46.
~Lucas ~
Silenzio. Non si sente volare una mosca. Certo, dopo il chiasso che hanno fatto quei due, si saranno spaventati pure gli insetti.
Oddio, questa è proprio brutta, devo assolutamente passare meno tempo con Nick.
Meglio dare una sbirciatina in corridoio, giusto per vedere com'è la situazione.
Neanche il tempo di aprire la porta e mi ritrovo un testone biondo davanti agli occhi. Parli del diavolo...
«Ehi, già pronto per andare?» chiedo meravigliato. Per quanto la serata possa preannunciarsi interessante, non è proprio da lui essere così in anticipo. E neanche da me, a dirla tutta.
«Hai sentito anche tu?» ignora la mia domanda, scrutandomi con espressione avvilita.
«Credo che abbia sentito l'intero piano. Per fortuna è occupato solo da noi e il resto della squadra». Altrimenti sì che sarebbe stato un bello spettacolo da riprendere col cellulare e inviare al giornale miglior offerente.
«Sono tutti a cena, comunque», aggiunge lui con aria seria.
Gli faccio cenno di entrare ma resta lì dov'è, a fissarmi.
«Sei già andato da Henri?» stava aspettando che glielo chiedessi.
«No, non volevo imbattermi nella stronza-occhi-da-cerbiatto», commenta velenoso ritrovando subito il suo spirito passionale.
«Non è colpa sua, lo sai», lo rimprovero ma non trattengo un sorriso. In fondo, la pensiamo allo stesso modo.
«Non ce l'ho con lei, infatti. Sono incazzato con Henri ma lei rimane comunque una stronza», ribatte quasi offeso. «Presuntuosa ed esibizionista», aggiunge.
Scoppio a ridere. Nick in versione protettiva è irresistibile.
«Perché te la prendi tanto? Che c'entri tu?» domando pur conoscendo la risposta.
«Henri ha la fortuna di avere accanto Annie e lui la fa stare male. Quell'arpia poi si mette sempre in mezzo quasi lo facesse apposta. Stavolta li vedo male, Luc», sospira sconsolato.
Quelli che si sono presi a male parole sono Henri e Annie ma va a finire che mi tocca consolare Nick.
«Lo sai che è più complicato di così», gli do una pacca sulla spalla.
Una relazione a distanza, con i nostri ritmi e i nostri continui spostamenti in giro per il mondo, non è facile da gestire. Non ci siamo riusciti né io né Lake e questo non fa ben sperare per Henri e Annie.
Tuttavia, il loro legame è così speciale che è davvero un peccato sprecarlo in questo modo, ma sono entrambi così testardi! Rivedo me e Helene in loro, eravamo così legati. Poi, non so cos'è successo, è crollato tutto.
«Vacci a parlare», Nick interrompe i miei pensieri.
«Cosa? Sei impazzito?» rientro subito in stanza per fuggire da lui e dalle sue idee folli.
«A me non ascolta più. Tu forse puoi farlo ragionare», mi segue.
«Sei forse già ubriaco? Primo: non sono affari miei; secondo: Henri è più testardo di un mulo. E se te lo dico io il livello è davvero alto. E terzo: cosa potrei mai dire da fargli cambiare idea?»
«Digli quello che pensi, come fai sempre. Io vado a cercare Annie», annuncia sorridente prima di andarsene di corsa.
«Nick! Aspetta», lo richiamo andandogli dietro, ma è troppo tardi, si è precipitato giù per le scale senza darmi il tempo di tirarmi indietro. Ci mancava solo questa.
Dall'inizio della loro frequentazione, mi sono ripromesso di tenermi alla larga. Henri è sempre stato e continua ad essere molto riservato riguardo al suo rapporto con Annie. Ogni volta che facciamo qualche battuta o allusione lui si irrigidisce e prova ad ucciderci con uno sguardo. Non parla mai apertamente della loro... situazione. Come se volesse tenerla tutta per sé e non condividerla con nessuno. Però, sono i suoi occhi a parlare per lui ed è impossibile non accorgersi dell'effetto che Annie ha su di lui. Solo un cieco non se ne accorgerebbe, proprio come fa lui.
Che diritto ho di intromettermi in faccende che non mi riguardano? Nessuno.
Sono tagliato per questo tipo di situazioni? Assolutamente no.
Sono entrambi adulti? Sì.
Sono in grado di sbrigarsela da soli? Beh... in teoria sì, in pratica... i fatti sembrano dire il contrario.
Oh, al diavolo. Mi sono trattenuto finora e guarda com'è andata a finire. Magari con una strigliatina riesco a smuovere qualcosa.
La porta della sua stanza è socchiusa, nessuna luce all'interno. Tendo l'orecchio per captare rumori o segnali della sua presenza ma niente.
Batto un paio di colpi e resto in attesa di qualche movimento. Tutto tace.
Entro senza ulteriori indugi e, dopo aver accesso la luce, lancio una rapida occhiata alla stanza. È grande quanto la mia ma riesco a scandagliarla in pochi secondi. Dopo un breve corridoio, l'ambiente si apre rivelando il letto, ricoperto da piumone e cuscini bianchi.
La valigia è ancora ai suoi piedi, lasciata di traverso. La porta del bagno è spalancata, la luce spenta, ma controllo lo stesso, per scrupolo.
Henri non c'è. Non c'è traccia nemmeno di Krystal. Spero non siano usciti insieme. Arriccio il naso al solo pensiero. Non posso credere che lui abbia avuto il coraggio di stare con quella smorfiosa dopo la litigata con Annie. Se fosse così potrei non rispondere di me.
Mi volto per andarmene quando, con la coda dell'occhio, noto della stoffa nera e la punta di uno stivaletto marrone ormai logoro spuntare fuori dalla poltrona in tessuto beige in fondo alla stanza, quella girata verso la grande parete a vetrata che offre un bellissimo scorcio notturno della città.
La supero in poche falcate e mi posiziono di fronte a lui.
Sono piuttosto sorpreso e dispiaciuto di vederlo abbandonato contro lo schienale, con una mano sulla fronte e sugli occhi e un enorme fardello sul cuore. Mi sembra quasi di sentirne il peso sulle mie stesse spalle.
Mi ha sentito arrivare, lo so, ma non si è mosso quindi mi siedo a terra con la schiena alla vetrata e aspetto. Aspetto che faccia qualcosa, che parli o che si volti o che urli o che mi mandi fuori a calci o che si renda conto di aver sbagliando, qualsiasi cosa.
«Dai, dillo», mormora stanco dopo qualche istante. Mi sfugge un sorriso perché mi conosce così bene da sapere che sarò schietto ma non gli importa. Anzi, probabilmente è proprio ciò che vuole.
«Sei davvero un idiota», riassumo brevemente.
«Lo so», ammette rassegnato con un sospiro. Si stropiccia gli occhi e lascia cadere le braccia ai suoi fianchi ma non si volta a guardarmi.
«Se lo sai, perché l'hai lasciata andare?» voglio andare più a fondo. Come può restar lì a piangersi addosso senza far nulla per rimediare?
Piego le gambe davanti a me e appoggio i gomiti sulle ginocchia lasciando andare le braccia in avanti. Ho l'impressione che questa chiacchierata sarà più impegnativa del previsto quindi meglio mettersi comodi.
«È meglio così», sussurra con gli occhi fissi al soffitto.
«Oh sì, lo vedo. Quest'aria depressa ti dona molto», ribatto ironico scuotendo la testa.
«Non ho altra scelta», chiude gli occhi, sconfitto.
«Sì che ce l'hai: stare con lei», obietto con decisione.
«E farle passare quello che hanno passato Helene e Dana?», alza la voce girandosi di scatto verso di me. I suoi occhi ardono di paura e rabbia, le stesse che ho provato io quando Helene veniva assalita dai fotografi dappertutto, anche mentre andava a lezione, o tutte le volte che qualche nostra fan la insultava online solo per il fatto di essere la mia ragazza.
«H, la nostra storia non è finita per colpa di quello e nemmeno quella tra Lake e Dana». Non solo per quello, per lo meno.
Si tira su a sedere puntellando le braccia sulle cosce in modo da sporgersi verso di me.
«Tra voi è finita perché era diventato impossibile vedervi. Tu eri sempre in viaggio, lei non poteva seguirti ogni volta e tu non avevi tempo a sufficienza tra un impegno e l'altro per tornare a casa. In più, quando potevate stare insieme eravate costantemente seguiti dai paparazzi e di certo la cosa non ha aiutato a salvare il vostro rapporto. Non voglio questo per lei», risponde angosciato.
«Annie è consapevole della tua vita, di tutto ciò che comporta e penso che non le importi, altrimenti non ti sarebbe rimasta accanto in questi tre anni, no?» gli faccio notare.
«Importa a me. Non voglio buttarla in pasto ai leoni, non voglio caricarla della pressione a cui siamo sottoposti noi ogni giorno. Ho fatto di tutto per proteggerla da questo ma ora l'unico modo per tenerla lontano dall'isteria delle fan e tutto il resto, è tenerla lontana da me», gli costa molto ammetterlo, lo vedo dal modo in cui si tocca senza sosta gli anelli. Riesco a capire le sue preoccupazioni, erano anche le mie. La differenza, però, è che io sono stato molto più egoista ed ho pensato alla mia felicità prima di quella di chiunque altro. Non è giusto che lui rinunci a qualcuno che lo fa stare bene solo perché le nostre vite sono incasinate.
«Hai mai provato a parlarne davvero con lei invece di decidere per entrambi?» ci riprovo con più calma. Testardo che non sei altro, aggiungerei.
«Non avrebbe capito».
«Non avrebbe capito cosa?» non lo seguo.
«Che questa è la cosa giusta da fare»
«Dovevi condividere con lei i tuoi pensieri, i tuoi dubbi, non metterla davanti al fatto compiuto. Anzi no, peggio, hai fatto in modo che fosse lei a stancarsi e tirarsi indietro. È da codardi, H e tu non sei mai stato un codardo»
«Non ha importanza, ora. Le cose dovevano andare così, punto», ripete come un disco rotto.
«Se la pensi così, se non hai mai avuto intenzione di darvi una possibilità, non avresti dovuto iniziare a frequentarla né tantomeno tornare a cercarla dopo che avevate litigato», gli lancio uno sguardo di disapprovazione.
«Ci ho provato, ci ho provato sul serio a non lasciarmi coinvolgere. Ma lei è così bella, e non solo esteticamente, sempre così attenta a tutto ciò che mi riguarda, così gentile con tutti. Lei ha visto sempre e solo me, non il personaggio famoso».
È così stupido che mi fa quasi tenerezza oltre che rabbia.
«Perché non dai a lei e a voi un po' più di fiducia? Sono certo che ne resteresti piacevolmente sorpreso», insisto. «Guarda Zack e Penny, stanno insieme da anni, nonostante tutto». Deve capire che non deve andare male per forza, anche perché, se fosse così, tutte le persone famose sarebbero destinate a rimanere single a vita.
«No», obietta secco.
«Quindi preferisci perderla?» mi sto innervosendo.
«Sarà più felice senza di me», ripete affranto.
«Dio Henri! Mi fai venir voglia di prenderti a pugni. Ma ti senti quando parli? Neanche un condannato a morte di fronte alla sedia elettrica sarebbe così rassegnato. Questo è il tipo di cose per cui si deve lottare nella vita. Non fare l'errore che ho fatto io, non lasciare che le cose passino senza fare niente», cerco di scuoterlo. Se non la smette, mi alzo e lo trascino per i capelli finché non rinsavisce.
«Pensi che mi faccia piacere? Sapere di farla star male, di non poter più sentire la sua voce o vedere il suo sorriso mi uccide. Non ho bisogno che mi rimproveri, ci penso già da solo a sentirmi uno schifo», urla alzandosi di scatto dalla poltrona.
«Quindi qual è il tuo piano? Stare qui ad autocommiserarti ripetendoti quanto sia ingiusta la vita e quanto tu sia sfortunato e poi uscire con Krystal per dimenticare?» lo guardo dal basso, senza timore.
«È solo un'amica», replica come da copione dandomi le spalle.
Mi tiro su anche io passandomi le mani sui pantaloni come se ci fosse della polvere da spazzare via.
«Quindi non accetterai la sua proposta di passare qualche giorno con lei su uno yatch, vero?»
Non risponde, abbassa solo la testa e questo vale più di mille parole.
«Sei un idiota di proporzioni cosmiche», concludo, furioso. Meglio che me ne vada altrimenti potrei davvero prenderlo a calci. Dannato Henri-fottutamente-stupido-Byles e dannato Nick-parlaci-tu-Loren.
«Concordo con lui», la voce di Lake ci coglie di sorpresa. «Permetti due parole, H?»
«Perfetto, mancavi solo tu», sbuffa sarcastico, cosciente della lavata di capo che lo aspetta.
Quanto invidio Zack! Riesce sempre a farsi gli affari suoi e a rimanere fuori da tutti questi drammi.
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