CAPITOLO 16
Forse non era la migliore decisione che Thalia avesse mai preso.
Forse avrebbe dovuto stare ben lontana dal dio in lutto, prima che egli decidesse di punirla per il suo coinvolgimento nella realizzazione di Percy sul ruolo del dio nella mancanza di Annabeth nella propria vita.
Invece, Thalia si stava dirigendo verso dove Poseidone rimaneva fermo, il suo sguardo lontano, posato probabilmente sul figlio.
"Divino Poseidone." Thalia si inchinò, prima di dire. "Mi scuso per quello che il mio commento ha provocato. Non volevo ferire Percy."
Lo sguardo potente del dio si posò su di lei con tutta la sua intensità.
"Dunque è per colpa tua che mio figlio mi parla a malapena, decidendo una ragazza mortale come preferibile a me."
Thalia deglutì e fu solo l'arrivo di suo padre ad impedire a Poseidone di colpirla dove si trovava.
"Fratello, non ho arrecato danno a tuo figlio. Mostra la medesima cortesia nei miei confronti."
"Tua figlia ha portato Perseo ad odiarmi." Poseidone disse, lo sguardo che si spostava sul fratello. "Difficilmente può essere comparato a qualcosa che mio figlio ha fatto."
"Percy non ti odia." Thalia disse, non riuscendo a trattenersi. "È ferito, certo, ma non ti odia!"
Poseidone la guardò. "Conosci mio figlio molto bene, Thalia?"
Thalia annuì, dicendo poi. "Un primo passo per migliorare il rapporto con lui è permettere ad Annabeth di riparlare con lui."
Poseidone sbuffò. "Non consentirò a quella ragazza di manipolare e controllare mio figlio ulteriormente."
"Secondo Percy, è quello che stai facendo tu in questo momento. Hai preso la sua scelta di parlare o meno con Annabeth."
Poseidone rimase in silenzio, il suo sguardo che si rivolgeva al fratello, prima di riposarsi sulla ragazza.
"Posso perdonare la tua interferenza nella mia relazione con mio figlio, nipote, se in cambio mi viene rivelata la verità su quello che è accaduto a mio figlio."
Thalia corrugò la fronte. "In generale?"
"Si, ma specialmente per quanto riguarda la profezia dei sette. Ho compreso che è caduto nel Tartaro, e che Hera lo ha preso."
Thalia sbuffò. "Non è caduto nel Tartaro, è sceso volentieri per salvare Annabeth."
Poseidone alzò le sopracciglia, ma Thalia proseguì.
"Ed Hera non si è limitato a prenderlo. Ha scambiato eroi, quello era il suo grande piano. Portare i leader dei due Campi in un altro e fare fidare i semidei di loro. Ha funzionato, ma per i Romani non servivano i sette mesi che i Greci hanno impiegato per fidarsi di Jason. Hera ha tenuto Percy addormentato fino al momento migliore, senza abbigliamento adatto e lo ha portato dai lupi per essere addestrato. Poi ha rallentato il suo arrivo al Campo Giove, non lasciandogli nemmeno il ricordo del suo tallone di Achille." Thalia ringhiò. "Sono contenta di aver rivisto mio fratello, ma Hera ha mandato Jason con due amici che avevano falsi ricordi, un protettore e Annabeth aveva ricevuto un sogno dalla dea per prendere Jason. Percy non aveva amici, era da solo e senza ricordi, inseguito dalle Gorgoni da settimane, e le persone al Campo non si fidavano di lui, per essere figlio di Poseidone o per avere un passato difficile con lui. Reyna lo aveva già visto e non era contenta della sua presenza al Campo."
Poseidone strinse la mano sul tridente.
"Cos'altro ha sopportato mio figlio, Thalia?"
Thalia scosse la testa.
"Percy non mi ha detto niente del Tartaro, ma ho sentito i suoi incubi prima che Apollo lo aiutasse a migliorare. Abbiamo anche visto qualcuno dei suoi episodi, e non era bello." La ragazza si morse il labbro. "Mi ha parlato di Kymopoleia che ha cercato di ucciderlo, e di Heracles. Ha parlato di Kate e Porco, come a quanto pare erano stati chiamati da qualcuno, e del loro acquario."
"Kate e Porco?" Zeus chiese e Thalia disse. "Sarebbero Keto e Forco, ma a quanto pare hanno capito male i loro nomi. Percy ha cercato di comunicare con le Naiadi e Nereidi intorno al posto per cercare il modo migliore di liberarle. A dire il vero, penso che lo abbia fatto poco dopo la guerra, ma non lo so. Mi ha solo chiamato e usava il tempo passato per parlare di quel posto, quindi."
Poseidone parlò. "Kymopoleia ha cercato di uccidere mio figlio?"
Thalia annuì, vedendo in quel momento l'inutilità di cercare di negare.
"Cos'altro?" Poseidone chiese, e Thalia disse. "Non mi ha detto molto altro. Percy ha la tendenza ad incolparsi di molte cose che succedono, anche quando non è affatto colpa sua." Sospirando, disse. "In realtà, so che il suo sangue ha risvegliato Gea perché Percy ha insistito che tutti i morti fatti da lei fossero colpa sua."
Thalia si morse il labbro, dicendo poi. "Io... Sono d'accordo sul fatto che Annabeth sta manipolando Percy, ma non penso se ne renda nemmeno conto."
Poseidone guardò Thalia che disse. "Quando mi sono svegliata, Percy era... beh, è stato l'unico ad aiutarmi e a dire il vero mi ha anche spiegato Luke e il suo tradimento, che non è stato fatto da nessun altro. L'ho apprezzato molto."
Poseidone annuì, in attento ascolto.
"Ma, durante l'anno, Annabeth lo ha dipinto come incosciente, stupido, piuttosto disperato senza di lei, e ha detto che le due imprese che avevano compiuto erano merito suo."
"Le hai creduto?" Poseidone chiese, il tono di voce d'acciaio.
"Non le ho creduto a prescindere, ma ammetto di essere stata prevenuta nei confronti di Percy. Durante la nostra impresa mi è stato chiaro che Annabeth stava mentendo, e che la sua valutazione era completamente sbagliata, ma.. Ho sentito le storie che girano su Percy intorno al Campo."
Thalia sospirò. "Hanno superato il Tartaro grazie a Percy, non Annabeth, eppure si comportano quasi tutti come se fosse stata Annabeth quella a fare tutto il lavoro. Percy mi ha detto che Reyna lo rispettava, prima, e poi dopo aver parlato con Annabeth ha incominciato a trattarlo come un idiota." Thalia si strinse nelle spalle. "Onestamente, penso che stare lontano da Annabeth sia la cosa migliore per Percy, ma deve essere lui a vederlo."
Poseidone annuì. "Non hai dipinto un bel quadro, per mio figlio."
"Potresti invitarlo a passare più tempo con te, ad Atlantide o altrove. Percy lo adorerebbe, e starebbe lontano da Annabeth. Difficilmente la ascolterebbe, se il suo consiglio includesse il stare lontano da te." Thalia sbuffò. "Percy non vorrebbe mai ferirti, ed è consapevole che morirà a un certo punto. Probabilmente."
"Probabilmente?" Zeus chiese.
Thalia si strinse nelle spalle. "Lui... Uh... Può essere molto intenso quando qualcuno ferisce la sua famiglia. Annabeth ha detto che avrebbe voluto trascinare la morte di Aracne più a lungo perché si meritava di soffrire per quello che le aveva fatto. E l'ho visto controllare il Lete." Thalia sbuffò. "Ha davvero molto potere per essere un semidio. Quindi, o le Parche si sono rese conto della sfiga che avrebbe avuto, oppure è destinato ad essere qualcosa di più."
Poseidone annuì alle parole della ragazza.
"Convoca Athena, fratello." Poseidone disse a Zeus che, mostrando nel suo facile ascolto il rispetto che provava verso Percy, lo fece senza esitare.
"Mio signore?" Athena guardò nervosamente Poseidone, mentre si rivolgeva al padre.
Poseidone fu quello a rispondere. "Thalia mi ha persuaso che la mia decisione di interrompere le comunicazioni tra tua figlia e il mio non sia stata delle migliori. Ti concederò il permesso di comunicare a tua figlia che è libera di parlare di nuovo con mio figlio."
Athena annuì, pronta ad avvisare sua figlia, quando Poseidone la fece fermare.
"Nipote."
Athena si girò, vedendo il viso di Poseidone sorprendentemente calmo.
"Se tua figlia, nella sua arroganza, portasse sofferenza a mio figlio, non esiterò a distruggerla, e farla soffrire nel mentre."
Athena guardò il padre, che non offrì alcun conforto o difesa, lasciandola costretta ad annuire alle parole dello zio, prima di sparire e decisa a trovare sua figlia prima che facesse un errore enorme.
***
Congedata la ragazza che gli aveva aperto gli occhi, Poseidone si diresse verso dove sapeva sarebbe stata sua sorella, trovandola, come si aspettava, nei giardini dell'Olimpo.
"Sorella."
Hera si girò a guardarlo, sospirando sconfitta quando vide la sua espressione.
"Perseo ti ha rivelato il mio ruolo effettivo nella guerra, fratello? Ti ha parlato delle condizioni in cui è stato lasciato?"
"In cui lo hai lasciato, sorella." Poseidone strinse i denti. "Nessun altro è in colpa per questo. Nessuno tranne te."
Hera sospirò. "Tuo figlio ha compreso il motivo per cui è stato scelto, fratello. Nessun greco avrebbe potuto fare fidare i romani dei greci. Tuo figlio era l'unico che aveva una possibilità. E, se Gea non fosse intervenuta quando lo ha fatto, allora ci sarebbe riuscito molto prima."
"Sono ben consapevole dei meriti di mio figlio." Poseidone disse, secco, sebbene la sua rabbia non facesse niente per nascondere il suo orgoglio verso il figlio. "Quello che non accetterò mai più è restare ad osservare mentre le persone abusano del suo buon cuore."
Hera lo guardò. "Non sono io il nemico, Poseidone. A differenza di altre persone, io mi sono affezionata a Perseo, e non cercherei di ferirlo di proposito." Poi, sostenendo lo sguardo infuriato del fratello, disse. "Sono più vecchia di te, fratello. Non scambiare la mia gelosia nei confronti di mio marito e delle sue amanti, come stupidità. Ho sottovalutato il profumo di Perseo, e il desiderio di vendetta dei suoi nemici. Ma, quando ho iniziato lo scambio, i mostri potevano ancora morire. E, una volta iniziato, non potevo di certo fermarlo."
Poseidone strinse gli occhi. "Molto bene, sorella. Vedo che mantieni ancora un certo livello di intelligenza."
Hera sostenne il suo sguardo, un aspetto regale mentre aspettava il giudizio di Poseidone.
"Molto bene. Ma sei mai oserai agire di nuovo contro mio figlio..."
"Certamente. Considerami avvertita, fratello." Hera rivolse un cenno al fratello, prima di sorridere. "Devo ancora alla marmocchia di Athena una maledizione per la sua offesa. Se mai Perseo lo riterrà necessario, sarà mia premura farla valere."
Sul viso di Poseidone apparve un sorriso, mentre la sorella spariva.
****
Tutti i figli di Poseidone erano in sintonia con le emozioni del padre.
Persino Perseo, nelle sue effigie mortali, poteva percepire l'umore aspro del dio, sentendo il proprio umore cambiare di conseguenza.
Kymopoleia sapeva del litigio tra il fratello e il padre, rispettando incredibilmente il semidio per aver saputo tenere testa al dio.
Nemmeno i suoi fratelli a volte avevano il coraggio di sfidare il re rancoroso e potente.
Consapevole di quel litigio, Kymopoleia si aspettava la rabbia, il malumore, l'orgoglio colpito, ma quando sentí l'ira, capí che qualcosa era successo.
Quando percepí quell'ira spostarsi e trovare sfogo su Hera e su di lei, si rese conto che il padre aveva scoperto del suo intervento nella guerra contro i Giganti.
Terrorizzata, la paura di svanire ancora molto forte in lei, dopo che era quasi accaduto, Kymopoleia apparve nell'appartamento di Percy, in Nuova Roma.
Percy si voltò, sorpreso e confuso.
"Kym! Non mi aspettavo di vederti oggi."
Sebbene le parole non fossero scortesi, Kymopoleia poteva percepire la mancanza di volontà di averla in casa propria.
"Perseo. Io ho sentito parlare della tua... discussione con nostro padre."
"Vuoi dire con il dio del mare, vero? Perché ovviamente ha più importanza essere un dannato dio, piuttosto che un padre!"
Kymopoleia sbuffò. "Beh, parlando come dea, direi di sì."
Percy la guardò offeso. "Non di aiuto, Kym!"
Kymopoleia rise, sentendo la propria paura allievarsi mentre osservava il fratello.
Percy aveva un qualcosa in lui che lo rendeva affidabile e che comunicava sicurezza agli altri.
Kymopoleia si chiese se avrebbe avuto qualche effetto sui suoi futuri domini.
Si sedette, dicendo. "Sai, penso che vi sia un piuttosto semplice argomento di incomprensione tra voi due."
"E sarebbe?" Percy la guardò e Kymopoleia sorrise. "Ti aspetti che nostro padre agisca come un mortale, mentre nostro padre si aspetta da te un atteggiamento da dio. Entrambi non potete essere accontentati, ma potete avvicinarvi alla comprensione della posizione dell'altro."
"E quale sarebbe quella di papà?"
Kymopoleia mormorò. "A quanto ho compreso, Perseo, Annabeth ha suggerito di non usare i tuoi poteri, è corretto?"
"Sì, ma solo quelli che minacciavano davvero le persone. Quelli molto pericolosi."
Kymopoleia sbuffò. "Fratello, nostro padre viene chiamato il padre dei mostri. Non esiste un suo potere che non sia spaventoso."
Percy fece una smorfia. "In effetti..."
"Adesso, sentí dentro di te la connessione con il mare, Perseo?"
Percy inclinò la testa. "La cosa?"
"C'è una parte di te, la parte che ti rende un semidio, che è pura divinità. Quella parte viene da Poseidone stesso e usarla la rende più forte."
"Se non avessi usato spesso i miei poteri, non sarebbero cresciuti così tanto?"
"Esattamente. Ti penti che sia cresciuto?" Kymopoleia chiese, spaventata dall'avere rovinato ancora di più il rapporto di Percy con il mare.
"Non ne sono sicuro. Non voglio ferire le persone." Percy rispose e Kymopoleia sorrise. "E non lo farai. Adesso, quella parte che cresce dentro di te, è ciò che ti collega a nostro padre."
"Ovvero?"
"Ovvero, ogni volta che usi i tuoi poteri, il tuo legame con papà cresce in egual misura."
"Oh. E quindi...?"
"Il rifiuto di quella parte di te, non usare i tuoi poteri, rovinerà quel legame, fino ad annullarlo."
Percy sembrava sconvolto e ferito dalla notizia, e Kymopoleia insistette.
"Papà ha figli che sono dei o mostri. I suoi figli non muoiono, e, se lo fanno, tornano da lui piuttosto velocemente. Invece, tu, sei il suo unico figlio mortale in vita. Se muori, sarà per sempre."
Percy fece una smorfia. "Okay, non è bello o altro, ma... Non morirò oggi, quindi perché fare così? E, poi, cosa spera di ottenere, allontanando la mia migliore amica?"
"Lo è? Se ti chiede di rinunciare a te stesso, è davvero tua amica?"
Percy rimase in silenzio. "Non penso lo sappia nemmeno."
Poi, il semidio la guardò. "Qual è il tuo obiettivo, qui?"
"Come?"
"Eri pronta ad uccidermi. Non hai esitato, e adesso mi stai sostenendo. Cosa speri di ottenere, qui?"
Kymopoleia rise, un tono quasi affezionato mentre diceva. "E quella ragazza ti chiama stupido."
Poi, sospirando, ammise. "Avere una famiglia."
Percy la guardò. "Hai me. Siamo una famiglia."
Angolo autrice
Finito anche questo!!!
Alla prossima!
By rowhiteblack
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