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Capitolo 16~ Legame

Sembravano tante sfere opache e argentate. Vi erano riflessi tanti momenti della su vita, ma quello che cercavo non c'era. Prima che continuassi la mia ricerca, vidi il suo volto da bambino. Toccai il ricordo, che al tatto era liscio e tiepido. Mi parve di osservare la scena attraverso un vetro.
C'era una donna dai lunghi capelli neri e ricci avvolta in un vestito di seta blu. "Matthew avanti vieni qui" gli disse sorridendo. Un bambino paffuto e gioioso sbucò fuori da un albero e corse verso la donna. Protese le manine verso di lei, che lo afferrò e gli fece fare una giravolta. Ridevano. Poi arrivò un uomo alto e snello, con gli stessi identici occhi di Matt. Un grigio tempestoso che non ammetteva rivali in intensità. La donna disse "Matthew, saluta tuo padre" in tono più duro. L'uomo abbozzò un sorriso, e il piccolo si protese verso di lui. "Hai fatto il bravo?" gli chiese gentilmente. Il bambino annuì, versando il suo tenero sguardo in quello austero del padre.
Lasciai quel ricordo e ne afferrai un altro. Questo era ruvido e freddo, e mi sembrò che la luce tenue che avvolgeva l'altro si fosse affievolita, lasciando al suo posto un gran senso di vuoto.
"Madre, vi prego!" disse Matt alla stessa donna di prima, che però aveva gli occhi stanchi e i capelli screziati di grigio. "Non ho fatto nulla, ve lo giuro! Non potete accusarmi senza ascoltare prima quel che ho da dire!" era disperato e la tensione era palpabile. Avvertii il bisogno di intervenire, ma il vetro si fece più spesso, come se volesse marcare la distanza che c'era tra me e il passato. "Tuo fratello si fidava di te..." disse la madre tra le lacrime. "Io non ho fatto niente, mi hanno incastrato, madre. Vi prego, credetemi!"
"Tu non hai fatto altro che provare insofferenza verso quel fratello che avrebbe preso il trono, e sei arrivato a questo atto estremo... Matthew... come hai potuto..."
"Io amavo Paul. Lui è sempre stato il mio punto di riferimento, e non avrei mai voluto, in nessuna forma, ferirlo. Non è stata mia la mano che ha afferrato quel pugnale, io sono innocente!" urlò. Mi si strinse il cuore. Era vestito con una strana uniforme da principe, e la madre, seduta su un semplice trono in marmo, si reggeva la testa, mentre era scossa dai singhiozzi. Il guanto bianco che gli avvolgeva la mano si strinse attorno all'elsa di una spada, ed era evidente il suo bisogno di scaricare la tensione. "Sarai diseredato" annunciò la madre.
Matt sgranò gli occhi. "Non... non potete..." allora entrò un giovane che si avvicinò alla regina. "Mia signora..."
"Columbus..." disse lei grata. Lui le baciò la mano e guardò Matt con disprezzo. "Fuori di qui, insolente"
"Io non vado da nessuna parte!" gli disse di rimando. "Prendetelo" fece cenno alle guardie e loro scattarono, portando il ragazzino di peso all'uscita.

Lasciai il ricordo per un istante. Poi tutto fu istintivo: lo presi e lo strinsi a me, ed infine uscii dalla mente di Matt. Quando lo guardai aveva un'aria più serena e meno misteriosa, ma forse ero solo io a vederlo così, dopo che mi aveva permesso di conoscerlo più a fondo. Lo guardai intensamente. Mi sorrise, e io gli lasciai andare la mano, ma lui mi trattenne. Mi sembrò di galleggiare in un oblio caldo ma pericoloso. Lui era lì, alleggerito dal peso di un dolore troppo grande persino per le sue spalle, mentre io stringevo al petto una delle cause del suo malessere. Avrei voluto tenerlo per sempre, ma sarebbe stato come snaturarlo. Chiusi gli occhi e mi tuffai di nuovo. Lasciai quel brutto ricordo dove lo avevo trovato, lontano da quelli lisci e caldi, che mantenevano vivo il ragazzo nonostante tutto.
«Non andare...» sussurrò quando ci guardammo e strinse la mia mano un po' più forte. Non sapevo cosa dire. Ero tramortita sia dal senso di smarrimento che mi dava la sua presenza, sia dallo sgomento nell'aver avuto accesso ad una parte così intima di lui.
«Sono un po' più umano ai tuoi occhi ora?»
Tacqui. Che dovevo dirgli? Il mio cuore si crogiolava nell'idea che fosse sincero. La mia mente invece era diffidente, e ricordava bene quello che aveva fatto. Il suono della campanella mi permise di sgattaiolare via, il più lontano possibile da lui.

La Callaway era nella stanza, e io, dopo una noiosissima ora di letteratura fantàsica, non riuscivo più a concentrarmi. «Ad ogni potere, come sapete, sono legate particolari magie e specifici incantesimi. Qualcuno sa dirmi ad esempio un incantesimo del puro elemento terra?» alzò la mano una ragazza bionda con gli occhiali rosa. «La fertilità dei campi e il poter decidere le coltivazioni indipendentemente dalla stagione o dalle condizioni atmosferiche»
«Bene Candace. Qualcun altro vuole aggiungere qualcosa?»
Meilì mi osservò pensierosa. «Professoressa, mi scusi» intervenne mentre un ragazzo stava parlando. «Meilì, spero sia importante». Lei annuì. «Mi chiedevo se uno degli incantesimi più avanzati dell'illusorium potesse essere associato al puro elemento acqua».
Mi sentii avvampare, con gli occhi di tutti puntati su di me. Meilì che diavolo stai cercando di fare?
Persino la Callaway sembrò spaesata inizialmente, ma poi si ricompose: «intendi un incantesimo di trasparenza?»
«O più comunemente detto dell'invisibilità, esattamente».
Lo ammetto: aveva destato la mia curiosità. Diventare invisibili penso sia una delle cose più divertenti da provare. «Beh sicuramente si può trovare una connessione fra la trasparenza dell'acqua e l'invisibilità. Bisognerebbe capire se ciò implica anche una smaterializzazione, per cui nessuno può avvertire la presenza della fata che, in poche parole, c'è ma non si vede e non si tocca».
Sì, era decisamente interessante. Avrei potuto tormentare Stephany senza problemi, o ancora meglio, vedere cosa nascondeva Brigitte.
La classe era attenta, e avevo l'impressione che aspettassero solo una dimostrazione dalla sottoscritta. «Si può sempre provare» intervenni io.
Il silenzio si fece più pressante.
Non credevo nemmeno io di avere una tale faccia tosta. «È un incantesimo complesso... ci vogliono anni e anni di pratica...»
«Voglio provare» la interruppi. L'idea di fare qualcosa di straordinario e fuori dal comune mi allettava troppo. Dovevo provare, e ormai Mei aveva acceso in me la consapevolezza di avere tutte le potenzialità per farlo. La Callaway, seppur riluttante, mi fece alzare, e andai verso di lei.
«Rilassa le spalle» disse ostentando tranquillità. Vidi Matt con la coda dell'occhio: era visibilmente teso, pronto a scattare nel caso in cui fosse stato necessario. Non ce n'è bisogno avrei voluto dirgli. Non ero più la titubante Clhoe. Era nata una stranissima fiducia, che mi faceva ardere e ribollire, sapendo che avrei potuto fare qualsiasi incantesimo. Solo in quel momento capii le ragioni di Meilì: voleva spronarmi, e c'era riuscita alla grande.
Seguii le istruzioni della professoressa, che, reduce dall'ultima esperienza, era restìa in gesti e movimenti. Respirai a fondo. Una volta. Due. Tre.
Mi venne in mente il profumo del mare e il suo incessante scrosciare. Avvertii un formicolio per tutto il corpo e poi mi sentii più leggera, inconsistente. Pensai alla pioggerellina, al fatto che se non guardavi i cerchi nelle pozzanghere nemmeno ti accorgevi ci fosse. Quando pensi al tuo elemento accade questo: una forza vitale scorre nelle tue vene, e tu la percepisci, la controlli. Senti le tue cellule attivarsi, ogni senso amplificarsi, ma soprattutto ti senti vivo. Tu esisti, ed esiste la tua magia, esiste quella scia che parte dalle tue mani e crea o distrugge, a seconda del tuo comando. Esiste la consapevolezza di saper controllare una parte dell'infinito cosmo, sai che quell'elemento ubbidisce a te. Ed è inebriante, perché fai parte di un sistema perfetto, che si plasma attorno a te e ti calza a pennello.
Con questi pensieri in mente riuscii a compiere uno dei miei primi incantesimi. Andai vicino a Matt, mentre tutti mi cercavano con lo sguardo. Non sapevo cosa provassi per lui, ma avrei voluto stargli accanto senza parlare. Posai una mano sulla sua spalla, ma a meno che non lo avessi voluto, lui non poteva percepirmi.
Fu strano, perchè mentre la Callaway mi chiamava, temendo fosse successo qualcosa di terribile, io ero altrove. Ero lontana anni luce da loro. Se la mente fosse un luogo, direi che in quel momento ero proprio lì.
Quando la mancanza della mia voce divenne troppo lunga, e nel momento in cui la professoressa era sull'orlo di una crisi isterica, dal fondo della classe dissi: «Sono qui».
«Torna visibile per l'amor del cielo» rispose esasperata.
Esitai. Matt avvertì il mio pensiero. «Fallo Clhoe. Essere invisibile non ti eviterà nessuna sofferenza» sussurrò piano, in modo che solo io potessi sentirlo.
Il mio corpo divenne nuovamente pesante, e giuro che ci misi un po' prima di governare le mie gambe correttamente. «Prego» mi disse Mei soddisfatta e con un sorrisetto furbo stampato in faccia. Ricambiai con uno sguardo fiero, che lasciava tuttavia trasparire gratitudine.
La Callaway mi sommerse di domande, se stavo bene, se mi girava la testa, mentre la classe ancora sbigottita non si capacitava di come una banale ragazzina fosse riuscita in un incantesimo così difficile. Eppure mi era bastato un pizzico di concentrazione.

«Sei stata grandiosa» disse la mia amica mentre andavamo a pranzo.
«Tutto merito tuo» le risposi.
«Com'è andata la tua prima lezione di pozione?» mi chiese, dato che seguivo la classe C e lei era nella A.
«Un po' noiosa, la Trevis non ha fatto altro che parlare di piante e metodi di sminuzzamento. Io avevo voglia di mischiare intrugli e vedere che melma usciva fuori...» conclusi con una punta di delusione.
«Tu invece cosa...?» mi interruppi.
Vidi in un corridoio isolato e buio l'uomo che avevo visto fuori dall'ufficio di Acquaria. Lo seguii con lo sguardo.
«Hey, ci sei?» mi chiese cercando la fonte del mio interesse. Le feci cenno di fare silenzio.
L'uomo andò verso Brigitte e iniziai ad osservarli con più attenzione, cercando di avvicinarmi a poco a poco. Meilì mi seguì, e, come me, cercò di appiattirsi alla parete il più possibile. Dissero qualcosa, ma io non riuscii a sentirli. «Papà...» disse lei con voce tremante. PAPÀ?! Ripetei io nella mia testa.
«Non devi continuare a farlo, non è corretto...» le rispose. Afferravo solo qualche parola. Dovevo andare più a fondo. Un pensiero folle mi balenò in testa. Il mio buon senso si stava sperticando per fermarmi, ma l'idea ormai aveva preso piede.
Mi concentrai: la stessa sensazione di leggerezza, la stessa idea di essere ovunque e da nessuna parte. Percorsi il corridoio finchè non fui abbastanza vicina per sentire il respiro di Brigitte affannato. «Io devo farlo... o lei si staccherà da me» disse tremante. Ovviamente si riferiva all'atteggiamento violento che aveva contro la sorella. Piccola folle, come poteva anche solo pensare di tenerla appiccicata a lei con la cattiveria? Rimpiansi di non avere un registratore, perchè quella sarebbe stata la prova inconfutabile.
Ottenuto quello che volevo mi voltai. Percorsi la strada a ritroso, ma dimenticandomi di essere inconstistente, per deviare una matita in terra andai a sbattere contro un armadietto, che, siccome avevo perso la concentrazione e mi ero materializzata, sbattè rumorosamente.
Brigitte si girò di scatto insieme al padre, osservando il mobiletto tremolante. «Qualcuno mi sta spiando...» disse a voce bassissima.
Gli occhi le diventarono due fessure. Dalla sua mano esplose un ramo pieno di spine che deviai per miracolo. Stava cercando di ferire l'intruso. Approfittai della mia invisibilità per mancare i suoi colpi, ma lei, per la frustrazione, elevò un muro di rovi e cardi alti quanto il soffitto proprio mentre stavo sorpassando quel punto. Meilì se ne accorse, e cercò di rimediare. Lo sguardo le dardeggiò, e fece esplodere una fiammata dal suo palmo che incendiò le piante. Sentii una stretta fortissima allo stomaco che mi causò un conato e mi accasciai al suolo per qualche attimo. Poi vidi la mia migliore amica svenire, totalmente inerme di fronte alla furia di Brigitte, che menava fendenti ovunque, mentre il padre restava nell'ombra. Trascinai Mei via, mentre alcuni ragazzi si avvicinavano per vedere cosa stesse accadendo. La portai in una zona isolata, mentre la folla si addensava. Avevo un cerchio terribile alla testa, e le immagini intorno a me vorticavano pericolosamente. Sentivo la pensantezza del mio corpo perché mi ero materializzata, ma continuavo a restare invisibile, e questo mi conferiva un leggero vantaggio. Meilì si lamentò e io provai a scuoterla. Non rispondeva. Non potevo portarla in infermeria. Se restavo invisibile avrebbe destato sospetti, così come se fossi tornata visibile. Mi avrebbero fatto troppe domande. Si avvicinò qualcuno, a passo deciso. Gli occhi di Matt mi stavano cercando. «Deve essere curata» disse guardando un punto indefinito «e probabilmente anche tu...» concluse. Mentre prendeva in braccio la ragazza e si avviava esordì: «Hai fatto uno sbaglio Clhoe, e ora dobbiamo rimediare. Porterò Meilì in infermeria, dicendo che l'ho trovata per caso. Se ti faranno domande risponderai che l'hai persa di vista e che io ti ho detto dove fosse. Tu fatti trovare a mensa se ne sei in condizione».
«Sto bene» sbottai. Non era vero. La testa mi pulsava ancora, ed ero sdraiata in terra con il fiato corto e la consapevolezza di aver messo in pericolo la mia amica. Ero riuscita però ad avere la conferma di quello che sostenevo, e questo poteva essere considerato un traguardo. Respirai a fondo, e solo quando Matt sparì dalla mia vista, mi alzai. Barcollai per i primi passi, ma poi iniziai a tornare visibile e presi stabilità. Entrando in mensa ostentai noncuranza e feci finta di cercare qualcuno con lo sguardo. Criusos mi fece un cenno e io gli andai incontro. «Hai visto Meilì?» chiesi. «No... mi spiace» rispose lui. Riproposi la stessa recita a Alga, Perla e Juditte. Brigitte non c'era. La sorella era tranquilla e non aveva la solita espressione afflitta e sottomessa di quando c'era l' arpia. Le cose iniziavano a girare per il verso giusto.
Mi sforzai di mantenere un atteggiamento normale anche se avevo la sensazione che il mio corpo fosse avvolto dalle fiamme. Una nausea incontrollabile mi impediva persino di mangiare, il che era davvero grave. «Hanno detto che hai eseguito un incantesimo di invisibilità tutta da sola, è vero?» mi chiese Perla in tono diffidente. «Si è vero, ma non è stato nulla di straordinario» risposi per deviare la conversazione su altro. Non ce ne fu bisogno. Acquaria si avvicinò al nostro tavolo. «Clhoe seguimi per favore». Ebbene sì, pensai "ora è finita sul serio". "Ho spiato Brigitte Yelsey sfruttando la mia invisibilità, l'ho fatta infuriare, ha cercato di uccidermi con dei rovi, Meilì mi ha salvata con una fiammata e ci siamo entrambe sentite male. Ho però scoperto che Brigitte è una pazza violenta, questa informazione basta per non farmi cacciare?" recitavo nella mia testa. Imboccò un corridoio bianco senza proferire parola, mentre io cercavo plausibili spiegazioni nella mia testa che vorticava incessantemente da un bel quarto d'ora. Faticavo a stare al passo, ma dovevo tenere duro. Rischiai due volte di sbattere al muro, ma per fortuna mi fermai in tempo in entrambi i casi. Aprì una porta, ed entrammo in una stanza piena di tende e letti. Ci misi un po' per realizzare che quella era l'infermeria e che quelli davanti a me erano Matt e Meilì. Era complicato anche restare in piedi.
«Signorina Fang, racconti quanto accaduto di nuovo per cortesia» le ordinò. «Stavo andando a pranzo quando mi è caduta la matita. Mentre la stavo raccogliendo nel corridoio dove era arrivata, ho visto Brigitte Yelsey parlare con un uomo. Stavo per andarmene quando lei mi ha attaccata e io, per difendermi, sono stata costretta ad usare il mio elemento per estensione. Non avrei saputo fare altrimenti». Rimasi di stucco. Non potevo credere che mi avesse coperta in quel modo. «Signorina Fatillicis, sa cosa significano le ultime parole che ha detto la sua amica?» feci di non con la testa. Avevo i brividi e non capivo dove volesse arrivare. «La signorina Fang è la fata dei draghi. Il suo elemento per estensione è il fuoco, ma usarlo può rivelarsi fatale per una primizia»
«Non capisco il nesso» dissi con un filo di voce. Cosa voleva dirmi? Che Meilì per salvarmi aveva rischiato la pelle? «Questo significa che la Maggiore del fuoco ha avvertito questa energia non sua e che non ne ha tratto di certo vantaggio. Ignes potrebbe essere in pericolo, a meno che non sia rimasto intatto il legame tra voi due. Signorina Fatillicis mi deve dire assolutamente se ha avvertito una fitta, o del dolore... Clhoe?»
Ignes in pericolo. Fu l'ultimo pensiero che avvertii prima di accasciarmi al suolo.

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