riconoscere
ADHEL
Sono al buio, in una stanza silenziosa, ma a dire il vero non so neanche se è una stanza. Sembra una parte remota e impolverata della mia mente. Ho freddo e per la prima volta, ho paura. Mi sento vuota e manca qualcosa dentro di me, vuota come questo posto non identificato.
Sento la voce di un uomo, una voce roca e profonda, quasi mi fa paura. Una risata, una risisatina da manicomio, ecco cosa esce fuori dalla sua bocca.
"Adhel! Figlia mia!" disse l'uomo finalmente facendosi vedere. Era di media statura, con un sorriso beffardo stampato in faccia. E quegli occhi, quri dannati occhi che ricordavano i miei. Era davvero mio padre, come poteva essere lui?
"Tu, tu non sei reale" risposi confusa della sua visita. Improvvisamente la mia testa si riempí di urla e di voci che gridavano dei nomi. Mi piegai per il dolore e digrignai i denti.
"Le senti? Senti le voci?" chiese l'uomo, mio padre.
"Cosa mi sta facendo?!" urlai in preda al dolore, iniziando a provare a trattenere un urlo liberatorio.
"Oh, io non faccio proprio niente! Fai tutto da sola Adhel! Sai, tua madre era una donna molto speciale e le sue doti le ha donate a te, ma ru sei piú forte! Perchè Adhel? Perchè sei l'essere piú forte?" la sua voce mi rimbombava nella testa sovrastando tutte le altre.
"Perchè tu sei mia figlia Adhel! Nel sangue ti scorre l'odio, la rabbia, la voglia di uccidere!"
"BASTA!!" urlai iniziando a cedere "GUARDATI ADHEL! TU SEI NATA PER ESSERE UN'ASSASSINA! TU DEVI ASCOLTARMI O PRENDERÒ DECISIONI DRASTICHE! UCCIDI SCOTT MCCALL E LA SUA BANDA DI SFIGATI! UCCIDILO!"
Non riuscí piú a trattenermi, cosí lanciai un urlo disumano alzandomi dal letto completamente coperta di sudore freddo. Le finestre si ruppero, la terra tremò e Stiles, ancora accanto a me, si tappò le orecchie per non diventare sordo.
I miei occhi si riempirono di lacrime che iniziarono a scendere copiose nelle mie guance. Stiles mi prese per le spalle e mi asciugò le lacrime.
"Eih, eih tranquilla era un sogno! Tranquilla!" mi rassicurò abbracciandomi forte. Io continuavo a singhiozzare, mio padre, mio padre mi aveva parlato, ne ero sicura e il sogno sembrava cosí reale!
Lui continuava a consolarmi, cosí, piano piano, mi calmai tra le sue braccia. Mi guardò negli occhi. Ci fissavamo come se potessimo leggererci la mente solo guardandoci. Si avvicinò al mio viso e colmò la distanza stampandomi un bacio dolce e delicato.
Quando ci staccammo mi strinse dinuovo a se. "Dobbiamo mettere a posto i vetri che ci sono per terra!" dissi provando a pensare ad altro. Lui rise leggermente prima di rispondermi "ci penseremo dopo alle finestre" mi rispose rimanendo abbracciato a me.
Tornammo a letto, visto il fatto che erano le tre di mattina e noi il giorno seguente dovevamo passarlo a scuola. Tutta la notte pensai alle parole che mi disse mio padre *Uccidi Scott Mccall e la sua banda di sfigati!*, ma quello che mi sorprese di piú era il fatto che, in quel momento, avevo davvero sete di sangue e voglia di uccidere...questo mi spaventava!
Ma cosa dico! Io non sono e non sarò mai come mio padre, un assassina e portatrice di odio, assetata di dolore!
STILES
la sveglia suonò facendomi svegliare da un sogno imbarazzante, molto imbarazzante.
OKAY STILES NIN CI PENSARE ORA!
Adhel si alzò dal letto, sembrava ancora scossa da quello che era successo la notte!
"Aih porca.." la sentí dire.
Mi alzai per vedere cosa succedeva e la vidi con i piedi scalzi sopra ai pezzi di vetro.
La presi subito in braccio infilandomi le ciabatte e portandola in bagno.
La misi sul lavandino e iniziai a toglerle i residui di schegge dai suoi piedi delicati.
"Ma che cosa fai!" esclamò
"Ti sto toglendo le schegge!" risposi.
Lei rise a crepapelle, come se fosse una cosa comica
"Non importa che lo fai tu!" mi disse
"Beh, voglio farlo io"
Mi tirò su prima che finissi di disinfettarle le ferite e mi diede un bacio passionale. Lo approfondí cingendole i fianchi e avvicinandola a me.
Finalmente riuscimmo ad andare a scuola, dopo un'ira di ritardo (dovevamo ripulire il casino che era successo). Volevo sapere cosa aveva sognato, ma ogni volta che glielo chiedevo mi rispondeva con un
-Niente-.
Quando arrivammo a scuola Scott e compagnia ci assalirono con aria preoccupata.
"Che succede?" chiese Adhel che finalmente aveva iniziato a fidarsi di loro. Scott ci portò in giardino "ieri notte, una figura in fiamme stava fissando me e Liam nel bosco." disse il mio migliore amico allarmato
"Una figura? Era un uomo?" chiese Adhel piú preoccupata di prima,
"Si era troppo muscoloso per essere donna!" rispose Liam.
Adhel fissò il vuoto per qualche minuto. Aveva stampata in faccia un'espressione terrorizzata. Provai a scuoterla e lei si girò lentamente verso di me.
"Adhel che hai? Che succede?" chiesi
"È TORNATO.....MIO PADRE È TORNATO!"............
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