5.5
La notte delle streghe. ( Oliver)
La sessione di registrazione, con intermezzo la visita delle ragazze, aveva reso euforico Oliver nonostante lo spiacevole scontro avuto con Leo.
In serata, a casa, nell'intimità della sua cameretta, Oliver era rimasto ad ascoltare, per ore, quella demo unica e particolare che Dado aveva creato, dove la voce di lui si affiancava a quella della ragazza in un pezzo che era una novità; un duo vibrante.
Due nuovi brani in meno di una settimana.
In un volo pindarico della sua sfrenata fantasia si immaginò fare concerti insieme...
Era felice anche che Dado sapesse; quando quella mattina era stato benevole con Viola, Oliver aveva temuto di trovare un valente avversario a contendersi cuore e attenzioni della stessa.
E invece l'amico dall'occhio lungo aveva già capito tutto.
Stimava che quelle ventiquattr'ore che lo separassero dal rivederla fossero davvero troppe; se la immaginò comunque nel piccolo appartamento di viale Padova, quella sera, guardare un programma in tv con la coinquilina e gli venne da sorridere.
L'indomani le avrebbe dedicato il pezzo, in sfregio a Caterina che doveva cercare altrove il suo uomo perfetto.
E la sera successiva magari sarebbe anche riuscito a chiederle di uscire, al di là di Caterina e avrebbe ottenuto il suo numero.
Quando si svegliò ancora con le labbra tese per i sorrisi che la sua immaginazione aveva creato, non prendendo il largo, stava decisamente viaggiando oltre lo spazio, le galassie e il tempo, trovò ventisei messaggi dal gruppo.
Avevano, su suggerimento di Leo creato un cavolo di gruppo w up, consci di non essere ragazzine e quindi ammorbare il prossimo con messaggi a catena. Invece: tutti a chiedersi come vestirsi per la serata.
E lui a furia di rimuginare su Viola non ci aveva minimamente pensato, aveva trascurato quell'enorme dettaglio.
《Ollie...
Ollie...》La sorella lo stava chiamando.
《Che vuoi Tamara?》
《Che mi aiuti a tagliare questi jeans.》
《Ma non può pensarci mamma?》
《È uscita a comprare le caramelle per dolcetto o scherzetto.
Sai che l'anno scorso, siccome non ne aveva abbastanza, si è ritrovata i cespugli di oleandri ricoperti di carta igienica.》
Eccome se lo sapeva: erano stati Brando e Alex a giocargli quello scherzo che era costato ore di giardinaggio a lui e Dado.
《Sarò mercoledì Adams stasera!》
《Mmmm...》
《Ollie...》
《Che c'è?》Chiese esasperato.
《Ti sto parlando.》
《Scusa piccola ma io non ho pensato a come mascherarmi. E credo sia tardi.》
《Tu? Tu non devi!!! Sei il cantante di una band, che diventerà superfamosa, ti vestirai semplicemente da te, da Oliver Riviera.》 Aveva detto la piccoletta con enfasi. Quasi scandalizzata il fratello potesse pensare di non essere adeguato.
E in fondo l'idea gli piacque, nonostante sul gruppo leggesse come si sarebbero mascherati gli altri, decise che avrebbe assecondato la sorella.
Avrebbe preferito che si dessero appuntamento al capannone, ma capiva che chi si sarebbe mascherato, magari, avrebbe provato imbarazzo per le vie di Monza dove il panettiere ti avrebbe guardato male e la maestra d'asilo ti avrebbe giudicato immaturo, a prendere parte, alla soglia dell'età adulta, a una festa pagana e perdipiù straniera.
Fece il giro di Monza recluttando la band con crescente impazienza.
Arrivarono presto al Bloom per espresso volere del proprietario e per prendere confidenza con il locale;
fin da ragazzino Oliver aveva sognato di suonare lì.
Era un sogno che si stava avvenendo.
《Ollie...》
《Leo?》
《Possiamo parlare?》
Oliver si sentiva freddo nei confronti del ragazzo dopo che questi lo aveva spinto tra le braccia di Caterina.
E seppur a malincuore accettò.
《Mi dispiace davvero. Ho pensato alle tue parole e hai ragione. Non dovresti stare con nessuna per restare appetibile per le tue fans.》
Oliver accolse con un sopracciglio arcuato le parole dell'amico.
Oliver stava già pensando a una risposta piccata.
《Parole sante!》Anche il proprietario del Bloom, che passava accanto ai due ragazzi, era convinto fosse la cosa giusta.
《Riviera, molte donne verranno per la tua musica, ma non credere saranno di meno quelle attratte dal tuo bel faccino.》
E Oliver aveva annuito schifato.
Era innegabile il marketing avesse un dazio da pagare.
Il suo era forse quello?
Approvò nonostante fosse combattuto.
《Vieni ti offro da bere.》Il signor Zanardi lo prese sotto braccio.
《Non bevo.》Rifiutò categorico il ragazzo.
Negli occhi dell'adulto passò un vivo lampo di ammirazione.
《Se non permetterai a nulla di cambiarti farai strada Riviera.》
《Non succederà!》Confermò deciso Oliver.
L'adulto posò un braccio sulla spalla del giovane e gli fece fare il tour del locale; Ollie non aveva avuto il coraggio di dirgli che lo conosceva come le sue tasche.
《Ollie verrà un amico. Ha un locale a Lodi e cerca nuove band per rilanciare la sua attività, stasera sarà qua per ascoltarti, ma tu non sentirti sotto pressione e canta come sai fare.》
Oliver aveva solo annuito.
La gente iniziò a entrare nel locale verso le nove e mezzo; vide anche Cat ed Elisa: la prima in una mise sensuale e provocante, l'amica, goffa, sembrava la fata madrina in versione dark.
Si era spesso chiesto cosa accomunasse le due ragazze.
Dado si era vestito da Chubecca.
Alex da Capitan Arlock, Brando da pirata. Marzia e Leo con il loro stile emo non si erano abbigliati.
《Porca Troia...》
Oliver non era un puritano, ma mal sopportava le imprecazioni o la parlata scurrile, se poi questa proveniva da un adulto ne era indignato.
《Voglio che quella ragazza lavori qua tutte le sere! Guardatela perdio!》
Oliver aveva portato lo sguardo annoiato sull'oggetto dell'interesse del proprietario del locale.
Con un gesto secco aveva stretto con forza il braccio all'uomo, torcendolo.
《Tieniti il compenso per la serata ma non azzardati a farle quella proposta. Ci siamo intesi?》 Aveva soffiato il giovane con rabbia sul volto dell'uomo.
Oliver non sapeva le condizioni economiche della famiglia di appartenenza di Viola, ma non avrebbe mai permesso che lei lavorasse per quel verme che la stava spogliando con gli occhi.
L'uomo annuì con un ghigno.
Oliver allora riportò lo sguardo su Viola che era entrata nel locale.
Il cuore si fermò in gola, dolorosamente conscio, lei fosse un mix di innocenza e sensualità oltre ogni dire.
Viola indossava un abito da Giulietta ed era bella da togliere il fiato.
Una treccia a spina le scendeva sulla spalla finendo nello scollo generoso dell'abito che metteva in mostra le sue forme.
《Porca puttana...》
《Dado ti ammazzo, non una parola di più.》
《Cristo Ollie è bellissima.》
《Lo vedo da me.》Aveva replicato il cantante.
《Vabbè stasera faremo a botte per levarle di dosso marpioni arrapati; ho già capito.》
Oliver aveva sorriso.
Non aveva avuto modo di salutarla, come avrebbe voluto, prima di salire sul palchetto del locale, aveva potuto solo suggerirle dove sbarazzarsi della birra che sapeva lei non bevesse.
Quando stava per intonare la canzone che aveva scritto per lei decise di dedicargliela a modo suo.
Oliver non aveva fatto il nome di Viola, non l'aveva nemmeno richiamata mentre sedeva composta con gli amici della coinquilina a un tavolo d'angolo, ma l'aveva fissata con intensità per tutto il brano e lei fin dalle prime parole, dai primissimi accordi aveva rivolto il suo volto a lui, consapevole, ne era certo.
Il ragazzo con il costume da scimpanzé l'aveva fatta ballare su quel testo.
E lui era fiero, felice di averla vista finalmente sciogliersi sulle note da lui scritte. Aveva provato un'emozione forte, simile alla stessa generata dal canto. Viola era come la sua musica.
Nonostante non le fosse accanto.
Oliver era perplesso dalla nuova Caterina, quella che aveva continuato a bere in maniera eccessiva, insieme ad Elisa, mentre vedeva Viola regalare bicchieri di birra al cactus d'angolo. Le osservava comparando quei due mondi così vicini e al contempo distanti.
Caterina era stata portata di peso a casa dal padre, venuto a prenderla; trovandola avvinizzata su uno squallido divanetto quasi priva di sensi.
Oliver aveva provato pena per la ragazza; lo aveva urtato lo sguardo di biasimo rivolto alla band dal padre di lei, ma era passato oltre.
Quando Dado gli disse che Viola avrebbe dovuto passate la notte da Caterina restò ammutolito.
Fu l'amico a invitare Viola a restare e fruire del loro passaggio.
E Oliver avrebbe regalato a Dado il plettro degli Slash (al prossimo conpleanno) per la brillante trovata e il tempestivo intervento.
Michele, il ragazzo di Martina gli portò un maglione, loro stavano per andarsene.
《Noi andiamo. Sicuro che porti a casa Viola? Sennò Marti mi castra.》
《Sicuro. E questo?》Aveva chiesto lui.
Un ebbro ragazzo lo guardò con pena.
《Dallo a Viola. E' il maglione che le ha dato Marco ieri notte quando ha dormito da lui.》
E lui era sbiancato. Ammutolito.
Mentre lui immaginava Viola dormire nel suo lettino in via Padova questa era a casa di uno, magari il suo tipo, il grande amore che l'aveva ferita, o un altro?!
Vide rosso come un toro in un'arena.
Verso le due erano pronti a lasciare il Bloom e nonostante trovasse che Viola fosse splendida lo disgustava l'inganno di lei.
Aveva trascorso la notte con un altro.
Guidò, in silenzio, fino a Monza, lasciando ciascun membro a casa propria; tranne Dado.
Dado che parlava con lei.
Dado che la faceva ridere.
Dado che non aveva capito un cazzo.
《Non portarmi a casa andiamo al capannone a lasciare le attrezzature.》
《Dado cazzo è tardi! Devo portarla a casa.》 Aveva detto Oliver con fare scocciato.
《E lo farai.》
Oliver aveva ascoltato l'amico.
Mentre smontavano le attrezzature Dado fissava Oliver perplesso, urtato dai modi bruschi.
《Che hai?》
《Ha dormito fuori, da uno ieri sera.》 Aveva sibilato rabbioso.
《Davvero?》Che Dado non concepisse il dubbio irritò oltre modo Oliver.
《Sì.》
《E ti urta? Ollie, ma porca madonna, prima di trarre conclusioni affrettate, chiedile come è andata.》
《Dado. Non tirare la corda.》
《E tu non fare il coglione! Vado a casa a piedi.》Aveva replicato seccato l'amico.
《Viola? Piccola?》
Dado era risalito sul pulmino dove Viola sedeva, consapevole lei non avesse potuto udire la sommessa conversazio, per salutarla.
《Ciao cucciola.》
《Chubecca...sogni d'oro.》
Aveva biascicato lei portandosi una mano al volto per mascherare uno sbadiglio.
Prima che Oliver chiudesse gli sportelli Dado buttò sul pulmino un paio di coperte.
《E non fare il ragazzino Ollie.》Lo aveva ammonito l'amico andandosene.
Oliver aveva lasciato l'area chiuso in un mutismo pesante; la guardava di sottecchi nonostante la paranoia a disagio ed emozionato di esserle accanto.
《Viola? Sei stanca?》
《Mmm...》
《Tra poco sarai a casa!》Affermò Oliver.
Eppure la vedeva contorcesi sulla seduta.
《Che hai?》 Aveva chiesto freddo, pensando a lei a casa di un tipo, magari l'ex, quel pensiero gli avvelenava il sangue.
《Credo Giulietta avrebbe dovuto suicidarsi prima. Come ha potuto indossare per una sera intera questo abito?》Aveva spiegato caustica Viola.
Oliver alle porte di Milano si era fermato, in un'area ristoro per prendersi un caffè, rimandando il momento in cui avrebbe dovuto lasciarla, confuso e combattuto da quel desiderio di capire se era tutto solo un parto della sua testa; quelle emozioni che lei gli faceva provare.
《Ti...ti fa male?》
《Oddio Oliver: chi sano di mente terrebbe della stecche di balena confiscate nella costole per ore?》
《Viola?》
Al soffocato lamento di lei le aveva appoggiato una mano sulla spalla, dove l'abito aveva inciso la carne.
《Aspetta ti aiuto a togliere questa arma di tortura.》
Oliver si era smarrito negli occhi di lei, liquidi, e grati, innocenti.
Erano risaliti sul furgone prima di ripartire aveva iniziato ad allentare i lacci che le stringevano il busto.
《Grazie.》
Poi lei aveva indossato il maglione sull'abito che le stava scivolando ai piedi in una massa informe; e lui ne era rimasto schifato
《Non hai altro da mettere!?》
Le aveva chiesto.
《No. La mia valigia è nel parcheggio del Bloom sulla macchina di Elisa, e ho dato il mio cappotto a Marti, sul suo ci deve aver vomitato un tizio. Per fortuna ho questo; è del ragazzo che ieri ci ha ospitato a casa sua. Marti e gli altri non erano in condizione di tornare a casa ieri notte...》
《Che hai detto?》
Dado aveva ragione la gelosia aveva avuto il sopravvento
《Dove sei stata ieri notte?》
《A casa di amici di Martina; mentre dormivo e congelavo loro fumavano e giocavano alla play...Non ho saputo dirle di no quando mi ha chiesto di accompagnarla. Sa essere convincente Martina, sai?》
《Mi spiace.》Aveva esclamato il giovane.
《Cosa?》 Viola non poteva sapere Oliver si fosse fatto un film mentale sulla sua serata.
《Cristo ma pesa un quintale.》Aveva affermato Oliver con il costume di lei fra le braccia mentre lo riponeva su un seggiolino vuoto.
《Già!》
Non gli importava più indossasse un maglione di un altro.
Venne rapito dal dettaglio degli stivali di lei, a mezza cosca in pelle: appunto un mix di innocenza e seduzione.
Con il maglione, a farle da miniabito Viola sembrava provocante e lui era sedotto dall'accostamento.
《È tua abitudine requisire capi di vestiario a sconosciuti?》
《Solo per sopravvivenza credimi.》 Aveva ribattuto Viola allegra, mentre lui alla guida del pulmino le lanciava occhiate e con le sue parole lo aveva indotto a ridere, una risata liberatoria.
《Tra cinque minuti sarai a casa.》
《Grazie Oliver e mi spiace averti fatto allungare la strada.》
Erano giunti a piazzale Loreto.
《A me no invece.》Ammise il ragazzo.
Due minuti e il numero 54 di via Padova sarebbe stato raggiunto.
Ignorò la rotonda e i semafori spenti, proseguendo, un sorriso stampato in volto.
《Oliver credo tu abbia sbagliato uscita.》Azzardò Viola.
《Non penso proprio. Hai sonno Viola?
Non dirmi di sì, resta ancora un po' con me.》
E Viola non aveva replicato; arrivarono nei pressi dell'idroscalo dove Oliver spense il pulmino, in un'area boschiva.
《Ti va di aspettare l'alba con me?》
Le prese la mano e andarono sul retro.
Spalancò gli sportelli e creò grazie alle coperte buttate sul pianale da Dado un giaciglio.
Viola si sedette e lui trovò naturale posarle un braccio attorno alle spalle.
Non avevano nulla da dirsi a parole erano entrambi consapevoli che era un eccezione quel trovarsi soli, un dono insperato.
Oliver le baciò il capo mentre lei addormentata gli si stringeva addosso.
Era un abbraccio timido quello di Viola inconsapevole, guidato dal sonno forse. Steso accanto a lei la serrò tra le braccia dimentico dell'alba e perso a guardare lei. Finché il sonno non giunse anche per lui.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro