10.10
"Tu non sarai mai lui!" (Oliver)
Si era stretto al collo quella sciarpa rosa con sottili striature grigie e bianche, fosse femminile non gli importava; era soffice e calda, cashmere aveva precisato sua madre, richiamava alla memoria la pelle di lei, Viola.
Sua madre quando l'aveva prelevata dalla stanza, gli aveva quasi reclamato che lavandola avrebbe perso il dolce profumo intriso; non poteva certo tenerla con quella macchia di fango, anche se ne era stato tentato, pur sentendosi ridicolo.
Aveva perso l'aroma di Viola, ma gli bastava chiudere gli occhi per rievocare quella percezione olfattiva, il ricordo della notte trascorsa insieme; quella notte intenti a scorgere l'alba all'idroscalo di Milano. Che poi l'alba nessuno dei due l'aveva vista!
Ma poteva essere così stupido da non averle lasciato il numero?!
Le giornate senza la frequenza al Dams erano strane, avevano perso la spensieratezza degli anni scolastici: scanditi da periodi di vacanza, l'attesa festosa ora si stemperava, aveva una concezione diversa. Un'ansia impellente di crescere per poi scoprire che essere bambini era la cosa migliore potessero sperimentare in vita.
Il cd degli Shand stava avendo un discreto successo, in parte il merito andava alla casa discografica ma il grosso del lavoro lo aveva fatto Leo; se a primavera erano in lizza con un'altra band per fare da supporter all'unica data italiana dei Rancid a Milano, al City Square, era solo merito suo. Quando Leo aveva comunicato quella possibilità alla band erano esplosi in un boato caotico, increduli.
《O cazzo. Sarebbe quello Riccardo?》Dado aveva arpionato il collo di Oliver, tirandolo vicino al divisorio.
Oliver puntò lo sguardo dove era rivolto quello dell'amico, spostò appena la tenda dietro cui erano celati a sguardi indiscreti e invadenti: una parvenza di privacy.
Notò Viola accanto al ragazzo stringergli la mano; lei indossava un abito nero con sottili spalline ricoperto in parte di pietre opaliscenti, era elegante, ma ai piedi mitigava con gli anfibi. La guardò, inconsapevole un sorriso ebete gli spuntasse sul volto, poi notò il ragazzo, quasi coordinato alla mite eleganza di lei, il braccio avvinto alla vita. Ringhiò mentalmente; come potesse mandargli il cervello in pappa quella ragazza, lui non se ne capacitava.
Aveva sbagliato a fidarsi della sensazione a pelle; era in realtà un pretendente per lei?
《È lui!》 Confermò secco all'amico.
《Capisco perché non hai sbroccato.》
Le parole di Dado non avevano senso:
chiunque accanto a Viola gli dava abbastanza fastidio, parecchio ammise fra sé e sé.
Cosa vedeva Dado che Oliver non coglieva?
Tornò Ollie a fissare quella coppia con più attenzione.
《Non ti ci mettere anche tu!》Gemette Oliver, il tarlo del dubbio a divorarlo.
《Oliver, quel ragazzo esprime gaiezza da tutti i pori.》
《Eh?》
《Non sono omofobo. Ma non apprezzo il genere.》
《Che cazzo stai dicendo Da?》
《È gay. Sì vede lontano un miglio.》
《Ah scusa Da, ma io il detector anti gay non ce l'ho mica impiantato sottocute.》
E Dado aveva riso a crepapelle piegato in due.
《Cristo Ollie, sei uno spasso.》
Non avevano potuto andare a salutare nessuno, il proprietario del Bloom li aveva richiamati, ultime istruzioni, un incoraggiamento.
Voleva scendere dal palco, non riusciva a comprendere, sentire cosa stesse accadendo: avvenne tutto in un lampo.
Oliver vide Viola dare uno schiaffo a Maddalena, al tavolo neanche si accorsero del diverbio fulmineo tra le due.
La sua attenzione, al solito, era concentrata su lei, lei che non aveva rivolto lo sguardo a loro per un istante, lei che aveva il panico stampato in volto mentre parlava con la ragazza.
Lasciò Dado la sua postazione e gli si fece accanto, fra lo stupore della band che dovette coprire l'assenza delle sue note. Dado girò a forza il capo di Oliver obbligandolo a un contatto visivo, questi cantava in automatico nel microfono serrato fra le mani, la fronte di Dado a scontrasi con la sua. Ciò che vi lesse era una muta richiesta: Dado che non gli aveva mai chiesto nulla, lo stava implorando di non mandare a puttane la serata. L'intensità del suo sguardo lo bloccò sul posto: doveva scegliere Oliver e non poteva essere egoista: se fosse saltato giù dal palco avrebbe rovinato tutto, non era un passo sbagliato cui lui solo avrebbe avuto pesanti ripercussioni; era in gioco tutto, la band, le serate, la sua musica. Chiuse gli occhi e continuò a cantare.
Buttò uno sguardo frustrato Oliver all'orologio a parete: ancora quaranta maleddettissimi minuti e poi avrebbe potuto scoprire cosa avesse indotto Viola ad aggredire Maddalena e scappare dal locale.
Quando Oliver riaprì gli occhi, Dado era scomparso, vide gli amici di sempre, sul palco con lui guardarlo interrogativi. Dado era importante ma non vitale per l'esecuzione degli ultimi brani.
Rasserenato dalla scelta dell'amico, che per l'ennesima volta si era sostituito a lui, cercò di infondere loro una sicurezza che non era sua, cantando.
Avrebbero continuato il repertorio supplendo l'assenza di Dado, Dado che si era defilato dal palco per raggiungere le ragazze.
Appena finirono quella prima interminabile sessione, era prevista una pausa, Oliver scese dal palco alla volta di Dado che si stava intrattenendo con Maddalena da oltre mezz'ora a un tavolo d'angolo nella sala gremita.
Leo lo intercettò, serrandogli la spalla, in una morsa vigorosa.
《Un'altra cazzata ed è fuori!》 Sibilò il ragazzo fremente.
《Non ti permettere Leo; non sei tu a decidere.》
《Ci ha fatto saltare la serata al Blue di Lodi quando si è chiuso la mano nella porta antincendio da perfetto idiota, e ora durante un concerto lascia la band per correre dietro una? Sei serio Ollie? Sarà anche il tuo migliore amico, ma non va bene.》
Oliver non aveva mai indagato su come fosse stata giustificata la mano di Dado al Blue, quella sera non sapeva che l'amico si fosse preso la colpa dei suoi sbalzi ormonali. Dado era sempre pronto a proteggerlo ad aiutarlo.
《Stai zitto Leo e fatti i cazzo tuoi.》
《Adesso basta; Ollie pensa alla band.》
《Dì una parola sbagliata a Dado e quello fuori sei tu.》Urlò Oliver a pochi centimetri dal volto del ragazzo. Lo oltrepassò con una spallata forte e volontaria, accecato dalla rabbia che le parole di Leo gli avevano tirato fuori.
《È per Viola tutto questo cinema?》Chiese Leo massaggiandosi l'arto, il disprezzo a distorcerne la voce.
《Non una parola di più.》
《Dovevi stare con Cat!》
A quell'affermazione Oliver non capì più nulla; il pugno arrivò dritto alla mascella di Leo che barcollò indietro fino ad accasciarsi sul pavimento.
Leo aveva solo scosso il capo, interdetto dall'atteggiamento di Oliver, e Oliver lo aveva lasciato lì.
Non era mai arrivato alle mani con nessuno.
Andò in bagno e fissò il riflesso del suo volto stravolto; si buttò sul viso smunto dell'acqua prima di raggiunsero Dado.
Arrivò a quel tavolo in contemporanea con Caterina, che nonostante i fatti lo aveva sostenuto nella sua esibizione, come sempre: fremente lei, in piedi, i pugni stretti lungo i fianchi.
《Che diavolo hai detto alla mia amica?》
《Oh Giovanna d'Arco.》L'ironia di Maddalena era sferzante, Maddalena che strascicava un poco le parole, visibilmente ebbra.
Oliver colse l'occhiata d'intesa di Dado e si sedette.
《Non mi sei mai piaciuta.》 Esclamò Caterina con la sua voce fastidiosamente acuta.
《Reciproco.》 Confermò Maddalena con uno sguardo tagliente.
Caterina scosse il capo mentre Elisa la tirava verso l'uscita dove sulla soglia si intravedeva il signor Bonfanti attendere le due ragazze.
《Cosa è successo?》
Chiese Oliver a Dado mentre porgeva l'ennesima tazza di caffè a Maddalena,
Dado fece un sorriso tirato e lo guardò vacuo. Evidentemente Maddalena non gli aveva confidato nulla. Fissava la ragazza il liquido in quell'enorme bicchiere usa e getta assorta.
《Maddalena?》 Si rivolse a lei.
Guardò attentamente la ragazza: i tratti marcati, il trucco sciolto, i capelli che le ricadevano mollemente ai lati del viso; ebbe un'espressione smarrita Maddalena prima di fissare Oliver in viso.
《Io la conosco Viola.》Ammise la ragazza con un filo di voce.
Aggrottò la fronte Oliver a quelle parole.
《So tanto di lei. Sai che ti conosco da dieci anni Ollie?! Ma non so quale sia il tuo colore preferito?!
Il suo è l'azzurro ceruleo, quello che tende al grigio, come nei giorni di pioggia, non quando piove, poco prima.
Ha un cane, ma ama i gatti e sai perché? Perché da piccola l'unico, che avesse mai amato, ne aveva combinate talmente tante che i suoi genitori furono costretti ad allontanarlo di casa e da lì lei si ripromise di non averne mai più.》
Ispirò pesantemente Ollie confuso.
《Come fai a conoscere tutto questo di Viola?》La domanda la pose Dado.
Guardò il tavolo, le venature del legno, le crepe del tempo, Maddalena, poi prese dalla tasca del maglione il cellulare.
Aprì la schermata, e restò a fissarla pensosa per un attimo prima di porgere il cellulare a Oliver.
《È lei no?》Disse ovvia, passandosi la mano sul volto sbavando ulteriori tracce di trucco, sul viso già provato.
Aveva alzato solo lo sguardo Ollie dal display, per annuire.
Sotto una la cartella nominata "Paolo" vi erano una settantina di foto.
Le fece scorrere con calma Oliver: Viola sdraiata su un plaid tra le dita un libro dalla copertina rossa; l'immagine di lei addormentata; Viola seduta sul bordo di una fontana tra due ragazzi che le cingevano le spalle con enormi sorrisi; Viola intenta a bere una lattina di coca, il collo alzato nel gesto proteso; Viola in mezzo a dei cespugli di rose...
Tantissime pose la ritraevano sempre solare e sorridente.
Si soffermò su due scatti in particolare: Viola che stringeva una lattina di coca fra le mani con espressione stupita, ricoperta da quel liquido zuccherino; l'altra, era sempre lei, estatica; abbracciata a un ragazzo.
Dado aveva preso quel cellulare e guardato a sua volta le foto.
《Come vi siete conosciute e perché è scappata se siete amiche?》Chiese Dado.
《Amiche?》Una risata amara sgorgò dalla gola di Maddalena.
《Non l'ho mai vista prima della serata di Halloween e non sapevo fosse lei, non l'ho riconosciuta, non l'ho capito fino a stasera quando al tavolo, Caterina e gli altri parlavano dei progetti per il prossimo weekend chiedendole di fermarsi a Milano. E ho capito, ho capito fosse lei!
Elisa la prima volta vidi Viola mi disse che abitava a Milano, quindi non ci ero andata su, nonostante il nome particolare, poi stasera...》
《Ma tutte queste foto che la ritraggono perché le hai tu?》Chiese Dado confuso.
《Me le ha inviate Paolo.》 Spiegò Maddalena.
《Il mio compagno di banco al liceo, lui era il mio migliore amico.》 La voce tremò mentre aggiungeva quel dettaglio.
《Ci sentivamo quasi tutti i giorni e dal giorno in cui l'ha conosciuta mi ha stordito di dettagli e informazioni che la riguardavano.》
《Scusa ma questo non spiega perché darti uno schiaffo?》 Chiese Dado.
《Lei lo ha dimenticato!》
La logica ubriaca di Maddalena non poteva essere chiara ai ragazzi senza ulteriori informazioni.
Dado chiuse l'applicazione, tese a Maddalena il telefonino; sullo sfondo del cellulare apparve la foto di un ragazzo con un sorriso furbo, era lo stesso ritratto in alcuni scatti con Viola.
《È lui?》Era forse una domanda scontata ma necessaria.
《Già!》 Ammise Maddalena guardando il volto dell'amico: un sorriso tenero ed evocativo ad ingentilirne i tratti.
Dado guardò Oliver: possibile non avesse notato la somiglianza fra lui e quel ragazzo?
《Ti assomiglia!》 disse Maddalena a Oliver, materializzando il pensiero di Dado a parole.
Oliver non vide nella fisionomia dello sconosciuto alcunché gli richiamasse la sua figura, nonostante ciò fu turbato da quella rivelazione.
《Anche tu quando la guardi hai quell'espressione assente, persa.》
Rise cattiva, Maddalena.
《Paolo ha amato Viola di un amore unico: nulla a che fare con quelle stronzate alla Romeo e Giulietta, Darcy ed Elisabeth Bennett, Heathcliff e Catherine. Il loro amore è di quelli per sempre. Reale. Mai creduto al discorso anime gemelle finché Paolo non mi ha parlato di Viola.》
《Aiutaci a capire Maddalena. Quanto dici non ha senso.》 Chiese paziente Dado.
《Lei sta voltando pagina: lo ha dimenticato. O lo sta facendo.
Come può?》 La rabbia e la delusione le serravano sbiancandole le nocche, lacrime pronte a scendere, palesarsi.
《Perché se si amavano così tanto si sono lasciato?》 Chiese Oliver; perché non c'erano spiegazioni plausibili a meno che Maddalena c'entrasse qualcosa. E temeva la risposta perché quanto aveva visto lo spaventava.
Stette pensosa Maddalena, taciturna.
《Per colpa tua?》 Azzardò Dado.
Rise lei, in parte offesa.
《Ero la migliore amica di Paolo e la sua compagna di banco non mi interessava che saperlo felice.》 Ripeté come se fosse ovvio, scontato.
《E comunque non si sono mai lasciati.》
Oliver deglutì a quell'affermazione; la terra gli mancò sotto i piedi, avvertì una vertigine benché fosse seduto.
《Paolo se n'è andato. È morto Ollie!》
Lo shock per quella notizia gli si impresse nell'anima, e pensò a Viola: al fare di lei, ai ricordi, alle rose, alla pioggia, alle tacche grigie sul suo letto... Tanti tasselli di un puzzle iniziarono a trovare il loro incastro perfetto: un quadro di dolore cocente.
Maddalena si alzò barcollante guardò Oliver con un misto di pena e compassione in viso, posò una mano sulla sua spalla e disse amara prima di andarsene.
《Tu non sarai mai lui!》
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