CAPITOLO 5
Lasciato Apollo al suo carro, Percy raggiunse la propria migliore amica, stringendola in un forte abbraccio.
"Percy! Oh, mi hai spaventata quando ho saputo che non eri a casa!"
Percy sorrise sollevato nella stretta conosciuta, prima di fare un passo indietro e guardare la ragazza.
"Dai, andiamo via. Voglio parlare con te." "Della tua idea?" Chiese Annabeth, e Percy annuì verso di lei.
La coppia raggiunse il laghetto, e Annabeth pungolò il fianco del ragazzo con un dito. "Quindi? Cosa ci facevi con Apollo?"
"Ecco, riguarda un po' l'idea che ho avuto per il college."
Annabeth corrugò la fronte. "In che modo essere con Apollo e il college si legano? Hai detto di aver seguito un consiglio da parte di un amico."
Percy annuì, e disse. "Sono un figlio di Poseidone, Annabeth. La cosa non mi piace, ma attirerei un sacco di mostri, in un posto non protetto. E la costante ansia non mi aiuterebbe con il mio PTSD."
Annabeth annuì cautamente. "Il tuo amico cosa ha consigliato?" "Nuova Roma. Seguire il college lì. Al sicuro e protetto all'interno dei confini del Campo. Potrebbero esserci degli incidenti, ovviamente, ma si è offerto di farmi da.... conforto per quei ricordi."
"Parleresti del... di quel posto a qualcuno? Volontariamente?"
Percy fece una smorfia, prima di annuire lentamente. "Con questa persona posso parlarne. Non di tutto, forse, ma non si scandalizzerebbe per alcune delle cose che sono successe."
Annabeth scosse la testa, incredula, prima di spalancare gli occhi e fissare l'amico. "Apollo?! Apollo è il tuo amico?"
Percy annuì, una smorfia sulle labbra.
Annabeth fissava con la bocca spalancata il ragazzo, la sua mente che correva a Daphne, Giacinto, Ciparisso, e molti altri.
Tutti gli ex amanti di Apollo avevano fatto una fine orrenda e Annabeth sapeva, era certa, che un dio non si sarebbe scomodato per qualcuno, a meno che non desiderasse qualcosa da lui.
Percy e Apollo avevano un rapporto decisamente diverso da quello che Percy aveva con gli altri dei.
Per Apollo avrebbe intrapreso missioni più difficili, solo per il fatto che il dio ponesse particolare attenzione ai propri figli. Era stato uno dei pochi che li aveva sempre riconosciuti. Gli unici altri con quell'onore erano Zeus, Ade e Poseidone.
Percy aveva quindi sempre rispettato il dio.
Ma il loro rapporto non giustificava l'attenzione che Apollo gli stava dedicando.
Quindi, fu con profonda sincerità e disperazione che disse. "Percy, non diventare una pianta, per favore."
In risposta, perdendosi la serietà nella voce dell'amica, Percy scoppiò a ridere. "Farò del mio meglio." Poi, con un sorriso impertinente, aggiunse. "Ma nel caso succedesse, posso unirmi al club di Nico e Talia."
Annabeth, suo malgrado, rise divertita. Poi, metà seriamente metà scherzando, gli ricordò. "Ricordi da CC? Hai poco da recuperare tu."
Percy ridendo la spinse giocosamente. "Anche Talia e Nico dovrebbero passare del tempo come cavie peruviane. Io, modestamente parlando, ero assolutamente adorabile."
Annabeth si unì alla risata. "Lo eri decisamente."
Forse era solo un'impressione della ragazza, ma il sole sembrava ardere più luminoso su Percy, come se lo stesse reclamando come proprio, o, più probabilmente, come se il suo dio stesse reclamando il ragazzo come proprio.
Annabeth sperava solo di non perdere il proprio migliore amico, un altro, per colpa di un dio.
Aveva perso Luke per Hermes, Talia per Artemide, Grover per Pan.
Non voleva che Percy diventasse un altro che la lasciava indietro.
Dal proprio carro, Apollo lasciando che i propri raggi colpissero il profilo del semidio, si accigliò osservando la coppia.
Sapeva che i due non avevano alcuna relazione, non di tipo romantico, almeno.
Tuttavia era chiaro che i pensieri della figlia di Atena avevano una notevole importanza per il semidio.
Il fatto che avesse anche pensato alla possibilità di frequentare un college in mezzo ai mostri e al pericolo per un suo suggerimento non portava ad altre soluzioni.
Il dio non apprezzava particolarmente quella prospettiva, sapendo che la ragazza sarebbe stata la più grande minaccia al suo futuro rapporto con Perseus.
Il semidio era adorabilmente ingenuo, ignorante nella reale natura degli dei.
Conosceva il viso che avevano mostrato volontariamente, il viso più gentile e in sintonia con i tempi.
Ma, a differenza di molti altri semidei, Perseus aveva deciso di non prendere in considerazione i vecchi miti, considerando forse non validi i vecchi racconti.
Apollo ne era grato, perché questo gli concedeva l'apertura che gli serviva per convincere il giovane a fidarsi di lui.
Un semidio con un difetto fatale simile a quello di Perseus non era mai apparso prima.
La lealtà era una cosa curiosa, concessa con difficoltà ma poi mai più persa, in un modo che andava in entrambe le direzioni.
Apollo sapeva che averlo convinto a aprirsi con lui era il primo passo per instaurare un vero e duraturo rapporto con Percy, prima in amicizia e poi in qualcosa di più.
Mentre questi pensieri invadevano la mente del dio, un'ombra venne riflessa dal terreno sottostante, portando l'attenzione del dio su di esso.
L'oceano non era mai sembrato così minaccioso come in quel momento, interrompendo pensieri poco puri sul figlio di quel dio.
Apollo fece una smorfia. In tempi antichi, i figli degli dei mortali non erano più che meri strumenti, non interessanti a livello personale.
Per tutti gli dei tranne Poseidone.
Il mare era protettivo del proprio, e Poseidone aveva reclamato in ogni modo possibile il semidio di questo secolo.
Percy Jackson era del mare tanto quanto Tritone, Kymopolea e Rhodes.
Il dio del mare era ferocemente protettivo del semidio.
Dioniso aveva ragione nel temere le conseguenze di avvicinarsi a Perseus Jackson. Poseidone non avrebbe avuto remore nel punire un dio, anche uno dei dodici, se avesse sconvolto il prezioso ragazzo.
Apollo non aveva mentito quando aveva affermato di avere un piano.
Il dio sapeva che l'unico modo di frenare la furia protettiva del dio era avere Percy disposto a difenderlo da essa.
Ottenere la lealtà di Percy avrebbe calmato il feroce dio.
Nelle profondità del mare, sul proprio trono, un altro dio rifletteva sul coraggioso semidio.
Era passato molto tempo da quando uno dei suoi figli aveva vissuto nel mondo mortale. Poseidone aveva dimenticato l'inevitabile dolore della loro morte, che spesso superava l'orgoglio di vedere le loro imprese.
E nessuno dei suoi precedenti figli mortali avevano acceso in lui quella devozione che provava per i figli immortali.
Poseidone non aveva mai visto un semidio avere accesso a tutti i domini del proprio genitore divino, in modo così potente.
E Percy Jackson lo aveva fatto.
E Poseidone non aveva avuto altra scelta se non reclamarlo come uno dei figli immortali.
E poi, il suo prezioso, e mortale, figlio era stato trascinato nelle guerre contro Crono e Gea, senza nemmeno il tempo di recuperare il fiato, rapito da Era, un rapimento che era stato giustamente vendicato dal dio.
Per la prima volta da molto tempo, una parte antica, possessiva e protettiva, si risvegliò nel dio, una parte della sua natura che si era mitigata nel tempo.
A causa della guerra e delle stupide e inutili leggi di Zeus, Poseidone non aveva potuto avvicinarsi e guidare il proprio stesso figlio, nel modo che aveva ritenuto migliore.
Ma, da quel momento in poi, le cose sarebbero cambiate.
Zeus non aveva più alcuna autorità sul rapporto tra Poseidone e Percy.
Avergli offerto l'immortalità lo poneva allo stesso livello degli dei.
Poseidone avrebbe educato il figlio come si addiceva a un principe di Atlantide, protetto dallo sguardo e dalle attenzioni degli altri dei.
Poseidone non avrebbe perso per nessun altro il proprio prezioso figlio.
Angolo autrice
Non sarò io a dire a Poseidone che Apollo ha già messo gli occhi su Percy.
Cosa ne pensate?
Alla prossima
By rowhiteblack
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