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42.

«Pronto?» sussurro dando le spalle a Tyler.

«So cosa stai cercando di fare e ti dico subito che non funziona», mi aggredisce senza neanche salutarmi.

«Come?» sono frastornata.

«Non fare finta di niente, non sopporto chi lancia il sasso e nasconde la mano», continua ad attaccarmi. Non l'ho mai sentito così alterato prima d'ora.

«Hai bevuto?»

«Non sono io quello in giro per locali», ribatte acido.

Come fa a sapere che sono uscita? Non ho paparazzi che mi seguono ovunque come capita a lui. Mi guardo istintivamente intorno ma non trovo niente di strano. C'è solo Tyler a pochi passi da me che mi chiede con uno sguardo se ci sia bisogno di intervenire. Gli faccio cenno di stare tranquillo e mi allontano ancora un po', vorrei evitare che le urla di Henri arrivino fino a lui.

«Qual è il tuo problema? Sei arrabbiato perché sono uscita?» aggrotto le sopracciglia infastidita. Non capisco cosa stia succedendo né perché lui si stia scagliando in questo modo contro di me. Sono io che dovrei essere offesa, visto come sono andate le cose ieri.

«Puoi fare quello che vuoi, non me ne importa niente», sentenzia quasi con disprezzo, «ma non cercare di provocarmi pubblicando quelle foto. Cosa speravi di ottenere? Volevi sbattermi in faccia quanto ti diverti? Non cominciare questo gioco», mi avverte.

«Di cosa diavolo stai parlando?»

Nessuna risposta, ha già riattaccato.

Rimango a fissare lo schermo inebetita, fatico a credere che Henri mi abbia trattato in questo modo, per di più senza nessuna ragione. Deve essere impazzito, parlava di foto come se fossi io la celebrità che viene paparazzata ovunque. Non cercare di provocarmi pubblicando quelle foto.

Dando un'occhiata ai miei profili social, noto che Maddie ha condiviso alcuni scatti della serata. Niente di compromettente in realtà: solo un paio di immagini che immortalano lei e Vic coi loro drink e un'altra foto in cui ammicca scherzosamente al fotografo, nonché suo ragazzo, Tom. Guardando meglio, però, mi accorgo che sullo sfondo ci siamo io e Tyler mentre balliamo. O meglio, io sono appoggiata di spalle al suo petto con gli occhi chiusi e la testa leggermente all'indietro, lui mi cinge la vita con un braccio mentre sfiora i miei capelli con le labbra.

Deglutisco un paio di volte ma il groppo in gola non vuole saperne di scendere. Non mi sono nemmeno accorta di essermi abbandonata così tanto mentre ero con lui.

Quindi, stando alla telefonata appena conclusa, Henri è convinto che io abbia pubblicato questa foto apposta per farlo ingelosire. E per comunicarmi tutto il suo disinteresse al riguardo, ha volontariamente usato parole crudeli col solo scopo di ferirmi, confermandomi di fatto di essere tutt'altro che indifferente.

Trattengo a stento un urlo di frustrazione ma non voglio attirare l'attenzione. Alzo la testa al cielo e prendo dei grossi respiri per tenere il controllo delle mie emozioni.

«Annie, tutto ok? È successo qualcosa?» Tyler è già al mio fianco, mi accarezza dolcemente la spalla.

«No Ty, non è successo niente. Devo solo fare una telefonata», mi scosto e lascio cadere la sua mano. In questo momento, anche solo l'idea di un piccolo contatto con lui mi disturba. «Ti dispiace andare dentro ad avvisare le altre? Non vorrei farle preoccupare», mi sforzo di sorridergli mentre sento la rabbia montarmi dentro. Lui mi osserva per qualche istante, vuole assicurarsi che sia tutto a posto. Gli appoggio una mano al petto per esortarlo a rientrare e dopo un ultimo sguardo serio, si avvia verso l'entrata del locale.

Ripenso a quanto appena successo. La freddezza di Henri, il suo inveire contro di me senza darmi nemmeno modo di comprendere, mi lasciano ancora di stucco. Nessuno deve permettersi di rivolgersi a me usando questi toni e lui non ha nessun diritto di farmi una scenata, di cosa poi? Gelosia?

Lo richiamo più volte ma non risponde. Codardo.

No, non se la può cavare così. Come direbbe nonna Eloise: a mali estremi, estremi rimedi.

«Ehi Annie! Hai finalmente capito qual è il membro più figo della band, eh?» esordisce allegro. A volte mi chiedo come faccia Nick ad essere sempre così di buonumore. È impossibile non volergli bene.

«Henri è lì con te?» vado subito al dunque.

«No, credo sia in camera sua, siamo appena rientrati dal concerto. Perché?»

«Puoi passarmelo, per favore?» gli chiedo con più urgenza di quanto vorrei mostrare.

«Wuoooo, ora sì che le cose si fanno interessanti. Dammi qualche minuto per prendere popcorn e coca Cola, voglio gustarmi la scena».

Alzo gli occhi al cielo e scuoto la testa, è davvero senza speranza ma riesce comunque a strapparmi un sorriso. Apprezzo il suo tentativo di alleggerire l'atmosfera ma non sono in vena di scherzare e credo l'abbia percepito dalla mia voce. Infatti, lo sento camminare ma non dice niente.

«Che cavolo fai Nick? Potresti almeno bussare», lo rimprovera Henri.

«Tieni», si limita a rispondere, probabilmente porgendogli il suo cellulare.

Qualche attimo di attesa, una porta che si chiude e il fruscio di una coperta che si muove.

«Non voglio parlare con te», sento dopo un sospiro. C'è ancora il gelo nella sua voce e questa cosa mi fa impazzire.

«Ascoltami bene razza di cretino e non provare a mettere giù o giuro che ti raggiungo ovunque tu sia solo per prenderti a schiaffi», lo minaccio. «Sarei io quella che nasconde la mano? Non hai nemmeno avuto il coraggio di rispondere», è il mio turno di aggredirlo.

«Perché non torni a spassartela con il tuo amichetto?» mi suggerisce con strafottenza.

«Che faccia tosta! Proprio tu mi vieni a parlare di amichette?» anche io so essere glaciale, se voglio. Non può essere serio.

«Annie, davvero. Lascia perdere», tenta di chiudere il discorso.

«Eh, no, mio caro. Ora stai zitto e fai parlare me. La foto che hai visto è stata rubata e non scattata di proposito. È stata pubblicata da Maddie, non da me. Come avrei potuto provocarti se non sapevo nemmeno che seguissi il suo profilo? E poi, forse sei abituato a sentirti dire il contrario, ma il mondo non gira intorno a te e io non vivo la mia vita in funzione tua», gli urlo tutto d'un fiato. Per fortuna, nessuno sembra essersi accorto di me, non lontana dall'ingresso del locale mentre inveisco contro un telefono.

«Bene, allora dì a Maddie di tenersi queste foto per sé», ha il coraggio di replicare.

«Perché dovrei farlo? Hai detto tu stesso che non te ne frega niente, no?» gli rivolto contro le sue stesse parole.

Sento il suo cervello arrovellarsi alla ricerca di una risposta razionale ma dalla sua bocca non esce nulla. Si merita il colpo di grazia.

«Ripeto: non è stato intenzionale», ribadisco con calma, «ma ora, forse, puoi capire come mi sento io ogni volta che ti vedo con un'altra. Benvenuto nel club», concludo con un tono distaccato che stupisce anche me. Non nascondo una punta di orgoglio per avergli sbattuto in faccia l'evidenza ma tutto questo mi rende solo molto triste. Non ci saranno vincitori né vinti questa sera, solo un bagno di sangue da entrambe le parti.

«Avevamo un patto», sospira stanco dopo un silenzio infinito. Soffoco una risata isterica, non credevo avrebbe tirato in ballo questa cosa ancora una volta.

«Mi sembra chiaro che quel patto non valga più», mi sforzo di restare calma. Probabilmente non ha mai contato per me.

«Ti sbagli, per me vale ancora», si anima di nuova energia.

«E allora non dovresti avere questa reazione se mi vedi in compagnia di un altro ragazzo», gli faccio notare, esasperata da questa continua altalena. Non lo capisco, quello che fa e che dice non ha senso. A che gioco sta giocando?

«Annie, non posso», sembra supplicarmi.

«Non puoi cosa?» insisto.

«Lo sai cosa».

«No Henri, non lo so. Basta con i silenzi e i sottintesi, è ora di parlare chiaro», il suo nascondersi sempre dietro le mezze frasi mi sfinisce. Mi metto a fare avanti e indietro sul marciapiede per allentare la tensione.

«Tu non capisci», risponde frustrato.

«Spiegamelo, allora. Cosa stiamo facendo?» lo metto alle strette. Non ho intenzione di lasciar correre questa volta. L'ho fatto troppe volte.

«Lo faccio per te, per proteggerti», si ostina a rifilarmi questa scusa che mi manda in bestia.

«Basta con questa stronzata!» sbotto. «Non ti preoccupi tanto di proteggere le tue amiche», gli rinfaccio acidamente.

«Pensi davvero che tutti i flirt che mi affibbiano i giornali siano veri?»

«Non lo so, non voglio sapere con quante ragazze vai a letto», mormoro piano, mi fa male anche solo pensarci. «Non importa cosa siano per te, almeno con loro ti fai vedere. Non valgo neanche una stupida copertina per te?» suono molto disperata ma, in realtà, sono solo amareggiata ed estremamente delusa.

«Loro sono abituate ai riflettori, i paparazzi le seguono ovunque e loro quasi non ci fanno neanche più caso. Sto cercando di tenere fuori da tutto questo sia te che la tua famiglia. Non hai mai pensato che se la prenderebbero anche con loro?»

«Non provare ad usare la carta della mia famiglia e fare la parte dell'eroe che salva la principessa. Cosa hai intenzione di fare? Vuoi tenermi nascosta per il resto della mia vita?»

«Annie, tu hai la tua vita, i tuoi progetti e non posso chiederti di rinunciarci per me».

«Non l'hai mai fatto».

«E voglio continuare a non farlo», ancora una risposta vaga.

«Perché invece non ammetti semplicemente che non ti piaccio abbastanza da correre qualche rischio?» la sicurezza del mio tono di voce a mascherare quello che sento dentro. La sua risposta potrebbe uccidermi ma voglio uscire dal sogno e tornare alla realtà. Ho bisogno della verità.

«Dio, Annie, non capisci? Riesco a malapena a starti lontano così», si lascia sfuggire tra i denti. Ha il fiato corto come se avesse corso. «Non-non voglio rovinare tutto con una storia a distanza».

«Qualunque cosa sia, è già a distanza, non lo vedi? È più il tempo che ho speso ad immaginare i momenti che avremmo vissuto insieme di quello passato davvero con te». Questa consapevolezza mi coglie alla sprovvista, tutta insieme come un secchio di acqua gelida lanciatoti addosso.

«È meglio che ognuno vada per la propria strada», pronuncio ad alta voce quello che aleggia dentro di me già da un po'.

«Annie, no. È proprio quello che volevo evitare», non mi soffermo sulla disperazione che trapela dalla sua voce.

«È inevitabile, dannazione! Non è un gioco per me», la mia vista si appanna di colpo, mi asciugo gli occhi in un gesto di stizza ma non so come proteggermi da quello che sta per succedere.

«Non lo è neanche per me», prova a rassicurarmi.

«Non è vero. A te non cambia niente, continuerai la tua vita come hai sempre fatto tra concerti, interviste, copertine sui giornali e tante modelle con cui uscire. Non perdi niente», parlo lentamente, ormai consapevole di aver vissuto tutto questo tempo in un'illusione.

«Perdo te», sussurra.

«Non hai bisogno di me».

E tu cosa perdi, Annie?

Perdo me stessa, anzi no, quella l'ho già persa.

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Eccovi, come promesso, la seconda parte.
Siete rimaste senza parole, eh?

Z.

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