CAPITOLO 17
Poseidone apparve dove aveva percepito la figlia.
La sua ira non gli permise di notare altro al di fuori della figlia, ma presto suo figlio, il suo piccolo e prezioso Percy, si mise tra lui e Kymopoleia.
"Non pensarci nemmeno!" Percy lo indicò, infuriato. "Non puoi solo fare così!"
Poseidone lo guardò, prima di portare lo sguardo infuriato su Kymopoleia. "Ti ha ferito, figlio mio. Deve essere punita."
Kymopoleia arretrò, terrorizzata, ma Percy ringhiò. "Non lo farai!"
Entrambi gli dei guardarono Percy, che fissava così sicuro di sè il dio del mare negli occhi, senza paura, senza esitazione.
Poseidone non era mai stato così fiero di qualcuno prima.
"Figliolo..."
"No! Adesso mi farai parlare e ascolterai!" Percy lo indicò. "Kym ha sbagliato, ma mi ha salvato la vita! Sì, non avrebbe dovuto unirsi a Polibote, ma stava svanendo!" Percy scosse la testa. "Non ti permetto di punirla perchè stava cercando di salvarsi la vita!"
Poseidone mormorò. "Potrei essere convinto a risparmiare la sua vita, figliolo. Ma dobbiamo parlare." Il dio guardò la figlia. "Soli."
Con un inchino, Kymopoleia svanì.
Percy si rilassò, marginalmente, fissando il padre con sguardo duro. "E di cosa, mio signore. Hai detto chiaramente che sono solo un misero semidio."
"E questo ti ha certamente impedito di mettermi al mio posto adesso, vero?" Poseidone chiese, divertito.
Percy arrossì, spostando lo sguardo dal padre e portandolo sul pavimento.
"Non farlo adesso." Poseidone prese delicatamente il mento del bambino, portandolo a guardarlo negli occhi. "Sei stato molto bravo, figlio mio. E apprezzo la tua sicurezza nel difendere Kymopoleia, sebbene non sia d'accordo sul fatto che dovesse essere difesa."
Poseidone sospirò. "Posso riconoscere però che ho reagito in modo eccessivo."
"In modo eccessivo? Papà, eri pronto a farla sparire!"
"Me ne rendo conto." Poseidone sorrise mentalmente quando si rese conto che il figlio aveva abbandonato la finta cortesia, non che fosse stato molto bravo a mantenere un distacco da lui come padre, parlando troppo forte e passionale perchè le sue parole potessero passare per rispetto e paura.
Si sedette, e Percy si sedette vicino a lui.
"Papà, Kym mi ha... spiegato alcune cose."
Poseidone guardò il figlio, che si strinse le spalle. "Non sapevo che rifiutare alcuni dei miei poteri equivaleva a rifiutare te, papà. Perchè ti assicuro che non lo farei mai volontariamente."
Il dio sorrise, prima di sospirare e dire. "Lo so, figlio mio. E sono anche preoccupato da..." Poseidone si fermò, cercando di spiegare al figlio il suo problema e terrore.
"Ho capito. Kym ha ragione, tutti i tuoi altri figli adesso o sono dei o sono molto difficili da uccidere e torneranno comunque da te. Io no."
L'umore di Poseidone si infiammò al promemoria, e il tubo della cucina esplose.
Percy fischiò. "Dannazione, papà, non distruggermi la casa."
Poseidone lo fissò sbalordito, non percependo paura in lui. "Tu.. non sei spaventato?"
"Per un lavandino rotto?" Percy rise. "Se questo è il tuo carattere brutto, penso di avere un atteggiamento peggiore del tuo." Scuotendo la testa, Percy disse. "Penso che Leo mi odi un po', considerando quante volte ho rotto l'impianto idraulico dell'Argo II, dopo il Tartaro."
Percy rivolse un sorriso complice al padre, che ricambiò.
"Ah, allora forse hai preso parte del mio carattere."
"Parte?" Percy alzò un sopracciglio e Poseidone sorrise. "Pensi che tua madre fosse stata ligia alle regole?"
"Mamma ha ucciso un uomo con la testa di Medusa. E ha imparato a sparare in circa tre secondi, mentre lei e Paul mi aiutavano contro Crono." Percy si strinse nelle spalle.
Poseidone sorrise. "Tua madre è certamente speciale. Sono contento che abbia trovato qualcuno come Paul. Sembra essere un bravo..." Poseidone si interruppe, incerto su come proseguire.
"Puoi dire marito, papà, sai? Non è una brutta parola." Percy gli pungolò il fianco con un dito, facendo ridere il dio. "Paul è forte. Voglio dire, anche un po' pazzo perchè pensa che tutto questo casino greco sia incredibilmente fantastico, ma è buono per mamma. E anche per me."
Percy inclinò la testa. "Anche se ha reagito ad Apollo più o meno come hai fatto tu." Si strinse nelle spalle. "Ha proposto di chiamarti per fartelo uccidere in modo efficace."
Poseidone sorrise. "Ah, mi piace sempre di più." Poi, guardò il figlio. "Apollo ha conosciuto Paul?"
"Mi ha aiutato molto... sai, dopo la guerra e tutto." Percy spostò lo sguardo, prima di dire. "Volevo fargli conoscere la mamma. Per rassicurarla sul fatto che stavo davvero bene, e non il mio bene."
Guardò il padre, corrugando le sopracciglia. "Perchè?"
Poseidone scosse la testa.
Apollo aveva cercato prima l'approvazione di Sally, che era evidentemente molto importante per il figlio, e solo questo rendeva leggermente più propenso il dio del mare ad accettare il nipote come possibile partner per il figlio.
L'immortalità era solo un ulteriore vantaggio.
"Tornando all'argomento della nostra discussione..." Poseidone iniziò e Percy arrossì, rendendosi conto di come avesse divagato.
"Thalia mi ha convinto che ho agito in modo troppo frettoloso. Ero molto spaventato al pensiero di perderti, figlio mio." Poseidone spiegò e Percy annuì. "Ho capito, papà. Non mi rendevo pienamente conto del pericolo che avevo corso a quella festa, ma Rachel mi ha fatto capire che solo perchè ero abituato a peggio, non voleva dire che non fosse stato estremamente pericoloso per me."
Poseidone sentì un minimo rispetto per la ragazza mortale in lui. "Rachel sembra una grande amica." Disse, e Percy sorrise. "Beh, una volta che abbiamo superato la cotta è stata molto migliore."
Poseidone alzò un sopracciglio e Percy si strinse nelle spalle. "Lei era attratta dal mondo greco, penso, e io dalla sua.. non lo so, c'era solo qualcosa di incredibile. Lei aveva una scelta, poteva far fingere che questo mondo folle non esistesse, ma si è fatta coinvolgere per me." Percy si strinse nelle spalle. "Sa che sono impulsivo, ma non lo ha mai visto come un difetto. Anzi, dice che quando penso troppo alle cose, non va mai bene." Percy sospirò. "Rachel è la mia migliore amica, papà. Lei... voglio dire, è molto coraggiosa, e mi ha salvato la vita molte volte. Ha colpito Crono in faccia con una spazzola per capelli blu!"
Poseidone sbattè le palpebre. "Ha fatto cosa?"
Percy scoppiò a ridere. "Oh, non posso crederci che nessuno lo sappia!" Gli occhi del ragazzo brillavano, e Poseidone si chiese se fosse più vicino alla ragazza mortale o alla progenie di Athena.
I suoi occhi non avevano di certo brillato altrettanto quando parlava di Chase.
"Ne parleremo dopo, figlio." Poseidone disse, prima di aggiungere. "Quando anche i miei fratelli e sorelle potranno godere della notizia."
Percy sorrise, il segno di chi non vedeva chiaramente l'ora di spifferare tutto.
"Adesso, torniamo all'argomento della tua... amica." Poseidone sospirò, dicendo. "Non ho agito in modo ponderato. Athena ha comunicato ad Annabeth che è libera di contattarti nuovamente. Non interferirò più nel vostro rapporto."
Percy lo abbracciò, ringraziandolo.
Poseidone avvolse le sue possenti braccia intorno al figlio, sentendosi incredibilmente in pace.
"Dovresti sistemare le cose con Kym, papà. Ha paura di svanire, e tenerla lontana dalla famiglia non è salutare. E cercare di domarla è inutile. Dovresti sapere anche tu che non puoi domare il mare."
Poseidone sorrise. "Lo farò, figliolo. Hai ragione, è stato sciocco da parte mia punirla e domarla. Non che abbia funzionato molto."
Percy sorrise, divertito. "Beh, mi sembra solo giusto che anche tu abbia a che fare con figli adolescenti testardi, papà." Scrollò le spalle. "Forse dovresti chiedere consigli alla mamma."
Poseidone mormorò pensieroso. "Figliolo, dalla discussione che abbiamo avuto, ho potuto capire che c'erano delle incomprensioni, tra di noi."
Percy lo guardò, cautamente.
"Non ti punirò per aver espresso la tua opinione, figliolo. Ma non riesco a comprendere come potresti mai pensare che non mi importi di te. Pensavo di aver reso molto chiaro il mio favore nei tuoi confronti."
Percy si agitò, dicendo. "Beh, ma era durante la guerra contro Crono e io... beh, dopo sei sparito, no?"
"Zeus ha chiuso l'Olimpo, difficilmente potevo scendere per una passeggiata." Poseidone fece notare e Percy sbottò. "Allora perchè gli altri hanno potuto? Ci sono delle leggi e ho capito, davvero. Ma... Tutti gli altri hanno ricevuto un sogno, un aiuto, un qualcosa. Ero solo, papà, non avevo niente. Sapevo solo con certezza di essere tuo figlio. E... non hai fatto niente per aiutarmi."
Poseidone strinse Percy in un forte abbraccio.
"Sai come sono descritto nei miti?"
"Uh, non leggo davvero i miti. Voi ragazzi siete piuttosto cattivi in quelli." Percy si strinse nelle spalle e Poseidone sorrise divertito. "Beh, sono descritto come possessivo, protettivo e leggermente violento nei confronti dei miei nemici."
Percy sbuffò. "Leggermente?"
Poseidone agitò una mano avanti a sè, prima di dire. "Tuttavia, Nettuno lo è decisamente di più. Se avesse posato i suoi occhi su di te... Non ti avremmo mai potuto ritrovare, figliolo. E, nel raro caso in cui fosse successo, non saresti stato più tu."
Percy lo guardò, incuriosito. "Mi stavi proteggendo dalla tua controparte romana?"
Poseidone annuì. "Suppongo tu abbia notato come Nettuno viene onorato dai romani."
"Abbiamo sistemato quello." Percy annuì, prima di fare una smorfia e aggiungere. "Potrebbe essere stata coinvolta qualche minaccia, ma adesso è molto meglio."
Poseidone sorrise verso il figlio. "Ne sono contento." Sospirando, disse. "Sebbene Athena e io condividiamo la mancanza di rispetto da parte dei romani, Athena ha reagito perdendo parte della sua ragione. Non riesce a concepire una civiltà dove lei non è stimata e rispettata. Ma Nettuno e io siamo del mare. L'opinione della civiltà poco ci riguarda. Nettuno si è solo vendicato con i romani, rendendo la loro marina estremamente mancante e inutile. Sono diventato più feroce come romano, e anche più possessivo con ciò che era mio."
Poseidone ringhiò, l'immagine di suo figlio in quell'accampamento che gli riempiva la mente.
"Siamo nel Campo Giove, adesso, papà. E non sei Romano. O lo sei?" Percy chiese, confuso.
Poseidone scosse la testa. "La statua di Athena al Campo Mezzosangue, portata dal condottiero romano ha liberato noi dei dal dolore della duplice identità." Il dio sorrise. "Sono puramente greco, proprio come lo sei tu."
Percy sorrise, arrossendo leggermente.
"Anche Apollo mi ha detto che sono puramente greco." Il semidio si strinse nelle spalle. "Non so nemmeno cosa intenda."
Poseidone scosse la testa, una parte di lui divertita dall'ingenuità del figlio.
E trovava estremamente divertente il modo in cui Apollo avrebbe dovuto faticare per far comprendere al figlio l'affetto che provava per lui.
"Ho un'ultima domanda per te, Percy." Poseidone disse, parlando tranquillamente. "Riguarda la tua... amica."
"Annabeth?"
Poseidone ringhiò. "Lei."
Percy lo guardò confuso e Poseidone chiese, cercando di calmarsi. "Per quale motivo credi che sia principalmente merito suo, le vostre imprese? La disparità tra i vostri talenti rende chiaro che non sei tu colui che necessita di fare troppo affidamento sulla ragazza."
"Annabeth è molto più intelligente di me, papà." Percy scrollò le spalle. "Certo che ho bisogno di lei. Ed è anche una mia amica." Il semidio sorrise, dicendo. "Magari non devo fare affidamento su Annabeth, ma siamo amici. I suoi consigli sono importanti, per me."
Poseidone mormorò pensieroso.
Thalia aveva detto una verità: doveva essere Percy a rinnegare Annabeth, non poteva essere Poseidone a farlo per lui.
Non importa quanto lo desiderasse.
***
Arrivato al Campo Mezzosangue, Percy diede una carezza alla Signora O'Leary prima di andare alla ricerca di Annabeth.
Quando la vide, impegnata a sistemare un qualcosa vicino alla baia, la chiamò. "Annabeth!"
La ragazza si girò e gli corse incontro, abbracciandolo strettamente.
Percy ricambiò volentieri la stretta, sentendo il collo bagnarsi per le lacrime di Annabeth.
"Oh, Testa d'Alghe, cosa hai combinato?"
Il senso di colpa riempì Percy, mentre si rendeva pienamente conto di quanto fosse stato spaventoso per l'amica avere a che fare con il padre arrabbiato.
"Mi dispiace, Annabeth. Io ho litigato con papà quando ho scoperto cosa aveva fatto." Percy fu veloce nel dire, e Annabeth scosse la testa. "Va bene, devi aver fatto del tuo meglio."
Le parole risvegliarono un lontano ricordo, un qualcosa che aveva cercato di dimenticare.
Suonavano molto simili alla beffarda presa in giro con cui Gabe leggeva i suoi voti, i suoi occhi porcini luccicanti di malizia, mentre elencava tutti i modi in cui Percy aveva fallito.
Solo sapere che stava parlando con Annabeth, e non con Gabe, fece rilassare Percy.
Annabeth gli voleva bene, cosa che Gabe non aveva mai fatto.
E, aveva ragione, Percy aveva sbagliato di grosso.
"Sapevo però che avrebbe funzionato." Annabeth sorrise, e Percy la guardò vagamente confuso.
Aveva previsto che Percy avrebbe parlato con il padre? Quando aveva potuto capirlo? Percy sarebbe rimasto all'oscuro, se non fosse stato per Thalia.
Percy doveva davvero ringraziare Thalia, comunque.
Annabeth lo fece sedere e Percy obbedì felicemente, guardando la ragazza scrivere qualcosa sulla sabbia con un bastone.
"Hai davvero incasinato, Percy." Annabeth scosse la testa, e Percy rabbrividì leggermente per l'ennesimo ricordo di Gabe.
"Ti avevo detto di non fidarti degli dei, lo sai come sono fatti!" Annabeth sospirò, prima di dire. "Non è colpa tua, ne hanno approfittato."
"No, non hanno approfittato di me, Annabeth. Stava solo cercando di proteggermi." Percy smise di parlare quando vide lo sguardo rassegnato di Annabeth.
"Oh, cosa devo fare con te? Ancora non capisci cosa stanno facendo? Ti avevo avvertito del pericolo che Apollo costituiva e ti avevo avvertito che ti avrebbero manipolato." Annabeth sbuffò. "Senti, è meglio se lasci che sia io a risolvere adesso. Ci hai cacciati in un grosso e brutto guaio."
Percy arrossì e Annabeth sorrise. "Fortunatamente per te, io sono abbastanza intelligente da escogitare una soluzione ai tuoi casini. Ancora."
Percy sorrise esitante, ascoltando le successive parole della ragazza.
***
Seduto sul letto nella sua cabina, Percy rifletteva sul comportamento di Annabeth.
La ragazza aveva emulato Gabe per quasi tutta la conversazione, le sue parole, i suoi gesti, il dare un colpetto alla nuca a Percy ogni volta che apriva la bocca e parlava, chiamandolo Testa d'Alghe.
Faceva sentire Percy leggermente a disagio, e soprattutto in colpa per aver paragonato Annabeth a Gabe.
La ragazza non si meritava quel paragone mentale.
Sospirando, il ragazzo si stese, dicendo. "Apollo?"
Il dio apparve subito, sorridendo alla vista del suo amante steso.
Si avvicinò, abbassandosi per baciare le labbra del suo amato, quando Percy lo fermò, la mano sul petto del dio e il viso pieno di sensi di colpa.
"Io..."
Apollo si allontanò, guardandolo preoccupato.
Aveva avuto un altro incubo? La discussione con il padre lo aveva lasciato sconvolto?
La mente di Apollo si addensò di preoccupazioni e possibili soluzioni, ma Percy proseguì. "Penso che sarebbe meglio se noi... fermassimo la cosa degli amici con benefici."
Apollo lo fissò, il cuore che si spezzava all'idea di non poter più stringere Percy tra le sue braccia.
"Ho fatto qualcosa che ti ha messo a disagio?" Apollo chiese, e Percy scosse la testa. "No, non sei stato tu, Apollo. Davvero. Annabeth però ha.."
"Annabeth?" Apollo interruppe, la rabbia che riempiva il suo intero essere, la sua divinità che pregava per distruggere la mortale.
"Sì, dai, non dirmi che non ricordi Annabeth." Percy ridacchiò, prima di dire. "Ha detto che... beh, mi ha fatto notare che era piuttosto ingiusto da parte mia. Hai chiaramente qualcuno in mente, e il mio aver bisogno di te continuamente ti trattiene dal cercare di conquistare questa persona."
Apollo scosse la testa, dicendo. "Ma hai detto che volevi parlare, ci divertiamo insieme. Smettere del tutto di vedermi per.."
"Wowowo, non ho detto che voglio smettere del tutto di vederti." Percy alzò le mani in segno di resa, guardando Apollo. "Mi piace la tua compagnia. A prescindere dall'aiutarmi o meno, mi piace passare del tempo con te." Percy si strinse le spalle. "Forse però è meglio smettere con la parte del sesso? Togliere il con benefici?"
Apollo annuì, una parte di lui che si rasserenava. La ragazza aveva fallito nell'allontanare definitivamente Percy da lui.
E avrebbe pagato anche solo per quella misera interferenza.
"Rimaniamo amici, allora." Apollo sorrise. "Anche a me piace molto la tua compagnia."
Il sorriso di Percy tranquillizzò la parte di lui che ancora indugiava nella vendetta.
Angolo autrice
17 capitolo!!!!
Alla prossima!!!
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