Capitolo 29~ Lega
Era ormai l'alba quando tornammo nelle rispettive stanze. Mi gettai di peso sul letto di seta (o quello che era) blu, aspettando la sveglia. Sonnecchiai, ma non volli addormentarmi per paura che avrei rivisto quel ricordo orrendo. Il mio respiro era calmo mentre valutavo il da farsi. Avevo visto quanto Stria fosse crudele, maligna. Dovevo raccontarlo ad Ignes? Sarebbe servito a qualcosa? Ammisi a me stessa che non potevo dirlo a lei, sarebbe rimasta a pezzi, non perché fosse fragile o debole, ma perché certe cose, se non sei la fata del ghiaccio, non puoi vederle. La razionalità, la lucidità e la freddezza che derivano dal mio potere mi permettevano di isolare certi pensieri e di valutarli per quello che erano: ricordi lontani. Avevano lasciato il segno, non potevo negarlo, ma quello rimaneva quieto nel suo torpore in angolino della mia mente, pronto a darmi una ragione di più per trafiggere a morte la strega. Mi resi conto in quell'istante che avevo iniziato a cercare giustizia per i miei genitori. Dovevo farlo, perché io mi ero salvata grazie alla protezione di mia madre e al sacrificio di mio padre.
Quel mattino Ignes lanciava occhiate nervose al tavolo di Stephany, ma non le chiesi il motivo. Doveva essere coinvolto quel tale che le piaceva e io non volevo indagare. Mentre mangiavo la mia fetta di torta alle mandorle arrivò Matt, accompagnato da un profumo di cornetto delizioso. Sorseggiò la sua spremuta d'arancia, salutò gli altri, e bisbigliò un buongiorno nel mio orecchio, seguito da un bacio sulla guancia. Feci finta di nulla mentre mia sorella aveva la mascella tirata giù e Meilì tentava di farla riprendere. Non furono le uniche sorprese: Criusos appena ci vide fece cadere il suo vassoio, mandandolo in mille pezzi di ceramica e argento. Matt si strofinò il polso dove aveva il tatuaggio. Lo guardai ansiosa e quando tolse la mano era particolarmente arrossato. «Smettila di grattarlo» gli suggerii. «Non capisco perché si sia arrossato, è da ieri sera che fa così». Lasciai cadere il problema. Quel triangolo tagliato dalla linea mi metteva inquietudine.
Quando la lezione di pozione finì, la professoressa lesse un avviso: «la direttrice deve comunicarvi alcune modifiche fatte al torneo di duello magico in aula magna. Dovete andarci tra dieci minuti». Ignes mi diede una caramella e io la guardai con aria interrogativa. Matt controllò nello zaino se aveva del cibo, e quando trovò un panino fece a metà con Meilì, che non aveva niente. «Il mio muffin...» piagnucolò Candace. Kevin la guardò compassionevole, e le diede una pacca sulle spalle. «Purtroppo c'è Baloon» disse. Ci avviammo tutti con aria mesta, mentre io mi interrogavo per capire il motivo di tanta desolazione, ma più mi giravo a chiede ad Ignes, più lei mi faceva cenno di tacere. Scendemmo le scale di marmo rosa, Candace osservava il suo muffin, tentata di addentarlo, e le altre classi si affacciavano ai parapetti. Quando arrivammo in prossimità dell'aula magna si creò una fila lunghissima di persone. Aspettamo all'incirca mezz'ora prima di arrivare alla porta, e fu lì che "conobbi" Baloon: un secchio alto mezzo metro con la faccia e il corpo da clown, la bocca enorme e gli occhi furbi. Candace infilò il muffin in tasca.
«Allora Peter... hai qualcosa per me?» chiese gongolante Baloon. «No... lasciami entrare, ti prego...» piagnucolò il ragazzino. «Eh no! Si paga pegno! Che cosa abbiamo qui? Un libro!» esclamò addentandolo, lasciando il ragazzo senza metà volume. Si avviò mesto nella stanza, tirando su col naso. «È crudele...» sibilai a mia sorella. «Baloon è così, mangia tutta la spazzatura della scuola e quindi vuole essere ricompensato anche con cibo vero...». Quando Candace vide la scena tirò subito fuori il dolcetto dal nascondiglio e lo gettò nelle fauci della creatura senza nemmeno scartarlo. Quando toccò a me, Baloon mi fece un sacco di domande: «non ti ho mai vista prima...» pensò a voce alta. Io ricambiai le sue occhiate da investigatore, perchè dovevo capire cosa fosse. Era un secchio della spazzatura parlante e pensante. Presi la mia caramella e feci per togliere l'involucro. Baloon strillò di lasciarlo e io, sorpresa per le grida, lasciai cadere la gelatina nelle sue fauci, mandando in frantumi la mia esplorazione anatomica del bidone.
L'aula magna, come suggerisce il nome, era gigantesca. I posti a sedere erano disposti a semicerchio, come in un teatro greco, e in fondo alla stanza c'era un tavolo ampio e chiaro circondato da troni solo su un lato, quello che poteva essere visto da tutti. Dietro vi erano bandiere e teche colme di premi, targhe, coppe, riconoscimenti, foto. Il tutto era perfettamente in ordine, e non fu difficile ipotizzare che fossero disposti in ordine cronologico. Le pareti in madreperla baluginavano tenui nella calda luce del mattino, avvolgendo con delicatezza il mobilio e coloro che iniziavano a prendere posto. Un candelabro di perle e coralli penzolava al centro della sala, sorreggendo una quarantina di mozziconi di candele accese nelle ore buie. Mi sedetti su un cuscino bianco posto ordinatamente su uno dei gradini e attesi che anche gli altri si fossero seduti. Il chiacchiericcio cresceva a mano a mano che gli studenti si riversavano nella sala, chi giubilante per le imminenti notizie e chi, come Peter, rimpiangeva il suo libro osservandone sconsolato la metà superstite. Tutti i cuscini erano stati occupati e fu allora che entrò la Callaway, invitandoci a fare silenzio e annunciando l'arrivo di Acquaria. Ci alzammo in piedi tutti quanti.
La preside aveva un'andatura elegante, tranquilla, e prima che si sedesse, Oscar le scostò la sedia, e lei ricambiò con un gesto del capo. L'uomo fece lo stesso con gli altri professori e poi si andò a sedere in disparte. «Prego, sedetevi» intimò ai presenti espandendo il braccio. Obbedimmo, mentre l'eco della sua professionale voce si diffondeva piacevolmente nell'area circostante grazie ad un incantesimo di amplificazione. Srotolò una pergamena sul tavolo di corallo e ne setacciò le parole con lo sguardo, per poi riprendere: «come sapete quest'anno abbiamo avuto un'occasione speciale, ovvero la manifestazione del puro elemento acqua». Mi sentii avvampare, ma Acquaria non diede spazio ai pettegolezzi e proseguì: «per questa ragione mi sono sentita in dovere di accontentare un desiderio dei cittadini di Coraltown e perciò aprire, come da tradizione, il torneo ufficiale di duello magico». Un unico e contento sussurro si levò tra i presenti, cancellando ogni ombra di dubbio o perplessità. La direttrice permise qualche attimo di confusione, mentre osservava le file occupate da tutti noi con sguardo attento e calcolatore. Ebbi la sensazione che si fosse soffermata particolarmente su di me, ma per non sembrare megalomane accantonai quel pensiero. «Ora» disse in tono fermo e scandendo bene le lettere «dovremmo informarvi sulla gestione della competizione. Ogni gruppo ha un capo che sceglierà otto legati: due lo accompagneranno sempre, mentre gli altri sei, a coppie, fungeranno da rappresentanti all'interno degli altri gruppi». La Callaway sembrava tesa e non mi seppi spiegare il motivo. Poi si alzò e fece fluttuare in aria quattro pergamene, ciascuna delle quali riportava il simbolo delle quattro torri. «Stephany Sterk» chiamò. La ragazza si alzò e scese le scale con lentezza infinita, solo per godersi l'attimo di gloria. «Signorina Sterk, la invitiamo a scrivere i nomi degli otto legati su questa pergamena, specificando quali saranno i due sempre a disposizione» scandì la professoressa con chiarezza. «Come legati principali scelgo Olivia Alvarez e... Matthew Storm». Non potei fare a meno di provare il bisogno di metterle le mani addosso... quella brutta mocciosa viziata, avida... e perfida... Ignes sembrò captare la mia inquietudine e posò la mano sulla mia gamba. La ragazzina scribacchiò altri nomi, annunciandoli con fierezza. Erano sicuramente tutti i nominativi delle sue amichette, tra cui annoverai anche Olivia, che ostendando un sorriso perfetto si voltava e faceva segno di essere proprio lei. Matt non si scompose. Era seduto dietro di me e non avevo avvertito il minimo movimento. Se lo aspettava, era chiaro, e stava valutando i possibili risvolti positivi. Io invece architettavo trappole classificandole dalla più alla meno dolorosa. Quando la fata dello Scirocco ebbe finito la recita firmò con ampi ghirigori la pergamena, che si arrotolò e venne poggiata dalla Callaway su un vassoio rosso. «Per il gruppo Terra, l'attuale capogruppo Gaia Del Flor ha scelto un sostituto: Lisa Petricus». Una ragazza robusta e corpulenta si avvicinò alla base del semicerchio seguita da applausi più o meno convinti. Aveva i capelli raccolti in una folta treccia e delle ciocche castano scuro sfuggivano dalla semplice acconciatura dandole un'aria da invincibile guerriera. Come primari scelse Dave Shadows e Christian Norris, che non avevo mai visto prima. Dopo nominò anche Juditte, che trattenne un'esclamazione di felicità mista a onore puro. Anche questa pergamena seguì l'iter della precedente. «Ignes Fatillicis» fu il nome chiamato successivamente. Mia sorella si alzò con espressione afflitta e rassegnata, come un prigioniero condannato a morte. Le sussurrai che sarebbe andato tutto bene, ma una volta terminata la frase mi chiesi dove fosse il problema. Era una tradizione antica, e a lei questo genere di vecchiume piaceva. Doveva aver letto tutto di questo, per così dire, "rito" eppure non lo voleva fare. Afferò con grazia la penna di fenice e la osservò dubbiosa e riluttante. «Come legati primari scelgo Meilì Fang e Carter Range». Figuriamoci se Meilì non prese la cosa sul serio già dal primo momento. Scambiò un'occhiata eloquente con un ragazzo alto e dalla pelle olivastra, questo tale Carter, pensai, che aveva occhi scuri come terriccio bagnato e vispi, vigili, pronti a scattare. Ignes finì di nominare i suoi ambasciatori e tornò al suo posto, e io le chiesi: «cosa c'è che non va?». La vidi lisciarsi il vestito prima di sedersi e sospirare: «è solo che...»
«Clhoe Fatillicis!» chiamò la Callaway.
Abbassai la testa, sconsolata, e mi avviai a scendere le scale. «Scusate... Permesso...» dicevo mentre una decina di alunni ritraevano le gambe per farmi passare. Ripassai mentalmente i nomi dei ragazzi che si erano presentati alla cena. Taylor Severide sarebbe stato uno dei legati primari, insieme a Perla. Il primo sapeva usare la forza, la seconda la diplomazia. Carol e Alga si conoscevano già e le avrei messe in coppia. Poi c'erano Laura Castle, Steven Sailoring, Phoebe Asphix, Marina Grace, Ilary Elmoore... mi sforzai di ricordarli tutti quanti e quattro li avevo già sistemati. Mi ringraziai per aver scelto un posto tra le ultime file perchè così ebbi a disposizione più tempo per pensare. Steven era un tipo solitario e silenzioso, gli serviva qualcuno come Ilary, giocosa e spiritosa. Poi c'era la fata delle murene, Phoebe, che si accendeva con poco, a discapito dell'aspetto smilzo e cadaverico. Lei sarebbe stata benissimo con il ragazzo dei granchi... come si chiamava... ah sì! Frederick! Lui era un tipo a posto, anche se quando voleva sapeva imporsi. Li avrei assegnati al gruppo Æ per assicurarmi che Stephany non sgarrasse troppo. Preferii principalmente un ragazzo e una ragazza per non far torto a nessuno e 3 coppie su 4 lo erano, per cui mi sembrò un buon inizio. Mentre li nominavo si battevano il petto e si levavano grida festose. Quando finii di tracciare anche l'ultimo grafema sentii un peso scivolarmi via. Cercai Matt con lo sguardo e lui mi fece capire che approvava, lasciando però che intuissi che voleva approfondire. Non mi diede fastidio, anzi: avevo bisogno di valutare strategie e possibili mosse, mi fidavo di lui e non mi avrebbe tradita.
Quando anche la mia pergamena trovò pace sul vassoio e la professoressa si sedette, Acquaria annunciò che entro la sera dovevamo trovare un gruppo con cui fare lega, ovvero stringere un patto di alleanza. Dovevamo stabilire un orario di riunione a cui avrebbero partecipato i legati secondari, una coppia per gruppo. «Le tradizionali regole del duello stabiliscono che i capogruppo dovranno partecipare e le sfide si svolgeranno in una prima fase a coppie. Ogni coppia sfiderà una coppia di un altro gruppo, per un totale di 3 incontri. Esse verranno scelte a sorteggio, mentre voi potrete scegliere il vostro compagno. Per passare al turno successivo ogni coppia dovrà totalizzare almeno 2 vittorie. Non vi sarà possibilità di spareggi, dato che gli incontri sono 3 ciascuno. Non preoccupatevi» intervenì quando tutti iniziarono a parlottare. «Le regole possono sembrare difficili, ma i vostri capogruppo sanno cosa fare. Domani mattina voglio sulla mia scrivania le coppie e i trattati di lega firmati. Confidiamo nel sano svolgimento delle pratiche e nel vostro spirito sportivo. Ci aggiorneremo domani con l'uscita del calendario di incontri». I professori si alzarono tutti in fila indiana ed uscirono, accompagnati da un lieve brusio. Eravamo tutti parecchio sbigottiti e contenti per la novità tanto piacevole che ci sembrava ancora impossibile. Persino Ignes, che era parsa soffocata dalle responsabilità, aveva iniziato a vedere la situazione come favorevole, e parlottava con Meilì su come organizzare l'incontro della sera stessa. «Arancione tenue direi» propose alla mia amica. «Succo d'arancia per tutti, narcisi ad ornare i tavoli...» le lasciai confabulare e mi allontanai. Non avevo valutato l'opzione accoglienza, così feci mente locale. Avevo sentito parlare di una certa Tracy, fata della madreperla, che mensilmente si occupava della struttura della scuola. Taylor aveva una cotta per lei e me l'aveva descritta nei minimi particolare alla cena del quartiere, e così non mi risultò difficile individuarla. Aveva i capelli castano chiaro mossi in naturali onde e gli occhi del colore del suo elemento. Era molto carina e disponibile, e parlò con voce tranquilla. «Ciao Tracy... io sono... beh credo tu lo sappia...» dissi in leggero imbarazzo. Lei mi liberò dalla preoccupazione con una risata gentile e mi rasserenò. «Mi chiedevo... vedi so che sei molto brava nell'arredare sale e organizzare feste per cui...» esitai torcendomi le mani. Non sapevo se stessi facendo la figura dell'inadeguata, ma dovevo rischiare, o non avrei firmato nemmeno una lega. «Mi piacerebbe molto se tu ti occupassi dell'organizzazione della serata, sì insomma, come disporre le sedie, che cosa offrire ai legati, i fiori... cose così» buttai lì. «Oh... sarebbe meraviglioso!» esclamò e le sue gote si tinsero di rosso. Lo sguardo si illuminò e, raggiante, mi abbracciò. «Che bello poter essere utile alla mia torre! Grazie tante!»
«Non c'è di che, figurati» le risposi sollevata. «Anzi...» aggiunsi, e mi lanciai in una suicida mossa. «Potresti farti aiutare, non so, dalla fata dell'acqua marina... sai la ragazza alla stanza 32...» inventai. Lei rimase perplessa. «Stanza 76 forse?»
«Quella» mi affrettai a rispondere. «Si, proprio lei» sorrisi per mascherare la figuraccia. Tracy diventò ancora più contenta e andò ad informare Miranda dell'incarico. Sospirai, appoggiandomi con una mano al muro e guardando in basso. In cinque minuti avevo coinvolto due ragazze della mia torre a contribuire alla festa, o quello che era, e mi mancava solo consultare i miei legati, oltre che... beh trovare un vestito adatto. Rabbrividii. Era davvero necessario vestirsi bene? Sì insomma... non volevo sfoggiare il mio pigiama, ma nemmeno un abito da sera. Ma dovevo farlo, o avrei fatto una brutta figura, facendo sfigurare notevolmente il lavoro dei ragazzi solo con la mia brutta faccia. Avrei fatto quello sforzo, decisi a malincuore.
Cercai Matt per i corridoi, nelle aule, persino nei bagni. Immaginai che Stephany lo avesse rapito e rinchiuso nella torre, ma dovetti ricredermi quando lo vidi chino su un pesante tomo in biblioteca. Era circondato da volumi recenti e antichi, immerso nel silenzio, e sorreggeva la testa con il braccio. Attesi qualche attimo prima di disturbarlo, immaginando che avesse quasi finito la pagina. Quando vidi il suo indice affusolato voltare foglio, irruppi nel silenzio con discrezione. Mi sedetti davanti a lui, salutandolo con un cenno della mano. «Ansia da prestazione?» mi chiese sorridendomi. «Più o meno» ammisi. Tamburellai con le dita sul tavolo lucido e profumato di legno aspettando che le considerazioni disordinate nella mia mente seguissero una cronologia improvvisata. «Non ho idea di cosa fare. Insomma, la lega... cavolo con chi mi alleo?» esordii. Lui parve riflettere mentre riponeva nel suo scaffale un libretto dalla copertina scarlatta con cura. Si passo una mano tra i capelli e tornò al suo posto, puntandomi i suoi occhi color tempesta nelle pupille. «Io ti consiglio aria. Vedi...» proseguì prendendo un foglio di carta. «I puro elementi sono classificati secondo due indicatori: il luogo naturale e l'indole. Aria e fuoco vanno verso l'altro, mentre acqua e terra verso il basso» spiegò scribacchiando le lettere delle torri e sotto di esse le frecce che ne indicavano il luogo: per A e T verso il basso, per Æ e F verso l'alto. «Poi c'è l'indole: egocentrica e ambiziosa per Aria e Acqua» tracciò un pallino pieno sotto la categoria giusta «collaborativa e in stile "grande famiglia felice" per Terra e Fuoco». Completò lo schemino disegnando due cerchi vuoti nelle zone rimaste vuote. «L'acqua ha in comune il luogo naturale con la terra, l'indole con l'aria e nessuna delle due cose con il fuoco. Scegliere la torre F è un suicidio: la rivalità è troppo marcata, finiresti per farli ammazzare tra loro»
«C'è mia sorella a capo» lo interruppi sull'orlo dello sdegno. «Lei non mi ucciderebbe mai». Sospirò. «Clhoe... consideriamo anche il punto di vista dei gradi magici: sarebbe facilissimo sconfiggere novelline e primizie se si ha un esercito di maggiori e supreme»
«Le mie fate sono primizie» gli feci notare. «Credi davvero che non subiscano la tua influenza?» chiese ironicamente, e poi continuò: «acqua e fuoco non hanno nulla di nulla in comune, zero assoluto. Acqua e terra, beh sì lo stesso luogo. Aria e acqua la stessa mente, lo stesso carattere. Credo che sia molto più sensato considerare il cosa si è piuttosto che il dove si è». Terminato il discorso tacque, gettandomi ancora di più nella confusione. «E poi... dovresti considerare un altro aspetto, lontano dalla mera ragione del torneo intendo». «Spiegati» gli intimai. «Sappiamo che c'è una talpa, e questa talpa potrebbe essere Stephany...» sibilò portandosi una mano alla bocca e avvicinandosi al mio orecchio. «Se firmassi la lega, potresti osservarla molto più da vicino, controllarla addirittura». Esitai. Mi stava chiedendo troppo. Stephany era un verme e mi aveva offesa dicendo "almeno io ho un padre con cui fare il confronto". Non potevo abbassarmi al suo livello, non potevo dargliela vinta. Probabilmente si crogiolava nel pensiero che le sarebbe giunta la mia richiesta di alleanza, e non il contrario. «Non posso farlo» sbottai. «E tu non dovresti nemmeno chiedermelo» dissi alzando la voce e attirando l'attenzione della bibliotecaria. «Non sembra nemmeno che tu stia dalla parte della tua torre» esordii alzandomi «stai tramando contro il tuo capogruppo». «Stephany non è il mio capogruppo» rispose seguendomi fuori dalla biblioteca. «E poi perdonami, ma se devo scegliere tra il vincere una coppa o un qualsiasi altro stupido premio e salvare la vita dei miei compagni di scuola scelgo la seconda». Non lo ascoltavo più, e mi allontanavo a passo spedito. «Tra i nostri amici ci sono Meilì, Perla, Alga, Taylor... li lasci alla mercé di una pazza che si è alleata con il male?»
«Io non posso ampliare il già naturale divario tra me e mia sorella» esclamai fermandomi di scatto e fissandolo negli occhi. «L'ho appena ritrovata, non posso voltarle le spalle così... come se nulla fosse» esitò, mostrando un'espressione dura e seria. «Tua sorella è più forte di quanto tu creda» annunciò. Sbuffai e mi voltai, camminando spedita e preoccupata allo stesso tempo. Non potevo lasciare mia sorella da sola, era fuori discussione.
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