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Capitolo 46~ Lavoro di squadra

Pioveva. I tuoni facevano paura e i lampi danzavano tra le nuovole viola. Ignes era seduta su una poltroncina rossa il più lontano possibile dalla finestra della biblioteca. I piedi leggeri erano poggiati su un intricato tappeto persiano dalle tonalità rossastre e purpuree. Il suo sguardo era perso nel vuoto, mentre con il dito teneva il segno di una riga che proprio non riusciva a leggere. Io ero stata obbligata a frequentare almeno una lezione di cucito, e avevo deciso di praticare quello che avevo imparato cucendomi le tasche su qualche vestito. Per cui da quel momento le mie braccia se ne stavano molli, ancorate alla stoffa. Questo fatto aveva destato non poche perplessità tra la media e alta borghesia, tra l'aristocrazia, tra i reali. Ma io non me ne curavo. Il silenzio venne frantumato dal boato di un tuono. Ignes sobbalzò. «Non ce la faccio più» mormorò toccandosi la fronte. «È solo un acquazzone» sminuii. «Non intendevo quello!» si lamentò lei, chiudendo il libretto senza nemmeno metterci il segnalibro. «Tu te ne stai lì con quelle tasche e non fai niente»
«Non prendertela con le mie tasche se la tua fiamma è sparita» la rimproverai. «Potrebbe essere un tributo!» continuò esasperata. No, Jackson Miller non era un tributo. Ne ero certa. Era stata ritrovata la sua medaglietta nel bosco proprio il giorno dopo la dichiarazione dei genitori. Avevano ammesso di aver litigato con il ragazzo e di non aver avuto più notizie dopo la lite. In compenso la sua stanza era piena di libri sulle streghe e su come raggiungerle senza attraversare tutto il regno. Gli avrei volentieri suggerito di ferirsi la gamba, essere rapito ed essere preso in giro per diverso tempo sulla propria natura. Odiavo quel ragazzo: sia perché si era preso il cuore puro e delicato di mia sorella, sia perché era un traditore idiota ed esaltato. Eppure la sua era diventata una questione di stato. «Permettimi di cercarlo...» piagnucolò. «Scordatelo» risposi per l'ennesima volta in tono duro e che non ammetteva repliche, ma lei replicava sempre. «Non posso aspettare che...»
«Ignes piantala! Scordati che ti metta in mezzo alla strada a cercare un imbecille!» sbraitai indicando con la mano aperta l'esterno. «Scommetto che se fosse stato Matt saresti corsa subito» borbottò. «Sì» risposi calma. «Per ammazzarlo con le mie mani. Non eri tu quella che serviva solo una regina?» le chiesi ironicamente. Alzò gli occhi al cielo. Sospettavo che la cotta non fosse l'unica ragione di tanta preoccupazione. Sparivano tante persone da quando ero arrivata, e forse temeva che qualcuno -come gli Sterk- potesse sfruttare la situazione per imbrattare in qualche immondo modo la mia immagine, e anche quella della famiglia reale che ci proteggeva. Ma io ero sicura che Jackson avesse tradito il suo regno, anche se nessuno mi credeva. Solo il re non aveva storto il naso quando avevo esposto il problema.
Un altro boato. I vetri tremarono e mia sorella si mise in ascolto. Quando provai a ripetere che era solo pioggia, mi zittì con la mano. Ancora rumore, ma questa volta fu accompagnato da un urlo. Allungai la mano e la spada si materializzò nel mio pugno, e corsi fuori, seguita dalla fata del fuoco.

Un pezzo del soffitto era crollato insieme a dei fogli. Il pavimento della stanza squarciata presentava qualche fiammella sparsa. Accompagnai mia sorella per le scale e mi aiutò a soccorrere una donna terrorizzata. «Un... un... AAAAH!» gridò di nuovo accasiandosi a terra e coprendosi la testa. Un muso squamoso nero dai riflessi viola spalancò le fauci e sputò fuoco. Ignes trattenne il respiro, spalancò le braccia e il getto mortale si aprì in due e ci passò di fianco. Rimasi talmente di sale che mi salvai solo per la sua prontezza. Era un drago enorme. Aveva aperto una voragine nel muro e pezzi di corallo rosato pendevano sulla parete, raggruppandosi in cumuli di polvere per terra. Si aprì un varco sufficiente a far passare gli occhi e scrutare l'interno: una pupilla oblunga nera era immersa in una palla verde acido. Non era decisamente un drago d'argento. Le ali sbattevano impetuose, creando un vento terribile. Si levò in volo e vedemmo scorrere la sua pancia da serprente. Infilò la coda nella fessura e tentò di colpirci: sembrava una frusta sottile ma dolorosa, e culminava con una punta a trangolo rivestita di aculei. Tentai di menare un fendente, ma lo sfiorai e si innervosì ancor di più. Dovetti uscire e affrontarlo, ignorando gli avvertimenti di mia sorella e le sue suppliche.
Gli artigli avrebbero potuto uccidermi in qualsiasi momento, ma io ero troppo stupida e temeraria. Era lungo 50 metri, un palazzo nero e sputafuoco si stagliava davanti a me, vorticando nell'aria e soffiando fumo nero. Nulla a che vedere con il delicato profumo di lavanda. Dovetti far ricorso a tutta la mia forza per non venire spazzata via dall'aria mossa dalle ali. La pioggia mi bersagliava noncurante, e io non ebbi la forza di rimanere asciutta. Ero troppo concentrata a fronteggiare quel gigante e non potevo sprecare un solo briciolo della mia forza. Attaccò per primo: tentò di spingermi per terra con un colpo della testa, ma io lo schivai. Sbuffò, e respirai l'odore acre e marcio dello zolfo. Mi bruciò la gola e mi sentii stordita, senza alcuna risorsa. Riuscii a deviare altri colpi, finché, stremata, venni colpita. La mia schiena pigiò violentemente contro il terreno, sollevando polvere e piccoli sassi. Ignes, dal piano dell'accademia, gridava di svegliarmi. Che sciocca ero stata: affrontare una bestia del genere tutta da sola. Non riuscivo a vederlo perché avevo le palpebre chiuse. Ero consapevole però che si stesse agitando in preda all'euforia. Forse la carne di fata era particolarmente buona. L'aria rombava, carica di tempesta. Il drago nero ruggiva trionfante, pronto a scatenare la sua furia su un corpo destinato a morire, lacerato da quei denti aguzzi. Aprii le palpebre e vidi la mastodontica creatura attraverso due sfocate fessure. Finiscimi e basta, avrei voluto dire. E proprio quando puntò il muso contro di me e iniziò a scendere in picchiata, aprì le fauci bramose e nauseabonde. Si avvicinava a velocità supersonica, e poi, improvvisamente pietrificato, si fermò a mezz'aria. Sbattè le palpebre, confuso, scosse la schiena, ripartì verso l'alto, e sul suo dorso vidi una piccola figura di ragazza intenta a infastidirlo. Non ebbi nè il tempo, né la forza di chiedere. Qualcuno mi prese per le spalle senza troppi complimenti, e mi trascinò sul prato, al riparo tra la vegetazione. «Certo che sei stupidamente testarda» disse una voce che proveniva da un cespuglio. No, non era un cespuglio, o meglio sì, però di capelli ricci e disordinati. Dave osservava inquieto il cielo, mentre chiudeva istintivamente gli occhi quando una goccia di pioggia gli atterrava in faccia. «Non mi aiuti a farmi amare in questo modo, lo sai?» mi rimproverò. Il drago ruggì e lui sobbalzò. «Cavolo...» imprecò sussurrando. Poi si voltò di scatto, e si sentì dire: «va' e non preoccuparti». Il ragazzo annuì, e Matt mi prese in braccio e mi portò via.

La pioggia non si fermava, e con gli occhi stanchi vedevo le scie lasciate dalle gocce sul vetro freddo. «Ma cosa le è saltato in mente...» borbottò Ignes nell'altra stanza. «Sai com'è fatta. L'importante è che stia bene». Mia sorella sfogliava freneticamente delle pagine spesse, e lo potevo intuire dal rumore corposo della carta. Mi stupii di quell'atteggiamento irrispettoso da parte sua, lei che amava e venerava come entità viventi i libri. Era arrivato l'autunno, e con lui il freddo e le foglie rosse. Vedevo le immagini tremule e fragili degli alberi sferzati dal vento, mentre la pioggia sembrava voler distruggere il vetro. Per un attimo credetti che non fosse la finestra bagnata che faceva apparire tutto così lattiginoso e sfocato, ma i miei occhi velati di lacrime. La pioggia grigia sembrava obbligare la terra a dormire. Lo scroscio sembrava cullarla, e i tuoni sgridavano chi si ribellava al letargo imposto dalla natura. Mi girava un po' la testa, forse per i pensieri, forse per la botta. Forse perché avevo capito che pur essendo fortissima e potentissima da sola non valevo niente. E questo significava dover permettere alle persone che amavo di rischiare la vita per me.
Mi voltai, e vidi Matt abbracciare Ignes, stanca e provata. Piangeva sommessamente, e io ne ero responsabile. La pioggia sembrava essersi riversata anche sulle sue guance di rose. Un lampo si scatenò all'improvviso, e non era naturale. Sobbalzai a tal punto che mi ritrovai in piedi. «DAVE!» gridai battendo il pugno contro il vetro. Gli altri mi corsero incontro. «Sta' calma!» mi intimarono. Cinsero le mie braccia per evitare cadessi, e ai miei piedi si aprì una spirale di ghiaccio. Mia sorella inorridì. «È tutta colpa mia...» piansi. «Non è vero» rispose quieto Matt, anche se i suoi denti cominciarono a battere. La fata del fuoco era avvolta da una strana aura, e le sue mani scottavano. Le mie invece erano bianche cadaveriche. «Sei tu che controlli le tue emozioni, non il contrario» continuò il ragazzo, quando ormai tutta la stanza era un grande igloo. «Hai salvato tre ragazzi da Rocca Strix, hai sconfitto un mostro a Castelcristallo»
«E mi hai insegnato ad avere fiducia in me stessa» intervenne la ragazza. Il crepitio del ghiaccio che si arrampicava sulle pareti tacque. Io smisi di accasciarmi. Trattenni il fiato. Dove ero arrivata? A che punto mi ero spinta? E perché facevo tutto ciò senza sottrarmi, senza nemmeno pensare a me stessa? Perché quel mondo mi aveva dato tutto. Quel mondo era la mia famiglia, la mia casa, il mio posto. Il fatto di essere ancora una ragazzina non impediva alle persone di vedermi come una guida: ricordavo con gioia l'accoglienza nel quartiere d'Acqua, il sorriso della bambina, le ragazze che mi correvano incontro. Ricordavo la riconoscenza di Meilì per averla aiutata con Stephany. Ricordavo le liti con la fata dello Scirocco e lo stupore degli altri studenti. Forse le mie erano solo manìe di grandezza, un desiderio spassionato di passare alla storia. O magari apparivano tali a chi non mi conosceva davvero. In realtà avevo donato la mia esistenza ad un popolo che amavo, alla mia casa, alla mia famiglia. Mi rialzai e fissai la finestra bagnata. «Andiamo» dissi. E lasciammo la stanza nel silenzio.

Dave aveva un taglio in fronte e i riccioli sporchi di sangue. Continuava a guardare il drago con apprensione. La creatura sembrava lottare contro se stessa, e tra le squame nere vidi una ragazza con i capelli d'ebano arrampicarsi sul dorso, tentando di mantenere l'equilibrio. In lontananza i ragazzi strepitavano e venivano portati al sicuro. La pioggia non ci dava tregua, e aveva trasformato l'erba verde in fango insidioso. Viola si materializzò in quel momento accanto a Dave. «Sei ferito!» esclamò tamponando il taglio. Lui rimase immobile. Allungai la mano e arrivò la spada. Le mani di Ignes fumavano, ma non le avrebbe mai usate per attaccare una sua creatura. «Cerco di raggiungere il drago dalla voragine dell'edificio. Ignes, vieni con me» annunciò Matt. Li lasciai andare e mi sollevai in volo gridando il nome di Meilì a squarciagola. Il drago tentò di acciuffarmi e soffiarmi di nuovo addosso quel suo fumo letale. Ma avevo imparato la lezione, e ogni volta rispondevo con un getto di vapore. Le particelle bianche si fondevano con quelle verde acido, e poi si disperdevano nell'aria. Meilì parlava una lingua strana, fatta di sibili e versi duri, una lingua arcana e antica. Quando l'animale si mosse per farmi del male lo colpii con un fendente: dalla ferita sgorgò sangue nero. Ruggì per il dolore, sollevando il muso e muovendosi in modo talmente repentino da far cadere la mia amica. Creai una nuvola all'istante che le impedì di precipitare. «Portiamolo verso Ignes!» suggerì la fata. Annuii, mentre evitavo i colpi. Lanciai vari dardi di ghiaccio che esplodevano e gelavano qualche parte del suo mastodontico corpo. Faticava a liberarsi ed era appesantito dalla mole di acqua solida in maniera necessaria affinché rivolgesse la sua attenzione ad altro. Meilì si alzò in volo in modo autonomo, scagliando getti argentei dalla sua bacchetta di pietra di luna. I fili si intrecciavano e creavano una rete che ghermiva il nemico. Dovetti schivare più volte musate, soffi infuocati e artigli affilati. Gli occhi vitrei ruotavano all'impazzata, accompagnati da sonori ruggiti contrariati. Dalla voragine nel muro vidi sbucare mia sorella, che si stava sporgendo, sorretta da Matt che le impediva di cadere, per parlargli. Pregai in silenzio che facesse attenzione, e questa mia distrazione mi sarebbe costata cara se la mia amica non mi avesse prontamente scansata da una frustata della coda. I suoi capelli e il suo vestito frusciavano indomabili al vento della tempesta. Si espresse nella lingua che avevo sentito pronunciare da Meilì, solo in tono diverso e più gutturale. «Continua a distrarlo!» mi ordinò poi. Così gli scagliai un serpente fatto d'acqua contro, e Meilì utilizzò il mio mostro improvvisato come mezzo per un incantesimo di persuasione. Il drago, tuttavia, non sembrava intenzionato a collaborare. Così Matt si gettò alle caviglie di mia sorella e la tenne ancorata al pavimento pericolante. Meilì urlò il nome di Dave, e lui accorse. Io ghermii l'animale con getti d'acqua che poi gelarono, intrappolandolo. Il ragazzo gli toccò la coda ghiacciata, e io vidi delle ombre che risalivano il corpo come schizzi di inchiostro, strisciando e guizzando come pesciolini neri. Arrivarono alle pupille citrine e le annerirono del tutto. Ignes sollevò le braccia e sprigionò una quantità tale di calore che ci asciugammo tutti all'istante. Una palla enorme, gialla e bianca si materializzò sopra la sua testa, incandescente e pericolosissima si abbattè infine sulla belva, ormai inerme. Quando fu tutto finito, il ghiaccio si sciolse e si riversò in onde scomposte sul prato. Il drago giaceva addormentato e sfinito sull'erba fangosa, occupando una quantità di spazio non indifferente. Aiutammo Matt e Ignes a scendere a terra, e Meilì corse da Dave, che per fortuna non sanguinava più. «Stai bene?» gli chiese in apprensione. «Scherzi?! Tu piuttosto!» esclamò prendendola per le spalle e osservandola terrorizzato, con gli occhi spalancati e la bocca secca. Poi la strinse in un abbraccio che da solo avrebbe potuto causarle fratture multiple. «Meilì non lo fare mai più, o morirò giuro» disse tutto d'un fiato. Quando si rese conto di ciò che stava accadendo la lasciò all'improvviso, diventando paonazzo. Meilì rimase glaciale. «Vado ad avvisare la professoressa» annunciò e andò via. Lui la osservò allontanarsi inerme, e giurai di averlo visto lacrimare. In tutto quel trambusto Viola era rimasta in disparte. Non feci in tempo a consolarla, perché mia sorella fu più veloce. Eravamo rimasti io, Matt e Dave ghiacciato. Il ragazzo dei fulmini approfittò del momento di pace per baciarmi. Senza preavviso. Cinsi le sue spalle e mi avvicinai il più possibile, desiderando di divenire una cosa sola con quella persona così speciale. Era sporco di terra e polvere, stanco finito, e bellissimo. Mi strinse e sostenne la mia testa con una mano. Aveva le labbra salate e il corpo umido. Il tessuto della maglietta aveva aderito con forza contro la sua pelle. Quando aprimmo gli occhi constatai con sollievo che la tempesta, almeno nel suo animo, si era calmata. Mi accolse un azzurro cielo talmente potente che mi sembrò di perdermi. Gli accarezzai una guancia macchiata di battaglia e fatica. Poi gli scompigliai i capelli e rise, baciandomi la tempia. «È andata bene» constatò. «Abbiamo vinto» aggiunsi io sorridendo. Incredibile come la situazione si fosse capovolta così rapidamente: ero passata dall'euforia allo sconforto più nero, ma con loro ero riuscita a risalire dal baratro. Ero scesa a patti con la realtà, li avevo coinvolti, esposti al pericolo, ma avevamo vinto. Avevamo trionfato tutti. Tuonava ancora in lontananza, e un drago dormiva steso nel giardino dell'accademia. Alcuni ragazzi si radunarono attorno a noi, applaudendo. La voragine nell'edificio crollava a pezzi e riversava polvere e calcinacci. Ma eravamo usciti vivi e trionfanti da un pericolo mortale. Dovevamo solo fare un'opera di ristrutturazione e smaltimento-drago. Per il resto andava tutto bene. Eravamo invincibili.

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