovrai che ricordarlo a chi ti farà credere di non essere adeguata al contesto.》Aveva giustificato Martina con enfasi sostenuta.
Viola aveva annuito, persuasa.
Fungo era sbucato da un lato con due abiti per lui e Martina: Alice nel paese delle meraviglie e il Cappellaio matto.
《Con un trucco post apocalittico e tanto sangue saremo perfetti.》 Aveva esclamato il giovane con il suo accento milanese e quella particolare parlata in cui strascicava leggermente la erre.
《Grazie Michele.》
Ed era forse la prima volta che Viola gli rivolgeva di sua iniziativa la parola; Fungo le aveva sorriso, facendo capire a Viola perché Martina lo ritenesse un bravo ragazzo, meritevole di accompagnarsi ai suoi giorni.

Nel primo pomeriggio con una valigia due volte lei, Viola avrebbe dovuto raggiungere Caterina, ma Martina aveva trovato ridicolo lei dovesse prepararsi a Monza; trascinandosi dietro un abito ingombrante; si era allora accordata con Caterina per accompagnare Viola direttamente al locale con i suoi amici.
Viola avrebbe poi potuto fermarsi a dormire da lei, ovviamente. Caterina, alle giuste rimostranze di Martina, si era fatta andare bene la cosa, anche se non era riuscita a sapere dalle due ragazze quale abbigliamento avrebbero sfoggiato al Bloom.
Caterina invece aveva già annunciato si sarebbe vestita da gatta: come la celeberrima Hale Berry in Catwoman.

《Muoio.》Viola stava davvero credendo di subire una tortura al pari dell'inquisizione.
《Oh Giulietta...》
《Marti mi stai uccidendo.》
Martina serrava i lacci del corsetto, come aveva sicuramente fatto in passato, una solerte balia per la sua protetta, strizzandole il busto per metterne in bella vista le grazie.
《Chi bella vuole sembrare un poco deve...
E cazzo non me lo ricordo il detto. Ma hai capito no? Stasera stenderai sia Tango che Marco. Chi preferisci?》
《Nessuno. Nessuno dei due.》
《Fai la preziosa ...Mi piace!》
Viola aveva sbuffato alle congetture dell'amica.
Su insistenza di Martina le acconciò anche i capelli.
《Perché non posso lasciarli sciolti?》
《Perché ragazza, credimi è un miracolo davvero, visto la mia frequentazione, non te ne abbia ancora strinato qualche ciocca con le braci delle canne che mi aspiro.》
Viola era rabbrividita alle parole della coinquilina; non che fosse vanitosa ma i suoi capelli erano per lei un vanto, lunghi e lucenti senza mai aver avuto una doppia punta; Milano li aveva resi, con la sua coltre di smog, un poco più opachi e lei era costretta a lavarli a giorni alterni contemplando nella piccola vasca del loro bilocale il nero fuliggine colare dalla sua chioma.

《Perfette.》
Fungo era entrato senza fare rumore; -ora aveva pure un duplicato delle chiavi- guardava entrambe le ragazze compiaciuto.
Aveva teso a Viola una pellicola non più grande di una carta da gioco, e lei l'aveva accettata confusa.
Era rimasta poi affascinata guardare lui applicarne alcune, diverse, sul collo di Martina: sembravano schizzi di sangue rappreso.
《Trucchi del mestiere!》 Aveva elargito il giovane stupendola saccente, con un occhiolino impertinente.

Che i ragazzi da Busto Arsizio fossero venute a prenderle fu per loro innegabile l'allungo di strada.
Fungo aveva portato giù la valigia di Viola praticamente vuota, ma che poi avrebbe racchiuso l'abito della sera e il misero cambio.
Tango l'aspettava alla base del palazzo, e per Viola fu una spiacevole sorpresa, ora che si stava aprendo favorevolmente a Michele, questi la spedisse in auto con lo scimmione.
Diego era vestito da Kruger, Tango da orango ovviamente.

L'auto del ragazzo aveva solo due posti, una jeep russa degli anni ottanta: suo vanto per antonomasia.
Viola accettò il passaggio non avendo alternative e colse nello sguardo di Michele l'imbarazzo di averla volutamente incastrare.

Il Bloom a Mezzago era un locale davvero particolare, conciliante la rilassatezza dei centri sociali ma con un gusto e un arredo più curati.
Viola lo trovò subito di suo gradimento.
All'arrivo Caterina ed Elisa, preavvisate per telefono, la aspettavano fuori per prendere e caricare la valigia di lei sulla panda della ragazza gnomo, addobbata come una strega di un film di quart'ordine.
Mentre le due ragazze rientravano nel locale, Viola e Tango aspettavano Martina, Michele e Diego, leggermente in ritardo, fermatisi a far scorta di fumo.

Appena varcò l'ingresso del locale Tango da perfetto cavaliere le sfilò il cappotto per portarlo al guardaroba e lei restò in attesa guardandosi attorno curiosa.
Appena il ragazzo e Martina la raggiunsero si addentrarono nel locale.

E lo vide.
Non portava alcun camuffamento era perfetto così, così lui.
Caterina le si affiancò eccitata e iniziò a tirarla verso un'area più soffusa, mentre lei sentiva il cuore mancare alcuni battiti.

《Buonasera ragazze.》
Caterina saltò al collo di Chubecca (Dado) e poi si strusciò sul fianco di Oliver, imitando un gatto; i due avevano raggiunto le ragazze in uno dei giardini coperti del locale. Dado era oltremodo buffo.
Tango e Michele erano andati con Martina a prendere le consumazioni, a loro avviso le prime di una lunga serie.

Quando si era trovata un bicchiere di birra in mano, aveva finto apprezzamento, cercando ovunque un luogo dove potersene sbarazzare.
《Il cactus vicino alla colonna non è di plastica. Puoi rovesciare lì la birra.》
Le parole di Oliver sussurrate all'orecchio l'avevano stordita.
Aveva teso una mano verso il braccio di lui, perdendosi in uno sguardo complice e biricchino.
《Come lo sai?》Aveva sussurrato.
《Ti ho visto, la sera del concerto.》
Era arrossita.
《Non dirlo. Ti prego.》
《Manterrò il tuo segreto.》
Poi lui era andato a fare quello per cui era lì quella sera: cantare ed incantare gli ospiti.
Il concerto era iniziato; Viola placida ascoltava da una seduta di privilegio
una melodia via l'altra; ad un certo punto le parole di Oliver l'avevano scossa nel profondo.
《...questa è per te. Per te che non balli, balla. Balla per me. 》

Hey tu
Balla con me un secondo
Non voglio convincerti
Ho solo bisogno di parlarti.
...

Era in inglese ma la sua mente la tradusse in un istante, e subì il fascino della lingua.

Viola sentiva quelle parole scritte per lei. Come la lettera di Paolo.

Tango l'aveva fatta alzare, su quella canzone, e ballare con lui nonostante l'iniziale rimostranza.
Dopo quel brano che le aveva smosso un mondo interiormente, si dovette sedere, quasi oppressa dal turbinio di emozioni che l'avevano invasa.
Viola aveva puntato lo sguardo in quello di Oliver che pareva incendiarle ogni centimetro di pelle.
Non aveva retto a lungo, era stata lei ad abbassare lo sguardo colpita, negli occhi del ragazzo, soprattutto mentre cantava, vi era un luccichio folle, inebriante.
Nel frattempo vedeva Caterina ed Elisa bere in maniera smodata.

Il cactus al suo fianco l'avrebbe misconosciuta per le tre pinte ingurgitate.

Martina tra una canzone e l'altra usciva imperterrita con il trio a fumare.
Caterina stava cedendo sotto i fumi alcolici sponsorizzati da Michele, le sue movenze impacciate non più nemmeno vagamente sensuali.

Verso mezzanotte i ragazzi della band fecero una pausa. E lo sfacelo era chiaro davanti gli occhi di tutti:
Martina era strafatta, Caterina acciambellata come un gattino, dormiva su un divanetto, mentre Elisa la proteggeva allontanando moleste presenze da quel corpo conturbante fasciato di pelle, anch'essa, parecchio ubriaca.

《Ho chiammmmatto il padre di Caat.》
Viola era scattata alle parole di Elisa stracciate e confuse.
《Non poooosssso porrtarrbi a cassssa.》
Viola aveva annuito.
Aveva visto poi il signor Bonfanti giungere in quel luogo dove droghe alcool e perdizioni parevano essere l'emblema della serata, riflesse sul viso dei presenti.
Li accompagnò nel parcheggio e stette a guardarli andarsene.
Dimentica della valigia e della notte che avrebbe dovuto condividere.

《Non è bello vedere una ragazza putrida sai?》
Chubecca, alias Dado, era comparso al fianco di Viola.
Viola lo aveva serrato in uno spontaneo abbraccio.
《Sei morbido.》Aveva constatato Viola carezzando il tessuto del costume di lui.
《No bambina sudato marcio. Non metterò mai più una pelliccia prima di un concerto live.》
E Viola aveva riso.
《Cat è andata o sbaglio?》
Aveva chiesto Oliver comparendo al loro fianco nel buio del parcheggio.
《Credo che con Caterina si sia evaporato anche l'alloggio di Viola amico.》Aveva aggiunto Dado.
《Oh...tornerò a casa con Martina. Non è un problema.》
《O potremmo accompagnarti noi!?》
Aveva detto Dado dando una gomitata ad Oliver.
《Oh.》
《Potreste?》Aveva chiesto Viola incerta.
《Ti porto a casa io Viola, non temere.》
Ed aveva creduto alle parole di Oliver.
Non sapendo che non l'avrebbe portata a casa, ma un po' più vicino ai sentieri del cuore.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro