Capitolo 8~ Zaffiri blu
Cenammo in silenzio, ma apprezzai ogni pietanza. C'era l'arrosto, l'insalata, i pomodori, poi mi preparò una pesca sciroppata e per finire un muffin al cioccolato. Viola... lei mi aveva comprato un muffin al cioccolato la mattina, prima di... prima del disastro, ecco di cosa.
«Antares scusa... per caso quando sono stata ritrovata c'era anche un'altra ragazza con me?» chiesi d'un fiato. «No Clhoe, c'eri solo tu. La regina ha garantito che eri ferita ma che avresti recuperato in fretta. Ora bevi questo» mi porse un bicchiere piccolo, e dentro vi era un liquido simile a collutorio. «È per le tue ali» disse rispondendo al mio sguardo perplesso. «Romperà l'incantesimo di invisibilità». Mi aveva ingannata anche sulle ali. Me le aveva nascoste e mi aveva fatto credere di essere una strega. Aveva fatto finta di essermi amica, di aver addirittura tracciato un percorso per me. Bevvi la medicina tutta d'un sorso. Mi bruciò un po' lo stomaco, ma feci finta di niente: volevo le mie ali.
Antares sparecchiò e lasciò che i piatti si lavassero da soli. Mi portò, attraverso una scala a chiocciola, in una stanza spaziosa. La volta era aperta, e un telescopio enorme la attraversava, tuffando il suo enorme occhio vitreo nel cielo. C'era una scrivania piena di mappe celesti, e su un mobiletto vi era un portabacchette d'oro. Sembrava un corallo: le sue braccia avvolgevano cinque bacchette diverse. Una era blu con un' enorme stella bianca sulla cima. Un'altra era d'oro con incastonati dei diamanti a formare il piccolo carro. Le osservai estasiata. «Anche tu avrai un sacco di bacchette, anche se probabilmente non ti servono». Mi accarezzò la testa e mi disse di prendere quella con i diamanti. La presi con delicatezza e gliela diedi. «Mostra Saturno» disse toccando il telescopio. Diede un'occhiata e regolò la visuale. Mi disse di avvicinarmi. Quello che vidi fu sensazionale. Un anello compatto vorticava attorno una sfera perfetta, e rimasi ipnotizzata da quel movimento. Era meraviglioso. Mi mostrò gli altri pianeti e poi le costellazioni, insieme alla stella polare. Siccome non riuscivo a vederla, spense le stelle intorno ad essa. Quella prese a brillare più forte in un pezzettino blu scuro. Poi riaccese tutto. «Puoi fare tutto questo?» le chiesi meravigliata. «Sì... ma non è questo lo scopo di una fata delle stelle» disse in tono serio. «Perchè?» chiesi curiosa, ma lei non si scompose e proseguì «perchè può esistere una fata delle stelle per volta. E il nostro potere si estingue quando abbiamo donato le stelle a qualcuno». Tacqui. Non mi era molto chiaro lo scopo della sua vita. «Vedi Clhoe, la fata delle stelle può mettere le stelle negli occhi di una persona. Questo significa che gli dà più forza e più coraggio. Gli permette di risolvere più facilmente i problemi e di recuperare le forze in meno tempo. Ma bisogna trovare una persona valorosa, sincera, leale. Non si può dare tanto potere a chi non lo merita. Quando l'avrò trovata, il mio potere si estinguerà e vivrà una nuova fata delle stelle». Le chiesi se fosse una primizia, per ripassare quello che avevo imparato su Gradazione delle Creature Magiche. «Sono a metà fra le primizie e le maggiori. Poi potrò fare solo magie molto semplici, come lavare i piatti senza farlo davvero» sorrise. Io non sapevo fare neanche quello, se non con le mani. «Ma ora, a dormire!» mi diede un buffetto sulla guancia e mi portò una camomilla. Poi se ne andò.
Mi addormentai quasi subito, ma non fu una notte tranquilla.
Vidi il volto di Wendy trasformarsi in quello di Ignes, e il suo corpo trafitto dal coltello di Neridiana, mentre lei sghignazzava compiaciuta.
Gridai e mi svegliai sudando. Antares corse verso di me, reggendo una gemma di luce. Mi asciugò la fronte, e mi lasciò piangere sulla sua spalla. «Devi aver visto cose tremende... povera Clhoe... lascia che ti aiuti...» prese un sacchetto viola dal comodino. «Questa me l'ha data il re in persona... polvere dolcisogni» mi fece distendere, e si versò un po' di polvere dorata sul palmo della mano. Poi chiusi gli occhi, e lei soffiò.
Mi sentii avvolta da un caldo abbraccio, e mi parve di volare su su su e ancora su, sulle nuvole, poi in mezzo alle stelle e ai pianeti...
Mi svegliai di buon mattino, e Antares aveva preparato la colazione. Mangiai una fetta di crostata ai lamponi e bevvi del latte. Poi ci incamminammo.
Mi raccontò dei suoi anni a Corallorosa, l'Accademia per le fate, e di come tutti si spaventassero quando prevedeva il futuro (una delle sue molteplici capacità). Mi raccontò della sua migliore amica, Aura, e di quanto si fossero divertite a dipingere e decorare la sua casa. Antares era una persona creativa e molto colta, amica della regina e sua suddita fedele.
Arrivammo davanti un cancello dorato. Due guardie salutarono cordialmente la fata e me, dandomi il bentornato. Attraversammo un giardino meraviglioso, con alte siepi e fontane, tutte decorate con rose bianche e blu. Il castello era mozzafiato: una costruzione di cristallo purissimo sembrava raggiungere il cielo, e brillava grazie ai raggi del sole. Guglie e torri lo circondavano, archi rampanti e archi acuti, e il tutto era ordinato e conferiva bellezza all'edificio.
Il portone d'ingresso, che recava lo stemma della famiglia da una parte, e quello della regina dall'altro (la rosa con la F che avevo visto sulla lettera consegnata a Stria) era aperto, e dentro vi erano delle guardie e delle domestiche. Mi corsero tutte incontro, gioendo per il mio ritorno. Una si affrettò a chiamare la regina, e io iniziai ad avere un po' di paura. Ero tesa, e Antares mi tranquillizzò. «È la persona più dolce e calma del regno. Non ti farà mancare niente»
«Tu andrai via?» chiesi a un tratto preoccupata. «Sì, ma tornerò tutte le volte che vorrai» mi regalò uno dei suoi sorrisi più calorosi e sinceri, e lo apprezzai molto. Quando alzai lo sguardo vidi l'ultima persona che avrei voluto vedere: era lì, indisturbata, avvolta in un abito turchese e con aria solenne. Neridiana e la sua sfacciataggine non mi avrebbero mai smesso di stupire. La vedevo colpire Wendy come se stesse riaccadendo davanti ai miei occhi, e questi diventarono di fuoco. «TU!» gridai indignata. «Tu l'hai torturata! L'HAI UCCISA!»
La rabbia saliva insieme all'odio, mentre lei veniva verso di me, e qualcuno mi afferrava da dietro. Mi dimenai, perchè volevo farle provare almeno la metà di quello che avevano subito Wendy e Coraline, e non mi sarei fermata finchè, boccheggiando, mi avesse implorato di fermarmi. Continuai a gridare e a muovermi. E più lei si avvicinava, più sentivo ribollirmi il sangue nelle vene.
«Fermati Clhoe! Fermati!» mi disse Antares. Ma io non l'ascoltavo. Ero completamente fuori di me.
«Lasciatela!» disse lei e io mi precipitai in sua direzione. Era vicinissima quando fu come se il mio corpo si fosse gelato. Non riuscivo neanche a parlare. Mi mise una mano sulla guancia e io avrei voluto ucciderla. «Clhoe, io non sono Neridiana. Sono Floridiana, la regina delle fate. Sono sua sorella». Fu come se il mondo si fosse fermato. Tra stupore e vergogna caddi a terra, liberata dall'incantesimo che mi teneva prigioniera. Fissai il pavimento, mentre il mio viso diventava bordeaux. «Povera ragazza, chissà cosa ti ha fatto vedere... vieni con me»
Mi voltai verso Antares, che mi fece l'occhiolino. Per lei andava tutto bene, io invece volevo morire. La regina era avanti e la osservai meglio: il suo portamento era regale, ma non altezzoso. Sapeva essere elegante e trasmettere benevolenza, con gesti fluidi e misurati. Mi condusse nel suo studio e mi fece sedere di fronte a lei. Mi guardò dritta negli occhi. Erano due zaffiri lucenti, dolci e puri, che sapevano capire chi fossi da uno sguardo.
«Clhoe, saresti così gentile da darmi la tua bacchetta?» disse con calma. Gliela porsi. La guardò e poi la spezzò in due. Fu come liberarmi di un peso opprimente, e fu come se fossi tornata in superficie dopo giorni di apnea. Mi sentivo più rilassata, e il suo volto non mi ricordava più Neridiana. C'era solo lei, Floridiana, una fata saggia e buona.
«Grazie...» dissi sincera. Aveva risolto in pochi istanti problemi di giorni e giorni di agonia. Il mio grazie non valeva niente, ma non avevo altro da darle. Sorrise. Mi venne voglia di abbracciarla. «Perdonatemi maestà, io non volevo... non credevo...» dissi tutto d'un fiato, apparendo goffa e strana. «Clhoe, va tutto bene... non sei la prima ad aver avuto una reazione simile...» continuò a sorridere, poi guardò una foto sulla scrivania. «Allora, cosa sai del tuo potere?»
«Che sono una Suprema e che il mio elemento è l'acqua... poi, non molto...»
«Fantastico, allora potrò essere io la tua mentore, senza dover lavorare troppo sulle bugie di Stria» abbassai lo sguardo. «C'è qualcosa che ti preoccupa?» chiese realmente preoccupata. «Perchè non siete venuta a prendermi...?» dissi in un sussurro, pensando a tutto quello che avrei evitato se fossi stata salvata. Sentii un groppo alla gola che non voleva saperne di andarsene. «Ma non sei stata sola... c'era Ignes con te...» a quel punto mi presi la testa fra le mani, e lei venne vicino a me. «Non so neanche dov'è...» mentre mi stringeva e io lasciavo che lo facesse, sentendo un calore insolito propagarsi in me, mi chiesi se fosse venuta per ordine della regina. «Ha portato i tributi a destinazione ma se ne è andata. Non è rimasta, ma sicuramente sta bene. Clhoe, non l'ho inviata io, se è questo che ti stai chiedendo. Ho visto che stava venendo da te, e per evitare di essere scoperti ho lasciato ti portasse in salvo lei. Se avessi agito io, non sarei riuscita a salvare i tre ragazzi, che Stria avrebbe usato come ostaggi. Le ho inviato centinaia di lettere, e mi ha risposto con una dichiarazione di guerra in cui mi ha assicurato che avresti partecipato anche tu, dalla sua parte». Quella dannata megera. Voleva usarmi per il potere, per arrivare al controllo. «Per lei sono una regina scomoda, perchè oltre ad essere regina delle fate sono la regina del regno della fantasia... ma non importa, ora sei qui e ti proteggerò» disse piantandomi dritti in viso quei suoi occhi ipnotici. Il mio sguardo cadde sul tavolo. Fogli e pergamene erano sporchi di quella calligrafia che ormai conoscevo a memoria. Rimasi in silenzio, cercando di capire che cosa provassi. Rabbia? Paura? O forse felicità per aver trovato quello che cercavo?
«Qualcosa non va?» chiese preoccupata. «La vostra grafia...» dissi balbettando. Assunse un'aria seria, e si alzò. Andò alla finestra, e scrutò il panorama, assorta. «La tua vita è stata travagliata da quando sei nata». Tacque, e poi mi chiese una cosa inaspettata: «sei sicura di voler sapere ora della tua infanzia?»
Riflettei. Avrei saputo cose terribili, me lo sentivo. Ma almeno avrei saputo. Avrei capito. Annuii, anche se ero spaventata, e non ero nemmeno sicura mi avrebbe detto la verità, ma in fondo, non avevo nulla da perdere.
«Quando sei nata non avevi poteri. Eri un normalissimo essere umano. Poi il mare ti donò i poteri, riconoscendo in te una persona degna per la prima volta. Ma quelli non erano e non sono tutt'ora poteri comuni: sei custode di una forza assoluta, oserei dire invincibile... e ciò non fu di certo ignorato. Stria ti ha cercata ovunque mentre io tentavo di proteggerti insieme a...»
«insieme a...?» la esortai a continuare. Ma la mia non era più una richiesta, era quasi una supplica.
«Insieme ai tuoi genitori...» lo disse in un tono triste e desolato, e io sapevo già il resto dentro di me.
«Hanno lottato fino alla fine, ma non c'è stato nulla da fare... Stria alla fine ti ha trovata, e non ha risparmiato nessuno, eccetto...»
«Eccetto...?» la tensione che metteva nelle sue parole mi sfiancava.
«Tua sorella gemella, Clhoe»
Bam. Una sorella. L'unica parente in vita che probabilmente mi era rimasta. Dovevo vederla.
«E perchè l'ha risparmiata?»
«Perchè credeva fossi tu. Tutti credevano fosse lei la Suprema. Se ti avesse vista, Stria ti avrebbe uccisa. Ma tua madre ti coprì con il suo corpo». Ricordare le faceva male. Mi trovai nella strana situazione in cui non sapevo se consolarla per la perdita dei miei genitori.
«Ma perchè allora quel biglietto? Perchè abbandonarmi?»
«Io non ti ho abbandonata! Ho visto che lì, sulla terra, c'era qualcuno che ti avrebbe amata»
«Che mi avrebbe amata? Ahahahah! Bella scelta! Nora... alcolizzata e depressa» mi tappai la bocca. Non volevo fare il replay di qualche minuto prima. «Finchè tuo... "padre" fu in vita andò tutto a meraviglia. Qui c'erano solo fame, distruzione e morte». Seguì qualche minuto di silenzio. Magari la sua scelta non era stata proprio ottimale, ma in fondo voleva solo proteggermi. «E perchè mi avete separata da mia sorella?»
«Questa è una domanda che approfondiremo più avanti». Rimasi spiazzata. C'era altro, c'era tanto altro, e probabilmente non riuscivo a quantificare a quante bugie avevo creduto. Era meglio così, ma dovevo sapere un'ultima cosa. «Non posso credere che sono qui per pura protezione. Potevate proteggermi lasciando che fosse Antares ad occuparsi di me» sospirò «sei molto intelligente Clhoe... per cui sarò sincera con te: ero molto amica dei tuoi genitori, e mi hanno chiesto se volevo essere la tua madrina. Ho accettato senza riserve». Dovevo ringraziarla? Non lo sapevo... ma la bocca rimase chiusa e non emise alcun suono.
Altro silenzio. Ora capivo perchè mi aveva tanto intimorito quel nome. Capivo dove lo avevo già sentito. E questa sorella? Sarebbe riuscita a starmi accanto, nonostante i miei poteri? Non potevo dirlo. Fino ad allora tutti quelli che mi erano stati accanto erano spariti.
Avevo bisogno di pensare, di stare in pace. «Vorrei mostrarti la tua stanza» disse in tono benevolo. Sembrava quasi temesse un rifiuto. Mi alzai e la seguii. Quando si muoveva sembrava non toccasse il pavimento, e salutava tutti cordialmente, senza badare al loro rango sociale. Salimmo una scala a chiocciola in una piccola torre, e io mi affacciai da una finestrella minuscola. Campi arati e giardini perfetti si estendevano per tutte le terre del castello. E poi oltre, ruscelli, cascate cristalline, piccoli villaggi sparsi... riconobbi da lassù persino la casa di Antares. La regina aspettò che osservassi, paziente, senza fretta. Quando mi voltai sorrise. «Anche io ogni volta rimango rapita dalla vista. È sublime». Annuii. Mi trasmetteva un amore quasi materno, e fu inevitabile mostrarle la mia fiducia. Il modo in cui mi permetteva di esplorare e capire mi sembrava volto al mio benessere. Avevo timore, non lo nascondo. Una terribile sensazione di essere ingannata nuovamente mi opprimeva, ma se era vero quel che diceva, e cioè che era la mia madrina, non potevo far altro che affidarmi a lei. Lei era il ponte con il mio passato, e quindi con me stessa. Sapere di essere caduta nella trappola dell'assassina dei miei genitori mi faceva venir voglia di strapparmi i capelli. Sapere di non esser stata abbandonata mi alleggeriva. Ero stata protetta, ero stata messa al sicuro.
Arrivammo in una zona luminosa del castello, con ampi corridoi ed enormi finestre a vetro. C'erano varie porte, tutte di cristallo, come le pareti. Eppure non si poteva vedere attraverso, grazie ad un incantesimo, come mi spiegò Floridiana. Spinse la penultima a sinistra e mi mostrò la mia camera: era spaziosa ed entrava tanta luce. C'era un letto a baldacchino, una scrivania in legno bianco e un armadio dello stesso materiale. Poi una scala a chiocciola portava ad una specie di soppalco abbastanza alto e largo, dove vi era un tavolino circondato da sedie basse, costituite da un cuscino ceruleo sorretto da quattro piedini, e due divanetti altrettanto alti, insieme a due piccole librerie contenenti tanti romanzi ma anche libri di scuola. Da una bifora passava la luce del sole, filtrata dalle tende azzurre. Scesi di nuovo le scale ed entrai in un'altra stanza, che era il mio personale bagno, con una vasca enorme e uno specchio ovale circondato da motivi argentei che richiamavano una pianta rampicante attorno al vetro.
Ai lati del letto azzurro vi erano due finestre, da cui si vedeva l'affaccio sul panorama e una zona del castello meravigliosa: una bellissima serra in vetro e argento che ospitava innumerevoli varietà di piante e fiori. «Potrai visitarla quando vorrai» disse sorridendo. Poi si avvicinò a me, tanto che potei sentire il suo profumo di rose. «Potrei vedere la tua farfalla?» chiese in tono gentile. La tolsi da sotto la stoffa e gliela mostrai, anche se mi tornò in mente l'uccisione di Wendy. Repressi quel terribile ricordo con una smorfia che non passò inosservata. La regina infatti mi guardò preoccupata, ma non disse niente. Si limitò a proseguire un discorso, indicando una campana di vetro sul comodino. «Quello è il luogo dove la farfalla si rigenera. Non ne ha bisogno tutte le sere, ma è bene che ci passi almeno una notte a settimana»
«Va bene...» dissi avvicinandomi. Con un'occhiata più attenta mi accorsi che dentro vi era una cascata e persino un bosco. Era pieno di fiori, colori, e un cielo perfettamente azzurro faceva da sfondo. Picchiai il dito sul vetro, incredula, ma quello non si scompose minimamente e mi divideva da quel paradiso in miniatura. La farfalla invece, grazie al tocco di Floridiana, prese vita, e attraversò senza problemi il vetro, volando lontano, e sembrando un minuscolo puntino azzurro. «Io non...»
«Tranquilla, ci farai l'abitudine. Quando vorrai riaverla al collo ti basterà disegnare un cerchio sul vetro». Per lei era tutto normale, ordinario. Per me era insolito, nuovo, originale. Sorrise di nuovo, e fu come se mi avesse abbracciata. Le sorrisi a mia volta, timidamente. Quando fu sulla porta si voltò, e disse: «So che questo è strano per te, e che prenderci la mano richiederà del tempo, ma se hai bisogno di parlare o di fare domande sappi che potrai trovarmi sempre... a meno che non sia profondamente addormentata... in quel caso ti consiglio di aspettare la mattina» risi di gusto, e mi venne in mente Ignes con il suo modo di fare. Mi sdraiai sul letto, con uno strano senso di pace che mi cullava. I miei timori si limitavano a sapere se Ignes stava bene e se lo stesso valeva per Viola, anche se Antares mi aveva rassicurata per entrambi i casi. Ora tutto quello che sentivo dentro era voglia di riscatto, di cominciare daccapo ed essere me stessa. Avevo iniziato a capire chi ero.
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