Capitolo 30~ Trattative
Stare seduta sul letto si rivelò più difficile di quanto pensassi. Le ragazze addette alla sistemazione della sala comune trascinavano mobili, spostavano pesanti oggetti e mi rendevano difficile riflettere. Avevo chiesto il parere della mamma di Alga per cosa indossare quella sera, e lei mi aveva suggerito un vestito semplice, azzurro, con le maniche lunghe e la gonna ampia, abbastanza rigida. Nello studio antistante la mia camera accolsi le tre coppie di legati secondari e spiegai cosa mi aspettavo facessero. «Frederick e Phoebe, voi dovrete essere impeccabili. Vi ho assegnato al gruppo Æ perchè non voglio che Stephany pensi che non la voglia controllare. Deve sentirsi un po' sotto pressione» dissi mentre misuravo la stanza a grandi passi. «Poi... Carol e Alga voi due assolutamente da mia sorella. Accogliete qualsiasi richiesta, siate disponibili e soprattutto non assecondate ciò che chiederanno i legati d'aria. Cercate di ribattere, di essere convincenti ma non invadenti. Prevalete su di loro con discrezione». Dalle loro facce mi accorsi di aver chiesto tanto, ma tentarono ugualmente di metabolizzare il compito. Pregai in silenzio che facessero quello che dicevo. Non potevo permettermi errori. «Steven, Ilary... studiate il gruppo terra. Non ho intenzione di chiedere proprio a loro di stringere un'alleanza, sono troppo... rigorosi» soppesai. «Ma ho bisogno della tua allegria per rompere il ghiaccio...» mi rivolsi ad Ilary, che trattenne una risata. «Detto da te... rompere il ghiaccio...» ma io non avevo tempo per ridere e scherzare. Steven si limitò ad annuire, aveva capito che a lui spettava la fase analitica del gruppo T. «Okay... allora andate... e... sono sicura che non mi deluderete». Faceva davvero pena come discorso di incoraggiamento, ma loro capirono e lasciarono le loro sedie azzurre in silenzio, lasciandomi spazio. Ero affacciata alla finestra quando Perla e Taylor bussarono. La ragazza stringeva un foglio nella mano e me lo porse. «Mi sono presa la briga di segnare le coppie... scusami». Guardai i nomi disposti ordinatamente nella tabella. «La statua la vuoi d'oro o d'argento?» le chiesi, e seriamente le avrei regalato un monumento. Lei sorrise leggermente imbarazzata ma soprattutto orgogliosa della sua iniziativa. Li invitai a sedersi e servii loro il the. Il cucchiaino tintinnò nelle tazze e ripensai al consiglio di Meilì: il segreto era aspettare che l'acqua raggiungesse un colore corposo ma limpido. Taylor sbocconcellò un biscotto. Mi sedetti di fronte a loro, con la scrivania a dividerci. Intrecciai le mani e le posai sulla superficie, facendo svolazzare un po' di fogli di carta. Non era per niente facile stare lì, parlare, consigliare, dare indicazioni. Si sentiva solo il biscotto andare in frantumi nelle fauci del ragazzo, mentre Perla, che mi scrutava con i suoi occhi pensosi e introversi, attendeva risposte a domande che non aveva ancora posto. Io, d'altro canto, non ispiravo sicurezza: avevo dettato regole di comportamento, nulla di più. Sentivo il cuore battere tachicardico nelle orecchie, il suono assordante del pasticcino e le idee confuse che ronzavano nel caos più totale della mia testa. Sospirai, cercando di mantenere un contegno, poi spostai la sedia, che sfregò sul pavimento, e mi alzai. Incrociai le braccia e andai verso la finestra, immedesimandomi in Floridiana. Iniziavo a capirla: le responsabilità e il senso del dovere non erano carichi leggeri. Non dovevo deludere le aspettative della mia torre, perché ero stata io a dire che avremmo vinto, io li avevo incoraggiati e spronati, io avevo ordinato loro di lottare. Le fontane nel giardino sottostante rinfrescavano i passanti e davano sollievo dal caldo. Molte ospitavano pesci d'acqua dolce nutriti e accuditi dalle rispettive fate, alcune di esse sedute sulle panchine di corallo o a forma di conchiglia. Motivi ad onde percorrevano il porticato, i ponti tra i ruscelli, i bordi delle vasche di pietra. Tutto faceva tornare in mente il sinuoso movimento dell'acqua, che riuscì a darmi sollievo e un po' di stabilità. Di lì a poco la nostra sala comune si sarebbe riempita di gente carica di domande, sogni, desideri. «Allora» esordii «sarà una serata piena, e io avrò bisogno del vostro aiuto». Parlai con calma, senza fretta. I ragazzi erano i miei legati primari, li avevo scelti io in base alle mie esigenze. Dovevo instaurare un rapporto solido e mettermi a loro completa disposizione. Fu in base a questo che feci la mossa successiva: «chiedetemi qualsiasi cosa e io vi risponderò sinceramente». Li spiazzai, era evidente. Si aspettavano ordini, divieti, regole. Perla, dopo un momento di totale sorpresa, riprese il controllo della sua mente e della sua compostezza, Taylor invece tenne sospeso il biscotto numero 405 tra la mano e la bocca. La ragazza si schiarì la voce e chiese: «perché noi due?» indicando se stessa e poi l'altro. Sorrisi: «perché siete esattamente ciò di cui ho bisogno. Tu sei razionale, organizzata, lucida. Sai mantenere la calma, ispirare fiducia. Taylor al contrario dà un'idea di solidità, di forza. Dovevo avere con me un braccio e una mente mentre provavo ad essere io entrambi. Il mio piano è questo: cercherò di essere diplomatica, disponibile, ma allo stesso tempo dura, per far capire all'interlocutore di dover rispettare dei limiti. Dal momento che voi siete esattamente così, qualora la mia immagine e di conseguenza quella della torre dovesse vacillare, voi ne sarete i garanti. Ho bisogno di voi perché non sono perfetta, ho molto da imparare, e dunque necessito dei migliori maestri».
«Come inizio è... perfetto...» rispose Taylor ancora esterrefatto. Gli sorrisi, e arrossii un po'. Non mi aspettavo di partire con il piede giusto, anzi. «Dopo questo» intervenne la fata delle perle «credo che siamo pronti. Ci hai spiegato nei minimi dettagli cosa ti aspetti da noi, e non abbiamo intenzione di deluderti. In effetti tu non sei solo... tu. Sei tutta la torre». Mi guardò negli occhi convinta, senza finzione, e lo apprezzai molto, convincendomi ancora di più di aver fatto la scelta giusta. Si congedarono e io finii di prepararmi, seguendo alla lettera i consigli della sarta. Non avrei visto nessuno dei miei amici più intimi, se non Alga e Perla, perchè tutti erano impegnati nelle loro insigni missioni. Non mi sentivo sola, ma percepivo la mancanza di qualcosa, di cui conoscevo esattamente l'identità. Il parere della regina, che sarebbe stato sicuramente limpido e sincero, non era arrivato perché io non lo avevo richiesto, ancora troppo ferita nell'orgoglio per via dello schiaffo. Per quanto validi fossero stati gli aiuti che avevo ricevuto fino a quel momento, sapevo che Floridiana, anche solo con una parola, avrebbe potuto sigillare la mia sicurezza come farla vacillare totalmente. Fui tentata più volte di spedirle anche un semplice bigliettino tramite il barattolo, ma ogni volta trovavo una scusa diversa. "Non mi starà a sentire" o "non risponderà in tempo". Giocherellai con la farfalla per far passare un po' di tempo prima del discorso e delle trattative. Sembravo una neonata con una giostrina: osservavo l'insetto volteggiare e schivare le piccole bolle che creavo di tanto in tanto. Le ali azzurre riflettevano il sole del tramonto, e il contorno dell'animaletto sembrava esser stato ripassato con una polvere dorata. Fuori dalla finestra si svolgevala solita vita di Corallorosa. I ragazzi tornavano dai campi di addestramento e si riversavano nelle rispettive torri, brandendo utensili sportivi o libri. I draghi atterravano stanchi e si gettavano nelle mani esperte degli addestratori, che scioglievano briglie e selle mentre caricavano nelle enormi fauci quantità industriali di peperoncino o erbe varie, persino bistecche. Le code squamose delle creature oscillavano sul prato lasciando scie ondulate, e in lontananza si sentivano le eco dei loro ruggiti. Quando il sole tramontò e ne rimase solo un riverbero di luce arancione all'orizzonte, scesi le scale, dirigendomi verso la sala comune. Le tre coppie di legati erano pronte a lasciare l'edificio, ma quando mi videro si fermarono e Ilary, per scherzare, fece il saluto militare. Indossavano un mantello azzurro, e come fermaglio il simbolo della nostra torre, ovvero una A incisa dentro una goccia. Sorrisi e li salutai, mentre uscivano compostamente ridendo tra loro. Erano spensierati e sereni, il che mi tranquillizzò ulteriolmente, tuttavia notai in loro serietà e in un certo senso anche spirito di appartenenza. Lo stemma scintillava sui loro petti mentre le tuniche svolazzavano leggere.
Il salone era stato preparato in modo impeccabile: l'acquario era stato lucidato a tal punto che ci si poteva specchiare, i tavoli dove ci saremmo seduti erano stati disposi a semicerchio, in modo tale che i presenti potessero vedere tutti i legati e me. I segnaposto erano stati realizzati con delle conchiglie, e dal lampadario pendevano perle e pietre preziose che riversavano bagliori colorati sulle pareti. Era lo stesso effetto creato dalle decorazioni di Antares e mi fermai a pensare a lei. Mi mancava, e temevo per la sua incolumità. Io e mia sorella eravamo scappate dal regno delle fate e lì a scuola eravamo state travolte da notizie, compiti, incarichi. Mi sentii un'ingrata per non averla cercata abbastanza, per non essermi voltata un attimo prima. Forse avrei potuto vedere chi si era celato dietro il suo viso. «Aspettiamo che i legati degli altri gruppi entrino e presenteremo voi» mi informò Tracy, avvolta in un vestito delicato e celeste, che mi riscosse dai miei pensieri. Paul Zorbath, Giselle Hunt, Fanny Warner, Sophia Afflatus, John Russell e George Turnbull furono i nomi che lessi posti a segnare gli ambasciatori. La ragazza e la sua amica, Miranda, avrebbero aiutato durante lo svolgimento della serata, passando lettere o comunque rendendosi utili. Apprezzai il gesto, e precisai che non era necessario, ma loro insistettero, dicendo che dovevamo ispirare compostezza ed eleganza. Dalla porta secondaria che conduceva proprio alla mia sedia vidi arrivare i ragazzi: i primi due erano del gruppo F, e portavano una spilla recante il loro simbolo insieme ad un mantello arancione. Lo stesso vestiario, ma di colore bianco e successivamente verde, contrassegnava l'appartenenza alla torre Æ e T dei quattro araldi successivi. Si accomodarono con calma quando tutti i miei compagni ebbero preso posto e abbassato i toni di voce. Davanti a me si piazzò Taylor, dietro Perla, entrambi abbigliati secondo il canone. Tracy e Miranda aprirono le porte e ci annunciarono. Fummo accolti da un applauso composto e io sentii l'atmosfera caricarsi di serietà, ma, anche se ero tesa, non mi feci scoraggiare. Le due ragazze si sedettero in due posti lasciati liberi in prima fila, pronte ad aiutare qualora fosse servito. «Buonasera a tutti» cominciai «sono onorata di avervi qui questa sera. Comincerei dando il benvenuto ai legati e permettendogli di parlare». I tavoli erano stati incantati (o forse lo erano le sedie) e la mia voce sembrò amplificata da un microfono. Giselle Hunt si alzò per prima e sorrise. «Mi chiamo Giselle Hunt, e sono la fata delle lucciole». Era una ragazza dalla carnagione chiara, sulle gote correvano piccole scie di lentiggini e aveva un taglio di capelli boccolosi che arrivava fino alle spalle. Il mantello arancione metteva in risalto gli occhi verde prato. «Porto gli omaggi della mia capogruppo e questa lettera». Tracy scattò in piedi e andò a prendere il foglio, poi si diresse verso di me e infine al suo posto. Perla prese la parola per evitare di creare un silenzio morto mentre io leggevo le parole di Ignes. La busta era bianca, ma la I impressa sul sigillo di ceralacca era arancione. Sorrisi passando un dito sulla sua calligrafia, sempre precisa e ordinata, simile a quella di Floridiana, solo con meno ghirigori. Pensai che se avesse imparato a tracciare tutte quelle curve e quei disegni, anche lei avrebbe cominciato a condire le sue parole di strani arzigogoli.
Cara Clhoe,
Affido le mie preoccupazioni a questo foglio e non ai miei legati, non perchè non mi fidi di loro, ma perché so che non li ascolteresti per più di cinque minuti.
Alzai gli occhi al cielo. Stava sempre a criticare, ma mi conosceva davvero bene.
Sappiamo entrambe che io non so gestire le folle, non so governare nè fronteggiare le persone se non a parole. Io sono brava ad organizzare, studiare, riflettere. Tu ad agire, a far sì che vengano eseguiti gli ordini. È per questo motivo che ti chiedo di firmare la lega con me. Ti chiedo di aiutarmi nell'imparare a farmi rispettare, a portare avanti ideali, ad essere un buon capo. Insieme potremmo abbattere il pregiudizio tra i gruppi Acqua e Fuoco, creare un ponte verso un'unione solida e addirittura indistruttibile.
Confido nella tua ragionevolezza e nella tua esperienza, garantendoti di essere stata sincera in ogni parola.
Con affetto,
Ignes.
Richiusi la missiva in maniera nervosa. Quella lettera non aveva fatto altro che convincermi di quanto avevo valutato in precedenza. Ma se il mio piano avesse fallito? Se non fossi riuscita a far combaciare tutti i pezzi? Taylor si accorse che avevo finito di leggere e che stavo ripiegando il tutto con cura. Prima che potesse chiedermi qualcosa dissi: «abbiamo una richiesta». Non lasciai trapelare emozioni o titubanza, ma il ragazzo mi posò una mano sulla spalla e mi rassicurò: «io approvo, c'è bisogno di due sorelle al comando, la vostra intesa ci porterà alla vittoria». Perla lasciò che i legati si confrontassero con i presenti e si rivolse a noi con un tono di voce notevolmente più basso. «Immagino cosa sia». Guardò me e poi la fata dei serpenti marini, cercando di decifrare le intenzioni di entrambi. Lui ripetè che era d'accordo. Io tacqui. «Anche Terra richiede. Aria non lo farà, ma da quel che so nessuno le ha fatto richiesta. Se manderemo a Stephany un telegramma sarà costretta a firmare, o rimarrà fuori dalla lega». Fu breve e incisiva, facendo un quadro preciso della situazione. Mi ringraziai di averla scelta, avevo bisogno della sua figura. «Aria escludiamola in partenza» intervenne il ragazzo, ma io lo zitti: «no, escludiamo in partenza Terra. Non li sto snobbando, ma non trovo punti di contatto».
«Hanno usato lo schema, quello dei luoghi naturali, e hanno perorato la loro causa spingendo sullo stesso luogo naturale» mi informò la ragazza. «Essere entrambi in basso non è un punto così forte. Fuoco ci portebbe sicuramente alla vittoria, ma creeremmo uno squilibrio di potenze abissale. Aria sarebbe più facile da domare, dato che nessuno ripone fiducia in Stephany, se non i suoi amici più stretti. Inoltre seguono il nostro stesso pensiero, potremmo prenderlo in considerazione» buttai lì.
George Turnbull stava rispondendo ad una domanda che non avevo ascoltato. Gesticolava, ma sembrava piuttosto convincente. Il suo compagno annotava appunti su un quadernino marrone abbastanza anonimo, e non sembrava preso tanto quanto George. Fanny Warner e Sophia Afflatus si guardavano intorno osservando gli arredi, e, nonostante la loro aria snob, dovettero ammettere che era stato fatto un ottimo lavoro. I legati di fuoco erano tesi e silenziosi, con le mascelle serrate e le braccia incrociate. Giselle si arricciò una ciocca di capelli e sbuffò con aria esausta. Anche il pubblico sembrava piuttosto stanco e assente, mentre la voce di George si diffondeva convinta nello spazio circostante, dichiarando di essere portatore di un messaggio sincero e valido. Fece più volte riferimento a me, esibendosi in omaggi retorici e più o meno velati sulla mia intelligenza e sul mio potere decisionale. «Mettiamo tutto ai voti» esordii accasciandomi sulla sedia. Perla mi guardò perplessa: «non importa cosa pensano, importa cosa firmerai tu». La guardai con aria severa: «importa eccome. Secondo te decidere una cosa che non piacerebbe a nessuno sarebbe facile da far rispettare? Per lo meno mi farò un'idea delle persone che non ho bisogno di convincere». Lei annuì, ancora leggermente in disaccordo, mentre Taylor assunse un'espressione d'approvazione totale. Comunicò tutto a Tracy, che fremeva e voleva a tutti i costi rendersi partecipe, e lei si alzò contenta, ringraziando il legato Turnbull per il suo intervento e chiedendo il parere della platea. La lega con fuoco non venne votata da nessuno. Terra riscosse la maggior parte dei voti, mentre aria solo una decina di mani alzate. Vennero preparati i fogli e firmai il negato consenso a terra. Poi passai alla seconda lega che negavo e infine firmai la definitiva. Quando passai il documento ai legati per la controfirma, questi si guardarono con gli occhi carichi di dubbi e domande. Io feci finta di niente, e se Taylor firmò senza troppe remore, Perla tentò più volte di dissuadermi. Quando consegnò i fogli a Miranda questa volta, perché anche lei richiese un'occasione per aiutare, borbottò: «abbiamo fatto una follia». La fata dell'acquamarina annunciò che si sarebbe tenuto un breve rinfresco prima della conclusione della serata. Vennero serviti stuzzichini a base di pesce e alghe commestibili, oltre che a succo di limone e rose. I legati di fuoco vennero a ringraziarmi personalmente dell'ospitalità, e io sorrisi cordialmente. Scoprii che Paul Zorbath era la fata del metallo fuso e incandescente, il che non mi stupì. Sapevo che la scelta che avevo fatto andava contro parecchie opinioni e soprattutto aspettative. Lo feci per necessità, perché dovevo avere sotto controllo la situazione, e ancor di più aiutare mia sorella.
L'indomani vennero affisse delle enormi pergamente con le coppie di duellanti e le rispettive leghe, con i documenti firmati da noi capigruppo. Decidemmo di fare colazione prima di andare a vedere. Ignes aveva inviato richieste sia a me che a terra, e avrebbe aspettato un responso che avrebbe conosciuto quella mattina stessa. «Così avrò l'effetto sorpresa» disse contenta. «E se io che terra avessimo firmato?» le chiesi. «Acquaria mi avrebbe convocata. Invece ha ricevuto i suoi due fogli e a quanto pare andava bene così».
Per tutto il tempo Meilì e mia sorella raccontarono della loro serata, e da un racconto fatto a chi non c'era diventò un ripasso tra di loro su quanto accaduto. Io e Matt stavamo in silenzio, e tra noi c'era freddezza, distacco. «Ma quindi per chi hai firmato?» mi chiese Meilì dopo un attento e dettagliato riepilogo degli addobbi floreali della loro sala comune. Alzai lo sguardo dal mio toast al miele e mi ritrovai a fissare il ragazzo dei fulmini. Non guardai la mia amica negli occhi, rimasi assente. «No Mei, abbiamo detto effetto sorpresa» le ricordò Ignes. Il viso contrito di Matthew si rilassò un po'.
Quando tutto il gruppo ebbe sparecchiato ci accodammo al resto di ragazzi che si dirigeva verso la verità.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro