IV
La piccola Floridiana aveva a quel tempo solo 6 anni.
Non frequentava la scuola di magia insieme agli altri bambini, il padre le aveva imposto di avere una maestra privata.
L'insegnante era Pervinca Etholred, molto famosa per i suoi metodi "alternativi".
Non era come la principessa si aspettava, fredda, austera, impassibile e che dava tanti compiti.
Il padre le disse di scendere con un piccolo manuale di magia, e di tenerlo con cura.
"Ai miei tempi lo usai io. E mia madre. E mio padre. E tutti gli avi prima di me e di te" le aveva detto deciso e burbero.
"Bluridiana non viene?" aveva invece chiesto la piccola.
"No. Lei ha un'altra insegnante."
Non credette a quella frase. Bluridiana aveva deciso che non avrebbe studiato magia, e il padre, per assecondarla, le disse che non avrebbe frequentato la scuola e che non avrebbe avuto una maestra, a patto che, una volta alla settimana, si fosse recata nello studio del padre, che le avrebbe spiegato qualche cosa basilare. Ma questo lo venne a sapere solo molto tempo dopo.
Si sedette sul letto, ad aspettare che la chiamassero per iniziare la lezione.
Fissò i piedini dondolarle su e giù toccando a ritmo regolare le coperte. La mamma le aveva pettinato i capelli e li aveva intrecciati con dei boccioli di rosa. Era una delle cure che ogni tanto le dedicava.
Fissò la copertina e il libro già non le piacque.
Era sobrio, sbiadito, marrone, e secondo lei dentro c'era anche qualche macchia di muffa.
Voleva andare a giocare fuori con la sorella ma "se non studi rimani ignorante, e se rimani ignorante non sei più una principessa", come la aveva riproverata il padre una volta.
Una volta?! No, è vero, la rimproverava sempre. Quello che faceva Bluridiana lei non lo poteva fare. "Non prendere d'esempio lei. Lei è un'altra persona. E smettila di vedere solo quello che fanno gli altri e mai quello che fai tu."
Si chiese se la sua pelle blu avrebbe spaventato la maestra.
Un giorno chiese alla madre:
"Mamma perché siamo blu?"
"Perché siamo speciali tesoro" aveva risposto Clessidra mentre riponeva il ricamo nel baule.
"Abbiamo mangiato tanti mirtilli?" continuò la principessina, e la madre le sorrise teneramente.
"Ma no sciocchina, noi apparteniamo a una famiglia un po' speciale". La bambina arricciò il nasino, cercando di comprendere. Allora la donna provò ad aiutarla. "Come riconosci una fata da una sirena?"
"La sirena ha la coda..." rispose Floridiana mentre si stropicciava il vestito. La regina glielo sistemò passandoci la mano, e poi disse: "Ecco, l'azzurro della nostra pelle è come la coda per le sirene". Stava per farle un'altra domanda, ma poi lasciò il fiato a mezz'aria. Alla madre troppe domande insieme avrebbero iniziato a dar fastidio.
Qualcuno bussò alla porta e lei si riscosse dal suo ricordo. Arrivò alla porta, ma era troppo bassa per la maniglia, così dovette alzarsi in punta di piedi e appoggiarsi con tutto il suo peso al pomello per riuscire ad aprire.
Superò la cameriera che l'aveva avvisata, ma continuava ad essere davvero preoccupata per il colore della pelle.
- Buongiorno signora maestra.
Disse guardando per terra.
- Alza gli occhi signorina, non ti mangio mica.
Lei portò i suoi zaffiri blu in direzione degli occhi color miele della signora che le stava davanti. Indossava un abito fine ed elegante, di color lillà, e profumava di violette. I capelli raccolti in un delizioso chignon le davano un'aria distinta e alla piccola venne quasi da inchinarsi, come faceva in presenza di baroni, conti e altri nomi di nobili che era costretta a frequentare. Le ali le scendevano delicatamente sulla schiena, ripiegate e chiuse, in modo tale da non esserle d'intralcio.
- Puoi chiamarmi tranquillamente maestra, Floridiana. Staremo assieme un bel po' io e te.
Detto questo allungò la sua mano, morbida e setosa e lì per lì la bambina non seppe che farsene. Perché?! Perché i genitori non le davano mai la mano! E quando le mani si avvicinavano a lei era solo per puntarle il dito contro e alzare la voce.
- Prendi la mia mano Floridiana.
Le ordinò con calma. Allora lei non esitò più e si fece guidare da quella presenza affettuosa e calda. Non aveva più dubbi ormai: la mestra era buona, gentile, e non aveva paura della sua pelle blu colorata coi mirtilli.
La portò attraverso sale e salette davanti a una porta d'argento.
Su essa si riflettevano i raggi del sole, e con la manina si coprì gli occhi.
- Hai ragione, accostiamo un po' la tenda.
Rispose una volta accortasi del fastidioso luccichio, avvicinandosi alla vetrata colorata e tirando la stoffa turchina. Le ombre rosse, blu e verdi proiettate dalla finestra si oscurarono, e lei poté osservare meglio la porta.
C'era un grande libro inciso in basso rilievo. Non aveva mai visto quella porta, eppure viveva in quel castello da ormai sei anni, pensò tra sé e sé.
La donna, da una piccola sacchetta che Floridiana non aveva notato, tirò fuori una bacchetta d'argento con inciso, nella parte bassa, un bellissimo disegno di un fiore di lavanda.
Sussurrò, quasi in un sibilo, delle parole, e la bambina vide il libro chiuso, scolpito nell' argento, aprirsi lentamente, e sulle sue pagine apparirono delle scritte in greco antico.
- Sai perché non sono scritte in alfabeto fantàsico?
Le chiese Pervinca, e non si meravigliò affatto quando la piccola scosse la testa.
- Perché così chi viene non sa leggerlo.
Poi si abbassò sulle ginocchia, per arrivare alla sua stessa altezza.
La fissò, e poi le disse: - Quasi nessuno nel nostro mondo conosce questa lingua. Quasi tutti gli incantesimi sono scritti così, in maniera tale che le streghe non possano leggerli. Te lo insegnerò, ma tu devi promettermi che farai finta di non saperlo. Non lo devi dire nemmeno al tuo papà.
Sembrava quasi un affronto al potere regio. Una donna che osava sfidare gli ordini di un uomo, per di più un re. La maestra Etholred aveva visto in Floridiana una regina degna di tale nome, un faro per un popolo stanco e abituato da troppo tempo ad ubbidere ad ordini che non comprendeva. La donna sapeva che il futuro della piccola era in ciò che le avrebbe insegnato, ed era disposta ad insegnarle persino la lingua proibita e sconosciuta che tutti temevano, in quanto portatrice di arcani segreti e infime maledizioni. Una volta adulta avrebbe saputo cosa farne, se diffonderla o piuttosto continuare ad occultarla.
- Promesso.
Le rispose la bambina annuendo. Forse aveva capito davvero che la maestra voleva solo il suo bene.
Entrarono e la signora batté le mani.
Dalle pareti si staccarono le ombre, scivolarono in terra, passarono sotto i piedi di entrambe (a dire il vero Floridiana si alzò in volo perché aveva paura che il buio la toccasse), e poi, con uno strillo sommesso, al contatto con la luce svanirono.
- Quando chiudi una stanza di incantesimi per tanto tempo non è la luce che va via, ma è il buio che si incrosta sulle pareti e diventa ombre. Non avere paura di loro, non fanno del male a nessuno.
La stanza era un po' impolverata, non c'erano finestre, e nelle lanterne blu appese al muro di lapislazzuli la maestra mise delle candele dal profumo dolce. Forse era vaniglia, ma non si capiva molto bene.
E quelle note di vaniglia accompagnarono la principessa in tutte le sue lezioni, mentre parlava, scriveva e ascoltava il greco, mentre cresceva in una famiglia austera, mentre formava il suo carattere e la sua saggezza. Circondata da pergamene e strane ampolle colorate, Floridiana scopriva un mondo che le era stato sempre nascosto per paura che ne venisse rapita. Pervinca Etholred si assunse il compito di educare una figura di riferimento per un regno intero, e una minaccia per i nemici. -Porterai la pace in questo luogo- le ripeteva quando asciugava il suo pianto. Fu con Pervinca che si scoprì l'elemento della futura regina: il bene. E quel bene venne curato in tutte le sue sfaccettature, venne messo alla prova, testato in ogni misura. Non mostrò mao debolezza, mai un briciolo di titubanza. Floridiana fu sin da piccola matura, perchè non ebbe mai l'occasione di essere piccola ed innocente.
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